eg1979 Inviato 24 Ottobre, 2005 #1 Inviato 24 Ottobre, 2005 Una domanda. L'impero aveva svariate zecche sparse per tutto l'orbe terrauqeo. Come facevano le varie zecche a comunicare tra loro per far sì che i conii fossero uguali? Cioè, come faceva Nicomedia a sapere che a Roma avrebbero coniato la tale moneta con i tali disegni e legende? Cita
Reboldi Inviato 24 Ottobre, 2005 #2 Inviato 24 Ottobre, 2005 bella domanda, ci potrebbero essere svariate ipotesi, ma non le voglio suggerire, perchè con le ipotesi non si costruiscono le certezze, ma la storia, fosre può suggerirlo, speriamo nell'intervento di qualche esperto Cita
rcamil Inviato 24 Ottobre, 2005 #3 Inviato 24 Ottobre, 2005 [quote name='eg1979' date='24 ottobre 2005, 14:32']come faceva Nicomedia a sapere che a Roma avrebbero coniato la tale moneta con i tali disegni e legende? [right][snapback]61953[/snapback][/right] [/quote] Non sono esperto in materia, ma ipotizzo che i romani sapessero scrivere ed anche disegnare O no ?? Ciao, RCAMIL. Cita
eg1979 Inviato 24 Ottobre, 2005 Autore #4 Inviato 24 Ottobre, 2005 [quote name='rcamil' date='24 ottobre 2005, 18:00'][quote name='eg1979' date='24 ottobre 2005, 14:32']come faceva Nicomedia a sapere che a Roma avrebbero coniato la tale moneta con i tali disegni e legende? [right][snapback]61953[/snapback][/right] [/quote] Non sono esperto in materia, ma ipotizzo che i romani sapessero scrivere ed anche disegnare O no ?? Ciao, RCAMIL. [right][snapback]62065[/snapback][/right] [/quote] certo, ma se le mandavano per posta? e chi decideva quale utilizzare? Cita
Romanlord Inviato 24 Ottobre, 2005 #5 Inviato 24 Ottobre, 2005 Avevano la posta............ ed anche decisamente veloce. Immagino che bastasse spedire un conio campione oppure una moneta 'campione'. Eppoi, ti accorgerai che, a parte pochi fortunati, la maggior parte degli imperatori hanno usato una zecca sola. Cita
Romanlord Inviato 24 Ottobre, 2005 #6 Inviato 24 Ottobre, 2005 Tra le numerose innovazioni introdotte dall'Imperatore Augusto, istituisce il "cursus publicus" ispirandosi al servizio postale già adottato in Persia. Il servizio del "cursus publicus" è agevolato per la presenza di una vasta rete stradale che continua ad ampliarsi con l'avanzare delle Legioni; capace di collegare l'urbe con i più remoti territori dell'Impero. Un documento ci dà un'idea di questa vasta rete stradale; la "Tabula Peutingeriana", una carta romana d'età imperiale giunta a noi per mezzo di una copia del XIII secolo, riproducente la mappa con l'indicazione delle singole stazioni di posta. Sul percorso del curcus publicus sono presenti ogni 10 o 15 km stazioni di posta (mutationes), nelle quali i corrieri ed i viaggiatori possono rifocillarsi ed effettuare il cambio dei cavalli. Dopo cinque stazioni di posta è presente sul percorso un albergo (mansio) con annesse rimesse e scuderie. Il servizio postale imperiale trasporta messaggi amministrativi, merci e persone. Sotto l'Imperatore Diocleziano il sistema postale è riformato e diviso in tre parti distinte: · Servizio di Stato (cursus publicus fiscalis) · Servizio sulle strade principali o militari (angariae) · Servizio sulle strade secondarie (parangariae) Siamo ancora distanti da un servizio postale fruibile dal privato, come intendiamo oggi la posta. Dalle fonti possiamo ricavare alcune indicazioni sui tempi di viaggio nell'antichità che comunque, a causa di molteplici varianti, non sono generalizzabili. Mentre a piedi un viaggiatore percorreva in genere dalle 20 alle 25 miglia (30 ai 35 km) al giorno le staffette a cavallo del cursus publicus riuscivano a mantenere normalmente una media di 5 miglia all'ora, per un totale di 50 miglia al giorno (75 km). Da Ovidio apprendiamo che una lettera da Brindisi a Roma impiegò per le 365 miglia nove giorni ma sappiamo anche che sempre in nove giorni Traiano ricevette una lettera dalla Bitinia. Più veloce rispetto a queste medie fu certamente Catone che nel 191 a.C., stando a Plutarco, coprì il tragitto da Brindisi a Roma in cinque giorni, con una media di 80 miglia al giorno (circa 120 km). Ancora più veloce fu Cesare che nel 58 a.C., raggiunse in otto giorni Ginevra, distante da Roma, da cui era partito, 800 miglia, e più di lui Tiberio, invece, che per rivedere il fratello Druso morente si precipitò in ventiquattro ore da Pavia in Turingia, distante 200 miglia. Cita
eg1979 Inviato 24 Ottobre, 2005 Autore #7 Inviato 24 Ottobre, 2005 (modificato) wow! grazie per le preziosissime informazioni!!! Modificato 24 Ottobre, 2005 da eg1979 Cita
Romanlord Inviato 24 Ottobre, 2005 #8 Inviato 24 Ottobre, 2005 Noterai che i tempi per la corrispondenza non erano molto diversi dai tempi attuali........ almeno per quella ordinaria NIHIL NOVI SUB SOLIS. Cita
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