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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 06/14/20 in tutte le aree
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Buon giorno. Voglio condividere un pezzo accettabile per la tipologia, che finalmente ho appena aggiunto in collezione. Si tratta di un 10 tornesi 1841 testa grande (o testa grossa) R3 - Rif. Magliocca 684 Rilievi buoni a mio avviso (meglio al rovescio) e soprattutto bordi messi bene e non martoriati come spesso invece capita di vedere su questa tipologia. Bel colore di metallo. Aspetti vostri commenti e vi auguro una buona domenica.4 punti
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Spero di far cosa gradita agli appassionati della zecca di Trento, postando un denaro piccolo con la T leggermente diverso da quello postato da @ottone a pag. 7. Oltre all'importanza della zecca di Trento nella prima metà del duecento e anche oltre, vorrei far notare come i piccoli di questa zecca risultino ben coniati e molto più accurati dei corrispettivi di Verona e Venezia. Arka Diligite iustitiam4 punti
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Segnalo che sul sito NAC è stata completata la pubblicazione dei cataloghi visualizzabili e scaricabili in PDF delle aste della ditta. In particolare sono scaricabili i cataloghi NAC 14, 16 e 81 che rappresentano un must delle collezioni papali! http://www.arsclassicacoins.com/catalogues/4 punti
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In questi interessanti video si ricostruiscono la posizione e l'evoluzione delle civiltà mondiali nel corso dei millenni.3 punti
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E questo è il bianco scodellato di Marino Morosini (1249-1253). Rif.: Zub-Luciani 19.5 Arka Diligite iustitiam3 punti
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Dopo la cerrellata di denari scodellati, vorrei farvi vedere un altra tipologia medievale il bianco scodellato. So che la maggior parte dei collezionisti delle monete di Venezia ama i grandi moduli, ma io credo che anche queste piccole monete meritino la nostra attenzione. Il bianco, come già scrissi presentando quello di Jacopo Contarini, riporta le stesse immagini del denaro enriciano e di quello di Vitale Michiel. Segue anche la sua svalutazione a mezzo denaro, quando Sebastiano Ziani crea il nuovo denaro pari a quelo veronese. E vorrei infine attirare la vostra attenzione sull'accuratezza con cui furono incise queste piccole monete. Quello qui illustrato è un bianco scodellato di Jacopo Tiepolo (1229-1249). Rif.: Zub-Luciani 19.4. Arka Diligite iustitiam3 punti
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Convivialità a parte avevano un vantaggio a cui all'epoca non facevamo caso e che solo oggi possiamo apprezzare: il completo anonimato. _________________________ Autoproclamatosi indipendente dalla Serbia il 17 febbraio 2008, anche il Kosovo, uno degli ultimi arrivati all'indipendenza nel mondo post-Guerra fredda, ha fatto in tempo ad emettere schede: Prima lì si usavano quelle serbe e prima ancora quelle jugoslave3 punti
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Ciao a tutti. Volevo mostrare questo piccolo di Bertrando per Aquileia, gia' postato da Arka, ma leggermente piu' nitido. Buona serata asta " Picena" n. 7 - lotto n. 32 gr. 0,462 punti
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Se per il collezionista questa moneta era autentica la considerava, giustamente, di grande valore visti i passaggi in asta. Io ho iniziato la mia collezione proprio così : avevo 2 monete d'argento del regno che, guardando su internet, raggiungevano prezzi alti, chiesi sul forum e mi dissero che erano entrambe false. Non so neanche dove le abbia messe ma da quei giorni non ho più abbandonato il forum ed è iniziata la mia "carriera" da collezionista . Capisco che la delusione sia molta ma comunque avete imparato cose nuove e magari da cosa nasce cosa2 punti
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Il libro e’ da ora acquistabile presso la casa editrice Viella2 punti
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Sono sempre stato attento a scaricare i PDF dei principali cataloghi d'asta al loro apparire, ben conoscendo che dopo qualche tempo sarebbero scomparsi, sostituiti da altri volumetti più recenti. Tanto più per la NAC, indubitabilmente la più importante Casa Numismatica mondiale riguardo alla monetazione classica e tra le principali per quella di Area Italiana. Peccato per gli "introvabili" primi cataloghi, e pure per quelli più recenti per i quali NAC non ha mai postato i PDF corrispondenti. Sul sito erano comunque presenti le aggiudicazioni, che scaricavo regolarmente integrando i cataloghi cartacei o virtuali in mio possesso. Da qualche giorno (in corrispondenza con la recente pubblicazione del catalogo elettronico della "Spring Auction" tenuta ieri) il sito internet NAC è stato completamente rinnovato, e ad una mia prima parziale esplorazione, sembrava apparentemente impoverito ... Oggi sono ritornato ed ho scoperto che in realtà è semplicemente ancora in costruzione e nel frattempo è risultato ottimamente organizzato e ricco. Anche se un po' nascosti sono in via di caricamento TUTTI i cataloghi NAC. Ad oggi sono visibili i numeri 1-9 e 83-120 e di questi è scaricabile il PDF dei numeri 1-9 e 106-116. Sono riapparse anche le aggiudicazioni ed il sito nel complesso è molto godibile! Ringrazio molto Arturo Russo (@art74) e la NAC per questo magnifico regalo e, visto che l'appetito vien mangiando, confido che presto possano essere disponibili e scaricabili tutti i cataloghi di questa splendida Ditta Numismatica! http://www.arsclassicacoins.com/catalogues/2 punti
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Dimenticavo: ho lasciato per un attimo il buon Ferdinando II per aggiungere le "aquile rovesciate" di Francesco II:2 punti
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Buongiorno, rischiando di sembrare troppo pesante vorrei aggiungere un ultimo messaggio a questa discussione :precisando che stimo chi lavora per la cng, visto che sono tra i pochi che si prendono l'impegno di controllare le mail che segnalano la presenza di fake all'interno dei Lotti, credo però che un lavoro più completo sarebbe stato quello di approfondire anche la situazione della seconda dracma visto che la documentazione esistente lo avrebbe permesso. Comunque Quello che mi preme di più è sottolineare la infelice situazione di questo periodo, che vede 3 o 4 aste esibire Lotti costituiti da repliche moderne di dracme del nord Italia e descritte come monete antiche, quasi tutte queste case d'asta non prendono nemmeno in considerazione le segnalazioni che gli vengono inviate e non approfondiscono la natura di queste monete prima di metterle in asta. Questa è una situazione che sta assumendo proporzioni tragiche visto che il commercio di fake in così grande quantità reca un danno considerevole ad un ramo della Numismatica e della storia in generale. Immettendo sul mercato un così grande n. di reperti contraffatti si vanno a falsificare gli equilibri di una tipologia monetale ancora poco conosciuta. Ricordiamo che chi falsifica la storia danneggia tutti noi.2 punti
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Buongiorno a tutti, riflettevo sul dramma che molti hanno nel momento che realizzano che quello che hanno sempre ritenuto essere un tesoro si rivela tutt'altro. Qui sul Forum ne ho letto tante di discussioni in cui si chiedeva che valore ha, di cosa si tratta, che conservazione ha, per poi sentire l'amaro responso, che nella stragrande maggioranza dei casi è.. Patacca!!! Se va bene, riproduzione, gadget di una nota azienda dolciaria. Ecco vi siete mai calati nei panni di uno di noi che subisce un dramma del genere, credo che almeno una Patacca tutti l'abbiamo presa non solo, sono convinto che la conserviamo anche in raccolta, per carità lontano da quelle buone.. ? Intanto vi presento una delle mie, riconoscibilissima, per due motivi, primo perché rappresenta una moneta rarissima, e secondo perché porta la sigla R che da profondo ignorante in materia avevo attribuito alla zecca di Roma. Ovviamente tutto questo è successo quando ero completamente a digiuno di monetazione antica e pescandola in una ciotola al mercatino, avevo immaginato chissà quale tesoro. Ecco mi piacerebbe sentire le vostre esperienze al riguardo. Saluti Alberto1 punto
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È' un normalissimo centesimo di dollaro USA, e D non è altro che il segno di zecca di Denver. Il 1968D ha avuto la mostruosa tiratura di 2 miliardi e 886 milioni di pezzi, che lo renderà stracomune in qualsiasi stato di conservazione almeno per i prossimi 2000 anni.1 punto
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LARNAKA Ti ho baciata sul prato in Piazza d'Armi erano le sei, le sei della mattina... il prato era gelato come l'amore perso dietro ai sogni e buttato ammucchiato giù in cantina fra le botti e il ciarpame e ragnatele e verdi le bottiglie e l'amore perduto che vive e guarda muto le tue forme ingrossate e il tuo seno che scrutano soltanto le nuove dolci fate e un poeta assonnato che insegue il vento e si stropiccia gli occhi e sfiora le tue labbra e ti abbraccia smarrito e mastica il chiarore del tuo corpo ferito, sanguinante, quasi guarito.1 punto
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Buonasera Blakye : è bello vedere che i frequentatori del Sito hanno grande fiducia nelle conoscenze di chi cercherà di rispondere ai loro quesiti. Purtroppo, i due oggetti mostrati non sono monete, né medaglie, né gettoni, ne francobolli, né piccoli monili che ogni tanto vengono mostrati nelle apposite sezioni. Sono due boccole, ma temo che il termine sia improprio, una delle quali presenta una corona di alette piegate : cosa siano non lo so, penso parti di utensili o macchine meccaniche, ma francamente non ne ho la più pallida idea. Poi, magari, qualcuno che sa di meccanica ti rispondera ! Saluti.1 punto
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Spesso le piu belle storie cominciano per puro caso...grazie per l'invito Iorluke, darò uno sguardo e magari ...continueremo io e mia figlia a ri-costruire storie su un "piccolo oggetto antico" . Grazie!1 punto
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Ah allora forse ho capito sta volta? l'intruso è il 2 grani l'unica coniata interamente nel XIX secolo!1 punto
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La seconda che hai postato ora si vede meglio. Le proof danno quella senzione di profondità che appena si nota su quella "rovinata". Non studio le monete proof quindi non posso aiutarti bene posso dirti che ne ho qualcuna anche in rame e nemmeno chiuse in capsule,aperte,in vassoi di velluto e nemmeno una mi ha fatto della patina o macchie varie eppure sono anni che stanno li. Potrebbe essere la plastica delle capsule magari non buona?1 punto
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Un saluto a tutti gli amanti delle ciotole. Questa mattina, nella mia città, primo mercatino dell'antiquariato post lockdown...all'ingresso davano i guanti monouso e raccomandavano le distanze e l'uso della mascherina anche se all'aperto; comunque debbo dire che sono stato proprio felice di tornare a rovistare nelle ciotole. Pezzi interessanti pochini, poichè i venditori non si sono potuti ovviamente muovere, ma ho reperito un bel Lincoln Wheat cent in rame rosso e tre monetine della colonia britannica "Malaya and British Borneo", sul perchè ho preso queste ultime vi rimando alla mia discussione sui Rajah di Sarawak. Spesa totale 2 euro...? Sarebbe bello leggere i vostri resoconti sul ritorno alle ciotole, post-covid.1 punto
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Confermo le valutazioni dei miei illustri predecessori. SE in FDS come sembrerebbe (serve vederle di persona o almeno delle foto con luce radente o passante) siamo sui 350, anche 400 se trovi l’amatore delle consecutive. Complimenti!1 punto
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? Vedo che la domenica sei in perfetta forma rebussistica! Altrettanto da parte mia. apollonia1 punto
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Il tetrachalkon è il multiplo del chalkos, ritenuto la moneta di bronzo più piccola in uso ad Atene e in Grecia. Quindi a mio avviso l’argento non c’entra nulla con questa moneta che, come rivela anche la foto, è un AE Tetrachalkon del tipo Busto diademato e drappeggiato di Lakedaimon volto a destra/Aquila in piedi volta a destra.1 punto
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Com’è Torino? Forse la malinconia ce l’ha dentro, da sempre, ma quello che sembra un limite può essere anche una forza. Torino è piena di immigrati, e tu pensi che questo bailamme di persone possa colorare la città, darle qualche suono e qualche luce in più. Ma l’immigrazione è come l’ircocervo del mito, un ibrido insensato che mantiene intatta la torinesità, isola aristocratica un po’ barocca assediata dalle cartacce e dalle bottiglie di birra vuote. Torino è sempre stata la città della Fiat, ma oggi la fabbrica “fa l’olandese” e si cercano alternative di sviluppo. Tutti hanno sognato le magnifiche sorti e progressive che dovevano essere la necessaria conseguenza delle Olimpiadi invernali del 2006, che avrebbero certissimamente portato gloria e ricchezza alla città. E adesso? La città è tornata sozza, i turisti sopravvissuti al Coronavirus sembrano cimbe natanti in un mare di indifferenza, i cantieri sono sempre meno aperti e sempre più desolati. Povera Torino, orfana di Nietzsche e di Salgari! Ho ripensato al grande veronese che si inebriava d’incenso, chiuso nella cameretta di un modesto appartamento in affitto, con la moglie sempre più pazza, a scrivere di Sandokan, di Yanez e di Brooke, pane e companatico di una vita di miseria e d’infelicità che non mortificava, ma quasi alimentava il suo talento, la sua straordinaria capacità creativa. Pensare a Salgari mi ha riportato alla mente quanto scrisse Leopardi visitando la tomba di Torquato Tasso, un altro infelice sospeso fra il genio e la follia. Accanto alla tomba del Tasso ve n’era un’altra di un certo poeta Guidi, che volle giacere - come è scritto sulla lapide - accanto alle ceneri del grande Torquato. Leopardi commenta: “Fece molto male. Non mi restò per lui neanche un sospiro”. Pensando alla bellezza aristocratica di Torino e ai panettoni dell'isola della Movida o ad altre simili brutture di cui la sindaca ha costellato la città, è facile paragonare l’idiozia del poetucolo Guidi alla mediocrità di chi governa oggi la città. Ridatemi pagine grondanti avventure mai vissute, ridatemi un cavallo che non sia mai stato abbracciato, ridatemi una taverna dove a Frederich abbiano appena servito salsicce con noci e tuorli d’uovo crudi…1 punto
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@Asclepia complimenti per questi tuoi 3 grana 1810, davvero belli. Io sono ancora alla ricerca di aggiungerne uno in collezione. Per le conservazioni....nell'insieme BB+/qSPL per il primo esemplare e BB quest'ultimo1 punto
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Buongiorno a tutti, Scheda Telefonica che vanta l'utilità del Telefono Pubblico e del grande valore d'uso. Non vi pare che trasmetta una certa convivialità? Da soli o in compagnia con molta allegria direi.. ? Saluti Alberto1 punto
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Confermo tutto quanto detto da Giovanni sotto il punto di vista stilistico . Ne ho viste parecchie di simili riproduzioni, una intera serie ( in Spagna). Il conio dovrebbe essere di produzione est Europa degli ultimi anni, con patine/patinature simili, ma non solo, da area spagnola. Di tanto in tanto sono passati in aste, anche blasonate...a titolo di esempio ne allego alcune ( da 1 a 5 coniate , la 2 della stessa impronta di cui al presente tread, la 3 in argento con rovescio tardo imperiale, la 6 invece fusa) Senza la visione diretta non escluderei, dato l'apparente spessore della crosta in alcuni punti e le screpolature di patina, che sia riconiato su pezzo di base autentico, un po' al tipo dei falsi minimi tardi che aveva segnalato @Poemenius… ma difficile da dire così con certezza, dato che ne esistono diverse "tirature", l'unica cosa certissima : è un falso moderno e tutto sommato bruttarello.. ( tra l'altro se non erro tale casa d'asta ha spesso esitato quel tipo di minimi di cui sopra) Un cordiale saluto a tutti, Enrico1 punto
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Ciao Enrico. Non mi piace neanche a me, troppo tozza e con molte ( corrosioni tipiche da fusione). E poi al rovescio, un perlinato cosi grosso, non ha precedenti. Anche il tendaggio, appena schematizzato. Come affermi anche tu, niente traccie di coniatura, perché queste "tessere erano coniate". Per me è una riproduzione a fusione, patinata artificialmente e fatta corrodere da acidi.1 punto
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1939 Regno d'Italia - 100 Lire Azzolini-Urbini 20/02/1939 anno XVII (officine della Banca d'Italia Roma) Banconota del Capranesi comunemente denominata "Aquila romana" (tipo con fascio al retro)1 punto
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Ne propongo uno non proprio facile composto da 9 monete, data la "difficoltà", almeno credo…. si visualizzerà sia il dritto che il rovescio. Trova l'intruso SMILED NO8 YOO1 PRACIIL1 punto
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Caro @Numa Numa, la domanda sorge spontanea : ma chi te lo fa fare di cercare di vendere quella moneta in Italia stanti tutti i possibili inghippi ? Ma immagino che tu abbia posto tale domanda per pura ipotesi e amore di discussione… e quindi cerco di risponderti. Purtroppo mancano un po' di dati, quali la data di fabbricazione della moneta ( più è vicina all'epoca moderna e più è difficile che possano contestarti la provenienza da scavo) e anche la data della prima vendita all'asta. Perché? Beh, semplice… o quasi….. vediamo il ragionamento : gli attestati di autenticità e provenienza ( mi rifiuto di chiamarla lecita) sono stati introdotti per la prima volta a quanto mi risulta con la legge del 20 novembre 1971 n° 1062 entrata in vigore il 17 dicembre stesso anno, con il titolo di " Norme penali sulla contraffazione od alterazione delle opere d'arte" L'articolo 2 così recita: "Chiunque esercita una delle attività previste all'articolo 1 deve porre a disposizione dell'acquirente gli attestati di autenticità e di provenienza delle opere e degli oggetti ivi indicati, che comunque si trovino nell'esercizio o nell'esposizione. All'atto della vendita il titolare dell'impresa o l'organizzatore dell'esposizione è tenuto a rilasciare all'acquirente copia fotografica dell'opera o dell'oggetto con retroscritta dichiarazione di autenticità e indicazione della provenienza, recanti la sua firma." Ma rimase sostanzialmente lettera morta agli effetti dell'attestato, nel senso che mi risulta che nessun commerciante di monete antiche abbia mai emesso in quell'epoca alcuna attestato…. Facendola breve, successivamente questa legge del 1971 venne ripresa, abrogandola, dalla Testo Unico di riorganizzazione della materia dei Beni Culturali e Ambientali del 20 ottobre 1999 n° 490 all'art. 63 riprendendola pari pari e parlando sempre di "attestato di autenticità e di provenienza" e "indicazione della provenienza" Anche qui rimase lettera morta : non mi risultano siano stati emessi dai commercianti del settore attestati così come previsti dalla legge Non rimarrà lettera morta solo con il famoso codice Urbani , il decreto legislativo del 22 gennaio 2004 n° 42, che all'articolo 64 riprende l'art.6 3 del precedente Testo Unico del 1999 (abrogandolo) con una variazione : è introdotto "'l'obbligo di consegnare all'acquirente la documentazione che ne attesti l'autenticità o almeno la probabile attribuzione e la provenienza delle opere medesime" Quindi OBBLIGO DI CONSEGNARE LA DOCUMENTAZIONE CHE ATTESTI LA PROVENIENZA….. I documenti…… ???? Sì... E quali sono i documenti che attestano la provenienza ? Semplice…. fatture, cataloghi, compravendite private e quant'altro…. a mio avviso per intero ( per il discorso privacy ho già detto la mia … per "scoccievole" che sia basta chiederne autorizzazione al momento della cessione ) . Ecco perché l'attestato alla fine non può avere un maggior valore delle fatture e transazioni a vario titolo…. perché altro non è che il compendio e la silloge delle medesime ! Ma... Ma... … ma …. gli attestati sono stati realmente utilizzati a partire dal… diciamo 2005 ? Bel problema… E comunque non esistevano prima del 1971, data della prima legge in merito agli Attestati... Quindi ecco il senso di quanto detto prima all'inizio del post…. che data della prima asta? Perché più la data si avvicina al famoso 1909 e meglio sarà…. Quindi Sì, carissimo Numa, Sì, le reali Provenienze, fatture e transazioni varie, valgono almeno tanto quanto l'Attestato, e anche di più, perché esistono quando anche l'attestato non c'era o non è stato fatto…. E la mancanza dell'Attestato di certo non può fare pensare a una transazione illecita in sé, trasformato in atto di accusa, quella che conta è la documentazione a prova della provenienza, provenienza la cui legittimità o illegittimità in radice può essere soggetta a una valutazione giudiziale ( parere personale ma direi lapalissiano…. una Provenienza da furto o scavo clandestino etc. è ILLECITA PROVENIENZA, in barba all'attestato ). Certo, qualsiasi documentazione, che sia la fattura, la scrittura privata o notarile, l'attestato…. aiuterà a togliere le castagne dal fuoco al malcapitato, qualora indagato. Spero di essere riuscito a comunicare compiutamente e senza troppi tecnicismi quanto avevo da dire in merito. Un cordiale saluto, Enrico1 punto
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La scoperta archeologica di dieci imponenti rilievi rupestri dell’VIII sec. a.C. raffiguranti il sovrano e i grandi dei d’Assiria nel sito archeologico di Faida (20 km a sud della città di Duhok e 50 km da Mosul, Kurdistan iracheno settentrionale), nell’ambito del Kurdish-Italian Faida Archaeological Project, condotto dall’Università di Udine e dalla Direzione delle Antichità di Duhok, è stata inserita fra le 5 candidature che concorreranno all’assegnazione della 6a edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” 2020, che verrà consegnato il 20 novembre prossimo a Paestum, in occasione della XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico. L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, intitolato all’archeologo siriano che nel 2015 ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale del sito di Palmira, è l’unico riconoscimento mondiale dedicato agli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. Il premio è assegnato in collaborazione con le testate giornalistiche internazionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania), Archéologia (Francia), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia); dal 2020 anche con British Archaeology (Regno Unito). Il progetto Kurdish-Italian Faida Archaeological Project-KIFAP è diretto da Daniele Morandi Bonacossi e da Hasan Ahmed Qasim, rispettivamente per l’Università di Udine e la Direzione delle Antichità di Duhok. Si svolge in una terra, la Mesopotamia del nord, cruciale per la storia rimasta inesplorata per decenni a causa della complessa situazione politica che l’ha caratterizzata fino ad anni recenti. Ricerca, tutela, restauri, valorizzazione, formazione e cooperazione internazionale sono i cardini del progetto, che è sostenuto da: Governo Regionale del Kurdistan – Iraq, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli, ArcheoCrowd e Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. «Per l’Università degli Studi di Udine – dice il rettore, Roberto Pinton - è motivo di grande orgoglio e soddisfazione che i risultati della nostra missione archeologica in Mesopotamia del Nord siano stati inseriti fra le 5 candidature che concorreranno all’assegnazione della 6a edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” 2020, di fatto l’unico premio internazionale di archeologia. Sono diversi anni che il nostro ateneo opera in quelle zone grazie all’impegno del team di lavoro guidato dal professor Daniele Morandi Bonacossi. Questo risultato è anche il frutto del continuo e determinato supporto dell’Università di Udine e di tutti i rettori che si sono succeduti, del Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale e, aspetto di assoluto rilievo, di un intero sistema regionale». «La candidatura – sottolinea l’assessore regionale all’Università, Alessia Rosolen - conferisce ulteriore prestigio all’Università e gratifica la Regione che ha sostenuto con convinzione questo progetto. Concorriamo al premio assieme ad altre bellissime scoperte archeologiche fatte in Cambogia, Israele e Italia. A settembre sarà reso noto il progetto vincitore. A prescindere dal risultato finale, si tratta di un riconoscimento di spessore internazionale che costituisce un altro, piccolo, significativo tassello al rafforzamento della dimensione internazionale dei nostri atenei». «L’inserimento della scoperta dei rilievi assiri di Faida nella rosa delle candidature al premio intitolato a Khaled Al-Asaad – sottolinea Daniele Morandi Bonacossi - è un traguardo molto importante per il nostro progetto, frutto di una stretta collaborazione con i colleghi e le autorità del Kurdistan iracheno e di una sinergia sistemica fra il nostro Ateneo, il Ministero degli Affari Esteri, la Regione Friuli Venezia Giulia, la Fondazione Friuli ed ArcheoCrowd nella convinzione condivisa che l’Università di Udine, sede del primo dipartimento in Italia dedicato alla storia e tutela dei beni culturali, possa e debba competere con le più importanti istituzioni scientifiche internazionali nella protezione e valorizzazione del patrimonio culturale dell’umanità». I RILIEVI RUPESTRI DI FAIDA Nei mesi di settembre e ottobre 2019, la missione congiunta italo-curda ha individuato presso il sito archeologico di Faida dieci imponenti rilievi rupestri di epoca assira (VIII-VII secolo a.C.) scolpiti nella roccia lungo un antico canale d’irrigazione di quasi 7 km di lunghezza. Il canale di Faida, alimentato da un sistema di risorgenti carsiche, fu fatto probabilmente scavare dal sovrano assiro Sargon II (721-705 a.C.) alla base di una collina. Oggi, il canale, che ha una larghezza media di 4 metri, è quasi completamente sepolto sotto spessi strati di terra depositati dall’erosione del fianco della collina. Dal canale principale si diramavano canali più piccoli, che consentivano di irrigare i campi circostanti e di aumentare la produzione agricola della campagna ubicata nell’entroterra di Ninive, la capitale dell’impero. I pannelli rinvenuti sono imponenti, lunghi 5 metri e alti 2. La mitologia assira raffigurata sulla roccia è un campionario significativo di divinità e animali sacri. Le figure divine rappresentano il dio Assur, la principale divinità del pantheon assiro, su un dragone e un leone con corna, sua moglie Mullissu, seduta su un elaborato trono sorretto da un leone, il dio della Luna, Sin, anch’egli su un leone con corna, il dio della Sapienza, Nabu, su un dragone, il dio del Sole, Shamash, su un cavallo, il dio della Tempesta, Adad, su un leone con corna e un toro e Ishtar, la dea dell’Amore e della Guerra su un leone. Con i rilievi di Faida, le altre quattro scoperte archeologiche del 2019 candidate per la vittoria della 6a edizione del Premio sono: Cambogia, la città perduta di Mahendraparvata capitale dell’impero Khmer nella foresta sulle colline di Phnom Kulen a nord-est di Angkor; Israele, a Motza a 5 km a nord-ovest di Gerusalemme una metropoli neolitica di 9.000 anni fa; Italia, a Roma la Domus Aurea svela un nuovo tesoro, la Sala della Sfinge; Italia, nell’antica città di Vulci una statua di origine etrusca raffigurante un leone alato del VI secolo a.C. A novembre, oltre all’International Archaeological Discovery Award sarà attribuito anche uno “Special Award” alla scoperta archeologica che avrà ricevuto il maggior consenso dal grande pubblico attraverso la pagina Facebook della Borsa, dal 1 giugno al 30 settembre 2020. https://www.ilgazzettino.it/nordest/udine/archeologia_rilievi_rupestri_kurdistan-5268168.html1 punto
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Buongiorno, rileggendo questo passaggio mi permetterei di svolgere una precisazione. E' vero che il Codice dei Beni Culturali non ancora alla mancata consegna dell'attestato e della documentazione, da parte del venditore professionale, alcuna sanzione penale. Non lo fa, tuttavia, solo direttamente. Ritengo, infatti, che la sanzione penale discenda dalla lettura combinata degli art. 91 e 176 dello stesso Codice. Mi spiego. Dando ancora una volta per scontato che ci si trovi al cospetto di una moneta classificabile come bene di interesse culturale (e non di un tappo di bottiglia), l'art. 91 stabilisce l'appartenenza allo Stato delle cose ritrovate nel sottosuolo o nei fondali marini. Il successivo art. 176, poi, prevede che: "Chiunque si impossessa di beni culturali indicati nell'articolo 10 appartenenti allo Stato ai sensi dell'art. 91 [aggiungo io, ritrovati nel sottosuolo o nei fondali marini] è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da €...". Ora, nel corso degli anni si è stratificato in giurisprudenza l'orientamento secondo cui il possesso delle cose di interesse archeologico integra il reato di cui all'art. 176 e si presume illegittimo, a meno che il detentore dimostri di averli legittimamente acquistati in epoca antecedente al 1909. Vige, dunque, una presunzione di appartenenza del bene allo Stato che è onere del detentore della moneta contrastare e vincere (trovo che il principio sia discutibile, ma questa è solo una mia irrilevante opinione). Chiunque si impossessa: non solo lo "scopritore", dunque, ma anche i suoi eventuali aventi causa (coloro che dal primo hanno ricevuto, a qualsiasi titolo, la moneta e che, nella maggior parte dei casi rischiano di dover rispondere anche del reato ricettazione). La norma, tuttavia, deve essere necessariamente coordinata con il nostro sistema penale complessivamente considerato, che esclude la punibilità in assenza dell'elemento psicologico del reato in capo a chi lo commette (dolo o colpa). In buona sostanza, se devo essere punito per aver violato la legge l'accusa ha l'onere di dimostrare che fossi consapevole, nel momento in cui agivo, di commettere un reato ovvero che avrei dovuto ragionevolmente prefigurarmi il reato quale conseguenza certa o eventuale delle mie azioni (i tecnici mi perdonino ma sto cercando di esemplificare al massimo). Il principio serve anche - a mio avviso - a contemperare l'onere del detentore/acquirente con l'oggettiva impossibilità (nella stragrande maggioranza dei casi) di provare passaggi a ritroso nel tempo sino al 1909. Ebbene, è qui che interviene e si colloca il disposto dell'art. 64 sugli attestati di autenticità e provenienza e la regola - non codificata ma rimessa al buon senso - di agire in maniera analoga anche quando si compravende tra privati. Sia chiaro, l'attestato in parola non salverà l'acquisto, sia che avvenga da commerciante che da privato (se si tratta di bene di interesse culturale o frutto di ritrovamento nel sottosuolo o nel fondale marino): sarà utile, tuttavia, a preservare la fedina penale dell'acquirente (ovvero dell'ultimo anello nella catena dei trasferimenti nel tempo della moneta). E' in questo modo che una disposizione nata con finalità squisitamente civilistiche (come puntualmente rilevato da @vitellio ) finisce per assumere rilevanza determinate (ma indiretta) anche in sede penale. E mi permetto di aggiungere che l'attestato, da solo, ove non accompagnato da altre circostanze di fatto valutabili caso per caso, potrebbe anche non essere sufficiente a salvare il fondoschiena del malcapitato acquirente (sopratutto nelle compravendite tra privati). Sarà, in ogni caso, come già evidenziato nei post precedenti un elemento importantissimo per dimostrare che l'acquisto è avvenuto "in buona fede" e, quindi, che difetta l'elemento psicologico del reato (che, ricordiamo, è comunque onere dell'accusa provare). Se il commerciante Alfa o il sig. Beta hanno venduto il bene fornendo all'acquirente tutte le attestazioni e la documentazione del caso e ricorrono una serie di circostanze, nell'effettivo svolgimento della compravendita, che palesano una transazione "alla luce del sole" l'acquirente, quasi certamente, andrà esente da responsabilità (gli accertamenti, tuttavia, si sposteranno sul venditore). Naturalmente tutto ciò che viene qui scritto deve essere preso con le dovute cautele perché una risposta univoca per ogni caso non esiste e non può essere internet a fornirla. La materia è estremamente delicata e scivolosa e, secondo me, ogni dubbio deve essere chiarito prima di agire, ove occorra consultando esperti della materia (sia ben chiaro, non ho la pretesa di annoverami tra questi). Spero di aver apportato solo un contributo ulteriormente utile alla discussione. Saluti.1 punto
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@fagiolino allora ti consiglio di mettere in lista nera anche stack's bowers, ha gli stessi costi esorbitanti di Heritage, stiamo sempre attorno ai 50$! Ci sono cascato anch'io una volta ciascuno perchè non era chiaro neanche a me quanto mi sarebbe venuto a costare, ma una scoperto, me ne terrò alla larga per il resto della vita.1 punto
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Anche Pirandello sposò una pazza. Si innamorò poi di Marta Abba. Rivelò il suo tormento a Mussolini, che gli disse (più o meno): 'sbattila sul divano e vedrai che ti amerà'. Ma Pirandello non lo fece. Gozzano avrebbe detto: 'amo solo i fiori che non colsi...1 punto
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Anche il manicomio batté moneta Ripescando tra i miei libri dimenticati i romanzi di Emilio Salgari, mi si è fermato il tempo nel rivivere quegli anni d'infanzia tra una pagina e l'altra dei pirati della Malesia o del Corsaro nero, Kammamuri e l'amichetto Renzo, Tremal-Naike e madre Josefa Maria... Yanez e Sandokan e la mia piccola banda, che faceva giustizia nel cimitero distribuendo i fiori dei ricchi tra le croci povere, anche quelle dei suicidi in terra sconsacrata. E ho pensato ai matti, alla povera moglie di Emilio Salgari, la Signora Ida che, dopo il suicidio di Emilio visse e morì in manicomio. Chi non ha avuto un vicino, un parente, un conoscente, che in quegli anni tra le due guerre e nel dopoguerra non fosse ricoverato in manicomio? Forse nella città manicomiale di Volterra? Alla vigilia della seconda guerra mondiale l'ospedale psichiatrico di Volterra, per tutti il manicomio di Volterra, sfiorava i cinquemila assistiti, che insieme ai circa mille operatori formavano una cittadina di seimila abitanti. Di tutta la grande storia del manicomio l'iniziativa più curiosa è forse l'emissione di una moneta da spendere in acquisti e con la quale venivano compensati i ricoverati che lavoravano, potendo farlo, nei vari settori. agricoltura, falegnameria, tinteggiature, calzoleria, eccetera, all'interno della città manicomiale.1 punto
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Gli Hobo Nickels o "nichelini di Hobo" rappresentano una forma d'arte scultorea che modifica profondamente alcune monete monete di piccola taglia, trasformandoli essenzialmente in bassorilievi in miniatura spesso a contenuto satirico. Le monete di nichel negli Stati Uniti hanno sempre avuto un gran successo per le sue dimensioni, spessori e relativa morbidezza. Tuttavia, il termine hobo nickels è generico, poiché le incisioni sono state fatte da diverse persone e per diverso scopo. A causa del suo basso costo e portabilità, queste piccole monete in nichel erano particolarmente popolare tra gli hobos (vagabondi in genere), da cui il nome e l'uso di modificare queste monete risale al XVIII secolo o addirittura prima. (Hobos) A partire dagli anni cinquanta dell'Ottocento, la forma più comune di modifica su queste monete era denominata la "moneta da vaso", infatti incisa sul mezzo dollaro liberty o sui dei trade dollar degli Stati Uniti, la libertà veniva raffigurata seduta su di un vaso da notte. Questo periodo, metà ottocento - seconda metà , è stato anche il periodo di massimo splendore di questa sorta di monete, incisioni di iniziali, monogrammi , nomi, scene, e via dicendo. Parecchie migliaia di monete sono state modificate in questo modo ed erano spesso montate su spilli o incorporati in bracciali e collane. Da metà ottocento sino agli inizi del 900, questa mania di incidere monete si propago altresì anche al di fuori degli stati uniti, in Europa e principalmente Francia (gettoni satirici Napoleone III°), Gran Bretagna e Sud Africa. Il nichelino da 5 centesimi bufalo + indiano, fu introdotto nel 1913 e divenne popolarissimo tra gli incisori di monete e Il grande capo dei nativi americani non sarebbe stato visto su nessuna moneta successiva perchè Il profilo ampio e spesso offriva agli artisti improvvisati un modello più che adatto su cui lavorare e permetteva dettagli più fini. Sulle monete precedenti, la testa era molto più piccola in relazione alle dimensioni della moneta. Ad esempio, in un centesimo di Lincoln la testa copre circa un sesto dell'area. Sul nichelini da 5 centesimi Buffalo, la testa del nativo americano occupa circa i cinque sesti dell'area. Inoltre, il nichel è una moneta più grande. Le grandi teste adornano anche il dollaro Morgan e lecommemorative del mezzo dollaro colombiano del 1892-93, ma queste monete sono state raramente modificate a causa del loro alto valore. Un altro fattore che contribuì alla popolarità di questi nichelini fu il sesso del soggetto.Quasi tutte le monete in nickel precedenti avevano raffigurazioni donne.Una testa maschile ha caratteristiche più grosse e più grossolane (naso, mento, fronte) che possono essere modificate in molti modi. Ma non tutte le incisioni erano improvvisate cominciarono ad un certo punto a farsi avanti anche degli incisori con un certo talento e iniziarono a creare nichelini hobo nel 1913, quando il nichel di Buffalo entrò in circolazione. Questo spiega la qualità e la varietà degli stili di incisione che si trovano sui nichel intagliati tra il 1913 e il 1928. Gli anni '40, '50, '60 e '70 furono un periodo di transizione per gli incisori di monete hobo, durante i quali il nichelino da 5 cent bufalo fu gradualmente sostituito dai nichelini di Jefferson Durante questo periodo durato circa 40 anni, sono apparsi molti nuovi intagliatori, e lo stile e la materia sono diventati decisamente moderni. I soggetti divennero più etnicamente e socialmente diversi (ad esempio, una donna cinese con cappello triangolare, hippy con capelli lunghi e occhiali, uomini che indossano cappelli flosci, ecc.). Alcuni di questi nuovi artisti hanno utilizzato nuove tecniche con nuovi strumenti come vibropenne e pennarelli in feltro per aggiungere colore ai capelli. Alla fine degli anni '70, la maggior parte dei nichelini bufalo erano scomparsi dalla circolazione e la maggior parte delle incisioni veniva eseguita su monete usurate. Dai primi anni '80 ad oggi, questi nichelini hobo di qualità inferiore possono ancora essere acquistati per un minimo di euro 5 a euro 10 ciascuna. Ma i collezionisti trovano difficoltà a reperire vecchi nichelini hobo originali di buona qualità (perché sono scarsi e costosissimi), quindi hanno iniziato a collezionare ile incisioni più moderne facilmente reperibili ed economiche. Circa 100.000 (e forse fino a 200.000) nichelini hobo sono stati incisi dal 1913 al 1980. Gli artisti moderni incidono (e continuano a incidere) nichelini usurati in quantità così grandi che, nei prossimi anni, il numero di intagli moderni dovrebbe superare in numero quello dei classici "vecchi" nickel hobo. La maggior parte delle oltre 100.000 classici hobo nickel non sono ancora nelle mani dei collezionisti e sono molto ricercati m soprattutto sono molto costosi. https://www.youtube.com/watch?v=ziUVMIqQS78 https://www.google.it/search?client=opera&hs=p3b&biw=1604&bih=797&tbm=isch&sa=1&ei=hYaMWrGBBMmvggelmaQw&q=hobo+coin+pot&oq=hobo+coin+pot&gs_l=psy-ab.12...33264.33264.0.34720.1.1.0.0.0.0.174.174.0j1.1.0....0...1c.1.64.psy-ab..0.0.0....0.3cjauyu3gD8#imgrc=_1 punto
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1886, quindi secondo tipo, coniato in una lega di rame e zinco, al peso di 3,11 grammi (una parte di quelli del 1864, e fino al 1909). In precedenza erano coniati in una lega di rame e nickel, e pesavano 4,67 grammi. In realtà i cataloghi individuano tre diverse tipologie: la prima, per il solo 1859, con un disegno diverso del rovescio (senza lo scudo); la seconda, dal 1860 a parte delle coniazioni del 1864 (entrambe stessa lega e peso), e la terza, a cui dunque apparterrebbe il tuo, dal 1864 alla fine. Ciao. Maurizio1 punto
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