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gpittini

Sestante molto piccolo

Risposte migliori

gpittini
Supporter

DE GREGE EPICURI

Ho ancora due sestanti da mostrarvi, entrambi piccoli, senza simboli o lettere particolari. Il primo ha una discreta patina, pesa 2,2 g. e misura 14 mm. ROMA sopra la prora, e due globetti sotto. Viste le dimensioni e la qualità accettabile, penso si tratti semplicemente di un sestante della riduzione semi-onciale, dopo il 90 a.C.

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Modificato da gpittini

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gpittini
Supporter

Rovescio.

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L. Licinio Lucullo

Una moneta da 2 once. Siccome l'asse (unità di misura base) era suddiviso in 12 once, 2 once costituivano un moneta "che fa un sesto", ovvero appunto un "sestante"

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legionario

Il problema è che di sestanti anonimi dal 90 a.C. non ci sono.

L'ultima serie anonima è la Cr. 339 (con la prora a destra) che però si ferma al quadrante.

Potrebbe essera allora un 56/6: un'emissione la Crawford 56 dove sia il peso sia il diametro hanno oscillazioni ampie.

Nell'attesa di uno studio sulla monetazione in bronzo di prossima (?) pubblicazione, nell'ultima asta NAC 61, viene catalogata a parte una serie anonima leggera dell'emissione Cr. 56, attribuendola alla Sardegna (Sardinia).

E' presente un sestante di gr. 2.40 con diametro di circa 16 mm (se consideriamo però quanto detto da "acraf" nell'altra discussione sul bordo lineare, allora sarebbe di 15 mm).

http://www.sixbid.com/nav.php?lot=230&p=viewlot&sid=445

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gpittini
Supporter

DE GREGE EPICURI

Grazie Legionario. Chi sta per pubblicare lo studio sui bronzi repubblicani? Se ben fatto e aggiornato, è davvero un'opera meritoria.

A questo punto posto qui anche l'ultimo sestante, che pesa solo 1,5 g. e misura 13 mm. Al rovescio, ROMA sopra alla prora; ma la scritta è disallineata, con lettere troppo grandi rispetto al tondello: anche per queste ragioni lo ritengo imitativo.

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gpittini
Supporter

Ecco il rovescio.

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legionario

Nel catalogo d'asta NAC 61 più volte il collezionista RBW (il proprietario dell'imponente serie repubblicana posta in vendita) nelle note ha menzionato un "prossimo" lavoro sui bronzi a cura di Roberto Russo e Andrew McCabe.

Anche per me quest'ultimo sestante sembra un imitativo.

Allego un'immagine tratta dal catalogo Kestner-Museum di Hannover: un sestante di 1.51 grammi e 14 mm diametro.

post-4217-0-17334200-1323700942_thumb.jp

Modificato da legionario

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ahala

Hello

Yes these look like second Punic war bronzes, 210-200BC.

Many of these coins are overstruck on Tanit/Horse Punic types. So we know they date from 210-200BC, rather than 90BC.

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gpittini
Supporter

DE GREGE EPICURI

Grazie e..thanks!

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osio

Buongiorno, 

vi allego la foto del mio sestante 56/6 che ho acquistato perché incuriosito dal fatto che al Rovescio si vedesse (almeno in foto) solo un globetto (quello più a d.), anziché due; ora, visto dal vivo e a luce radente, mi sembra di intuire il contorno tondeggiante di quello che doveva essere il globetto ora mancante (quello più a s.); certo un po' mi sorprende un'erasione di questo globetto così "chirurgica". Il tutto risulta più interessante se si considera che l'RRC, p. 159, trattando del sestante in questione, riporti "the mark of value is missing on one obverse die (BM photo-file; Paris, AF - 5.53 gr.)" (di questi esemplari però non sono riuscito a trovare le foto). 

Ora, nel mio sestante c'era davvero anche il primo globetto del Rovescio o vederne il contorno  è frutto della mia immaginazione? Quanto agli esemplari visti (?) dal Crawford, per i quali ha apposto la precisazione sopracitata, non può essere che anche quelli abbiano subito, come nel mio sestante, una erasione "chirurgica" di un globetto (al Dritto però) e che quindi fossero stati coniati regolarmente con due globetti? O bisogna supporre qualcosa d'altro? Sperando di aver sollevato questioni non troppo stupide, giro a voi le domande.  

56:6.png

Modificato da osio

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gpittini
Supporter

DE GREGE EPICURI

Mah, l'unica cosa che mi sento di dire è: visto che al D ci sono chiaramente due globetti, la presenza di un solo globetto al R. non può avere alcun significato metrologico. Cioè, come numerario la moneta resta un sestante.  Ma il globetto mancante è stato cancellato dal conio o dalla moneta? E con quale finalità? Per me, resta inspiegabile.

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L. Licinio Lucullo

Non pottebbe essere semplicemente un difetto del conio? Se materiale metallico avesse riempito il "negativo ", si spiegherebbe la mancanza del globetto.

 

 

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Ser. Broccolo

Il mio di sestante pesa 1,13 gr. Appena posso provo a mettere le foto, ma è malridotto 

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osio

Questo mio sestante 56/6 (sopra postato) continua a essere per me fonte di interesse e di dubbi. 

Come ho già accennato nella discussione "Paleografia numismatica", trovo interessante e poco enfatizzato l'aspetto della grafia delle scritte monetali e soprattutto delle A di ROMA in queste monete anonime di fine III sec. a.C.

Come si può vedere dal dettaglio della legenda ROMA del mio sestante 56/6 qui allegato, è vero che la A si intravede appena perché il R/ è un po' fuori conio ma si vede quanto basta per capire che quella A di ROMA doveva essere non arcaica (e cioè con il trattino parallelo alla gambetta sx o a quella dx), come quella delle emissioni di fine III sec. a.C., bensì come una nostra A (e cioè con il trattino orizzontale tra la gambetta sx e quella dx), perché in caso contrario si sarebbe almeno intravisto il trattino calante.

Se si confronta questo sestante 56/6 con altri della stessa emissione, si scopre che quelli più pesanti e con diametro più ampio (e probabilmente coniati a Roma) sono tutti contrassegnati dalla A arcaica, mentre quelli più leggeri e con diametro più piccolo (nel cui gruppo il mio 56/6 dovrebbe rientrare) sono per lo più caratterizzati dalla A normale (come, per esempio, mi pare l'esemplare sopra postato da @legionario), meno spesso dalla A arcaica.

Spesso è stato scritto che questi più leggeri, tutti indiscriminatamente (cioè senza badare alla discriminate paleografica della A), sarebbero stati probabilmente coniati fuori Roma (in Sardegna? Riconiati su bronzi punici?) sul finire del III sec. a.C., quindi più o meno contemporaneamente a quelli più pesanti di Roma.

E se invece la discriminante paleografica del trattino della A consigliasse, tra quelli più leggeri, di distinguere quelli con la A arcaica come coniati forse fuori Roma a fine III sec. da quelli con la A normale come coniati forse molto più tardi (e forse a Roma) quando a Roma si dismette la A arcaica e si inizia a coniare la A normale? Vero che il criterio paleografico è sempre insidioso per datare, p.e., le epigrafi romane però chissà...  

Chiaramente queste intuizioni andrebbero suffragate con ulteriori argomenti, esempi e magari con il confronto con i 56/6 da scavo e quindi archeologicamente databili (bisognerebbe vedere se già quelli sicuramente riconducibili a fine III sec. si coniavano con la A normale o se, appunto, si tratta di un cambiamento posteriore). Tra l'altro, per quello che ho potuto vedere, il sestante 56/6 condivide con altri nominali della medesima serie gli stessi problemi (p.e. il quadrante 56/5), ulteriore prova di quanto sia ampia non solo forse geograficamente ma anche cronologicamente questa serie 56. In ogni caso tutto questo mi sembra spingere nella direzione di una maggiore attenzione verso gli aspetti di "paleografia numismatica". In attesa di vostri riscontri e davanti a tutti questi dubbi, mi rassegno per il momento alla scientifica risposta del "boh"... 

 

 

 

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Modificato da osio

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gpittini
Supporter

DE GREGE EPICURI

@osioHo cercato fra le mie foto, per trovare dei sestanti di questo periodo; ahimè, ho trovato solo due monete sarde, e te le posto. Purtroppo, la barretta della A non si vede bene, ma ti garantisco che è obliqua e scende da dx verso sin.

 Poi posto un'oncia "pesante" (Testa di Bellona a sin) ed un'oncia "leggera" siciliana (testa di Bellona a dx.) Infine, una semuncia, in cui la barra è chiaramente obliqua. In questo momento non ho sottomano i pesi delle monete, ma se vuoi te li posso rintracciare. Credo che si possa concludere che, fino alla serie "siciliana", generalmente la barra della A è obliqua.

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