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417sonia

La peste nera (1347-1352)

Risposte migliori

417sonia
Supporter

Buongiorno

L’altro giorno leggevo una pubblicazione di nautica ed in particolare un articolo circa la penuria di legname adatto alle costruzioni navali intorno al 1350, era una vera e propria crisi energetica dovuta alla devastazione di intere foreste.

Il legno (e in generale la fibra vegetale) era il petrolio di oggi e ancor più insostituibile, non solo per le costruzioni di barche e vascelli, ma per costruire le abitazioni, per riscaldarsi e sfamarsi, per fabbricare gli indumenti, per far funzionare le industrie, ecc. ecc.

L’estensore dell’articolo calcolava che tra il 1000 e il 1350, a fronte di una esplosione demografica nel Vecchio Continente, le aree boschive che lo ricoprivano per i suoi 3/4, vennero ridotte di circa il 70%. Cosa salvò l’intero Continente da questa iattura? La “peste nera”!

Nel periodo dal 1347 al 1352 la peste nera fece nel Vecchio Continente, tra i 20 e i 25 milioni di vittime; circa un terzo della popolazione, ma questo drammatico evento consentì a boschi e foreste di tornare ad avanzare, essendo venuta meno l’azione devastatrice dell’uomo. Ci sarebbe da affermare che la natura ha posto mano da sola, seppur tragicamente, rimediando alla scelleratezza umana.

Da questo articolo, il mio pensiero si è trasferito a tutti i problemi che la peste generò nelle economie degli stati ed in particolare nelle officine monetarie.

Un quadro relativo alla Zecca di Venezia ce lo da il Prof. Stahl quando la peste nera, nel 1348, arrivò a devastare Venezia. Si calcola che solo nell’estate del 1348 morì fra 1/3 e 1/2 della popolazione.

Questi evidenzia, non solo la penuria di personale specializzato presente nelle varie fasi del lavoro nella zecca a causa dei decessi, ma l’assoluto caos che vi regnava e che regnava anche nelle magistrature di governo e che possiamo così riassumere:

1) La morte del personale qualificato non trovava sostituzione con altro personale adeguatamente preparato, nemmeno di fronte ad aumenti di salario anche cospicuo;

2) Il personale che, nonostante le difficoltà, veniva assunto, non poteva venire adeguatamente preparato ed oltre a ciò era venuto meno il controllo sul lavoro da parte degli ufficiali preposti , perché anche questi ruoli erano vacanti. Questo generava errori nella preparazione del metallo e della sua lavorazione e relative ingenti perdite;

3) Sfruttando l’ignoranza dei nuovi assunti sulle procedure da seguire in Zecca, qualche lavorante “furbo” se ne approfittava, facendo scritture false circa l’esatta quantità di metallo in entrata e la relativa uscita di moneta, intascandosi la differenza;

4) La perdita di popolazione era anche aggravata dalla fuga di persone verso altre città considerate più sicure; se Venezia aveva l’autorità per imporre il ritorno alle maestranze che “ritrovava”, non poteva obbligare i nobili e conseguentemente erano anche spoglie le magistrature che avrebbero dovuto sovraintendere sulla zecca e legiferare per il suo corretto funzionamento.

Solamente dalla fine del 1349, quando il governo si rese conto che l’emergenza poteva essere considerata superata, mise mano ad una riforma radicale della zecca.

Spero di non avevi tediato; avete altre evidenze su altre zecche?

Saluti

Luciano

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Matteo91

ciao luciano,

non mi hai annoiato, anzi ho letto con interesse e curiosità. purtroppo non sono in grado di dare il mio contributo ne storico ne numismatico.

però sarebbe interessante, almeno per me, vedere se sia possibile riscontrare effettivamente le differenze sulla monetazione.

le stesse difficoltà ci sono state anche nelle epidemie di peste successive? per la peste di milano del 1600 ad esempio..

ma non divaghiamo troppo..magari ci proporrai un altra discussione :D

saluti,

matteo

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417sonia
Supporter

Grazie,

in effetti qualche maggiore informazione la posso dare, se non altro per contestualizzare l'arrivo della peste a Venezia.

Soltanto qualche anno prima, fine 1343, a Venezia arrivava tanto oro che non si riusciva a gestirne il traffico.

Pensate che c'erano tante navi alla fonda che aspettavano di far dogana, che tanti comandanti preferivano scaricare oro in Istria e farlo arrivare a Venezia via terra, cosi' da poterlo presentare prima in zecca.

Quando il governo se ne rese conto, dichiaro' che tutto l'oro portato in zecca nei giorni successivi allo scarico di una nave, fosse registrato insieme e che i ducati prodotti da esso fossero ripartiti in ordine determinato per lotteria.

Quindi il periodo per la zecca era gia' di per se stesso critico; anche per l'argento c'erano problemi, si stava lavorando alacremente per produrre grossi e soldini e da li a qualche mese ci sarebbe stato il via libera per la creazione del mezzanino.

Questo nuovo conio avrebbe dovuto essere lavorato in fretta perche' raggiungesse il piu' velocemente possibile tutte le citta'.

Ad aggiungere problemi a problemi e guastare la festa, ci penso' la peste.

luciano

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piakos

Pensavo si volesse parlare di una epidemia di peste nera trasmessa tramite le zecche (piacevoli insetti che amano insinuarsi nel loro ospite con un rostro succhiatore)...

:whome:

P:S.

:rolleyes:

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dizzeta

A me risulta che durante l’assedio di Caffa , occupata dai genovesi (Mar Nero), siamo nell’anno 1343, il Khan dei Tartari Zanibeg, reso furente da una terribile epidemia scoppiata tra i suoi uomini, ordinò che i cadaveri dei suoi soldati, morti di peste nera, anziché avere sepoltura, fossero lanciati con le balestre, come proiettili, entro le mura della città assediata. I genovesi buttarono a mare i cadaveri degli appestati, ma il contagio si diffuse e quando qualcuno degli ammalati tornò in Italia il morbo si propagò devastando l’Europa. Proprio a quell’episodio si richiamò il Boccaccio, traendone pretesto per le famose “giornate” del Decamerone.

Anche a Genova la pestilenza, giunta da Caffa, falciò migliaia di vittime , e tra queste, nel 1350, ci fu il doge Giovanni da Murta (Secondo Doge eletto nel 1344, dopo Simone Boccanegra, e non risultano monete coniate a suo nome).

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Liutprand

In effetti le conseguenze della peste nera scardinarono la società in tutte le stratificazioni: oltre ai problemi indicati nella zecca di venezia, ad un certo punto non si trovava nemmeno chi raccogliesse e seppellisse i morti; in alcune città non si trovavano più falegnami per la costruzioni delle bare e si diede inizio alle fosse comuni. Per restare in tema l'economia fu stravolta e i beni di prima necessità cominciarono a scarseggiare a tal punto - come saprà bene chi si interessa di circolazione monetaria - che il danaro non aveva più valore e in alcune zone d'Europa e d'Italia si ritornò al baratto. La seconda parte del XIV secolo fu molto diversa dalla prima parte e ci vollero decenni per superare quel brusco arresto. La stessa demografia ci dice che soltanto intorno al 1460 si ritornò agli indici della prima parte del Trecento. Abbiamo la fortuna di sapere tutto ciò non solo dagli storici ma anche dalla pagine della letteratura del tempo, come le Croniche del Villani e l'eccezionale quadro che ne traccia Boccaccio nell'introduzione al Decameron.

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417sonia
Supporter

A me risulta che durante l’assedio di Caffa , occupata dai genovesi (Mar Nero), siamo nell’anno 1343, il Khan dei Tartari Zanibeg, reso furente da una terribile epidemia scoppiata tra i suoi uomini, ordinò che i cadaveri dei suoi soldati, morti di peste nera, anziché avere sepoltura, fossero lanciati con le balestre, come proiettili, entro le mura della città assediata. I genovesi buttarono a mare i cadaveri degli appestati, ma il contagio si diffuse e quando qualcuno degli ammalati tornò in Italia il morbo si propagò devastando l’Europa. Proprio a quell’episodio si richiamò il Boccaccio, traendone pretesto per le famose “giornate” del Decamerone.

Anche a Genova la pestilenza, giunta da Caffa, falciò migliaia di vittime , e tra queste, nel 1350, ci fu il doge Giovanni da Murta (Secondo Doge eletto nel 1344, dopo Simone Boccanegra, e non risultano monete coniate a suo nome).

E' probabile che il contagio sia arrivato attraverso le grandi vie di comunicazione o il mare.....circa il metodo di catapultare i morti di peste all'interno delle città assediate, era pratica molto comune.

Che fosse peste o colera o qualsiasi altro morbo, fa poca differenza, così come l'avvelenamento delle cisterne e dei pozzi d'acqua con veleni di tipo animale o vegetale. Erano pratiche già in uso ai tempi dei greci e dei romani.

Pratiche antesignane delle armi batteriologiche. :(

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sixtus78

in maniera assai modesta e stringata dopo aver letto i post della discussione presente faccio i complimenti a 417sonia che analizza 1 fenomeno storico di grande portata con le conseguenze numismatiche del caso. discussione davvero interessante.

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417sonia
Supporter

Beh. grazie a voi. Mi lusingate. :blush:

Saluti

Luciano

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Paleologo

E' molto interessante l'osservazione di Stahl secondo cui nel periodo più critico dell'epidemia (l'estate del 1348) il governo della moneta era praticamente l'unico argomento in grado di trascinare i nobili a presenziare alle riunioni del Maggior Consiglio. In un repubblica in cui grandi mercanti e governanti erano le stesse persone questo forse non è sorprendente. Chi sa se era vero anche in altre città?

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Tm_NPZ

Molto interessante :) pagina brutta della storia ma che da un lato mi affascina.

Chissà se la situazione fu analoga nelle Zecche con la Peste del '600?

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417sonia
Supporter

Buona serata

Paleologo, Tm_NPZ, grazie.

Avete posto entrambi un quesito che ritengo molto importante e al quale sarebbe opportuno dare una risposta, anche grazie agli amici del Forum, almeno quelli che non hanno fatto il "ponte" . ;)

Primo quesito di Paleologo. Vero quello che dici. La zecca di Venezia (ma tutto il governo) era nel caos più totale, eppure godeva di uno status privilegiato rispetto ad altre zecche, alcune altrettanto importanti.

Infatti la zecca veneziana era gestita, amministrata e controllata in prima persona dallo stato con propri funzionari, fossero essi i massari o i responsabili amministrativi, nonchè le maestranze che vi lavoravano. E' indubbio che la forza di coercizione dello stato nei confronti dei propri cittadini (un po' meno nei confronti dei nobili) doveva essere elevatissima e sappiamo che l'unica alternativa per i lavoranti era la fuga dallo stato; ma cosa succedeva nelle altre zecche?

Penso soprattutto a quelle che, per tradizione, avevano come responsabili dei forestieri ed ai quali lo stato appaltava la gestione; massari, intagliatori e personale che per fama veniva ingaggiata con contratti a tempo e che spesso si portava dietro anche assistenti di fiducia. Cosa fecero questi con l'arrivo della peste?

Il secondo quesito di Tm_NPZ è più articolato, perchè si prende in esame anche un'altro evento pestilenziale che, sebbene non catastrofale come il primo, determinò milioni di morti.

Attenzione però, tra l'evento del 1347 e quello del 1575 (50.000 morti solo a Venezia nel 1576) , altre epidemie avevano mietuto vittime; peste, colera, e chi più né ha né metta, pur considerando che Venezia era da tutti riconosciuta all'avanguardia per quanto concerneva la salute (soprattutto in questi casi) e non è un caso che il "Lazzaretto" sia stato il nome veneziano adottato ovunque per indicare il luogo di quarantena dove venivano raccolti i sospetti ammorbati e i moribondi.

Come non pensare alla sifilide (mal franzese) del 1536 che vide Sant'Ignazio di Loyola e San Francesco Saverio assistere i malati nell'ospizio degli Incurabili?

Argomenti molto interessanti che potrebbero essere traslati in un contesto "numismatico" e che mi auguro vengano "raccolti".

Saluti

luciano

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chievolan

Complimenti Luciano, hai aperto una interessante discussione, ... alla quale probabilmente non ci è possibile dare subito delle risposte, ma sulla quale ci si può ragionare, .... richiamando ovviamente dei testi, .... leggendo magari in maniera diversa e più attenta qualche "documento di zecca" di quegli anni ....

Mi hai stimolato, ed ho tirato fuori dalla libreria un libro che da una nota vedo che ho letto nel 1997, ma la mia memoria non è più quella di una volta e ricordo solo di averlo letto, ... appena ho tempo lo rileggerò. Vi do il titolo intanto, qualora vi possa interessare:

Klaus Bergdolt - La peste nera e la fine del medioevo - Piemme Ed. 1997.

Parla della peste in Europa negli anni 1346-50 ; molte pagine riguardano l'Italia.

Per Firenze leggo: ........ "Molte professioni scomparvero. Ancora nel gennaio del 1349 mancavano persone capaci di coniare monete e così artigiani esperti furono invitati a trasferirsi in città da Napoli. ...."

(Viene citato Falsini A.B. : Firenze dopo il 1348. Le conseguenze della peste nera. In Arch. storico italiano, 1971).

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chievolan

Qualche nota .......

La peste nera si diffuse in Europa tra il 1347 e il 1351.

Ne fu vittima un terzo della popolazione europea.

Il focolaio iniziale si ebbe in Crimea.

La peste è una malattia infettiva provocata dal bacillo Yersinia (Pasteurella) pestis; questo agente patogeno si annida sopprattutto in roditori e particolare nei ratti, che si infettano l'un l'altro attraverso

il morsi delle pulci (Pulce dei ratti) che possono infestarli.

Il problema è limitato ai topi se questi sono topi "di campagna" o se si tratta del ratto delle chiaviche (Rattus norvegicus), ma può diventare, come tante volte è stato, estremamente pericoloso per l'uomo, quando le pulci "portatrici" del bacillo, infestano i ratti domestici; questo perchè non solo la pulce del ratto può essere veicolo del bacillo, ma anche la pulce dell'uomo (Pulex irritans).

Una volta diffusa nella popolazine umana il contagio si propaga poi o sempre tramite il morso delle pulci (o i suoi escrementi previa forte "grattata" della zona cutanea che prude) o anche per via aerogena (attraverso i polmoni).

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chievolan

Per Firenze leggo: ........ "Molte professioni scomparvero. Ancora nel gennaio del 1349 mancavano persone capaci di coniare monete e così artigiani esperti furono invitati a trasferirsi in città da Napoli. ...."

(Viene citato Falsini A.B. : Firenze dopo il 1348. Le conseguenze della peste nera. In Arch. storico italiano, 1971).

Però in quegli stessi anni c'erano zecchieri fiorentini che lavoravano in Friuli.

Nel 1336 l'appalto della zecca aquileiese viene dato allo zecchiere fiorentino Dino Cornacchini (o Cornagini). Nel 1351 a gestire quella zecca sarà il fiorentino Zilio o Ziliolo.

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417sonia
Supporter

Ciao

interessante, sai quante informazioni si potrebbero reperire leggendo testi di storia, anche locale?

L'unico guaio che in questi testi si hanno informazioni molto superficiali dove, quasi mai, si approfondisce l'argomento "numismatico"; si trova talvolta giusto un accenno.

Bisognerebbe poi avere il tempo di approfondire questi argomenti negli archivi storici delle varie città, ma come si fa se uno lavora? :( E' già tanto avere la disponibilità di qualche volume specifico e scaricabile da internet.......

Ad esempio sto facendo passare il "Capitolar Dalle Broche" della Zecca di Venezia per vedere se c'è un accenno a delle difficoltà di lavoro a seguito di penuria di personale vittima di epidemie, ma gli scritti (per la metà in latino) abbracciano il periodo che va dal 1358 al 1556.

E' tagliata fuori la grande epidemia di peste del 1347 e quell'altra "importante" del 1575. Se trovo qualche riferimento mi riprometto di postarlo.

Saluti

Luciano

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