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okt

la visione di Costantino

Risposte migliori

okt

Segnalo un'interessante ipotesi sulla visione di Costantino:

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legioprimigenia

:) :rolleyes: beh.. una congiunzione planetaria di quel calibro nel cielo nello stesso giorno della visione non è certo un caso!!

diciamo che Dio gli ha fatto alzare gli occhi al Cielo e Costantino ha visto ciò che Dio voleva che vedesse!!!! :)

sono bellissime queste ricostruzioni "astrostoriche" :P ... eh eh eh

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Flavio

Ricostruzioni di congiunzioni planetarie e "astrali" sono più volte state tentate per spiegare la "visione" di Costantino.

Mi pare che già negli anni 40 s' intepretasse l'ipotesi della congiunzione planetaria, trasformata in "segno" Cristiano per evitare che, come altrimenti probabile, fosse viceversa interpretata quale infausto auspicio.

Aggiungo che addirittura ci sono interessanti "esercizi strategico/mentali" tentati per calcolare la durata della campagna d'Italia di Costantino, spostamenti, assedi e battaglie comprese, per arrivare a dimostrare come egli sarebbe appositamente giunto alle porte di Roma nella data precisa (anzi qualche giorno prima) del "fenomeno" astronomico, per poterlo debitamente sfruttare.

Temo tuttavia che non sapremo mai l'origine della leggenda e se di sola leggenda si possa trattare (poi ognuno è libero d'interpretare come meglio crede :) ).

Ci sarebbe tuttavia una "teoria" numismatica del Bruun, riportata sul testo "studies in Costantinian chronology" edito nel 1961 (o giù di lì) dall'American Numismatic Society , che, sulla base di evidenze relative ad emissioni di monete, ridaterebbe la sconfitta di Massenzio al 311 d.C. e documenterebbe, a suo parere, già la presenza di Costantino in Roma per certa nel marzo 312.

Vado a memoria (poi ricercherò il testo), ma mi pare che il Bruun, per il calcolo della sconfitta di Massenzio, si basi sul "natalis imperii" da ridatare, per evidenze monetali massenziane, al 306 d.C., mentre per la presenza di Costantino in Roma si baserebbe su emissioni (mi sembra di ricordare però in oro) relative a dei tipi VLPP (victoriae laetae princ perp) riportanti VOT X per Roma e VOT X e VOT PR per Ticinum, che si riferirebbero a "vota suscepta" visto che i cinque anni di "regno" di Costantino finivano nella primavera del 312.

Purtroppo su quanto sopra, non avendo come detto sottomano il libro, vado a braccio e a memoria.

Certo che se la teoria "numismatica" del Bruun fosse corretta...addio congiunzioni planetarie :D

Interessante lo spunto del bravo okt...mi chiedo se non sia il caso di spostarlo nella sezione storia e archeologia e continuarlo (porto acqua al mio mulino di curatore :D...ma no, lasciamolo qui, che in fondo c'è anche della numismatica e non voglio togliere "lavoro" all'amico e collega Minerva :) )

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minerva

Ringrazio Okt per questa curiosa segnalazione che si abbina bene anche con l'interessante pagina aperta oggi da GPittini circa una moneta dell'imperatore Massenzio:

http://www.lamoneta.it/index.php?showtopic=37368

Ringrazio anche Flavio per le interessanti notizie proposte e che sarebbe utile poter approfondire magari nella sezione di Storia.

La Battaglia di Ponte Milvio si svolse il 28 ottobre del 312 e vide contrapposti non solo Costantino e Massenzio, ma anche il diverso modo dei due imperatori di intendere la politica: Massenzio era un pagano "ortodosso" ed intollerante verso il Cristianesimo, Costantino invece era tollerante verso la religione Cristiana e si avvicinò tanto ad essa da essere ancora discussa la sua reale o presunta conversione.

E' alla vigilia della Battaglia di Ponte Milvio che Costantino ebbe in visione estatica il simbolo vittorioso del Cristogramma e di fatto fu questa la Battaglia che segnò il graduale avvicinamento dell'imperatore al Cristianesimo. E' nel corso del 317 che le divinità pagane scompaiono dalle monete (non dai medaglioni) e contemporaneamente compare il Cristogramma. Aprendo il seguente Link possiamo osservare un impiego simbolico molto esplicito del simbolo posto a sormontare uno stendardo con tre medaglioni (che simboleggiano Costantino, Costantino II e Costanzo II) che trafigge un serpente e la legenda SPES PVBLICA. Il messaggio che la moneta trasmette è che l'esercito, sotto la guida imperiale e con l'ausilio di Cristo, può sconfiggere il nemico inteso come il male.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...71&Lot=1231

Gli storici antichi ci tramandano, con un racconto quasi agiografico, quanto sia stato vincente il Cristogramma apposto sulle armature dei soldati di Costantino. Al di là della narrazione più o meno didascalica che verrà rispolverata qualche tempo dopo in epoca di Crociate, le truppe di Massenzio subirono una vera e propria disfatta e mentre i soldati di quest'ultimo cercavano di ripararsi interponendo il Tevere servendosi del ligneo Ponte Milvio, questo cedette al peso e Massenzio annegò nel Biondo fiume. Il suo corpo venne recuperato, decollato e la testa venne portata esposta nel trionfo del nuovo imperatore di Roma.

Possiamo osservare una bella rappresentazione del "Sogno di Costantino" in questa miniatura del IX Sec. che impreziosisce il volume delle "Omelie" di S. Gregorio Nazianzeno. Enrico :)

post-3690-1227197839_thumb.jpg

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Flavio
E' alla vigilia della Battaglia di Ponte Milvio che Costantino ebbe in visione estatica il simbolo vittorioso del Cristogramma

Ciao Minerva :)

Diciamo..."per convenzione", visto che, a dire il vero, Eusebio di Cesarea (che è poi l'unico che riporta questo fatto miracoloso), stranamente si dimentica di riportarci con precisione dove accadde.

Quindi...come spesso accade...più d'uno rivendica il "mistico luogo".

Per noi sabaudi (o almeno per qualche ns. leggenda) avvenne presso i Campi Taurinati...ne parlai qui : http://www.lamoneta.it/index.php?showtopic...mp;hl=taurinati :D

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minerva
E' alla vigilia della Battaglia di Ponte Milvio che Costantino ebbe in visione estatica il simbolo vittorioso del Cristogramma

Ciao Minerva :)

Diciamo..."per convenzione", visto che, a dire il vero, Eusebio di Cesarea (che è poi l'unico che riporta questo fatto miracoloso), stranamente si dimentica di riportarci con precisione dove accadde.

Quindi...come spesso accade...più d'uno rivendica il "mistico luogo".

Per noi sabaudi (o almeno per qualche ns. leggenda) avvenne presso i Campi Taurinati...ne parlai qui : http://www.lamoneta.it/index.php?showtopic...mp;hl=taurinati :D

E' vero, mi sono avvalso della convenzione! :D

In effetti non è specificato anche perchè penso che sarebbe stato arduo collocare un evento del genere, ma quello che alla fine si può affermare è che la "conversione" di Costantino appare risalire all'epoca della sua conquista dell'Italia e quindi diciamo che può andar bene qualsiasi posto purchè sia italiano :D

Enrico :)

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Flavio
[quindi diciamo che può andar bene qualsiasi posto purchè sia italiano :D

Enrico :)

Approvo ! Il "coeleste signum dei" è D.O.C. d'Italia :D

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Maffeo

Il tentativo di spiegare una presunta visione costantiniana avuta alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio in termini astronomici è fuorviante, perché presuppone che ci fu di fatto una visione. Ma la fonte più antica, Lattanzio (Morte dei Persecutori 315), non parla affatto di alcuna visione ma meramente di un sogno. E' soltanto più di venticinque anni dopo che Eusebio, nella Vita Costantini che riporta reminiscenze costantiniane, confonderà il sogno avuto alla vigilia della battaglia con una visione precedente del 310 di Sol Invictus, reinterpretata dallo stesso Costantino dopo la vittoria su Massenzio come veramente una visione del Cristo.

Il saggio fondamentale sull'intera questione è ancora quello di Peter Weiss, versione originale tedesca del 1993, pubblicato in inglese nel 2003 "The Vision of Costantine", Journal of Roman Archaeology.

Poi, il Chi-Ro stesso è un simbolo estremamente ambiguo che, forse, era originalmente una rappresentazione di Sol emergente da raggi solari - una rappresentazione che troviamo ancora riprodotta su monete costantiniane della seconda decade del 300.

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Maffeo

doppio post eliminato...

Modificato da Maffeo

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chersoblepte

Sulla presunta "congiunzione astrale" in cui Costantino avrebbe scorto il monogramma di Cristo si era già parlato in una discussione relativa agli VRBS ROMA, in cui avevo mostrato una tavola tratta dal (da me stracitato :P) testo del Failmezger, Roman Bronze Coins from Paganism to Christianity (294-364 A.D.):

http://www.lamoneta.it/index.php?showtopic...20ROMA&st=0

In quel caso, però, l'ipotesi era riferita ad un episodio della campagna costantiniana di Licinio nel 324 e non alla più celebra visione precedente lo scontro con Massenzio: e, a mio avviso, a buon ragione.

Infatti, nel De Vita Constantini (opera la cui redazione definitiva è collocabile dopo la morte dell'imperatore) Eusebio descrive due visioni apparse a Costantino, anteriori (anche se non specifica quanto, come ben ha riportato Flavio) alla battaglia del 28 Ottobre 312: prima ancora che in sogno (come già aveva raccontato Lattanzio, che però, nel suo De mortibus persecutorum, pone l'evento la notte immediatamente precedente la vittoria a Ponte Milvio), la croce accompagnata con la celebre esortazione «In hoc signo vinces» sarebbe comparsa agli occhi dell'imperatore in pieno giorno.

Questo è il passo in questione (Eusebio di Cesarea, De Vita Constantini; I, 28-29):

«Nell'ora in cui il sole è a metà del suo cammino, quando il giorno comincia appena a declinare, disse d'aver visto con i propri occhi, in pieno cielo e al di sopra del sole, il segno luminoso di una croce, unita alla quale c'era un'iscrizione che diceva: "Con questa vinci!". A causa di tale visione un grande sbigottimento s'impadronì di lui e di tutto l'esercito, che lo seguiva del corso di un suo viaggio e che fu spettatore del miracolo. Raccontava che molta era la sua incertezza sulla natura di quella apparizione.

Mentre rifletteva e pensava a lungo all'accaduto, sopraggiunse veloce la notte. Allora gli si mostrò in sogno Cristo, figlio di Dio, con il segno che era apparso nel cielo egli ingiunse di costruire un'immagine simile a quella del segno osservato in cielo e di servirsene come difesa nelle battaglie contro i nemici.»

Il video sopra mostrato mi pare, quindi, parta da un presupposto sbagliato, almeno in base alle fonti letterarie a nostra disposizione (sempre che la mia scarsissima conoscenza della lingua francese non m'abbia giocato un brutto scherzo :rolleyes:...).

Massenzio era un pagano "ortodosso" ed intollerante verso il Cristianesimo

Si tratta, credo, di un'affermazione non proprio corretta.

Infatti, tra i primi provvedimenti di Massenzio una volta nominato Augusto vi furono quelli, pur essendo egli pagano, di far cessare tutte le persecuzioni sui territori sotto la sua giurisdizione: si può ricordare, del resto, che sua madre Eutropia, negli ultimi anni della sua vita, pare professasse la fede cristiana.

Lo stesso Eusebio, che pur nel contesto della sua propaganda filocostantiniana lo dipinge come un tiranno crudele e spietato (oltre a descrivere alcuni episodi in cui "attentò" l'onorabilità di donne anche, ma non solo, cristiane), non lo descrive, di fatto, come un persecutore. Ciò che balza maggiormente all'occhio è che l'autore presenti Massenzio come propenso ad ogni sorta di "stregoneria": fatto che, al di là dell'esagerazione dei termini con cui Eusebio ce lo presenta, appare comunque in linea con le tradizione della religiosità romana (specie in un contesto precedente ad uno scontro che si preannuncia decisivo) e che serve soprattutto all'autore per dimostrare l'inferiorità dell'"usurpatore", che s'affida a pratiche e rituali magici, rispetto a Costantino, già vittorioso in quanto protetto dal Dio cristiano.

Sulla vicenda della conversione di Costantino (una delle questioni tra le più controverse e discusse dalla storiografia moderna) mi piace segnalare (qualora già non lo conosceste) un titolo edito in lingua italiana da meno d'un mesetto a questa parte: Quando l'Europa è diventata cristiana (312-394): Costantino, la conversione, l'Impero di Paul Veyne.

P.S. Dopo parecchio tempo torno a scrivere sul sito: ho vissuto mesi decisamente intensi in cui molte cose sono cambiate e nei quali ho avuto davvero pochissimo tempo "libero" a disposizione :unsure:... da qualche tempo ero tornato a visitare il forum (seppur in maniera silenziosa) e davanti ad una discussione dedicata a Costantino non potevo mancare d'intervenire :lol:!

Mi scuso (e mi sembra doveroso) con tutti gli utenti e gli amici de LaMoneta che in questi mesi hanno provato a contattarmi e a cui non ho dato risposta, sorry :unsure:...

I miei nuovi impegni probabilmente non mi daran modo d'esser presente con assiduità sul sito come in precedenza, ma mi riprometto di provar ad offire il mio (piccolo) contributo il più spesso possibile ;)...

Modificato da chersoblepte

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Paleologo

Bentornato a Chersoblepte e ai suoi contributi! :)

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Flavio
P.S. Dopo parecchio tempo torno a scrivere sul sito: ho vissuto mesi decisamente intensi in cui molte cose sono cambiate e nei quali ho avuto davvero pochissimo tempo "libero" a disposizione :unsure:... da qualche tempo ero tornato a visitare il forum (seppur in maniera silenziosa) e davanti ad una discussione dedicata a Costantino non potevo mancare d'intervenire :lol:!

Mi scuso (e mi sembra doveroso) con tutti gli utenti e gli amici de LaMoneta che in questi mesi hanno provato a contattarmi e a cui non ho dato risposta, sorry :unsure:...

I miei nuovi impegni probabilmente non mi daran modo d'esser presente con assiduità sul sito come in precedenza, ma mi riprometto di provar ad offire il mio (piccolo) contributo il più spesso possibile ;)...

Bentornato cherso...piacere di rileggerTi :)

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gpittini

DE GREGE EPICURI

Grazie Cherso per l'interessantissimo contributo. Visto che su questi temi hai letto molto, conosci il libro di M.Alighiero Manacorda: "Cristianità o Europa? Come il cristianesimo salì al potere", 2003, Ed. Riuniti, e che te ne sembra? E' decisamente di parte laica, direi anzi anticlericale; il libro mi pare scritto anche in relazione alla ben nota polemica fra il Vaticano e le istituzioni comunitarie sulla citazione delle radici cristiane nella Costituzione Europea. A me non è dispiaciuto...forse perchè la penso allo stesso modo.

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teodato

Volevo solo precisare che il Cristogramma risale almeno un secolo prima di Costantino trovandosi nelle epigrafi tombali del III secolo.

Per quanto riguarda la presunta Cristianità di Costantino ricordo che indisse e presiedette il concilio di Nicea.

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legioprimigenia

:) dal sito di Storia libera.it un interessante articolo in materia di Marta Sordi :)

Marta SORDI

La svolta di Costantino

tratto da: Il Timone, anno 4 (2002) luglio/agosto, n. 20, p. 24-25.

Anno 312: l'imperatore Costantino, in lotta contro il rivale Massenzio, si converte al Cristianesimo dopo la visione di una croce e della scritta "Con questo segno vinci". Fu conversione sincera o dettata da opportunismo?

Anno 312: l'imperatore Costantino, in lotta contro il rivale Massenzio, si converte al Cristianesimo dopo la visione di una croce e della scritta "Con questo segno vinci". Fu conversione sincera o dettata da opportunismo?

Negli anni '30 del secolo scorso e, poi, per molti decenni ancora, la "questione costantiniana", sollevata dal Gregoire e dalla sua scuola, attirò l'attenzione degli studiosi e divenne addirittura uno dei temi fondamentali, per il settore antico, del Congresso Internazionale di Storia del 1955: si sostenne, intatti, da parte di alcuni, che la svolta del 312/3 non fu opera di Costantino, ma, semmai, di Massenzio e di Licinio; che Costantino non si convertì allora al Cristianesimo e che la sua presunta conversione a Ponte Milvio fu un'invenzione degli scrittori cristiani della sua corte, Lattanzio ed Eusebio, accettata per opportunismo dall'imperatore negli anni dello scontro definitivo con Licinio; che il segno da lui adottato in quella occasione era un simbolo solare e non cristiano e che egli rimase un adoratore del Sole per molti anni ancora.

Oggi questa impostazione è in gran parte superata e uno studio recente sottolinea anzi l'importanza del rifiuto da parte di Costantino, implicito nel silenzio di tutte le fonti, dell'ascesa in Campidoglio nelle celebrazioni del 29 ottobre del 312 e della sostituzione, inaugurata da Costantino, dell'«adventus» al trionfo: il nuovo cerimoniale, ripreso poi dagli imperatori cristiani, con l'assunzione dei caratteri del trionfo, ma senza il tradizionale rendimento di grazie a Giove Ottimo Massimo e con la valorizzazione degli incontri col senato e col popolo e della «publica laetitia», è la conferma, a mio avviso importante, del rapporto che già prima di Costantino i Cristiani avevano assunto nei riguardi dì Roma, di accettazione piena della sua tradizione politica e militare e di rifiuto totale della sua tradizione religiosa. Questo atteggiamento si ritrova in Ambrogio e caratterizzerà l'impero romano-cristiano.

La spiegazione che le fonti cristiane contemporanee, Lattanzio nel «De mortibus persecutorum» ed Eusebio nella «Storia Ecclesiastica» e nella «Vita di Costantino» (di cui molti, ma sembra a torto, hanno contestato l'autenticità), danno dell'improvvisa trasformazione dell'atteggiamento di Costantino nella campagna del 312, resta certamente l'unica possibile: anche se nelle vicende di quei giorni avessimo soltanto il racconto dell'anonimo panegirista pagano del 313, dovremmo ammettere che, nel corso della campagna contro Massenzio, qualcosa di eccezionale era avvenuto nella religiosità di Costantino e che egli aveva abbandonato il paganesimo tradizionale, mostrando anzi un fastidio così aperto verso gli dei, che il retore evita di nominarli in sua presenza, ed era passato ad un misterioso Dio supremo, creatore e provvidente, nel quale si poteva in qualche modo riconoscere il «summus deus» dei filosofi e della religione solare, ma che non poteva essere identificato semplicemente con quello.

La stessa reticenza imbarazzata si trova nella iscrizione dell'arco elevato in onore dell'imperatore dal senato e dal popolo romano nel 315 («instinctu divinitatis») e nel linguaggio del cosiddetto editto di Milano del febbraio 313, impostato nella ricerca di un linguaggio comune, che potesse essere accolto da una religione monoteistica e da un paganesimo «monoteizzante», di natura filosofica e solare e potesse essere sottoscritto dal pagano Licinio e dal cristiano Costantino: «quidquid est divinitatis in sede celesti» (Lattanzio, «De mort.» 48).

Nell'incontro dì Milano, che doveva risolvere i massimi problemi politici dell'impero, le decisioni da prendere per prime sono quelle che riguardano la «divinitatis reverentia», affinché «qualsiasi divinità ci sia nella sede del cielo, possa essere placata e propizia a noi e a tutti coloro che sono posti sotto il nostro comando»: alla base di questa impostazione c'è evidentemente la tradizione romana della «pax deorum», l'alleanza con la divinità.

Caratteristica di Costantino è invece la condizione posta al collega pagano per un accordo, la concessione della libertà religiosa, secondo cui il diritto della divinità di essere adorata come vuole fonda nei singoli la «libera potestà di seguire la religione che ciascuno avesse voluto»; essa capovolge la concezione dell'editto di Serdica, che Licinio aveva suggerito al morente Galerio, presentando la tolleranza come un perdono concesso dalla clemenza imperiale ad un errore, e rovescia addirittura, a favore del Cristianesimo, i tradizionali rapporti fra religioni, affermando che, proprio per assicurarsi l'alleanza della divinità, gli imperatori concedono «ai Cristiani e a tutti» la libertà di seguire la religione che vogliono.

Nominando per primi i Cristiani e isolandoli rispetto agli altri, il cosiddetto editto di Milano toglie in un certo senso al paganesimo il suo carattere di religione di Stato e prepara la strada alla proclamazione del Cristianesimo a nuova religione dell'impero romano: ciò che avverrà in modo esplicito solo con Teodosio, e dopo la rinuncia da parte di Graziano alla carica di Pontefice Massimo.

Per comprendere la svolta costantiniana credo sia necessario liberarsi del pregiudizio moderno della pura strumentalizzazione politica della religione e tenere conto invece dell'importanza che la scelta della divinità, «dell'alleanza col Dio più forte a cui affidare l'impero», aveva assunto, sulla linea dell'antica concezione della «pax deorum», nella mentalità romana dal III secolo in poi. Se tenessimo conto esclusivamente dell'interesse politico contingente, la scelta di un simbolo cristiano (croce, monogramma di Cristo o croce monogrammatica) e la proclamazione dell'alleanza col Dio dei Cristiani apparirebbero incomprensibili e controproducenti: l'esercito delle Gallie, che Costantino guidava contro il «tiranno» Massenzio, era in gran parte pagano e pagani erano il senato e il popolo di Roma, che Costantino intendeva «liberare».

La scelta, imprevedibile, fu dunque religiosa: o, meglio, fu politica, ma nel senso di «politica verso la divinità». Lo rivela il racconto che Costantino stesso dette ad Eusebio della sua conversione e che leggiamo nella «Vita Costantini» (1, 27): secondo questa versione l'imperatore, all'inizio della campagna contro Massenzio, era preoccupato per le arti magiche a cui quest'ultimo faceva ricorso ed era convinto che fosse impossibile vincerlo senza l'aiuto divino. Egli cercava dunque un dio che lo aiutasse, nella consapevolezza che gli dei della Tetrarchia, Giove ed Ercole, non erano stati capaci di aiutare Galerio e Severo, e che solo suo padre, Costanzo Cloro, che aveva onorato per tutta la sua vita il dio sommo, lo aveva avuto alleato sempre. Egli invocò perciò il dio di suo padre, chiedendo di rivelargli chi fosse e di stendergli la sua destra: fu allora che egli vide nel cielo, al di sopra del sole, un trofeo della croce fatto di luce, con la scritta: Con questo vinci.

Ciò che colpisce nella versione di Costantino, e che un cristiano non aveva interesse a inventare, è che egli ammette di essere stato fino al 312 un adoratore del Sole, come suo padre, e di avere sentito la sua conversione al Cristianesimo come il superamento di una religiosità incompleta, non come il rinnegamento dì una religione falsa. Nella visione il «dio dai molti nomi» aveva assunto il nome e il simbolo di Cristo: questo spiega perché, fino al 320, i simboli solari non scompaiano dalle monete di Costantino.

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chersoblepte

Innanzitutto volevo ringraziare tutti gli amici che con messaggi in questo thread, ma anche tramite MP e e-mail m'hanno rivolto il loro caloroso e graditissimo "ben tornato"... grazie davvero :)!

Tornando alla discussione...

Volevo solo precisare che il Cristogramma risale almeno un secolo prima di Costantino trovandosi nelle epigrafi tombali del III secolo.

Di certo simboli similari dovevano essere già presenti nella cultura iconografica paleocristiana.

Il problema è che il simbolo che Costantino fece proprio dal 312 dovette di certo subire un certo sviluppo nel corso del regno dell'imperatore: Lattanzio, intorno al 315 o subito dopo, ci parla semplicemente di una transversa X littera (probabilmente da intendere molto simile a quella che per noi oggi è la così detta Croce di Sant'Andrea), mentre Eusebio, vent'anni più tardi, presenta il cristogramma come molto più vicino a ciò che comunemente intendiamo. Lo stesso autore, del resto, pone la definizione di questo simbolo in un periodo successivo alla campagna contro Massenzio, tant'è che nello stendardo che lo accompagnava erano presenti non solo il ritratto dell'imperatore ma pure quelli dei suoi figli.

Per quanto riguarda la presunta Cristianità di Costantino ricordo che indisse e presiedette il concilio di Nicea.

Come ben si evince anche dall'articolo proposto da legioprimigenia, l'ipotesi che la conversione di Costantino sia da intendere come mera scelta opportunistica è tesi che prende piede, se vogliamo, già in età illuministica, ma che viene compiutamente formulata nei primi decenni del secolo scorso (primo fra tutti, dal citato Gregoire): ad oggi però la maggioranza degli studiosi (e Veyne, con il suo libro, s'inserisce fra questi) è concorde nel considerare genuina la scelta dell'imperatore di abbracciare la fede cristiana e nel collocarla già durante la campagna che si concluderà al Ponte Milvio (e non successivamente alla celebre battaglia).

Certo, con ogni probabilità si tratto di un processo non lineare ed in qualche modo "sofferto" (se mi passate il termine), e le contraddizioni interne al testo eusebiano relativamente agli episodi cardine della conversione all'interno del De Vita Constantini, se vogliamo in parte dettate dal fatto che l'autore riprese gli eventi diversi anni più tardi (non potendo per altro dare un'ultima revisione all'opera, che, anzi, rimase incompiuta), credo possano esserne un segnale importante. È comunque un fatto che dall'incontro con Licinio a Mediolanum nel Gennaio del 313 (quello che erroneamente viene spesso definito "editto" di Milano), la sua linea legislativa fu volta a favorire i Cristiani: d'altro canto fu tollerante verso i pagani. È vero che, anche in documenti ufficiali, definisce l'antica religione una "falsa superstizione": ma non si può di certo parlare di persecuzioni (gli sporadici casi in tal senso riportati da Eusebio, peraltro tutti da verificare in quanto descritti solo da quest'autore, si limiterebbero ad interventi volti ad assicurare l'ordine pubblico), ed anzi la libertà di culto per i pagani fu limitata esclusivamente agli aspetti dei sacrifici cruenti nella sfera (di fatto piuttosto ampia, a dire il vero) dei riti che toccavano la figura imperiale.

Resto però dell'idea che Costantino, pur convinto, nel profondo, della sua adesione al Cristianesimo, faticò parecchio a comprenderne diversi aspetti: quando nel 325 indice il primo concilio ecumenico a Nicea, lo fa con l'intento di riportare la pace all'interno del mondo cristiano, scosso dalla controversia ariana. Compito che gli è imposto sia dal suo titolo, in quanto imperatore, di pontifex maximus (carica che anche i suoi successori, fino a Graziano, manterranno), sia dal suo ruolo di "vicario" di Dio in terra (formula che, espressa nei suoi termini più compiuti da Eusebio, diverrà la base della teocrazia bizantina), per il quale solo il mantenimento della concordia all'interno della comunità cristiana poteva garantire che si conservasse il favore divino sull'Impero, e quindi la sua salvezza. Al concilio Costantino si presenta come "vescovo di coloro che stanno fuori" (rispetto al clero, quindi i laici?), presenziandovi innazitutto in qualità di garante affinché le decisioni lì prese siano poi effettivamente applicate, ma non partecipando al dibattito teologico (com'è ovvio).

Le "difficoltà" dell'imperatore s'evidenzieranno del resto nel suo successivo avvicinamento alle tesi ariane (in punto di morte sarà proprio un vescovo ariano, Eusebio di Nicomedia, a somministrargli il battesimo), a parziale disconoscimento di quanto deliberato a Nicea.

Per chi fosse interessato ad approfondire questi aspetti consiglio l'ottimo Pagano e cristiano: Vita e mita di Costantino di Arnaldo Marcone.

DE GREGE EPICURI

Grazie Cherso per l'interessantissimo contributo. Visto che su questi temi hai letto molto, conosci il libro di M.Alighiero Manacorda: "Cristianità o Europa? Come il cristianesimo salì al potere", 2003, Ed. Riuniti, e che te ne sembra? E' decisamente di parte laica, direi anzi anticlericale; il libro mi pare scritto anche in relazione alla ben nota polemica fra il Vaticano e le istituzioni comunitarie sulla citazione delle radici cristiane nella Costituzione Europea. A me non è dispiaciuto...forse perchè la penso allo stesso modo.

Non ho letto il libro in questione: a dir la verità nei miei studi raramente ho toccato la problematica dello sviluppo del Papato come istituzione politica e temporale. All'interno del nuovo corso di studi che ho iniziato quest'anno dovrò preparare anche un esame di Storia del Cristianesimo e quindi sicuramente mi troverò ad affrontare anche questo tema (anche se, andando a memoria non ricordo con precisione i testi consigliati in merito, probabilmente lo Ullmann e lo Schimmelpfennig, credo :unsure:...).

Per chiudere questo lungo intervento (e sperando che arrivati qui abbiate ancora voglia di leggerlo fino in fondo :P), prendo spunto dall'immagine presentata da Minerva per mostrare come la conversione di Costantino (e più in particolare l'episodio del sogno) sia stata più volte ripresa dall'arte d'età medievale.

Qui la sua rappresentazione negli affreschi della Cappella di Santo Stefano all'interno della Basilica dei Santi Quattro Coronati a Roma (datati al 1246), che riprendono la tradizione riportata dagli Acta Silvestri.

E qui, invece, la versione fornita da Piero della Francesca all'interno del ciclo di affreschi (terminati nel 1466) dedicato alla "Leggenda della Vera Croce" entro la Basilica di San Francesco ad Arezzo.

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teodato

Non vorrei fare interventi dissacranti ma vorrei evidenziare come sovente si faccia riferimento alle stelle tracciando segni o simboli di comodo.Pensate alle costellazioni tradizionali di origine greca e latina in confronto a quelle cinesi.

Con i miliardi di stelle presenti nel cielo è sempre possibile tracciare simboli di comodo unendo alcune stelle e non altre.

La storia è stata scritta dai vincitori! Questa verità che è ovvia, tante volte viene dimenticata.

Quante volte nella storia libri, statue, riferimenti al nemico sono stati cancellati! Pensate alla damnatio memoriae! La lettura di Eusebio di Cesarea appare stucchevole e l'eccessiva enfasi che il nostro Eusebio impiega nel esaltare la persona di Costantino non può che ricordare alcuni personaggi del giorno d'oggi quando parlano del Capo di governo o dell'opposizione. (Eusebio in particolare aveva avuto una lunga frquentazione con Costantino e non solo epistolare!)

E' giusto che gli storici cerchino la verità avvalendosi di tutti quei reperti (frammenti di storia) che portino ad interpretazioni diverse.

Però i testi di Eusebio e di Lattanzio sono testimonianze (anche se parzialmente di parte) di persone che hanno vissuto i fatti che descrivono.

Per confutare quanto da loro scritto occorrerebbero testimonianze o prove archeologiche di altri autori dell'epoca che confutino quanto da loro sostenuto.

A parte il presunto sogno del Sol Invictus in opposizione al sogno del Cristogramma, gli altri fatti mi sembra che avvalorino i racconti di Eusebio e Lattanzio.

Oltre a ciò non possiamo dimenticare le evidenze monetali del famoso "HOC SIGNO VICTOR ERIS"

pochi anni dopo la morte di Costantino, un suo generale-VETRANIO, un suo nipote COSTANZO GALLO, forse un figlio COSTANZO II (se poi la moneta non è stata coniata a suo nome da Vetranio)

mostrano l'imperatore che viene incoronato tenendo in mano un labaro con Crsitogramma!

Se le lettere ed i documenti presentati da Eusebio non sono pura invenzione (ma ci vorrebbero prove e documenti dell'epoca che lo dimostrino!) non si può che credere alla reale conversione di Costantino al Cristianesimo!

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teodato

uno studio recente sottolinea anzi l'importanza del rifiuto da parte di Costantino, implicito nel silenzio di tutte le fonti, dell'ascesa in Campidoglio nelle celebrazioni del 29 ottobre del 312 e della sostituzione, inaugurata da Costantino, dell'«adventus» al trionfo: il nuovo cerimoniale, ripreso poi dagli imperatori cristiani, con l'assunzione dei caratteri del trionfo, ma senza il tradizionale rendimento di grazie a Giove Ottimo Massimo e con la valorizzazione degli incontri col senato e col popolo e della «publica laetitia», è la conferma, a mio avviso importante, del rapporto che già prima di Costantino i Cristiani avevano assunto nei riguardi dì Roma, di accettazione piena della sua tradizione politica e militare e di rifiuto totale della sua tradizione religiosa. Questo atteggiamento si ritrova in Ambrogio e caratterizzerà l'impero romano-cristiano.

Lo stesso Zosimo scrittore pagano e certo non filo Costantiniano cita nella sua "STORIA NUOVA" Libro II 29-30 " Quando venne il momento della festa tradizionale, nel corso della quale l'esercito doveva salire sul Campidoglio e celebrare i soliti riti, Costantino per paura dei soldati intervenne alla festa. Ma l'egiziano (il Vescovo Ossio di Cordova in contatto con Costantino dal 312) gli mandò una visione che condannava senza riserve l'ascesa al Campidoglio; alloro non partecipò alla cerimonia sacra e si attirò l'odio del Senato e del Popolo"

Modificato da teodato

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piakos

Per la verità, sembra che il buon Costantino sia stato un bel mascherino.

Il povero Massenzio poco più che un dilettante.

A prescindere dal fatto che nel tardo mondo antico e non solo, il potere andava all'uomo più deciso e più crudele degli altri...per fatto fisiologico...non vorrei deludere gli esimi colleghi Lamonetiani, rammentando che secondo una buona parte dei moderni studiosi la storia dell'ascesa al potere della Chiesa di Roma e della religione cristiana andrebbe riscritta.

Crudeltà, stupri, linciaggi, assassinii, depredazioni...erano frequenti se non all'ordine del giorno.

Senza voler rammentare la sconcia e triste fine della povera Ipazia (bibliotecaria di Alessandria) basti considerare l'alta probabilità che la conversione di Costantino fu principalmente motivata, oltre che da considerazioni geopolitiche e dalla ricerca di consenso, dalla possibilità di depredare i templi pagani dell'oro, pietre preziose, argento, avorio, bronzo e, in seguito anche marmi e architetture, che vi erano contenuti.

Eusebio ebbe un bel daffare per inventarsi qualcosa di diverso al riguardo...e gli stessi scrittori pagani potevano osare contraddire l'imperatore? Venivano messi in graticola a vendicare S. Lorenzo.

Costantino aveva bisogno di oro per rifondare un sistema economico/finanziario ipersvalutato, già sacheggiato e ormai privo di risorse.

Restavano solo i templi e i loro beni per la fondazione e l'emissione del solido (peraltro di infimo valore rispetto all'aureo per peso).

Ma come fare senza incorrere nella inevitabile e fatale accusa di empietà?

Lui che era passato dall'adorazione di Apollo...a Giove Dolicheno...sino al sole invitto e che, dubito potesse avere, da militare ambizioso e spietato, in reale simpatia il cristianesimo.

Di necessità virtù.

In hoc signo vinces.

P.S.

La storia si ripete sempre anche a distanza di millenni...occhio. :):(

La nemesi ha voluto che, al contrario, i beni della chiesa siano stati a loro volta depredati da dittatori laici...si pensi ai Bolscevichi ed a Stalin e non solo.

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