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S'è cinto la testa


minerva

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Il Senato ed il Popolo Romani concedevano diverse corone come premio al valore e questo sia nell’era repubblicana che in quella imperiale. Una di queste era la corona trionfale, composta d’alloro, che distingueva il valore della vittoria degna del Trionfo. Nel seguente denario di Pompeo vediamo il suo ritratto al dritto con la legenda IMP CN. MAGN mentre al rovescio vi è una vera e propria scena allegorica nella quale si vede al centro il figlio di Pompeo Magno, Cnaeus Pompeus jr., tra il genio della Spagna che è a destra e reca in mano un caduceo; indossa anche una tunica corta ed una corona turrita e la personificazione di Cordoba che è a sinistra e reca sulla spalla un trofeo mentre colloca sulla testa di Pompeo una corona d’alloro. Nel campo a sinistra si legge PR. Q, in esergo M. MINAT SABIN (Cr. 470/1 c).

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Un’altra era quella ovale di mirto riservata a chi avesse conquistato qualche città con poco spargimento di sangue. Il mirto era una delle piante simboliche più care all’antica Roma ed è Tito Livio che ci fa sapere che l’Urbe era sorta nel punto in cui era cresciuto il mirto. Tale affermazione non va colta solo alla lettera visto che gli antichi avevano osservato che il mirto, per crescere, scacciava qualsiasi altra pianta. Tale esuberanza vegetale divenne il simbolo della supremazia ed è così che gli odorosi rami di mortella potevano sostituire l’alloro nell’incoronazione dei combattenti valorosi più per diplomazia che per violenza.

Tale pianta era anche sacra ad Afrodite ed è per questo che giunse a rappresentare anche l’amore. I poeti che avevano cantato d’amore nei loro versi, venivano quindi incoronati con il mirto.

Nel seguente denario della Repubblica Romana fatto coniare da Man. Emilio Lepido, vediamo la corona di mirto sul capo di Roma che presenta anche un diadema ed un ritratto drappeggiato, rivolto a destra; dietro *. Al rovescio vi è una statua equestre su arco di trionfo e legenda M AEMILIO LEP (Cr. 291/1).

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Altra corona era quella ossidionale concessa a chi si distingueva per valore salvando il proprio esercito dall’oppressione nemica. La vediamo nel dritto di questo denario di Giulio Cesare, sul suo ritratto rivolto a destra. Dietro sono incisi un lituus ed un culullus, davanti la legenda CAESAR IMP. Al rovescio la legenda M METTIVS e Venere in piedi e rivolta a sinistra mentre tiene la Vittoria nella mano destra ed uno scettro nella sinistra. Il gomito sinistro di Venere è appoggiato su uno scudo e nel campo a sinistra vi è una G (Cr. 480/3).

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In questo denario si può notare una novità che per due secoli Roma aveva evitato e cioè quella di incidere sulle monete il ritratto di un sovrano e Cesare era stato da poco nominato dittatore per la quarta volta ed era questo un tempo senza precedenti. La possibilità di apporre questo ritratto era stato concesso dal Senato, ma ciò non evitò di instillare in molti romani il timore che Cesare ambisse a diventare re di Roma tanto che di lì a poco si giungerà alla congiura delle Idi di Marzo.

C’era poi la corona civica: una ghirlanda di rami di quercia che distingueva chi salvava un proprio concittadino dalla morte imminente sopprimendo l’assalitore. Rivediamo questo tipo di corona nel rovescio di questo denario di Augusto circondata dalla legenda: OB CIVES SERVATOS. Al centro vi è poi lo scudo sul quale si legge: S.P.Q.R CL(ipeus) V(irtuti). (RIC 79).

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Chi indossava tale tipo di corona era oggetto di molti riguardi. Quando appariva in pubblico tutti si alzavano in piedi ed aveva un posto d’onore riservato tra i Senatori oltre ad essere perpetuamente dispensato da tutti gli obblighi di servizio allo Stato. Il Senato concesse ad Augusto un onore speciale senza precedenti e che consisteva nella possibilità di issare la corona civica sul proprio palazzo. Nel corso delle calende di marzo, poi, a partire da quelle del 27 a. C., il Senato donava ad Augusto una corona di quercia in oro come riconoscenza per aver salvato la vita dei cittadini romani restaurando la pace nell’impero. Vediamo Augusto con la corona civica in questo busto marmoreo. Chi era insignito di tale serto veniva appellato “uomo di quercia” intendo così simbolizzarne la forza.

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Una corona per chi, in battaglia, saliva per primo sul muro di una fortezza era composta da un cerchio merlato d’oro e si chiamava murale. Un esempio di tale tipologia di corona lo vediamo su questo AE Orichalcum Hexachalkon di Vespasiano coniato ad Antiochia. Al rovescio vediamo Tyche velata e drappeggiata con una corona murale (McAlee 374).

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Chi si distingueva in una flotta navale veniva decorato, invece, con una corona rostrata che abbiamo osservato nelle monete con il ritratto di Agrippa una delle quali ci riporta non solo la corona navale, ma anche quella murale.

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La corona vallare o castrense era sormontata da pezzi simili ai paletti di uno steccato degli accampamenti nemici ed era il premio di chi li sormontava per primo.

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La corona di pioppo era riservata ai giovani romani che si distinguevano nell’esercizio delle virtù e questo perché i rami di questa pianta decoravano il capo di Ercole. La caratteristica delle foglie del pioppo è quella di essere chiare nella pagina inferiore e scure in quella superiore “folia quia sunt viridia, et alba, minimoque impulsa vento”. Scrive Servio che le foglie di questa pianta hanno questa caratteristica perché Ercole indossava una corona di rami di pioppo anche quando scese agli inferi. Un lato di queste foglie toccava la fronte dell’eroe, ne assorbiva il sudore e diventava bianco; l’altro lato, invece, era avvolto dalle tenebre infernali e si scurì.

Possiamo osservare in questo medaglione di Lucio Vero, al rovescio, Ercole che raccoglie dei rami di pioppo per cingersi il capo (Gn. 27).

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La corona d’ulivo, fin dall’antica Grecia, veniva indossata dagli atleti che riuscivano a vincere ai giochi olimpici. Qui vediamo il busto bronzeo, trovato nella Villa dei Papiri ad Ercolano, che raffigura un giovane con corona d’ulivo.

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I Romani conservarono questa tradizione, ma riservarono all’ulivo anche il significato di pianta della pace al punto che si intrecciarono corone con le foglie ed i rami di questa pianta per premiare quei soldati che contribuivano all’edificazione della pace. Segno di pace è anche il ramoscello d’ulivo che si può vedere in diversi esemplari numismatici sia della Repubblica Romana antica che del periodo Imperiale. Vediamo qui un denario fatto coniare da A. Plauzio che raffigura al dritto il ritratto di Cibele con corona murale. Al rovescio vi è Bacchius che si inginocchia porgendo un ramo d’olivo con la mano, al lato di un cammello (Cr. 431/1).

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Altra antica corona usata dai greci e riservata agli atleti era quella di pino e con questo serto si incoronavano gli sportivi che vincevano i giochi di Isthmia.

Il pino cingeva anche il capo dei fauni ed era una pianta che si caratterizzava per il suo legno adatto alla costruzione delle navi al punto che le sue foglie avranno l’onore di poter decorare il capo del dio Nettuno.

Nel seguente denario di Iunius Silanus vediamo al dritto la testa di un sileno con corona di pino, al rovescio D SILANVS LF in esergo e vittoria in biga con la frusta ed un ramo di palma in mano (Cr. 337/1a).

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Una statua marmorea di fauno con corona di pino.

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Il ritratto marmoreo di Antinoo con corona di pino.

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Collegata al culto delle divinità rurali come Demetra si rintraccia spesso, sia nel mondo greco che in quello romano, la corona di spighe di cereali. Ritroviamo tale ornamento del capo anche in relazione all’iniziazione ai Misteri Eleusini e ne rintracciamo un segno anche in monete auree di Gallieno come quella che segue sul dritto del quale vediamo il ritratto dell’imperatore rivolto a sinistra e coronato da una corona di spighe. La legenda riporta GALLIEN VS PF AVG. Al rovescio troviamo VICTORIA AVG e Gallieno in abiti militari in piedi, a sinistra, mentre regge un globo, uno scettro ed una lancia. Alla sua destra c’è la Vittoria che lo incorona mentre regge in mano una palma (RIC 81).

Altri aurei di Gallieno con questa caratteristica della corona di spighe sono tutt’oggi un mistero in quanto recano al dritto una legenda al femminile (GALLIENAE AVGUSTAE). La corona di spighe, se si fa eccezione dei riti definiti “cerealia” che erano tipici delle classi sociali più umili, erano in effetti una prerogativa delle donne.

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L’iconografia specifica dei lari prevedeva che tali divinità tutelari del focolare domestico venissero raffigurate con corone di rami di rosmarino e di noce; richiamo che si evocava nel giorno delle nozze quando gli sposi venivano incoronati con corone che invocavano la protezione di questi numi che venivano venerati con edicole votive sia in prossimità della porta della casa, che nella cucina, nei pressi del focolare domestico.

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Ottima aggiunta Enrico, per questa fantastica discussione, complimenti. :clapping:

Grazie a te, Cometronio :)

Un grazie davvero sentito anche a Snam che ha fornito le indicazioni preziosissime dal fondamentale lavoro di Gnecchi; ciò ha procurato indicazioni utilissime a conoscere un argomento così interessante e ricco di suggestione :)

Enrico :)

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E' da applauso......va stampato e archiviato tra i testi di numismatica! e' semplice facile da capire e con esempi chiarissimi. complimenti veramente Enrico!

Infatti: non posso fare altro che condividere e complimentarmi sinceramente con Minerva. :) Le tue ricerche sembrano vere e proprie opere d'arte! :clapping: :D

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Piccolo contributo a questa ricca e bella discussione.

Sesterzio di Domiziano (RIC 703 anni 90-91): al rovescio l'imperatore in posa eroica (tiene la lancia e il fulmine, attributi di Giove il padre degli dei) viene incoronato dalla Vittoria.

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Intanto grazie per questa ricerca :)

Riguardo l'aureo di Gallieno... la curiosa legenda al femminile GALLIENAE AVGVSTAE, probabilmente non lo sapremo mai, ma potrebbe forse essere spiegata con l'intento di Gallieno a farsi rappresentare come Demetra?

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Vedo solo ora la splendida moneta postata da FlaviusDomitianus che è davvero da vertigine per quanto è bella ed interessante. Grazie :)

Enrico :)

Modificato da minerva
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Intanto grazie per questa ricerca :)

Riguardo l'aureo di Gallieno... la curiosa legenda al femminile GALLIENAE AVGVSTAE, probabilmente non lo sapremo mai, ma potrebbe forse essere spiegata con l'intento di Gallieno a farsi rappresentare come Demetra?

Ciao Exergus :)

La tua ottima osservazione è in piena sintonia con le varie teorie che gli studiosi hanno formulato e potrebbe essere proprio così. :)

I Misteri Eleusini, infatti, erano culti religiosi che si effettuavano nel santuario di Demetra ad Eleusi.

C'è chi ritiene che la legenda sia stata uno scherzo degli incisori che, notando questa corona femminile sul ritratto dell'imperatore, abbiano voluto abbinargli una legenda dello stesso genere. Tale possibilità, però, tenderei personalmente a considerarla poco condivisibile considerando quantomeno i pericoli ai quali si esponevano con un'ingiuria di tale portata.

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Un'idea che mi è sorta mentre leggevo del materiale per la discussione, è stata quella di un'eventuale dedica al possente corpo di cavalleria che fu voluto da Gallieno tra il 264 ed il 268 e che celebrò in alcune sue monete con legende tipo ALACRITATI per vantarne la velocità o di FIDEI EQVITVM per ossequiarne la fedeltà. Il retro di questi aurei con la legenda al femminile, presentano una vittoria in biga e quindi fanno riferimento proprio al corpo di fanteria; in tal caso la legenda che consideriamo al femminile potrebbe essere una sorta di genitivo o riservato al corpo di fanteria. E' un'idea un pò "stiracchiata", ma visto che mi era venuta in mente ve la passo :P

Al momento, comunque, la teoria più accreditata è quella dei Misteri Eleusini e del culto di Demetra; la tua ocnsiderazione, quindi, direi che è solidissima :)

Enrico :)

Modificato da minerva
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Per festeggiare il 1960° compleanno di Domiziano (nato il 24 ottobre 51) :buoncompleanno: posto anche questo suo denario, che raffigura una corona poggiata sopra una sedia curule (RIC 1 anno 81, prima emissione da imperatore dopo la morte di Tito).

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Ahhh ecco svelati gli arcani rimandi del tuo nick oo)

Auguri all'imperatore Romano ed all'augusto curatore FlaviusDomitianus in un giorno tanto importante e bello :buoncompleanno:

Enrico :)

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Ciao a tutti.

Ho pubblicato il mio denario anche sul F.A.C., per fare da contraltare ad un altro utente che ne aveva pubblicato uno di Tito dello stesso tipo.

E' intervenuto nel topic Curtis Clay (una vera autorità numismatica mondiale) di cui riporto qui il commento tradotto, perché penso possa essere di interesse per tutti gli appassionati (per chi volesse leggere l'originale inglese questo è il link: http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=75313.0).

"La sedia curule sormontata da una corona è stata apparentemente allestita nei teatri durante le celebrazioni in onore del divo Vespasiano, con decreto del Senato, come spiegato da S. Weinstock (Divus Julius, Oxford 1971, pp 281-4:)

Un decreto, emesso (nel 44 aC, prima dell'assassinio di Cesare), gli concesse una sedia d'oro nel teatro e, non per uso personale ma per la sua corona d'oro da collocare su di essa (Dio 44.6.3 )....

Questo simbolismo ha radici antiche in tutto il mondo. Sedie di questo genere sono stati istituite in onore degli dei in Oriente e in Grecia e ... sono stati ulteriormente utilizzate in onore dei sovrani defunti.

Il trono d'oro di Alessandro, con il suo diadema e lo scettro su di esso, è stato allestito da Eumene nel 318 aC .... Il trono d'oro di Tolomeo I, con una corona su di esso, è stato portato in processione durante una festività ad Alessandria intorno al 270 aC.

A Roma anche gli dei avevano loro troni, che sono stati portati in processione e, a volte utilizzati nei banchetti, i sellisternia ....

Dopo la morte di Cesare, Ottaviano provò due volte ad esporre la sedia di Cesare nel 44 Ac, ma ne fu impedito da Marco Antonio; vi riuscì più tardi e la mostrò in molte occasioni .... Quando Marcello morì nel 23 una sella curulis con una corona d'oro su di essa venne posta nel teatro (Dio 53.30.6 ).... Una sedia, ma con una corona di quercia su di esso, fu collocata in onore dei defunti Druso e Germanico nei teatri in occasione dei Ludi Augustali Tac. Ann . 2.83.2). ... Una sedia d'oro fu allestita nei teatri per Seianus e un'altra per Tiberio nel 30 dC, mentre entrambi erano in vita .... evidenza numismatica suggerisce che simili allestimenti siano stati realizzati sotto Tito e Domiziano (pl. . 20 17-18:. la corona su sedia del tipo sopra indicato).

Ottaviano ha anche mostrato il sedile onorario di Cesare, sormontato dalla corona sulle sue monete."

Modificato da FlaviusDomitianus
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Grazie, FlaviusDomitianus, per l'interessante riferimento che condividi con noi. :)

La "sella curule", nell'antica Roma, era propria dei magistrati e degli imperatori. Il nome "sella" è una contrazione del termine "sedula" ed era caratterizzata da una struttura priva di schienale e di braccioli. Il cuscino che troviamo raffigurato in questo tipo di seggi si chiamava "pulvino". Veniva posta, solitamente, su un'alta piattaforma detta "suggestus" o "tribunale".

Essendo un oggetto utilizzato principalmente dai magistrati che amministravano la giustizia, nel tempo ebbe a divenire un simbolo del diritto.

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Nel periodo imperiale divenne la sedia degli imperatore ed assunse l'appellativo di "sella aurea". Oggetto tanto caratteristico del potere assoluto dei cesari romani che veniva esposta, vuota, anche in memoria dell'imperatore scomparso con sopra la corona o l'effigie del defunto.

In un denario fatto coniare da Tito in memoria di Vespasiano, vediamo la sella curule sormontata anche da un fulmine.

Denario (RIC 119). Al dritto: ritratto di Vespasiano rivolto a destra con corona d'alloro. La legenda: VESPASIANO AVG P M.

Al rovescio: TR P IMP XV COS IX VII PP e sella curule con fulmini.

Enrico :)

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Enrico grazie per l'assist.

Questo è il denario di Tito, RIC 119. :)

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Lo stesso rovescio esiste anche per Domiziano (RIC 70 e 101).

Esistono poi altre rappresentazioni del pulvinar, sia per Tito che per Domiziano, con lo schienale semicircolare o triangolare.

Ciao

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Volevo aggiungere una corona piuttosto "particolare".

A partire dal 221 d.C. e fino al 222, Eliogabalo appare spesso ritratto con corona d'alloro e "corno", nella maggior parte su monete con rovescio che lo mostra in veste di sacerdote.

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Questo attributo, quale ne sia l'interpretazione, sembra indubbiamente legato al culto di El-Gabal. La prima interpretazione è stata fatta da Cohen che lo descrive come un corno vero e proprio, un simbolo di potere, in qualche modo simile alle corna di Giove Ammone, in seguito, la spiegazione data da Heinrich Dressel era che rappresentasse un amuleto indossato dall'imperatore durante le cerimonie religiose.

Una teoria più recente offre un'altra interpretazione, e lo assimila alla "appendice ventrale del toro".

La somiglianza è allarmante...

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"Elke Krengel: Das sogenannte "Horn" des Elagabal - eine Umdeutung als Ergebnis fachübergreifender Forschung, Jahrbuch für Numismatik und Geldgeschichte (JNG) Nr.47 (1997)"

"Il cosiddetto corno di Eliogabalo - una reinterpretazione come risultato di ricerca interdisciplinare" di Elke Krengel 1997

Mah... :unknw:

Modificato da Exergus
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Grazie, Exergus, di questa importante indicazione bibliografica e dell'osservazione sul corno di Elagabalo che la letteratura in genere definisce semplicemente "corno sacro" e questo, probabilmente, in virtù delle notizie che il Cohen ha fornito.

L'imperatore era, per diritto ereditario, sacerdote del dio di Emesa che in effetti, fin dalle origini più antiche del suo culto, appare con un copricapo che termina con una punta come vediamo in questa stele conservata al Louvre

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e che veniva anche rappresentato con le sembianze di un toro.

Enrico :)

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In effetti sulla stele sono chiaramente identificabili come corna di un toro, non so quanto si possa dar credito alla teoria di Krengel, fatto sta che sui ritratti monetali il "corno" assomiglia di più ad un altro particolare anatomico dell'animale :o

Avevo riportato questa ipotesi più che altro come curiosità, però, visto quello che ci tramandano le fonti sulle stravaganze di Eliogabalo, e visto che esistevano amuleti di quella forma, oltre alle rappresentazioni di Priapo sui mosaici, e che il senso del pudore dei Romani era molto diverso dal nostro, chissà... forse potrebbe anche essere... oggi naturalmente sarebbe impensabile.

Forse Vario Avito Bassiano si cingeva della "corona penale"? :blink: :lol:

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Vario Avito Bassiano penso che di corone e trofei ne potesse indossare parecchi :lol:

In effetti, considerando le specifiche forme del culto di cui Eliogabalo era sacerdote e che prevedeva la prostituzione rituale e la castrazione del sommo sacerdote, la tesi di Krengel potrebbe aver preso in considerazione un elemento reale ed oggetivo. Considerate le varie notizie che ci riportano le fonti, direi che la teoria appare fondata e penso che la si possa ritenere innovativa perchè finora non mi era mai capitato di leggere nulla in tal senso ed il discorso fila ;)

Enrico :)

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Dimenticavo, per dovere di cronaca la teoria è della signora Elke Krengel ricercatrice indipendente, a questo indirizzo è disponibile in pdf il suo articolo sul "corno" di Eliogabalo:

http://independent.academia.edu/ElkeKrengel/Papers/1050428/Das_sogenannte_Horn_des_Elagabal_-_Die_Spitze_eines_Stierpenis._Eine_Umdeutung_als_Ergebnis_fachubergreifender_Forschung

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  • 1 mese dopo...

Salve.

Riprendo questa splendida discussione per mostrarvi una moneta il cui ritratto imperiale presenta un copricapo vero e proprio, molto di moda all'epoca ed in uso tra gli ufficiali di alto rango dell'esercito, differente dalle corone o dai diademi che siamo abituati a vedere:

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Constantine I, AE3, 18-19mm, 318-319 (for exergue mark), Siscia, Officina 3. IMP CON_STANT_INVS PERT AVG Draped, cuirassed bust of Constantine I right, wearing Pannonian cap. VICTORIAE LAETAE PRINC PERP Two Victories, standing facing each other, inscribing shield with VOT | PR on altar with X and + design (altar type Y in Appendix on p. 460). GSIS in exergue. 3.27g. Unlisted in all known references.

On October 23, 2003, the opportunity to acquire a most unusual bronze coin of Constantine I presented itself. The coin above was offered for auction by Gantcho and Hanna Zagorski via Yahoo. This piece holds a unique opportunity in many respects...

Process

Having been a Six Sigma Black Belt for a major global corporation, my position consisted of analyzing processes and involved a great deal of statistics and documentation. With the successful bid for this coin, I feel I now have the responsibility of documenting it and presenting the findings in an attempt to explain why this coin would possibly have been minted This page will serve as the venue for my research results. It is my intention, when complete, to have a process documented, where I show the life cycle of taking a virtually unknown ancient coin through research and publication.

Naturally, the first and most important task is to determine the authenticity of the piece with respect to it being an ancient product of an official Imperial mint (the Pannonian mint of Siscia or Sisak, Croatia), as presented. The process I plan to follow, once receiving the coin, is to make my initial assessment, weigh the piece, document my observations and produce a larger temporary photograph. Next, I will send the piece to a professional photographer.

The photographer will send the coin to David R. Sear for historical background research and authentication. Once complete, Mr. Sear will return the piece with his findings. For sake of argument and to complete my initial process map at this point, I am going to assume the coin is genuine. If found otherwise, a different process will be documented and followed.

Upon receipt of Mr. Sear's assessment, I will contact John Jencek of Jencek's Ancient Coins and Antiquities to release the obverse legend to be included in his legends database.

Next, the coin will be sent to Curtis Clay and Phil Davis, of Harlan J Berk Ltd., to analyze, make impressions and include in their database.

Upon return of the coin, it will be sent to the British Museum for final analysis and assessment.

In the meantime, I am contacting as many dealers and museum staff, with whom I am good friends, to determine if there are any documented pieces such as this. With their permission, all historical notes and population data will be presented.

January 15, 2004: The original process plan did not occur. The coin first went to Curtis Clay, then David Sear for authentication. I was in the process of redesigning parts of my site, so the rephotographing of the coin needed to be rescheduled. It will occur in the next few weeks. Mr. Clay received the coin before Mr. Sear, upon Mr. Sear's request as he would be out of town during November. The coin, unfortunately, will not be sent to the British Museum for analysis due to recent actions by the U. S. Government in seizing ancient coins bound for foreign lands. These actions create an extremely high risk factor for loss of the unique artifact - a risk I am not willing to take.

February 1, 2004: After rereading parts of RIC and looking at all of the altar designs again, I can't help but wonder how the device gained the description of "altar" in the first place. It would make much more sense if it were a column, since there are reverse types all throughout Imperial coinage with Victory placing a shield on a column. Why would a shield be put on an altar? I'll have to look into this further.

February 7, 2004: Looking once again through RIC, I discovered a gold coin from Thessalonica, #7 on p. 499; and shown on Plate 15.:

Constantine I, AV 4-1/2 solidii, 317, Thessalonica

IMP CONSTANTINVS MAX P F AVG

Laureate, helmeted, cuirassed bust right

VICTO_RIAE LAETAE AVG N

Two Victories, each holding palm-branch, together holding shield inscribed VOT | X on altar (maybe it's a column?) inscribed MVL | XX

. SM . TS . in exergue

What is most remarkable about this piece is Dr. Bruun lists the coin as being struck in 317. This coin, if dateable conclusively to 317, would be a precursor to the series. Also, Thessalonica did not produce this series at all in bronze.

Reviewing other mints brings up yet another very unusual example for this series:

Constantine I, AE Bronze Multiple or Medallion, 318-319, Trier

IMP CONSTANTI_NVS P F AVG

High-crested helmet, cuirassed, spear across right shoulder

VICTORIAE LAETAE PRINCIPIS PERPETVI

Two Victories, standing facing each other, holding shield inscribes VOT | IS | PR on altar

PTR in exergue

9.63g

RIC VII, 208, p.181

In the footnote, Dr. Bruun writes "The date is hard to assess. The absence of specified vota (VOT X MVL XX) as on the gold multiple of Ticinum #25 suggests that this piece was struck before or after the decennalia, and thus it is natural to connect it with the bronze series of corresponding rev. Published by A. Alfoldi, Acta Arc. 5, p. 100, who propounded a date immediate after the battle of the Milvian Bridge."

One has to wonder, then, if the Pannonian Hat coin was meant to be a trial piece or pattern for a gold issue for presentation that was never struck, since we can find a large bronze from another mint, also lacking a corresponding gold issue. Another similarity is the absence of a series mark on both coins. PTR on the Trier bronze and GSIS on the Siscia bronze.

Examples of bust types

Until I can acquire examples from Siscia for each of the attested bust types, other mints will be used as a reference. Note - RIC does not attest examples from Siscia with some of the bust types used at other mints and not all of the bust types used in this series were used on issues of Constantine I. I will try to acquire examples of each mint, officina, altar type and all varieties to use for data from which to draw conclusions about this reverse type with the longer legend. These coins will be listed on separate pages, by mint, to avoid having one very large page with too many photos.

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Molto interessante questo ritratto. Sembra che questo sia l'unico esemplare conosciuto, e, a detta di David Sear anche autentico:

"Notes from Certificate of Authenticity from David Sear, November 18, 2003:

Grade - VF/Good VF, with dark patina, some tooling on obverse, an extraordinary and totally unrecorded obverse type depicting the emperor wearing a Pannonian cap for the first time in numismatic iconography.

"This remarkable example of a centenionalis from the mint in Siscia (modern Sisak in Yugoslavia) belongs to the period immediately following the reform of billon coinage. The obverse types of this series normally show a military bust depicting the emperor cuirassed and wearing a close-fitting crested helmet. This specimen, however, has an effigy on which he wears both cuirass and paludamentum and on his head a rounded Pannonian cap, an item of regalia previously unknown in numismatic art. Despite its absence from the coinage, the Pannonian cap is well attested on statuary and mosiacs of the tetrarchic period. Good examples are to be found in Venice, in the porphyry group of statuary showing the standing figures of the four tetrarchs embracing at the southwest corner of the Basilica San Marco; and in Sicily, at the famous late imperial villa at Piazza Armerina, where a portrait of Maximian wearing a Pannonian cap appears in the celebrated Great Hunt mosaic in the apsidal corridor preceding the large basilica. According to the 4th century historian Eutropius, a participant in Julian's Persian campaign of AD 363, the Pannonian cap was introduced into the imperial regalia by Diocletian and was originally ornamented with a stone or jewel affixed to the center of the front. Although thus well documented as an item of imperial headgear in the early 4th century, the initial appearance of a Pannonian cap on a coin portrait must be regarded with some skepticism. It is clear that the obverse of this coin has been subjected to some tooling, a feature not commonly seen on late Roman billon and bronze coins. This may have led to an alteration in the legend which is awkwardly divided around the unusual shape of the Pannonian cap and ends with the curious epithet "PERT", presumably an abbreviation for Pertinax with the meaning 'firm' or 'constant'. Such a title is unknown on the Imperial coinage and must raise doubts about the veracity of this obverse. However, after careful examination of this coin, I really do not see sufficient evidence of alteration to lead me to believe that it has been modified from a more conventional type. Therefore, I feel comfortable in accepting it as the first numismatic depiction of the curious Pannonian cap regalia on an imperial portrait. One may hope that other examples will eventually come to light to remove any lingering doubt."

Da una breve ricerca in rete, sembra che la comunità numismatica non sia del tutto convinta riguardo la genuinità di questo esemplare, c'è chi lo ritiene autentico fino a prova contraria, e chi lo ritiene falso fino a prova contraria. La provenienza dichiarata da quello che l'ha venduta al "Six Sigma Black Belt" (Bulgaria) forse potrebbe causare un po' di scetticismo.

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I quattro tertrarchi all'esterno della Basilica di S.Marco.

Modificato da Exergus
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