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ROVESCI IMPERIALI "AVIARI" - una ricerca semiseria


Illyricum65

Risposte migliori

piccola correzione ornitologica in questa interessante discussione

l' aquila che è raffigurata nelle monete greche è romane e l' aquila reale (aquila chrysaetos)

che non è altro che l' aquila più comune e diffusa in Europa

ancora oggi in Italia è abbastanza diffusa sopratutto dopo che la specie venne dichiarata protetta a metà degli anni 70 quando era in serio rischio di estinzione

mentre nell' immagine del primo post è fotografata l' aquila americana o aquila testa bianca che per ovvi motivi ...........

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Il pavone è una rappresentazione di Giunone (Era), gli "occhi" presenti sulla sua coda sono quelli di Argo, il gigante dai cento occhi, e sono legati al mito di Io, che dà anche il nome al mar Ionio.

Un giorno Io, sacerdotessa di Era, figlia di Inaco re di Argo e della ninfa Melia, mentre rientrava alla casa paterna, fu fermata da Zeus che le dichiarò il suo amore e le propose di vivere in una casa nel bosco dove nessuno l'avrebbe molestata dal momento che sarebbe stata sotto la sua protezione e dove lui sarebbe potuto andare a trovarla ogni qual volta lo desiderasse. Io, spaventata da quelle parole, iniziò a fuggire ma Zeus, non volendo rinunciare a lei, la inseguì sotto forma di nube.

Per sfortuna di Io in quel momento Era, moglie di Zeus, accortasi dall'Olimpo della strana nube che correva veloce e conoscendo il suo sposo, dopo averlo cercato invano nell'Olimpo, capì subito che il prodigio della nube altro non era che Zeus ed immediatamente intuì il tradimento.

Zeus, avendo avvertito la presenza di Era e sapendo che nulla di buono sarebbe accaduto se l'avesse trovato in quella situazione, trasformò la dolce Io in una candida giovenca. Il sotterfugio però non ingannò Era che una volta giunta al cospetto del suo sposo, gli chiese di donargli l'animale. Zeus era combattuto: negarle il dono significava ammettere il suo tradimento ma concedergliela significava condannare Io ad un triste destino. Alla fine Zeus preferì evitare l'ira della sua sposa e le consegnò la giovenca.

Non ancora tranquilla Era preferì affidare la custodia della giovenca ad Argo, gigante dai cento occhi, chiamato dai greci Panoptes (che vede tutto), figlio di Arestone (o di Gea o di Inaco secondo altri) e di Micene.

Da quel momento iniziò per Io una vita terribile: sotto forma di giovenca e in ogni momento controllata da Argo, sia di giorno che di notte, in quanto i suoi cento occhi che non erano posti tutti sul capo ma in ogni parte del suo corpo, si riposavano a turno: mentre cinquanta erano chiusi, gli altri cinquanta vegliavano.

Il tempo scorreva triste per la povera Io, costretta di giorno a pascolare e ad abbeverarsi presso fiumi fangosi e di notte ad essere legata con un collare per non scappare via.

Intanto Zeus che si sentiva colpevole per aver condannato Io ad un così crudele destino, chiamò Ermes, incaricandolo di liberare la fanciulla dalla schiavitù a cui Era l'aveva condannata.

Il giovane dio, presa la bacchetta d'oro che gli antichi chiamavano caduceo ed il suo leggendario copricapo, dall'Olimpo volò sulla terra e si presentò ad Argo sotto le sembianze di un giovane pastore di capre. Ermes iniziò a suonare uno strumento formato con le canne e la melodia era tanto armoniosa che lo stesso Argo pregò il pastore di pascolare le sue capre presso di lui dicendogli che quello era il miglior pascolo che si potesse trovare in quelle zone. Ermes, a quel punto si sedette al suo fianco ed iniziò a suonare delle dolci melodie che inducevano al sonno chiunque le ascoltasse.

Ma Argo, che riposava con metà dei suoi occhi, non si addormentava; anzi, chiese ad Ermes come e da chi fosse stato inventato un tale strumento che procurava suoni così soavi ed Ermes, iniziò così a raccontare .....

"Viveva un tempo sui monti dell'Arcadia, una ninfa di nome Siringa (dal greco Syrinx=canna), seguace del culto di Artemide che viveva nei boschi cacciando. Tanta era la sua leggiadria che molti dei cercavano di possederla e tra questi anche il dio Pan, che iniziò ad inseguirla. Siringa mentre tentava la fuga per sfuggire al dio, pregò suo padre, il dio fluviale Ladone, di sottrarla a quella caccia. Fu così che fu trasformata in un fascio di canne sotto gli occhi di Pan. Al dio altro non rimase che prendere una canna, tagliarla in tanti pezzetti e legarli assieme con un legaccio ricavando in questo modo uno strumento che emetteva una melodia dolcissima e che da quel momento prese il nome di Siringa (noto anche come "flauto di Pan")"

Terminato il racconto Ermes si accorse che finalmente tutti i cento occhi di Argo si erano chiusi, addormentati e a quel punto lo uccise gettandolo da una rupe, liberando così la giovane Io.

Era, accortasi della morte di Argo e vedendo che non poteva più fare nulla per lui, prese i suoi cento occhi e li fissò alla coda di un pavone, animale a lei sacro.

post-18735-0-80572800-1324555014_thumb.j

Ma le peripezie di Io non erano ancora finite, infatti Era decise di mandarle un tafano a tormentarla con le sue punture, al punto da indurla a gettarsi in mare per riuscire a sfuggirgli. Io dopo aver attraversato a nuoto il mare che da lei si chiamò Ionio, vagò per lunghissimo tratto, in Europa ed in Asia ed alla fine approdò in Egitto.

Si narra che in Egitto Io, riprese le sembianze umane e generà Epafo, figlio di Zeus. Era tentò ancora di rovinarle la vita facendole rapire il figlio dai demoni Cureti, ma dopo molte peripezie, Io riuscì a ritrovarlo e a vivere serena il resto dei suoi giorni in Egitto, accanto a suo figlio.

Epafo successivamente divenne re d'Egitto e sposò Menfi una ninfa del Nilo, in onore della quale fondò l'omonima città e dalla quale ebbe una figlia, Libia, dalla quale prese il nome la regione omonima dell'Africa settentrionale.

Nella mitologia egizia fu identificata con Iside dea della maternità e della fertilità.

Modificato da Exergus
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Ciao,

in primis un grazie a quanti hanno contribuito allo sviluppo della seguente discussione.

piccola correzione ornitologica in questa interessante discussione

l' aquila che è raffigurata nelle monete greche è romane e l' aquila reale (aquila chrysaetos)

che non è altro che l' aquila più comune e diffusa in Europa

ancora oggi in Italia è abbastanza diffusa sopratutto dopo che la specie venne dichiarata protetta a metà degli anni 70 quando era in serio rischio di estinzione mentre nell' immagine del primo post è fotografata l' aquila americana o aquila testa bianca che per ovvi motivi ...........

Massimo, hai perfettamente ragione, ma sono stato attratto dalla foto, dalla dimensione del file e dalla spettacolarità, la maestosità del volo dell'aquila ritratta. Considerala una sorta di ... licenza poetica. ;)

Il pavone è una rappresentazione di Giunone (Era), gli "occhi" presenti sulla sua coda sono quelli di Argo, il gigante dai cento occhi, e sono legati al mito di Io, che dà anche il nome al mar Ionio....

Grazie Exergus per la consueta buona integrazione. :)

Inoltre vi segnalo sul tema "aquila" e "pavone" il bel e completo link di una discussione di Minerva (Enrico, non la divinità :D !):

Per la fenice e qualche breve nota, mi ricollego a:

post # 8-9

Ciao

Illyricum

:)

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Il pavone è una rappresentazione di Giunone (Era), gli "occhi" presenti sulla sua coda sono quelli di Argo, il gigante dai cento occhi, e sono legati al mito di Io, che dà anche il nome al mar Ionio.

Un giorno Io, sacerdotessa di Era, figlia di Inaco re di Argo e della ninfa Melia, mentre rientrava alla casa paterna, fu fermata da Zeus che le dichiarò il suo amore e le propose di vivere in una casa nel bosco dove nessuno l'avrebbe molestata dal momento che sarebbe stata sotto la sua protezione e dove lui sarebbe potuto andare a trovarla ogni qual volta lo desiderasse. Io, spaventata da quelle parole, iniziò a fuggire ma Zeus, non volendo rinunciare a lei, la inseguì sotto forma di nube.

Per sfortuna di Io in quel momento Era, moglie di Zeus, accortasi dall'Olimpo della strana nube che correva veloce e conoscendo il suo sposo, dopo averlo cercato invano nell'Olimpo, capì subito che il prodigio della nube altro non era che Zeus ed immediatamente intuì il tradimento.

Zeus, avendo avvertito la presenza di Era e sapendo che nulla di buono sarebbe accaduto se l'avesse trovato in quella situazione, trasformò la dolce Io in una candida giovenca. Il sotterfugio però non ingannò Era che una volta giunta al cospetto del suo sposo, gli chiese di donargli l'animale. Zeus era combattuto: negarle il dono significava ammettere il suo tradimento ma concedergliela significava condannare Io ad un triste destino. Alla fine Zeus preferì evitare l'ira della sua sposa e le consegnò la giovenca.

Non ancora tranquilla Era preferì affidare la custodia della giovenca ad Argo, gigante dai cento occhi, chiamato dai greci Panoptes (che vede tutto), figlio di Arestone (o di Gea o di Inaco secondo altri) e di Micene.

Da quel momento iniziò per Io una vita terribile: sotto forma di giovenca e in ogni momento controllata da Argo, sia di giorno che di notte, in quanto i suoi cento occhi che non erano posti tutti sul capo ma in ogni parte del suo corpo, si riposavano a turno: mentre cinquanta erano chiusi, gli altri cinquanta vegliavano.

Il tempo scorreva triste per la povera Io, costretta di giorno a pascolare e ad abbeverarsi presso fiumi fangosi e di notte ad essere legata con un collare per non scappare via.

Intanto Zeus che si sentiva colpevole per aver condannato Io ad un così crudele destino, chiamò Ermes, incaricandolo di liberare la fanciulla dalla schiavitù a cui Era l'aveva condannata.

Il giovane dio, presa la bacchetta d'oro che gli antichi chiamavano caduceo ed il suo leggendario copricapo, dall'Olimpo volò sulla terra e si presentò ad Argo sotto le sembianze di un giovane pastore di capre. Ermes iniziò a suonare uno strumento formato con le canne e la melodia era tanto armoniosa che lo stesso Argo pregò il pastore di pascolare le sue capre presso di lui dicendogli che quello era il miglior pascolo che si potesse trovare in quelle zone. Ermes, a quel punto si sedette al suo fianco ed iniziò a suonare delle dolci melodie che inducevano al sonno chiunque le ascoltasse.

Ma Argo, che riposava con metà dei suoi occhi, non si addormentava; anzi, chiese ad Ermes come e da chi fosse stato inventato un tale strumento che procurava suoni così soavi ed Ermes, iniziò così a raccontare .....

"Viveva un tempo sui monti dell'Arcadia, una ninfa di nome Siringa (dal greco Syrinx=canna), seguace del culto di Artemide che viveva nei boschi cacciando. Tanta era la sua leggiadria che molti dei cercavano di possederla e tra questi anche il dio Pan, che iniziò ad inseguirla. Siringa mentre tentava la fuga per sfuggire al dio, pregò suo padre, il dio fluviale Ladone, di sottrarla a quella caccia. Fu così che fu trasformata in un fascio di canne sotto gli occhi di Pan. Al dio altro non rimase che prendere una canna, tagliarla in tanti pezzetti e legarli assieme con un legaccio ricavando in questo modo uno strumento che emetteva una melodia dolcissima e che da quel momento prese il nome di Siringa (noto anche come "flauto di Pan")"

Terminato il racconto Ermes si accorse che finalmente tutti i cento occhi di Argo si erano chiusi, addormentati e a quel punto lo uccise gettandolo da una rupe, liberando così la giovane Io.

Era, accortasi della morte di Argo e vedendo che non poteva più fare nulla per lui, prese i suoi cento occhi e li fissò alla coda di un pavone, animale a lei sacro.

post-18735-0-80572800-1324555014_thumb.j

Ma le peripezie di Io non erano ancora finite, infatti Era decise di mandarle un tafano a tormentarla con le sue punture, al punto da indurla a gettarsi in mare per riuscire a sfuggirgli. Io dopo aver attraversato a nuoto il mare che da lei si chiamò Ionio, vagò per lunghissimo tratto, in Europa ed in Asia ed alla fine approdò in Egitto.

Si narra che in Egitto Io, riprese le sembianze umane e generà Epafo, figlio di Zeus. Era tentò ancora di rovinarle la vita facendole rapire il figlio dai demoni Cureti, ma dopo molte peripezie, Io riuscì a ritrovarlo e a vivere serena il resto dei suoi giorni in Egitto, accanto a suo figlio.

Epafo successivamente divenne re d'Egitto e sposò Menfi una ninfa del Nilo, in onore della quale fondò l'omonima città e dalla quale ebbe una figlia, Libia, dalla quale prese il nome la regione omonima dell'Africa settentrionale.

Nella mitologia egizia fu identificata con Iside dea della maternità e della fertilità.

Ci aggiungo ancora (tratto da un mio post precedente di qualche tempo fa):

Il pavone in ambito romano significava:

"In the Roman Empire, peacocks were Juno's birds and on coins symbolized the females of the ruling houses, the lineage princesses."

ovvero

"Nell'impero romano,i pavoni erano uccelli rappresentanti Giunone e sulle monete simboleggiava le femmine delle case regnanti, le principesse di lignaggio."

...

Infatti non è infrequente nelle monetazioni postume delle imperatrici.

Come, infatti, nel caso della moneta di Mariniana postata.

Ciao

Illyricum

:)

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Sempre sui pavoni:

Domitia, wife of Domitian

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d=22 mm

Aureus 82–84, 7.73 g. DOMITIA AVG IMP DO – MITIAN AVG GERM Draped bust r., hair elaborately bound up. Rev. CONCORDIA AVGVSTA Peacock standing r. RIC 215. BMC 249. C 4 var. CBN Domitian 217 var. Vagi 1143. Calicó 947 (these dies).

This coin bears on the reverse a peacock – the familiar of the goddess Juno – which is a type frequently employed by empresses. The admiration of the peacock was nothing new even in Roman times, for it is said that upon reaching India Alexander the Great was so impressed with the variety and beauty of the plumage on this stately bird that he forbade killing them under the severest penalty. Though the Romans also held the bird in high esteem, they had no objections to eating the bird or its eggs. Although the peacock becomes commonplace on coins of the 2nd and 3rd centuries, especially as a symbol for the deified empresses, it was inaugurated by the Flavians on issues struck for Domitia and Julia Titi. A point of some interest is that on the issues Domitian struck for his wife Domitia the peacock is shown in profile with its tail feathers gathered, whereas on the issues he struck for his niece Julia Titi, the peacock is shown facing with its tail in full splendour.

Mariniana, wife of Valerian I

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Aureus 256, AV 3.35 g. DIVAE MARINIANAE Diademed, draped and veiled bust r. Rev. CONSECRATIO Peacock in splendour facing, head l. C 1. RIC 1. Calicó 3455 (this coin). Biaggi 1449 (this coin).

Of the highest rarity, only very few specimens known. Flan-crack at six o’clock on obverse,

minor nicks on reverse and somewhat bent, otherwise very fine.

Like several other women who achieved the rank of Augusta – even posthumously – little is recorded about Mariniana. It seems she was the daughter of Egnatius Victor Marinianus, who served as legatus Augustorum pro praetore of Arabia and of Moesia Superior (with the latter appointment being in about A.D. 230). Because all of her coinage is posthumous, we should presume Mariniana died before Valerian came to the throne in 259. She may have been the mother of both of Valerian’s children, the elder being the emperor Gallienus, and the younger a certain Publius Licinius Valerianus. No coinage was struck for the latter child, who seems to have remained in Rome until he was killed in 268 in the purge of those who had been loyal to Gallienus.

The reverse type of a peacock, the bird sacred to Hera and Juno, was often employed for empresses who had been honoured with consecration. Alexander the Great had been so impressed with the variety and beauty of this bird’s plumage that he forbade the killing of them. Despite the divine associations, the Romans were less concerned, and they ate the bird and its eggs. It first appeared on Roman coins struck for Domitia and Julia Titi and was used regularly in the 2nd and 3rd Centuries. The peacock as a symbol of consecrated women makes its last appearance on the coinage of Mariniana, though it does appear later still, at the side of Juno, on coins of Severina issued from 274 to 275.

In ultimo un ulteriore aureo, con iconografia non comune:

Titus, Caesar, 69-79 A.D.

post-3754-0-31666800-1324566625_thumb.jp

Aureus, 77-78 A.D. Rome. Laureate head r., T. CAESAR IMP. VESP[ASIANVS]. Rv. Roma seated r. on shield, holding spear, bird flying on either side, She-wolf suckling Twins to r., helmet below seat, COS.V in ex.v 7.35 grams. RIC 194, Cal.738b. Obverse slightly off-center, affecting the legend. Superb Extremely Fine, almost Mint State.

E sul quale forse Flavius Domitianus (illustre "Flaviologo") - se ci sei batti un post - saprà dirci qualcosa...

Ciao

Illyricum

:)

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Ti ringrazio del complimento, invero immeritato.

Nel caso specifico sono però fortunato, perché questo aureo di Tito è stato proposto più volte di recente (tuttora da Ritter su MA Shops) e ricordavo già di aver letto che il rovescio è la replica di una moneta repubblicana.

Questa infatti è la scheda della moneta di Ritter, con traduzione (aiutata) dal tedesco:

Aureus 77-78, Roma. G. 6,88 Testa laureata di Tito a destra T CAESAR IMP VESPASIANVS / COS VI, Roma seduta a destra su pila di scudi, il suo piede sinistro appoggiato su un casco, tenendo una lancia nella mano sinistra e appoggiando la destra sulla sinistra; a a destra, in basso, la lupa e i gemelli; a destra e a sinistra in alto, due aquile in volo verso di lei. RIC 194, il rovescio è identico a quello di un denaro repubblicano del 115 aC (Cr.287 / 1). Fino ad oggi non del tutto chiaro il motivo per cui la monetazione dei Flavii abbia ripreso molti tipi repubblicani e di età augustea. Certamente Vespasiano, come fondatore nuova dinastia, sentiva la necessità di acquisire, tramite la propaganda monetale, una legittimazione, qui in termini di Rinascimento di Roma.

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Staff

Eccola:

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Awards

Bellissima discussione! Bravi!

Sono concentrato su altro adesso, però vorrei inserire un paio di monete con l'aquila legionaria che ritengo molto molto belle.

La prima:

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Aureo di Claudio - RIC 25

Link al Catalogo: CLM12

L'aquila come si può vedere dal dettaglio, è davanti al legionario dentro il castro pretorio.

La seconda:

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Aureo di Claudio - RIC 29

Link al Catalogo: CLM14

Qua, l'aquila è più difficile da vedere, però la si può notare "legata" alla mano del legionario.

Mirko

Modificato da Mirko8710
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  • 2 settimane dopo...

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