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IGNORED

Oncia semi-librale.


gpittini
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DE GREGE EPICURI

Cari amici appassionati di repubblicane, oggi non ho quesiti da porre, ma vorrei mostrarvi questa oncia semilibrale, che mi è ricapitata in mano; pesa 12,10 g. e misura 24 mm. Ha un po' di incrostazioni, ma mi piace molto anche così (è una tavolozza di colori diversi...) Dovrebbe essere RRC 41/10, su questo mi fa piacere una conferma; e anche sulla datazione, che occhio e croce dovrebbe stare intorno al 216 a.C., o forse anche un po' prima.

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Ecco il rovescio.

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DE GREGE EPICURI

Mi sono deciso a cercarla sul catalogo del Belloni: ce ne sono 5 o 6, dal n. 118 in poi; la prima pesa oltre 15 g., le altre dai 10,5 in giù, quindi direi che la mia non è male come peso.

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L’inquadramento cronologio della riduzione semilibrale è tutt’altro che facile e non può essere disgiunto dalla cronologia delle altre emissioni repubblicane del periodo, in particolare da quella del denario. Dato che l’argomento è molto complesso ed ancora aperto, riporto le più autorevoli opinioni facendo presente che solo un nuovo ritrovamento archeologico potrà dirimere questa diatriba. Di una riduzione semilibrale e della sua cronologia hanno parlato il Mommsen, Babelon, Thomsen, Grueber infine Crawford. Gruber nega addirittura che sia esistita una riduzione semilibrale e propende per una riduzione trientale. La maggior parte degli studiosi, Crawford in testa, sostengono invece che sia esistita una riduzione semilibrale, seguita però in breve tempo da svalutazioni sotto semilibrali.

Seguendo il passo di Plinio nell’ottocento diversi studiosi misero a punto un quadro teorico noto come “teoria tradizionale”. Riportiamo qui in modo sintetico la tesi proposta da Haberlin (1905), riassuntiva dell’impostazione tradizionale:

- 338-335 serie fusa librale della prora e didrammi romano-campani a leggenda ROMANO, collegati alla vittoria navale ad Anzio.

- 312 serie fusa della ruota collegata con la costruzione della via Appia.

- 268-269 emissione del denario e riduzione sestantale dell’asse in accordo con Plinio

- 217 ritariffazione del denario a 16 assi e riduzione onciale dell’asse.

Secondo con la teoria tradizionale la riduzione semilibrale dell’asse sarebbe avvenuta nel 286, dopo il lungo periodo delle guerre sannitiche.

Questo quadro apparentemente inappuntabile venne sconvolto da Mattingly che a partire dagli anni ’20 del secolo scorso propose una ricostruzione teorica profondamente diversa, detta “ribassista” con spostamento in avanti di tutte le date di quasi cento anni. Secondo questa visione la riduzione semilibrale scivolerebbe addirittura nel II secolo, a ridosso della coniazione del denario.

La divisione degli studiosi venne superata grazie ad una scoperta archeologica. A Morgantina negli anni ‘70 fu scoperto un tesoretto contenente denari anonimi, vittoriati e quinari anonimi in un contesto databile con certezza al 211-213 aC. Questa scoperta metteva in un angolo le teorie di Mattingly, ma non riabilitava ancora del tutto la teoria tradizionale. Ciò permetteva a Crawford di proporre un’ampia sintesi di tutte le emissioni repubblicane compiendo un’opera di mediazione tra le due teorie. La sua ricostruzione è così riassumibile per sommi capi:

- 312 aes grave (serie della ruota) e didramma Marte/ protrome equina attribuita a Metaponto

- 280-276 didrammi a leggenda ROMANO, prodotti probabilmente a Metaponto per conto dei romani. Aes grave (Serie fusa Giano imberbe / Mercurio)

- 275 serie fusa apollo / Apollo

- 269 didramma Ercole/Lupa leggenda ROMANO, questo giustificherebbe lo sfuocato ricordo di Plinio, cui comunque viene attribuita la confusione tra denario e didramma.

- La serie fusa della ruota viene attribuita al periodo della prima guerra punica

- 240-230 didrammi a leggenda ROMA

- 225-211 il quadrigato, l’oro del giuramento. In questo periodo viene inserita, la serie fusa della prora. Tra il 225 e il 211 Crawford colloca in rapidissima sequenza le svalutazioni del bronzo fuso fino a quella sestantale, sintomo del tracollo finanziario di Roma di fronte all’invasione cartaginese dell’Italia.

- Infine nel 211 l’emissione del denario, nella data più a ridosso possibile con il ritrovamento di Morgantina in ragione dell’eccellente stato di conservazione delle monete del tesoretto.

Per la sua importanza, riportiamo integralmente l’opinione di Crawford sulla datazione delle emissioni semilibrali:

“Lo standard semilibrale risale, io penso, al 217 sebbene sia concepibile che la situazione finanziaria fosse seria abbastanza nel 218 tanto da giustificare una riduzione dello standard di peso. Ora io sono incline a pensare che questa svalutazione sia avvenuta più probabilmente nel 217, dopo la sconfitta del lago Trasimeno.

Il momento nel quale lo standard semilibrale fu abbandonato può essere stabilito con altrettanta precisione. Quando Capua si ribellò nel 216-215, ribattè moneta su moneta romana di riduzione semilibrale. Lo standard divenne quadrantale già nel 214… e potrebbe essere durato fino all’introduzione del denario nel 211. Non deve destare sorpresa la velocità con cui i romani ridussero il peso della loro monetazione di bronzo, da uno standard librale nel 218 a quadrantale nel 214. Da Roman Republican Coinage, Vol I, pag 43, traduzione degli autori.

La sintesi di Crawford, pur con i suoi grossi difetti, è attualmente quella più accreditata, anche se la teoria tradizionale sta riacquistando sempre più credito, sia tra i collezionisti che tra gli studiosi. Haeberlin e Gruber propongono una data successiva al 286 e non posteriore al 268. Una collocazione aderente ai fatti storici la collocherebbe tuttavia nel corso delle campagne militari contro Pirro (281-275). Ciascuno è libero di credere alla teoria che più lo soddisfa, quindi, io personalmente credo si tratti di emissioni pittosto alte, inizio III secolo.

La serie cui appartiene la bella moneta di G Pittini è composta da nominali fusi (asse, semis triens e quadrans) e coniati (sestante, oncia, semiuncia). Accanto a questa serie "ufficiale" è stata emessa una serie detta "collaterale", emessa forse a Capua, dai tipi molti attraenti che comprende un nominale coniato gigante, delle dimensioni di un medaglione.

Come classificazione la tua moneta dovrebbe essere RRC 38/6. Il peso dovrebbe essere sui 13 grammi, per cui ci siamo.

Caius

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DE GREGE EPICURI

Grazie Caius per il bell'intervento e l'ottimo riassunto delle 3 principali teorie. Devo dire che io ho sempre aderito a quella di Crawford, forse perchè va per la maggiore e perchè colpito dalle discussioni sul ritrovamento "sigillato" di Morgantina. Non ho mai approfondito gli altri punti di vista, forse in modo un po' pregiudiziale. Se non ricordo male, le polemiche italiane contro le teorie ribassiste erano iniziate negli anni '20 e soprattutto '30, erano molto scioviniste e viziate da pregiudizi sprezzanti contro la "perfida Albione" e i suoi rappresentanti. Ma forse è ora di studiare tutte le opinioni.

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Catalli ed altri studiosi hanno singoli dati che arretrano in generale le datazioni di Crawford, ma non sufficienti a confutare l'autore inglese. Il problema è che l'opera di Crawford è immane, è una sorta di sovrastruttura che riguarda ogni singola monetina emessa dalla repubblica romana, tutto fila nella sua encomiabile opera di sintesi, per contrastarla bisogna trovare non una, ma tre o quattro Morgantine. L'impressione che ho io è che lui abbia voluto dimostrare a tutti i costi una tesi preconcetta e per giungere a questo ha fatto di tutto.

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  • 2 weeks later...
.... Crawford .... L'impressione che ho io è che lui abbia voluto dimostrare a tutti i costi una tesi preconcetta e per giungere a questo ha fatto di tutto.

Complimenti per la chiarezza del riepilogo e per l'ultimo commento personale, che condivido totalmente.

Se è vero che vi furono anni in cui 'la perfida Albione' doveva essere contrastata in ogni campo, è anche vero che molti studiosi anglosassoni hanno sempre tentato di ridimesionare tutto cio' che non era british.

Il filo che ha legato l'aes rude (precedente alla fondazione di Roma) all'aes signatum e poi alla monetazione fusa italica, ad alcuni sembra non abbia valore temporale, e parrebbe ai medesimi che le popolazioni Italiche abbiano prodotto la prima monetazione fusa dopo aver visto le monete coniate di Siracusa ... e non come logica evoluzione di secoli di baratti e di pesate.

Se è vero che la monetazione fusa urbica riprende temi chiaramente greci, l'originalità dei tipi delle monete fuse etrusche, adriatiche o tirreniche, non è in discussione.

La collocazione temporale incerta continua ad essere una parte non secondaria del fascino di questa monetazione.

Ciao da Gianoprora

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