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Eldorado

Providentia Optimi Principis su medaglia papale

Ciao a tutti, ho notato su questa medaglia di Pio IX del 1854 il motto "Providentia Optimi Principis" come noto presente sul bordo di molte monete del Regno delle due Sicilie, volevo sapere se si tratta di un caso e più in generale avere notizie sull'origine della presenza di tale motto sulle monete napoletane.

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Amico utente Providentia fa al caso TUO!!!!!Puoi dare benissimo ulteriori info............... :rofl: :rofl: :rofl:

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Amico utente Providentia fa al caso TUO!!!!!Puoi dare benissimo ulteriori info............... :rofl: :rofl: :rofl:

Speriamo intervenga....

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Non è questo l’unico caso di ispirazione ad un passato al servizio dei Borbone da parte di Luigi Arnaud, infatti nella medaglia per Santa Pulcheria leggiamo il titolo PROVVIDENTISSIMA, appellativo ricorrente nelle creazioni dell’artista ed attribuito al compianto sovrano Ferdinando II (PROVVIDENTISSIMO), morto tre anni prima – 1859 .............

Ma Provvidenza e Provvidentissimo sono costanti associate al regno borbonico. Esse fanno parte del linguaggio ufficiale e ricorrono in numerosissimi testi e discorsi, di cui desideriamo riportare solo alcuni esempi: a p. 9 di “Iscrizioni ed Orazione nei Solenni Funerali di S.M. Ferdinando I. Re del Regno delle Due Sicilie” del dì 27 Gennaio 1825, composte dal sacerdote Girolamo Pirozzi, si può leggere: «L’amarissima perdita del Re sempre a noi caro, insiem coll’affanno ci porti la grand’ìdea della Provvidenza, che gli estimabili giorni del Principe estinto segnò. Poiché nel vero, ornatissimi Ascoltanti, la Provvidenza esaltò Ferdinando; e Ferdinando corrispose colla sua religiosa condotta al Trionfo della Provvidenza. Piace nell’estemporale mio funerale Elogio questa sì bella Gara esposta tralla Provvidenza, e Ferdinando. […] La Provvidenza, che esaltò il Re Nostro, ci ammaestri a temperar la tristezza. Il Nostro defunto Re, che alla Provvidenza corrispose, c’impari a viver da santi, a trionfar della morte». A p. 7 della “Storia di Ferdinando II. Re del Regno delle Due Sicilie dal 1830 al 1850 - Libro Primo: Il Progresso”, Napoli, 1853, di Giovanni Pagano, si legge nel proclama di Ferdinando II per la successione al padre Francesco I: «Avendoci chiamato Iddio ad occupare il Trono dei Nostri Augusti Antenati […]; nell’atto che il Nostro Cuore è vivamente penetrato dalla gravissima perdita che abbiamo fatta, sentiamo ancora l’enorme peso, che il Supremo Dispensatore dei Regni ha voluto imporre sulle nostre spalle nell’affidarci il governo di questo Regno. […]Vuole, che il Nostro Regno sia un Regno di giustizia, di vigilanza e di saviezza, e che adempiamo verso i nostri sudditi alle cure paterne della sua Provvidenza». Ancora nello stesso volume leggiamo a p. 90: «[…]e già nel Settembre del 1836 l’asiatica pestilenza invadeva il Regno! […] Grave, universale fu lo spavento; grande, generosa, vigile la provvidenza del Re». Invece a p. 90 della “Storia Civile e Militare del Regno delle Due Sicilie sotto il Governo di Ferdinando II. dal 1830 al 1849”, Napoli, 1855, di Mauro Musci, si legge «[…]un Re provvidentissimo e promotore della vera civiltà de’suoi sudditi […]». Ancora a p. 413 dell’opera “Cenno Storico di Ferdinando II Re del Regno delle Due Sicilie”, Napoli, 1859, di Francesco Durelli, notiamo: «[…]Siccome re Ferdinando volle e seppe reggere i popoli con giustizia e sapienza, siccome si addice a Re grande e provvidentissimo […]», inoltre a p. 7 del testo “Nelle Solenni Esequie di Ferdinando II. Re del Regno delle Due Sicilie” celebrate nel Duomo di Napoli il dì 3 Giugno 1859 dal Cardinale D. Sisto Riario Sforza e con Orazione di Mons. Frungillo ed Epigrafi dal Can. Barbati, è scritto: «Così è l’immortal FERDINANDO, non governato da mondana sapienza; ma nelle sublimi massime del Vangelo ispiratosi, fu non che il padre provvidentissimo e tenero del suo popolo, ne fu anzi il difensor generoso: Provisor et defensor gentis suæ. Fu non il suddito soltanto divotissimo di Sua Divina Maestà, e ne zelò l’onore e la Legge; ma sì fu eziando il valido presidio della Religione e della Chiesa, e l’argine potente contro l’empietà inondante: Æmulator Legis Dei». Ivi a p. 44 si legge: «[…]l’Augusto l’immortal FERDINANDO, l’eroico Padre e Protettor di sua gente, il Zelatore del divino Onore, il Presidio della Fede Cattolica e della Chiesa de’Santi […]». Importante è poi il seguente passo tratto ancora dalla precedente fonte, a p. 38: «Udite, o Signori, e stupite innanzi alla virtù e alla tenerissima pietà del prode FERDINANDO, il quale non è il zelatore soltanto dell’onor santo di Dio ma sì pure di Colei che meritò di esser la degna abitazione di Dio. Dilexi decorem domus tuæ. La mia gran mercé colassù in Cielo; da voi, Padre Santo, altro io non bramo su le più infocate ali del mio desiderio, se non che reduce gloriosamente alla Sede di Pietro, vi degniate affettar quell’aspettatissimo Oracolo, onde Dio vi fece infallibile insegnando la Chiesa nelle cose di Fede, e vogliate proclamar Maria, la Madre di Dio, la Reina degli Angeli, Colei, cui tutto me, la mia Real Famiglia e il Regno tutto consecrai, Colei che dopo Dio è il mio sommo amore, vogliate proclamarla immune dalla colpa di origine». Quest’ultima citazione è semplicemente stupefacente ai fini del nostro studio e contiene una buona parte dei concetti che cerchiamo di esporre.

In effetti, volendo generalizzare quanto riportato dalle fonti dell’epoca, i sovrani della dinastia borbonica di Napoli, erano considerati sacri e santi come tutto ciò che concerne la fede, in quanto il loro potere sul Regno napoletano derivava direttamente per intercessione nelle “cose umane” da parte della Provvidenza. Quindi, per questo motivo, i re borbonici erano considerati divini e provvidentissimi. Provvidentissimi sia perché frutto di un governo ispirato e voluto dalla Provvidenza, ma anche perché provvidenti verso le proprie genti, i propri popoli, descritti precisamente come amati e guidati verso una condotta religiosa e santa secondo tutti i dettami della “Chiesa dei Santi”. Ecco allora che vien fuori un nuovo concetto, ossia il regno borbonico che funge da capisaldo, “presidio”, difesa della religione cattolica e della Chiesa, e ciò si concretizza proprio per mezzo del sovrano provvidentissimo. Tale ruolo la dinastia borbonica lo riserva per sé fino all’Unità d’Italia, quando si descrisse la guerra di conquista operata dai Savoia come uno scontro di “civiltà”, di società e di moralità, da un lato gli occupanti che offendono la religione e la condotta virtuosa che essa insegna, dall’altro i difensori dello Stato meridionale propugnatori della “Libertà nella Religione” ed osservanti ortodossi.

Il Re delle Due Sicilie è quindi “fidei defensor” e custode della fede (a tal proposito esiste anche una medaglia, D’Auria nn. 217, in cui appaiono accollati i busti del Papa Pio IX e del Re Ferdinando II, Figg. 14) proprio come Santa Pulcheria, allo stesso modo sovrana e conservatrice della religione. Utile al fine del nostro studio è che Pulcheria venga anche direttamente accostata alla famiglia reale borbonica (come altri sovrani religiosamente illuminati del passato: Santa Elena, Santa Cunegonda ed il marito Sant’Enrico imperatori, Teodosio fratello di Pulcheria), e ciò lo si può ritrovare ancora in “Iscrizioni ed Orazione nei Solenni Funerali di S.M. Ferdinando I. Re del Regno delle Due Sicilie” (op. già cit.) a p. 12: «[…] E che più ? … Il merito di Elena, di Pulcheria, di Gunegonda in Carolina d’Austria, come un bel raggio congiunto a quello di Teodosio, di Errico, che in Ferdinando risplendeva, formano al Regno delle due Sicilie l’età dell’oro […]». Si evince allora lo stretto legame tra Pulcheria ed i Borbone, il quale proponiamo di intravedere nella medaglia. Codesto legame è poi confermato anche dalla presenza del nome di battesimo Pulcheria tra membri della dinastia borbonica napoletana: i.e. Donna Maria Clotilda (Teresa Amelia Antonietta Giovanna Battista Anna Gaetana Pulcheria) di Borbone-Due Sicilie (1786-1792) figlia di Ferdinando I (come IV di Napoli e III di Sicilia) e defunta esattamente settanta anni prima dell’esecuzione dell’opera di Arnaud in esame. ..........

Fonte: http://www.ilportaledelsud.org/s_pulcheria.htm

Il ben noto appellativo riferito alla provvidenza borbonica venne provocatoriamente inserito in una medaglia napoletana del 1862, quindi durante l'epoca sabauda, dall'incisore Luigi Arnaud ....... il popolo napoletano passò suo malgrado sotto i nuovi padroni per colpa di poche centinaia di traditori ma era ancora molto legato ai Borbone e non poteva certo dimenticare il benessere che c'era quando il Sud era indipendente.

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Francesco, sei il solito pozzo di conoscenza.... :)

Essendo la medaglia (del 1854) dedicata ad un opera d'importante ingegneria, potrebbe essere un omaggio al Regno delle due Sicilie che su queste opere era precursore (almeno in Italia), e con cui c'era un legame particolare (vedi esilio di PIO IX a Gaeta-Napoli nel 1849)???

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Uh mannaggia! questa mi mancava! davvero bella! :D

beh credo che Francesco sia stato più che esauriente...mi vergogno a fare ogni altro commento dopo il suo! :P

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Uh mannaggia! questa mi mancava! davvero bella! :D

beh credo che Francesco sia stato più che esauriente...mi vergogno a fare ogni altro commento dopo il suo! :P

Oooohhh .... esagerato! :blum:

C'è da dire che lo Stato Pontificio inaugurò la prima ferrovia nel 1856, un bel ritardo rispetto alla prima ferrovia italiana del 1839 (la celebre Napoli-Portici) e agli stati italiani, tale ritardo non era da imputare alla mancanza di fondi o di tecnologia della Roma papale ma al forzato disinteresse del predecessore di Pio IX, Gregorio XVI (1831-1846), uomo di grande cultura e passione per le antichità ma avverso ai progressi tecnologici, spesso da lui associati ad una pericolosa e rapida diffusione di idee liberali. Ecco le immagini delle due medaglie sopra-citate.

medagliaarg1840inaugura.jpg

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Buona sera...............un piccolo contributo.

Ciao

Medaglia Annuale del II anno di Pontificato di Clemente XIII – 1760

L’ultima annuale realizzata da Ottone Hamerani, che morirà nel marzo 1761, e dedicata alla costruzione dei nuovi Granai nella zona di Termini a Roma.

I due bozzetti non mostrano sostanziali differenze per quanto riguarda la rappresentazione degli edifici, anzi, l’incisore preferì mettere in primo piano il vecchio Granaio di forme “barocche”, costruito da Urbano VIII oltre un secolo prima, ed in secondo piano il recentissimo edificio costruito dall’architetto camerale G. Navone, ma ritenuto decisamente brutto a vedersi.

Invece, notevoli sono le differenze per quel che riguarda il gruppo di persone antistante agli edifici stessi.

Nel primo bozzetto c’è un mendicante seduto in terra ed una famigliola che porta delle provviste dopo averle caricate su un asinello.

Nel bozzetto definitivo, riprodotto esattamente sulla medaglia, il mendicante seduto è stato sostituito da una figura maschile, che sta reggendo un sacco pieno di granaglie, e da un bambino, che sorregge con le mani altre provviste. E’ stato tolto anche l’asinello, la cui presenza sarà sembrata esagerata per trasportare un po’ di pane e di farina ricevuti in elemosina. Invece la figura, che nel primo disegno stava caricando l’asinello, ora sta appoggiata ad un sacco ricolmo e sembra dare un’indicazione ad una donna, che insieme ai suoi figli ha ricevuto delle provviste. Ancor più travagliata è stata l’elaborazione della leggenda: “PROVIDENTIA OPTIMI PRINCIPIS” nel primo bozzetto, diventa “COMMODITATI PLEBIS” nel secondo, per essere cambiata infine, intervenendo direttamente sul conio, con “UT COMEDANT PAVPERES POPVLI”, forse su suggerimento dello stesso Pontefice.

Ministero per i beni le attività culturali “Bollettino di Numismatica” – I disegni Hamerani nell’archivo del Medagliere Vaticano”

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Modificato da peter1

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"PROVIDENTIA OPTIMI PRINCIPIS"

La frase identifica una dote morale fondamentale del Governante che è ottimo e Provvidente.

La "Providentia" in grado di prevedere il futuro e provvedere alle esigenze e ai bisogni futuri è originariamente utilizzata nella monetazione romana e quivi rappresentata da una figura femminile che regge bastone col quale indica un globo e una cornucopia. - PROVIDENTIA AVG -

La figura morale è ripresa più volte nelle medaglie Papali, vediamo qualche esempio:

- Pio IV - Anno II -1560 - http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-B23/9

- Gregorio XIII - Anno I - 1572 - http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-B27A/10

- Pio VI - Anno VII - 1781 - http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-D357/3

e - Anno XIII - 1787 - http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-D3513/1

e - Anno XIX - 1793 - http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-D3119/1

Interessante anche la sostituzione di legenda dell'Anno II di Clemente XIII

e il già citato Massimo Modulo di Pio IX

Risulta qui evidente l'associazione della Provvidenza all'edificazione, sembra quindi che l'orientamento interpretativo è rivolto al soddisfare l'esigenza prossima.

Ma anche in altre medaglie rinascimentali come quella di Baldovino Ciocchi del Monte del Padovanino.

http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-ME32BB/45

E come ricordato da Francesco nella monetazione Napoletana di Ferdinando IV - Ferdinando II e Francesco I (sui contorni) e nelle Medaglie.

Vi sono anche altri esempi, più recenti, anche stranieri.

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Tornando alla medaglia oggetto di questa discussione, ho notato che la patina è molto simile a quella borbonica della ferrovia Napoli Caserta del 1846 di cui sappiamo, grazie anche ad un documento postato da Francesco, che venivano patinate artificialmente subito dopo la battitura, dagi stessi autori.

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Secondo voi anche quella papale del ponte di Ariccia ha subito lo stesso trattamento?

Modificato da Eldorado

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Tornando alla medaglia oggetto di questa discussione, ho notato che la patina è molto simile a quella borbonica della ferrovia Napoli Caserta del 1846 di cui sappiamo, grazie anche ad un documento postato da Francesco, che venivano patinate artificialmente subito dopo la battitura, dagi stessi autori.

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Secondo voi anche quella papale del ponte di Ariccia ha subito lo stesso trattamento?

E' un trattamento molto simile, però quella napoletana è più sul bluastro come tonalità.

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Dipenderà dalle sostanze usate, probabilmente ogni incisore aveva la sua formula particolare, sarebbe interessante reperire più indicazioni su questi procedimenti coevi sia a Napoli che a Roma.

Oggi le "ricette" ci sono, eccome se ci sono, e mi inquietano un po....

http://www.sciencecompany.com/patinas/patinaformulas.htm

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