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g.aulisio

Etrusco d'oltralpe

Risposte migliori

g.aulisio

Una serie oggettivamente "bruttina", ma non per questo poco interessante.

Anche gli esemplari illustrati non sono da meno: certamente non sono pezzi da museo. Rappresentano però probabilmente il circolante "medio" che poteva capitare in mano agli utilizzatori dell'epoca.

Siamo sul versante francese delle Alpi, nell'alta valle del Rodano, in qualche momento precedente (molto probabilmente) la dominazione romana.

Un popolo, i Cavares secondo alcuni, gli Allobrogi secondo altri, non determinabile secondo altri ancora, emette moneta.

Si tratta di un pezzo d'argento attorno ai 2.20 grammi, peso troppo scarso per essere riconducibile alla dramma leggera di Marsiglia, ma (opinione personale) non troppo discosto da quello della seconda fase delle imitazioni massaliote dell'Italia settentrionale.

La moneta mostra al dritto una testa laureata, attribuita ad Apollo, di derivazione ellenistica: tradizionalmente l'origine viene individuata a Marsiglia, tramite la mediazione di Avenio (Avignone) e di un'altra monetazione probabilmente alpina non attribuita con certezza, la cosiddetta serie "al cervide" o "au bouquetin".

Il rovescio è ben più "celtico": un cavallo libero al galoppo, una ruota e... un'iscrizione in caratteri nord-etruschi, comunemente traslitterata in "IAZUS".

Inutile dire che non esistono interpretazioni attendibili circa il significato.

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Anche qui qualcosa in comune con l'Italia Settentrionale, ed in particolare con le serie con legenda in caratteri cosiddetti "leponzi"...

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g.aulisio

Velocemente la serie degrada dal punto di vista "artistico"

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La testa del dritto, seguendo una progressione tutta celtica, tende a decomporsi in puri elementi decorativi: i caratteri geometrici dell'acconciatura prendono il sopravvento sugli altri elementi di quello che in origine era il volto di Apollo, rappresentando di per se stessi la raffigurazione del dritto.

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g.aulisio

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Al rovescio compaiono altri simboli (un caduceo, o uno scettro), e la scritta in caratteri nord etruschi viene sostituita da una legenda in caratteri latini: VOL.

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Modificato da g.aulisio

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g.aulisio

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Anche la tecnica di produzione ha una forte involuzione,

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g.aulisio

Non c'è male, no?

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Se l'attribuzione è contrastata, lo stesso è per la datazione: I sec. a.C.? o II?

Una serie brutta quanto vi pare, però interessante...

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piakos

Molto interessante.

Starebbero benissimo nella bacheca di un museo a testimonianza dei luoghi e del periodo.

Siamo sicuramente oltre la metà del secondo secolo.

Lo stile delle effigi si sta perdendo del tutto così come la regolarità del tondello.

In pratica si stanno perdendo i riferimenti di conio.

La Gallia Narbonense è già sotto il dominio romano dal 121 a.c. e le monete postate da Aulisio sembrano coniate in fretta...senza cura, come nelle campagne militari o in un periodo di crisi...o di smarrimento.

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Vincenzo

Molto interessante.

Starebbero benissimo nella bacheca di un museo a testimonianza dei luoghi e del periodo.

Siamo sicuramente oltre la metà del secondo secolo.

Lo stile delle effigi si sta perdendo del tutto così come la regolarità del tondello.

In pratica si stanno perdendo i riferimenti di conio.

La Gallia Narbonense è già sotto il dominio romano dal 121 a.c. e le monete postate da Aulisio sembrano coniate in fretta...senza cura, come nelle campagne militari o in un periodo di crisi...o di smarrimento.

Oltre la metà del II secolo a.C., ma non molto oltre...

Vincenzo.

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balkan

Complimenti, un bellissimo esempio di percorso che illustra in maniera ,anche drammatica ,un momento storico pieno di veloci e progressivi cambiamenti. Utilizzo il termine drammatico per meglio illustrare quello che per me è il variare dello stile e di conio fatto su tondelli quasi di fortuna delle ultime tre monete. E' davvero molto interessante ed entusiasmante riuscire a vedere, in maniera concreta, i cambiamenti della storia.

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g.aulisio

La questione della datazione di questa serie è forse più "vexata" di quella della sua attribuzione, e dipende in larga misura da quella dei tipi a busto di cavallo con legende in caratteri nord-etruschi IAILCOVESI e KASIOS, generalmente ritenuti precedenti, e dalle altre serie ritenute più o meno contemporanee o successive nella medesima area geografica: monete "al cervide", all'ippocampo (già con forte influsso romano) e al cavaliere (totalmente romanizzate).

Per sommi capi:

Adrien Blanchet nel 1905 datava i pezzi al busto di cavallo all'ultimo quarto del III sec. essenzialmente sulla base dei supposti prototipi (punici o campano romani).

J.-B. Colbert de Beaulieu data gli stessi pezzi all'inizio del I sec. La tesi principale di Colbert, e di gran parte degli studiosi francesi, è basata ampiamente sulla cosiddetta "egemonia auvergnate", ossia al fatto che l'impero auvergate che precedette l'invasione romana avrebbe centralzzato la produzione monetaria, non autorizzando emissioni locali.

La legenda KASIOS, inoltre, richiama una possibile celtizzazione del nome romano Cassius, nel qual caso individuerebbe un capo locale cliente di un notabile romano della gens Cassia, storicamente presente in Narbonense.

Antonin Deroc nella sua monografia del 1983 propone le seguenti datazioni:

Busto di cavallo/IAILKOVESI - 115-110 a.C.

Busto di cavallo/KASIOS - 105-90 a.C.

La serie al cavallo al galoppo, inaugurata dal gruppo a legenda IAZVS, comincerebbe verso il 90 a.C.

Simone Scheers nel suo catalogo del Museo di Lione (1996) resta molto prudente, riportando la datazione bassa, specificando nel contempo che non è universalmente condivisa.

Prudenza condivisa da D. Allen che propone l'emissione dei pezzi KASIOS "in qualche data nell'ultimo quarto del II sec. a.C.", indicando il primo quarto del I sec. a.C. come il periodo di maggior addensarsi di queste serie.

Y. Van der Vielen (Les monnayes des Allobroges, Losanna 1999) contesta l'attribuzione ai Cavares di Deroc, e anticipa l'emissione IAZVS di una decina d'anni:

Busto di cavallo/IAILKOVESI - 115-107 a.C.

Busto di cavallo/KASIOS - 115-107 a.C.

Cavallo al galoppo/IAZVS - 100-85 a.C.

Cavallo al galoppo/anepigrafe - 85-75 a.C.

Cavallo al galoppo/VOL - 85-75 a.C.

Infine Claude Brenot, che non essendo una studiosa di numismatica celtica forse sente un po' meno il peso del mostro sacro Colbert, e in articolo del 1995 spariglia un po' le carte.

Propone un'ipotesi molto suggestiva che mette in relazioni le emissioni con legenda in nord-etrusco con le spedizioni dei Gesates e i rapporti di mercenariato con la Cisalpina durante le guerre galliche in Italia, e ne colloca l'inizio al passaggio tra il III e il II sec. a.C., senza peraltro portare elementi di peso determinante.

Ovviamente non ci sono "fossati di Alesia" che possano dare una mano: anche le evidenze dell'oppidum di Entremont (distrutto dai romani nel 123 a.C). sono contraddittorie, e sembra ormai accertata una rioccupazione del sito per qualche decina d'anni dopo la sua distruzione.

Di seguito i principali eventi tra III e I secolo nella zona in questione:

225 a.C. - Battaglia di Talamone: partecipano contingenti transalpini di "Gesati", reclutati da Inssubri e Boii dopo una trattativa durata otto anni.

222 a.C. - Richiesta degli Insubri ai Gesati di 30.000 mercenari.

218 a.C. - Passaggio dell'esercito di Annibale attraverso il Rodano.

fino al 121 a.C. - Impero Auvergnate che si estende su gran parte della Gallia

121 a.C - La Narbonense diventa provincia romana

107 a.C - Passaggio dei Cimbri e dei Teutoni

77 a.C. - Passaggio di Pompeo

61 a.C. - Rivolta di Cotugnatus

43 a.C. - Passaggio di un contingente di diverse legioni romane

Ammettendo per i pezzi anepigrafi e quelli VOL una datazione post 121 non c'è da stupirsi se sono così bruttini...

Modificato da g.aulisio

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