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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 09/14/21 in tutte le aree

  1. Per la serie panorami biblionumismatici ecco due simpatici scorci dalla mia biblioteca numismatica, zecche Gonzaghesche ed Emiliane e zecca di Bologna...
    5 punti
  2. Buongiorno. Oggi cambiamo andiamo in Sicilia con delle monetine sempre in rame, che difficilmente si trovano in conservazioni elevate e che anche qui nel forum non sono postate così spesso, prima o poi aprirò una discussione dedicata a questi grani relativa ai vari tagli e millesimi (una sui 2 grani l'ho già aperta). Intanto ecco appunto un 2 grani 1803 , con 3 ribattuto su 2. Qui il 2 del valore è uncinato alle eatremità, mentre nei 1803 non ribattuti il 2 non ha quel particolare, lo stesso vale per gli esemplari del 1804. Ecco le foto. Buona continuazione.
    5 punti
  3. Caro Luca, grazie molte per la stima, ti confermo che sono state due ore molto piacevoli anche per me. È stato bello poter esaminare e confrontare i diversi aspetti tecnici di questa tipologia. Raccolgo il tuo invito nel rispondere a @Pxacaesar ma non in qualità di maestro, che non sono, ma come semplice studente; Mi sforzo di capire leggendo quello che riesco e confrontando quel che vedo. Per cui, la "tavola conviviale" è aperta a chiunque possa arricchire queste mie personali disquisizioni. Ciao anche a te diciamo che posta in questo modo, la domanda è un po vaga. Potrei rispondere con una risposta breve e una più articolata: Risposta breve: "NI". Una risposta più articolata invece, finalizzata alla comprensione anche a una valutazione (e comprensione) qualitativa delle tipologie, deve necessariamente prendere in esame l'ampio arco temporale delle emissioni auree di questo regnante (una 40na di anni, dall’inizio del secolo fino agli inizi degli anni ‘40) perchè risulta fattore dirimente relativamente al risultato tecnico prodotto: non solo i grandi moduli spariscono verso la fine del Regno (se escludiamo le emissioni celebrative del tipo “Fascione” e “Vetta d’Italia” e la ristampa della serie "Aratrice" ), ma lo stesso conio diventa assai più "povero" dopo le ricche grazie dello sfavillante stile "Liberty di inizio '900 (vedi appunto la serie Aratrice e Cinquantenario). Questo secondo aspetto anche se "facilita" la produzione tecnica, non è di per se un sinonimo di scontata qualità per ogni esemplare prodotto (come piccolo esempio, cito velocemente il ginocchio intatto nelle 5 Lire "Fecondità"). Per le prime emissioni invece, rimane preponderante la problematica insita nella qualità di rilievi e dei dettagli, compromessi non solo rispetto alle debolezze di coniazione, e, cito a mero esempio, proprio il caso del 2 Lire "Cinquantenario" (per approfondimento, vedi questa discussione aperta tempo fa) (problematica che in linea di principio troviamo presente in buona parte delle tipologie monetali almeno fino alle emissioni del 1917). In tutto questo, il fattore discriminante della valutazione qualitativa rimane la profondità della propria sensibilità di giudizio . Mi spiego: mentre per alcuni basta misurare la qualità semplicemente rapportandola con un grading, per altri, la semplice conservazione non è l'unico parametro qualitativo. Se collezioni (o comunque ti interessi di monetazione classica) magari per te è più facile capire cosa intendo far rientrare sotto questi altri aspetti: modulo, coniazione, stile, patina e via dicendo... Qui mi fermo perchè l'argomento è decisamente ampio, e il rischio di sconfinare nella noia è elevato (sperando di non averlo già fatto) Un saluto a tutti, Fabrizio
    4 punti
  4. Salve a tutti.... Ho 39 anni,dopo una leggera e alquanto sbrigativa scintilla di pseudopassione avuta alle medie( durata appunto pochissimo),ritorno finalmente ad amare i tondelli a 35 anni suonati( da soli 4 anni)! Mio padre è un appassionato come me da tanti anni. Prima pensavo che la numismatica era comprare e metter in bacheca,aquistare con frenesía e posare: felice di non aver capito na mazza! Dove voglio arrivare? Mio padre non ha mai forzato la mano,devo dire che non si è minimamente curato dall' indirizzarmi ecc,ho fatto tutto da solo spontaneamente,ha solo tastato il terreno.Quando una domenica a tavola iniziai a parlar di monete,vidi il suo sguardo cambiare e,affascinato dai miei discorsi,iniziò a farmi veder le monete che reputava " sospette" ,falsi magari. Ritengo di conseguenza,in base alla mia esperienza che,non basta avere a casa un " malato"di numismatica per "contagiarsi",ma in altri casi come il mio, ci si deve arrivar da soli,aiutati magari da qualche influenza esterna,che colpisce a volte meglio di quella interna(ripeto mio caso). Ogni racconto secondo me fa storia a se. Di sicuro farebbe bene con i mezzi che abbiamo,di far capire in primis cosa significa NUMISMATICA,cosa comporta,quali interessi e materie abbraccia e coinvolge(storia ,archeologia....),le zecche,i falsi,i materiali di cui sono composte le monete,le patine che non esistono per caso,le annate di maggior interesse,gli stati di conservazione,quelle straniere e quelle di un tempo,come nasce una moneta e i vari tagli ecc ecc..... Dobbiamo far vedere che si apre un MONDO,non solo il portafoglio! Saluti a tutti
    4 punti
  5. Antonino Pio Cesare Tito Elio Adriano Antonino Augusto Pio, nato come Tito Aurelio Fulvo Boionio Arrio Antonino (in latino Titus Aurelius Fulvus Boionius Arrius Antoninus Pius, nato a Lanuvio il 19 settembre 86 e morto a Lorium il 7 marzo 161), è stato un imperatore romano dal 138 al 161. Imperatore saggio, l'epiteto pius gli venne attribuito per il sentimento di amore filiale che manifestò nei confronti del padre adottivo che fece divinizzare. Il suo regno fu caratterizzato da un'epoca di pace interna e di floridezza economica. L'unico fronte in movimento fu quello in Britannia, dove Antonino avanzò oltre il Vallo di Adriano, facendo erigere un altro vallo più a nord, che però fu abbandonato dopo solo venti anni dalla costruzione. Antonino mantenne sempre un atteggiamento deferente verso il senato, amministrò saggiamente l'impero evitando sperperi e non avviò nuove costruzioni importanti o riforme urbanistiche. Fu attento alle tradizioni religiose senza però perseguitare i culti non ufficiali. In questo periodo l'impero ottenne il pieno consenso delle élite cittadine e delle province, che beneficiavano ampiamente della Pax Romana. [... continua in fondo...] Antonino Pio (138-161) Valore nominale: Sesterzio Zecca: Roma Officina: Anno: 151 Diritto: . IMP CAES T AEL HADR ANTONINVS AVG PIVS P P (Imperator Cæsar Titus Ælius Hadrianus Antoninus Augustus Pius Pater Patriæ) . Busto laureato a destra Rovescio: . TR POT XIIII COS IIII (Tribunicia Potestate quartum decimum Consul quartum) . Roma drappeggiata, seduta a sinistra, i piedi sulla prua di una nave, tiene una lancia nella mano destra, il gomito sinistro poggiato su uno scudo decorato con un lupo Campo: S-C Esergo: ROMA (Roma) Conservazione: qBB Rarita': R3 Metallo: Rame Peso: 24.12 gr Diametro: 32.50 mm Riferimenti/Link: RIC ---, Cohen ---, BMC/RE 1871var Note: Ultimissimo acquisto. Spatinato e anche leggermente lisciati i campi al retro (in alcuni punti) ma fondamentalmente non pasticciato. A me piace comunque tanto. Voi che ne dite? Commenti? Critiche? Attendo vostri pareri. Ave! Quintus [... continua ...] Nacque il 19 settembre dell'86 a Lanuvio (Lanuvium) nel Lazio, la sua famiglia aveva in parte origini galliche, essendo infatti originaria della colonia latina di Nîmes (Nemausus). La sua famiglia era illustre: un nonno (Tito Aurelio Fulvo) fu praefectus urbis e console due volte, l'altro (Arrio Antonino) fu proconsole d'Asia e anch'egli per due volte console. Inoltre i suoi genitori erano anche benestanti: possedevano fabbriche di mattoni nella regione romana e vaste proprietà in Italia; per questo Antonino fu uno dei più facoltosi senatori della metà del secolo, una ricchezza rafforzata ancor di più dal matrimonio con Annia Galeria Faustina (Faustina Maggiore), figlia di Marco Antonio Vero. Antonino trascorse gli anni della giovinezza a Lorium (fra la Bottaccia e Castel di Guido, a circa 12 miglia da Roma) e, dopo la morte del padre, i due nonni provvidero alla sua educazione, in particolare quello materno, che era amico di Plinio il giovane. Molto si ignora del suo cursus honorum prima di diventare imperatore: fu questore nel 111, pretore nel 116, console nel 120, uno dei quattro consolari d'Italia, proconsole d'Asia (133-136) e membro del Consiglio imperiale (Concilium principis). Gli ultimi anni di Adriano furono angustiati da una dolorosa malattia e dal problema della successione. Dione riporta l'episodio, non necessariamente vero, di una conversazione al tavolo da pranzo in cui si fecero i nomi di dieci possibili successori, tra i quali sembra che Adriano avesse scelto Lucio Giulio Urso Serviano. Serviano aveva più di novant'anni, ma aveva sposato la sorella di Adriano, e il loro nipote, Gneo Pedanio Fusco Salinatore, allora diciottenne, era l'unico parente di sangue di Adriano. Ma non c'è nessuna prova che Adriano abbia considerato di farlo suo erede, e Serviano era chiaramente troppo vecchio. Oltretutto, forse per mano di una congiura, sia Serviano che Fusco vennero uccisi in circostanze che a molti senatori ricordarono l'affare dei quattro ex consolari all'inizio del regno. Alla fine del 136 Adriano rischiò di morire per emorragia. Convalescente nella sua villa di Tivoli, scelse inizialmente Lucio Ceionio Commodo (conosciuto poi come Lucio Elio Vero) come suo successore, adottandolo come suo figlio contro la volontà delle persone a lui vicine. Dopo una breve permanenza lungo la frontiera del Danubio, Lucio tornò a Roma per pronunciarvi, il primo giorno del 138, un discorso davanti al Senato riunito. La notte prima del discorso, però, si ammalò e morì di emorragia nel corso della giornata. Il 24 gennaio del 138 Adriano scelse allora Aurelio Antonino come suo nuovo successore. Si trattava del consolare Tito Aurelio Fulvo Boionio Arrio Antonino. Questi era genero di Marco Annio Vero e, dopo essere stato esaminato per alcuni giorni, fu accettato dal Senato e adottato il 25 febbraio col nome di Tito Elio Cesare Antonino. A suo volta, come da disposizioni dello stesso princeps, Antonino adottò il diciassettenne Marco Aurelio (nipote di Antonino, in quanto figlio del fratello di sua moglie Faustina maggiore) e il giovane Lucio Commodo, figlio dello scomparso Lucio Elio Vero. Da questo momento Marco mutò il suo nome in Marco Elio Aurelio Vero e Lucio in Lucio Elio Aurelio Commodo. Marco rimase sconcertato quando seppe che Adriano lo aveva adottato come nipote: solo con riluttanza passò dalla casa di sua madre sul Celio a una casa privata di Adriano. Poco tempo più tardi, Adriano chiese in Senato che Marco fosse esentato dalla legge che impediva di diventare questore prima del ventiquattresimo compleanno. Il Senato acconsentì e Marco divenne prima questore nel 138, ricevette quindi l'imperium proconsolare nel 139-140, ed il consolato nel 140 (a soli diciotto anni). Fu quindi facilitato nel percorso della sua classe sociale attraverso l'adozione; egli sarebbe probabilmente diventato, prima triumvir monetalis (responsabile delle emissioni monetali imperiali), in seguito tribunus militum in una legione. Marco probabilmente avrebbe preferito viaggiare e approfondire gli studi. Il suo biografo attesta che il suo carattere rimase inalterato: "Mostrava ancora lo stesso rispetto per i rapporti come aveva quando era un cittadino comune ed era così parsimonioso e attento dei suoi beni come lo era stato quando viveva in una abitazione privata". La salute di Adriano continuava a peggiorare tanto da desiderare la morte anche se questa non arrivava, tentando anche il suicidio, impedito dal successore Antonino. L'imperatore, ormai gravemente malato, lasciò Roma per la sua residenza estiva, una villa a Baiae, località balneare sulla costa campana. Le sue condizioni però continuavano a peggiorare tanto che Adriano disattese la dieta prescrittagli dai medici, indulgendo in cibo e bevande, morendo infine di edema polmonare il 10 luglio del 138. Le sue spoglie furono sepolte inizialmente a Pozzuoli, per poi essere traslate nel mausoleo monumentale che egli stesso aveva fatto costruire a Roma. La successione di Antonino si rivelò ormai stabilita e priva di possibili colpi di mano: Antonino continuò a sostenere i candidati di Adriano ai vari pubblici uffici, cercando di venire incontro alle richieste del Senato, rispettandone i privilegi e sospendendo le condanne a morte pendenti sugli uomini accusati negli ultimi giorni di vita da Adriano. Per il suo comportamento, rispettoso dell'ordine senatorio e delle nuove regole, Antonino fu insignito dell'appellativo "Pio". Uno dei primi atti ufficiali di governo (acta) fu la divinizzazione del suo predecessore, alla quale si oppose fieramente tutto il senato, che non aveva dimenticato che Adriano aveva diminuito l'autorità dell'assemblea e ne aveva mandato a morte alcuni membri. "Certi teologi dicono che il divino imperatore Antonino non era virtuoso; che era uno stoico testardo, il quale, non contento di comandare agli uomini, voleva anche essere stimato da loro; che attribuiva a se stesso il bene che faceva al genere umano; che in tutta la sua vita fu giusto, laborioso, benefico per vanità, e che non fece nient'altro che ingannare gli uomini con le sue virtù; e a questo punto esclamo: «Mio Dio, mandaci spesso di queste canaglie!»" (Estratto dalla voce Virtù del Dizionario Filosofico di Voltaire) Alla fine si giunse ad un compromesso: il senato non si sarebbe opposto alla divinizzazione del defunto imperatore ma Antonino avrebbe abolito l'organo di governo dell'Italia formato dai quattro giudici circoscrizionali. Per aver cercato un accordo con il senato (l'imperatore se voleva poteva mettere a tacere le polemiche facendo intervenire i soldati) Antonino ricevette l'inusuale titolo di Pio. Adeguandosi alle usanze Antonino rifiutò il titolo di padre della patria (pater patriae), ma poi finì con l'accettarlo nel 139 insieme con un secondo consolato, seguito da un terzo e da un quarto (120 il primo, 139 e 140 il secondo e il terzo, 145 il quarto). Ligio alla religione e agli antichi riti, nel 148 celebrò solennemente il novecentesimo anniversario della fondazione di Roma. Antonino fu un ottimo gestore dell'economia dell'Impero e, nonostante le numerose campagne edilizie, riuscì a lasciare ai suoi successori un patrimonio di oltre due miliardi e mezzo di sesterzi, segno evidente dell'ottima cura con cui resse le redini dello stato. Tuttavia il suo regno fu tutto tranne che eccessivamente parsimonioso. Egli infatti aumentò le elargizioni alla plebe di Roma (ai tempi di Augusto circa 200.000 cittadini di Roma avevano grano e acqua gratuitamente; a partire da Antonino Pio, ad una quantità di cittadini maggiore, si ebbero distribuzioni anche di olio e vino, che però furono rese stabili solo sotto Settimio Severo), continuò l'opera del suo predecessore nel campo dell'edilizia (furono costruiti ponti, strade, acquedotti in tutto l'impero anche se pochi sono i monumenti dell'Urbe da lui fatti costruire che ci sono giunti) e aiutò con la sospensione del tributo dovuto diverse città colpite da calamità varie (incendi: Roma, Narbona, Antiochia, Cartagine, terremoti: Rodi e l'Asia minore). Senza ridurre le spese per le province, aumentò quelle per l'Italia, a differenza del predecessore. Infine c'è da aggiungere che aumentò la distribuzione di sussidi, inaugurata da Traiano, alle orfane italiche, dette "Puellae Faustinianae" dal nome della moglie di Antonino (la quale morì nel 140 o nel 141 e, nonostante la tradizione posteriore ne abbia messo in discussione il carattere, ricevette non solo onori divini, ma anche iscrizioni commemorative in misura senza precedenti sulle monete, e altri riconoscimenti). Privò dei fondi solo coloro che riteneva oziosi (Historia Augusta, Vita di Antonino Pio, VII) come il poeta Mesomede. Nell'amministrazione generale dell'impero, e particolarmente in campo legale, Antonino seguì nelle grandi linee gli indirizzi di Adriano benché per quanto concerne questo aspetto l'Historia Augusta esordisca così: "Notevole fu l'impronta da lui lasciata nel campo del diritto tramite i giureconsulti Vindio Vero, Salvio Valente, Volusio Meciano, Vepio Marcello e Diaboleno". Sotto il suo regno giunse a conclusione e ci fu il riconoscimento giuridico formale della distinzione tra le classi superiori (honestiores) e le altre (humiliores), distinzione espressa nelle diverse pene cui le classi erano soggette. Si nota la tendenza a sottoporre i ceti più umili della società, siano pure cittadini romani, a pene generalmente riservate in età repubblicana agli schiavi. Che Antonino abbia autorizzato un ulteriore sviluppo di questo sistema è chiaro. Basterà citare il seguente passo del Digesto tratto da un frammento del giurista Domizio Ulpiano: «Si quis ex metallis caesarianis aurum argentumve furatus fuerit, ex edicto divi pii exilio vel metallo, prout dignitas personae, punitur» «Chiunque rubi oro o argento dalle miniere imperiali è punito, secondo un editto del Divo Pio, con l'esilio o il lavoro in miniera, a seconda della sua condizione personale.» (Digesto 48.13.8 Ulpianus 7 de off. procons.) Sempre in campo giuridico è interessante una norma che migliorava la condizione degli schiavi anche se egli sottolinea che "il potere dei padroni sugli schiavi deve restare intatto e nessuno deve vedere diminuiti i propri diritti" (Digesta I, VI, 2). Ancora interessanti sono le notizie, riportate dalla Historia Augusta (Vita di Antonino Pio, V e VI), che egli rinnovò l'incarico anche per sei o nove anni ai governatori delle province più capaci e che prestava particolare attenzione ai reclami giuridici verso i suoi procuratori del fisco nelle province. Riguardo infine alla politica estera vale la pena citare un passo della Historia Augusta secondo la quale: "Antonino ricevette a Roma la visita di Farasmane (re degli Iberi, una popolazione transcaucasica), che si mostrò verso di lui più deferente di quanto non fosse stato verso Adriano. Nominò Pacoro re dei Lazi (popolazione stanziata sulla riva sud-orientale del Mar Nero), riuscì con una semplice lettera a distogliere il re dei Parti (Vologese III), dall'invadere l'Armenia e bastò la sua autorità per richiamare il re Abgaro (re dell'Osroene in Mesopotamia), dall'Oriente. Pose anche sul trono d'Armenia il re filo-romano Soemo. Fu anche arbitro nelle contese tra i vari sovrani. Rifiutò seccamente di restituire al re dei Parti il trono regale che era stato preso come parte del bottino da Traiano, ridiede il governo del Bosforo a Remetalce (Re del Bosforo Cimmerio, odierna Crimea, dal 131 al 153), risolvendo le pendenze che questi aveva con Eupatore, mandò nel Ponto rinforzi agli Olbiopoliti (abitanti di Olbia o Olbiopolis, antica colonia greca che sorgeva presso le foci del Dnieper e del Bug, sul Mar Nero), che erano in lotta contro i Taurosciti, e sconfisse questi ultimi costringendoli anche a dare ostaggi. Il suo prestigio presso i popoli stranieri, insomma, fu senza precedenti, in virtù soprattutto del fatto che amò sempre la pace, tanto da ripetere spesso il detto di Scipione che dice: «Preferisco salvare un solo cittadino che uccidere mille nemici»." (Historia Augusta, Vita di Antonino Pio, 9.) Qui, in breve, alcune campagne militari dei suoi comandanti. In Britannia, tra il 141 e il 143 è costruito un nuovo muro, tra l'estuario del Clyde e quello del Forth (37 miglia), dunque più a nord di quello di Adriano. Non sappiamo il motivo di questo avanzamento (forse per compiacere le truppe, forse a causa di una sollevazione della tribù dei Briganti, oppure per via di una revisione strategica) ma sappiamo che il governatore della Britannia, l'africano Quinto Lollio Urbico da Tiddis in carica dal 139 al 145, riconquistò i Lowlands scozzesi. Verso il 154-155 delle monete celebrano una nuova sottomissione della Britannia. Nella stessa data, o poco dopo, il muro di Antonino è abbandonato a causa di una grave rivolta, riparato verso il 158, prima di essere poco a poco di nuovo abbandonato a partire dal 159. In pratica il vallo di Antonino è un terrapieno realizzato su una fondazione di sassi ampia quattordici piedi, con davanti un profondo fossato. La guarnigione era dislocata in piccoli fortilizi distanti due miglia l'uno dall'altro, diversamente dal vallo di Adriano che era dotato di forti più grossi ma più distanti. Lungo il limes germanico-retico, con un'ulteriore avanzata verso nord-est del tratto finale che conduceva al Danubio. Per questi successi, forse collegati anche all'aver "dato un nuovo re filo-romano ai Quadi", ottenne il titolo vittorioso di Germanicus. In Egitto, verso il 142-144, scoppia una sollevazione, verosimilmente di origine economica. Infatti l'imposizione rigorosa del lavoro forzato provocò la fuga degli indigeni dalle loro case, cui fece seguito una rivolta armata che dovette essere domata. Nelle Mauretanie, verso il 145, sono segnalati dei disordini: essi rendono necessario l'intervento di rinforzi prelevati sulle frontiere renana e danubiana. Il risultato fu quello di cacciare le popolazioni locali nella parte occidentale del paese. In Dacia, verso il 156-157, sono organizzate spedizioni militari per sopprimere una sollevazione. Per questi successi sembra si meritò il titolo di Dacicus. Nel 156 Antonino Pio compì settanta anni. Godeva ancora di un discreto stato di salute, seppure avesse difficoltà a stare eretto senza utilizzare dei sostegni. Il ruolo di Marco cominciò così a crescere sempre più, in particolare quando il prefetto del pretorio Gavio Massimo morì, tra il 156 ed il 157. Egli aveva mantenuto questo importante ruolo per quasi vent'anni, risultando pertanto di fondamentale importanza con i suoi consigli su come governare. Il suo successore, Gavio Tattio Massimo, sembra non avesse lo stesso peso politico presso il princeps e poi non durò a lungo. Nel 160 Marco e Lucio furono designati consoli insieme, forse perché il padre adottivo cominciava a stare male. Antonino morì nei primi mesi del 161: due giorni prima della sua morte, che nei racconti della Historia Augusta fu "molto dolce, come il più tranquillo dei sonni", l'imperatore, che si trovava nella sua tenuta di Lorium, aveva mangiato formaggio alpino a cena, piuttosto avidamente. Vomitò nella notte e gli comparve la febbre. Aggravatosi il giorno successivo, il 7 marzo 161, convocò il consiglio imperiale (compresi i prefetti del pretorio, Furio Vittorino e Sesto Cornelio Repentino) e passò tutti i suoi poteri a Marco. Egli ordinò che la statua d'oro della Fortuna, che era nella camera da letto degli imperatori, fosse portata da Marco. Diede poi la parola d'ordine al tribuno di guardia, «equanimità»; poi si girò, come per andare a dormire, e morì all'età di settantacinque anni. Il funerale di Antonino fu celebrato in modo che lo spirito potesse ascendere agli dèi, come era tradizione. Il corpo venne posto su una pira. Lucio e Marco divinizzarono il padre adottivo, attraverso un sacerdozio preposto al suo culto, con il consenso del Senato. Sulla base delle sue ultime volontà, il patrimonio di Antonino passò a Faustina, non direttamente a Marco. Gli succedettero, secondo il progetto da lungo maturo, Marco Aurelio e Lucio Vero. Marco era stato adottato nel 138 dal suocero (e zio) Antonino Pio. Era la prima volta che due imperatori, con pari potere, governassero l'impero romano. In passato era accaduto che un principe decidesse una successione diarchica: sotto l'imperatore Tiberio, che aveva fatto sua un'idea di Augusto (più tardi imitata da Claudio), designando una diarchia alla sua morte, con Caligola e Tiberio Gemello, ma le manovre del Senato e di Caligola stesso annullarono le sue ultime volontà. La successione congiunta potrebbe essere stata motivata da esigenze militari, come accadeva in età arcaica nella diarchia spartana, o con la coppia consolare in epoca repubblicana. Occorreva infatti una figura rappresentativa e carismatica al comando delle truppe. Neppure l'imperatore in persona avrebbe potuto difendere i principali fronti contemporaneamente, né avrebbe potuto semplicemente incaricare un generale di condurre un attacco. Questa autorità collegiale permise, inoltre, in epoca republicana di non permettere a una singola persona di impadronirsi del potere supremo. Il governo congiunto e formalmente paritario, che durò dal 161 al 169, venne di fatto ripristinato. Più tardi si ebbero solo pochi e brevissimi periodi di questo genere di potere, come ad esempio quando governarono insieme Caracalla ed il fratello, Geta (nel 211), oppure durante i regni di Pupieno e Balbino (nel 238) o di Gallieno e Valeriano (dal 253 al 260). Solo in seguito venne creata una struttura di potere collegiale stabile che, inaugurata da Diocleziano con Massimiano (la Tetrarchia, nata negli anni 286-293), durò con alterne vicende, almeno a livello giuridico, fino all'ascesa di Giuliano (nel 361). (Liberamente tratto da Wikipedia)
    3 punti
  6. La settimana scorsa ho vissuto uno di quei momenti che rendono il nostro hobby unico e particolare. Ho trascorso due ore a casa di @ilnumismatico ad ascoltare una lezione sulla serie del cinquantenario. Da quando mi son accostato a questo mondo ho sempre ricercato dimensioni che mescolassero emozioni, sapere, cultura, tecnica... Nel mio collezionare VEIII e nel leggere i diversi libri considerati imprescindibili, ero sempre alla ricerca di un'analisi che permettesse di approfondire tecnica, storia, analisi dei dettagli della singola moneta. Questo finalmente l'ho trovato da Fabrizio! Ho avuto chiaro per la prima volta l'importanza di analizzare la singola moneta non solo con gli strumenti generali, ad esempio i gradi qualitativi, ma di vederli applicati nello specifico e comprendere quali elementi esaminare nell'analisi complessiva e comparativa. È stato come andare a fare un vestito su misura e scoprire che è molto più articolato e complesso del vestito standard, ma anche più affascinante e coinvolgente! Spero che Fabrizio continui in questo suo studio e ci regali chiavi di lettura specifici per ogni moneta del regno, con quel valore aggiunto della sua passionalità che rende il tutto unico! Grazie Fabrizio!!!
    3 punti
  7. Ho una collezione "sostanziosa". La erediteranno i miei due nipoti. Se avranno bisogno di contante per continuare gli studi potranno servirsene. Lascio loro anche le istruzioni, se vorranno vendere, a chi potranno rivolgersi. Monete tedesche, austriache, e altre straniere non creeranno problemi. Ne potrebbero creare le magno greche, non ne ho molte, e le romane. Sono tutte catalogate con la provenienza, ma con i governanti che ci ritroviamo e purtroppo ci ritroveremo non si sa mai. Così ho deciso di vendere le mie romane. Terrò gli ori, una decina, ma cederò denari, antoniniani e bronzetti. Non ci guadagnerò ma non importa. Mi sono divertito a raccogliere almeno una moneta del maggior numero di nomi. Non ho quelli "impossibili" e non aggiungo più nulla da tempo. Con il ricavato comprerò quello che capita.
    3 punti
  8. Buonasera, In un piccolo lotto di monete del basso impero, assieme anche a dei bottoni di epoca napoleonica (li posterò nell'apposita sezione, non appena li riceverò, per saperne di più...) c'era anche una moneta di Magnenzio.... Diciamo che sono un fan di questo imperatore, mi piacciono molto i suoi ritratti ed i suoi rovesci, specie quelli con il chi rho: sono quindi molto contento di aggiungere alla mia collezione anche questa sua moneta. Non so ancora né diametro né peso, ma posso mostrarvela. Vi piace??
    2 punti
  9. Ciao Joannes Monogramma ΠΛY e monogramma BT per Bottiea (Macedonia meridionale, sotto protettorato romano) con il nome del questore Gaio Publilio Tamio. https://www.forumancientcoins.com/gallery/displayimage.php?pid=152188
    2 punti
  10. Ognuno deve essere libero di scegliersi la propria strada e i propri interessi. Diffido di chi si ostina a voler passare la propria passione a figli e nipoti. Mostrare cio’ che si e. Costruito con ka propria passione si, aspettarsi ( o addosso vokere) che venga continuato no. anche perche le passioni sono esclusive e magari a me appassionato di romane capita un figlio appassionato di Regno ( anatema ?). bene che le collezioni tornino sul mercato cosi noi possiamo approfittarne per costruire le nostre ?
    2 punti
  11. L'esemplare Lanz sembra proprio ribattuto su un'altra moneta. La perlinatura tra i piedi del Santo non mi sembra appartenere al fiorino. Comunque credo che ci sia ancora molto da studiare in questo campo... Arka Diligite iustitiam
    2 punti
  12. Mario buon giorno a te ed a tutti i colaboratori del "gazzettino" un sentito grazie per quello che state facendo... è meraviglioso, un saluto da nonno cesare
    2 punti
  13. Credo che Antonino fosse il prototipo dell'imperatore ideale, benchè troppo pacifista nell'immaginario dei romani per superare la figura di Traiano. Modesto al punto da non lasciare nessun monumento di rilievo a Roma ascrivibile a suo nome nonostante 23 anni di regno (esclusi quelli post mortem). E ciò è ancora più singolare considerando che, differentemente per esempio dai predecessori Traiano ed Adriano, non si mosse mai da Roma (se non per qualche fugace viaggio circoscritto in Italia). Ci sono poi aneddoti molto curiosi riguardo la sua frugalità e quanto fosse alla mano nel ricevere e mettere ad agio qualsiasi ospite ricevesse sul Palatino. Poichè poi non guidò mai un esercito in prima persona, delegando sempre l'onere del comando ai suoi generali quando una guerra diventava inevitabile (altrimenti preferiva risolvere le discordie in politica estera con la diplomazia, arte nella quale eccelleva divenendo un modello per i suoi successori), non assunse mai alcun cognome ex virtute, benchè formalmente ne avesse pieno diritto (Commodo invece ne fece incetta, pure lui comodamente seduto sul trono del Palatino). Grazie Quintus per i tuoi rimandi storici e complimenti per la moneta.
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  14. Buonasera, Non preoccupatevi, niente che non vada! Domani va in asta oltreoceano un interessante nomos dì Kaulonia (475-425 a.C.) ribattuto su un didracma di Akragas. L’asta è la CNG 118, il lotto il numero 33. I dati fisici della moneta: diametro 22 mm, peso 8.10 g con asse di conio ad ore 5. La buona conservazione dell’esemplare e del sottotipo, legati ad una coniazione non perfettamente riuscita, hanno dato come risultato una ottimale leggibilità delle caratteristiche della moneta akragantina, tali al punto da consentire la sua classificazione secondo la catalogazione che ci offre il lavoro della professoressa Westermark sulle emissioni greche di Agrigento. Curioso che Classical Numismatic Group non abbia avuto interesse ad approfondire la catalogazione, dato che menziona una generica ribattitura su un didracma di Akragas. La classificazione del sottotipo è da individuarsi nell’accoppiamento di conii Westermark 203 (488/485-480/478 a.C.), sotto al granchio sono ancora visibili le tracce dell’elmo corinzio. Posizione forma e dimensioni delle chele e delle zampe del granchio, di quel che ne resta, ci fanno identificare il conio di martello R137, la sagoma dell’aquila il conio di incudine O74. Di seguito le immagini della moneta in asta e di due esemplari corrispondenti per accoppiamento di conii al nomos di Kaulonia ed al sottotipo akragantino. CNG 118/33, ex CNG 72/137 del 14-06-2006: https://auctions.cngcoins.com/lots/view/4-3958EG/bruttium-kaulonia-circa-475-425-bc-ar-nomos-22mm-810-g-5h L’esemplare pubblicato in The Coinage of Akragas Westermark 203.5, a New York dal 1944 grazie al lascito Newell, SNG ANS 947, ex Jacob Hirsch 8/565 del 1903: Noe Caulonia 98, ex Nomos 18/23 del 26-10-2018, ex Roma Numismatics 7/49 del 22-03-2014: https://nomosag.com/default.aspx?page=ucAuctionDetails&auctionid=17&id=23&p=1&s=&ca=0&co=0&type=auction L’individuazione del sottotipo potrebbe essere di aiuto per una più precisa datazione delle emissioni di Kaulonia, visto l’ampissimo (50 anni) lasso di tempo che corre nello studio del Noe (475-425 a.C.)? Che ne pensate? Non conosco, se non basilarmente, la monetazione della zecca del Bruzio ma mi piacerebbe avere qualche ragguaglio o approfondimento sulla datazione di queste emissioni a doppio rilievo, per meglio comprendere la circolazione della valuta akragantina nella Magna Grecia. In particolare mi farebbe piacere sentire l’opinione di @dracma dato che ricordo che si interessa all’argomento delle emissioni greche ribattute del sud Italia. Buonanotte
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  15. Di seguito riporto alcune foto di come ho impostato la mia collezione di banconote mondiali. Sono banconote perlopiù comunissime, cerco di metterle tutte in fds e di raccoglierne una per paese, quando capita magari metto insieme anche una serietta dato il prezzo irrisorio. Sono catalogate per continente e in ordine alfabetico. La cosa più interessante è che inserisco anche banconote di stati non più esistenti. Per distinguere lo stato non più esistente metto affianco al loro nome una piccola croce. Chi come me colleziona anche mondiali e come vi siete regolati con la catalogazione ?
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  16. Siamo lieti di annunciare che a Novi Ligure (AL), dal 23 al 26 settembre 2021, si terrà la Festa della moneta e delle Fiere di cambio un evento che rientra nelle iniziative della Estate Novese e delle Giornate Europee del Patrimonio, e che vedrà la partecipazione di figure di rilievo del settore come Antonio Sanchez del Barrio, Claudio Marsilio, Luca Gianazza e Paolo Calcagno. Tra gli eventi più significativi per gli amanti delle monete che si avranno in questi quattro giorni, vi segnaliamo: - Mŏnēta. Mostra numismatica dalla collezione di Francesco Melone (Auditorium della Biblioteca Civica) - Inaugurazione del fondo librario specialistico dedicato alle fiere di cambio (Sala di Consultazione della Biblioteca Civica) - Presentazione del progetto internazionale sul mercato dei cambi tra 1580 e 1640 (Sala Conferenze della Biblioteca Civica) - Tavola rotonda sulle fiere di cambio e la moneta nella storia: il mondo delle criptovalute nel futuro (Sala di Rappresentanza di Palazzo Pallavicini) ... e tante soprese ancora! Il tutto condito da concerti di musica barocca, rievocazioni storiche lungo le vie del borgo e visite guidate gratuite ai luoghi delle fiere. Il programma ufficiale sarà annunciato nei prossimi giorni, ma intanto... SAVE THE DATE!!! Vi aspettiamo numerosi! NoviNostrae
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  17. Buonasera @Desiré Fulchino, riguardando attentamente la prima immagine che hai postato ho notato che davanti la cifra 1 della data ci sta la parte superiore di un altro uno in rilievo. Può essere successo che si è corretta tutta la data da 1855 a 1856, e come per la cifra 1 in cui si nota solo la parte superiore, anche per il 5 si nota solo quella parte superiore. Considera la mia solo una personale ricostruzione, può essere anche quello un esubero di metallo. Un caro saluto, Rocco.
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  18. A seguire le coppie nn. 100-101 riconiate su sottotipi incerti. Una di esse (n. 101) reca al R/ tracce di un quadrato incuso (Corinto?) (Naville Numismatics 32, 2017, 22: foto 5) 5 Tali riconiazioni, oltre a rimarcare quella importante presenza di valuta siceliota che nella polis si riscontra sin dalla prima adozione della tecnica a doppio rilievo (gruppo E), offrono alcuni importanti elementi che consentono di definire con maggiore puntualità la cronologia del gruppo F. Kraay, ipotizzando una cesura di circa un decennio tra le coniazioni dei gruppi E ed F, datò inizialmente il gruppo al 455-440 in base alla riconiazione sul citato statere di Sibari sul Traente per poi rialzarne gli estremi al 460-450 a seguito dell’esame dei materiali presenti nel ripostiglio di S. Giovanni Ionico 1971 (CH IX, 599). Tuttavia la riconiazione su Leontini, in particolare, fornendo un terminus post quem al 475/70-460 per il segmento iniziale del gruppo F (sesta coppia di conî, n. 83) sembrerebbe in realtà svalutare l’ipotesi dell’inattività della zecca prospettata dal Kraay, sulla quale peraltro Garraffo e studi successivi hanno avanzato forti perplessità. Se pertanto è corretta la cronologia di Boehringer, si ricaverebbe un ambito temporale intorno alla seconda metà degli anni Sessanta come limite entro cui inquadrare lo stadio iniziale delle coniazioni del gruppo F. Un orizzonte cronologico similare che sembra suggerito anche dalla riconiazione effettuata sul didrammo di Agrigento del gruppo IV (ca. 480/78-470), considerata la sua collocazione in una fase non iniziale della sequenza ricostruita dalla Westermark e il numero non elevato dei conî di D/ utilizzati (12). Tenuto poi conto della riconiazione su Sibari sul Traente, del volume di emissione del gruppo F (25 coppie di conî tratte da 18 conî di D/ e 21 di R/) e del carattere non particolarmente intensivo della coniazione, di cui sono ricostruibili solo brevi tronconi di catena, non si possono escludere margini temporali più ampi rispetto a quelli prospettati da Kraay. In particolare il limite inferiore del gruppo F potrebbe slittare di almeno un quinquennio, ponendosi intorno al 445 circa. Un dato che potrebbe trovare riscontro nell’associazione del più tardo statere cauloniate (F, n. 92) con la moneta più recente di Taranto (gruppo 14 Fischer-Bossert: 445-440) nel ripostiglio di Taranto 1951 (IGCH 1895) e considerato che per l’inizio del successivo gruppo G Noe un elemento di ancoraggio potrebbe essere fornito dalla riconiazione – se accertata – su uno statere di Corinto inquadrabile nel momento finale della seconda classe del III periodo Ravel (ca. 450-440: Garraffo 1984, 96, n. 22a). Gruppo Noe n. coppia di coni Undertypes Bibliografia F 83 Leontini CNG, Web shop 83 Agrigento GARRAFFO 2002, 353 83 Cuma? GARRAFFO 1984, 96, 14 83 incerto CNG 67, 2004, 178 98 Agrigento CNG 118, 2021, 33 ex CNG, 72, 2006, 137 98 Sibari sul Traente GARRAFFO 1984, 96, 15 98 incerto Nomos 18, 2018, 23 ex Roma Numismatics 7, 2014, 49 100 incerto GARRAFFO 1984, 96, 16 101 incerto (Corinto?) Naville Numismatics 32, 2017, 22
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  19. In base alla conservazione. Le Sue sono molto circolate e valgono per esser gentili 50 centsper non dire 0 . Se fossero in fior di conio ( FDC ) allora è un altro discorso ma per Le sue così non è . Può visitare il sito https://numismatica-italiana.lamoneta.it/cat/W-ITL così si fa un'idea . vado a sniffarmi borotalco felce azzurra...saluti
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  20. Complimenti anche a te allora @Cesare Augusto . Fai parte di una grande squadra! ??
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  21. E adesso? Come dire la mia dopo le tante onorevoli opinioni che sono state espresse qui più di un lustro fa? Facciamo che rinuncio a ogni pretesa di sistematicità del mio intervento e mi affido a una composizione più frammentaria. Sappiamo che ciclicamente si ripropongono gli stessi quesiti. E non è un male. Se possiamo interrogarci sulla storia dell'idea di numismatica, e collezionismo in generale, è perché ciclicamente ci facciamo le stesse domande. Mi sembra siano confluite in tale discussione più tematiche dell'arcipelago numismatico, alcune delle quali si stanno discutendo proprio ora in altri post, tuttavia, sposando le seguenti opinioni: vorrei aggiungere che a me non piace per nulla la distinzione che spesso si fa tra veri numismatici e falsi numismatici (collezionisti, hobbisti, cultori e frugatori delle ciotole numismatiche). Ed è qui che mi piacerebbe sentire un discorso più unitario. Non vedo dove sia la necessità, l'utilità, la logica, la pragmaticità di un discorso che divide l'enorme galassia numismatico-collezionistica. Una persona che si occupa di bene pubblico all'interno di un quartiere è meno funzionale del ministro del welfare nazionale? Direi di no. Badate che non sto parlando di importanza (chiaramente un ministro nazionale accentra funzioni che valgono di più delle funzioni di un amministratore di condominio o di un sindaco rionale) ma di funzionalità. Al mondo del collezionismo (numismatico) è funzionale il tipo che compra l'uscita bisettimanale di MONETE DEL MONDO e basta, senza approfondire sul Crawford o sugli scritti economico-monetari di Luigi Einaudi, e la prof.ssa Travaini. Sono infiniti i gradi di consapevolezza della condizione di homo nomismatum. Ovviamente spero che ogni hobbista della domenica diventi un cultore della materia, ma sono convinto che in una galassia, per essere definita tale, ci sia bisogno tanto del pulviscolo interstellare quanto della gigante rossa.
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  22. Originata, pare nel ( VI sec. a,C, ) , forse da un emporio dei Focesi fondatori di Massalia, Arelate entra nei domini di Roma con la costituzione della provincia Narbonese attorno al 118 a.C. . Diventa colonia romana a partire dal 46 a.C. e pressochè a quel periodo può risalire la costruzione del foro, del quale sono conservati scarsi resti architettonici . Indagati dal 1950, sotto quanto rimane della piazza del foro è stato riscoperto, molto ben conservato, un notevole ed esteso complesso sotterraneo di criptoportici, di non chiara funzione se non anche quella di sottostruttura di livellamento della stessa piazza del foro, costruita su terreno in pendenza . Arelate è tra le residenze importanti di Costantino I che vi celebra nel 314 il primo concilio : nel 313 vi è trasferita, da Ostia, la sede di quella zecca, che sarà poi operativa fino al 475 . Vale ricordare che una più modesta ma simile struttura di criptoportici, è anche presente al di sotto del foro romano di Aosta .
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  23. Le ho viste da vicino, e’ un sistema old-fashioned usato soprattutto da musei e istituzioni. Le etichette sono incollate e contengono poche informazioni. Per i musei che non vendono esse sono ‘per sempre’ per i privati che spesso evolvono le loro raccolte si rischia di dover cambiare scatolino o sovrapporre nuova etichetta. questi sistemi sono comunque fatti ad hoc per l’istituzione che li richiede
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  24. Et voilà screenshot (fatto male, scusate) della moneta
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  25. Bella sfiga, non c'è che dire! Allora meglio un figlio che colleziona farfalle!
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  26. Grazie @Scudo1901, ormai sono tanti anni che agiamo in una direzione precisa quella di compiere service reali e concreti a favore della divulgazione e condivisione Numismatica con obiettivi precisi e definiti, un modo direi angolosassone di fare service per la comunità numismatica come dono volontario, Gazzettino a parte che e’ pronto, continueremo così nel nostro modo di fare azioni nel mondo culturale e Numismatico ...
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  27. Qualche tempo fa mi capitò di notare una moneta della tipologia di nomos krotoniate tripode/tripode incuso con airone/uccello acquatico (come la moneta al post precedente) passato in un’asta della casa Auktionhaus Ulrich Felzmann al lotto 13 della vendita 168 del 3-4 marzo 2020. Unico dato il peso di 8 grammi. Anche in questo caso non veniva menzionata la ribattitura, che stavolta riguarda per il sottotipo la zecca di Gela. Ruotando il dritto possiamo individuare chiaramente alla base del tripode la parte anteriore del cavallo, il collo, parte della criniera e della zampa, nonché il piede ed il braccio sinistro del cavaliere. Allo stesso modo una rotazione del rovescio ci mostra il poco che resta del toro androprosopo (la divinità fluviale del fiume Gela), vale a dire uno zoccolo e la terminazione della zampa, sopra la parte superiore del tripode. Anche in questo caso non è possibile risalire alla classificazione secondo il corpus di Gilbert Kenneth Jenkins, ma osservando i particolari residui del cavaliere e del cavallo si potrebbe ragionevolmente ritenere che siamo nella fase finale delle emissioni geloe di didracmi tardo arcaici. Probabilmente dopo il 480 a.C. quindi. Purtroppo, come per l’esemplare del post precedente, ogni ipotesi razionalmente sostenibile sfocia nel mare delle sensazioni personali.
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  28. Io ho paura che abbia ragione la Sora Lella
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  29. @Scudo1901 anche se la scelta è multipla un botto di voti sarebbero andati comunque al 500 lire. Se per te questa esclusione è insensata, perchè non riesci a comprenderla come hanno fatto altri, per me lo è il fatto di creare polemica e lamentele su un semplice sondaggio di svago fatto su un forum. In un sondaggio un utente può anche chiedere di votare 3 monete su una serie completa di 25 pezzi non vedo il minimo problema sinceramente. Take it easy P.s. questa è la mia ultima risposta alla questione, non sono solito proseguire all'infinito e alimentare il clima polemico, buona serata
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  30. 5.Pinocchio diventa bambino. Cu: 15,46 g - 33,5 mm
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  31. Buonasera, Devo scusarmi, causa la fretta di scrivere di ieri notte ho commesso un errore, tanto grave quanto evidente, che ho corretto nella datazione da me riportata dell’accoppiamento di conii Westermark 203 (gruppo III del I periodo della monetazione di Akragas), da attribuire all’arco temporale 488/485-480/478 a.C. e non 495-488/485 a.C. come precedentemente scritto, datazione che riguarda il gruppo II. Ma non è per chiedere indulgenza per l’errore che scrivo il presente post. Il mio fine è segnalare un altro passaggio in asta di una moneta di area magnogreca ribattuta su un didracma di Akragas. Sempre dal Bruzio, si tratta di un nomos di Crotone datato al periodo 480-430 a.C. nella cui descrizione del catalogo di vendita non veniva neanche menzionata la ribattitura, a dir la verità piuttosto evidente, mentre veniva notato il graffito K (posto proprio al di sopra delle tracce dell’aquila). In questo caso le condizioni dell’esemplare rendono impossibile ogni puntuale classificazione, anche se è verosimilmente da escludersi l’appartenenza della moneta sotto riportata al gruppo IV del periodo I. Questo in quanto le proporzioni dell’aquila (testa,collo,busto), per quanto rimane visibile del sottotipo, non sembrerebbero compatibili con quelle dei rapaci di quel gruppo. Naturalmente è più una sensazione che un giudizio. Ex Leu Web Auction 16/205 del 22-05-2021, 21 mm, 7.93 g, asse di conio ad ore 5. L’Aquila ben visibile al dritto, scarse e flebili le tracce del granchio al rovescio, si intravedono delle zampe e forse “l’ombra” di una chela: https://www.numisbids.com/n.php?lot=205&p=lot&sid=4713 Potrebbe essere utile individuare, laddove sia possibile, gli esatti conii del nomos Krotoniate, per meglio distinguere le tracce residue del sottotipo, anche se non so quanto possa servire ai fini della sua corretta catalogazione vista la scarsa conservazione.
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  32. Essendo monete di fantasia non possono definirsi falsi, nulla osta (non è specificato nella descrizione) che il disegno fosse piuttosto diverso, quindi le due affermazioni sono in linea di principio compatibili.
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  33. i mecenati sono sempre ammirevoli, ma rari. Senza considerare la fine che spesso fanno queste donazioni: spesso finiscono in qualche magazzino, dimenticate. Io invece credo che sia fisiologico che le monete passino nei decenni da un collezionista ad un altro, arricchendo nuove collezioni. e lo ritengo anche positivo.
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  34. Direi invece un denario di M. Antonius http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-I10/6
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  35. Ciao, Anche io ce l'ho. Ma tornerò a casa solo nel fine settimana. Fammi sapere se non trovi niente entro venerdì Ciao
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  36. Buongiorno Rocco e buongiorno amici Quella volta sono stato pronto e fortunato a portare a casa quel 6 cavalli, è uno dei pezzi d cui vado più fiero. Però la mia napoletana di oggi non è un 6 cavalli, non è un 3 grana per Murat ma un 2 grana...provenienza Francia, variante con due stelle a chiudere la legenda al rovescio. D/ GIOACCHINO NAPOLENE RE DELLE DUE SICI. R/ PRIN * E GRAND AMMI'DI FRAN** Un punto al dritto e 4 stelle al rovescio. Data stretta. Come vi pare? Un caro saluto
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  37. Per quel che riguarda la mia personalissima visione delle cose, considero la mia collezione di monete come un bene di famiglia e come tale da conservare e trasmettere di generazione in generazione. Così come non mi permetterei mai di vendere, ad esempio, il servizio di posate in argento dei nonni o i gioielli di mia madre, non vedo perché i miei eredi dovrebbero disfarsi della mia intera collezione il giorno in cui passerò a miglior vita. Anzi, spero vivamente che proseguano il lavoro svolto, ampliando ulteriormente la collezione con nuovi acquisti e mettendoci lo stesso entusiasmo e passione che ci sto mettendo io. So che magari può sembrare un discorso utopistico o da marziano oggi che siamo ormai abituati ad un mercato di monete aggiudicate e rimesse all'asta nell'arco di un anno ma, secondo me, molto dipende dall'educazione che impartiamo ai nostri figli. A me hanno sempre insegnato che vendere è una sconfitta, a meno che non lo si faccia per poi comprare qualcosa di migliore. Per questo mi interessa relativamente poco di quanto varrà la mia collezione tra 10 o 20 anni. Sì, magari mi potrà far piacere vedere di aver "comprato nel momento giusto" e di aver speso meno di quanto avrei dovuto spendere un domani per comprare le stesse cose ma di certo non penserei di rimetterle in vendita così da ottenere un profitto fine a se stesso. Io compro per collezionare e perché mi affascinano le monete, non per avere un ritorno economico sul medio-lungo termine. Ovviamente, questo è solo il mio personale punto di vista e non bisogna per forza essere d'accordo.
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  38. Personalmente la penso come @Scudo1901, e ti spiego il mio punto di vista. Ti do ragione in pieno su tutto il resto, (arricchimento culturale ecc.. Ecc...) ti posso a ancor dar ragione (economicamente parlando) nel sottovalutare o non prendere in considerazione se la collezione non ha un impegno economico rilevante. Però se un soggetto ha "investito in cultura numismatica" ad esempio cifre importanti (es 200/300 k euro) dal mio punto di vista non può non considerare anche il lato "economico" della sua passione, anche per rispetto doveroso del "buon padre di famiglia" nei confronti di figli, mogle, nipoti.... se ne ha. Saluti TIBERIVS
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  39. Ciao avendo letto il tuo intervento permettimi di fare una mia osservazione senza vena polemica verso di te sia ben chiaro, anzi ti ringrazio per avermi fatto da sponda. Sinceramente io non capisco quando si parla di valutazione o svalutazione delle monete che si collezionanano tanto più quando si parla di guadagno nel rivenderle. Questo discorso è comprensibile se fatto da chi colleziona monete per investimento (che quindi deve principalmente pensare a questo) è chi lo fa per professione come i rivenditori,ma francamente per gli altri collezionisti che secondo me sono la maggioranza (almeno lo spero) ed è questo il mio parere dovrebbero farlo per la passione ed il fascino delle monete che acquistano, e per la sensazione che si prova quando si aggiunge un nuovo pezzo alla propria collezione. Almeno per me è cosi e penso anche per molti di voi. E chi se ne frega se poi nel tempo la mia collezione si dimezzi nel suo valore o raddoppi. Casomai un giorno(io penso mai) dovessi decidere di dismettere la mia collezione per qualche motivo potrei perdere anche il cinquanta per cento dei soldi spesi ma quello che avrò acquisito in conoscenza ed emozione che tale passione mi da varrebbe tranquillamente questo prezzo. E non faccio questa considerazione perché colleziono monete modeste, avrei potuto farlo anche con monete di gran lunga più impegnative dal punto di vista economico, ma è stata una mia scelta ben precisa e di cui non mi pento assolutamente anzi più vado avanti e più sono soddisfatto di questa scelta. Questo per dire a tutti quelli che come me si sono avvicinati da poco alla numismatica, una volta individuato il periodo storico che intendete collezionare, cercate prima di documentarvi ed acquisire un minimo di esperienza teorica(io l'ho fatto per un anno) e poi iniziate ad acquistare per acquisire esperienza pratica potendo vedere ed analizzare dal vivo l'oggetto della nostra passione.Tutto questo vi posso assicurare aiuta moltissimo. Alla prossima ANTONIO
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  40. Ieri a Torino Colleziona era presente il Circolo Numismatico Torinese con un suo banchetto
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  41. Si avvicina ...Convegno che consiglio sempre per organizzazione e ospitalità e per l’aria amichevole che si respira, incoraggiamo e sosteniamo in questo periodo chi fa e propone eventi Numismatici nonostante tutto ...!
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  42. è molto probabile , effettivamente è la soluzione migliore per chi utilizza, come me, le bustine di carta acid-free per conservare le proprie monete e vuole al tempo stesso poterle vedere come in vassoio. Personalmente tenendole in banca non ne ho la necessità e conservo tutte le bustine in delle banali scatolette di plastica (quelle delle diapositive per intenderci)... nel caso ho comunque provveduto a creare per ogni moneta un codice che riporto su bustina e cartellino così che anche separandole possa facilmente abbinarle nuovamente.
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  43. Il "ci" non ce lo devi mettere. Puoi scrivere "mi" e va bene. Può esserci chi non è seccato e chi è indifferente e perfino chi è d'accordo.
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  44. Una sezione della mia biblioteca numismatica che negli ultimi tempi ho curato molto è quella inerente le opere sulla storia monetaria e bancaria di Napoli e Sicilia, le monete infatti non vivono da sole ma fanno parte di un sistema assai complesso fatto di norme, istituzioni, strumenti finanziari, economie e mercati che hanno tutti la loro evoluzione nel tempo, per capire davvero le monete ed il loro funzionamento nei vari sistemi politici, sociali ed economici è necessario dotarsi anche di queste opere di taglio più prettamente storico economico... a tal proposito un'acquisizione libraria molto attesa e recente è quella della Storia del Banco di Napoli in 5 volumi che tratta non solo la storia di tutti i banchi pubblici creati nel corso dei secoli a Napoli e poi confluiti nell'unico banco noto come Banco di Napoli, ma è anche un affresco molto corposo di tutta la storia monetaria del regno napoletano in epoca moderna, dagli spagnoli ai Borbone, fino ad interessare anche l'epoca dell'Italia unita con le sue vicende monetarie ed in particolare le emissioni di cartamoneta del Banco di Napoli, un'opera davvero preziosa per immergersi a fondo in quei secoli e capire la moneta nelle sue vive e concrete funzioni...
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  45. Medaglia coniata per il pontificato di Papa Leone XIII a ricordo del 15° centenario del battesimo di Sant'Agostino a Milano. http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-AE1110/52
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  46. Carissim*, finalmente riesco a ringraziare anche io di nuovo il Circolo Numismatico Astengo e tutti gli intervenuti, che hanno partecipato davvero numerosi, prendendo attivamente la parola, su mia sollecitazione e non, in modo da rendere il tutto più interessante e, spero, stimolante. In questa occasione ho potuto anche conoscere il nuovo Presidente e la sua signora, e anche qualche nuovo socio e consigliere, tutti armati di buoni propositi e con molte proposte di attività per il futuro, buon indicatore di salute del circolo stesso. Ovviamente mi ha fatto piacere rivedere anche qualche "vecchio" caro amico che ho avuto modo di conoscere proprio attraverso il forum. Spero che la presentazione sia piaciuta davvero e di essere riuscita a comunicare almeno le informazioni principali su questo tesoro, sul quale sto ancora effettuando gli ultimi studi e revisioni. @4mori penso che nel nuovo anno con la collaborazione della Soprintendenza stessa potremo organizzare un'altra conferenza, magari anche con visita all'esposizione di parte del ripostiglio, anche a Sassari. Ovviamente vi terrò informati. Per la pubblicazione dei risultati invece ci vorrà un pochino di più, ma vorrei farne una buona edizione, all'altezza del valore informativo del tesoro stesso. Un caro saluto, MB
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  47. Purtroppo la Storia Augusta che in origine trattava anche della Vita di questo Imperatore , ci e’ giunta con una lunga e gravissima lacuna che riguarda le Vite degli Imperatori del terzo secolo , oltre che dei primi due Imperatori del I e II secolo Nerva e Traiano , a cominciare da Filippo L’Arabo fino a Volusiano compreso , perdita che comprende anche gran parte della Vita di Valeriano , cioe’ in pratica dal 244 fino all’anno 259/260 ; in pratica si tratta di una perdita temporale di 16 anni , anni cruciali e travagliati per l’ Impero Romano che gli storici hanno definito come l’ inizio della grande crisi del III secolo . Per fortuna alcuni brevi cenni che sopperiscono in parte alla grave perdita della Storia Augusta ci giungono da Zosimo nella sua opera : Storia Nuova , di cui abbiamo parlato recentemente a proposito di Costantino e da Giordane , un altro storico bizantino , di lingua latina , del VI secolo ma di origine barbara , molto probabilmente Goto o forse Alano , che scrisse l’ opera : De origine actibusque Getarum ; di entrambi gli storici riporto sotto alcuni passi relativi agli ultimi momenti della Vita di Traiano Decio . Traiano Decio il cui vero nome era Gaio Messio Quinto Decio , appellato in seguito dal Senato : Traiano , a ricordo del grande Traiano , per il suo buon governo , anche se breve , dello Stato e per le sue vittoriose campagne iniziali sotto Filippo , contro i Goti ; nacque a Budalia in Pannonia ma da madre di sicura origine italica , probabilmente discendente dagli antichi Decii , famiglia consolare plebea repubblicana ed imperiale di cui un loro ramo e’ storicamente accertato prese in seguito il nome di Quintii , mentre il padre potrebbe essere appartenuto alla Gens dei Messii , di ignota origine , forse essa stessa italica . Per le sue vittorie nell’ Illirico nel 249 , fu dall’ esercito acclamato Imperatore , anche se contro la sua volonta’ per non essere indotto a tradire il suo Imperatore in carica , Filippo l’Arabo , contro il quale infine fu costretto a combattere e vincere nella battaglia di Verona , divenendo cosi Imperatore . Ora senza ripercorrere la vita , le opere e la morte di Traiano Decio da Imperatore , ben disponibile per approfondimenti su libri ed in rete , torniamo all’ argomento del post , il Genio ; che cosa rappresentava in generale la raffigurazione simbolica del Genio nella religione e nella numismatica romana e in particolare nelle monete emesse sotto Traiano Decio ? presso gli antichi la credenza era che il Genio nasceva e moriva con ogni uomo o secondo un’altra corrente postuma gli sopravviveva nell’ aldila’ come un anima immortale ; il Genio consigliava e guidava l’ uomo generalmente verso il bene ma alcune volte anche verso il male se non veniva ascoltato o capito nelle sue manifestazioni , nel corso del proprio percorso terreno ; era una figura spirituale che puo’ essere comparata con il successivo Angelo custode dei Cristiani . Esistevano nella religione romana diverse simbologie del Genio , tra queste vi erano : Il Genius loci e Genius familiaris in aspetto di serpente Il Genius familiaris, rappresentato per lo più come togato accanto ai Lari , viene sostituito da un grande serpente posto tra i Lari . Il Genius del pater familias può apparire anche in figura di serpente. Il Genius familiaris ; Augusti ; loci , in figura umana con la toga Il Genius Augusti ha origine dal culto del Genius familiare e si presenta come un giovinetto con mantello o in toga e i suoi attributi sono la cornucopia , la cassetta d'incenso o il ramo nella sinistra e la patera nella destra , anche il Genius loci viene rappresentato in casi eccezionali come togato e con una patera nella mano destra . Il Genius exserciti e’ rappresentato togato e sul capo cinto da una corona murale Il Genius Populi Romani , questo risulta già esistente alla line del III sec. a. C. da una notizia in Tito Livio (Libro XXI , 62, 9). Possiede anche un santuario, confermato sicuramente da Dione Cassio (Libro XLVII , 2, 3 e l 8, 2), al Foro Romano in vicinanza del tempio della Concordia, almeno sin dal periodo tardo repubblicano Il Genius del Senato viene rappresentato , senza eccezioni , anziano e barbuto Nelle emissioni di Traiano Decio che ci interessano vediamo due rappresentazioni del Genio nei rovesci , una con la legenda GENIVS EXERC ILLYRICIANI S-C , e l’altra con la legenda semplificata GEN ILLVRICI S-C , in entambi i casi con giovinetto seminudo che tiene nella mano destra una patera e nella sinistra una cornucopia , con la testa turrita . La prima moneta faceva riferimento al Genio dell’ esercito Illirico che lo guidava nelle sue vittorie contro i Goti , la seconda al Genio dell’ Illirico come parte territoriale e importante che proteggeva l’ Impero Romano sul confine nord orientale . Sebbene questi aiuti avuti dal Genio dell’ esercito a Traiano Decio , questi non pote’ nulla o non ascolto’ i consigli del Genio contro il tradimento ? (notizia riportata dal solo Zosimo) di Treboniano Gallo e mori insieme al figlio Herennio Etrusco nella battaglia di Abritto nel 251 Giordane : De origine actibusque Getarum , XVIII , 2 “ E subito il figlio di Decio cadde mortalmente trafitto da una freccia. Alla notizia il padre, sicuramente per rianimare i soldati, avrebbe detto "Nessuno sia triste, la perdita di un solo uomo non deve intaccare le forze della Repubblica". Ma poco dopo, non resistendo al dolore di padre, si lanciò contro il nemico cercandovi o la morte o la vendetta per il figlio ……. Perse pertanto impero e vita. “ Secondo invece la versione di Zosimo, la fine di Decio fu causata dal tradimento di Treboniano Gallo Zosimo , Storia nuova , Libro I , 23.2-3 “….. Gallo , deciso a ribellarsi [a Decio], inviò dei messaggeri presso i barbari, invitandoli a partecipare al complotto contro Decio. Accolta in modo favorevole la proposta, mentre Gallo rimaneva a guardia, i barbari si divisero in tre armate: disposero la prima in una località davanti alla quale si estendeva una palude. Dopo che Decio ebbe ucciso molti di loro, subentrò la seconda armata, e quando anche questa fu messo in fuga, apparvero solo pochi soldati presso la palude del terzo contingente. Gallo consigliò allora a Decio di attraversare la paude e inseguire i barbari. L'Imperatore, che non conosceva quei luoghi, mosse all'attacco senza alcuna precauzione. Bloccato, però dal fango con tutto l'esercito e colpito da ogni parte dagli arcieri dei barbari, fu ucciso insieme alla sua armata, non potendo più fuggire. Questa fu la fine di Decio, che aveva regnato in modo eccellente” Sotto : busto di Traiano Decio , Sarcofago Ludovisi dell'epoca di Traiano Decio nel quale si pensa di vedere Decio in battaglia contro i Goti , pianta dei combattimenti di Decio fino ad Abritto , sesterzi con il Genio
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