Vai al contenuto

Classifica

  1. gigetto13

    gigetto13

    Utente Storico


    • Punti

      10

    • Numero contenuti

      4811


  2. ciosky68

    ciosky68

    Utente Storico


    • Punti

      9

    • Numero contenuti

      3884


  3. chievolan

    chievolan

    Utente Storico


    • Punti

      9

    • Numero contenuti

      4217


  4. fabry61

    fabry61

    Utente Storico


    • Punti

      7

    • Numero contenuti

      4229


Contenuti più popolari

Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 11/25/19 in tutte le aree

  1. Nel Gheto venexian... Trova l'intruso ? Aiuto: il suo gesto è come quando nelle ultime cene Giuda tradisce Gesù e si domanda: sono io che ti tradirò? E sono pure venuti in macchina assieme!
    6 punti
  2. State attenti Venetici che prima o poi comincio a rubarvi...no no..a soffiarvi..no no..vabbe' a comprarvi le vostre monetuzze...o monetone...
    5 punti
  3. Comunque .... bella e positiva giornata. Grazie a Federico che si è assunto l'onere di organizzare il pranzo. Grazie a Mario per l'impegno grande che continua a coltivare. E' stato bello vedere vecchi amici e conoscerne altri. Peccato che non ci sia la possibilità di conoscere tutti, di salutare tutti, di dialogare con tutti, ma è inevitabile, e questa volta non potevamo neppure "vederci" da lontano. Ma è comunque bello saperci uniti nella comune passione.
    5 punti
  4. Tagram dei mongoli barbarici distruttori dell'ordine dell'impero e saccheggiatori di città turrite, stupratori, ateacci crudeli e senza pietà!!! Devo rimuovere la foto dal mio profilo lamonetiano? Metto la pecetta ? Non credo serva a molto mettere pecette sui simboli o sulle monete...il tempo non cancellerà le crudeltà commesse, la memoria è la cosa più importante non tanto per non dimenticare, quanto per non ripetere. Collezionare monete di periodi storici bui e carichi di morte non significa, avere ammirazione per chi li ha commessi o farne un apologia.
    4 punti
  5. Da come guardava gli scudi mi sa tanto che a forza di dai e dai........passa con noi. E poi si diverte un mondo.
    4 punti
  6. Io rientrando mi sono fermato ad un autogrill, con radio accesa per 47 minuti ... ho scaricato la batteria. ho dovuto cambiarla. All'arrivo a casa ho sentito un sibilo strano .... ruota bucata.
    4 punti
  7. Vorrei anche ringraziare @mfalier e @ak72 per i regali che mi hanno donato. Sono stati molto graditi. Arka Diligite iustitiam
    3 punti
  8. Tanto per cambiare non c'hai capito un caz...volo ciaoooooooooooooooooooooooooooo
    3 punti
  9. comunque devo confidarvi che anche questa volta mi son sentito a casa... Un saluto a tutta la tavolata e agli amici che ho reincontrato durante il convegno. Roberto
    3 punti
  10. Cavolo, mi dispiace Alessandro! Sei poi riuscito a dare un'occhiata al mineralshow?
    3 punti
  11. Il problema è che dovette attraversare l'oceano per poterlo fare senza sparire la sera stessa per mano della Gestapo
    3 punti
  12. Recentemente ho avuto una garbata polemica a proposito di un distintivo che recava una svastica. Non era apologetico o una copia prodotta oggi per "nostalgici" ma era quello del Partito dei Lavoratori e apparteneva al periodo in cui la Germania era governata dal Partito Nazionalsocialista che poneva il suo simbolo ovunque, così come in Italia il fascio del P.N.F. figurava dappertutto : la stessa cosa accadeva in altri Paesi. Se a qualcuno certi simboli ripugnano, padronissimo di non annoverarli nelle proprie collezioni di Medaglie, Monete, Francobolli, Militaria, ecc. Ma allora - seguendo questo criterio, un fervente repubblicano potrebbe decretare l'ostracismo ad ogni raffigurazioni di Imperatori, Re e Regine......che senso avrebbe ? Per chi ha una visione storica, il quesito non si pone neppure : non si possono tagliar via intere periodi che pure sono esistiti, alla fine ci si ridurrebbe ad ignorare il nostro passato che invece comprende tutto. Diversissimo è il discorso di chi ostenta oggi simboli di alcuni regimi per affermare il proprio credo politico : un uso deprecabile e che aborro. Come tutti io ho le mie idee al riguardo ma non vedo perché le dovrei infliggerle a coloro che mi stanno attorno. Possiedo una piccola raccolta di medaglie militari : ce ne sono di italiane, tedesche, inglesi, russe, polacche....quelle che ho acquistato a poco prezzo sui banchi, qualcuna che mi è stata regalata. Se dovessi selezionarle in base alle mie idee politiche, dovrei buttarne via la maggior parte : un pensiero che non mi ha sfiorato neppure una volta. La Storia è la Storia in cui ognuno di noi può ravvisare accadimenti e momenti alti, come pure fatti atroci, commessi ad ogni latitudine, in ogni tempo e sotto a Governi e Regimi i più disparati. Poi, ripeto, ognuno è liberissimo di collezionare ciò che gli pare, ci mancherebbe !
    3 punti
  13. Felice di condividere le immagini dell'ultimo acquisto, fortunoso ed incredibile (la fortuna aiuta gli audaci, e nel 2019 chi scandaglia siti stranieri di monete), pagata compresa spedizione € 73,50, una rara F.C. prima variante (sia stella che punto) del nostro catalogo, quella senza immagine (sin ora) https://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-RM1PG/10
    2 punti
  14. Sperando che sia cosa utile, aggiungo qualche nota biografica di Elio Cesare che ho tratto dal sito moneteromane.info. A me piace sempre vedere il contesto storico in cui sono state coniate le monete. Con questa scusa imparo e ripasso un po' di storia. Vero nome Lucio Ceionio Commodo. Quando Adriano inaspettatamente lo adottò designandolo suo successore era membro di un'illustre famiglia di rango senatorio. Entrando a far parte, come figlio adottivo, della famiglia di Adriano, ne assunse il gentilizio, Aelius (Elio). Fu inviato governatore in Pannonia (per l'appunto!), fu console e infine ebbe la tribunicia potestas che accompagnò la sua designazione ad erede, come era d'uso a quel tempo. La sua immagine sul dritto delle monete è sempre a testa nuda, segno di deferenza verso l'Augusto regnante. Nel 137, durante il viaggio di ritorno a Roma da una spedizione militare, essendo di salute cagionevole, si ammalò per poi morire il primo gennaio del 138. Dopo la sua morte Adriano nominò come successore Antonino Pio con il vincolo che questi, a sua volta, adottasse Marco Aurelio e il giovane figlio di Elio Cesare, Lucio Vero. Il rovescio delle sue monete reca spesso l'immagine di una personificazione: la Concordia, la Pietas, la Felicitas, la Fortuna, la Spes, tutte volte ad enfatizzare il suo stato di figlio adottivo di Adriano e il suo legame affettivo con l'Augusto. Ciao da Stilicho
    2 punti
  15. Mi sa di sì. Era molto attratto. Voleva addirittura tenersene uno subito. ?
    2 punti
  16. http://roth37.it/COINS/Didattica/romane.html
    2 punti
  17. La mia stima a tutti i partecipanti al pranzo per non aver mai menzionato in oltre 200 post la "grande cosa" che c'era tra di noi. L'anno prossimo prenoto con la pianta del ristorante in mano, come gli architetti! Certamente[emoji368][emoji12][emoji12]
    2 punti
  18. La mia stima a tutti i partecipanti al pranzo per non aver mai menzionato in oltre 200 post la "grande cosa" che c'era tra di noi. L'anno prossimo prenoto con la pianta del ristorante in mano, come gli architetti!
    2 punti
  19. @Nikita, @ilnumismatico, mi hanno fatto sorridere i vostri commenti! In settimana vedrò di soddisfare la vostra curiosità, sperando di non deludervi troppo!
    2 punti
  20. Venerdì pomeriggio c’era un bel movimento. Sensazione da utente complessivamente positiva. Verona e altri congressi hanno sempre il loro senso, anzi oggi forse più di prima, almeno dal punto di vista di chi vuole non solo fare due chiacchiere con amici e scambiare opinione con i commercianti, ma anche per chi vuole acquistare qualche moneta a fronte di aste che ormai sono poco più che listini camuffati . Poi che ve lo dico a fare .. è una fiera, girano nobili, professori, cialtroni e malfattori... volete forse L’esercito ? Cara Grazie che qualche volenteroso pensionato si è preso la briga di vigilare. E tenetevi ste borse ben strette, dai boci !
    2 punti
  21. Alcuni commercianti mi hanno confessato che quasi nulla è stato fatto dall'ente fiera e dal circolo scaligero per migliorare la sicurezza dopo i disastri di maggio. Molte promesse ma pochissima sostanza.... Al sabato poco dopo le 13 già molti commercianti chiudevano per andarsene. Pazzesco....
    2 punti
  22. Mi permetto di precisare che non erano coppie di Carabinieri in servizio, bensì soci della Associazione Nazionale Carabinieri, cioè carabinieri in pensione o in congedo (come il sottoscritto).
    2 punti
  23. Monete Classiche sempre di meno, di furti ho sentito parlare parecchio, pur vedendo due coppie di carabinieri che giravano di continuo tra le fila, l'idea di convegni ormai alla fine della loro epoca si insinua sempre più prepotentemente nei miei pensieri. Altro lato della medaglia: Molte, ma molte soddisfazione nel rivedere commercianti con cui abbiamo combattuto epiche battaglie, trovare e discutere con gli amici numismatici del forum ed incontrare per caso studiosi di alto livello che si fermano e discutono amabilmente. Conclusione: Finchè troverò anche questo a Verona varrà la pena di macinare chilometri su chilometri per essere presenti.
    2 punti
  24. Un discreto soldo da 12 di Carlo Ruzini (uno dei 2 considerati R). La particolarità stà nel essere ribattuta su un altro tondello che mi è difficile da decifrare (sapete che per me le cose facili non esistono) o forse è ribattuta sullo stesso come è facilmente intuibile dal rovescio. Che sarà successo? Buona giornata.
    2 punti
  25. Ciao! Io, invece, ho bucato ieri mattina. Alle 7.40, mentre stavo andando a prendere servizio da "badante" a Milano, in prossimità di piazzale Loreto, ancora col buio, sotto l'acqua, sono entrato in una voragine camuffata fa pozzanghera ..... ci ho rimesso gomma e cerchione. Se Roma piange, Milano non ride ....
    2 punti
  26. Nel ringraziarti per la monetina tedesca, anche sul Paese delle Aquile bisogna soffermarsi un attimo... La bandiera di Skanderbeg (di Kristo Frashëri, trad. di Francesco Marchianò) Come tutti i signori del Medioevo, anche Giorgio Castriota Skanderbeg aveva lo stemma di famiglia che, dipinto sulle bandiere o inciso sugli scudi, simbolizzava il proprio potere. Secondo Marino Barlezio, Skanderbeg teneva in battaglia la bandiera dei Castriota: una bandiera rossa ricamata con un’aquila bicipite nera. Dice poi che gli Albanesi quando vedevano “le bandiere dell’aquila” accorrevano senza chiedere per combattere contro il nemico ottomano sotto la guida di Skanderbeg. Un artista italiano del XVI sec. ci ha dato per mezzo di un’incisione la rappresentazione figurativa dello stemma araldico dei Castriota: uno scudo bianco screziato con un’aquila bicipite, mentre nella parte superiore una stella a sei punte. A parte questo, sulle due teste dell’aquila erano posate due corone reali. Ignoriamo dove si sia riferito l’artista italiano nella rappresentazione di questo stemma. Almeno le due corone reali suscitano una sorta di dubbio. Le corone, così come sono qui raffigurate, rappresentano un elevato potere imperiale o un duplice potere regale, come accadeva per esempio presso i Bizantini il cui sovrano si chiamava Imperatore d’Oriente ed Occidente. Skanderbeg fino a quando visse non si definì mai re e tanto meno duplice monarca. Re venne definito solo tardi da alcuni scrittori stranieri monarchici ai quali sembrava strano che una personalità tanto grande non fosse incoronata sovrano. Dunque sembra evidente che le due corone reali siano state aggiunte dall’artista anonimo sotto l’influenza della letteratura del XVI sec. Lo stemma dei Castriota la troviamo incisa in altre incisioni dedicate a Skanderbeg. Ci sono sicuramente differenze tra loro ma in tutti i casi il motivo centrale resta l’aquila bicipite. La vera forma sembra che la rappresenti un libro religioso preparato e decorato da un artista napoletano nell’epoca in cui era vivo l’Eroe. Il libro è dedicato e regalato a Skanderbeg come è annotato in esso. E’ un libro di preghiere, il cui valore consiste non nel contenuto, ma nelle miniature che ricoprono e abbelliscono le sue pagine. Ci sono molte possibilità che sia stato donato a Skanderbeg durante gli anni 1461-1462, quando il nostro Eroe andò a Napoli per aiutare il proprio alleato, il Re Ferdinando, nella repressione dei feudatari dell’Italia meridionale. Il dono di un napoletano nelle mani di Skanderbeg in questi anni è molto significativo. Come opera di valore artistico essa assumeva il significato di sentimento di riconoscenza dei napoletani verso Skanderbeg. C’è la probabilità che il dono sia stato consegnato a Skanderbeg durante la visita che fece a Napoli agli inizi del 1467. Comunque sia il libro sembra essere uscito dalle mani dell’artista napoletano prima del 1468. Oggi esso si trova nella collezione di manoscritti e stampe antiche che porta il nome dell’editore inglese C. G. St. John Hornby presso la casa editrice “Shelley House” a Chelsea (Londra). In Albania non si è mai parlato di questo documento. Ma a quanto si sa, di esso non si è parlato neanche nella storiografia sul nostro eroe nazionale che è molto ricca. Nessuno ne ha fatto qualche descrizione dettagliata.Non sappiamo, quindi, quante pagine abbia e da quante miniature sia illustrato. Abbiamo in mano solo una pagina fotocopiata. Il testo, che è in latino e di nessuna importanza, è circondato da una cornice ornamentale e arricchito di cinque miniature con soggetto religioso e non. Tra questi, il medaglione che si trova in fondo alla pagina, ha un interesse di prima mano. Il suo contenuto è direttamente collegato a Skanderbeg. Il medaglione è formato da una corona che si chiude nella parte superiore con foglie d’alloro stilizzate che rappresentano, secondo la nostra opinione, la gloria di Skanderbeg. Rafforzano questa supposizione i sei putti che sorreggono la corona con le proprie mani. Dentro la corona è dipinto uno scudo che viene tenuta altresì in mano da due putti. Lo scudo simboleggia di nuovo Skanderbeg, il difensore della libertà e può essere, per il pittore napoletano, il difensore dell’Italia dall’invasione ottomana. Lo scudo, da parte sua, è divisa in due parti. Nella parte sinistra è dipinto lo stemma di Skanderbeg, mentre a destra non si distingue chiaramente se ci sia una pantera, un leone o altro. Si ha a che fare quindi con un elemento molto prezioso per valore storico perché si è davanti alla più antica rappresentazione dello stemma di Skanderbeg, fino al periodo in cui era in vita l’eroe. Lo stemma di questa miniatura contiene inoltre l’aquila nera a due teste assieme alla stella bianca con sei punte, l’Aquila, anche qui stilizzata assomiglia molto alla copia dell’incisione del XVI sec., ma non è esattamente quella. L’aquila qui è interamente nera. Ma quello che è importante è il fatto che nella miniatura del XV sec. le corone regali mancano completamente. Da ciò si evince che l’autore dell’incisione del XVI sec. ha avuto sicuramente davanti a se il vero stemma di Skanderbeg, ma ha dato sfogo alla propria mano, sia nella stilizzazione dell’aquila, sia nell’abbellimento delle sue teste con corone regali. Da quanto detto si può concludere che lo stemma della miniatura del XV sec. si può ritenere come il documento che rappresenta in modo molto vicino il vero stemma di Skanderbeg. Non si esclude che la consultazione del documento che si trova nella collezione Hornby possa darci anche altre miniature con soggetti della vita e attività di Giorgio Castriota. L’aquila ha simbolizzato, fin dai tempi più antichi nella fantasia dei diversi popoli, la maestosità, la forza, la rapidità e l’astuzia. Dalla letteratura popolare nel tempo è entrata anche nella letteratura artistica. Contemporaneamente è usata fin dal principio dai maestri artigiani anche come motivo decorativo nei diversi domini dell’arte. I grandi condottieri militari usualmente sono paragonati all’aquila per le loro rapide vittorie. L’aquila con le ali spiegate è entrata poi anche negli emblemi dei reparti militari dell’ Impero Romano. Anche l’aquila bicipite ha seguito lo stesso percorso. Naturalmente in forma stilizzata viene rappresentata per la prima volta nell’arte popolare dell’Oriente soprattutto nell’arte dei tappeti. L’aquila a due teste risponde ad un’altra figura popolare – all’uomo con due cuori, all’eroe degli eroi. Durante il Medioevo dell’aquila bicipite si sono appropriati come stemma del proprio potere i Selgiuchidi. Poi l’hanno usata i Bizantini presso i quali rappresentava, secondo alcuni, il dominio sull’Oriente e l’Occidente, secondo altri, il duplice potere, temporale e clericale, uniti nelle mani dell’Imperatore. Più tardi l’aquila monocipite o bicipite venne usata negli stemmi di diversi imperatori, re, principi e signori d’Europa. Vari studiosi hanno espresso l’opinione che l’aquila bicipite dei Castriota sia un’influenza dello stemma bizantino. Ma non sembra esatto. L’aquila non è stata l’emblema solo dei Castriota ma anche di altri signori feudali albanesi del Medioevo. Nello stemma dei Muzaka l’aquila si presentava altresì nella forma bicipite con la stella, mentre nello stemma dei Dukagjini l’aquila era monocefala bianca. Dalle conoscenze in nostro possesso è evidente che esse non si assomigliavano. La diffusione di questo emblema nelle forme e colori vari si può spiegare meglio con l’influenza della tradizione popolare più che lo stemma bizantino. Secondo le parole che lo stesso Skanderbeg scriveva al principe italiano J.A. de Ursinis, gli Albanesi erano consapevoli di essere i discendenti degli antichi Epiroti e pronipoti del famoso Pirro. L’antico scrittore greco, Plutarco, narra che dopo la clamorosa vittoria che Pirro ottenne sui Macedoni, gli Epiroti lo salutarono con il sopranome di “aquila”. Pirro rispose: “ E’ merito vostro se sono un’aquila, e come non esserlo quando voi con le vostre armi mi avete innalzato come se avessi rapide ali?”. Secondo le parole di Pirro l’aquila con le ali spiegate simboleggia lo stretto legame del condottiero con la massa. L’aquila è sempre vissuta nelle montagne d’Albania: sempre ha volato sulle terre albanesi. In un simile posto, la figura letteraria, i motivi artistici ed i simboli storici essa ispira si trasmettono in modo ininterrotto da una generazione all’altra. Il fatto che i Balsha avessero nel loro stemma il lupo, al quale è collegata la leggenda della città illirica di Ulqin (Dulcigno in Montenegro, N.d.T.), testimonia come nel Medioevo fossero vivi gli antichi racconti popolari. Naturalmente nel corso dei secoli le piccolezze svaniscono ma il soggetto centrale rimane. Quando giunge il momento l’artista lo raffigura in forme diverse. Questo sembra il motivo per cui nel XV sec. l’aquila viene rappresentata in forme diverse negli stemmi dei Castriota, Muzaka e Dukagjini. Così accadde più tardi anche con l’aquila di Skadnerbeg. La bandiera dell’Eroe non giunse nella forma originale nel XIX sec. Pervennero solo la tradizione popolare e letteraria. Senza un preciso modello davanti, i patrioti della Rilindja (la Rinascita politica e culturale dell’Albania dal XIX sec. al 1912, anno dell’Indipendenza, N.d. T.) l’hanno rappresentata in forme diverse fino a quando non ha preso la forma che ha attualmente la nostra bandiera nazionale. Dopo l’insediamento del dominio ottomano, gli stemmi dei vari signori albanesi caddero quasi completamente nell’oblio della memoria popolare. Solo la bandiera con lo stemma di Skanderbeg ha fatto fronte ai secoli. Era la bandiera ricopertasi della gloria delle battaglie leggendarie del XV sec., la bandiera che simboleggiava la libertà e l’indipendenza della patria. Per questo motivo l’aquila di Skanderbeg è diventata la bandiera dei patrioti della Rilindja, la bandiera dell’unione degli Albanesi in lotta per la liberazione nazionale dal giogo straniero. I patrioti della Rilindja erano orgogliosi della bandiera di Skanderbeg non solo perché era rossa del sangue dei loro avi durante l’epopea del XV sec., ma anche perché era una bandiera pura, onorata, non macchiata di offese verso altri paesi. Essi la consideravano una bandiera popolare perché non aveva tolto a nessuno la libertà. Essa è, come dice F.S. Noli, “una grande bandiera per il popolo minuto”. Come tale essa ha ispirato i patrioti della Rilindja nella sacra guerra per la liberazione della Patria contro gli occupatori ottomani. E' vero che la storia ci racconta quello che sopra è descritto, ma so con assoluta certezza di quanto gli Albanesi siano orgogliosi delle loro tradizioni popolari, ma a me piace di più pensare che sia andata così... Si narra della leggenda di un ragazzo molto coraggioso, che un giorno mentre cacciava per le montagne, incontrò un’aquila maestosa che serrava nel becco un serpente. Dopo un po’, quando l’aquila volò via dalla cresta dove aveva il nido, il ragazzo si avvicinò e vide che il serpente non era morto del tutto, e stava per inghiottire il piccolo dell’aquila. Repentinamente, il giovane tirò fuori arco e freccia e uccise il serpente. Prese l’aquilotto e si avvio verso casa. “Perché rapisci mio figlio” grido forte mamma aquila “perché l’ho salvato dal serpente che tu non hai ucciso” rispose il ragazzo. “Restituisci mio figlio e io in cambio ti darò come ricompensa l’acutezza dei miei occhi e la potente forza delle mie ali. Tu diventerai invincibile e nel mio nome sarai osannato” Così il giovane consegnò l’aquilotto e da quel giorno l’aquila lo guardava dall’alto e lo guidava. La gente ha cominciato a chiamarlo “shqipetar”, cioè figlio dell’aquila, e il suo regno divenne conosciuto come “Shqiperia” o Terra delle Aquile”. Il paese ha cominciato a chiamarsi “Shqiperi” dopo la morte di Scanderbeg, eroe nazionale dell’Albania, perché prima si chiamava con un atro nome: “Arberia”. E per questo motivo che gli albanesi insediati qui in Italia, più di 500 anni fa, tutt’ora si chiamano “arberesh”. Ci sono documenti che testimoniano che già dal II secolo dopo Cristo, Plutarco, un biografo dell’antichità, nella sua opera, “Vite parallele”, racconta che Piro dell’Epiro, glorifica la battaglia di Eraclea, chiamando acquile i suoi soldati. Da quella volta il simbolo dell’aquila accompagnava le battaglie, come segno identificativo degli “arberesh”. Aquila nera in segno della battaglia nello sfondo rosso come il sangue versato. Ci sono documenti storici che mostrano che la bandiera di Skenderbeg era l’aquila nera bicipite, che distingueva il suo esercito durante le battaglie. Questa bandiera accompagnava gli albanesi dal momento della nascita ed era presente anche nella cerimonia della morte. Le ragazze ricamavano la bandiera per portarla in dote come simbolo di orgoglio e di identità. Ancora oggi durante le cerimonie di matrimonio, lo sposo con rappresentanti della sua famiglia, quando vanno a prendere la sposa portano con loro una bandiera che sventola. La bandiera dell’Albania ha una storia millenaria, ed è tramandata di generazione in generazione. Da sempre le nonne albanesi cantano ai nipotini parole che augurano di crescere forte e sano, vigile e coraggioso, come il sangue che portano nelle vene tutti i figli di Albania, bisnipoti di Skanderbeg.
    2 punti
  27. In attesa che la ritiri e ne condividi le immagini, Vi faccio vedere la reimpressa più malridotta della mia Collezione: Francesco I Piastra 1826 Già nel dritto I rilievi erano bassi, poi le mal riuscite operazioni di ribattitura....l'usura da circolazione.. Ecco il risultato Ribattuta su un 12 Carlini della Repubblica Napolitana
    2 punti
  28. L'unione sovietica ed i regimi suoi figli hanno usato gli stessi metodi del nazifascismo per liberarsi di oppositori e "gruppi etnici scomodi" (che ciofeca di concetto.. ma tant'è..) Oggettivamente dobbiamo ritenerci fortunati a non aver dovuto lottare per liberarci da coloro che ci hanno liberato dai Nazionalsocialisti, come è successo ad est. Bisogna ritenere che in un futuro non troppo lontano, quando sarà recepita la risoluzione del parlamento europeo, arriveremo anche a restrizioni sull'uso della simbologia "falce e martello incrociati". https://www.repubblica.it/politica/2019/09/22/news/comunismo_nazismo_parlamento_europeo_risoluzione-236628451/ Del resto una è la realtà, una la Storia. Per quanto singole persone possano cedere a negazionismi destroidi o sinistroidi opponendo le proprie individualissime verità ai fatti, la realtà non cambia. Prima impareremo a leggere la Storia come un'unica realtà oggettiva e prima ci garantiremo che certi orrori non tornino mai più nelle nostre vite ed in quelle dei posteri.
    2 punti
  29. Il viaggio è stato un avventura ma alla fine siamo arrivati ma anche ritornati con l'auto che faceva le bizze ed il maltempo che incombeva vero Cemb ?[emoji12][emoji12][emoji12] ringrazio tutti Mario in primis e la Consorte per l'aperitivo ho rivisto il Monetaio con cui ho scambiato 2 chiacchiere Cavedoni Varesi Montenegro Numismatica Scaligera il Buon Riccardino Rossi senza banco causa furti e rapine. Ho parlato con alcuni di voi Eracle Cioski Nino che era un po' che non vedevo e poi grazie a Tutti voi per la compagnia il gruppo Filatelia Non è stato a modo [emoji368][emoji12]il prossimo maggio gli roviniamo la dentellatura e linguellatura [emoji2][emoji12][emoji2][emoji12][emoji2]
    2 punti
  30. Sui tre rovesci genuini , dietro la testa dell'auriga si evidenzia che la prima e stata battuta prima delle altre due, per via della rottura dietro la testina, il secondo e la terza , la rottura ha pure deturpato la prima ala di sinistra. I falsi probabilmente sono stati creati da una moneta con questo difetto alle ali.
    2 punti
  31. Ciao, credo di sì, leggo male ma sembra proprio Pannonia...vedo PANN O NIA con la O sotto l'ascella ?
    1 punto
  32. Ottimi i consigli di miza. Se è colla e non hai l'acetone usa la benzina, va bene lo stesso.
    1 punto
  33. Buon pomeriggio, posto 50 Fiorini Ungheresi, ho letto che il nome viene preso dal Fiorino Fiorentino. Riporto quanto trovato su Wikipedia. Fiorino ungherese, il fiorino fu introdotto in Ungheria il 1º agosto 1946, dopo l'iperinflazione subita dal pengő nel 1945-1946. Il processo fu diretto dal Partito Comunista Ungherese, che teneva l'importante carica ministeriale, e il successo del fiorino fu utilizzato per ottenere vantaggi politici, contribuendo alla conquista del potere da parte del Partito Comunista nel 1948-49. Il fiorino rimpiazzò il pengő al cambio di 1 fiorino = 4×1029 pengő. Tradizionalmente il fiorino era suddiviso in 100 fillér, ma il fillér era diventato a causa dell'inflazione non utilizzabile e dal 1999 non è più in circolazione. L'abbreviazione ungherese per il fiorino è Ft. Dopo la sua introduzione nel 1946, il fiorino rimase stabile per diversi anni, ma iniziò a perdere il suo potere d'acquisto appena il sistema economico dello stato perse la sua competitività durante gli anni settanta ed ottanta del Novecento. Dopo il cambiamento di regime del 1989-90, il fiorino ebbe per tre anni una forte rivalutazione (35% circa), ma rilevanti riforme riuscirono a stabilizzarne il valore. Dopo l'anno 2000 il valore relativamente alto del fiorino sul mercato (specialmente in confronto con il dollaro statunitense che stava diminuendo di valore, ed in parte anche nei confronti dell'euro) svantaggia l'industria ungherese che è fortemente indirizzata all'esportazione nei confronti delle industrie straniere con valute più deboli. Saluti Alberto
    1 punto
  34. Le foto sono fatte male, ma dalle prime un po' più leggibili si vede che non è un BB, ad occhio almeno SPL, ma attendo foto leggibili. Chiedo a @Scudo1901 se anche lui colleziona Repubblica Saluti Marfir
    1 punto
  35. Grazie al vostro contributo ho trovato su un form specializzato in rete questi altri esempi di stemmi ad ulteriore conferma di quanto da voi suggerito. Addirittura una persona scrive:
    1 punto
  36. Ciao , se ti riferisci a quelle "escrescenze" intorno al 2.... è il leggero strato di rame che si sfoglia. credo saprai che: i centesimini sono in ferro , poi ramati con bagni galvanici.
    1 punto
  37. Buona giornata Osella veneziana a nome del Doge Bertucci Valier (15/06/1656-29/02/1658) - Anno I L'aquila in questione non rappresentava Venezia, ma il Valier stesso; infatti l'arma gentilizia della famiglia Valier portava l'aquila saluti luciano
    1 punto
  38. Buongiorno a tutti, appropriato pure io e come te appena avrò tempo lo leggerò... Sono fantastici i tuoi esempi... Grazie a tutti Tiziano
    1 punto
  39. Secondo il mio parere la sig.ra Colaneri ha disegnato le monete italiane più belle.
    1 punto
  40. https://www.facebook.com/groups/443468216362701/ Ho creato questo gruppo. Non credo che possa servire a molto, ma almeno questa piattaforma ha il pregio della platea che potrebbe rendere più difficile la vita a questi loschi personaggi
    1 punto
  41. Buonasera, @Rocco68Amico mio, in effetti quando ho detto i miei 4 9 cavalli del 90 mi sono sbagliato, in effetti sono 5.. ? Uno è in viaggio, il quarto è proprio il 9 Cavalli 1790 busto corto. Saluti Alberto
    1 punto
  42. Alberto, ti manca il 9 Cavalli 1790 busto corto? ?
    1 punto
  43. Le monete romane ci azzeccano alla grande, visto che sono stati proprio i Romani i primi ad utilizzare in maniera massiccia l'aquila, non solo sulle monete ma anche ad esempio sui vessilli delle Legioni. Vi riporto un passo di un articolo che ho letto poco tempo fa... Il potere imperiale e i suoi simboli: l’aquila e la corona La simbologia del potere deve molto a Roma, che elaborò, grazie anche all’apporto della cultura dei vari popoli con cui venne a contatto, un complesso sistema di simboli e ritualità. L’aquila imperiale è forse il più significativo di tali simboli. L’uccello predatore dall’imponente apertura alare, che nidifica sulle cime dei monti, già nella mitologia greca era strettamente connesso alla regalità, come uccello del re degli dei, Zeus, suo messaggero e quasi sua incarnazione. Il mondo romano ne fece però il simbolo dell’autorità dello Stato, collegandolo all’idea stessa di Roma. L’aquila compare sulle monete con il fulmine di Giove tra le zampe, a simboleggiare la potenza dello Stato armato, garante di ordine e giustizia; con lo stesso significato compare sui vessilli delle legioni. La forte connotazione militare non è però disgiunta da un valore sacrale e ideologico: l’aquila è l’uccello che testimonia la protezione divina del popolo che se ne fregia. Con l’affermazione del potere imperiale, che in pratica concentra in un’unica persona l’autorità statale, l’aquila diventa anche simbolo dell’imperatore. La graduale sacralizzazione di tale figura rende ancora più forte questa immagine. L’aquila, coma la Vittoria alata, incorona l’imperatore, testimoniando il carattere divino del suo potere: l’imperatore, dio in terra, ha, come Giove, un’aquila al suo fianco. Questa simbologia ebbe fortuna: la si ritrova infatti anche negli stemmi delle case regnanti che volevano testimoniare una continuità con l’Impero romano e la sacralità del loro potere. Il Kaiser austriaco e lo Csar (Zar) di tutte le Russie, che anche nel titolo mantenevano un legame con il Cesare romano, fregiavano i propri stemmi con l’aquila imperiale. L’aquila con il fulmine appare anche nello stemma degli Stati Uniti, quale simbolo dell’autorità suprema dello Stato e del suo presidente. Il processo di sacralizzazione dell’imperatore ha creato molti simboli che hanno avuto fortuna nella cultura posteriore e nel mondo cristiano, tra cui lo scettro con l’aquila e il globo di Napoleone, la corona dei sovrani o l’aureola dei santi. La corona dell’imperatore presenta il doppio valore del serto d’alloro, attribuito ai generali vittoriosi e ai vincitori di gare, e quello del diadema di cui si fregiavano i sovrani orientali. Esso è il simbolo della protezione celeste: la mano divina che si poggia sulla testa dell’uomo e lo avvolge per proteggerlo. Nelle monete romane vediamo spesso l’imperatore con due corone: alla prima, simbolo del potere temporale, se ne aggiunge una seconda, che una divinità sta per poggiare sul suo capo quale simbolo della sacralità del suo potere. Questa corona che sormonta il capo senza toccarlo divenne con il tempo l’aureola dei santi. Con gli imperatori cristiani l’aureola viene anche raffigurata come “mano di Dio”: Costantino ad esempio appare con la mano tesa al cielo, mentre una mano dal cielo sfiora la sua. Altre immagini sono destinate a suggestionare l’iconografia medievale, come per esempio la figura equestre dell’imperatore aureolato, prototipo di molte immaginette di santi, o dell’imperatore che sul cavallo rampante uccide il drago che simboleggia pagani e ribelli, una figura che precorre la rappresentazione di San Giorgio uccisore del drago.
    1 punto
  44. Oltre che inutile, per me è anche deleteria... La censura finisce spesso con il creare un “fascino” atavico per il proibito e, dunque, avere un effetto diametralmente opposto rispetto all’intento iniziale. Se vogliamo, è un po’ come la storia biblica della mela dell’Eden. Tornando al tema, la Storia è piena di regimi sanguinari e di despoti spietati e crudeli. Comprendo che la Seconda Guerra Mondiale e l’Olocausto siano delle ferite profonde e ancora molto recenti, ma demonizzare una fascia di collezionismo non è la soluzione.
    1 punto
  45. Ciao, credo sia il primo simbolo del 5° Genio Minatori dei primi '900, allego una cartolina presa da Ebay, anello interessante.
    1 punto
  46. Una soluzione all'enigma potrebbe essere contenuta nell'articolo di Alexander Dale, che allego. In sostanza Dale ritiene che sia WALWET che KUKALIM facciano riferimento ad Aliatte II. Walwet sarebbe il nome proprio di Aliatte II, mentre Kukalim significherebbe "discendente di Gige", ossia lo stesso Aliatte II. Dale evidenzia anche un problema cronologico in questa sua ricostruzione: la sua tesi, in sostanza, reggerebbe soltanto se si retrodata il regno di Aliatte II al 635 a.C. Ecco l'abstract del suo articolo. WALWET_and_KUKALIM_Lydian_coin_legends_d.pdf
    1 punto
  47. mi ero fermato al dinar del 1990 ... quello che hai postato allora deve essere del 1996 o 1997
    1 punto
Questa classifica è impostata su Roma/GMT+01:00
×
  • Crea Nuovo...

Avviso Importante

Il presente sito fa uso di cookie. Si rinvia all'informativa estesa per ulteriori informazioni. La prosecuzione nella navigazione comporta l'accettazione dei cookie, dei Terms of Use e della Privacy Policy.