Vai al contenuto
  • Sky
  • Blueberry
  • Slate
  • Blackcurrant
  • Watermelon
  • Strawberry
  • Orange
  • Banana
  • Apple
  • Emerald
  • Chocolate
  • Charcoal
Accedi per seguire questo  
incuso

[Parma] un Carlino Padano

Risposte migliori

incuso
Supporter

Il carlino come moneta nasce, da quel che ho capito, nel sud italia durante il dominio angioino e anzi proprio sotto Carlo I d'Angiò.

http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-CAIAN/2

il carlino d'argento ebbe un discreto successo. Infatti in Sud Italia fu coniato fino all'800 anche se il nome "originale" di fatto si tramuta in 10 grana.

Al di là del fatto che si parla di monete tutto sommato differenti, coniano carlini anche i Savoia, lo Stato Pontificio e financo il governo popolare di Bologna nel 1796.

Quello che vi presento oggi è un mio recente acquisto: un carlino di Parma e anzi l'unica moneta con tale nome coniata a Parma.

Nel 1731 muore l'ultimo duca di Parma e Piacenza di casa farnese: Antonio. Salito al trono ducale già in età avanzata nel 1727 si sposa l'anno successivo ma di fatto non lascia eredi morendo pochi anni dopo.

Secondo il trattato di Londra del 1718 il Ducato di Parma e Piacenza deve passare ai figli dell'ultima Farnese, Elisabetta, che aveva sposato Filippo V di Spagna. In assenza di altri troni il primogenito Carlo è quindi il prescelto.

Nel frattempo il ducato era retto anche da Sofia Dorotea di Neoburgo. Vedova di entrambi i fratelli di Antonio: Odoardo e Francesco.

Infatti il padre di costoro, Ranuccio II, aveva organizzato il matrimonio di Sofia Dorotea con il figlio Odoardo. Questi però muore poco prima del padre nel 1693 ma, visto che i Farnese non avevano molta voglia di restituire l'ingente dote ricevuta, viene organizzato il matrimonio della vedova con il fratello di Odoardo, Francesco. Questi, a differenza del fratello (a dire il vero fratellastro ma non vorrei complicare ulteriormente la situazione), era già nel frattempo diventato Duca nel 1694; reggerà il ducato fino al 1727 anno in cui sale al trono il fratello Antonio con cui ho iniziato la disquisizione sugli ultimi Farnese. Come madre di Elisabetta, Dorotea Sofia è quindi nonna materna di Carlo ("nonna" è probabilmente troppo facile dopo cotanti intrecci di parentela e quindi in tutti i documenti che ho letto viene indicata con il termine equivalente ma desueto: "avola").

L'ascensione al trono di Carlo di Borbone non è del tutto ovvia. Il Papa avanza infatti pretese sui territori Ducali ma la presenza di 3.500 soldati mandati a facilitare il passaggio di consegne per Carlo impediscono colpi di mano.

Il 29 dicembre 1731 (l'Affò qui incorrettamente indica il 19) le 17 comunità dello Stato e i rappresentanti della giurisdizione feudale prestano giuramento all'Infante Carlo nella mani di Dorotea Sofia e del Conte Zambeccari plenipotenziario del Granducato di Toscana.

Nel 1732, Carlo fa il suo ingresso trionfale a Parma e alla folla vengono lanciate nuove monete d'argento dal peso di due denari e 8 grani con la sua effige:

Carlino_1731_36601.jpgCarlino_1731_36602.jpg

D\ Testa nuda del Duca a destra. Intorno CAROLVS . I . BORBON . FARN . PAR . PL . DVX .. Sotto il taglio del collo, indicazione del millesimo (1731).

R\ All'interno di un padiglione coronato AUREVS MOX ADERIT.

Il CNI indica due varianti ma da quanto capisco è solo questione di punteggiatura.

Il motto sul retro viene interpretato dall'Affò come indice della progettata battitura futura di monete d'oro (l'oro presto arriverà). Visto che è però rappresentato anche altrove mi verrebbe da dire che il significato sia differente e che il termine "aureus" abbia piú un significato metaforico.

Questa moneta fu quindi battuta precedentemente in base a dispozioni di Dorotea Sofia. Dove siano di fatto state coniate e da chi, non l'ho trovato in nessun documento in mio possesso. Logica vorrebbe che siano state coniate a Parma e presumibilmente dal Gualtieri che teneva la zecca. Onestamente però trovo lo stile un po' differente.

Coeva è anche questa medaglia (che ci sia la stessa mano?) in cui si celebra la speranza della presa di possesso di Parma da parte di Carlo:

MedagliadellapresadipossessodiParma_1731_20996.jpg

Comunquesia, la presenza a Parma di Carlo di Borbone non dura tanto. Nel 1734 la Spagna decide di reclamare il Regno di Napoli ed è Carlo stesso che guida le truppe alla conquista abbandonando per sempre Parma per Napoli.

Le monete di Napoli del periodo sono migliori come stile, ma il fatto di aver coniato le monete dopo aver visto il sovrano non giova certamente al risultato :lol:

12Carlino_1759_14412.jpg

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

mariov60

Bravo Massimo! Bella monetina e bel post che apre una finestra su un periodo storico molto particolare.

In effetti questo periodo, compreso fra i primi anni e la metà del 1700, fu portatore di grandi cambiamenti per l’area emiliana e bassa padana, comprendendo quindi anche l’area mantovana; l’estinzione di numerose casate e la decadenza dai propri titoli, per diretto intervento imperiale, di altre, portarono a trasformazioni degli assetti geopolitici dell’area molto significative.

Nel 1684 si estinse la casata dei Gonzaga di Sabbioneta che approdò, dopo varie vicende, prima ai Gonzaga di Mantova poi, alla decadenza di questi per fellonia nel 1706, ai Gonzaga di Guastalla.

I Gonzaga di Guastalla si estinsero a loro volta nel 1748, Guastalla fu assegnata ai Borbone di Parma.

I Gonzaga-Nevers di Mantova vennero dichiarati decaduti per Fellonia ed il ducato passò nel 1708 sotto diretto controllo imperiale.

La casata dei Gonzaga di Novellara si estinse nel 1728 e la contea venne venduta dall’imperatore agli Este di Modena

Il duca di Mirandola, Francesco Maria Pico, fu dichiarato decaduto per fellonia dall’imperatore nel 1710 ed il ducato successivamente venduto agli Este di Modena.

Nel 1691 Castiglione fu occupato dalle truppe imperiali che la controllarono fino a quando, nel 1773, il principe Luigi III Gonzaga, pretendente dello stato, rinunciò ad ogni diritto sovrano a favore dell'Austria.

Come già scritto da Incuso anche la casata dei Farnese di Parma si estinse nel 1731 ed il ducato venne assegnato ai Borbone nella persona di Carlo, Infante di Spagna.

A questo progressivo processo di estinzione o di decadenza delle antiche casate corrispose quindi un diretto coinvolgimento delle grandi potenze nella gestione dei territori rimasti “vacanti”.

Fu questo un passaggio epocale: le città stato, i territori cuscinetto, i principi voltagabbana avevano fatto il loro tempo; ora, dopo le sanguinose e dispendiose guerre per le successioni (spagnola 1702 -1714, polacca 1733 – 1735), si assistette ad una progressiva aggregazione delle città stato e dei territori cuscinetto in entità statuali di maggiori dimensioni; le grandi potenze decisero inoltre di gestire parte di questi territori o direttamente o per mezzo di principi direttamente legati alle loro dinastie regnanti.

post-20130-0-06253200-1296296766_thumb.j

A questa rivoluzione, nel nord Italia, sopravvissero solo le repubbliche di Venezia e di Genova, e, nella loro continuità dinastica, il regno di Sardegna ed il ducato di Modena (gli Este si estinsero nel 1798 ed il ducato venne a sua volta assegnato ad un discendente degli Asburgo).

Ma di li a poco ben altre vicende avrebbero sconvolto l’intera Europa.

Ciao

Mario

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

teofrasto

... Questa moneta fu quindi battuta precedentemente in base a dispozioni di Dorotea Sofia. Dove siano di fatto state coniate e da chi, non l'ho trovato in nessun documento in mio possesso. Logica vorrebbe che siano state coniate a Parma e presumibilmente dal Gualtieri che teneva la zecca. Onestamente però trovo lo stile un po' differente.

Buonasera a voi,

a proposito dei carlini a nome di Carlo di Borbone, personalmente non credo che possano essere stati coniati dai fratelli Gualtieri a Parma. In questa zecca, infatti, al tempo di Antonio Farnese e di Carlo di Borbone il metodo di battitura era ancora esclusivamente quello a martello; la coniazione di questi carlini dovette invece essere effettuata ai rulli rotanti, come starebbero a dimostrare le mancanze di metallo che si riscontrano per esempio sull'esemplare nel recente catalogo d'asta on-line di Nomisma:

http://auction.nomismaweb.com/item.php?id=18924

Queste mancanze sono infatti tipiche dei tondelli fustellati da lamine precedentemente impresse ai rulli.

Io credo pertanto che la loro produzione possa verosimilmente essere avvenuta nella zecca di Piacenza, dove questa tecnologia era in quel momento consolidata da tempo. Se così fosse, le monete potrebbero dubitativamente essere attribuite a Giuseppe Zocchi oppure a Carlo Tinelli che erano stati zecchieri dell'officina di Piacenza al tempo degli ultimi Farnese.

Tuttavia non si può escludere che i carlini possano anche essere stati commissionati a qualche altra zecca, dove i rulli erano in uso. Di più per il momento non so dire.

Cordialmente, Teofrasto

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

incuso
Supporter

Anche io pensavo ad una battitura a rullo proprio avendo visto quell'esemplare tuttavia mi lascia perplesso che il conio sia lo stesso in tutte le immagini che si possono recuperare online:

NE510D.jpg

Carlino_1731_36601.jpg

Carlino_1731_11332.jpg

1530D.jpg

non va un po' contro le probabilità? Oppure ci sono molti falsi in giro!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

teofrasto

Ciao Incuso,

non so se di questa moneta siano stati prodoti dei falsi. A me non risulta, ma può essere.

I tre esemplari che hai postato mi sembrano senz'altro autentici, ma potrei naturalmente sbagliarmi. Bisognerebe fare un piccolo censimento nei cataloghi d'asta e vedere se tutti gli esemplari provengono dalla stessa copia di conii.

Tuttavia, anche se risultasse che i coni fossero solamente due o tre, non necessariamente ci troveremmo di fronte a dei falsi.

La cosa si potrebbe spiegare con l'utilizzo in fase diproduzione NON di rulli rotanti, sui quali generalmente venivamo montate diverse copie di conii contemporaneamente, ma di rulli oscillanti, i quali, viceversa, prevedevano l'utilizzo di una sola copia di conii alla volta.

Comunque questo censimento, anche non esaustivo, sarebbe interessante: c'è qualche anima pia che si sente di farlo?

Cordiali saluti, Teofrasto

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

incuso
Supporter

Quelle sono tutte le immagini che sono riuscito a recuperare. Ricordo che altri esemplari erano passati in asta da nomisma ma credo anche invenduti e quindi probabilmente e' sempre lo stesso.

L'esemplare riportato sulle tavole del CNI sembra differente. Dico "sembra" in quanto le dimensioni non permetteno bene di discriminare.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Paolino67

La cosa si potrebbe spiegare con l'utilizzo in fase diproduzione NON di rulli rotanti, sui quali generalmente venivamo montate diverse copie di conii contemporaneamente, ma di rulli oscillanti, i quali, viceversa, prevedevano l'utilizzo di una sola copia di conii alla volta.

Potresti spiegare la differenza tra questi due tipi di rulli? So (sommariamente) come funzionavano i rulli rotanti, buio totale invece sull'altro tipo di rulli da te citato.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

teofrasto

Ciao Paolino67,

proverò a risponderti, con la speranza di non generare ulteriore confusione.

La pressa a rullo, o conio a rullo, utilizzava per la coniazione due rulli, uno superiore ed uno inferiore, sui quali erano incisi i conii che dovevano imprimere i tipi di diritto e rovescio delle monete. Si faceva passare una striscia di metallo tra i rulli i quali imprimevano i disegni su di essa. Dopodiché non rimaneva che fustellare i tondelli così impressi.

Il conio oscillante o pressa oscillante operava con lo stesso principio. I conii però erano erano a forma di fungo e i tipi da imprimere sulle monete venivano incisi sulla parte superiore arrotondata. In questo caso i tondelli erano generalmente separati prima di essere coniati e venivano posizionati uno alla volta tra i conii. Quando questi venivano fatti muovere tramite una manovella, la moneta veniva impressa.

Della pressa oscillante esisteva anche una versione 'semplificata' chiamata pressa ondulante, che lavorava un po' come quella rotante.

Posto anche alcune immagini che spero possano aiutare a capirne il funzionamento.

post-14038-0-69900800-1296464680_thumb.j

Cordiali saluti, Teofrasto

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Paolino67

Molto interessante, grazie.

Dunque, se ho ben capito, il principio di funzionamento dei conii oscillanti era un pò quello della macchina per fare la pasta in casa, o sbaglio?

Modificato da Paolino67

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

teofrasto

Molto interessante, grazie.

Dunque, se ho ben capito, il principio di funzionamento dei conii oscillanti era un pò quello della macchina per fare la pasta in casa, o sbaglio?

La presa ONDULANTE della foto è una ricostruzione dello Smithsonian Istitution, comunque sì, più o meno dovevano funzionare così anche i conii oscillanti di Modena.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere registrato per lasciare un commento

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra comunità. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora
Accedi per seguire questo  

Lamoneta.it

La più grande comunità online di numismatica e monete. Studiosi, collezionisti e semplici appassionati si scambiano informazioni e consigli sul fantastico mondo della numismatica.

Hai bisogno di aiuto?

×