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Fantasie e inquietudini.


gpittini

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DE GREGE EPICURI

Il titolo completo dovrebbe essere: fantasie e inquietudini nei denari repubblicani del periodo pre-imperatorio. Come sapete, mi interessano molto le tipologie, e per curiosità ho fatto una panoramica dei denari dall'inizio della loro coniazione al periodo imperatorio: che cambiamento!

All'inizio, sul R. ci sono solo i dioscuri, e cosi' fino al 180 a.C. circa.

Seguono i denari bigati,anonimi e non, ad iniziare dal 189 a.C. circa (seguo evidentemente la periodizzazione di Crawford).

La prima quadriga e' quella di Aurelius Rufus, nel 144 a.C.

Il primo denario un po' piu' originale sembra a me quello di M. Aurelius Cotta (139 a.C.), che sul rovescio ha due centauri. Motivo: un antenato aveva sconfitto Antioco il Grande fra Tessaglia ed Epiro, cioè nel paese in cui, secondo la leggenda, Ercole si era scontrato coi Centauri.

Di qui, via via, e' tutto un fiorire di nuovi temi e nuove simbologie, prima sui rovesci e poi anche al diritto; e non sto ad elencarveli. Ma si raggiunge il culmine, a mio avviso, fra Silla e l'accesso di Cesare al potere. In questo periodo di 30 anni, che ho chiamato pre-imperatorio, c'e' una crescente "autocelebrazione" individualista, con immagini cariche di emotivita' e di tensione, e contenuti intesi a valorizzare la propria politica. A me pare che anche i monetieri risentano del clima generale, avvertano la crisi della repubblica e partecipino con le loro monete ai suoi sussulti.

Volevo mostrarvi 3-4 monete, tutte coniate dopo il Primo Triumvirato del 60 a.C. (Cesare, Crasso e Pompeo), contemporanee alle guerre di Cesare in Gallia (59-51 a.C.) e per lo piu' collocate nel secondo consolato di Pompeo e Crasso (55 a.C.)

Immagini tratte da Wildwinds.

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La prima e' il denario C.MEMMI C.F. del 56 a.C. (Cr.427/1, Varesi 410). Al D la testa di Cerere, coronata di spighe di grano. Al R. un prigioniero nudo, con le braccia legate sul dorso, ai piedi di un trofeo d'armi, fra le quali uno scudo greco. Scritta: MEMMIUS IMPERATOR.

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La seconda, del 55 a.C., e' di Fonteius PF Capitus (Cr. 429/1 e Varesi 294). Al D. oltre al nome del monetiere, la testa di Marte con barba corta ed elmo; dietro la spalla, un trofeo. Al R. un guerriero, con elmo ornato di due corna, su un cavallo al galoppo; e' in atto di colpire un nemico con elmo a forma conica, caduto sul ginocchio. Questi e' in atto di trafiggere un altro guerriero, disarmato e anch'egli caduto. Nel campo, tra il guerriero e il cavallo, un elmo conico gallico e uno scudo.

E' evidente l'influsso delle guerre galliche!

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La terza moneta e' di P CRASSUS MF, sempre del 55 a.C. (Cr. 430/1 e Varesi 344). Al D. il busto di Venere, diademata, laureata e drappeggiata, con orecchino, collana e pendenti. Al R. un soldato in armatura e con lancia, tiene un cavallo per il morso. Ai suoi piedi, scudo e trofeo.

Purtroppo la moneta riprodotta non e' in condizioni molto buone.

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Ve ne mostro ancora una, un po' migliore; e qui gia' si sente soffiare la guerra civile che si avvicina; o e' una nostra interpretazione ex-post? E' del 54 a.C., CAEPIO IUNIUS BRUTUS. Al D. testa della Libertas, con i capelli raccolti a cercine sul lato, alcuni riccioli mossi sulla fronte; orecchino cruciforme, collare e pendenti; scritta LIBERTAS. Al R., il console L. Giunio Bruto procede tra due littori, tutti preceduti da un araldo.

Naturalmente, ho scelto alcune monete fra molte, e la scelta credo non sia casuale. Ma credo che comunichino tutta la crudezza delle guerre di quel periodo, e facciano presentire i prossimi conflitti interni.

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Staff
A me pare che anche i monetieri risentano del clima generale, avvertano la crisi della repubblica e partecipino con le loro monete ai suoi sussulti.

Il discorso è molto interessante, ma a questo punto potrebbe essere utile porsi una domanda: a livello tematico ed ideologico (e non cronologico), quali sono soggetti repubblicani e quali invece non lo sono? Gianfranco ha giustamente messo in evidenza l’autocelebrazione individualista... che è ben diversa dalla celebrazione della propria famiglia.

Dopo il tipo fisso Roma/Dioscuri il denario non diviene, come spesso sostenuto, uno strumento propagandistico, ma tende ad assorbire quelle stesse caratteristiche proprie del processo di edificazione della Repubblica. Le epopee raccontate dalle iconografie monetali, pur riferendosi a gentes storiche ed a personaggi storici o pseudostorici, tendono a donare agli antenati particolari caratteristiche che li rendono “eroi reali”. La religione romana infatti, che a differenza di quella greca non contempla un antico e perfetto tempo degli dei che poi degrada fino all’imperfetto tempo degli uomini, non è uno strumento utile alla trasmissione di valori supremi e norme di condotta, etiche o sociali che siano. Riprendendo un concetto espresso anche dal Montanari, va sottolineato che la demitizzazione teologica e la storificazione dei miti di fondazione e delle gesta dei primi protagonisti della Repubblica hanno infatti reso fumoso ed indistinguibile il confine tra storia e mito, facendo ricadere non sugli dei ma proprio sugli antenati il compito di trasmettere quelle qualità e quelle virtù capaci di influenzare, attraverso una concezione verticale di successione gentilizia, il comportamento e le ambizioni sociali dei discendenti, il tutto in funzione edificante rispetto al concetto superiore di res pubblica.

Pur essendo propria dell'annalistica pontificale ed anche della vulgata, è interessante notare che tale fenomenologia, tra le fine del II e gli inizi del I secolo, è comunque riscontrabile anche a livello di tematica denariale: sulla moneta, in maniera sempre più esplicita, troviamo infatti dei riferimenti a ciò che potremmo chiamare "vulgate gentilizie".

Facendo la propria comparsa in una fase storica ove la strada per la carriera politica dei plebei è ormai aperta, non di rado, per l'assenza di illustri antenati, la componente mitica di queste vulgate tende a prendere il sopravvento ma, di contro, tale spregiudicatezza agevolò l'ingresso di messaggi di tipo politico, inizialmente velati ed indiretti, ma che divennero, con l'uomo giusto, al momento giusto e nella condizione giusta, estremamente palesi.

Va però sottolineato che quelle iconografie politiche tanto chiare da poter essere considerate intimidatorie, nella prima metà nel I secolo furono adottate da zecche militari e vennero battute al di fuori di Roma. Già con Silla è possibile parlare di emissioni imperatoriali in quanto emesse, come palesato dalle legende, da un imperator... ma Silla è un caso straordinario.

Il raggiungimento di una simile condizione di potere non era cosa da tutti ed è proprio in questo limbo delimitato dall'ambizione personale da una parte e dai vincoli imposti dalla tradizione repubblicana dall'altra che vanno ad inserirsi le tipologie citate da Gianfranco. Genericamente, la divinità o la figura del dritto diviene specchio della fazione politica di appartenenza e, in molti casi, il firmatario dell'emissione cerca di ricollegare il rovescio ad una condizione molto vicina alla propria persona. E così il figlio di Crasso parrebbe omaggiare la Venere cesariana al dritto e proporre un cavaliere simboleggiante la propria carica di praefectus equitum al rovescio, mentre in altri casi i magistrati monetari, non godendo del medesimo prestigio concesso al figlio di un triumviro, si limitano a proporre riferimenti meno espliciti ma comunque riconducibili ad una "vulgata gentilizia".

Tuttavia è la prospettiva ad essere ormai mutata e, riprendendo i medesimi termini di una frase usata in precedenza, la concezione verticale di successione gentilizia è ormai diventata uno strumento di giustificazione del comportamento e delle ambizioni sociali dei discendenti e la funzione edificante rispetto al concetto superiore di res pubblica viene pressoché dimenticata o comunque sfruttata a proprio favore. In questi casi ci troviamo di fronte a tematiche che, concettualmente, hanno poco a che fare con l'ideologia repubblicana.

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