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gpittini

Cornelio Scipione Asiageno

DE GREGE EPICURI

Mi farebbe piacere sapere di più su questo personaggio, di cui non trovo niente nei miei scarsi cataloghi repubblicani. Si tratta certamente di un membro della famiglia degli Scipioni, delle Gens Cornelia, e se è "asiageno" avrà fatto qualcosa in Asia, ma che cosa? Il denario è del 106 a.C., ed è RRC 311/1 e Varesi 227. Al D, testa di Giove a sin., e dietro alla testa: X (che credo sia una lettera "controllo di emissione", perchè già dal 141 a.C. il denario valeva 16 assi e non 10). Al R, Giove in quadriga a dx, nessuna lettera-contrassegno e L.SCIP.ASIAG. Il mio esemplare pesa 3,6 g. e misura 19 mm.

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Rovescio.

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Ciao Gianfranco :)

Bella moneta davvero oo)

Lucius Cornelius Scipio Asiagenus discendeva da Lucio Cornelio Scipione Asiatico che era fratello del grande omonimo "Africano".

Il monetario viene menzionato per la prima volta nel 190 a. C. quando combatterà, con altri membri del Senato, contro il tribuno Saturnino. Durante la Guerra Sociale egli era asserragliato nella città di Aesernia dalla quale scapperà all'avvicinarsi di Vettius Scato. Successiovamente si schierò dalla parte di Mario, ricoprì verso il 665 (anno di Roma) la carica di questore e fu infine console nel 671 (83 a. C.) insieme a Norbanus. Silla lo ascriverà poi nelle liste di proscrizione del 672 e fu a causa di ciò che egli dovette fuggire a Marsiglia dove rimarrà fino alla fine dei suoi giorni.

L'appellativo di "Asiagenus" o anche "Asiagenes" è lo stesso di "Asiaticus" che viene usato in modo più esteso per gli antenati del monetario.

La quadriga di Giove allude al trionfo di L. Cornelius Scipio dopo la sua vittoria su Antioco in seguito alla quale i discendenti omonimi si fregeranno dell'appellativo di "Asiaticus".

Il Babelon sostiene che il ritratto della moneta sia da ricondursi a Saturno e non a Giove come spesso si trova contemplato e la definisce identica a quella fatta coniare sui denarii dei questori Pison e Cepion ed a quelli di L. Memmius Galeria. Nei denari di questi monetieri, insieme al ritratto compare un'arpa.

La dentellatura dei bordi indicherebbe una fabbrica provinciale.

Le lettere sono marche monetarie che si possono trovare sia al dritto che al rovescio e riportano diverse lettere dell'alfabeto latino.

Enrico

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Per quanto riguarda la X dietro la testa di Giove (o di Saturno) hai ragione, si tratta di una lettera di controllo. Tuttavia, onde evitare fraintendimenti, è bene soffermarsi meglio sul discorso segni di valore e ritariffazione del denario cui hai accennato...

Il segno di valore con indicazione XVI appare solo in cinque tipologie denariali:

http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G165/1

http://numismatica-c.../moneta/R-G69/1

http://numismatica-c...moneta/R-G316/2

http://numismatica-c.../moneta/R-G15/1

http://numismatica-c...moneta/R-G317/1

Tale indicazione tuttavia pare abbia riscosso scarso successo in quanto in tutti gli altri casi continua ad apparire il segno X, usato in alternanza col segno X. Datata intorno al 140 dal Crawford, tra il 150 ed il 140 dal Grueber ed intorno al 130 da Buttrey, messa in relazione alla riduzione onciale (Plinio, Naturalis Historia, XXXIII, 13, 45), la ritariffazione non ha però portato all'immediata scomparsa del segno di valore sul denario e neppure ha sancito una nuova ed omogenea indicazione volta ad eliminare e/o sostituire il segno di valore X che, secondo la cronologia del Crawford, continua infatti ad essere presente anche dopo il 140.

E' negli ultimi anni del II secolo che il segno di valore tende a sparire, fino alla sua totale scomparsa nei primi anni del I secolo.

Per il resto, ti ha detto praticamente tutto Enrico. Prenderei "con le molle" solo la teoria (cara ad esempio al Casolari) riguardante l'equivalenza serrato=moneta emessa in o per una provincia.

Questa moneta è comunemente attribuita alla zecca di Roma.

Ad ogni modo la X come lettera di controllo è davvero fascinosa! :good:

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Vorrei ora fare un appunto...

"Leggendo tra le righe" mi è sembrato di cogliere una tendenza che non di rado emerge in certe discussioni di questa sezione, ovvero quella di porre sullo stesso piano iconografia della moneta e nome del magistrato. Questa è ovviamente la norma in ambito imperiale ma non lo è in ambito repubblicano.

A tal proposito, con i dovuti limiti tipici delle eccessive generalizzazioni, potremmo comunque dire che prima di Silla l'iconografia della moneta rimanda, sul piano cronologico, a soggetti e ad eventi antecedenti la data di emissione e legati al magistrato per tramite gentilizio mentre, nel periodo post-sillano, l'iconografia inizia a riflettere eventi coevi all'emissione e direttamente riconducibili alla persona del monetale. Può sembrare cosa scontata e da poco, ma tale passaggio è estremamente importante. Anche la numismatica testimonia che la res pubblica è vissuta ed è esistita grazie e per le famiglie, trasmettendoci poi quel lento declino dell'ordinamento gentilizio che ne segnò la morte.

Per noi è molto difficile inquadrare e comprendere un ordinamento di questo tipo in quanto, dalla tarda repubblica, per tutta la fase imperiale ed anche nella società attuale è l'individualismo a regnare sovrano.

Difficile proporre un paragone con un'entità attuale, ma ci provo ugualmente... premetto però che andrò a toccare un tasto piuttosto "scomodo", sperando di non urtare la sensibilità di nessuno.

Quanto segue dovrà essere interpretato inquadrando il tutto a livello di fenomenologia sociale, tutto ciò che riguarda la sfera della legalità va ovviamente escluso dal discorso (forse non era neppure il caso di dirlo, ma meglio mettere le mani avanti).

Teniamoci forte... una gens repubblicana, a livello di entità sociale e soprattutto di struttura, presenta a mio avviso non poche analogie con un clan mafioso.

Al centro di un tale ordinamento vi è una famiglia, un pater familias, esponenti minori della famiglia stessa ed un elevato numero di affiliati e clienti. Si tratta di una famiglia molto allargata, che offre aiuto e protezione in cambio di servigi e sostegno "sociale" e "politico". Nella Roma repubblicana tutto ciò è lecito ed anzi, è la sola realtà esistente.

In un ipotetico ambito mafioso, paradossalmente poco dinamico ed unitario a livello di entità complessiva, possiamo ipotizzare che la famiglia A operi nel "settore" 1, la famiglia B nel "settore" 2, la famiglia C che abbia collusioni con le poltrone di potere del palazzo X e la famiglia D con quelle del palazzo Y. Ciascuna di questa famiglie ha avuto, in un remoto passato, un capostipite, primo "mitico operatore dello specifico settore", che ancora oggi è fonte di "prestigio" e che legittima lo status operativo del "clan".

Puntando ad apparire come entità complessiva, queste famiglie batterebbero ipotetiche monete la cui iconografia principale mirerebbe a valorizzare l'entità complessiva superiore, ovvero il gruppo di clan, lasciando tuttavia a ciascun responsabile dell'emissione la possibilità di palesare lo status operativo e/o "sociale" della propria famiglia. In tale ottica il monetale della famiglia A porrebbe il numero 1, indicativo del settore ove il suo clan opera ed ha sempre operato, quello della famiglia B un 2, quello della C una X e quello della D una Y. Tali simboli potrebbero anche essere sostituiti da un richiamo al sopra citato "primo mitico operatore dello specifico settore".

Tuttavia, come effettivamente sarebbe in un ipotetico ambito "mafioso", in ambiente repubblicano il quadro non è statico e non è unitario. Per conservare il proprio status la famiglia deve mantenere collusioni su larga scala, deve mantenere e gestire clienti ed affiliati. Chi ha potuto contare su un antico "mitico primo operatore" parte avvantaggiato, ma un clan può subire sia scissioni interne che attacchi provenienti dall'esterno ad opera di gruppi emergenti.

Scissionisti e nuovi clan devono tuttavia tentare di legittimare la propria posizione, anche a loro serve uno specifico settore operativo ed un prestigioso capostipite.

Simboli prima ed intere iconografie poi sono, sulle monete della Roma repubblicana, richiami a queste legittimazioni, mitiche, di fondazione, "operative" o "fattuali".

Esiste però una sostanziale differenza, le gentes patrizie più antiche hanno avuto modo di manipolare l'annalistica ufficiale, anche demitizzando tradizioni religiose al fine di storificarle inserendo come protagonisti i primi esponenti della propria famiglia, mentre i nuovi rami scissionisti e le nuove famiglie di potere hanno dovuto puntare su eventi e personaggi di un passato più prossimo.

Così, da una parte, alcune famiglie hanno potuto vantare ascendenze divine o ai limiti del divino mentre altre sono riuscite a legittimare, in toni quasi sempre minori, la propria posizione puntando sulla storia più recente e sfruttando episodi o personaggi di differente caratura. Non dimentichiamo che in ottica romana l'essere prediletti dagli dei equivaleva ad una legittimazione del potere "a prescindere"... ed è per questo che sui tondelli non mancano forzature che in alcuni casi ci fanno oggi quasi sorridere. Silla stesso, nobile decaduto, sfruttò tale strada... ma lo fece a livello individuale, qui sta la sostanziale differenza col passato.

E' bene sottolineare che il "settore operativo" o meglio il ruolo della gens all'interno del sistema propriamente repubblicano viene sostanzialmente tracciato e mantenuto nel tempo. La numismatica testimonia, in modo più o meno evidente, tracce di questo conservatorismo, sovente individuabile mediante l'incrocio dei tipi monetali con gli scritti annalistici. Ecco alcuni esempi:

La Decia era "la famiglia della devotio":

http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G45/1

La Cassia, ed anche il ramo dei Cassii Longini, si batteva per la libertà:

http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G25/1

http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-I4/4

...la libertà del popolo:

http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G189/1

I Fabii erano prediletti per ricoprire importanti cariche sacerdotali:

http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G224/1

E, suo malgrado, il portatore per eccellenza di questo conservatorismo gentilizio fu un certo Giunio Bruto:

http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-I3/2

http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-I3/1

http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-I3/15

Rimarcare ciò che la famiglia è e ciò che la famiglia ha fatto a Roma e per Roma, questa è la sostanza ed il monetale doveva e voleva esternare questa sostanza.

Sulla moneta di Gianfranco il responsabile dell'emissione ha voluto sottolineare il trionfo di un antenato, primo legittimo portatore di quell'agnomen che diede vita ad un ramo "scissionista" dei Cornelii.

Alla fine fa piacere notare che le ideologie proprie dell'ordinamento repubblicano poco hanno a che fare con quelle di tipo mafioso! ;) :)

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DE GREGE EPICURI

Grazie, non pensavo che questo denario avrebbe dato spunto a considerazioni così generali e di così grande interesse. Beh, il parallelismo con i clan mafiosi alle nostre orecchie suona un po' stridente, ma forse oggi nel nostro contesto è l'unico esempio concreto possibile; ed è anche vero che la struttura "clan mafioso" è una forma sociale arcaica, fuori dal nostro tempo e incompatibile con una democrazia moderna. Probabilmente, forme di clan non del tutto dissimili da quelle delle gentes repubblicane esistevano in epoca medievale e all'inizio dell'età moderna. Certo, in una società come quella medievale i meccanismi del consenso (dei clientes, ecc.) dovevano fare i conti con differenti strutture del potere (il Comune, l'Impero, il papato...); eppure, ad esempio nella Firenze del Trecento, i sottogruppi dei Guelfi e le grandi famiglie che ne facevano parte avevano indubbiamente delle "clientele". Non erano monetieri, e ci hanno lasciato testimonianze diverse.

Grazie anche per le precisazioni sui segni X e XVI, che non avevo del tutto presenti.

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Bellissimo intervento Rapax, che mi sento di condividere in pieno.

Come chiave di lettura -contemporanea- di un fenomeno tanto lontano da noi il parallelo con la mafia si presta in maniera eccellente, e permette di avvicinarsi un po' a quella che doveva essere la realtà, sociale e culturale, che ha prodotto le monetine che tanto amiamo.

In una prospettiva storica in realtà l'analogia andrebbe rovesciata: si', la gens ad assomiglia ad un clan mafioso, ma questo proprio perché il clan mafioso non rappresenta altro che la sopravvivenza di strutture sociali arcaiche (non a caso si usa il termine clan), come diceva anche Gianfranco.

Che poi queste sopravvivenza sia incompatibile con la democrazia... qui mi viene qualche dubbio, ma andremmo decisamente OT... :)

Volendo spingersi ancora più indietro, probabilmente l'origine di quelle strutture inopinatamente arrivate fino a noi le ritroviamo già nella transizione tra l'età del bronzo e (soprattutto) la prima età del ferro: l'elemento catalizzatore, che porta tra l'altro al formarsi di quelle agglomerazioni umane che si struttureranno in seguito come poleis dando luogo a quel mondo basato sull'urbanesimo in cui ancora viviamo, é una casta di guerrieri in grado di federare attorno a sé gli altri strati della società tramite la distribuzione di beni di prestigio (per lo più importazioni egee o comunque orientali), di cui detengono il monopolio dell'approvigionamento.

In ambito villanoviano il fenomeno é particolarmente evidente.

E' probabilmente a quel momento che va ricondotta la nascita della gens... delle cui sopravvivenze, ahimé, non riusciamo ancora a liberarci.

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un dubbio: Asiagenus non vorrebbe dire "nato in Asia"?

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Inviato (modificato)

La radice indoeuropea *gn/*gen, da cui deriva il greco gi-gn-o-mai (con tipico raddoppio della g iniziale) e il latino gen-us, indica il concetto di "essere".

I significati di gen-er-are (dal lato attivo) e di (g)n-a-sc-ere (dal lato passivo) sono derivazioni. In particolare, nella parola (g)n-a-sc-ere (la "g" sopravvive ancor oggi nei composti: "co-gn-a-to") il suffisso "sc", cosiddetto "incoativo", significa "cominciare a", per cui nascere=cominciare a essere.

Peraltro, in Italiano il suffisso "-geno" richiama più spesso il concetto attivo di generare, piuttosto che quello passivo di nascere: un fatto è infatti "ansiogeno" se causa ansia.

Modificato da L. Licinio Lucullo

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Mi fa piacere che il senso del mio intervento sia stato colto nella giusta maniera e vi ringrazio, soprattutto per i nuovi spunti proposti.

Per quanto riguarda la domanda di okt, ad integrazione di quanto detto da Lucullo e in precedenza da Minerva, posto questo link:

http://www.ancientlibrary.com/smith-bio/3080.html

Ad esempio Livio utilizza la forma Asiagenus una sola volta, prediligendo negli altri casi l'appellativo Asiaticus.

Volendo spingersi ancora più indietro, probabilmente l'origine di quelle strutture inopinatamente arrivate fino a noi le ritroviamo già nella transizione tra l'età del bronzo e (soprattutto) la prima età del ferro: l'elemento catalizzatore, che porta tra l'altro al formarsi di quelle agglomerazioni umane che si struttureranno in seguito come poleis dando luogo a quel mondo basato sull'urbanesimo in cui ancora viviamo, é una casta di guerrieri in grado di federare attorno a sé gli altri strati della società tramite la distribuzione di beni di prestigio (per lo più importazioni egee o comunque orientali), di cui detengono il monopolio dell'approvigionamento.

In ambito villanoviano il fenomeno é particolarmente evidente.

E' probabilmente a quel momento che va ricondotta la nascita della gens... delle cui sopravvivenze, ahimé, non riusciamo ancora a liberarci.

Quoto e non dimentichiamo che vi sono tracce di tali agglomerazioni anche nel fumoso peridiodo protoromano e romano arcaico. L'organizzazione curiale rappresentò infatti un problema, per le reggenze monarchiche prima e per quella repubblicana-gentilizia poi.

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