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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 01/28/21 in tutte le aree

  1. Voi parlate principalmente di case d'asta, ma il ragionamento è di più ampio respiro e, in particolar modo, colpisce con maggiore incisività determinate tipologie di collezioni e conseguentemente particolari settori di mercato. La situazione delle case d'asta l'avete espressa e analizzata bene, fin qui. Ma vanno presi in considerazione anche altri fattori. La situazione normativa inglese sui ritrovamenti e sull'immissione nel mercato delle monete antiche è differente rispetto a quella di molti altri paesi, ergo, la moneta antica (o il ripostiglio) rinvenuti nel regno unito e regolarmente denunciati alle autorità competenti, se non ritenute di interesse nazionale e acquistate da qualche museo, vengono restituite allo scopritore e al proprietario del fondo su cui sono state scoperte. Queste poi vengono reimmesse nel mercato. Al più, se giudicate "tesoro" sono soggette a un certificato di esportazione (che non prevede costi, almeno io non ho mai pagato alcunché per averlo!). Questo comporta l'immissione di una gran quantità di "materia prima" nel mercato numismatico con frequenza pressoché costante. C'è quindi tutta una tipologia di monetazione antica (romana) che entra nel mercato numismatico e che proviene dall'Inghilterra e che segue sì i canali di vendita delle aste ma anche dei negozi fisici e virtuali dei professionisti britannici e le piattaforme di vendita online in cui operano anche i privati. Materiale che fino al 01/01/2021 non subiva particolari maggiorazioni di prezzo, anzi! Data la relativa grande disponibilità permetteva anche un prezzo di mercato abbastanza competivo rispetto ad analoghi esemplari nel mercato da tempi più "storici". Nello specifico io colleziono monete imperiali del III secolo, principalmente usurpatori britannici, impero gallico e monete provenienti da ripostigli registrati e catalogati. Per ciascuna moneta mi sono sempre premurato di avere tutti gli appoggi burocratici necessari per l'acquisto e, se previsto, per l'importazione. Data la tipologia di monete che seguo, un 80% delle monete della mia collezione proviene da venditori professionali inglesi (negozi fisici, negozi che operano online su vCoins, MaShop ed eBay o su siti propri, case d'asta inglesi o con base uk), un 15% da venditori francesi, un 4% da venditori tedeschi e un marginale 1% da USA, Svizzera, Austria, Spagna e Olanda. L'applicazione di dazi e comunque dell'iva più i costi fissi dello sdoganamento colpirà quindi l'80% dei miei acquisti futuri, un 80% di cui solo una parte abbastanza marginale proviene da case d'asta (diciamo un 15/20%) in quanto la restante parte deriva direttamente da commercianti al dettaglio (con alcuni ho un rapporto più o meno diretto e li contatto anche al di fuori delle piattaforme in cui operano acquistando, sempre con fattura e documentazione, direttamente da loro). Ora sto aspettando che mi contatti la dogana per un ultimo acquisto fatto da un commerciante tramite eBay. Il pacchetto con una manciata di monetine da ripostiglio e regolare fattura d'acquisto, è fermo da 10 giorni a Milano, per i controlli doganali. Il venditore mi ha detto che ha dichiarato l'esatto valore che ho pagato (perché è ligio e non fa magheggi o dichiarazioni mendaci per non avere, giustamente, grane). La soglia è inferiore alle 135£ quindi non ho dazi doganali, ma essendo superiore comunque ai 22€ sto aspettando la comunicazione della dogana per sapere l'importo relativo all'iva e ai diritti di sdoganamento (questi ultimi li so già memore di un precedente acquisto dalla Svizzera e ammontano a 7,50€). Sapevo della situazione e dei cambiamenti in atto dal 1 gennaio. L'acquisto l'avevo fatto a dicembre, ma - causa le festività - e l'aggiunta di un'altra moneta all'ordine, la spedizione è partita il 2 gennaio e il venditore è stato anche più che tempestivo... tant'è che io il pagamento l'ho fatto il 3 gennaio, quindi dopo la spedizione! Conoscendoci, sebbene virtualmente, ovviamente sapeva che di me ci si può fidare quanto ad affidabilità per i pagamenti. Purtroppo questa spedizione è andata così, e le monete subiranno una maggiorazione di circa 1/3 rispetto a quanto le ho pagate. Ho pendenti due offerte presso ROMA NUMISMATICS per un importo che ho stimato a filo budget provando a stimare da me i costi di importazione per l'iva e dovrei stare al di sotto del limite dei dazi (se non incide una qualche maggiorazione estremamente pesante del corriere!), ma che sarà soggetta al balzello dell'IVA. Questo fa sì che le mie offerte non saranno passibili di rilanci qualora superate perché altrimenti sforo il limite di spesa impostomi. Capite bene che la situazione post Brexit nel mio caso incide in maniera considerevole. E' vero, gli operatori italiani nel mercato sono molti e l'offerta è variegata. Tuttavia, non trovo operatori italiani che abbiano la stessa disponibilità di materiale (per la mia specifica collezione) come gli operatori inglesi, in particolar modo per le monete provenienti da ripostigli. Tutto ciò non bloccherà la mia collezione, ma ne limiterà la prosecuzione in maniera alquanto pesante... al che mi sorge il sospetto, che dietro a tutto questo ci sia un manovratore oscuro... un burattinaio che tesse le fila e che ha portato gli inglesi a volere la Brexit con tutte le conseguenze del caso. E credo anche di aver capito chi è: mia MOGLIE!!!! Così può finalmente smettere di lamentarsi perché compro un sacco di monete! Perdonatemi la battuta finale... ma dovevo sdrammatizzare perché per me la Brexit è stata una vera batosta numismatica!!!
    5 punti
  2. "Tanto pe' cantà Perché me sento un friccico ner core Tanto pe' sognà Perché ner petto me ce naschi 'n fiore Fiore de lillà Che m'ariporti verso er primo amore Che sospirava le canzoni mie E m'aritontoniva de bucie..." Non so perchè ho fatto sto cappello ma ce l'avevo in testa il buon Nino Manfredi...comunque "Tanto pe' gradì Perchè me sento un friccico alla valiggetta Abafil Tanto pe' guardà Perchè nella macchineta me uscita qualche foto Foto de rame Che m'ariporti verso er primo amore numismatico Che svuotava il portafoglio mio E m'arintontoniva de varianti.... Sono un demente... Giuro non ho bevuto credo sia la febbre In ogni caso altra foto di gruppo... 4 quattrini 1791 4 quattrini 1782 2 quattrini 1782 1 quattrino 1791
    4 punti
  3. Buongiorno...a casa con i postumi del richiamo Pfaizer proseguo con questa che ha me piace molto soprattutto per la conservazione. 5 grani 1815 legenda al rovescio senza punto finale e al dritto ETHIER senza spaziatura dopo ET corredata da una bella patina antica FERD.III.P.F.A.SICILIAR.ETHIER.REX 1815. SECURITAS PVBLICA V.B. G.5. Saluti.
    4 punti
  4. Carissimi appassionati , grazie per avermi accolto in questo interessante forum. Sono un neofita , quindi mi scuso in anticipo per alcuni errori o richieste errate che farò. Posseggo alcune piastre 120 grana di Ferdinando II ( che variano dal 1833 al 1857 ) . Posto qui alcune foto di una del 1852 che secondo me è quella meglio conservata . Purtroppo sono foto fatte con il telefonino, quindi chiedo scusa se la qualità è troppo bassa . Conto solo in un parere approssimativo , nel frattempo sto provvedendo a farmi prestare una Reflex . Desideravo quindi chiedervi : - se è autentica :) ( spero di si) - un parere sullo stato di conservazione - Non sono assolutamente in grado di valutare se nella moneta sono presenti particolarità/varianti nè tantomeno capire se ci sono difetti di qualsiasi tipo, quindi mi affido a voi. Come specificato sopra posseggo altre monete di questo tipo. Ho preso questa come riferimento per avere un idea sulla valutazione , e se effettivamente vale la pena chiedere pareri anche per le altre. PESO : 27G DIAMETRO : 37 MM CONTORNO : providentia optimi princips GRAZIE
    2 punti
  5. Buon giorno. Desidererei un aiuto per la classificazione di questo che presumo essere un quattrino di Musso di Gian Giacomo Medici. Se la classificazione fosse esatta vorrei anche conoscerne l'eventuale rarità e valore . Diametro mm. 15 - 15,5 Peso gr. 1,27 Cordiali saluti. Gabriella
    2 punti
  6. Carissimi Buonasera, La moneta in questione a mio giudizio non è stata ritoccata per niente, solo è probabile che sia stato steso o sia rimasto un leggero velo di terriccio / colore biancastro per accentuare i rilievi e che questo sia rimasto intrappolato nelle zone basse della superficie o quelle più riparate, dando origine a un colore più chiaro di quello generale, ed escludo l'uso del bulino. Personalmente non nutro dubbi che siamo di fronte al solito caso di un conio o approntato o meglio rinfrescato con punzoni che hanno "sbalzato" in positivo nel conio (e di conseguenza in negativo sulla moneta) parte del metallo... Per avere una conferma tombale che sia prodotto da un punzone per rinfrescare ( o piuttosto qualche altra soluzione simile tipo la struttura del punzone già in origine) sarebbe interessante trovare lo stesso sesterzio prima e dopo la cura, ma non ne sono a conoscenza. Nella discussione ( contenuta nella discussione citata sopra) , mi sembra ben spiegato tecnicamente soprattutto alla pagina 2 ( il buon @numizmo) e ho memoria di una terza discussione, molto più lunga, in cui si era parlato di tecniche incisorie e conii, con @Tinia Numismatica @gionnysicily e io stesso... un cordiale saluto a tutti !
    2 punti
  7. Ciao Alberto, sono monete molto belle in effetti, peccato che di solito il ritratto del Re è sempre piuttosto consumato. Posto la mia moneta che purtroppo non è molto ben conservata. Ciao Beppe
    2 punti
  8. Grazie, @gionnyscily; la lascerò così, anche perché dal vivo non è affatto male; le fotografie riescono a evidenziare difetti che con la moneta in mano non si vedono, se non in misura molto minore.
    2 punti
  9. L'importante è che sia una moneta e non un masso! 18 stivers saint barthelemy
    2 punti
  10. Certo che la Numismatica è una materia affascinante con sempre nuove cose da scoprire o da studiare. Vere o false, qualsiasi sia il responso finale, io mi sto divertendo parecchio. Grazie anche a tutti voi. Arka Diligite iustitiam
    2 punti
  11. Mi sembra di ricordare che su queste legende/lettere "ridefinite" se ne fosse già discusso anni fà. Purtroppo non trovo i riferimenti sul forum. skuby
    2 punti
  12. Sono andato a vedere per curiosità secondo l'indicazione di caravelle82, è una prova di conio propedeutica alla decimalizzazione dell'uno o del due cent non una vera moneta... ...meno male che non ha scelto lo specimen completamente liscio del dollaro della stessa serie!
    2 punti
  13. Da quel che mi risulta, la moneta in questione è un denaro di Pavia a nome di Enrico di Franconia (anche detta dinastia salica). Il numerale II si riferisce al fatto che è stato il secondo Enrico ad essere imperatore del Sacro Romano Impero, come anche il secondo ad essere re d’Italia. Come re di Germania, invece, è Enrico III Il primo Enrico imperatore del SRI e primo re d’Italia (e secondo Enrico ad essere re di Germania, terzo Enrico ad essere duca di Baviera) è Enrico di Sassonia, della dinastia ottoniana.
    2 punti
  14. DE GREGE EPICURI Voi parlate di Milano, ma sulla seconda foto non si legge PAPIA?
    2 punti
  15. Ringraziando @Raff82 e tutti gli amici che contribuiscono alla conoscenza di questa Piastra 1834, in passato forse poco considerata perchè comune, ma in realtà molto interessante soprattutto dal punto di vista storico, posto la variante "FERDINANDAS" : Saluti a Tutti, Beppe
    2 punti
  16. Autentica credo di si ma la barba e i capelli sono stati rifatti,non so se a bulino ma si vedono che sono incisi quasi graffiati,per me.
    2 punti
  17. Buonasera a tutti, per la mia Napoletana di oggi ho scelto uno dei miei Grani 12 Cavalli millesimo 1791. Non so voi, ma io li trovo veramente graziosi, questo esemplare che pecca molto al diritto lo trovo veramente bello al rovescio, in fondo non si può avere tutto. ? Saluti Alberto
    2 punti
  18. @r.tino fa un discorso da commerciante e non da collezionista. O al massimo da collezionista seriale, di quelle monete di regno/repubblica/euro, che si trovano in qualunque momento in tutte le aste. Chi colleziona monete più antiche trova spesso e volentieri la moneta che cerca in asta una volta all'anno o forse anche meno. Mi pare surreale dire che avere una spesa fissa in più non cambi niente: cambia tutto, per esempio mi rende meno competitivo nei confronti di chi il dazio non lo paga perché è inglese. Il risultato sarà inevitabilmente una maggiore reticenza per noi a partecipare alle aste inglesi (io sono un cliente fedelissimo di Bertolami: ora lo dovrò essere molto meno) con la conseguenza che ci verrà preclusa una fetta assai importante dell'offerta; qualora invece il pezzo esitato dovesse fatalmente attrarmi, inevitabilmente lo dovrò pagare di più, con l'ulteriore seccatura che la mia spesa non va ad alimentare virtuosamente il mercato numismatico, ma finisce nelle casse statali per idiozie politico-burocratiche.
    2 punti
  19. Buonasera a tutti denaro Forte Buono I tipo del nuovo Cudazzo C49 (d?) P : 0,91g T:20mm
    1 punto
  20. @skubydu Beh, adesso che lo hai scritto a caratteri maiuscoli mi hai convinto... "non una patina genuina con corrosioni.." Io, una patina, preferisco giudicarla genuina moneta alla mano. Ripeto: Patina, rilievi & Co sono elementi che luce, direzione della stessa e filtri possono falsare in foto. Corrosioni? Sono presenti anche sul falso dichiarato tale da Bertolami (moneta 3 del post #81 di Poemenius) Quindi, per favore, tolti questi elementi (su cui tu fai leva e che non sono attendibili da foto), puoi mostrarmi elementi concreti di autenticità sull'esemplare British? "concentrati su questo pezzo prima, poi viene il resto". Concentrarsi soltanto sul pezzo in sé è, con ogni probabilità, ciò che ha indotto all'errore, pare, chiunque abbia osservato quell'esemplare. Perché continuare sulla stessa via? Per commettere lo stesso errore? Per fortuna viviamo in un epoca in cui internet mette a disposizioni una grande quantità di informazioni e grazie all'aiuto di @Poemenius e anche al tuo, abbiamo aggiunto altri esemplari alla lista. Grazie Poemenius per averle inserite (non ho capito la provenienza dell'esemplare n°9 del tuo post #81 ma sembrerebbe essere lo stesso esemplare "Madrid"), così possiamo appurare non soltanto che la presunta BNF non soltanto ha le stesse impronte dell'esemplare British ma anche qui, il tondello ha forma quasi identica e gli stessi difetti sul bordo. L'esemplare "Madrid" è parimenti interessante: stesse impronte del dupondio British e stesso difetto (triangolino di metallo mancante ad ore 7 del D/). Qui abbiamo anche una perlinatura ben evidente. Che facciamo, anche l'esemplare di "Madrid" lo dichiariamo copia del British, nonostante sull'esemplare British non vi sia la minima traccia di perlinatura? Nei miei post penso di aver dimostrato come l'esemplare British abbia le stesse impronte del dupondio di Tolosa, del 2144 e 2145 della vendita Weber (che a loro volta hanno le stesse impronte degli esemplari del Museo di Vienna). Grazie a Poemenius possiamo oggi dire che ha anche le stesse impronte del presunto BNF, di un altro esemplare di Madrid (di proprietà di privato) e dell'esemplare n°9 del post #81 (forse sempre "Madrid"). Addirittura il presunto BNF e il British sono pressochè identici. Per cui, ricapitolando: Il British ha le stesse impronte di almeno 5 monete (8 se aggiungiamo gli esemplari del Museo di Vienna) e per caratteristiche oggettive, come la minore presenza di dettagli sul ritratto e l'assenza di perlinatura, non può essere la fonte degli esemplari Tolosa, Weber, Madrid e n°9 (Madrid?) del post di Poemenius. Stante questo, come giustifichiamo che sostanzialmente tutte le monete hanno gli stessi difetti negli stessi punti del tondello? Patine, "scalini", corrosioni...elementi falsificabili e falsificati, certo non da oggi... Il dato oggettivo è la presenza di stesse impronte e stessi difetti sui vari esemplari, British compreso. E dato che questo ha meno dettagli di 5 di questi, non può essere "la madre" di tutti. Questo è il punto di partenza. Per chiarire i dubbi di Poemenius sulla sua carrellata: Il sesterzio 1 lo ritengo dubbio, molto dubbio (e non sono l'unico). Il dupondio 2 è ex Bolaffi e viene dalle stesse impronte del 3, ex Bertolami venduto dichiaratamente come falso. Entrambi realizzati probabilmente con la stessa tecnica. 4 e 6 sono ex vendita della collezione Weber e già riconosciuti falsi da Elmer (Pink,1933). Il 7 è un ex Roma Numismatics, diverso da tutte le monete qui esaminate, ma chiaramente una fusione per via della superficie, di alcune bolle di fusione e per la finta frattura del tondello, addirittura caratterizzata da un riempimento di metallo, laddove non dovrebbe esserci nulla (è una frattura). Infine l'8 è ex Inumis, stesse impronte del British e ugualmente prodotto per fusione (porosità e granulosità del metallo). E, per chiudere questo mio post: "Se però continui a non accettare questo, è evidente che tu sia dubbioso su tutta L emissione" Pensavo si fosse capito, ma sarò più chiaro: sì, sono molto dubbioso, dati alla mano, del fatto che le monete con lo stesso stile del British (lui incluso) siano originali. I caratteri delle lettere non sono corretti per il periodo. E infatti stiamo continuando a vedere fusioni e copie.
    1 punto
  21. Sempre nel 2013 fu emessa una moneta da 10€ in argento dedicata allo scrittore James Joyce. Non vi scrivo la sua biografia. In parte magari la conoscerete, ma in ogni caso la trovate facilmente online. Vorrei soffermarmi solo su qualche episodio della sua vita, sul caso e di quanto questo possa influire sulla nostra vita. Nonostante la famiglia fosse profondamente cattolica, Joyce fin da ragazzo rifiutava il Cristianesimo. Da piccolo era molto spaventato dai temporali e una zia li attribuiva all'ira di Dio. Joyce frequentò l'università di Dublino, studiando lingue moderne (inglese, francese, italiano) dal 1898 al 1902. Nonostante la laurea, si trasferì a Parigi inseguendo l'idea di diventare medico. In quei pochi mesi di soggiorno parigino visse in estrema povertà. Non bastavano né gli aiuti della famiglia né le paghe per le sue recensioni sul Daily Express. Dopo qualche mese, la madre si ammalò di tumore e Joyce fece ritorno in Irlanda. In quei pochi mesi a Parigi, però, Joyce si era imbattuto in un romanzo: Les Lauriers sont coupés di Edouard Dujardin. In quel romanzo, l'autore faceva uso della tecnica del flusso di coscienza, di cui Joyce diventerà simbolo. Una sera del 1904, dopo una grande bevuta, fu coinvolto in una rissa. Ad aiutarlo furono Alfred Hunter e Oliver Gogarty, un amico che studiava medicina. I due saranno i prototipi di Leopold Bloom, protagonista dell'Ulisse, e Buck Mulligan, personaggio del romanzo che alloggia in una torre Martello. E' proprio in una torre di questo tipo che Joyce soggiornò convalescente per sei giorni. Dopo una lite violenta con Gogarty, abbandonò la torre e, con Nora (la donna che sarà la sua compagna per la vita), si impose un esilio che lo tenne lontano dall'Irlanda per quasi tutta la vita. Anche se lontano dalla sua terra, nel 1914 finalmente vide la luce la raccolta di racconti Gente di Dublino. Episodi determinanti nella vita e nella produzione letteraria di questo grande autore. Ma ora passiamo alla moneta. Sul dritto è presenta l'arpa irlandese. Sul rovescio, invece, è presente un disegno (opera di Mary Gregoriy) di Joyce. Per descrivere il disegno, vi lascio le parole dell'autrice: "Questo disegno inizia con un ritratto. Dalla sommità della sua testa sgorgano le prime righe del capitolo 3 di Ulisse in un flusso di coscienza zampillante. Il testo è volutamente scarabocchiato e, forse in alcuni punti, quasi illeggibile, come il testo di Joyce, a volte insondabile. In questo capitolo il personaggio di Stephen Dedalus fa una passeggiata. I suoi pensieri si sovrappongono e si possono quasi sentire le ruote dentate nella sua testa che girano mentre gioca con le parole e pensa a cose che gli vengono in mente spontaneamente. Così facendo, descrive perfettamente il mondo che lo circonda, le persone che incontra o vede." Sul testo, però, ci fu una polemica, poiché differiva dall'originale per una parola (that). La Banca Centrale d'Irlanda ammise che il testo sulla moneta non corrispondeva al testo dell'Ulisse (e questo era evidente) giustificandosi con il fatto che la moneta (e il suo design) fosse una rappresentazione artistica dell'autore e del testo e non una rappresentazione letterale.
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  22. un consiglio: non abbiate mai la certezza dell'inviolabilità delle comunicazioni. anche nel caso di Quantum cryptography
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  23. Scusate l'intrusione ma qui si parla di criptovalute, non di moneta elettronica. Sono due concetti differenti che hanno in comune il solo fatto di non stare nel portafoglio.
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  24. @TIBERIVS Certo che dò i contanti alla badante. Il problema è che non sono rimborsabili spese di farmacia non tracciate. La carta prepagata è accettata come tracciabile? @giacutuli Quando i giovani di oggi si troveranno di fronte a problemi che arrivano dopo i 60 anni, vorrei proprio vederli... E per quanto riguarda l'evasione, il problema non sono i contanti. In Germania non ci sono limiti al contante e l'evasione è molto inferiore a quella italiana. Per battere l'evasione basta un semplice (troppo semplice) trucco. Tutto scaricabile. Renderebbe l'evasione irrisoria e risparmieremmo un sacco di spese inutili. Arka Diligite iustitiam
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  25. Propendo per l'autenticità...
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  26. Ciao Massimo, non ho idea di che moneta si tratti, mi sono limitato a schiarire un po' la tua foto . Speriamo che qualcuno la conosca e sia in grado di identificarla. Buona Giornata
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  27. @Scudo1901, io stò scrivendo solo verità, se il tuo amico @lm97 scrive il falso avendo letto personalmente i suoi messaggi intercorsi con Andrea Pucci mi sento in obbligo di segnalarlo. EDITATO Visto e considerato che quello sbagliato sarei io vi garantisco che non inoppurtenerò più nessuno con i miei scritti da incompetente, un grande saluto a tutti gli amici del forum ci sentiremo da altre parti. EDITATO
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  28. Doppio click sull'immagine per ridimensionarle
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  29. Ringrazio @appah per la risposta. Sembrerebbe tutto chiaro. Ma, c'è un ma. E qui entra nel discorso Milano, per rispondere a @gpittini. Giannazza nel suo lavoro sulla collezione reale La zecca di Milano (961 - metà sec. XIII) ha questa sequenza: - Ottone I di Sassonia, imperatore e Ottone II di Sassonia, re (962-967) - Ottone I e Ottone II di Sassonia (967-973) - Ottone II di Sassonia (973-983) - Ottone III di Sassonia imperatore (996-1002) - Enrico II di Sassonia (1014-1024), Enrico III di Franconia (1046-1056), Enrico IV di Franconia (1056-1106). Nel MIR Toscana zecche minori per la zecca di Lucca il n. 103 è un denaro attribuito a Enrico II di Sassonia (1004-1024). Per Pavia nella Collezione Este Milani (Varesi 54 del 2009) ai nn. 673-675 abbiamo dei denari per Enrico I di Baviera (1014-1024) e poco dopo al n. 677 abbiamo un denaro di Enrico II di Franconia (1046-1056). Infine il MEC 12 per il periodo imperiale mette Enricus II, as Henry I of Italy, 1004-1024 (emp. 1014) e Henry III 1039-56. Nel Veneto viene usato Enrico II (1014-1024). Non Vi sembra strano tutto questo? E capisco la domanda di @Paolo Maria che mi ha fatto scoprire tutta questa confusione. Quel che è certo è che Enrico II il Santo fu imperatore del Sacro Romano Impero dal 1014 al 1024, re d'Italia dal 1004 al 1024 e marito di Santa Cunegonda e che quindi le monete con queste date sono da attribuire a lui. Ma il perchè di tutta la confusione di nomi per la stessa persona mi sfugge e per questo lo chiedevo ai Lombardi. Arka Diligite iustitiam
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  30. 6,000 years of arrows emerge from melting Norwegian ice patch The record-setting discovery of 68 projectiles from the Neolithic to the Viking Era also upends ideas on how ice both preserves and destroys archaeological finds. A researcher examines a wooden arrow shaft that emerged from the Langfonne ice patch in Norway. Radiocarbon dating is used to determine the age of many objects once trapped within the now-melting ice. GLACIER ARCHAEOLOGY PROGRAM, INNLANDET COUNTY COUNCIL Archaeologists in Norway have discovered dozens of arrows—some dating back 6,000 years—melting out of a 60-acre ice patch in the county’s high mountains. Expeditions to survey the Langfonne ice patch in 2014 and 2016, both particularly warm summers, also revealed copious reindeer bones and antlers, suggesting that hunters used the ice patch over the course of millennia. Their hunting technique stayed the same even as the weapons they used evolved from stone and river shell arrowheads to iron points. Now the research team is revealing the finds in a paper published today in the journal Holocene. A record-setting total of 68 complete and partial arrows (and five arrowheads) were ultimately discovered by the team on and around the melting ice patch–more than archaeologists have recovered from any other frozen site in the world. Some of the projectiles date to the Neolithic period while the most “recent” finds are from the 14th century A.D. The upper part of the melting Langfonne ice patch as viewed by helicopter. Researchers estimate that Langfonne today is half the size it was in the late 1990s—and a tenth of its extent during the Little Ice Age, a centuries-long dip in global temperatures that lasted from about A.D. 1300 into the 1800s. GLACIER ARCHAEOLOGY PROGRAM, INNLANDET COUNTY COUNCIL While the sheer number of historical projectiles is stunning, the Langfonne discoveries are also upending generally accepted ideas in the relatively new specialty of ice-patch archaeology, and yielding new clues as to ice’s potential to preserve or destroy evidence from the past over the course of thousands of years. An icy ‘time machine’? Since archaeologists started systematically surveying melting ice sites 15 years ago, ice patches from Norway to North America have yielded almost perfectly-preserved artifacts from long-ago time periods. In isolation, the individual finds contain information about craftsmanship and long-ago hunting traditions. Langfonne, in fact, was one of the first ice patch sites to come to light, after a local hiker discovered a 3,300-year-old leather shoe sitting next to the edge of the ice patch in the summer of 2006 and reported it to archaeologist Lars Pilø, now a researcher at the Innlandet County Council Cultural Heritage Department and a co-author of the new study. Ever since that discovery alerted Pilø to the possibility of artifacts preserved in mountain ice patches, researchers in Norway and beyond—there are similar sites in Canada’s Yukon, the Rockies in the U.S. and the Alps in Europe—have wondered if the distribution of objects on and around the ice might tell them about how and when the ice patch sites were used and how they grew over time. Unlike glaciers, which are essentially slow-moving frozen rivers, ice patches are fixed deposits of snow and ice that may grow and shrink over time. Sites like Langfonne, researchers assumed, resemble a patch of snow at the end of winter: As temperatures increase, artifacts trapped inside melt out in the order they were deposited. A Viking-era arrow foreshaft found at Langfonne features a preserved iron arrowhead with sinew and birch-bark lashings. Another Viking-age arrow from Langfonne also features an iron arrowhead with sinew and birch-bark lashings. MUSEUM OF CULTURAL HISTORY/UNIVERSITY OF OSLO The idea was, ice is like a time machine. Anything that lands on it stays there and is protected,” Pilø says. That meant the oldest items would be found in the deepest core of the ice patch, in the same way that archaeologists working with artifacts buried in soil assume lower layers of dirt contain older artifacts. And because the ice patches were thought to grow steadily with each winter’s snowfall, more recent finds would be closer to the edges of the patch. If ice patches froze artifacts exactly where they were lost, archaeologists theorized, those items could help reconstruct what people did there in the past, how big the ice patches were at specific points in prehistory, and how fast they grew and shrank over time. The Langfonne arrows seemed like a way to test the time-machine theory. The arrows and reindeer bones confirmed earlier suspicions that Norway’s high mountain ice patches were reindeer-hunting hotspots: When the cold-loving creatures retreated to the ice to avoid biting insects during the summer months, people followed with bows, arrows, and hunting knives. But after radiocarbon dating all the arrows and gathering dozens more dates from reindeer remains they found on the ice, the researchers realized that, at Langfonne at least, the time-machine theory was unreliable. Researchers expected that the oldest items would be trapped in place from the day they were lost and preserved just as well as artifacts buried in the ice in later centuries. But the oldest artifacts at Langfonne, which date back to the Neolithic, were fragmented and heavily weathered, as though they’d been churned by the ice or exposed to sun and wind for years. Arrows from later periods, like the 1,500-year-old arrow that used a sharpened mussel shell harvested from a river at least 50 miles away, looked as though they were shot just yesterday. “That raises the suspicion something happened inside the ice” that exposed and re-froze the older items, Pilø says. And the arrows didn’t seem to be emerging in any particular order, as you’d expect if the ice formed perfect layers over time. Arrows made thousands of years apart were lying not far from each other along the ice edge. “The idea that you find the oldest evidence when the ice patch is at its smallest—that isn’t really true,” says Montana State Parks archaeologist Rachel Reckin, who was not part of the research team. “It looks like gravity and water are moving artifacts down a great deal.” Co-author Atle Nesje, a glaciologist at the University of Bergen, says that thousands of years ago, warm summers probably exposed older artifacts, which were carried to the edge of the ice patch by streams of meltwater before freezing again. The weight of ice pressing down on lower layers might have caused them to shift, carrying their frozen contents with them. Or lightweight wooden arrow shafts might have been blown across the surface by fierce winds before getting lodged in rocks or getting covered again by snow. Arrows lost in the snow more recently, meanwhile, might have stayed in place. Because old arrows might be washed down by meltwater and then re-freeze, the spot where they were found could be a long way from where they originally landed. That meant using radiocarbon dated arrows to map the size of the ice patch in the past was a dead end. “Glaciologists and ice patch archaeologists were hoping that artifacts could give us an idea of the size over time, but that’s not the case,” Reckin says. Wolverines and Vikings Researchers were pleasantly surprised that the Langfonne arrows, once dated, could provide useful clues to how people used the ice patch over time. During certain periods, for instance, the team found lots of reindeer bones but very few arrows. That suggests people weren’t hunting on the ice; instead, reindeer were probably being killed by wolverines, which bury their carcasses in the snow to eat later. Between A.D. 600 and 1300—roughly the Viking Age—radiocarbon dating revealed a different type of activity on the Langfonne patch. “There’s a lot of arrow finds, but hardly any reindeer material,” Pilø says. “That’s not a coincidence.” Humans were hard at work removing slain reindeer from the ice, harvesting their fur and antlers to sell as trade goods. The rapidly changing understanding of the ice and the secrets it holds matches the speed at which the ice is disappearing. “I’ve been studying Norwegian glaciers for the last 40 years. It’s a lot of change,” says Nesje. “It’s quite scary to see how fast the ice patches can melt away, from one day to another.” Based on lichen growth on the rocks around the ice patch, Nesje estimates that Langfonne today is half the size it was in the late 1990s—and a tenth of its extent during the Little Ice Age, a centuries-long dip in global temperatures that lasted from about 1300 AD into the 1800s. The steady melting means archaeologists have to move fast while preserving as much information as possible. “Time is of the essence, and we’re trying to be good scientists while doing the best we can with the data we have,” Reckin says. “Every piece of this puzzle that helps us understand the complexity of these processes is really helpful.” https://api.nationalgeographic.com/distribution/public/amp/science/2020/11/6000-years-arrows-emerge-melting-norway-ice-patch
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  31. L’iscrizione a rovescio non è stata bulinata, la moneta nasce così.
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  32. Proseguo con il mio secondo mezzo tornese di tre . Millesimo 1838 Magliocca 791B conservazione a mio parere QBB al dritto mancanza di punteggiatura dopo II e VTR.
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  33. FERDINANDO MEAZZA da 50 anni socio e da 16 anni Presidente della SOCIETA' ARTISTI E PATRIOTTICA La SOCIETA' ARTISTI E PATRIOTTICA fondata nel 1777 da MARIA TERESA destinata a promuovere lo sviluppo dell'Agricoltura e della manifattura delle Arti. Meaglia premio d'argento della SOCIETA' PATRIOTTICA del 1777. Vedi anche: https://www.lamoneta.it/topic/81561-medaglie-di-maria-teresa-daustria-e-del-1700/page/2/
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  34. Ciao @Sovereign, Penso di no. Ti posto un dettaglio sul rovescio, tanto per farti una idea. Indubbiamente il rovescio e meglio conservato del dritto. Con le linee rosse, ho evidenziato tracce della bella patina che aveva, in giallo evidenzio il metallo (oricalco) che per vari effetti "chimici" ha perso la patina. Pensare a un restauro, mi sembra una impresa non facile, anche perché o si spatina tutta e portarla all'oricalco, o ripatinarla. Certamente perderà il fascino della sua naturalezza.
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  35. Non ho soldi per nessun avvocato e non intendo più a 74 anni di perdere tempo con l'IPZS- tra l'altro sono un pittore e la numismatica è solo uno sfizio che mi sono permesso fino ad ieri - ho inviato una recensione sulla NUTELLA e credo non lo pubblicheranno mai-
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  36. E' successo anche a me. Usa questa procedura: 1- entrare ne Il mio Account. 2- cliccare su I miei ordini nel menu a sinistra. 3- cliccare su Visualizza ordine. 4- una volta nell'ordine, in alto a destra sotto il numero dell'ordine, trovare il link Stampa ordine/Annulla ordine. 5- Cliccare su Annulla ordine Ti arriverà poi una mail dove ti chiederà di comunicare: 1. N. ordine 2. Importo ordine 3. Nominativo intestatario carta di credito utilizzata 4. IBAN per il rimborso
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  37. Ciao, @gionnyscily; un esperto come te può dirmi se la moneta è migliorabile, facendola pulire da un professionista? Come la giudichi, val la pena di tentare?
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  38. @giuseppe ballauri, questo è identico ai tuoi esemplari. Riferimenti : D'Incerti 351/a Pagani 318/a Peso grammi 30,65 Morello Listino N°10-Estate 2001, lotto 218, giudicata mSPL Simbolo stella a 5 punte grande.
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  39. Buonasera a tutti, condivido il mio 10 Tornesi 1857 Ferdinando II ? Saluti Alberto
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  40. Sembrerebbe uguale a questa con la Lettera B sotto la vittoria e XXI in esergo - zecca di Siscia https://shop.moruzzi.it/it/diocleziano-antoniniano-293-295-d-c-concordia-militvm-xxi-b-siscia-ric-256.html
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  41. L'alleanza tra Massenzio, Massimiano e Costantino è anche dovuta ai legami famigliari. Massenzio è infatti figlio di Massimiano. A Costantino ci arriviamo dopo. Nel sistema della Tetrarchia di Diocleziano non era prevista la successione dei figli legittimi. Quindi né Massenzio, figlio di Massimiano Erculeo, né Costantino, figlio di Costanzo Cloro, erano destinati a governare. Massenzio si ribella a questa situazione e si proclama imperatore a Roma. Gli viene mandato contro Severo II che però viene sconfitto. Costantino nel frattempo era in oriente a combattere per Galerio. Scappa per raggiungere il padre e, alla sua morte, viene proclamato imperatore dalle truppe stanziate a Treviri. Ma Costantino ha bisogno di alleati che trova in Massimiano e Massenzio. E il legame famigliare è costituito da Fausta, figlia di Massimiano e sorella di Massenzio. Costantino è quindi genero di Massimiano e cognato di Massenzio. Poi i loro rapporti di guastano. Ma questa è un'altra storia... Arka Diligite iustitiam
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  42. Buongiorno, seguo l'Amico Alberto @Litra68 10 Tornesi 1856 Buona domenica a tutti.
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  43. ok, voler continuare ad aver ragione...se leggi c'e' scritto chiaramente nel mio post che questo non e' il punto!!! Ormai hai capito benissimo cio' che ho scritto, quindi puoi continuare fino a quando vuoi a voler aver ragione...rimane il fatto che chiunque e' in grado di capire che se decido che per me una moneta vale X e che sono disposto a spingermi fino a 100 di spesa per averla ( quindi proprio il caso di chi, come ben dici , non ha disponibilita' illimitate e deve porsi un limite), lo posso fare indipendentemente da tutte le spese che gravano su di essa (da cifra massima di spesa che mi pongo devo solo togliere, tramite un semplicissimo conto, le spese che incidono...siano esse 10% dogana come nel caso specifico di questa discussione, percentuali diritti superiori in alcune aste rispetto ad altre, spese di spedizione, ecc). Ecco...questo e' il punto ......poi se si vuole continuare ad obiettare non riconoscendo l'evidenza, libero di farlo
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  44. Buonasera a tutti, torno a scrivere sul forum dopo un periodo d’assenza visto che l’argomento della discussione e il modo in cui è stata affrontata mi hanno imposto quasi l’obbligo morale di scrivere alcune righe. Scusatene la lunghezza. Vorrei innanzitutto partire commentando il tono della discussione. È vero che è da qualche anno che non frequento il forum ma mi sembra di ricordare che è un posto dove vige la libertà di parola (entro certi limiti, s’intende), pertanto chiunque può esprimere liberamente un suo pensiero e nessuno, a mio modo di vedere, può arrogarsi il diritto di stabilire chi “dovrebbe avere almeno il pudore di stare zitto e imparare prima di parlare” e chi invece può parlare. Mi riferisco al commento di @simonesrt che peraltro, oltre a questo passaggio quantomeno discutibile, non ha apportato nulla di costruttivo alla discussione. Non mi pare poi sia legge non scritta che la preparazione numismatica di un utente dipende da quanto tempo egli sia registrato sul forum. Dando uno sguardo agli interventi di Agrippina vedo che è stata perlopiù attiva nella sezione identificazioni, rispondendo ad alcune richieste. Una nuova iscritta ma attiva e non il classico utente “da una botta e via” interessato al valore di quello che ha tra le mani e che poi, una volta ottenuta risposta, sparisce. Ad ogni modo, passando al merito della questione, leggo che nessuno di quelli che sostengono l’autenticità dell’esemplare, ha mostrato immagini di esemplari incontrovertibilmente autentici e simili a quello del British. Si parla di un dupondio di Tranquillina, moneta R4 sul RIC, e già soltanto questo dovrebbe imporre cautela nel dare giudizi affrettati, nell’uno e nell’altro senso. “Moneta autentica.” con tanto di punto perentorio scrive @skubydu, chiedendoci, immagino, di credergli sulla parola. Nell’attesa che @Crivoz fornisca le immagini di cui ha parlato, vorrei fare alcune osservazioni sui bronzi di Tranquillina e i suoi dupondi, visto che un esemplare di questi è argomento del topic. Non sarei così fiducioso, innanzitutto, di trovare dupondi originali nelle vendite all’incanto. Essendo i bronzi molto più rari dei già rarissimi esemplari argentei a nome di Tranquillina, ci si può aspettare l’esistenza di una nutrita produzione fraudolenta, non soltanto moderna, ma anche risalente agli scorsi due o tre secoli. Non è certo un mistero che i vecchi collezionisti facevano a gara per inserire nella loro collezione i pezzi o i nominativi più rari, incappando spesso in esemplari non autentici o facendoseli realizzare appositamente (nel caso di esemplari rarissimi o di nominativi di cui non erano e non sono tuttora note monete) come “tappabuchi” per la raccolta. E infatti nell’IBSCC troviamo scritto "It has long been a suspicion that most known sestertii of Tranquillina, if not all were made in the 19th century”. Possiamo estendere questo “suspicion” anche ai medi bronzi? In un articolo del 1933 pubblicato su The Numismatic Chronicle and Journal of the Royal Numismatic Society, Fifth Series, Vol. 13, No. 51, pp. 203-219, Karl Pink parla del falsario Claude Augustin De Saint Urbain (1703-1761) e delle sue produzioni, tra cui si annovera anche un denario di Tranquillina. Nella nota 12 a questo esemplare, a pagina 412, egli cita alcuni esemplari di dupondi di Tranquillina, di cui tre nella collezione del Museo di Vienna: “According to Elmer, all three Vienna pieces are from the same die and false. The same is true of Weber Sale, Pl XXXII, 2144,2145 and of the coin (? the same as 2145) in Riechmann, Lager-kat., May 1921, xvii, 1734. Is there a genuine original, and, if so, where?” Pink afferma quindi che Elmer ha ritenuto falsi gli esemplari di Vienna, tutti provenienti da stesso conio, e lo stesso vale per gli altri. Si chiede, quindi, se esistono esemplari autentici di dupondi di Tranquillina e, se esistono, dove sono. Ho deciso quindi di pormi la stessa domanda di Pink e facendo qualche ricerca, mi sono imbattuto in un dupondio di Tranquillina conservato nella collezione del Museo Archeologico Saint-Raymond di Tolosa. L’esemplare non soltanto appare essere una vecchia fusione, di quelle tipiche sette-ottocentesche, ma anche dello stesso “conio” (o impronta) dell’esemplare conservato nel British. Cosa comporta questo? In primis che la strana sensazione di cui parla @Poemenius non è dovuta a restauro o pulizia eseguiti sull’esemplare British: le due monete di Tranquillina nascono proprio con quel disegno e con quelle lettere. Non si può sostenere, inoltre, che l’esemplare di Tolosa sia una fusione ricavata dai calchi di quello del British in quanto quello di Tolosa presenta più dettagli di quello del British (a titolo esemplificativo si osservi parte della perlinatura sul bordo destro del D/ di quello di Tolosa, assente invece su quello del British). Si notano anche altre sospette similitudini tra i due esemplari, quali la forma del tondello, e i difetti o presunti tali dello stesso, posizionati tutti nei medesimi punti su entrambi gli esemplari (si veda l’immagine). Escludendo che l’esemplare di Tolosa provenga dai calchi di quello del British, resta l’ipotesi di una comune provenienza dai calchi di un terzo esemplare oppure da matrici realizzate nel XVIII secolo atte a produrre falsi di questo tipo. Per quanto riguarda la provenienza dei due esemplari, sappiamo che quello del British proviene dalla collezione del Duca di Blacas d'Aulps, continuata dopo la sua scomparsa e poi venduta nel 1867 al British. Come giustamente detto da @Luigi78, collezione importante e prestigiosa, non priva però di falsi. Ho scritto al Museo di Tolosa per conoscere la provenienza del loro esemplare e mi è stato risposto che apparteneva alla collezione di Charles Clément Martin de Saint-Amand (1700-1763), e che il Museo ospita 4247 monete di questa collezione. Quindi: due monete di due importanti collezioni di origine francese, raccolte tra il 1700 e il 1800, entrambe dalle stesse matrici, dalla forma del tondello molto simile e che presentano gli stessi difetti localizzati negli stessi punti del tondello. Senza dimenticare i cinque/sei esemplari falsi riconosciuti da Elmer, tre dei quali nel Museo di Vienna (di questi esemplari sarebbe interessante poter visionare le immagini, per valutare se anche i due British/Tolosa provengono dalle stesse matrici di quelli citati da Pink). Orbene, tutto considerato, mi sembra che i dubbi di chi ha aperto la discussione possano essere quantomeno comprensibili. Certamente, @Luigi78, il British avrà esaminato con cura i pezzi della collezione acquisita, tuttavia lo stesso Museo di Vienna conserva ben tre esemplari falsi di dupondi di Tranquillina, secondo quanto riportato da Pink e non penso siano stati meno scrupolosi nel selezionare gli esemplari. Questo per dire che più che fare affidamento sulle storie o sulla provenienza (più o meno prestigiosa) di una moneta preferisco guardare alla moneta stessa. Penso che un atteggiamento di questo tipo, in cui si raccolgono elementi inerenti all’argomento e si cerca di dimostrare o di smentire una tesi o anche soltanto le sensazioni di un utente, sia molto più utile e soprattutto più educato che ridurlo al silenzio tacciandolo di incompetenza. Un saluto a tutti
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  45. Probabilmente un "precedente proprietario" ogni tanto la tirava fuori dalla scatola e la dava in gioco ai suoi bimbi.... Esiste una sezione MEDAGLISTICA...... saluti TIBERIVS
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  46. Io preferisco più questa Napoli Filippo III di Spagna, (1598-1621). Scudo 1617, AR 32,84 g. D/PHILIPP III D G REX HISP Busto radiato, corazzato e drappeggiato a d., con colletto alla spagnola e mascherone sullo spallaccio; dietro, I C / C (Giovanni Francesco Citarella, zecchiere e Costantino di Costanzo, maestro di prova) e sotto, nel giro, [1617]. R/ QVOD VIS Aquila coronata (la corona è nel giro), ad ali spiegate e volta a sinistra, stringe nell'artiglio d. un ramo di ulivo ed in quello s. un ramo di palma. Riferimenti:CNI 123. Pannuti-Riccio 2a. MIR 200/1. Estremamente raro. Ex asta NAC 76, 2013, 151. Esasperato per la lentezza delle trattative di pace con la Repubblica di Venezia, il Vicerè di Napoli, duca di Ossuna, autorizzò la battitura di questo scudo, il cui rovescio è una chiara allusione alle due opzioni: la pace o la guerra. Foto da asta NumismaticaArsClassica asta 112 lotto n°53 BLOG:https://numismaticameridionale.altervista.org Salutoni odjob
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