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fra crasellame

Filippo Maria Visconti - Grosso

40 risposte in questa discussione

In attesa di Varesi... mi sono concesso una moneta che fa parte di quelle che mi mancano e mi dico sempre che ne prenderò una ma poi tra una cosa e l'altra non lo faccio mai.

Ecco un bel grosso di Pippo Maria, del II tipo e aggiungerei IIb in virtù della legenda (che andrebbe inserita a catalogo perché non è una semplice variante di punteggiatura).

Infatti si passa dal F M DVX MEDIOLANI D IA al F M DVX m D IANVE. Non fa pensare, un cambiamento del genere ?

Già che si era passati dal grosso del primo tipo con l'ingombrante stemma ed il castelloportaurbica ridotto di dimensioni al secondo tipo con il castelloportaurbica "normale" ma sormontata dal biscione.

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Genova - Filippo Maria Visconti (1421-1435)

Ag, 21x22mm; 2,91 grammi

D/ : F ✿ m ✿ DVX ✿ m ✿ D ✿ IANVE ✿

R/ + : COIIRADVS ✿ REX ✿ ROIII ✿ A ✿ :

Questa particolare legenda non l'ho vista sul CNI (ma visto il numero di varianti non mi stupisce).

PS: si vedono le rosette nella descrizione delle legende ?

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Non fa pensare, un cambiamento del genere ?

concordo :)

sì, si vedono

complimenti per l'acquisto

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Grazie :)

ora mancano "solo" il grosso I tipo, la petachina ed il ducato... hai detto niente :D

post-1677-0-65883100-1317388538_thumb.jp

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Inviato (modificato)

Belle monete..fra queste ...Trascorrerebbero delle domestiche vacanze in...mio Medagliere...... :lol: :lol:...ma garda ! che e il copyrigth..di Jean .per la verdura .. :) :D

Modificato da Corsodinazione

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Ma hai visto quante serpu ? :D Sono pericolose :lol:

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complimenti fra...... :) quelle li chi dano ale ai piedi......bellissima moneta,2.91 grammi di opera d'arte...... :D

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Inviato (modificato)

Ecco un bel grosso di Pippo Maria, del II tipo e aggiungerei IIb in virtù della legenda (che andrebbe inserita a catalogo perché non è una semplice variante di punteggiatura).

Infatti si passa dal F M DVX MEDIOLANI D IA al F M DVX m D IANVE. Non fa pensare, un cambiamento del genere ?

La "filosofia" con cui è stato redatto il catalogo era quella di accorpare il più possibile avendo come discriminante il valore e l'impronta, in questo caso sono state indicate nella descrizione le due possibili legende per la stessa impronta. Ed è successo anche per altre monete lo stesso criterio. In pratica seguendo le classificazioni di Pesce e Lunardi che l'hanno chiamato entrambi "Grosso di II tipo" (forse hanno inteso che era un'abbreviazione: Mediolani è diventato M).

http://numismatica-i...oneta/W-GEV16/3

Poi si può sempre cambiare ma, in quel caso, vorrei ragionarci un po' più a fondo (ovviamente con voi) in modo che il criterio, comunque, sia lo stesso per tutto il catalogo delle monete genovesi.

P.S. Complimenti, bellissimo esemplare!

Modificato da dizzeta

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Ecco un bel grosso di Pippo Maria, del II tipo e aggiungerei IIb in virtù della legenda (che andrebbe inserita a catalogo perché non è una semplice variante di punteggiatura).

Infatti si passa dal F M DVX MEDIOLANI D IA al F M DVX m D IANVE. Non fa pensare, un cambiamento del genere ?

La "filosofia" con cui è stato redatto il catalogo era quella di accorpare il più possibile avendo come discriminante il valore e l'impronta, in questo caso sono state indicate nella descrizione le due possibili legende per la stessa impronta. Ed è successo anche per altre monete lo stesso criterio. In pratica seguendo le classificazioni di Pesce e Lunardi che l'hanno chiamato entrambi "Grosso di II tipo" (forse hanno inteso che era un'abbreviazione: Mediolani è diventato M).

http://numismatica-i...oneta/W-GEV16/3

Poi si può sempre cambiare ma, in quel caso, vorrei ragionarci un po' più a fondo (ovviamente con voi) in modo che il criterio, comunque, sia lo stesso per tutto il catalogo delle monete genovesi.

P.S. Complimenti, bellissimo esemplare!

Caro omonimo, la mia era una richiesta d'aggiungere questa legenda nella descrizione dell'epigrafe del D. Ora ce ne sono due ma d'appresso a me non ha senso distinguere tra l'interpunzione a : e quella a rosette ma piuttosto metterei i due tipi di legende proprio per l'importanza che ricoprono.

Se scorri il CNI vedrai tante varianti, ma essenzialmente due tipologie di legende: la D IA e la D IANVE ove mEDIOLANI si riduce alla sola m.

D'appresso a me è una cosa importante che va sottolineata. Non certo creando un'altra scheda (cosa che non avrebbe senso). :)

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.. la mia era una richiesta d'aggiungere questa legenda nella descrizione dell'epigrafe del D. Ora ce ne sono due ma d'appresso a me non ha senso distinguere tra l'interpunzione a : e quella a rosette ma piuttosto metterei i due tipi di legende proprio per l'importanza che ricoprono.

Ti chiedo scusa, ma non capisco: le due legende ci sono e sono differenziate; dimmi come scriveresti tu ed io copio e incollo.

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Oltre che fare i miei complimenti a FC per il bel pezzo che si è messo in collezione, e a DZ per l'aggiornamento del catalogo (però FC potrebbe anche metterci la sua foto, che ancora manca ...o sbaglio?), volevo tornare su una questione, passata forse in secondo piano.

Fra crasellame infatti ha detto:

Infatti si passa dal F M DVX MEDIOLANI D IA al F M DVX m D IANVE. Non fa pensare, un cambiamento del genere ?

In risposta a tale quesito avevi qualche idea in mente? Ed anche adamaney, che ha detto di concordare su questo? e gli altri, ovviamente...?

Saluti a tutt* MB

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Fra crasellame infatti ha detto:

Infatti si passa dal F M DVX MEDIOLANI D IA al F M DVX m D IANVE. Non fa pensare, un cambiamento del genere ?

Anche qui voglio dire la mia .... fantasia:

Io immagino che il cambio sia avvevuto intorno al 1428 e sia stato determinato da una scelta "politica"', magari non passava un buon momento di popolarità con il Ducato di Milano ed era meglio una minore visibilità, poi mi risulta che nel 1428 operò lo zecchiere N - A (Nicholaus de Pernice e Andreas Marchonus che nell'esemplare della carige ha N al dritto e la stessa A al verso, ma non sarebbe oltraggioso pensare possa essere una N-A in nesso). Era anche il periodo dove coniava molto nella zecca di Savona (100.000 pezzi al mese, dice Walter Ferro, nel 1425) ... insomma era meglio pubblicizzare meno il "dux mediolani" che negli anni precedenti ...

Questo da Wikipedia:

"La pace fu mal accettata sia dalla popolazione milanese sia dall'imperatore e, proprio le rampogne di quest'ultimo, diedero a Filippo Maria il pretesto per ricominciare le ostilità che portarono però alla disfatta di Maclodio (12 ottobre 1427) citata anche da Alessandro Manzoni. Alla sconfitta seguì una nuova pace conclusa a Ferrara con la mediazione di Niccolò d'Este che comportò per il Ducato di Milano la definitiva perdita di Bergamo e Brescia.

Nel 1428, trovandosi in un'impasse politica, fece di tutto per allearsi con il Duca di Savoia e sposò Maria di Savoia: nell'urgenza degli eventi si disinteressò della dote e, nel tempo che seguì, ribaltò sulla giovane moglie l'astio per la situazione in cui si era venuto a trovare.

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Anche secondo me è un motivo poltico ma non solo... dev'essere anche economico, di accettazione del grosso genovese che è rimasto pressocché invariato. Ma allora il ducato, il soldino e la petachina (che in alcuni esemplari ha MEDIOLAN... alla faccia del piccolo modulo) ?

Che io sappia sono tutti D. IA a parte qualche ducato che ha D. IAN.. però c'è da dire che a quanto ne so solo sul grosso è stato tentato di mettere lo stemma inquartato di Milano.

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Ottime spiegazioni senz'altro, ma: 1) mi sfugge un poco l'eventuale risvolto economico ; 2) anche rispetto alle motivazioni politiche, del tutto congruenti e possibili, rimane un poco da spiegare il perchè della scelta solo sul grosso ....

Non ho alcuna soluzione al momento, e per ciò rilancio chiedendovi eventuali ulteriori riflessioni su questi aspetti.

Un caro saluto MB

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Butto li le mie riflessioni basate solo su idee... d'appresso a me il discostare il grosso dalla solita iconografia genovese potrebbe aver indotto "il mercato" a pensare ad un cambiamento monetale (abbassamento del fino ad esempio), allorché non era il caso. Quindi si è adottata un'iconografia molto più vicina a quella classica (usata anche da altri Signori milanesi in seguito). Forse per il grosso non andava bene la legenda DVX mEDIOLANI d IA... non so fino a che punto per ragioni di circolazione (immagino che ducato, soldino e petachina circolassero anche loro). E comunque con legenda d IA ci sono un bel po' di varianti quindi ne hanno coniati un bel po'.

E veniamo al discorso politico illustrato bene da DZ, ma allora perché non anche sul prestigioso ducato (anche se ne esistono con d IAN) la legenda con IANVE esteso ? Capisco che su moduli più piccoli come la petachina per ragioni di spazio non ci stia, ma sul soldino... ?

Non dimentichiamo che Filippo Maria fece coniare anche nelle "colonie" dei ducati al tipo veneziano (a Scio e a Pera con D MEDIOLANI, ma a Caffa anche con IANVA esteso)

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Inviato (modificato)

Allora, continuando con la mia serie di aneddoti, può essere utile aggiungere qualche altro elemento per definire la situazione di quei tempi:

Intanto la produzione che conosciamo:1427 - 1428 sesini (petachine) per lire 8.335 ( in base al valore presunto di lire 5.10.06 libra di monete)

1428 - 1429 sesini (petachine) per lire 11.073

poi non risulta nulla fino al 1437

1427 - 1428 grossi per lire 89.377

1428 - 1429 grossi per lire 74,680

poi non risulta nulla fino al 1437

1427 - 1428 genovini per lire 48.766

1428 - 1429 genovini per lire 244.528 (in corso per lire 1,18 per genovino)

poi nulla fino al 1437

Poi vorrei aggiungere: la facilità e la disinvoltura con cui Filippo Maria consente allo smembramento del territorio genovese con assegnazioni particolari di feudi (nel 1426 Pieve di Teco a Francesco Spinola, Ovada a Isnardo Guarco e nel 1427 Ventimiglia a Carlo Lomellino) provoca in Genova vivo scontento, ma soprattutto colpisce la suscettibilità nel 1428 la cessione di Calvi e Bonifacio (cioè la Corsica che a Milano non serve) e visto che non era possibile l'immediata consegna, gli diede in garanzia Lerici e Portovenere. Poi a seguito della pace conchiusa con Alfonso d'Aragona senza neppure avvertire la Repubblica: Genova si ritrovò quindi suo malgrado trascinata in guerra coi fiorentini e veneziani per un quinquennio senza alcun beneficio proprio, anzi, a danno per uomini, denari e commercio e questo fece sì che i Fieschi, i Fregoso e gli Adorno fossero acerrimi avversari di quel Duca che per la stoltezza dei genovesi da soli s'erano imposti. Poi sempre in quell'anno Barnaba Adorno (nipote del potentissimo Antoniotto) tenta di ribellare i Genovesi contro il Duca per la Valpolcevera ma soccombono con una repressione feroce e, per dispetto, Filippo Maria (o il famoso Niccolò Piccinino per lui) fa togliere tutte le campane dalle chiese (affinchè non possano più essere chiamati a raccolta). Ciliegina sulla torta: nel 1435 la flotta genovese incrocia a Portovenere quella Catalana (doppia come numero di unità) e la sconfigge catturando il Re stesso, il Duca segretamente ordina di far sbarcare il Re Alfonso e i prigionieri di sangue reale a Savona per condurlo a Milano e sottraendo a Genova il meritato trionfo, questa fu una grande offesa alla Repubblica (anche perchè risulta che i Reali fossero poi stati liberati dietro un congruo riscatto (30.000 ducati) che quindi furono sottratti ai genovesi.

(tratto dalla Storia di Genova di Teofilo Ossian De Negri, integrata con spunti di Donaver).

Mie considerazioni: In questo contesto gli zecchieri (che nel 1431 furono confermati nella loro carica) e il Banco di San Giorgio che era particolarmente attento ai possedimenti ed ai traffici potevano ben essere infastiditi dal comportamento di Pippo e quindi almeno sulle monete restituire a IANVA un po' di supremazia rispetto a Mediolani, e perchè sui grossi e non sui genovini e petachine? Forse perché sull'argento c'erano zecchieri più vicini ai Fieschi/Fregoso/Adorno e, comunque non volevano essere licenziati.

Poi mi fermo, altrimenti scrivo un altro libro ...... scusate la lunghezza del post

Modificato da dizzeta

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Inviato (modificato)

.... il discostare il grosso dalla solita iconografia genovese potrebbe aver indotto "il mercato" a pensare ad un cambiamento monetale (abbassamento del fino ad esempio), allorché non era il caso. ...

Mentre scrivevo il mio lunghissimo posto non avevo letto il tuo, e allora aggiungo che:

"Nel 1421-1436 Sotto Filippo corre un grosso minore di quello del 1419: infatti il suo peso è di gr. 2,40 e forse valeva soldi 2 (ci sarà stato un errore di stampa perché in altra pagina leggo che il grosso vale nel 1429 soldi 13 e denari 1)"

"l'8/4/1436 Ordinata fabbrica in Zecca di monete d'Argento: soldini e grossi nuovi in quantità ad arbitrio degli Ufficiali del Bancho"

quindi un cambiamento c'era stato ed ha determinato, credo, il cambio di immagine per tornare al grosso canonico.

Non credo sia stato lo spazio a determinare il cambio di legenda perché quegli zecchieri erano capaci di farci stare tutto quello che volevano, però, dalla seconda nota, si capisce che avevano un certo "arbitrio" e forse l'hanno usato anche per incidere la nuova legenda, che, comunque, non era troppo dissacrante.

Nelle Colonie, probabilmente, eseguivano gli ordini ed avevano altro a cui pensare che non stuzzicarsi su legende che forse neanche capivano a fondo (vedi quanti errori e quante varianti nelle legende).

Sulla piazza di Genova, invece, ho come l'impressione che Pippo non godesse di molto credito dal '28 al '35 ed è più plausibile che accettasse quello che veniva fatto dai Senatori o dai Soprastanti (purché non ci perdesse di tasca propria) o dal Banco San Giorgio che doveva "pesare" abbastanza nell'Ufficio di Mercanzia.

Modificato da dizzeta

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Inviato (modificato)

...un'altra cosa volevo aggiungere (e poi mi taccio....... ".....promitto et iuro" biggrin.gif )

Quando diciamo che la Repubblica di Genova era governata da Filippo Maria Visconti dal 1421 al 1435 (o da altre parti 1436) dimentichiamo ' che i veri "goveratori" erano un po' diversi anche se operavano a suo nome, e ce n'erano più o meno fidati, più o meno capaci, più o meno intelligenti....... eccoli qui nel dettaglio:

Genova: governo milanese Dedizione a Filippo Maria Visconti, duca di Milano dal 24/111421 al 25/12/1435 (...... da altre parti: 1436)

25/12/1421 - 17/01/1422 Francesco Bussone, conte di Carmagnola, Capitano,

17/01/1422 - 31/03/1422 Urbano di Sant'Aloisio, Governatore

31/03/1422 - 5/12/1422 rettorato di quattro Rettori inviati dal Duca

05/12/1422 - 15/11/1424 Francesco Bussone, conte di Carmagnola, Governatore

15/11/1424 - fine febbraio 1428 Giacomo degli Isolani, cardinale, Governatore

03/03/1432 - agosto 1432 Bartolomeo Capra, arcivescovo di Milano, Governatore

1432 - (?) Oldrado di Lampugnano, Luogotenente

1432 - (?) Francesco Barbavara, Commissario (è presente col Lampugnano e coll'Alzate)

1434 - 25/12/1435 Oppizino di Alzate, Commissario (governa di fatto malgrado il governatore presente. E' ucciso)

25/12/1435 Erasmo Trivulzio, Governatore (il suo governatorato cessa il giorno stesso)

27/12/1435 - 28/3/1436 Governo degli 8 Capitani di Libertà

e fin qui la monetazione è stata tutta con legenda FM Dux

28/03/1436 - 03/04/1436 Doge XX Isnardo Guarco (che pare abbia battuto in quella settimana solo soldini)

e infine Tomaso di Campofregoso con la diatriba se Doge XX o Doge XXI ...... ma questa è un'altra storia

Modificato da dizzeta

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Supporter

Inviato (modificato)

Mi unisco a voi per cercare di dare anche la voce diciamo di parte milanese di Carlo Crippa,ma la storia è uguale da qualunque parte la si veda ovviamente : allora abbiamo la lega del 1425 tra Firenze e Venezia , anch'essa preoccupata dall'espansione milanese, alla lega si uniranno poi Gian Carlo Gonzaga, Niccolò III d'Este, Amedeo VIII di Savoia e il marchese di Monferrato ; quindi un bel gruppetto ,non c'è che dire, che entra in guerra per circa due anni col Duca Filippo Maria Visconti che subì numerose sconfitte , perse diversi territori, tra cui Bergamo , Vicenza, Verona e Brescia occupate dalle truppe veneziane comandate dal Carmagnola.

Un momentaccio per il povero Filippo Maria e qui ci ricolleghiamo a quanto diceva Dizzeta, avviene la battaglia di Maclodio, siamo esattamente al 12 ottobre 1427 ; la sconfitta fu durissima per l'esercito visconteo con un grande successo di Venezia e dei suoi alleati.

La figura del Carmagnola è indicativa, in quanto grande condottiero e uomo di fiducia dei Visconti ottenne sempre dagli stessi onori e ricchezze ; ma quando divenne troppo potente il Visconti preferì mandarlo via da Milano dandogli il governo di Genova ( 1422-1424 ) , dopodichè ne ordinò addirittura l'uccisione per tradimento.

Filippo si vide costretto a trattati di pace , ma ormai era indebolito sia politicamente sia economicamente per le lunghe e costosissime guerre ; per sostenere questi costi ingenti era stato costretto a chiedere alla cittadinanza molto denaro ,per cui anche il popolo era diventato ormai scontento .

E' in questo contesto e in questi anni che dovremmo avere il passaggio di coniazione e il cambio di leggenda, quindi anch'io concorderei per motivi politici, ma ancor di più economici ,una progressiva e lenta presa di distanza dai territori su cui aveva governato.

Poi perchè solo col grosso e non con altre monete ? Probabilmente si inizia in modo indolore con una moneta , anche per non urtare troppo i già difficili equilibri , per poi passare se tutto va bene anche a tutte le altre, un primo passaggio diciamo: forse questo era il programma e l'idea di base.

Modificato da dabbene
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Mi unisco a voi ...

Non sai che piacere mi fa leggere che qualcuno segue i miei sproloqui anche... fuori le mura.

Grazie, anche per le importanti informazioni di fonte milanese che completano il quadro.

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Grazie dabbene, chissà magari la prima emissione del grosso (quello del primo tipo per intenderci) si deve proprio al Carmagnola come governatore... a questo punto ho parecchia curiosità di poter visionare i registri di zecca (quelli soprvvissuti). Diciamola meglio va... non vedo l'ora che chi sa leggere la calligrafia e le abbrevizioni medievali dia un'occhiata a quei registri :)

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Butto li le mie riflessioni basate solo su idee... d'appresso a me il discostare il grosso dalla solita iconografia genovese potrebbe aver indotto "il mercato" a pensare ad un cambiamento monetale (abbassamento del fino ad esempio), allorché non era il caso. Quindi si è adottata un'iconografia molto più vicina a quella classica (usata anche da altri Signori milanesi in seguito). Forse per il grosso non andava bene la legenda DVX mEDIOLANI d IA... non so fino a che punto per ragioni di circolazione (immagino che ducato, soldino e petachina circolassero anche loro). E comunque con legenda d IA ci sono un bel po' di varianti quindi ne hanno coniati un bel po'.

E veniamo al discorso politico illustrato bene da DZ, ma allora perché non anche sul prestigioso ducato (anche se ne esistono con d IAN) la legenda con IANVE esteso ? Capisco che su moduli più piccoli come la petachina per ragioni di spazio non ci stia, ma sul soldino... ?

Non dimentichiamo che Filippo Maria fece coniare anche nelle "colonie" dei ducati al tipo veneziano (a Scio e a Pera con D MEDIOLANI, ma a Caffa anche con IANVA esteso)

Riflessioni che mi rimangio perché una bella differenza c'è tra il primo tipo ed il secondo (a parte l'iconografia del D) e l'avevo bene sotto gli occhi....

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Inviato (modificato)

Volevo fare alcune precisazioni che spero vi possano essere utili nella conoscenza della zecca genovese e nella riflessione anche su questi grossi.

Anzitutto per chi non avesse dati sui fondi archivistici relativi alla zecca quando DZ dice "1428-1429 xxx; poi non risulta nulla fino al 1437" è perchè ovviamente non ci sono pervenuti registri della zecca relativi agli anni tra il 1430 ed il 1436. Ma anche per il periodo di FMV sono giunti solo i registri del 1421, 1427 e 1429 e da qui derivano i dati che DZ ha trovato in letteratura sulla quantità di monete emesse relativamente a ciascun nominale.

Purtroppo avendo questi buchi, direi "importanti", anche per il periodo complessivo di dominazione di FMV (1421-1435), non è facile trarre conclusioni circa queste quantità nel breve periodo, anche se invece possono aver senso nel quadro dell'analisi realizzata già da Felloni, ovvero quella di lungo periodo. Almeno questa è la mia opinione.

Quando nel documento indicato da DZ si dice "Ordinata fabbrica in Zecca di monete d'Argento: soldini e grossi nuovi in quantità ad arbitrio degli Ufficiali del Bancho" si deve intendere che la quantità è ad arbitrio (il tipo di espressione è abbastanza canonico per il periodo)...nel caso vi potessero essere fraintendimenti e si pensasse ad un possibile arbitrio nella scelta del tipo.

Infine la questione del valore. Premesso che non abbiamo al momento (devo tornare a finire di controllare i registri disponibili in archivio) dati ufficiali e tantomeno dati reali, ovvero derivati da analisi archeometriche, sul fino dei tre tipi di grossi, e che quindi manca un elemento importante ai fini di una seria riflessione su questo aspetto, volevo farvi notare dei dati ponderali raccolti dalla campionatura rappresentata dagli esemplari pubblicati dal CNI (visto che è online o disponibile per il download in formato elettronico così potete controllare tutti).

Se si confrontano i dati metrologici dei tre tipi di grossi emessi sotto FMV si vede che quelli cosiddetti di primo tipo (Mio collegamento) pesano in media di 2,38 g, con una media armonica o ponderata (tolti gli estremi) di 2,395 g .

Quelli di secondo tipo con legenda D. IA hanno media di 2,98 e ponderata di 3,01 g; quelli di secondo tipo con legenda D.IANVE hanno media di 2,95 g e ponderata di 2,96 g (Mio collegamento2).

Da notare anche che nel periodo precedente se i grossi per Teodoro II capitano e Giorgio Adorno doge XVII, più rari, hanno una media che supera i 2,90 g, già con Tommaso (scritto in italiano è così ;)) Campofregoso doge XVIIII (1415-1421) si ha un abbassamento a 2,36 g di media e 2,48 g di media ponderata.

Infine nei grossi del/dei dogati di TC successivi alla dominazione di FMV i grossi sembrano cominciare a calare nuovamente il peso con una media di 2,50 g anche se vi è un certo addensamento intorno a 2,80 g.

Ergo: quando parliamo di peggioramento o meno in senso economico, o di scelte politiche, in base a questi dati (seppure raccolti da una campionatura significativa ma non esaustiva di tutti i materiali in circolazione, e sebbene - come già detto - non abbiamo dati sul fino) secondo voi cosa si potrebbe dedurre ?

In attesa di vostre ulteriori riflessioni in merito (finora per me tutte interessanti :))

un caro saluto a tutt* MB

P.S. per il soldino non si registrano tali sensibili cambiamenti ponderali, ad esempio ...

Modificato da monbalda

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La questione credo vada affrontata con più calma e ricerche. Sto giusto leggendo la parte del Felloni nel libro Pesce-Felloni (pagg. 286-288) e ci sono passaggi interessanti tipo il forzare i mercanti a monetare in grossi o ducati (o fiorini come li chiamano nei documenti) la quarta parte dell'argento e dell'oro introdotto in città. E questo nel 1412, ma anche precedentemente (libro zecca del 1404) c'è l'obbligo ai banchieri di depositare una certa quantità d'argento da trasformarsi in petachine, minuti e grossi secondo proporzioni fisse. Anche nel 1421 in seguito alla stretta finanziaria (che portò alla vendita di Livorno) si raccolsero 348 libbre di argento e quasi 44 d'oro.

Altro passo scritto da Felloni in Ricavi e costi della zecca di Genova dal 1341 al 1450 - Scritti di Storia Economica:

"Per lo meno a Genova, l'effervescenza nelle quotazioni libere nel primo quarto del XV secolo non può certo spiegarsi con i guadagni irrisori della zecca locale; assai più convincente è l'ipotesi di una rarefazione di circolante pregiato, di cui si avvertirono numerosi sintomi a livello internazionale".

Non resta da leggere lo Spufford (ma anche il Cipolla, che però non ho) in merito alla situazione della reperibilità del metallo e del suo costo in quel periodo... e quindi poi cercare di capire l'innalzamento del peso.

Peccato che manchino dati sul fino dei grossi e dei soldini...

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