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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 11/21/20 in tutte le aree

  1. Continuo questo post dal momento che i lettori possono trovare interessante vedere come ho concluso che la mia Caulonia incuse nomos non è placcato. Ho portato la mia moneta in un laboratorio di test di metalli per richiedere l'analisi tramite florescence a raggi X (XRF) ... e l'esame al microscopio elettronico a scansione: Due risultati di XRF hanno mostrato che questa moneta conteneva circa il 92 - 95% di argento e il 3 - 6% di rame con quantità inferiori di altri metalli tra cui l'oro. Il tecnico ha esaminato le macchie nere attraverso il suo microscopio elettronico, e ha concluso che erano probabilmente materia organica incrostata. (Si noti la scala in basso a destra della foto, che mostra la scala per 1 mm, che è diviso in decimi.) Infine concludo con una foto scattata di questa moneta scattata dal mio telefono. Molte grazie a tutti coloro che hanno partecipato a questa corrispondenza. Ho molto apprezzato la tua intuizione. D
    7 punti
  2. Molti si chiederanno cosa c'entra un viaggio sulla luna in una sezione come questa. Ed infatti il tema del viaggio non è da prendere alla lettera ma "con letteratura" , perché prima di Verne o di Ariosto c'è stato qualcun altro, in epoca antica, che ha scritto di avventure straordinarie: il suo nome Luciano di Samosata. Luciano , vissuto sotto gli Antonini , scrisse il primo romanzo "fantasy" della storia: "La storia vera" (Ἀληθῆ διηγήματα) Certamente il suo intento forse era più parodistico, fatto sta che Luciano è il primo autore (di cui abbiamo traccia) ad inviare l'uomo sulla luna. Naturalmente credo che ad immaginare o desiderare di andarci non sia stato il primo , ma è stato il primo a metterlo per iscritto, correndo anche il rischio di essere preso per pazzo. Andiamo un po' più in profondità. Il romanzo in due libri è scritto in forma autobiografica ed è uno dei più noti e fantasiosi romanzi prodotti dalla letteratura greca, in cui si narrata l'avventura di un gruppo di persone, che, capitanate dall'autore, decidono di attraversare le Colonne d'Ercole per vivere avventure strabilianti. Luciano trasporta il lettore in un'atmosfera di fantastica parodia che permea tutto il romanzo, rinunciando ad ogni pretesa di verosimiglianza e lasciando viaggiare senza freni la sua fantasia. Libro primo Nel prologo Luciano afferma che racconterà una storia fantastica per rinfrescare la mente da letture più impegnative e che l'unica cosa vera del racconto è che è tutto falso. L'autore inizia con la descrizione del suo viaggio immaginario assieme a cinquanta compagni oltre le Colonne d'Ercole, animato come Odisseo dal desiderio di conoscere cose nuove. Subito l'equipaggio è colto da una tempesta di vento che sballotta la nave per settantanove giorni finché all'ottantesimo, al termine della tempesta, riescono a sbarcare su un'isola misteriosa. Scoprono una colonna di bronzo con un'iscrizione greca che attesta che Eracle e Dioniso hanno viaggiato fin lì e impronte di piedi giganti. Qui si imbattono in un fiume di vino dove nuotano pesci al sapore di vino e in un gruppo di esseri, che hanno forma di viti dai fianchi in giù e di donne dai fianchi in su. Lasciata quest'isola la nave si imbatte in un tifone e viene sollevata in aria a 3000 stadi d'altezza. Dopo otto giorni di volo finisce in una terra vasta come un'isola, splendente e sferica e illuminata da una grande luce , la Luna. Sbarcati sulla superficie lunare, Luciano e i suoi compagni sono catturati dagli ippogrifi e portati al cospetto del re selenita Endimione, che era impegnato in una guerra contro il re del Sole Fetonte per la colonizzazione di Vespero, Venere. Questa “guerra stellare”, combattuta da guerrieri improbabili come i Caulomiceti armati di funghi come scudi e gambi di asparagi come lance, o come i Psyllotoxoti che cavalcano pulci grandi come dodici elefanti, è vinta dall'esercito del Sole. Luciano e i suoi compagni, che avevano combattuto alleati con i seleniti sono fatti prigionieri e portati sul Sole. La loro prigionia non dura molto, e una volta liberi decidono di tornare sulla Terra nonostante Endimione cerchi di trattenerli con sé promettendogli grandi onori. Prima di riprendere la narrazione del suo viaggio Luciano dichiara di riferire le cose nuove e straordinarie che osservai durante l'intervallo del mio soggiorno sulla Luna, iniziando una minuziosa quanto inverosimile descrizione dell'aspetto e delle abitudini dei seleniti, come l'assenza di donne e la nascita dei bambini dai polpacci degli uomini. La nave torna sulla Terra, ma viene inghiottita da una balena di mille e cinquecento stadi di lunghezza. Al suo interno c'è un'isola abitata da fantastiche tribù. L'equipaggio li stermina tutti. Dopo un anno e nove mesi dall'apertura della bocca del mostro assistono alla battaglia tra giganti che su isole lunghe remano come fossero navi. Libro secondo Luciano cerca una soluzione per uscire in mare aperto e alla fine la nave scappa attraverso la bocca aperta del mostro marino. Attraversa quindi un mare di latte, scoprono un'isola di formaggio e le Isole dei Beati, governata dal cretese Radamanto, dove incontra Omero, Ulisse, Socrate, Pitagora e altri famosi personaggi mitologici e storici defunti. Quindi salpano e giungono presso l'isola dove vengono puniti da personaggi mitici e storici, come Ctesia ed Erodoto eternamente puniti per le "menzogne" da loro narrate. Quindi giungono presso l'isola dei sogni dove rimangono trenta giorni. Dopo tre giorni giungono all'isola di Ogigia, dove consegnano una lettera a Calipso da parte di Odisseo dove spiega che avrebbe preferito rimanere con lei per poter vivere in eterno. Quindi riprendono la navigazione, giungono presso una voragine nell'Oceano profonda 1000 stadi, la superano remando faticosamente su un ponte d'acqua che unisce le due sponde e si ritrovano in un mare tranquillo. Dopo aver visto altre isole, scoprono un continente. Mentre discutono se sbarcare per poco tempo o inoltrarsi nell'entroterra, una burrasca sbatte la nave sul lido e la sfascia. Il romanzo si conclude improvvisamente con la promessa di raccontare le successive avventure nei libri seguenti. https://it.m.wikipedia.org/wiki/La_storia_vera
    4 punti
  3. Tra i gigliati, poi, ci sono quelli che presentano la lettera N nel campo del diritto. Questo che aggiungo presenta anche un globetto
    4 punti
  4. Nasce verso il 355 a,C. in Creta, dalla quale poi emigra in Anfipoli, diventata importante città del regno di Macedonia sotto Filippo II . Amico fedele di Alessandro, quando questi succede al padre nel regno, ne diventa uno degli ufficiali e lo segue in tutta la campagna che porta alla conquista dell' impero persiano : Alessandro Magno assegna a Nearco tra il 334 ed il 331 a.C. la satrapia su Lycia e Panfilia . Nearco torna a seguirlo nella campagna di India nella quale Alessandro arriva all'Indo e sul fiume Idaspe nel 326 a.C. sconfigge e riduce a vassallo il re indiano Poro . A fine 326 a.C. viene allestita una grande flotta e l'esercito di Alessandro avvia il ritorno seguendo i fiumi Indo ed Idaspe fino al mare : da qui, al comando di Nearco viena affidata, con parte dell'esercito, la flotta, che naviga attraverso il mare Arabico ed il golfo Persico verso le foci dell'Eufrate con obiettivo il ritorno a Babilonia, navigazione che si protrae da autunno 325 ad inverno 324 a.C. . Morto Alessandro, Nearco forse si ritira verso i luoghi della sua antica satrapia, dove nei suoi ultimi anni, con tratti quasi da esploratore, scriverà il prezioso e dettagliato resoconto del suo viaggio di ritorno dall'India ed attraverso quei mari poco conosciuti : racconto a noi pervenuto perchè raccolto da Arriano nel suo Indica . Dell' impresa in India che ha visto tra i protagonisti anche Nearco, abbiamo come documento numismatico, l'estremamente raro decadrammo battuto in Babilonia verso il 327 a.C. , che si vuole illustri i combattimenti di Alessandro contro il re Poro .
    3 punti
  5. Con calma mi sono rivisto bene la moneta e devo dire le righe della papalina non mi quadrano e cosi anche alcuni punti dei capelli come mi avete fatto notare,non capisco perche aver rovinato,anche se in " minima parte", una moneta che andava più che bene cosi com'era,forse venendo dall'estero il proprietario non ha capito bene cosa avesse fra le mani. Peccato pensavo di aver fatto un'ottimo affare ma vedete cosa accade quando ci si butta sulla fiducia della casa d'aste senza controllare bene la moneta seppur in foto?! Mi serverà d'esperienza (devo ricominciare a guardare BENE le foto delle aste) dovrò farla periziare per forza. Grazie a tutti per il vostro tempo sopratutto a @Giov60 che con molta professionalità ha esposto il suo parere.
    3 punti
  6. La scultura in bronzo simbolo della città di Brescia, amata da Giosuè Carducci che la celebrò nell'ode Alla Vittoria, ammirata da Gabriele d'Annunzio e da Napoleone III che ne vollero una copia, è una delle opere più importanti della romanità per composizione, materiale e conservazione, e uno dei pochi bronzi romani proveniente da scavo giunti fino a noi. La statua venne ritrovata insieme a sei teste imperiali e a centinaia di altri reperti in bronzo nel 1826, durante gli scavi archeologici condotti nell'area dai membri dell'Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Brescia, in un'intercapedine dell'antico tempio, dove forse era stata occultata per preservarla da eventuali distruzioni. La scultura, realizzata in bronzo con la tecnica della fusione a cera persa, è databile intorno alla metà del I secolo dopo Cristo, forse ispirata a modelli più antichi. La grande statua in bronzo ha subito un intervento di restauro durato due anni, condotto dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, promosso dal Comune di Brescia, dalla Fondazione Brescia Musei, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Province di Bergamo e Brescia, con il sostegno della Regione Lombardia. La posizione della figura, con una gamba leggermente sollevata e le braccia avanzate, si spiega con la presenza in origine di alcuni attributi che permettevano di identificarne il soggetto. Il piede doveva infatti poggiare sull’elmo di Marte, il dio della guerra, e il braccio sinistro doveva trattenere uno scudo, sostenuto anche dalla gamba piegata, sul quale erano stati incisi, con la mano destra, il nome e le res gestae del vincitore (con queste caratteristiche veniva infatti rappresentata dai romani la dea Vittoria). La statua venne dedicata alla dea probabilmente da una personalità importante in qualità di ringraziamento (ex voto) per un successo militare e poteva forse essere esposta all’interno del tempio o in un edificio pubblico della città, probabilmente il Capitolium stesso (isolata, o forse associata alla figura maschile il cui nome era riportato sullo scudo che la Vittoria tratteneva). La figura della Vittoria alata è ben documentata nell’arte romana, soprattutto su monete e rilievi di età imperiale. Il tipo costituisce una variante di una statua della fine del IV secolo a.C., l’Afrodite cosiddetta Capua, raffigurata mentre si ammira seminuda nello specchio che tiene tra le mani. Questo modello venne riprodotto in numerosi esemplari a partire dal II secolo a.C. Successivamente lo schema iconografico dell’Afrodite venne trasformato in Vittoria con l’aggiunta della tunica e delle ali e con la sostituzione dello specchio con lo scudo sul quale la divinità incide il nome del vincitore. Questa variante godette di larga fortuna a partire dal I secolo d.C. La Vittoria di Brescia, forse inizialmente realizzata senza ali, aggiunte in un momento successivo, ne costituisce uno degli esempi più conosciuti. In alcune vecchie fotografie si può osservare la statua con un elmo coricato sotto il piede sinistro e un ampio scudo rotondo tra le mani: sono delle integrazioni, verosimilmente in gesso, suggerite dallo studioso Giovanni Labus e inserite nella statua probabilmente nel 1838. Non è noto fino a quando questi oggetti vennero lasciati, è possibile che siano andati persi nel trasferimento della statua il 13 giugno 1940 durante un allarme aereo, quando la Vittoria alata venne portata nel parco di Villa Fenaroli a Seniga, a sud di Brescia, per essere protetta. Tratto da https://www.bresciamusei.com/nsantagiulia.asp?nm=10&t=Vittoria+Alata https://www.arte.it/notizie/italia/la-i-vittoria-alata-i-di-brescia-storia-del-capolavoro-che-stregò-d-annunzio-e-napoleone-17783 La celebra anche Topolino nel numero 3391 con la … Minni Alata (da mercoledì 18 novembre in edicola).
    3 punti
  7. Variante con HEIR e due punti dopo il numerale lll:
    3 punti
  8. Strano, io per vendere monete antiche a un commerciante ho dovuto dare tutti i documenti che ne attestassero la provenienza. Vabbè, sarò il solo italiano che compra legalmente che ha trovato il solo commerciante che segue le regole.... Non esagerate, i furbetti ci sono ovunque, in altri paesi magari si nascondono dietro provenienze notarili e no-comment televisivi e tutti contenti
    3 punti
  9. Imitativa barbarica, che riprende Tetrico I Al dritto si legge (I)MP C TE(TRICVS AVG). Tra parentesi le lettere non visibili perché usurate o fuori tondello. Il rovescio potrebbe essere ispirato a una Hilaritas o una SALVS, molto probabilmente riprodotta specularmente.
    3 punti
  10. Ciao Giovanni, mi permetto di aggiungere le foto di un esemplare di buona qualità (NAC 35, 14) e soprattutto con il ritratto esente da particolari debolezze, perlomeno nei punti di nostro interesse. Da sottolineare quanto hai giustamente detto: il conio di diritto per questa tipologia è solo uno. Un caro saluto, Antonio
    3 punti
  11. Buongiorno a tutti e soprattutto a coloro che non sono troppo addentro alla monetazione imperiale. Proprio per colmare un po' questa lacuna in qualche neofita propongo una sorta di gioco: di seguito propongo una pregevole statua bronzea di età romana. Chiedo poi: di che personificazione si tratta dove è stata rinvenuta ma soprattutto cosa sta facendo la figura femminile rappresentata? esiste qualche chiaro riferimento numismatico a questa scena? Se sì, posta qualche confronto. Coraggio, non si vince vile pecunia ma solo la gloria ... di puro arricchimento culturale. Buona caccia Illyricum
    2 punti
  12. Segnalo un libro dedicato alla vita del grande numismatico pugliese trapiantato a Napoli, Luigi dell'Erba. Leggendo la sua biografia si può comprendere quanto eclettica fosse questa importante figura non solo nel campo della numismatica. http://galluzzimichele.altervista.org/joomla/uomini-illustri/33-luigi-dell-erba
    2 punti
  13. Buonasera allego un Asse di Tiberio appena arrivato dopo l'aggiudicazione ad un'asta genovese. 35-36 d.C. g10.60 Al dritto testa laureata di Tiberio a sinistra "TI CAESAR DIVI AVG F AVGVST IMP VIII Al rovescio caduceo alato PONTIF MAXIM TRBVN POTEST XXXIIX SC RIC 65 Buona serata Antonio
    2 punti
  14. Aggiungerei anche l'altro con la N
    2 punti
  15. Ormai @eliodoro non finisce di stupirmi postando questi esemplari. Poi l'abbinamento di questo gigliato con il denaro, entrambi caratterizzati dalla presenza di quella n minuscola di stile gotico, che lascia intendere un fil rouge fra le due emissioni. In effetti sotto il regno di Giovanna furono battuti una quantità enorme di gigliati postumi a nome di re Roberto e molto fu fatto dalla regina per regolarizzare la circolazione monetaria. Come i suoi predecessori il problema principale era quello di contrastare le frodi monetarie, sia all'interno che all'esterno della zecca e Giovanna pensò di "accattivarsi" il personale di zecca concedendo a loro i diritti che gli erano stati concessi ai tempi di Federico II fra i quali quello di essere giudicati da un tribunale speciale anche per fatti verificatisi fuori dalla zecca. In uno degli appalti della zecca a favore di Ingeramo di Nero e Bernardo Domenico di Nardi per la coniazione di 26000 libbre di gigliati (parliamo di oltre 2 milioni di pezzi) e 20000 libbre di denari (quasi 10 milioni di pezzi) per soli 2 anni (1350-1352) si riscontra una clausola vantaggiosa per il personale di zecca. In caso di guerra, sommossa o rapina la regia Curia avrebbe dovuto risarcire gli appaltatori. Una clausola molto vantaggiosa per l'epoca... ma ovviamente c'era un rovescio della medaglia. Tutte queste concessioni a favore del personale di zecca erano subordinate ad una nuova regola imposta dalla Curia. Sotto Giovanna infatti vengono istituiti i quaternus, ossia una sorta di registri in cui i mastri di zecca avevano l'obbligo di annotare e quindi rendicontare tutta la filiera produttiva della zecca. La presenza di questi "registri" accresceva la responsabilità del personale di zecca che doveva rendere conto di ciò che faceva in zecca al governo centrale. Tutto questo per arrivare a dire a dire che proprio sotto Giovanna iniziamo a censire le sigle dei Mastri di zecca sulle monete, sicura pratica scaturita dalle responsabilità di cui sopra. Ed ecco che arrivo al punto sicuramente già ipotizzato da @eliodoro. Cioè il legame tra la n del gigliato e quella presente sul denaro. Ovviamente non abbiamo documentazione superstite per affermarlo ma appare evidente che fra le due emissioni vi sia analogia. Il gigliato proposto ha due "segni" particolari: il globetto e la n. Il primo potrebbe, per tradizione con le analoghe e documentate emissioni sotto Roberto, garantire la bontà della moneta (al pari della ghianda e del giglio); il secondo, cioè la n, andrebbe ad indicare il mastro di zecca, cioè il responsabile della coniazione. L'ipotesi non è totalmente campata in aria sapendo che anche sotto Giovanna molte erano le disposizioni riguardanti il giusto peso del gigliato che, dopo aver avuto un leggero calo ponderale nelle emissioni, era tornato all'atavico peso di 4 trappesi e 10 acini (in pratica 4 grammi) con l'introduzione del remedio, cioè una tolleranza accettata se pari al massimo di 1/2 acino (cum defectus ipse modicus). Insomma la prova che questo particolare gigliato sia stato battuto sotto il regno di Giovanna non è possibile averla ma gli indizi a favore sono tanti e io come al solito non riesco a trattenermi nello scrivere (e credetemi mi sono limitato di molto) ed appena questa "chiusura forzata" terminerà mi farò offrire un ottimo caffè da Elio.
    2 punti
  16. Per la gioia di @nikita_ ecco due comunissime monete inglesi in oblò da me confezionati ? sui 3 pence raffigurata la saracinesca del ponte levatoio simbolo dei Tudor (insieme alla celebre rosa) Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. In araldica la saracinesca è rappresentata generalmente da 6 pali aguzzati in fondo, fissati da cinque traverse inchiodate e con un anello al centro della traversa superiore. Nell'araldica inglese è frequente la saracinesca con solo quattro traverse e due catene laterali in luogo dell'anello centrale. La saracinesca era lo stemma araldico della Casa di Beaufort, e il primo re Tudor Enrico VII d'Inghilterra, discendente dei Beaufort per linea materna, adottò come simbolo sia la saracinesca che la rosa Tudor. Da questo momento la saracinesca è apparsa spesso negli stemmi inglesi, e fu utilizzata anche come simbolo del Palazzo di Westminster a Londra.
    2 punti
  17. Buon pomeriggio @QuintoSertorio Hai ragione quando dici che la stragrande maggioranza delle monete dell'800 non arrivano a noi con la patina originale, quasi tutte hanno subito un intervento specialmente se le vediamo belle e spatinate. Ma il più delle volte se il trattamento è stato fatto da mani sapienti, si parla di lavaggio e non di lucidatura. La differenza è semplice, il lavaggio elimina la sporcizia e se lo si desidera una patina eccessiva, per alcuni non bella da vedere, ma con il lavaggio la moneta conserva sempre il lustro di conio se in alta conservazione e la moneta non si riga, specialmente sui campi. La lucidatura invece prevede uno sfregamento sulla moneta con effetto simile alla moneta in oggetto. Per l' esperto la moneta perde molto del suo fascino. Come riconoscere una moneta lucidata da una lavata? Molto semplice, se lavata la patina o lo sporco scomparirà completamente anche dalla più piccola fessura o angolo nascosto, se lucidata vedrai sempre dello sporco o residuo di patina nelle cavità o attorno alle scritte del soggetto rappresentato, proprio perché spazzolando o strofinando, non è possibile raggiungere gli angoli o punti più nascosti... Quindi le monete se trattate da mani esperte, sono solitamente lavate e non lucidate Saluti
    2 punti
  18. lettera n che ritroviamo anche su rarissimi denari a nome di Giovanna e Ludovico
    2 punti
  19. Passerà il prossimo 20 Novembre in asta Munzen und Medaillen 49 al lotto 21, uno statere di buon pedigree della contenuta e rara monetazione attribuita al periodo tra le ultime emissioni incuse e quelle a doppio rilievo . I tipi di Metaponto con spiga ancora al diritto e rappresentazioni umane a figura intera al rovescio, sono stati discussi alcuni anni or sono in "Metaponto : stateri con figura umana"
    2 punti
  20. caro @gionnysicily. Grazie mille per la tua analisi pertinente. L'evoluzione stilistica è stata ben notata da Cahn e vi trova un posto coerente alla fine dell'Arcaismo. È difficile per me argomentare in italiano. Se capisci il tedesco, ecco l'analisi di Cahn "[...] dieser Drachme eine neue Zeit an. So bildet sie den Schlußstein der ganzen Reihe." è notevole che Rizzo non menziona questa dracma nel suo lavoro... Londra Cahn 49
    2 punti
  21. Tuttavia anche gli esemplari meglio conservati (in asta non ne sono passati, ma faccio riferimento a quello della collezione reale e a quelli illustrati da Chimienti) mostrano una capigliatura diversa (riccioli spessi ed abbozzati, mancanti sulla fronte del pontefice) e lo zucchetto presenta spicchi arciformi e non diritti come quelli qui riportati (sono poche le monete in cui risultano evidenti). Di sotto i confronti con gli esemplari di modesta conservazione passati in asta (purtroppo non posso postare foto dell'esemplare della CR perchè coperte da copyright). L'esemplare di sinistra illustra bene l'ultimo spicchio della papalina. Si potrebbe parlare di conii diversi ma non è così (vi sono 2 tipi diversi del 100 baiocchi, uno inciso da Petronio Tadolini, l'altro da Vincenzo Caponeri ma uno solo -ed un solo conio nel MNB- per il mezzo scudo).
    2 punti
  22. Riguardo al pezzo postato da @Varnavas Nicolaou, mi allineo con gli altri amici. Se fosse stato una frazione di bisante avrebbe dovuto avere un conio consono con il diametro. Nell'ipotesi di una riduzione di peso per poterlo rendere una frazione, faccio alcune obiezioni: 1 il metallo recuperato non avrebbe "ripagato" l'operazione 2 su centinaia di bisanti che ho visto, quelli frazionati dovrebbero essere non dico comuni ma almeno presenti... invece mai visti 3 considerata l'elevatissima variabilità dei pesi del bisante, mi domando come si potesse distinguere una sua frazione in base al peso. 4 infine il buon rasoio di Occam ci suggerisce che pezzi come questo sono molto probabilmente stati modificati dopo la coniazione, anche se le motivazioni, caso per caso, ci rimangono sconosciute. Vedasi i gobbini, che però avevano un uso come amuleti. Ringrazio il nostro amico greco, che conferma il fascino di queste monete, prima, durante e dopo che qualcuno a Cipro mise un pezzo di rame sull'incudine malferma.
    2 punti
  23. @Sirlad, hai ragione, a corto di tagliare questa moneta a metà, ci occupiamo solo di probabilità. Per me ho considerato questo come un'educazione, anche dopo decenni di collezionisto. L'esame da parte di un laboratorio è stato fatto solo perché avevo ancora domande dopo la valutazione degli altri fattori che vedete in questo thread. Naturalmente dobbiamo valutare il valore di ogni serie di osservazioni insieme. D
    1 punto
  24. Non credo sia un multiplo di denaro o piedfort che dir si voglia. I piedfort erano coniati su tondelli appositamente preparati per l'occasione, larghi e ben centrati. Questo è il normale denaro, mal coniato come usuale nelle coniazioni di Carlo D'Angiò, come del resto il peso ci conferma.
    1 punto
  25. Concordo con te sulla rarità dei tuoi Marenghi e ti faccio i complimenti, sono errori di conio che trovo molto interessanti e senz'altro che danno valore aggiunto alla moneta, purtroppo non ti posso mostrare nulla di mio, perché non possiedo nessuna moneta del metallo più nobile.
    1 punto
  26. Ciao @Illyricum65 Grazie per la pubblicità alla mia città che è straordinaria (seppur poco conosciuta) per gli amanti dell'antichità romana. Un po' di anni fa era molto in voga la teoria che si trattasse di un originale greco raffigurante Venere (l'elmo di Marte sotto il piede è tipico della dea) che in età romana venne trasformato in una Nike aggiungendo le ali e cambiando le braccia. La statua si trova nel museo di S. Giulia insieme agli altri busti bronzeo da te menzionati ma verrá spostata a breve in una cella del tempio capitolino a pochi metri di distanza.
    1 punto
  27. Buon giorno agli amici medaglisti. Desidererei avere da voi informazioni su questa medaglia. Credo sia di bronzo , diametro mm.37,4 , peso gr. 20,6. Cordiali saluti. Gabriella
    1 punto
  28. Pagina del Voltolina sulle medaglie della scuola di San Valentino.
    1 punto
  29. SANCTVS VALENTINVS EP(ISCOPVS) ORA PRO NOB(IS)
    1 punto
  30. Riecchime...grazie per il gradimento ma sarei felice di sentire anche qualche parere o di vedere qualche tondello... ...intanto vi posto il grano del 14 con legenda lunga, punto dopo ET e punto che chiude sia data che REX Saluti
    1 punto
  31. In realtà tutto il mondo è paese. Guarda in USA cosa sta succedendo, e noi che ci lamentiamo dei nostri politici. In Italia c'è solo più lassismo, tanto che gli stranieri che vengono da noi o in Spagna tendono a lasciarsi andare oltre i limiti. Non è l'italiano ad essere sbagliato, è la mancanza di FFO a controllo della delinquenza. Se raddoppiassimo le forze di Agenzia delle Entrate e GDF avremmo molta meno evasione, in quanto il possessore di partita IVA avrebbe la quasi certezza di ricevere un controllo e pagare tutto l'evaso oltre alla multa. Ora come ora con il personale presente ci sono 50 evasori ogni controllato. Si capisce perché la gente ci prova. La stessa cosa vale per i numismatici disonesti, interpretano a loro comodo le leggi (ad esempio facendo uscire e rientrare le monete tramite la Svizzera o la Germania) o addirittura truffano e delinquono i malcapitati. Questo solo perché le FFO non possono controllare tutto con l'organico odierno. Un altro esempio, quando vado in vacanza in Trentino, quasi tutti rispettano i limiti di velocità, perché? Semplice: ogni paese ha più autovelox e sempre uno o due vigili che pattugliano tutto il giorno. A Milano invece fanno ciò che vogliono. Perché? Non c'è controllo! Una pattuglia ogni 50.000 auto! Non possono fare i miracoli!
    1 punto
  32. E io non sono d'accordo (Tinia, non sto parlando della numismatica ma in generale). Noi Italiani tendiamo ad essere piú disonesti degli altri, o perlomeno di alcuni altri. Io l'Europa l'ho girata in lungo e in largo e francamente comportamenti illeciti abbastanza diffusi come in Italia non li ho visti. Sicuramente questo dipende dal lassismo abbastanza diffuso ma anche da ragioni storico culturali che fanno sì che l'Italiano tenda sempre prima a pensare a se stesso.
    1 punto
  33. Quello che credo volesse dire @Tinia Numismatica, e sul quale concordo in toto, è che noi italiani abbiamo sempre questa visione esterofila nel pensare che siamo sempre peggiori, più disonesti degli altri, la realtà però non è questa. Noi siamo un grande popolo di lavoratori e di eccellenze a livello mondiale in tutti i settori, anche in quello numismatico, poi ovviamente ci sono anche i furbastri che trovano terreno fertile nella cavillosità della nostra burocrazia, ma questo è un altro discorso...
    1 punto
  34. Questa gia’ mi piace di più’ anche se ormai / con quello che vedo che riesce a passare sul mercato e l’inflazione di falsi non fermata da nessuno ( tanto meno le autorità che preferiscono perseguitare i raccoglitori di Rizzi che da 30€ su ebay piuttosto che stroncare seriamente certi traffici) non mi di di piu’ neanche di me stesso...? @paparoupa ha postato recentemente una raccolta di coni ( moderni per produrre falsi) che conteneva - se non erro - quello di una litra di Naxos con Dioniso vinto da tralci d’edera di stile diverso però da questo ma simile a quello di un’altra vendita imminente è stimato una fortuna.. i nuovi collezionisti di Naxos sembrano attratti da questi esemplari un po’ ai margini ( anche se alcuni come la dracma in questione, citati) e realizzano prezzi notevolissimi come la litra - orrenda - per me tarocca - della vendita MuM citata in precedenza
    1 punto
  35. DE GREGE EPICURI Dovrebbe essere una imitativa radiata del III secolo. Le scritte al rovescio sembrano dei segni malfatti, privi di senso (come nelle imitative molto "barbarizzate"). Il D potrebbe in effetti richiamare una DIVO CLAUDIO, anche se non ne sono certissimo. Il rovescio comunque non richiama alcuno dei rovesci del DIVO CLAUDIO, ma questo è abbastanza normale. Puoi trovare molte discussioni cercando "imitative", in particolare nella sezione: Monete romane imperiali. Ma sentiamo anche che cosa ne pensa @grigioviola
    1 punto
  36. Molto probabilmente si tratta di un sigillo mercantile , il metallo per esempio.
    1 punto
  37. È una medaglia veneziana della Scuola di San Valentino, sec. XVII. Sul Voltolina (vol. 2, pag. 406 e segg.) non è presente questo accoppiamento di conii, ma per questo genere di medagliette devozionali è una cosa abbastanza frequente, e si utilizzavano spesso ibridi dr / rv tra le varie scuole.
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  38. Forse sei rimasto un po’ indietro la svizzera e’ stata uno dei paesi che per primo ha aderito alla Convenzione Unesco nel 2003 sulla regolamentazione dei beni culturali. Da allora il commercio - prima non regolato - dei beni archeologici e culturali ha subito un drastico calo. I depositi di trafficanti come Becchina o Medici che detenevano beni archeologici presso i magazzini del porto franco di ginevra sono stati svuotati e i responsabili inquisiti e condannati. parimenti uno dei pilastri su cui si basava il mondo bancario e la finanza elvetica : il segreto bancario oggi non esiste piu’. Esiste lo scambio automatico dei dati e chi aveva (soprattutto italiani e tedeschi) conti in nero presso banche svizzere sono stati obbligati a dichiararli. la legislazione mondiale e’ cambiata in questi dud settori molto importanti e la svizzera non ha perso tempo adeguandosi. E siccome è molto efficiente invece di piangersi addosso o ritardare l’adozione di leggi che avrebbero danneggiato molte categorie ( dalle banche ai commercianti antiquari etc), ha pensato a come implementare i nuovi regolamenti e adattarsi alla nuova realtà. tanto e’ vero che - per parlare di monete - in svizzera ci sono ottime case d’asta con un mercato molto regolato dove sono rari i casi di monete sospette o di illecita provenienza. Per fare un paragone in Germania ve ne sono molto di piu’ ( sia come falsi che come provenienze non chiare basta dare un’occhiata alle aste tedesche degli anni passati dove alcuni falsi clamorosi hanno fatto anche le copertine di cataloghi per non parlare delle monete da scavo). il segreto e’ che in svizzera le regole sono molto chiare si sa cosa si puo’ e non si puo’ fare ( a differenza di legislazioni italiane costruite apposta per evitare la chiarezza e lasciare quindi ampia discrezionalità di intervento giudiziario con il risultato piu’ volte esposto in queste pagine di sentenze che si contraddicono tra di loro) . E il secondo elemento di efficacia del sistema svizzero è che una volta introdotta una regolamentazione questa viene rispettata ( ed essendo chiare le regole si sa subito quello che si puo’ o non si puo’ fare) e se si commette un’effrazione la pena/ammenda è certa mentre in Italia e’ molto piu’ random. In Italia si inteoducono leggi su leggi ( è il paese che ha piu’ leggi) perché quelle introdotte ( spesdo astruse o anacronistiche o imposdibili da rispettare) vengono disattese e quindi si pensa che una nuova legge abbia maggiore efficacia e che piu’ si proibisce piu’ ci si tutela invece di cercare provvedimenti intelligenti che facciano l’interesse dello Stato ma ‘anche’ del cittadino che in fondo è colui che lo Stato stesso dovrebbe tutelare.
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  39. Rispetto il tuo punto di vista, ma non condivido. Credo invece che, come ho detto, le due cose ( ignoranza e maleducazione) viaggino di pari passo e siano in stretta relazione tra loro.
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  41. 1962 East Africa - 50 cent o mezzo scellino Dal 1906 al 1920 - 100 cents = 1 rupia Dal 1920 al 1921 - 100 cents = 1 fiorino Dal 1921 al 1967 - 100 cents = 1 scellino
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  42. Forse con la tua metamorfosi Messaggera degli dei e della gioia Vuoi ricordare le metamorfosi Del mio divenire nomade, Un continuum di divenire mobili, Che non esclude l’estraneo Che s’ annida dentro di noi. O forse sei messaggera di Hel, Dea dei morti che porta ai vivi Dolore e disperazione? E vieni ad annunciare che è tempo Di raccogliere i brandelli sparsi Della mia esistenza Togliendo il velo alle parole, Dando luce alle ombre quei grandi simulacri Ondeggianti nel flusso Del mio cammino? Membrane di gente Tra cortecce pulsanti Di corpi increduli Abbracciati alle loro paure? O sei messaggera di Qohelet che ripeti il solito mantra? Una generazione se ne va E un’altra arriva, Tutto ha il suo momento, C’è un tempo per nascere E un tempo per morire, Un tempo per piantare E un tempo per sradicare Quel che si è piantato.
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  43. Buonasera, la tua moneta è correttamente catalogata sull'Attardi al numero M36fl, pagina 444, denominata :RADICE DELL'ALBERO NELL'8 DELLA DATA.... la stessa è classificata con grado di rarità NC e valutata come segue : BB 12,50 euro SPL 25 euro FDC 50 euro Inoltre viene riprodotta in foto a pagina 494 ed è praticamente uguale alla tua...
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  44. 1962 Malaya & brithis Borneo - 1 cent Vi è raffigurato il particolarissimo kriss malese
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  45. Io ho anche questa ma di Busto diverso
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  46. - TAGLIO : 2 commemorativo - STATO : Stato Della Città del Vaticano - ANNO : 2020 - Data di Emissione : 23 giugno - Scultore : Gabriella Titotto - Incisore : Maria Angela Cassol - TEMA : 100° Anniversario della nascita di papa (San) Giovanni Paolo II - Tiratura : 74.000.000 (Circolanti: 0 / Folder FDC : 65.000 / Cofanetto FS : 9.000 ) - Diametro: 25,75 mm - Peso: 8,50 gr - Spessore: 2,20 mm - Zecca: Roma (Italia) Giovanni Paolo II, al secolo Karol Jòzef Wojtyla, nacque nella città Wadowice, in Polonia, nel voivodato della Piccola Polonia (Wojewòdztwo malopolskie) e non distante dalla più conosciuta Cracovia , il giorno 18 maggio 1920. Terzo di tre figli di Karol e di Emilia (Kaczorowska) , morta quando il futuro papa aveva 9 anni. Quando seppe della morte di sua madre, si dice che ebbe ad esclamare: “Era la volontà di Dio”. Grazie agli sforzi di suo padre, Karol ebbe la possibilità di studiare. Nel 1938, dopo gli studi al ginnasio, si iscrisse all’Università Jagellònica di Cracovia (la più antica e illustre Università polacca, fondata nel 1364). Un anno dopo la sua iscrizione all’Università, causa occupazione nazista (1° settembre 1939) , l’Università venne chiusa ed il futuro Giovanni Paolo II dovette iniziare a lavorare: dapprima in una cava, poi in una fabbrica chimica Solvay. A Karol venne rilasciato un documento (Ausweis) che lo risparmiava dalla deportazione in Germania. In modo clandestino, dal 1942 iniziò a frequentare corsi di formazione del seminario maggiore a Cracovia, sotto l’Arcivescovo Adam Stefan Sapieha. Ultimata la Guerra, Wojtywa continuò i suoi studi in seminario (riaperto) come anche alla Jagellònica , dove entrò nella Facoltà di Teologia sino a che, il 1° novembre 1946 non venne ordinato sacerdote a Cracovia. Il Cardinale Sapieha lo inviò Wojtywa a Roma, dove conseguì nel 1948 il Dottorato in Teologia (alla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino). Tornato nella sua terra natale nel 1948 come dapprima coadiutore nella parrocchia di Niegowic , poi in quella di San Floriano. Fino al 1951 fu cappellano degli universitari, quando ebbe a riprendere i suoi studi in ambito filosofico e teologico. Divenne così in seguito professore di Teologia Morale ed Etica nel seminario maggiore di Cracovia e nella Facoltà di Teologia di Lublino. Tre mesi prima della sua morte, il 4 luglio 1958 Pio XII lo nominò Vescovo Ausiliare di Cracovia e titolare di Ombi. La sua ordinazione episcopale la ottenne il dì 28 settembre 1958 a Wawel, dall’Arcivescovo Baziak . Il giorno 13 gennaio 1964, da papa Paolo VI venne nominato Arcivescovo di Cracovia ed il 26 giugno 1967, dallo stesso papa venne creato Cardinale (di San Cesareo in Palatio). Partecipò al Concilio Vaticano II (1962-1965), contribuendo anche alla elaborazione della costituzione “Gaudium et spes”. Morto papa Paolo VI il 6 agosto 1978, partecipò al conclave che fece papa Albino Luciani, che prese il nome di Giovanni Paolo I. Eletto lo stesso il 26 agosto, ebbe purtroppo uno fra i più brevi pontificati della storia: morì il 28 settembre 1978, a 33 giorni dalla sua elezione a papa. Riuniti nuovamente in conclave appena dopo un mese, questa volta i cardinali elessero il giorno 16 di ottobre 1978, il cardinale polacco Karol Wojtyla che prese il nome di Giovanni Paolo II; 6° sovrano dello Stato della Città del Vaticano (1929), nonché primo papa non italiano dalla morte di Adriano VI nel 1523. Insediatosi il giorno 22 ottobre 1978; nel corso del suo lungo pontificato (il terzo dopo quello di Pietro e di papa Pio IX) papa Giovanni Paolo II ebbe a compiere 146 visite pastorali in Italia; visitò 317 delle 332 parrocchie romane e compì ben 104 viaggi nel mondo, in una costante sollecitudine pastorale. Nel suo pontificato si possono annoverare (fra i principali) ben 14 Encicliche, 15 Esortazioni apostoliche, 11 Costituzioni apostoliche e 45 Lettere apostoliche. Scrisse ben 5 libri, l’ultimo uscito nel febbraio 2005, poco prima della sua morte. Di questo papa è viva la memoria dell’attentato che ebbe a subire il 13 maggio 1981 in Piazza San Pietro, davanti ai fedeli. Giovanni Paolo II detiene anche il primato come papa che nel corso del suo papato ha potuto incontrare più persone: Alle Udienze Generali del mercoledì (oltre 1160) hanno partecipato più di 17 milioni e 600 mila pellegrini e più di 8 milioni di pellegrini solo nel corso del Grande Giubileo dell'anno 2000. Non si contano i milioni di fedeli che ebbe modo di incontrare nel corso delle visite pastorali in Italia e nel mondo. A questi numeri vanno aggiunte anche le molteplici personalità governative ricevute in udienza: si ricordano le 38 visite ufficiali e le altre 738 udienze o incontri con Capi di Stato, come le 246 udienze e incontri con Primi Ministri. Giovanni Paolo II morì nel Palazzo Apostolico Vaticano, nello Stato della Città del Vaticano, Roma, il dì 2 aprile 2005 alle ore 21:37, dopo 26 anni, 5 mesi e 17 giorni di pontificato. Venne sepolto nelle Grotte Vaticane. Venne beatificato dal suo successore Benedetto XVI il 1: maggio 2011 e canonizzato da Papa Francesco il 27 aprile 2014. Dopo la sua canonizzazione, il suo corpo venne spostato in una nuova tomba dentro la Basilica di San Pietro nella cappella di San Sebastiano.
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  47. Visto che è passato oltre un anno dall'ultima moneta postata, vediamo se vi siete dimenticati di questa fantastica discussione. Nazione: Slovacchia Taglio: 2 euro commemorativi Anno: 2013 Tiratura : 1.000.000 Autore : Miroslav Hric Descrizione moneta: Al centro della moneta i fratelli Costantino e Metodio insieme con la doppia croce sopra tre colline. Al di sopra ad arco la scritta “"KONŠTANTÍN METOD”; in basso ad arco la scritta "SLOVENSKO ● 863 ● 2013". A sinistra le iniziali dell’autore Miroslav Hric “mh”; a destra il simbolo della Zecca di Kremnica “MK” (Mincovňa Kremnica). Sul bordo esterno 12 stelle a cinque punte rappresentanti l'Unione Europea. Tema : Emessa il 5 luglio 2013 per commemorare il 1150° anniversario della missione di Costantino e Metodio nella Grande Moravia BIOGRAFIA: Le poche notizie scritte relative ai due santi provengono principalmente da due "Vite" scritte in antico slavo ecclesiastico. Data la scarsità di fonti, grande è il numero di leggende fiorite intorno alle figure di Cirillo e Metodio. I due fratelli nacquero a Tessalonica (oggi Salonicco in Grecia). Erano figli di Leone, drungario della città, dunque governatore militare del thema di Tessalonica. La città a quell'epoca contava una forte presenza slava. I fratelli Cirillo e Metodio acquisirono così dimestichezza con la lingua dei popoli migrati da nord-est. Cirillo era il più giovane di sette fratelli e fu battezzato con il nome di Costantino (prese il nome di Cirillo poco prima della sua morte). Già in giovane età Costantino sembrava desideroso di dedicarsi al conseguimento della sapienza. Egli si trasferì presto a Costantinopoli per perfezionare gli studi di teologia e filosofia. Nella capitale Costantino venne consacrato prete, entrando a far parte del clero della basilica di Santa Sofia. A Costantinopoli conobbe anche Fozio, uomo di cultura e politico di spicco, che divenne suo precettore. La curiosità di Costantino dimostrava il suo eclettismo: coltivò infatti nozioni di astronomia, geometria, retorica e musica. Soprattutto nel campo della linguistica Cirillo diede prova del suo genio: oltre allo slavo e al greco, parlava correntemente anche il siriaco, l'arabo e l'ebraico. Assieme a Fozio viaggiò in Oriente per importanti incarichi diplomatici. Durante un viaggio in Crimea Costantino avrebbe rinvenuto le reliquie di papa Clemente I, lì esiliato e morto nell'anno 97. Nella stessa missione Costantino trovò anche un Vangelo e un salterio. Divenuto Fozio patriarca di Costantinopoli nell'858 per volontà dell'imperatrice Teodora, la Chiesa bizantina cercò di contrastare l'espansionismo della Chiesa latina e dei Franchi presso gli Slavi. Costantino venne dunque inviato assieme al fratello Metodio a evangelizzare la Pannonia. Quando il re della Grande Moravia, Rastislav, chiese all'imperatore di Bisanzio di inviare missionari, la scelta ricadde ancora una volta su di loro. Costantino dunque si recò nel regno di Rastislav e incominciò a tradurre brani dal Vangelo di Giovanni inventando un nuovo alfabeto, detto glagolitico (da глагол glagol che significa verbo). Probabilmente già da anni stava elaborando un alfabeto per la lingua slava. Dal Vangelo di Giovanni venne tradotta una serie di passi scelti che entrò a far parte dell'Aprakos. Nel regno di Rastislav entrarono in contrasto con il clero tedesco che rivendicava quel dominio, essendo stato evangelizzato dalla missione di Salisburgo. Sull'onda del crescente scontro tra Chiesa d'Oriente e d'Occidente per il controllo dei nuovi fedeli moravi, nell'867 Costantino e Metodio vennero convocati a Roma per discutere con papa Niccolò I dell'uso culturale della lingua slava. A Roma i due fratelli trovarono una buona accoglienza. Portarono al pontefice in dono le reliquie di papa Clemente I, morto in Crimea nel 97 e venerato come santo. Niccolò I consacrò prete Metodio e approvò la traduzione della Bibbia in slavo, a patto che la lettura dei brani fosse preceduta dagli stessi passi espressi in latino. A Roma Costantino si ammalò e assunse l'abito monastico, prendendo il nome di Cirillo. Quando morì, venne inumato presso la basilica di San Clemente. Trafugati i suoi resti mortali, vennero successivamente in parte ritrovati e nuovamente inumati sempre presso la basilica di San Clemente. Metodio ritornò in Moravia. In un altro viaggio a Roma venne nominato vescovo e assegnato alla sede di Sirmio (oggi Sremska Mitrovica). Intanto in Pannonia a Rastislav successe il nipote, Svatopluk I, favorevole alla presenza tedesca che circondava il regno. Iniziò così la persecuzione dei discepoli di Cirillo e Metodio, visti come portatori di un'eresia. Metodio stesso fu incarcerato per due anni in Baviera. Nell'885 anche Metodio morì; i suoi discepoli vennero incarcerati o venduti come schiavi a Venezia. Una parte di essi riuscì a fuggire in Bulgaria occidentale (oggi Repubblica di Macedonia del Nord) e in Dalmazia. I santi Cirillo e Metodio sono considerati patroni di tutti i popoli slavi; nell'ambito della Chiesa cattolica sono molto venerati in Slovenia, Slovacchia, in Croazia, Repubblica Ceca e Repubblica di Macedonia del Nord. Nel 1980 papa Giovanni Paolo II con la lettera apostolica del 31 dicembre 1980 Egregiae virtutis li elevò a compatroni dell'Europa, assieme a san Benedetto da Norcia. Nell'Enciclica Slavorum Apostoli Giovanni Paolo II afferma che "Cirillo e Metodio sono come gli anelli di congiunzione, o come un ponte spirituale tra la tradizione occidentale e quella orientale, che confluiscono entrambe nell'unica grande Tradizione della Chiesa Universale. Essi sono per noi i campioni ed insieme i patroni dello sforzo ecumenico delle Chiese sorelle d'Oriente e d'Occidente, per ritrovare mediante il dialogo e la preghiera l'unità visibile nella comunione perfetta e totale". La Chiesa Cattolica fa oggi memoria comune dei due santi il 14 febbraio[1], ma in passato essi sono stati festeggiati anche in altre date. La Chiesa Ortodossa festeggia il 14 febbraio solo Cirillo, mentre Metodio è commemorato il 6 aprile; i due santi sono inoltre ricordati insieme l'11 maggio e il 17 luglio.[2] Anglicani e luterani ricordano entrambi i santi il 14 febbraio, con qualche eccezione.[2] ALFABETO: L'alfabeto cirillico deriva in massima parte dall'alfabeto glagolitico, che era usato nel IX secolo nei paesi di origine slava. Alcuni caratteri di quest'alfabeto sono le variazioni del greco di Bisanzio. Questi ultimi rappresentano suoni che iniziarono ad esistere partendo dal greco medievale in poi. Diversamente da come potrebbe far pensare il nome, l'alfabeto cirillico non è in realtà da attribuirsi a Cirillo, bensì a qualcuno dei suoi seguaci. Al contrario, le origini dell'alfabeto da cui esso ha avuto origine in massima parte (quello glagolitico) sono quasi certamente attribuibili a Cirillo e Metodio. Un'ipotesi abbastanza diffusa attribuisce la paternità dell'alfabeto cirillico a Clemente di Ocrida, un discepolo di Cirillo e Metodio, ma si ritiene più probabile che l'alfabeto sia stato creato e sviluppato alla Scuola letteraria di Preslav nella Bulgaria nord-orientale, dove sono state ritrovate le più antiche iscrizioni in cirillico, datate all'incirca 940. Quest'ipotesi viene supportata dal fatto che l'alfabeto cirillico aveva soppiantato il glagolitico nel nord-est bulgaro già alla fine del X secolo, mentre alla Scuola letteraria di Ocrida, dove operò Clemente, si continuò ad usare il glagolitico fino al XII secolo. Tra le ragioni per cui il glagolitico fu rimpiazzato dal cirillico c'era la maggiore facilità d'uso del secondo e la sua vicinanza all'alfabeto greco, più conosciuto nel Primo impero bulgaro. Un'altra teoria sostiene che sia stato Cirillo a creare l'alfabeto che porta il suo nome, e che addirittura questo abbia preceduto il glagolitico, essendo un passaggio di transizione tra il greco ed il glagolitico corsivo, ma questa teoria non trova supporto nel mondo scientifico. Anche se Cirillo quasi certamente non è l'autore dell'alfabeto cirillico, i suoi contributi al glagolitico ed al cirillico vengono ormai riconosciuti, e l'alfabeto ne porta il nome. L'alfabeto venne diffuso insieme con l'antico slavo ecclesiastico, e l'alfabeto usato per la lingua clericale ortodossa si avvicina ancora al cirillico arcaico. Comunque, nei dieci secoli successivi alla sua creazione l'alfabeto cirillico si è adattato alla lingua parlata, ha sviluppato varianti per adattarsi alle caratteristiche delle lingue nazionali ed è stato soggetto a riforme accademiche e decreti politici. Al giorno d'oggi svariate lingue nell'Europa orientale ed in Asia utilizzano il cirillico come alfabeto ufficiale. La cattedrale: La struttura esistente nasce come chiesa cattolica romana dedicata a san Carlo Borromeo ed edificata tra il 1730 e il 1736 da Kilian Ignaz Dientzenhofer e Pavel Ignác Bayer. La chiesa era originariamente parte della vicina casa per sacerdoti in pensione, trasformata in caserma nell'anno 1783. Il 29 settembre 1935 la chiesa fu solennemente consacrata ai santi Cirillo e Metodio e divenne la sede della chiesa ortodossa a Praga. Nel 1942, durante la seconda guerra mondiale, i componenti della squadra che realizzò l'operazione Anthropoid nella quale fu assassinato il gerarca nazista Reinhard Heydrich trovarono rifugio nella cripta della cattedrale. La cattedrale fu presa d'assalto dalle truppe naziste il 18 giugno 1942. Dopo un feroce scontro a fuoco, i patrioti si suicidarono per evitare la cattura. La cripta ospita un museo dedicato all'evento.[1]
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