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      Aggiornamento   15/10/2017

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teodato

Quante monete venivano battute con lo stesso conio

Risposte migliori

teodato

So che le parti incise del conio si chiamano conio di incudine e di martello.

Vorrei sapere se qualcuno sa di che materiali erano fatti i coni in epoca Romana e mediamente dopo quante battiture (numero di monete coniate) venivano sostituiti per usura.?

Spesso si vedono monete dal conio stanco e le stesse monete variando il conio, sovente presentano notevoli differenze.

Teodato

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Satrius

calcola che in età tardo repubblicana un conio produceva circa 25000 monete ma c'è da fare una differenza tra conio d'incudine e conio di martello che era sottoposto alla forza diretta della battitura e quindi durava di meno.

sui materiali ti posso dire che variano a seconda dell'epoca, solitamente ferro o bronzo.

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agrippa

Per monete di "conio stanco" si intendono non quelle ottenute con i coni consumati ma quelle fatte dall'operaio stanco... :D che in quanto tale picchiava piano... :D

agrì

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apostata72

...Agrippa ha ragione: se l'operaio non aveva fatto una colazione abbondante...veniva fuori un conio stanco :P :)

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teodato

Ringrazio i cortesi utenti che hanno voluto partecipare al forum e vi riporto alcune considerazioni che ho trovato proprio oggi sul numero 181 di Cronaca Numismatica.

"Per conio stanco si intende un conio usurato per essere stato usato troppo a lungo o per un colpo di martello dato con poca forza"

Difficile è dire quante monete si siano battute con un conio perchè dipendeva anche dal tipo di metallo con cui era fatto il conio e dal tipo di metallo della moneta.

A secondo della durezza della lega si aveva una durata maggiore o minore del conio. " Per D.G. Sellwood un conio di bronzo per monete greche poteva battere fino ad 8.000 pezzi prima che il conio diventasse inutilizzabile. Da un indagine della Zecca di Londra dal 1281 al 1327 la produzione media del conio era di circa 30.000 pezzi.

Interessante è il caso del conio intasato (cioè quando una o più parti del conio si riempiono di scarti di metallo) ; anche in questo caso ovviamente alcune lettere o partei della legenda risultano illeggibili p assenti e così per porzioni della figura.

Teodato

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Silla

Ho una moneta di Massimino II che risulta avere al dritto un Ritratto fresco e nitido mentre la Leggenda che lo contorna lungi dall'essere usurata appare stanca come se fosse sfuocata, tanto che, tutte le volte che la guardo mi chiedo se non sia ora di un buon paio di occhiali B)

In questo caso ad essersi stancata prima è la Leggenda ? o c'è un altra spiegazione.

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Satrius

Silla secondo me ci vorrebbe proprio una bella foto :D

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Giovenaledavetralla

Sicuramente dopo un tot di monete il conio veniva ritoccato specialemente se era in bronzo.

Comunque influiva molto il periodo dell'anno e il calore della moneta, se era inverno la moneta poteva arrivare quasi fredda alla battitura risultando poco incisa (conio stanco) perchè il conio veniva molto meglio su una moneta calda che su una fredda.

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Silla
Silla secondo me ci vorrebbe proprio una bella foto :D

94914[/snapback]

pultroppo la foto non rende affatto la descrizione che vi ho fatto :( ( devo decidermi a prendere uno scanner nuovo )

post-119-1139173579_thumb.jpg

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agrippa

Questo è un esempio di conio stanco ... e decentrato.

Una schifezza di lavoro in parole povere...

agrì

post-42-1139178104_thumb.jpg

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danielealberti

Mi associo a questa discussione per porre un altro quesito, che fine facevano i coni in disuso? E ne esistono ancora in qualche museo?

Lele

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cori
Mi associo a questa discussione per porre un altro quesito, che fine facevano i coni in disuso? E ne esistono ancora in qualche museo?

Lele

95041[/snapback]

:D ....lo so che vorresti aprire un zecca a BZ.... :D ciao Marco e buona giornata...

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Giuseppe

Ho delle foto di coni medioevali conservati in un museo di Amburgo; non sono però a conoscenza di ritrovamenti di coni precedenti anche se mi sembra di ricordare di avere letto qualcosa in proposito, forse su coni celtici. Qualcuno è quasi completamente "mangiato" dalla parte sulla quale si batteva il colpo (il metallo si allargava e poi sfaldava cadendo poi a pezzi).

Nelle zecche delle città italiane del 1500-1600 i coni venivano in genere conservati in cassaforte a cura di un apposito responsabile fino a quando non erano più utilizzabili e solo allora venivano distrutti; poteva infatti capitare di riutilizzare coni del passato per alcune monete, magari solo una faccia.

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crivoz

Alla domanda se ne esistono ancora di Danielealberti

Si..ne esisistono ancora anche se di romani ne esistono pochissimi...

In un asta CNG di un 7-8 anni fa ne ho visto uno di Vespasiano per coniare denari... Come prezzo di partenza se non ricordo male era 3000 $..

So che ne hanno trovati anche alcuni dei falsificatori che operavano nella Gallie. Oggetto della falsificazione erano antoniniani di Postumo...

Probailmente i Romani erano molto attenti affinche' i coni vecchi venissero distrutti a fine carriera...

Modificato da crivoz

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Satrius

per non far andare i coni in mani sbagliate dopo il loro utilizzo venivano spaccati oppure erano donati a qualche tempio che li aggiungeva al suo tesoro e li custodiva.

praticamente venivano dati al tempio non per il loro valore ma perchè nessun ladro avrebbe pensato mai di andare a rubare nella casa della divinità :D

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centurioneamico

Questo post anticipa la sezione dei manuali che sto elaborando proprio sulle tecniche di coniazione. :) Se pazientate ancora un'po' avrete foto e disegni esplicativi specifici. ;)

Comunque i coni usurati venivano distrutti e talvolta reimpiegati nelle zecche dei paesi di confine (limes) dove si coniavano ad esempio le monete del "limes" ovvero monete riconducibili per tipo e dimensioni ai denari imperiali ma in bronzo anzichè in argento.

Queste monete avevano valore legale esclusivamente in qelle terre.

Il tipo più importante per una moneta era il dritto (conio di incudine) ed è più facile trovare monete con rovescio di conio stanco (causato dalla forte usura del conio di martello) e dritto di conio fresco invece che il contrario.

Inoltre i tipi del dritto e del rovescio erano intercambiabili, ovvero con uno stesso dritto si coniavano monete aventi rovesci diversi, questo probabilmente perchè il conio di martello (rovescio) si usurava prima rispetto a quello di incudine (dritto).

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danielealberti

Al museo di Atene è esposto il conio che usavano per coniare i tetradrammi ( le civette)

lele

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Giovenaledavetralla

Vi metto la foto di un libro dove ci sono dei coni.

Il primo da sinistra è un conio per tetradrammi ateniesi.

Il secondo è il terzo sono due coni per aurei di Augusto.

post-50-1139247419_thumb.jpg

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Silla

Ho sempre snobbato la figura del coniatore rispetto all' incisore , ma ora che ne vedo la dimensione non posso che ammirarne il coraggio e la precisione del colpo.

Non passa chiodo in cui non ci lascio il pollicione.

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danielealberti

stupendi, la prima dev'essere quella che dicevo io per il tetradramma di Atene, come mai la terza è conica? teoricamente dovevano avere il fondo piatto, una per appoggiare sull'incudine e l'altra per beccarsi le martellate.

Lele

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Giovenaledavetralla

Quella è la parte che veniva battuta, ci sono di diverse forme se vedi il secondo è diverso..

Modificato da Giovenaledavetralla

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VERUS

Ciao

il cono serviva per fissare il conio di incudine, in un'apposito vano;

la base piatta e solo appoggiata sarebbe stata troppo instabile

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cori
stupendi, la prima dev'essere quella che dicevo io per il tetradramma di Atene, come mai la terza è conica? teoricamente dovevano avere il fondo piatto, una per appoggiare sull'incudine e l'altra per beccarsi le martellate.

Lele

95242[/snapback]

forse é conica perché il conio inferiore entrava in una sede e un pezzo conico é piú facile da estrarre da una sede...Marco VERUS é stato più veloce :D

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