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numa numa

piccole note di economia medioevale

Risposte migliori

numa numa
Supporter

La transizione daI modello economico di tipo feudale a quello dei Comuni e delle Signorie

Prendendo lo spunto dalla lettura di alcuni testi che devo consultare per un piccolo lavoro sulle emissioni di alcune zecche italiane, ho pensato valesse la pena condividere con altri forumisti alcuni dati e nozioni di economia medievale, materia di grande fascino ma ancora ampiamente sotto-ricercata e studiata.

In particolare alcune note scritte dal Prof. Bernareggi in margine al suo innovativo (ai tempi) lavoro sulla monetazione rinascimentale, possono rappresentare un'utile fonte di informazioni a chi si avvicina allo studio del mondo medioevale sotto l'aspetto economico e numismatico.

I cambiavalute medioevali : i campsores

L'insorgenza, all'alba dell'XI secolo, di una nuova economia, comunale e cittadina che prende il posto del modello curtense e feudale che aveva predominato fino a quel momento, introduce un'amplificazione degli scambi economici e commerciali che determina l'apparizione dei cambiavalute, i cosiddetti "campsores" , eredi degli "argentarii" romani , che sopperiscono all'esigenza di cambiare la moneta straniera in moneta del luogo.

Comparsi all'inizio del 1000 nelle varie città, a Firenze, già nel 1218 la loro corporazione viene annoverata tra le sette arti maggiori del Comune.

Con l'intensificarsi degli scambi, nel sec. XIII i campsores cominciano a prestare denaro ad interesse e ad interessarsi delle attività dei mercanti cui prestano denaro, attività che fanno da garanzia ai prestiti. L'attività di cambiavalute si trasforma così in attività di banca, e da fissa diventa itinerante e si confonde con quella dei mercanti.

I mercanti-banchieri italiani

I mercanti-banchieri in breve conquistano nuovi spazi e territori, soppiantando spesso l'attività di ebrei, frisoni e franchi che avevano detenuto il monopolio fino a quel momento.

I banchieri italiani si espandono a macchia d'olio soprattutto nel nord europa, saranno definiti genericamente "lombardi" – da cui l'origine della famosissima Lombard Street a Londra – in realtà sono astigiani, piacentini, cremonesi, milanesi, toscani, etc.

I sovrani dell'epoca, continuamente bisognosi di denaro, ricorreranno ai loro servigi, pagando per i prestiti ottenuti interessi altissimi e dando in garanzia beni mobili e gioielli della corona e poi, quando questi non bastano più, l'appalto delle imposte e delle dogane.

Nel breve volgere del secolo non vi è Paese o corte in europa che non dipenda in qualche misura dai banchieri italiani.

Il XIV secolo segna il trionfo dei banchieri fiorentini. Si registrano oltre 100 (!) banchi che portano il nome di un fondatore fiorentino (dagli Acciaiuoli, ai Frescobaldi, dai Tornabuoni ai Capponi, ai Bardi, ai Peruzzi, agli stessi Medici…).

La Cambiale e le fiere dei Cambi

Lo sviluppo di queste attività di cambiavalute e di prestito è stato permesso dall'introduzione e dallo sviluppo di due strumenti fondamentali :

la lettera di cambio o "cambiale"

l'introduzione delle "fiere dei cambi" (che fungevano da vere e proprie clearing houses ovvero come stanze di compensazione tra i mercanti che vi convenivano da ogni parte d'Europa per il pagamento dell loro cambiali.

Tramite l'uso delle cambiali, e ancora di più tramite le fiere dei cambi , era possibile far transitaro da una mano all'altra enormi somme di denaro senza far circolare moneta metallica. Il moderno sistema bancario era ormai nato e certamente in nessun altra epoca il sistema finanziario diciamo "italiano" aveva mai avuto una simile rilevanza in Europa.

Per semplificazione (i banchieri centrali di oggi potrebbero prendere ispirazione..) nell'ambito di ognuna di queste "fiere" tutte le monete di corso in europa venivano ragguagliate ad una moneta internazionale convenzionale: lo "scudo di marca"

Il cui valore era fissato in confronto a 5 monete-tipo :

fiorino di Firenze; ducati di Venezia; Genova; Napoli e Spagna.

Alla fine del mercato veniva fissato per votazione il prezzo del cambio (che civiltà! e nessuno si lamentava, mentre i "derivati" erano ben lontani dal rovinare le piazze finanziarie..) sulle diverse piazze.

Depositi bancari e assegni

Con l'introduzione delle "partite di banco", a Venezia, ovvero l'accettazione di denaro in deposito dietro corresponsione di un interesse nascono i conti di deposito bancari.

Le "monete di banco" , ovvero istruzioni verbali o scritte di pagare all'ordine, anticipano gli assegni!

La nascita del debito pubblico

Mentre il sovrano e il principe, proprio per il concetto patrimoniale di stato e responsabilità, erano costretti ad assumersi ogfni debito in proprio e a risponderne di persona, le repubbliche godevano dell'indubbio vantaggio di contrarre in nome e con garanzia dello Stato.

Nel 1262 Venezia consolida , con una conversione forzata, tutti i mutui volontari precedentemente contratti dai suoi cittadini, in un unico prestito obbligatorio al tasso del 5% (che sarà poi costretta a ridurre al 4% per i continui fabbisogni di denaro per finanziare le guerre contro i Turchi).

A Genova lo Stato impossibilitato a pagare gli interessi sui debiti contratti con i cittadini, nel corso del XIV secolo aveva dovuto ricorrere alle "maone", concedendo ad associazioni di creditori di condurre imprese belliche in zone ben circoscritte e di rifarsi dei loro crediti con i bottini derivati da queste spedizioni.

Nel 1407 Genova crea il "Banco delle Compere di San Giorgio", come associazione o sindacato dei creditori della Repubblica che finisce per diventare un vero stato dentro lo stato, trovandosi di fatto ad incamerare tutta l'attività che lo Stato concede a garanzia dei propri debiti (come territori e concessioni di entrate fiscali ad esempio).

Si può assimilare il banco delle Compere di San Giorgio alle compagnie inglesi ed olandesi che si sono sviluppate con il precipuo scopo di sfruttare le risorse economiche e i commerci dei territori appena scoperti e colonizzati (le celebri compagnie delle Indie).

Nella prossima puntata si parlerà del potere di acquisto delle monete in corso all'epoca

Continua

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dabbene
Supporter

Molto interessante,ti seguiremo certamente nelle prossime puntate

P:S: Allora sei tornato!Bene!

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numa numa
Supporter

Molto interessante,ti seguiremo certamente nelle prossime puntate

P:S: Allora sei tornato!Bene!

Ciao Dabbene, grazie.

non proprio ma ho voluto fare un'eccezione per questo tema perchè sto studiando documenti interessanti

che volevo condividere con diversi forumisti che so quanto sono interesssati ad approfondire queste tematiche.

Purtroppo non ho molto tempo a disposizione per seguire altre discussioni.

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piergi00

Grazie Numa Numa per questi cenni di economia medioevale , argomento poco trattato nel forum

Alla prossima puntata :D

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417sonia
Supporter

Buona Domenica

Grazie e bene hai fatto. Spesso ci si fa un sacco di problemi se vale la pena postare questo tipo di argomento, spesso molto tecnico e quindi ostico ai più, ma essenziale per chi si interessa di monete medioevali.

Bravo e Saluti

Luciano

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Paleologo

Interessantissimo contributo. Ben ritrovato e attendiamo la prossima puntata!

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niko

Molto interessante,ti seguiremo certamente nelle prossime puntate

P:S: Allora sei tornato!Bene!

Ciao Dabbene, grazie.

non proprio ma ho voluto fare un'eccezione per questo tema perchè sto studiando documenti interessanti

che volevo condividere con diversi forumisti che so quanto sono interesssati ad approfondire queste tematiche.

Purtroppo non ho molto tempo a disposizione per seguire altre discussioni.

Dicevo che il forum ne avrebbe risentito della tua assenza. Ben ritrovato!

Ti ringrazio per l'approfondimento economico, letto tutto d'un fiato. Molto interessante!

Saluti,

N.

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numa numa
Supporter

2. Il sistema monetario medioevale

Il sistema monetario in uso in epoca medioevale dapprima e del Rinascimento poi, si riporta alla riforma operata da Carlo Magno (ca. 800 dC) in cui la base era costituita dalla lira (libra) d’argento, moneta di conto nel periodo medioevale che vede la sua materializzazione nel testone d’argento di Galeazzo Maria Sforza (1476-1486), tagliata in venti soldi di dodici denari ognuno.

Altra importante materializzazione è il denaro-grosso (grosso matapane a Venezia, grosso-tornese in Francia), ovvero un soldo di 12 denari piccoli imperiali.

Tuttavia il sistema rigidamente monometallico carolingio è stato superato con la comparsa della moneta d’oro (dopo secoli di assenza) dapprima a Genova e Firenze e poi a Venezia i cui ducati e fiorini, restando inalterati per secoli rappresenteranno un punto incontrastato di riferimento per l’intero sistema monetario e non solo di area italiana ma anche di ambito europeo.

Potere di acquisto

Paragonare il potere d’acquisto di monete di diverse epoche pone sempre il problema che i beni sottostanti sono assai variabili in rapporto alla loro utilità per il consumatore nel tempo a seconda dei gusti, delle mode, dei bisogni che si modificano grandemente nel tempo.

Ad esempio dovendo valutare il potere di acquisto di queste monete d’oro ponendoli in relazione ai generi alimentari, dovremmo concludere per un potere d’acquisto elevatissimo. Viceversa se il bene sottostante fossero delle stoffe pregiate, che avevano all’epoca prezzi stratosferici, dovremmo concludere per una capacità di spesa ridottissima.

Meglio quindi optare per degli esempi di quello che queste monete potevano, all’epoca, effettivamente comprare.

Ci restano poi preziosi documenti sulle finanze pubbliche di diverse importanti città. Ad esempio il Pastor (Storia dei Papi dalla fine del Medio-Evo, vol. IV, Roma 1921) riporta che la rendita annua (entrate fiscali) di Napoli, nel 1455, era di 310.000 ducati, Firenze

200.000; Milano 500.000; Venezia ben 800.000. A paragone le intere entrate della Spagna erano 800.000 ducati pari a quelle di Venezia.

Nel 1492 le entrate sono notevolmente aumentate: Napoli 600.000 ducati; Venezia 1 milione.

Vi erano anche dei ricchi e ricchissimi. Paolo Guinigi, uno degli uomini più ricchi godeva di una fortuna di 202.000 ducati. Anche il patriarca di Aquileia raggiungeva i 200.000 ducati. Nel 1520 i rapporti di ricchezza cambiano e il banchiere senese Agostino Chigi poteva vantare uan ricchezza di 800.000 ducati!

Come paragone sappiamo che le rendite annue dei nobili veneti non superano, alla fine del Quattrocento i 4000 ducati.

Sappiamo che i professori universitari erano straordinariamente ben pagati (naturalmente se famosi e competenti). A Padova un valente professore di diritto arrivava a prendere 1000 ducati all’anno, a Pisa il Filelfo ne chiedeva 500. I pittori, anche famosi, a confronto ne prendevano ben di meno: il Bellini, che lavorava al palazzo ducale di Venezia, ne prendeva 60 annui. Il sublime Michelangelo, nei tre anni che fu a bottega dal Ghirlandaio percepì uno stipendio annuo tra i 6 e i dieci ducati. A milano la casa del duca costava all’erario 25.000 ducati all’anno.

Galeazzo Maria Sforza vantava un tesoro di 2 milioni di ducati e ne aveva sconsideratamente spesi ben 200.000 (!) in un solo , sfarzosissimo, viaggio a Firenze

Le stoffe erano uno degli articoli più costosi, il broccato d’oro si vendeva per 12 ducati al braccio. Con tali prezzi non vi è dubbio che gli abiti rappresentavano la parte più preziosa dell’eredità femminile.

I libri erano altrettanto (se non più preziosi). La celeberrima biblioteca di Urbino costò a Federico ben 30.000 ducati

I gioielli naturalmente rappresentavano un’altra categoria di beni di super lusso. Uso sfrenato ne veniva fatto tra i nobili e i potenti. Si dice che Borso d’Este, particolarmente amante dei vestiti sfarzosi e dei gioielli ne sfoggiasse nelle grandi occasioni per un valore di 70.000 ducati. Le porte del battistero di Firenze costarono, a paragone, “appena” 31.000 fiorini.

Prestito ad interesse

Trattando di temi finanziari non ci si può dimenticare del prestito ad interesse.

I tassi di interesse vigenti nel Medioevo e nel Rinascimento farebbero impallidire i tassi considerati di usura di oggi. Un tasso del 30% era considerato una condizione di favore.

A Firenze gli ebrei si accontentavano del 32%. A Piacenza superava il 40%.

Mentre in Francia si prestava al Re ad un tasso che superava il 50% !

Carlo VIII per finanziare la sua impresa in Italia trovò a fatica un prestito di 70.000 ducati ad un tasso di 14.000 ducati a quadrimestre (in pratica poco meno del 90% annuo)..

In realtà occorre riflettere che tassi simili potevano anche essere indice di una forte penuria di circolante in relazione con i fabbisogni economici dell’epoca.

Un altro elemento che va preso in considerazione è che gli investimenti dell’epoca garantivano dei ritorni astronomici, tali da ripagare ampiamente l’altissimo interesse.

continua/.. ?!?

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adolfos

Bentornato Numa e che ritorno !

Avevo giusto bisogno di alcune informazioni in proposito :D Hai letto la discussione di fedafa ?

Ciao e grazie

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rick2

vorrei aggiungere che la lira appare anche a venezia sotto il doge Nicolo Tron 1471-1473

e se non erro mi pare che la citta` di piacenza sia stata venduta per 30.000 ducati agli inizi del 1500

ciao

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rick2

aggiungerei che Gian Galeazzo Visconti compra il titolo di Duca di Milano nel 1395 pagando 100.000 fiorino d oro all imperatore

ciao

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