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Contenuti più popolari

Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 10/04/21 in tutte le aree

  1. Ciao a tutti, oggi 4 ottobre è la ricorrenza di San Francesco d'Assisi, patrono d'Italia e figura chiave non solo per la storia della Chiesa. Relativamente all'agiografia del "poverello d'Assisi" nato nel 1181 (o 1182), morto il 3 ottobre 1226 e canonizzato il 16 luglio 1228 da papa Gregorio IX, moltissimo è stato detto e scritto, proprio per il rilievo che questo frate ha avuto e continua ad avere tuttora a distanza di 800 anni circa dalla sua morte. In questa sede tuttavia volevo soffermarmi sulla rappresentazione in moneta di san Francesco, partendo dalla monetazione papale per arrivare tuttavia anche al di fuori dello Stato Pontificio. Nella mia ricerca ho rilevato che San Francesco, fondatore dell'Ordine Francescano, pur essendo come detto figura ecclesiastica di assoluta importanza, trova invero assai poco spazio nella iconografia della monetazione papale, e viene maggiormente rappresentato su altre monete, come avremo modo di vedere. Partiamo tuttavia, proprio dalla monetazione pontificia con una moneta papale chiave, che trova come protagonista proprio san Francesco: Sisto V (1585-1590), Felice Peretti . Piastra 1588. SIXTVS • V • [PONT] • MAX • ANN • IIII Busto del Pontefice a destra, con piviale ornato da due figure di santi; nel troncato della spalla, •GT• sormontato da crocetta (Guglielmo Tronci, incisore). Sotto, nel giro, • 1588 •. Rv. IN TE • SIGNVM • NOSTRE • REDENPTIONIS • San Francesco, nimbato, genuflesso a sinistra con le braccia aperte nell’attimo in cui riceve le stigmate. A sinistra, su di una roccia, il crocefisso raggiante, e a destra nel campo, rupi. CNI 122. Muntoni 6. E’ questa la prima piastra battuta nella zecca di Roma. Sisto V, che apparteneva all'ordine dei frati minori conventuali, con questa piastra offre un tributo al Santo al quale il suo ordine faceva riferimento: fu infatti lo stesso san Francesco a volere che i suoi frati fossero e si chiamassero "minori". L'esemplare che allego è ex InAsta 73, ed è probabilmente il pezzo più bello mai apparso in commercio, proveniente dalla vendita Montenapoleone N.1, lotto 267. E' lo stesso esemplare fotografato sul Muntoni.
    6 punti
  2. Buonasera a tutti! Vi presento il mio ultimo acquisto: 1 Grano del Regno di Sicilia, sovrano Carlo II d'Asburgo, anno 1699. Dopo la "fissa" iniziale con le monete Regno delle Due Sicilie (fissa che comunque non mi passerà ) ho deciso di "allargarmi" anche ad altri periodi storici che riguardano il Mezzogiorno d'Italia. Un parere/valutazione su questa moneta? Scusatemi per le solite pessime foto
    5 punti
  3. Ulteriore contributo con la mia cinquina di Filippo II di Spagna. Dovrebbe riferirsi al n. 89 del Magliocca. Peso gr. 0,67. Diametro mm. 14,50 Domenico
    3 punti
  4. Mi spiace che le foto non rispecchino la realtà,in mano è più brillante,vi posto un 1855 per vedere la differenza
    3 punti
  5. Buongiorno @modulo_largo , Grazie di ❤ perché oggi fai iniziare la giornata con un sorriso. L'esemplare proposto in effetti è stato una specie di pretesto per presentare quello che intendo (e non sono solo) per discussione degna di essere presentata in Sezione. Ne escono alcune sporadicamente (quella di alcuni giorni fa su Valerio Romolo ad esempio) e volevo dare un segnale agli utenti meno esperti (e magari bloccati) su cosa può essere in grado di produrre la Sezione. Contenuti che credo di poter definire quantomeno di buon livello sia anche accattivante nella lettura. E con ció intendo non solo per quanto trasmesso ma anche o forse soprattutto per il clima moderato e distensivo che l'ha contraddistinta. Una decina di anni fa... ne è passato di tempo da quando frequento il Forum. Ogni tanto rileggo discussioni datate e ricordo nomi di utenti di grande cultura che frequentavano (e contribuivano) la Sezione. Forse 10-15 anni fa si correva un po' meno, si aveva piú tempo libero per meditare, fermarsi, raccogliere dati, studiare e scrivere. Forse imperversava di meno lo stile FB con risposte veloci, buttate là senza riflettere sulla forma e i contenuti espressi. Forse si guardava di meno all'aspetto economico/tecnico e si privilegiava quello storico. Sicuramente non si veniva da un anno e mezzo abbondante di pandemia, chiusure parziali/totali, contestazioni etc... che squassano il mondo reale e finiscono per ricadere anche nel Forum come fonte di nervosismo latente. Questo è quello che vorrei, anche se mi rendo conto che non è affatto facile: che il frequentare il Forum sia un posto dove persone unite da un interesse comune possano dialogare ed esprimersi in modo rilassato, senza nervosismo, senza baruffe. Un posto dove la cultura e il rispetto dell'opinione altrui sia ai primi posti, una specie di salvagente dalle nevrosi quotidiane dove uno si approccia per staccare la spina un po' e prendersi un po' di respiro. Buona giornata Illyricum ?
    3 punti
  6. Il mio primo Sebeto. Anno comune in conservazione per me accettabile. Particolare il contorno con cerchi e quadrati.
    3 punti
  7. Ciao a tutti. Sono un collezionista dalla Cina. È il più costoso della mia collezione. Bellissime le monete di Vittorio Emanuele III. Ho la maggior parte delle monete in circolazione di questo periodo.
    2 punti
  8. In questo periodo di realizzi pazzi per le alte conservazioni... chi si accontenta, gode Moneta comune, passata recentemente in un'asta estera minore Bellissimi fondi e leggera usura, secondo me non è male... e soprattutto, presa bene Come la giudicate?
    2 punti
  9. In riferimento al cognome Purpureo (o Purpurione) esiste anche la teoria di J.S. Richardson (The Triumph, the Praetors and the Senate in the Early Second Century B.C. in The Journal of Roman Studies, Vol. 65 -1975) che vede nel murice e nella porpora di Tiro da esso ricavata un riferimento al trionfo concesso dopo la battaglia di Cremona del 200 a.C. a Lucio Furio Purpureo, il primo pretore della storia repubblicana ad indossare la vestis triumphalis.
    2 punti
  10. Dunque : considerato che l'appicagnolo è piatto e la parte più esterna di quest'ultimo è lineare ,denunciando così , una funzione di affibbiaglio per una cinghia , considerando che queste terminazioni potrebbero essere in numero di due o tre , considerando le dimensioni ,il materiale e il decoro a traforo ... Direi che si tratta di una falera per guarnizioni equine di epoca tardoantica .
    2 punti
  11. Da quel che vedo, in America valutano molto i rilievi e la bellezza della patina, mentre tendono a considerare meno i colpetti sul bordo (tant’è che a volte può capitare che siano coperti dallo stesso slab). In Italia, invece, i colpi penalizzano maggiormente il giudizio sullo stato di conservazione, mentre la patina è più un fattore estetico che “qualitativo”, nel senso che certamente aumenta l’appeal di un esemplare ma non incide particolarmente sul suo grading. La moneta in questione, a mio avviso, è molto gradevole però, giudicando dalle foto, trovo che MS64 sia un filo eccessivo come giudizio. Probabilmente, fosse stata chiusa da PCGS (che tende ad essere un po’ meno generosa di NGC nelle valutazioni) si sarebbe fermata a MS63. Ad ogni modo, resta comunque un bell’esemplare.
    2 punti
  12. Sembrerebbe proprio questa. Bravo.
    2 punti
  13. Secondo Crawford, vista la datazione attribuita alla moneta, il monetiere non potrebbe essere altri che un cugino più vecchio di Cecilio Metello Macedonico, console del 143, con la precisazione che di tale cugino non resta altra testimonianza storica se non queste stesse monete.
    2 punti
  14. Polonia. Casimiro IV. Kasimir Jagiello. 1447-1492 Aquila. Grande corona.
    2 punti
  15. Condivido questo convegno Numismatico di Messina del 16 ottobre che dimostra la vitalità attuale della convegnistica siciliana, auguri !
    2 punti
  16. Questa discussione mi ha fatto tornare indietro di almeno 10 anni, ai tempi del vecchio spirito del forum.. bei tempi..
    2 punti
  17. Ciao @Marco1987 confronta peso e diametro ma credo che possa trattarsi di questa https://www.google.com/url?sa=i&source=web&cd=&ved=2ahUKEwizmceOhK_zAhUj_rsIHWJ_CGEQjhx6BAgBEAI&url=https%3A%2F%2Fwww.numismaticavaresina.it%2Fcoins-until-1643-varie%2F29168%2Ffrancia-orange-frederic-henri-de-nassau-1625-1647-doppio-tornese.html&psig=AOvVaw0YUtclfOh3zMTrAMJLhLdw&ust=1633377652873960
    2 punti
  18. E se non ci fosse nessun’immagine? Tenendo conto delle due (?) lettere sotto « l’esergo », penso che l’orientamento è quello scelto da @gpittini. Potrebbe essere un bronzo di Olimpia, con FΑ / ΛΕΙ / ΩΝ in una corona d’olivo al rovescio. Le tipologie di questi bronzi sono numerose, si vede ogni tanto una H sotto il busto, o una lettera che assomiglia ad una A o una Δ. https://www.acsearch.info/search.html?id=433769 Stessa cosa al rovescio, s’incontrano diversi monogrammi o lettere, fra cui le lettere EY. Esemplari Gallica: Il diametro è di 19-20 mm, il peso di solito gira attorno ai 5-6 gr, ma esistono pesi più scarsi. Se puoi fare altre fotografie del rovescio, forse potremo confermare o escludere questa possibilità?
    2 punti
  19. Buonasera, fattura e screenshot vari sono sicuramente elementi determinanti nel dimostrare la sua buona fede nell’acquisto e la legittimità dello stesso (così da evitare problemi che potrebbero essere ben più gravi della “semplice” “perdita” della moneta comprata). Tuttavia, i recenti orientamenti giurisprudenziali ci dicono che l’acquisto non potrà mai considerarsi “blindato” al 100% (e non lo sarà neanche con l’attestato di lecita provenienza). Le motivazioni sono state già oggetto di questa e di tante altre discussioni sull’argomento. Saluti
    1 punto
  20. Visto come si presenta questo grano va bene cosí dai? Per il carlino alla prox?
    1 punto
  21. Contribuisco con il mio 5 tornesi 1833 (borgo rigato) di Ferdinando II. Domenico
    1 punto
  22. Dai… lo sai che l’ho già comprato!!!
    1 punto
  23. Grazie mille @L. Licinio Lucullo per le delucidazioni. L'unico problema di questa moneta è che il suo vecchio proprietario l'aveva completamente ricoperta di colla cercando di riattaccarla. Devo dire che ci è voluto tanto tempo per toglierla senza danneggiare la moneta.
    1 punto
  24. Raro in relazione a cosa ? Probabilmente è antico , non è una moneta che veniva fatta in serie ,forse una bottega ne ha fatti molti pezzi di uno stesso modello ma quanti ne sono sopravvissuti ? Quanti se ne conoscono? ,Non ha un valore economico se è questo che intendi ,ma vale solo per quello che ha stimolato la tua e la nostra curiosità e di conseguenza ha aumentato la tua e la nostra conoscenza . Che valore dai a tutto questo ?
    1 punto
  25. Qualcosa del genere ,pesando che le falere potevano avere due o più attacchi per le cinghie ,dimensioni diverse anche all'interno di una stessa bardatura e che ne esistono innumerevoli tipologie.
    1 punto
  26. A differenza degli altri, l'ultimo l'ho avuto anch'io nella versione con la data 1589. Arka Diligite iustitiam
    1 punto
  27. Altra versione, con ritratto del "papa tosto" estremamente caratterizzante e un rovescio di grande equilibrio. Sisto V (1585-1590), Piastra anno V 1589. D/ SYXSTVS V PON MAX AN V, busto a sinistra con piviale ornato da due Santi in ovale e grande fibbia; sotto, nel giro, simbolo Guglielmo Tronci, zecchiere R/: IN TE SITIO, San Francesco genuflesso a sinistra, con le braccia aperte, riceve le stigmate da un crocefisso posto orizzontalmente in cielo; a sinistra, sullo sfondo, la città di Assisi su colle, a destra albero con cespuglio; esergo, ROMA. Muntoni 7. Ex NAC 118:
    1 punto
  28. DE GREGE EPICURI Ieri ho comperato per pochi soldi al Cordusio questa medaglia di Giuseppe Giusti (50 mm. e 45,82 g.), che mi pare non compaia nel nostro "medagliere". E' in una lega imprecisata, argentata in superficie, ma purtroppo l'argentatura è in parte scomparsa. Al D, sotto il busto volto a destra, L.GIORGI F. Al rovescio, scritta su 6 righe, sotto alle quali c'è un ornato: L'ASSOCIAZIONE- DELLA STAMPA TOSCANA-IN MEMORIA DELLE ONORANZE-CHE FIRENZE RENDEVA-AL POETA-IL XXIX MAGGIO MDCCCXCIV. In venditore mi ha confessato, ahimè, di non aver mai sentito nominare Giuseppe Giusti. Incredibile a Milano questa ignoranza per l'autore di "Sant'Ambrogio". Ma la poesia che amo di più, e che considero ancora molto saggia e attuale, è: I PIU' TIRANO I MENO Che i più tirano i meno è verità / posto che sia nei più senno e virtù;/ ma i meno, caro mio, tirano i più/ se i più trattiene inerzia o asinità. Poni che quattro mi bastonin qui/ e lì ci sien dugento a dire "oibò!"/senza scostarsi o muoversi di lì/ e poi sappimi dir come starò/ con quattro indiavolati a far di sì/ e dugento citrulli a dir di no. La si potrebbe anche intitolare: "limiti della democrazia inattiva". Ma ecco la medaglia.
    1 punto
  29. 1 punto
  30. Scrivo in veste di Curatore di sezione e di utente, riallacciandomi a quanto espresso nei due post precedenti. Farò un "off topic", ma mi sembra doveroso, me ne scuserete. 10-15 anni fa non ero ancora iscritto al forum e la mia passione era ancora sopita. Ma poi ho avuto modo (e l'ho tutt'ora) di riprendere quelle discussioni che costituiscono per me la mia "miniera" (come amo dire) di cultura numismatica, unita a tutto il resto che sappiamo. Ma vorrei guardare oltre, al futuro. E mi auguro, da semplice appassionato, che queste discussioni ci siano ancora (magari proposte anche da qualche neofita) e che si distinguano non solo per il loro alto contenuto , ma anche per lo stile pacato, il confronto schietto, la libera espressione del pensiero, il rispetto delle opinioni altrui, anche se diverse dalle nostre. Credo, infine, che queste discussioni portino linfa perché avvicinano nuovi lettori, magari futuri contributori alla crescita del forum. Buona giornata da Stilicho
    1 punto
  31. Ne posto un'altra. 100 Dracme:
    1 punto
  32. Secondo me è proprio un FREDERIC HENRI DE NASSAU (1625-1647): DOPPIO TORNESE 1641
    1 punto
  33. CONTROLLAR MATERIALI Buona notte da Stilicho
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  34. Buona sera, sposto la discussione nella Sezione corretta. In merito al quesito posto il diritto e in particolare le caratteristiche della legenda in particolare sembrano porre dei legittimi dubbi (oltre a un peso ridotto) ma la qualità delle immagini (già è difficile basarsi solo da foto) non consentono di sbilanciarsi in modo deciso. saluti Illyricum
    1 punto
  35. BRAVO' !!! ? Moneta che, prima o poi, vorrei in collezione. Hai avuto buon occhio nel prenderla. ? Non credo, ho analizzato meglio... Si tratta di Rockfeller con la Carrà e non Faustina! ? Ave! Quintus
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  36. In realtà il RIC 1711 riporta la presenza di un’aquila retta da Faustina, mentre il RIC 1711 var. segnala una fenice come nel caso in esame (evidenziata da quella specie di aureola attorno al capo). La classificazione corretta e completa è la seguente: RIC III 1711 (Marcus Aurelius) var. (Faustina holding phoenix on globe); cf. MIR 18, 49-6/19; Banti 89 var. (S C across field); BMCRE 1556 (Marcus Aurelius) var. (Faustina holding phoenix on globe); Cohen 162 var.74 Cosa significa questa legenda? La legenda MATRI CASTRORVM (ovvero “Madre degli accampamenti militari”) fa riferimento ad una onorificienza attribuita a Faustina II dal Senato nel giugno 174 in occasione del VII acclamazione del marito ad Imperatore. Era la prima volta che veniva assegnata ad una donna della famiglia imperiale sebbene non fosse stata la prima ad accompagnare un Imperatore in una campagna militare. La Historia Augusta suggerisce che il titolo le fu assegnato postumo ma esistono monete emesse quando l’imperatrice era in vita. Infine un’inscrizione scoperta a Carnuntum è stata datata al 172 d.C. e ricostruita come "[IOMK]/[Pro s]alu[te]/[uxo]ris Aug(usti)/ Faustinae] Aug(ustae)mat[ris]/[ca]stror(ehm)." che ne attesterebbe la presenza in loco in quell’anno, nonché il già avvenuto conferimento del titolo di MATRI CASTRORVM ma non vi è certezza univoca su questa datazione da parte degli studiosi. Faustina II Sestertius, 31-30 mm. 22.02 grams. FAVSTINA AVGVSTA / MATRI CASTRORVM, Empress standing left, holding patera over altar three standards to left Sear 5280 this coin RIC 1659 (under Marcus Aurelius) "R" http://augustuscoins.com/ed/MATRI/ Rispetto all’esemplare presentato in apertura (III emissione) le differenza stanno nella legenda al diritto, all’assenza del velo (quindi Faustina era in vita in quel momento) e nell’iconografia a rovescio. Questa rientra nella I emissione (legenda FAVSTINA AVGVSTA). Questa tipologia fu emessa anche come denario. Tornando al tema MATRI CASTRORVM, secondo Sear “… Faustina è stata insignita del titolo di "Mater Castrorum" (Madre degli accampamenti militari) nel 174 d.C. in riconoscimento della sua compassione per i soldati nel condividere le difficoltà della vita militare in una campagna attiva”. Si tratta della “prima volta” in cui un titolo militare viene conferito ad una donna nel mondo romano. Il significato di “madre dei campi militari” può per estensione esser allargato a “madre dei soldati” e non implicava una forma diretta di comando (cosa assolutamente inconcepibile nella mentalità romana da parte di una donna). L’iconografia del sesterzio di cui sopra, con Faustina Minore che effettua un sacrificio su un altarino con gli stendardi militari davanti a lei al fine di attirare protezione e benevolenza divina nei confronti delle truppe impegnate nella campagna militare vuole probabilmente una specie di investitura quasi come nume tutelare dell’esercito. In pratica il titolo vuole rafforzare il legame tra famiglia imperiale e l’esercito, non esclusivo quindi dell’Imperatore. In seguito il titolo di MATRI CASTRORVM fu attribuito ad altre imperatrici. La prima è Crispina con un raro sesterzio in stato di conservazione scarso e conservato presso il british Museum (BMCRE 418), quindi Iulia Mamaea che emette esemplari con legenda MATERAVGETCASTRORVM (sottolineando quindi la doppia maternità dell’Augusto e del Campo militare), quindi un’altra appartenente alla dinastia severiana, Iulia Domna, moglie di Settimio Severo che proclama la sua discendenza dagli Antonini. RIC 568 (Settimio Severo), Sear 6596, Cohen 113. Denarius Obv: IVLIAAVGVSTA - Draped bust right. Rev: MATERCASTRORVM - Julia Domna seated left, holding phoenix on globe and scepter; two standards to left. 197 (Rome). The honorific inscription for Julia Domna. White fine-grained marble. 196 CE. 145 × 81 × 62 cm. CIL XIV 120 = CIL VI 1049. Inv. No. 22638. Rome, Vatican Museums, Court of the Pigna (Roma, Musei Vaticani, Cortile della Pigna). Anche lei passa parte del regno sui campi di battaglia al seguito del marito, ribadendo la condivisione da parte della famiglia imperiale alle fatiche e le privazioni dell’esercito durante le campagne militari. Quindi una famiglia imperiale non distante, non che vive nei palazzi ma che condivide gli sforzi dell’esercito con empatia, che gli sta vicino al fine di garantirgli il massimo appoggio. Non solo ma ottiene anche i titoli di MATER AUGUSTORVM, SENATVS ET PATRIAE(*) … Giulia Domna spazia in tutte le direzioni, è la madre in assoluto! (*) in realtà il titolo di MATER PATRIAE non è un inedito in quanto assegnato in passato a Livia. In seguito otterranno il titolo di “madri dell’accampamento” Erennia Etruscilla, Salonina, Ulpia Severina e Magnia Urbica. Per Salonina, la sua famiglia imperiale e il ruolo da loro assunto nei confronti dell’esercito vi invito a leggere la discussione https://www.lamoneta.it/topic/191495-deo-volkano/?tab=comments#comment-2122018
    1 punto
  37. Sperando di fare cosa gradita, desidero segnalare questo convegno, piccolo ma interessante e ben organizzato e frequentato.
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  38. Ciao a tutti, Pagina 323 se può essere d'aiuto. Buona domenica alla sezione. Raffaele.
    1 punto
  39. Salve, non è falrnt, ma talent. Un motto che deriva dal francese "talent de bien faire" e significa "volontà di fare bene".
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  40. Questa medaglia è ancora più rara. https://www.mymilitaria.net/liste_05/medaglia_rsfsi.htm
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  41. https://www.redcross.ch/it/movimento-internazionale-della-croce-rossa-e-della-mezzaluna-rossa/storia-degli-emblemi Storia degli emblemi 3. Febbraio 2014 I tre emblemi riconosciuti dal diritto internazionale umanitario: Croce Rossa, Cristallo Rosso e Mezzaluna Rossa. Cronistoria della nascita dei tre emblemi del Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa. 1864: adozione della Prima Convenzione di Ginevra per migliorare la sorte dei feriti e dei malati delle forze armate in campagna. La croce rossa su fondo bianco viene riconosciuta dal diritto internazionale umanitario come simbolo di protezione nei conflitti armati per gli ospedali, le ambulanze e il personale sanitario. L’emblema, ispirato dalla bandiera bianca e creato invertendo i colori della bandiera svizzera, doveva essere facilmente riconoscibile anche da lontano, noto a tutti e di utilizzo comune. Alla croce non viene attribuito alcun significato religioso. 1876: l’Impero Ottomano utilizza l’emblema della mezzaluna rossa su fondo bianco durante la guerra russo-turca. Altri Stati musulmani faranno lo stesso nel corso degli anni seguenti. L’Impero Persiano decide invece di adottare il simbolo del leone e sole rossi su fondo bianco. 1929: accanto alla croce rossa, il diritto internazionale umanitario riconosce la mezzaluna rossa e il leone e sole rossi come simboli di protezione (modifica delle Convenzioni di Ginevra). 1949: dopo la Seconda guerra mondiale le Convenzioni di Ginevra vengono modificate e approvate nella loro attuale forma. La nuova versione conferma la funzione protettiva dei simboli di croce rossa, mezzaluna rossa e leone e sole rossi (art. 38, Prima Convenzione di Ginevra). La conferenza diplomatica respinge invece con una lieve maggioranza la proposta della Stato di Israele di riconoscere la stella di David rossa come ulteriore emblema impiegato dal Magen David Adom (omologa israeliana della Croce Rossa), principalmente per la sua forte connotazione religiosa. 1980: la Repubblica islamica dell’Iran rinuncia all’utilizzo del leone e sole rossi adottando al loro posto la mezzaluna rossa (riservandosi tuttavia il diritto di impiegarli nuovamente in futuro). 1992: dopo la decisione del 1949, continua il dibattito riguardante gli emblemi. Alcune Società nazionali desiderano utilizzare insieme la croce rossa e la mezzaluna rossa, mentre lo Stato di Israele e la sua Società nazionale insistono sul riconoscimento della stella di David quale simbolo di protezione. Conformemente ai suoi Statuti, Il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) non può ammettere la Società nazionale israeliana all’interno del Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa per via del suo segno distintivo. Viene quindi suggerita la creazione di un ulteriore nuovo emblema totalmente neutrale. Su proposta del gruppo di lavoro formatosi nel 1999 a questo scopo, nel 2005, in occasione di una conferenza diplomatica tra gli Stati membri delle Convenzioni di Ginevra, viene discussa la possibilità di impiegare un cristallo rosso su fondo bianco come ulteriore emblema del Movimento. 2005: a dicembre, con la ratifica del terzo Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra, il cristallo rosso diventa il terzo simbolo di protezione. La possibilità di inserire all’interno del cristallo rosso un simbolo aggiuntivo risolve diversi problemi del Movimento riguardanti gli emblemi*. Anche lo Stato di Israele e la sua Società nazionale Magen David Adom si dichiarano a favore di tale soluzione. 2006: in occasione di una conferenza internazionale straordinaria della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, gli Statuti del Movimento vengono adeguati affinché gli emblemi siano riconosciuti conformemente alle Convenzioni di Ginevra e ai loro Protocolli aggiuntivi. Con il riconoscimento da parte del CICR, il Magen David Adom è ammesso dall’Assemblea generale della Federazione internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa a divenire uno dei suoi membri. 2007: con l’entrata in vigore del terzo Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra si concludono le discussioni sul processo di creazione del terzo simbolo di protezione: il cristallo rosso (il leone e sole rossi sono ancora oggi riconosciuti dal diritto internazionale umanitario, ma di fatto non più utilizzati). * Una Società nazionale che ha deciso di adottare il cristallo rosso può, sul suo territorio nazionale e a titolo indicativo, inserire all’interno del cristallo rosso uno degli emblemi riconosciuti dal diritto internazionale umanitario oppure una combinazione di essi. Ha inoltre il diritto di incorporare un altro segno distintivo, qualora quest’ultimo sia stato effettivamente utilizzato prima dell’adozione del terzo Protocollo aggiuntivo nonché oggetto di una comunicazione agli altri Stati membri e al CICR. Sul proprio territorio la Società nazionale può addirittura impiegare soltanto quest’ultimo segno distintivo anche se non si tratta di uno degli emblemi riconosciuto dal diritto internazionale umanitario. L’unico esempio esistente è la Magen David Adom, la Società nazionale israeliana, che utilizza la stella di David rossa.
    1 punto
  42. Se vuoi parlare di carbonato di zinco, io in chimica avevo 9 allo scientifico ed era la mia materia preferita. Ma vedo che ritieni che siamo un branco di incompetenti. Chiudo qui dicendoti che di Sampietrini ne ho una lunga sfilza. Ma tu non so cosa vuoi. Forse vuoi parlare con te stesso! E dire agli altri che non sanno niente di niente! Forse, allora, hai sbagliato forum!
    1 punto
  43. A me andrebbe più che bene anche con 3 colpetti al bordo ?
    1 punto
  44. Reputo il simbolo del coniatore una S perché noto una rotondità all'estremità alta a destra,e non una linea continua come se fosse un 8, somiglia molto alla S barrate che vediamo su alcuni nominale di Ferdinando IV di Borbone ...
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  45. Il triangolo potrebbe essere un Delta maiuscolo. apollonia
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  46. Ecco l'esemplare in mio possesso: un sextans del peso di gr. 26.25. Patina uniforme e ben consolidata nero-verdastra. Condizioni di conservazione eccellenti. Riferimenti: HN 54 ICC 199
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  47. Perché Valente? Come ricorderete, poco tempo fa ho pubblicato una discussione su un frammento di siliqua attribuita a Valente e che, molto probabilmente, era una imitativa (Detriti sulla "baia" - Monete Romane Imperiali - Lamoneta.it - Numismatica, monete, collezionismo). Nel preparare quel lavoro, mi è venuta voglia di approfondire la figura di questo imperatore che, diciamolo, è sempre stato accompagnato da una accezione negativa (e ne comprendiamo anche il perché, ne parleremo). Da ciò, ho iniziato ad interessarmi anche alle sue monete; in particolare mi hanno colpito quelle in oro. Come forse saprete, a me piacciono molto i bronzi del IV secolo e, onestamente, non mi sono mai soffermato molto sulla monetazione aurea di questo periodo, se non in occasione di qualche discussione sul nostro forum (forse anche in maniera inconscia l' ho sempre vista piuttosto lontana, non potendomene permettere l’acquisto). Ho scoperto però che le monete auree hanno un grande fascino, non solo dovuto al fatto che l’oro e’ un metallo incorruttibile, ma anche perché sono davvero di grande qualità stilistica ed artistica, veri piccoli capolavori molto curati, anche nelle tecniche di coniazione. Ma chi era Valente? Valente era il fratello minore di Valentiniano I il quale, giunto al potere nel 364 con l’appoggio dei militari della guardia imperiale, lo aveva associato al trono comprendendo la difficoltà di gestire da solo un regno tanto vasto. Su questa decisione aveva però anche pesato l’opinione degli stessi soldati che si rendevano conto delle difficoltà nella gestione di un impero così ampio e che avevano caldeggiato un co-reggente, anche se avrebbero forse preferito un estraneo anziché’ Valente (forse perché meglio controllabile? O forse perché intuivano le scarse attitudini al comando di Valente? Non e’ escluso che lo stesso Valentiniano I abbia fatto lo stesso ragionamento....). Quindi Valentiniano I tenne per sé l’occidente e affidò l’oriente a Valente, iniziando di fatto quella divisione dell’impero che poi sarebbe in fondo perdurata fino alla sua fine avvenuta circa un secolo dopo. In realtà, sebbene gli fosse stato conferito sin quasi da subito il titolo di Augusto, Valente fu subordinato di fatto al fratello. Non ci sono, infatti, dubbi sul fatto che Valentiniano I, nel dividere il potere con Valente, intendesse comunque tenere nelle sue mani le redini dello stato. Era il più anziano, il più esperto ed era il solo sul quale erano caduti i voti del corpo elettorale. La sua parte dell’impero comprendeva tre delle quattro prefetture e l’intero Illirico, da sempre terra di reclutamento dei soldati. E poi (cosa forse ancora più importante in chiave di supremazia), possedeva Roma, la capitale reale e morale dell’intero impero. Come dice lo storico Schiller (Geschichte der römischen Kaiserzeit, ii, pag 350), nella sua divisione Valentiniano I mostrò che intendeva che la subordinazione dell’Oriente all’Occidente fosse permanente. Non da ultimo, da notare l’elevazione al rango di augusto di suo figlio Graziano nel 367. E Valentiniano si adoperava per rendere chiaro che, sebbene avesse condiviso con Valente i pieni poteri, non si trattava affatto di parità di poteri. La documentazione disponibile mostra però come Valente non si preoccupasse affatto di questa posizione di inferiorità e anzi pare che abbia accettato di prendere ordini da suo fratello e che abbia preso decisioni e messo in atto iniziative per suo volere Non poteva mancare, in tal senso, la “voce” delle monete, da sempre forte strumento di propaganda. Ne e’ la prova una coppia di solidi con la legenda VOTA PVBLICA emessi per la prima volta nel 368 e che mostra i due imperatori nimbati con indosso l’abito consolare e seduti su un trono uno accanto all’altro in segno di unità e comunione di intenti. Ora, sui solidi VOTA PVBLICA coniati nelle zecche orientali sotto il controllo di Valente, entrambi gli imperatori sollevano una mappa (la bandiera da corsa) nella loro mano destra, come segno di potere. Ecco Valentiniano, RIC IX Costantinopoli 29 A: Ed ecco Valente, RIC IX Costantinopoli 29B: Se invece ci spostiamo ad Occidente (qui zecca di Mediolanum) vediamo che solo l’imperatore di sinistra, il senior Valentiniano I, solleva la mappa: Questa e’ la RIC IX Mediolanum 3 A per Valentiniano I: E questa e’ di Valente, la RIC IX Mediolanum 3B: Ci sono tuttavia solidi dove invece i due sovrani sono, per così dire, paritari; come in questi solidi di Treveri per Valente e Valentiniano I: Ho provato a dare una mia interpretazione. In questi ultimi due solidi la legenda e’ VICTORIA AVGG e con ogni probabilità si riferisce alla vittoria nelle guerre contro i germani, alamanni, franchi e goti (che si combatterono dal 364 al 369) e che valsero contemporaneamente ad entrambi i titoli di Germanicus, Alamannicus, Francicus e Gothicus Maximus come era prassi, anche se il grosso dello sforzo fu magari compiuto da uno solo dei due in base alle rispettive sfere di influenza. Particolare e’ qui la comparsa in esergo delle lettere OB che sarebbero le iniziali della parola obryzum, o obryziacum ovvero oro purissimo, raffinato. Queste lettere compaiono sulle monete auree emesse dalle zecche di Treveri, Tessalonica, Costantinopoli ed Antiochia a partire dal 368. Questa marca indica e garantisce dunque la purezza del metallo utilizzato, purezza che e’ stata confermata da indagini compiute in epoca moderna , secondo le quali i solidi coniati dopo il 368 d.C, mostrano una percentuale di oro nel metallo utilizzato superiore al 99%, diversamente da quelli prodotti in precedenza che invece contenevano fino anche a oltre il 6% di argento e rame. Ma chi fu in realmente Valente? Valente fu un grande sfigato: fu coinvolto nella disfatta di Adrianopoli, che inevitabilmente ne pregiudicò il giudizio dei contemporanei e dei posteri. In questa battaglia l’esercito romano venne quasi completamente distrutto dai Goti e lo stesso Valente vi trovò la morte. Questa sconfitta inevitabilmente fece etichettare Valente come sovrano incompetente, inadeguato, ignorante, in particolare al confronto con la dinastia di Costantino e con lo stesso fratello Valentiniano che lo aveva voluto come collega sfidando il consiglio dei soldati. Adrianopoli, dicevamo.....9 agosto 378....il giorno dei barbari..... (855) La battaglia di Adrianopoli - 378 d.C - Il collasso di Roma - YouTube Ammiano Marcellino dice che Valente era un uomo “inter probra medium et praecipua”, ovvero “che aveva qualità straordinarie e orribili in egual misura”. Quando suo fratello lo nominò imperatore aveva trentasei anni. Sulle monete e’ rappresentato quasi sempre come tendente a ingrassare, con il collo robusto e già un accenno al doppio mento. Sempre Ammiano dice che aveva le gambe incurvate e la pancetta e che vedeva male da un occhio. Inoltre, non era istruito, non era di illustri natali, non era carismatico, coraggioso ne’ particolarmente intelligente. Tuttavia, era un bravo agricoltore e un buon soldato (doti queste che gli venivano dalle origini pannoniche), e si conquistò (almeno inizialmente) la fiducia dei sudditi combattendo la corruzione, riducendo le tasse e costruendo opere pubbliche come l’acquedotto di Costantinopoli, ancora i nparte visibile a Istanbul. Tuttavia, fu un fanatico religioso di fede ariana che anziché placare, inasprì i conflitti religiosi. Questa fu forse una delle cause principali della sua crescente impopolarità. Infine, un aspetto positivo per un imperatore romano: era fermamente convinto della supremazia di Roma che riteneva andasse difesa e affermata e della importanza della integrità dello stato romano. Convinzioni queste che contribuirono, nel bene e nel male, alla disfatta sua e del suo esercito. Insomma, Valente era semplicemente un uomo comune con tutte le sue contraddizioni che fu posto di fronte ad una impresa sovrumana e straordinaria, la sfida del potere imperiale, da cui alla fine venne travolto. Tuttavia, ancora oggi non gode di buona fama. In questi giorni sto leggendo un libro di Noel Lensky: Il fallimento dell’impero. Valente e lo stato romano nel quarto secolo d.C.. Nella seconda di copertina Giusto Traina scrive: “Perché occuparsi di un imperatore mediocre, nonché principale responsabile del fallimento dell’impero? Perché è proprio dal bilancio fallimentare del regno di Valente che si possono comprendere le ulteriori vicende dell’impero, in particolare la caduta senza rumore dell’Impero d’Occidente avvenuta poco meno di un secolo dopo Adrianopoli”. Ecco, Adrianopoli….ci risiamo. Ma lo stesso Lensky dice: “Il mio obiettivo non e’ denigrare Valente. Le fonti antiche si sono spinte abbastanza in là nel macchiare la reputazione dell'uomo per tutti gli anni avvenire. Ma non cerco nemmeno di riabilitarlo. Tentativi del genere sono invariabilmente riduttivi e imprevedibili. Al momento non disprezzo Valente né lo ammiro particolarmente. Ha fatto il meglio che poteva per sopravvivere a quello che indubbiamente era il più grande lavoro del mondo dei suoi tempi e la sua caduta finale rappresenta in egual misura una testimonianza delle difficoltà di governare l'impero e degli errori dell'imperatore”. Devo dire che Valente non fu neppure fortunato. Adrianopoli fu solo il culmine, ma egli dovette affrontare incursioni di barbari (Persiani, Goti…) , usurpazioni (Procopio), violazione dei trattati, crisi economiche, lotte religiose intestine e anche catastrofi naturali (le fonti descrivono almeno sette grandi terremoti, un devastante maremoto, una grandinata prodigiosa a Costantinopoli e due carestie, una in Anatolia ed una in Siria). Insomma, un po’ sfigato era. Pero’, che belle monete fece coniare! Ecco una carrellata di altri solidi: Questo e’ un RESTITVTOR REIPUBLICAE di Nicomedia Qui siamo a Siscia, SALVS REIP Credo che queste due emissioni si riferiscano anche esse alla restaurazione ed alla salvezza dell’impero in occasione delle guerre contro i barbari che minacciavano l’integrità del regno. A conferma di ciò, sul solido di Siscia, la presenza di un barbaro prigioniero. Trovo bellissimo questo 1 e ½ solido, con una GLORIA ROMANORVM davvero inusuale: Ricordiamo l’importanza che aveva per Valente proprio la gloria di Roma, del suo potere universale, del suo dominio sul mondo. Fa il paio con questa, con le personificazioni di Roma e Costantinopoli: Molto particolare questo solido: Si vede, tra i due imperatori, una piccola figura togata che dovrebbe essere il piccolo Graziano. Un omaggio dello zio al nipote, associato al trono da Valentiniano I ad occidente. Qui sotto, invece, vediamo un omaggio non solo al nipote, ma anche a fratello: le due figure del rovescio sono infatti Valentiniano I e Graziano: Ovviamente commenti, interventi, correzioni e osservazioni sono bene accetti. Fonti e letture consigliate: - N. Lensky: Il fallimento dell’impero. Valente e lo stato romano nel quarto secolo d.C.; 21 editore - RIC volume IX - Adriano Savio: Monete romane; Jouvence - Alessandro Barbero: 9 agosto 378, il giorno dei barbari; Laterza Ciao da Stilicho
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