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gpittini

L'aquila come simbolo militare

28 risposte in questa discussione

DE GREGE EPICURI

Ne abbiamo già parlato ripetutamente; la discussione più completa è quella di Illyricum (Rovesci imperiali aviari: una ricerca semiseria- che al contrario era serissima!). Volevo sottolineare solo qualche dettaglio ed esemplificare. E' vero che l'aquila è stata raffigurata in primis come animale sacro a Zeus, ed è passata così dalla monetazione greca a quella romana; ma in quest'ultima è andata poi assumendo una connotazione specificamente militare. Le aquile erano insegne delle Legioni e venivano come tali custodite e difese in battaglia fino all'estremo; per lo più vi è al rovescio di certi tipi una raffigurazione di 3 o 4 insegne militari, una delle quali portante l'aquila. Alcune legioni avevano poi l'aquila come loro emblema specifico , ad es. nel 3° secolo la Legio V Macedonica, acquartierata a Potaissa in Dacia.

L'aquila "militare" caratteristica stringe nel becco una corona d'alloro, segno della vittoria: la troviamo così sui tetradrammi di Antiochia, ma anche ad Alessandria d'Egitto, sui bronzi di Costantino e Licinio "Iovi conservatori". Si può pensare, almeno in generale, che solo l'aquila che regge la corona alluda ad una dimensione militare; altre aquile (v. la discussione prima citata) si riferiscono a Giove ed al suo culto, oppure hanno a che fare con la divinizzazione post-mortem nelle monete di consacrazione. Ecco qualche esempio. Il primo è di Alessandria d'Egitto, mostrata recentemente (Claudio 2°):

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Quest'altra invece, sempre di Claudio (ma come DIVO CLAUDIO) mi sembra riferita piuttosto alla consacrazione:

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Rovescio.

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Questo rovescio di Macrino per Marcianopoli mi sembra chiaramente militare:

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E così pure questo Gordiano, sempre della Moesia inferiore:

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Su questo Filippo 1° ci sono addirittura 4 insegne:

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Mentre questo Costantino di insegne ne ha solo 3:

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Ho invece molti dubbi sul senso militare di questo rovescio di Settimio Severo (sempre Moesia Inf.)

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Nel Settimio Severo postato sopra, l'aquila è sopra un fascio di fulmini, quindi la considererei soprattutto l'animale sacro a Giove. In quest'ultima moneta che vi mostro, coloniale della Troade, l' aquila afferra con gli artigli la testa di un bovino; qui credo ci sia un riferimento ad un mito locale specifico. Che cosa ne pensate?

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Inviato (modificato)

Salve.

Vorrei precisare che le Aquile in dotazione alle Legioni romane non avevano una corona d'alloro nel becco, bensì erano posate su di un fascio di fulmini e di solito erano raffigurate ad ali spiegate.

Modificato da Caio Ottavio

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Nel Settimio Severo postato sopra, l'aquila è sopra un fascio di fulmini, quindi la considererei soprattutto l'animale sacro a Giove. In quest'ultima moneta che vi mostro, coloniale della Troade, l' aquila afferra con gli artigli la testa di un bovino; qui credo ci sia un riferimento ad un mito locale specifico. Che cosa ne pensate?

Forse il mito in cui Zeus, trasformato in aquila, riesce finalmente a possedere Europa (che dalla Fenicia era fuggita appunto trasformata in vacca, per scappare dal dio).

Come immagine, potrebbe starci.

Non trovo però il collegamento con Settimio Severo, nello specifico, o con la Mesia (l'episodio mitico avvenne nella Troade, non troppo lontana ma comunque un'altra regione).

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Supporter

Buona serata

scusate l'incursione in un ambito che non mi è proprio, ma mi interessa per un lavoro correlato all'uso degli animali sulle monete per indicare le virtù di un gruppo o di una comunità o di uno stato.

Non ricordo dove....ma avevo letto che le aquile poste sui vessilli o comunque le insegne portanti l'aquila, indicavano la fedeltà della legione verso l'imperatore.

E' una indicazione semplicistica? Non è sempre così?

Grazie dei chiarimenti che vorrete offrirmi.

saluti

luciano

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Inviato (modificato)

Salve.

L'Aquila, come insegna, fu introdotta nell'esercito romano dal generale Caio Mario e inizialmente era fatta d'oro e d'argento. Fu Augusto a ordinarne la fabbricazione in solo oro. Come ho già detto, l'iconografia presentava il rapace posato su di un fascio di fulmini e di solito aveva le ali spiegate, ma poteva averle anche chiuse. Era custodita dalla Prima Coorte, la più numerosa, composta dai legionari più esperti e valorosi, e veniva portata da un sottufficiale: l'Aquilifero. In epoca altoimperiale, la perdita dell'Aquila legionaria comportava lo scioglimento della Legione coinvolta e l'allontanamento dalle armi con disonore per coloro che si erano macchiati di tale delitto (vedi la sconfitta di Teutoburgo nel 9 d.C.1). Questo significava che i legionari che perdevano l'Aquila non potevano più essere integrati nei ranghi di nessun'altra legione e non potevano ambire neanche al premio di congedo. La loro vita finiva con la carriera! I militari romani, poi, dovevano difendere l'Aquila ad ogni costo, fino a sacrificare l'ultimo uomo della Coorte. Perchè questo sacrificio estremo era richiesto? L'Aquila era un simbolo religioso e militare allo stesso tempo. Non si possono scindere le influenze religiose da quelle militari perchè dalle une dipendono le altre. L'uccello era l'animale sacro a Giove e veniva posto sul fascio di fulmini per sottolineare la potenza d'impatto che avevano le legioni durante il combattimento. Non a caso, era l'Aquila l'insegna che dava coraggio e spronava i soldati al combattimento. La religione, poi, è molto presente negli eserciti romani, più di quanto immaginiamo: vi erano dei sacerdoti (gli aruspici) che erano incaricati di seguire la legione e di sacrificare delle vittime animali prima dello scontro decisivo. Dalla lettura dei loro visceri avrebbero tratto gli auspici per la battaglia imminente. Ecco perchè i legionari dovevano proteggere l'Aquila ad ogni costo: era simbolo di Giove, padre degli dei e divinità più importante per tutto l'Impero. Tra la fine del I secolo d.C. e gli inizi del II, invece, la perdita dell'Aquila da parte delle legioni non comportò più necessariamente lo scioglimento delle stesse, ma solamente un grave segno di vergogna e umiliazione.

1 Vedi anche: R. Iula, "Varo, il volto della sconfitta", edito su Monete Antiche, Novembre/Dicembre 2011.

Modificato da Caio Ottavio

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Inviato (modificato)

Nelle legioni la fedeltà all'Imperatore, durante l'Impero, s'intende, veniva espresso con un giuramento che le reclute dovevano recitare dinanzi alle insegne della legione stessa e per questo le parole pronunciate divenivano sacre e inviolabili proprio come l'Aquila che le "udiva".

Modificato da Caio Ottavio

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Supporter

Grazie :)

chiarissimo.

saluti

luciano

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Grazie :)

chiarissimo.

saluti

luciano

Di nulla. :)

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Nel Settimio Severo postato sopra, l'aquila è sopra un fascio di fulmini, quindi la considererei soprattutto l'animale sacro a Giove. In quest'ultima moneta che vi mostro, coloniale della Troade, l' aquila afferra con gli artigli la testa di un bovino; qui credo ci sia un riferimento ad un mito locale specifico. Che cosa ne pensate?

Forse il mito in cui Zeus, trasformato in aquila, riesce finalmente a possedere Europa (che dalla Fenicia era fuggita appunto trasformata in vacca, per scappare dal dio).

Come immagine, potrebbe starci.

Non trovo però il collegamento con Settimio Severo, nello specifico, o con la Mesia (l'episodio mitico avvenne nella Troade, non troppo lontana ma comunque un'altra regione).

Salve Druso Galerio.

Credo che il mito sia quello: infatti, se ci fai caso, Gianfranco ha detto che la moneta è una "coloniale della Troade", proprio dove avvenne l'episodio mitico. ;)

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Ciao,

ottima discussione che va a integrare quella precedente indicata da Gianfranco e della quale indico il link per agevolarne il "ripescaggio":

http://www.lamoneta....erca-semiseria/

Per concludere in bellezza, allego alla presente un bell'aureo con aquila legionaria.

Rome. Septimius Severus, 193-211 AD. Gold Aureus (7.13 g), Rome mint, struck 193 AD. Laureate head of Septimius Severus right. Reverse: Legionary eagle between two standards, the standards each with wreath and two insignias, plus forepart of Capricorn at side: LEG X IIII GEM M V; TR P COS in exergue. RIC 14; C. 271; BMCRE 18, and pl. 5, 12 (same dies); cf. Fr-381. Finely styled portrait, well centered on broad flan. Very rare. NGC graded Choice About Uncirculated.

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Ciao

Illyricum

:)

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Ritorno sul discorso del simbolo "aquila" per segnalare che continua ad essere rappresentato anche dopo la caduta dell'Impero:

OSTROGOTHS. Theoderic. 493-526. Æ 40 Nummi - Follis (24mm, 10.56 g, 1h). Municipal coinage of Rome. 5th officina. Helmeted and draped bust of Roma right / Eagle standing left, head right, with wings folded; mark of value to left; ·E·. COI 76b; MEC 1, 102-6. Fine, rough dark green patina.

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Quindi un simbolo arcaico, con molte rappresentazioni nella monetazione greca, romana imperiale (con più significati), romana provinciale (area balcanica, greca, siriana e egiziana, vado a memoria) e che si protrae anche nell'epoca barbarica.

La maggior parte degli esemplari che si rinvengono in questa ricerca sono proprio quelle di tipo provinciale, che avevo tralasciato nella precedente discussione per delimitare il campo di ricerca.

Ciao

Illyricum

:)

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<p>A fronte della estrema gravità della perdita delle insegne legionarie in battaglia, sottolineo l'enorme importanza che rivestiva il recupero di esse, dal punto di vista morale per il popolo romano e dal punto di vista politico per l'imperatore. Adeguata enfasi fu data da Augusto alla restituzione delle insegne con le aquile da parte di Fraate IV, re dei Parti, nel 20 a.C, che erano state sottratte alle Legioni di Crasso dopo la sconfitta di Carre ben 33 anni prima. Riporto un denario commemorativo dell'evento, foriero di un chiaro messaggio di potenza. http://wildwinds.com/coins/sear5/s1632.html

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A fronte della estrema gravità della perdita delle insegne legionarie in battaglia, sottolineo l'enorme importanza che rivestiva il recupero di esse, dal punto di vista morale per il popolo romano e dal punto di vista politico per l'imperatore. Adeguata enfasi fu data da Augusto alla restituzione delle insegne con le aquile da parte di Fraate IV, re dei Parti, nel 20 a.C, che erano state sottratte alle Legioni di Crasso dopo la sconfitta di Carre ben 33 anni prima. Riporto un denario commemorativo dell'evento, foriero di un chiaro messaggio di potenza. http://wildwinds.com...ear5/s1632.html

La perdita dell'insegna era estremamente grave e comportava anche gravi sanzioni per gli appartenenti (se vi erano sopravissuti) alla Legio. Questi perdevano molti dei diritti spettanti ad un legionario.

In merito a quanto espresso sopra va segnalato che la restituzione delle insegne fu ottenuta da Augusto su base politico-diplomatica e non militarmente. Lo stesso Imperatore volle comunque esaltare per fini propagandistici le resa delle insegne come una grande vittoria, ed emise anche altre monete, in oro ed argento, per commemorare la deposizione delle stesse in un tempio ad esse dedicate e titolato a Mars Ultor (Marte Vendicatore) a Roma.

Augustus. 27 BC-AD 14. AV Aureus (7.87 g, 6h). Spanish mint - Tarraco. Struck circa 18 BC. CAESARI AVGVSTO, laureate head right / [M]AR VLT across field, Temple of Mars Ultor: round-domed, hexastyle temple with acroteria set on podium of three steps; within, aquila between two signa. RIC I 104; Calicó 246; BMCRE 372 = BMCRR Rome 4418; BN 1201.

post-3754-0-92356400-1336077296_thumb.jp

Ben più grave fu la perdita delle aquile delle Legioni coinvolte nella sconfitta di Teutoburgo

Più tardi Tiberio permise a Germanico, figlio del fratello scomparso Drudo, di compiere tre nuove campagne nel territorio dei Germani dal 14 al 16 d.C.(a capo di ben 8 legioni e relativi auxilia) per

cercare di recuperare le tre aquile legionarie andate perdute nella battaglia di Teutoburgo. Una fu trovata da un subordinato di Germanico, Lucio Stertino, che ritrovò l'aquila della Legio XIX recuperandola dai Bructeri nel 15; il luogo dove era nascosta la seconda aquila venne svelato a Germanico dal capo dei Marsi fatto prigioniero dopo la battaglia di Idistaviso nel 16. Non riuscì a recuperare la terza insegna, che venne trovata solo nel 41 da Publio Gabinio presso i Cauci (secondo Dione Cassio).

Anche il recupero delle prime due furono commemorate con il famoso dupondio "SIGNIS RECEPTA DEVICTIS GERM", dove Germanico regge appunto una delle insegne su un verso.

post-3754-0-89281300-1336078095_thumb.jp

Ciao

Illyricum

:)

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Inviato (modificato)

E come dimenticare questo famoso denario repubblicano:

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Denaro serrato al nome A.Post A.F S.N Albin databile al 81 a.C.

Zecca: Roma - Fronte: figura femminile velata a destra, personificazione della Hispania - Retro: figura maschile in toga stante a sinistra fra un'aquila legionaria e un fascio con scure a sinistra - gr. 3,94 - (Bab. (Postumia) n. 8) (Crawf. n. 372/2)

Le prime due Province rappresentate sui denari repubblicani furono proprio l'Africa e l'Hispania. Quest'ultima compare sui denari della tipologia sopra descritta come una donna dai lunghi capelli sciolti e scarmigliati, che fuoriescono abbondanti da un velo poggiato sul capo. E' interessante notare come Strabone (Geografia III,17) ricordi l'utilizzo di questo velo da parte delle donne spagnole che ancora oggi si conserva nella classica mantiglia. Al Rovescio, l'Aquila legionaria affianca un personaggio togato e un fascio consolare. Il personaggio è probabilmente un antenato dello stesso monetiere, A(ulus) POST(umius) A(uli) F(ilius) S(purii) N(epos) ALBIN(us), attivo negli anni Ottanta del I sec. a.C., all'epoca della guerra di Roma contro Sertorio e seguace di Caio Mario, lo stesso generale, come ho avuto modo di dire in precedenza, che creò l'Aquila come emblema legionario (vedi mio post #13). Fu poi ucciso su istigazione di Pompeo lasciando alla fazione avversaria un'importante base militare in Hispania. Forse, il denario, oltre al contesto appena descritto in cui fu coniato, commemora un avo del monetiere Aulo, un certo Lucio Postumio Albino che nel 180 a.C., si recò in Spagna e sconfisse prima i Vaccei e poi i Lusitani (quindi, Aquila legionaria = Potere militare). Successivamente, nel 178 a.C., rientrato a Roma, Lucio riportò il trionfo de Vaccaeis et Lusitaneis ex Hispania Ulteriore ottenendo anche il consolato (fascio littorio = Potere civile in quanto Console).

Come si può facilmente vedere, anche qui l'Aquila in quanto insegna sacra di Legione è rappresentata ad ali spiegate su di un fascio di fulmini piuttosto stilizzato.

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Modificato da Caio Ottavio

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Nel Settimio Severo postato sopra, l'aquila è sopra un fascio di fulmini, quindi la considererei soprattutto l'animale sacro a Giove. In quest'ultima moneta che vi mostro, coloniale della Troade, l' aquila afferra con gli artigli la testa di un bovino; qui credo ci sia un riferimento ad un mito locale specifico. Che cosa ne pensate?

Forse il mito in cui Zeus, trasformato in aquila, riesce finalmente a possedere Europa (che dalla Fenicia era fuggita appunto trasformata in vacca, per scappare dal dio).

Come immagine, potrebbe starci.

Non trovo però il collegamento con Settimio Severo, nello specifico, o con la Mesia (l'episodio mitico avvenne nella Troade, non troppo lontana ma comunque un'altra regione).

Salve Druso Galerio.

Credo che il mito sia quello: infatti, se ci fai caso, Gianfranco ha detto che la moneta è una "coloniale della Troade", proprio dove avvenne l'episodio mitico. ;)

Accidenti, ho la testa che va per conto suo...chissà da dove mi è uscita fuori la Mesia! Vabbè, almeno il mito l'ho azzeccato! ;)

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Contribuisco con questa mia ex moneta, l'aquila era davvero bella:

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Supporter

Ciao l'Aquila è stato il simbolo più usato in tutte le monetazioni sia Romane che di altre civiltà sia precedenti che posteriori ad essa, ed è stata usata in tutti i nominali e in tutte le province, basti pensare a Alessandro o ai Seleucidi senza parlare poi dei Tolemaici che si può dire che siano stati quelli che l'hanno raffigurata più di ogni altro.Vi posto una mia aquila che mi soddisfa parecchio.

Ciao Silvio

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