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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 11/05/21 in tutte le aree

  1. Cari amici la cercavo da una vita…e nel mio caso sono proprio tanti anni. ?EccoVi l’ultima entrata in collezione, un 5 lire di Gioacchino Napoleone Murat, col raro millesimo 1812. Proviene dall’asta Aurora di ottobre. Il nummo presenta una usura omogenea, fondi parzialmente lucenti nei campi al D, un bordo senza colpi e nessun graffio o difetto rilevante. Ho cercato per anni uno SPL pieno senza trovarlo, ma in questo caso alla fine aver trovato questo tipo di conservazione non lo reputo un ripiego, data la difficile reperibilità del pezzo. State tutti bene mi raccomando ?
    6 punti
  2. Scusa se insisto, Arka ?... premesso che credo sarebbe bastato che Laura Lischetti avesse postato una foto più ampia del diritto, ti allego un paio di elaborazioni grafiche che ho fatto per dimostrarti la mia idea. Finché si tratta di elaborazioni grafiche posso dire la mia, sulle monete lascio parlare poi voi! ? Nella prima immagine l'indicazione dei bordi dei rivetti visibili; nella seconda immagine le due foto postate, ruotate e ridimensionate per combaciare, almeno dimensionalmente (potrebbero essere ruotate di 90 o 180°...) con la seconda "specchiata" (e quindi con un po' di errore, ma giusto per vedere come dovrebbe comparire l'altro lato), e con l'aggiunta di due rivetti nella posizione in cui si intuiscono dall'immagine 1. Per me è la stessa "confezione"... Ciao!
    4 punti
  3. Buonasera Oggi mi è arrivata la raccomandata da oltreoceano dove son andato a pescare questa monetina estense che mancava in collezione. Si tratta di un soldo di Francesco III ,moneta molto comune ma non facile da trovare superiore alla media. Le foto del venditore facevano alquanto schifo ma mi pareva di intravedere una bella moneta e per fortuna così è stato. Ho provato a fare due foto con esposizioni diverse per far capire meglio la qualità. Oggi è un bel giorno.? Cosa ne pensate? Grazie a tutti e un saluto alla sezione. Marco
    3 punti
  4. Non ti conviene perchè ho degli orrori veramente semi distrutti! come questo 1 lev srebro (srebro = argento) bulgaro del 1916. Nell'altra discussione The World Wars per la Bulgaria nella prima guerra mondiale ne inserirò una di diverso nominale e più decente
    3 punti
  5. 2 punti
  6. Rimaniamo in tema di “Grani di grande rarità" dall’asta Nomisma 63; LOTTO 822 - ASTA 63 NAPOLI Filippo IV (1621-1665) Grano 1636 sigla O/C - Magliocca 61 CU (g 10,36) RRRRR L’esemplare è con la data che segue la legenda ma con una forma dello stemma diversa dal tipo precedente: semiovale e di grandi dimensioni. Debolezze di conio ma con bei rilievi, splendido esemplare per questa tipologia eccezionalmente rara Grading/Stato: SPL Aggiudicato per 320 + Dir
    2 punti
  7. Macchè FDS certo se capitano a buon prezzo non ci sputo sopra, ma per me monete e banconote devono prima di tutto raccontare una storia, e che storia vuoi che raccontino se sono rimaste chiuse per decenni in qualche caveau. Non credo di poter competere con @nikita_ e il suo lev bulgaro , ma questi 5 karbowanez emessi durante l'occupazione tedesca dell'Ucraina nella Seconda Guerra Mondiale, ne devono aver viste parecchie petronius
    2 punti
  8. Ciao @ExarKun Mi permetto di intromettermi in questa discussione, pur non essendo un collezionista, nè un esperto di tale monetazione. Gli ossidi del rame sono più di una ventina e si formano dall'interazione con l'ossigeno, Co2 e altri elementi presenti all'esterno. Se la moneta di lega di rame è stata interrata per molto tempo il rame "assorbe" gli elementi circostanti formando degli Ossidi, Uno dei più comuni è la "malachite" caratterizzata da un color verdastro e stabile nel tempo. Ben diverso è il cosiddetto "cancro del bronzo" che è un ossido composto da cloruri che danneggia la moneta progressivamente ( tipico delle monete ritrovate in luoghi di tipo marino). Visivamente lo si può apprezzare notando delle macchie azzurro - verdastre con un aspetto "polveroso". Se si gratta ( ad esempio con uno stecchino di legno ) si comprende che il danno è profondo ed irreversibile: Posto una moneta che spiega meglio la questione: Sembra un danno superficiale, invece è cancro del bronzo. In questo caso sono concorde con @skubydu e @Gianni.R che sarebbe opportuno stabilizzarla con il Benzotriazolo, piuttosto difficile da trovare e da maneggiare in quanto cancerogeno. Nel caso della tua moneta per fortuna ( dalle foto ) dovrebbe trattarsi dell'Ossido volgarmente detto "Malachite" (CuCO3. Cu(OH)2), stabile e non pericoloso. Se vuoi un consiglio, si può semplicemente immergere la moneta in Olio d'oliva per qualche settimana, qualche concrezione potrebbe staccarsi ( poi lavarla in acqua possibilmente demineralizzata e sapone senza addittivi tipo Sapone di Marsiglia). Se qualcuno è interessato a questo argomento può contattarmi con Messaggio Privato, in quanto ho molti documenti che posso condividere in merito a questo argomento ( senza annoiare gli altri con reazioni chimiche etc etc ). Saluti a tutti, Beppe
    2 punti
  9. Se intendi le 10 lire Pegaso con la legenda sul contorno capovolta o spostata non sono nè una variante, nè un errore e nè un difetto. La legenda sul contorno era incisa da una particolare macchina orlettatrice sul tondello prima della battitura, quindi il tondello entrava nella pressa monetaria con un orientamento casuale. Conseguentemente anche l'orientamento della legenda era del tutto casuale. Costituisce al limite una mera curiosità priva di alcun (plus)valore numismatico. La stessa cosa si verifica nelle monete del Regno con la legenda FERT incisa sul contorno di alcune monete.
    2 punti
  10. Questa mi sembra una di quelle vecchie mappe che venivano divise per evitare che uno solo potesse entrare in possesso del tesoro ... ed ora tu hai disposizione la mappa completa....il tesoro ?
    2 punti
  11. Ciao Mirco Gliel'hai tolta un po' della concrezione che si vede nelle prime foto? Aggiungo anche che provvedo a spostare la discussione nella Sezione della Serenissima. saluti luciano
    2 punti
  12. Premesso che dovrebbero starci le sigle C C, i graffi profondi che si vedono fanno subito pensare male. Ma dopo un confronto con quella catalogata sul Magliocca, penso si tratti della variante senza sigle.
    2 punti
  13. E' un AE 3 con SECVRITAS REIPVBLICAE per la zecca di Tessalonica (TESA in esergo). Questa moneta fu emessa per Valentiniano I, Valente e Graziano (RIC IX, 17 e 27). Arka Diligite iustitiam
    2 punti
  14. Torniamo ora a focalizzare l’attenzione sull’esemplare proposto in apertura. Innanzitutto non siamo in presenza di un asse come ritenuto dal venditore ma di un dupondio leggermente sottopeso (usura?) e la colorazione superficiale gialla può esser conferma una conferma in tale senso. La legenda al diritto nella sua integrità corrisponde a IVLIA IMP T AVG F AVGVSTA mentre il rovescio con figura seduta rivolta a sinistra e la legenda di cui sopra ci indirizza a due possibilità: Iulia Titi AE Dupondius, RIC 398 (RIC [1962] 180) (Titus), Cohen 18, BMC 256 IVLIA IMP T AVG F AVGVSTA, draped bust right, hair in bun at back of head / S-C either side of Vesta enthroned left holding Victory, VESTA in ex. OPPURE Iulia Titi AE Dupondius, RIC 395 (RIC [1962] 178) (Titus), Cohen 3, BMC 268 IVLIA IMP T AVG F AVGVSTA, draped bust right, hair in bun at back of head / CONCORDIA AVG Concordia seated left, holding patera in extended right hand, cradling cornucopiae in left arm. Cohen 3. Simile a questa tipologia c’è anche il RIC 394 con iconografia identica e legenda a rovescio CONCORDIA AVGVSTI. A moneta in mano non si ha evidenza della cornucopia mentre sembra di percepire la presenza del braccio piegato a 90 gradi atto a sorreggere lo scettro lungo ormai consunto: per questo motivo l’ho catalogata con il RIC 398 VESTA. Come rating siamo sullo “scarso”. Saluti Illyricum
    2 punti
  15. Siamo in presenza della figlia di Tito, Flavia Giulia detta anche Giulia Titi, un personaggio femminile poco noto e che come detto non influenzò la dinastia imperiale. Non sono note con certezza la data di nascita, quella di morte e nemmeno il suo nome alla nascita, in quanto alcuni studiosi hanno sospettano un caso di mutatio nominis. E la sua biografia è nota solo a grandi linee basandosi sui succinti racconti di Svetonio (Vite dei Cesari) e di Giovanni Xilifino (Compendio di Dione Cassio – Libro LXVII). Non si sa nemmeno con certezza chi tra le due mogli di Tito ( Arrecina Tertulla e Marcia Furnilla) fosse stata sua madre; siamo a conoscenza però del fatto che egli aveva divorziato da entrambe e che Giulia (chiamiamola semplicemente così) da bambina fu nominata Augusta in quanto prosecutrice della dinastia Flavia sebbene questo titolo spettasse alla moglie dell’Imperatore. Fu offerta in sposa a Domiziano che la rifiutò in favore di Domizia Longina; alla morte di Tito la popolarità di Domizia offuscò quella di Giulia ma la morte dell’infante fece ripudiare a Domiziano la moglie. Gli storici latini parlano quindi di una relazione tra Domiziano e Giulia, il cui sposo Tito Flavio Sabino era stato ucciso dallo zio stesso. Giulia morì per un aborto nel 90 d.C., forse incinta di Domiziano. Quindi una storia molto torbida e dalle trame poco note, che non chiariscono se questa donna fosse una abile tessitrice di trame politiche per il potere o se ne fosse incolpevole vittima. Presunto ritratto di Flavia Giulia (recentemente messa in dubbio come attribuzione) Buste de Julia Titi, fille de l'empereur Titus. Exposition Divus Vespasianus au Colisée en 2009 Busto, di restauro moderno, di Giulia, figlia dell'imperatore Tito. Musei Vaticani, Museo Chiaramonti - Braccio Nuovo; inv. 2269. Per fortuna la studiosa Francesca Cenerini con il suo libro “Dive e donne” aiuta a fare un po’ di luce sulla vita di Giulia. Innanzitutto apre la (breve) biografia affermando che i pettegolezzi a sfondo sessuale riportati dagli storici antichi furono motivati dalla volontà di screditare Domiziano. Il cognome Giulia era un richiamo alla dinastia Giulia Claudia e quindi atto ad indicare la prosecuzione delle stesse nella gens Flavia. Inoltre si rifaceva a Venere, dea protettrice di Giulio Cesare. Fu insignita del titolo di Augusta già sotto il regno di Vespasiano (da iscrizione ad Ercolano) quando Tito non era ancora Augusto (quindi pre- 21 giugno 79). Il cugino Flavio Sabino che aveva sposato venne ucciso da Domiziano in quanto implicato in una congiura ai suoi danni attorno al 83 d.C. Il legame tra Giulia e lo zio, secondo l'opinione degli storici attuali, non era dovuto ad un ruolo legato alla sfera della sensualità quanto a quello di confidente. La morte dell’Augusta dovuta all’esito sfortunato di una gravidanza da parte di Domiziano sarebbe stata una finzione storiografica creata per colpire l’Imperatore a causa della sua politica antisenatoriale; se si legge Svetonio Domiziano viene descritto come un despota lussurioso e la sua tresca con la nipote servirebbe a confermare questa infamante descrizione. In realtà egli fu promotore di una serie di editti volti alla correctio morum inasprendo le pene per gli adulterie per illeciti di natura sessuale, proibì la castrazione degli schiavi e aumentò i controlli sulla castitas delle Vestali. Pertanto o il legislatore Domiziano predicava bene mentre l’uomo razzolava male oppure Svetonio attua una pesante propaganda di discredito verso l’Imperatore, reo di avere nette posizioni contro il Senato. Inoltre la figura di Domiziano fa risaltare ancora di più per contrasto quella dell’Optimus Princeps Traiano (sec. Vinson). Quale sia la causa, Giulia muore in un periodo collocabile tra gli ultimi mesi dell’89 e il 3 gennaio 90 d.C. e viene divinizzata e le sue ceneri deposte nel mausoleo del Flavi sul Quirinale.
    2 punti
  16. Dall'Asta Kunker 350 del 29 giugno - 1° luglio 2021 - Lotto 1863: Lot 1863. ITALIEN. LUCCA. Republik, 1369-1799. Scudo 1617. 32,14 g. Wappen auf gekrönter, verzierter Wappenkartusche//St. Martin auf Pferd, teilt seinen Mantel mit Bettler. Bellesia 53; CNI XI, S. 159, 638; Dav. 3924; Montagano 202/3 (R5). Von größter Seltenheit. Sehr schön Lot: 1863 | ITALIEN | Auction 350 | Fritz Rudolf Künker GmbH & Co. KG | Sixbid
    1 punto
  17. Nella prossima asta elettronica di Negrini sono state inserite diverse medaglie modulo massimo interessanti, ma soprattutto è presente un cofanetto con le quattro basiliche patriarcali in bronzo dorato di Leone XIII. Bartolotti nel suo volume "Le Medaglie Pontificie di Modulo Massimo" (testo di riferimento per questa medaglistica) testimoniava di aver avuto visione solo di quella in bronzo, quindi questo gruppo penso sia da considerare estremamente raro. Chiedevo perciò a chi segue questa medaglistica da tempo (e penso a Renzo-Fabio ecc. ecc.) se anche a loro risulta l'estrema rarità di questi moduli o se nel tempo (il volume del Bartolotti è datato al 1971) sono uscite in commercio altri pezzi.
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  18. Distinti esperti di monete romane repubblicane, vorrei condividere alcune riflessioni sul denario di Lucius Manlius Torquatus e Lucius Cornelius Sulla Felix. A mio parere è una moneta che presenta diversi aspetti suggestivi. E’ sicuramente il primo denario romano che porta in legenda il titolo di “Imperator”; a seconda della datazione attribuitagli, poi, potrebbe anche essere la prima moneta in assoluto a riportarlo, mentre, se fosse esatta la datazione di Crawford (82 aC), le prime monete a mostrare questo titolo sarebbero alcuni rari cistofori emessi nell’ anno 85 aC da C. Flavius Fimbria. Altro aspetto particolare: tradizionalmente questa è considerata la prima moneta in cui vi è la rappresentazione di un contemporaneo vivente su una moneta romana. Infatti il triumphator su quadriga del R/, incoronato dalla Vittoria e reggente un caduceo, viene identificato con L Cornelio Sulla Felix. Dopo di lui molti altri metteranno il proprio ritratto su moneta, anche al D/, il chè è uno specchio fedele del passaggio dalla Repubblica al governo di uno solo. Vorrei però far notare (e qui mi rivolgo agli esperti) che nel denario di Caius Fundanius del 101 aC (Cr 326/1) sia Babelon che Crawford indicano la possibilità che il Triumphator su quadriga sia Caio Mario, l’ eterno rivale di Silla. Caio Mario avrebbe quindi scippato a Silla il primato sulla prima raffigurazione di vivente ritratto su moneta. Questo rende il denario di Manlio e Silla ancora più intrigante, come se Silla avesse voluto dimostrare che i tempi erano cambiati e che era lui, al momento, il primo uomo di Roma, emettendo un denario parallelo a quello raffigurante Mario. Crawford distingue tre tipi di denario, tutti caratterizzati dalla testa di Roma a dx con elmo attico alato al D/ e da Triumphator su quadriga al passo, incoronato da Vittoria alata al R/: Cr 367/1 in cui la scritta al D/ è disposta in modo diverso dagli altri due tipi (L. M- ANLI. PRO. Q) Cr 367/5 diviso, nel nostro catalogo La Moneta, in due sottosezioni: la prima in cui il cavallo in primo piano è in posizione centrale, la seconda (R3) in cui la zampa anteriore del cavallo in primo piano sfiora il bordo del tondello con un numero di controllo sottostante. Cr 367/3 con lettera T coricata dopo MANLI nella legenda del D/. Alcuni pensano che la T in questione sia l’ iniziale di TORQVATVS, altri ipotizzano che sia invece una L rovesciata ad indicare l’ età di Silla (come nel denario di Giulio Cesare R-I2/2-1 e nei quinari di Marco Antonio e Fulvia). Quello che vorrei evidenziare è che, a mio avviso, nella catalogazione Cr 367/3 (R-G256/4-1) coesistono due diversi tipi di monete, entrambi rappresentati nel Catalogo La Moneta. La differenza sta nel rovescio e più precisamente nella posizione dei cavalli della quadriga. Vi sono infatti esemplari con il cavallo in primo piano che sfiora con la zampa alzata il bordo del tondello ed esemplari, come quello postato, in cui il cavallo in primo piano è in posizione centrale. E’ forse la scoperta dell’ acqua calda, ma non ho trovato, sui testi consultati, qualcuno che abbia segnalato questa diversità. Propongo quindi all’ esimio Curatore del sito ed ai vari esperti se non sia il caso di dividere in due sottosezioni Cr 367/3, analogamente a quanto si è fatto per Cr 367/5. Ringrazio per la cortese attenzione e spero in numerosi riscontri per chiarire alcuni aspetti per me ancora non chiari di questa affascinante moneta.
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  19. 1 punto
  20. Preferisco non risponderti più, per non rovinare questa bella e didattica discussione(avrei preferito farlo in MP ma mi hai silenziato). Ti riconsiglio di essere un po' meno presuntuoso nei tuoi interventi. Se vuoi rispondermi fallo in privato, io non ti ho silenziato?Ovviamente per te non alla prossima. ANTONIO
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  21. Complimenti @Scudo1901, moneta molto rara e molto bella come conservazione, penso sarebbe difficile trovarla migliore. Buona Serata, Beppe
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  22. https://www.panorama-numismatico.com/wp-content/uploads/Le-monete-di-Valeriano-e-Gallieno.pdf
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  23. DE GREGE EPICURI Perchè e da chi sia stata venduta non sono fatti nostri, però dopo 31 post avrei voluto conoscere almeno il peso della moneta.
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  24. Buona Sera Tra i segni degli zecchieri, alcuni, pur diversi tra loro almeno a livello teorico, si prestano a volte, per svariati motivi, a interpretazioni non corrette. Talvolta anche l’analisi stilistica risulta essere fuorviante con particolare riferimento alle serie deposito ( la serie XX ) dove confluiscono le monete difficilmente collocabili in ambiti più precisi. Lo spunto mi viene in questo caso dalla prossima Asta numero 108 di Bertolami. Tra le altre monete c’è anche un Fiorino della Repubblica di Firenze. La moneta in questione è al lotto 148, non vengono indicati per quanto sono riuscito a verificare i dati di diametro e peso, malgrado questo, da quanto posso vedere ipotizzerei che la moneta sia stata sottoposta, non saprei indicare in quale misura, a “tosatura”, viene indicata come BB-SPL. ( ? ) La moneta presenta al rovescio, in corrispondenza della testa del Santo una lieve doppia battitura. Bertolami la classifica come “Agnello Pasquale” Bernocchi 1351-53, MIR 8/5. Allego una immagine della moneta. Un Fiorino con lo stesso conio di rovescio era passato in una asta del 2017, L’Asta Ranieri 11 dove era stato classificato come “Agnello Bicipite” Bernocchi 2171. Allego anche questa immagine Per le due monete propongo una diversa classificazione sulla base della rappresentazione del “quadrupede” presente come segno. Ci spostiamo nella Serie XX il segno sembra essere quello indicato come “Ariete girato a sinistra” Bernocchi 464 (per la N correttamente orientata in FLORENTIA al diritto) MIR 20/6. Resta in sospeso l’aspetto stilistico della moneta, di cui si potrebbe discutere, ma siamo nella Serie XX …. Per confronto allego le immagini di due ulteriori Fiorini il primo con segno “Agnello Pasquale” da Asta NAC 81, l’altro “Agnello Bicipite” da Asta Bolaffi 21 Chiedo a chi volesse intervenire un commento. Cordialità
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  25. Non ci sono problemi riguardo il possesso. E’ una pacchia: se compri monete al mercato o presso commercianti nessuno ti puo’ dire nulla. se addirittura le cerchi e le trovi con il metaldetector hai l’unico obbligo di dichiarare che monete sono. Se sono rare il museo se non le possiede gia’ te le compra ( a prezzo di mercato ) se invece le ha gia’ registra solo i dati e poi te le restituisce e tu sei libero di venderle o tenerle in collezione ( la legislazione si chiama Treasure Act) siamo su un altro pianeta. risultato: da quando viene applicato il Treasure Act si sono scoperte decine di inediti,pubblicati piu articoli, e i musei hanno ampliato le loro collezioni. Per non parlare di collezionisti felici. Qui da noi se si legge ( impossibile arrivare fini in fondo) il testo pubblicato di recente dsl Ministero per regolare il commercio di monete con l’estero c’è il rischio di sentirsi male ( sul serio..)
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  26. Banconota bellissima ma.. ma... la vedo sin troppo integra per questa discussione!
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  27. Peppe sei sempre il top in questo campo,è un piacere apprendere da te?
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  28. Dopo Il Giornale della Numismatica e Milano Today oggi su Panorama Numismatico on line, Milano Numismatica continua e continuerà nei commenti sulle varie testate... https://www.panorama-numismatico.com/milano-numismatica-quelli-del-cordusio-16-ottobre-2021/
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  29. Splendida serie, dal design caratteristico che mi è sempre piaciuta. Ha decisamente diritto di figurare in collezione! Io ne ho recentemente acquistato una della serie precedente (che avevo già postato altrove), di cui sono felice e quindi la riposto...
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  30. Al di là della "regolarità" della moneta, io ne aspetterei una migliore
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  31. Buona fortuna!? Sicuramente hanno meno problemi di noi lì ma se poi devi portarle qui so dolori.
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  32. Esatto. Non conoscendo esattamente il nome corretto, si identifica le monete per la dimensione, secondo la definizione del RIC. Attenzione che, invece, il valore potrebbe essere differente. Dipende dal periodo preso in considerazione. Arka Diligite iustitiam
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  33. Che poi, detto tra noi, 100 copie cartacee per appassionati di questa nostra comune passione non sono certo poche ...direi quindi approfittatene amici andando al Memorial Correale ?
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  34. Dovrebbe essere un AE 4 di Valentiniano II (?) con al rovescio VOT V MVLT X. La zecca potrebbe essere Costantinopoli (CONS in esergo?). Arka Diligite iustitiam
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  35. Velia, situata sulla costa tirrenica dell'Italia meridionale a sud di Poseidonia, fu fondata intorno al 540 a. C. dai coloni provenienti da Focea, nell'Asia Minore occidentale, che erano fuggiti dalla loro patria in seguito alla conquista persiana. La sua monetazione ebbe inizio subito dopo la fondazione della città e i suoi tipi (parte anteriore del leone che divora la preda / quadrato incuso) e la denominazione (dracma d'argento foceana) riflettono l'origine asiatica dei primi cittadini di Velia. Più tardi, nel V secolo, lo standard ponderale della monetazione di Velia fu assimilato a quello delle città achee della Magna Grecia producendo un nomos di circa 8 grammi. Il tipo di un leone, o un leone che attacca o si nutre della sua preda, rimase popolare a Velia durante i due secoli e mezzo della sua monetazione d'argento, che cessò poco prima dell'alleanza della città con Roma, negoziata circa nel 275 a. C.
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  36. Strane le due “O” al rovescio di dimensioni differenti…. Considerando che erano impresse nel conio con un punzone , dovrebbero essere uguali.Un ritocco ? CAST BA che perizia è?
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  37. Osservando le emissioni di Giulia ci si rende conto che presentano tre ritratti distinti caratterizzati da tre diverse acconciature dei capelli. (da Wildwinds) Inoltre la ritrattistica della statuaria a lei dedicata entra in contrasto con le fattezze fisiche rappresentante sulle monete: gli studiosi motivano ciò nel tentativo di evidenziare la discendenza dal padre Tito (vedasi la prima a destra in particolare) e quindi il già descritto ruolo di ponte tra la dinastia Giulio-Claudia e quella Flavia. Se poi andiamo a vedere gli esemplari a lei dedicati abbiamo le seguenti tipologie: aurei RIC 219 (Domitianus) Aureus Obv: DIVAIVLIAAVGVSTA - Diademed, draped bust right. Rev: No legend - Julia Titi riding elephant biga right, holding patera and scepter · Denari RIC 55 b (Titus)Denarius Obv: IVLIAAVGVSTATITIAVGVSTIF - Diademed, draped bust right. Rev: VENVSAVG - Venus standing right, leaning on on column, holding helmet and scepter. c.80-81 (Rome). · Tetradracme RIC 231 (Domitianus) Cistophoric Tetradrachm Obv: IVLIAAVGVSTADIVITITIF - Draped bust right. Rev: No legend Exe: VESTA - Vesta seated left, holding palladium and scepter. c.82 (Ephesus). · Sesterzi postumi RIC 400 (Domitianus) Sestertius Obv: DIVAEIVLIAEAVGDIVITITIF Exe: SPQR - Carpentum drawn right by two mules. Rev: IMPCAESDOMITAVGGERMCOSXVCENSPERPP - Legend around large S C. 90-91 (Rome). · Dupondi RIC 177 (Titus) Dupondius Obv: IVLIAIMPTAVGFAVGVSTA - Draped bust right. Rev: CERESAVGVST - Ceres standing left, holding grain ears and scepter. 80-81 (Rome). + monete provinciali (Tratti da http://dirtyoldbooks.com/roman/id/Coins-of-Roman-Empress-Julia-Titi.htm )
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  38. Complimenti @nikita_ per questo pezzo spettacolare e, soprattutto, grazie per avercelo mostrato. Pezzi come questi, della Prima guerra mondiale, li reputo importantissimi poiché raccontano quella storia che, purtroppo, si sta perdendo.
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  39. Invio altre foto senza punzonatura
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  40. Questo è un gran bel pezzo carico di storia... altro che FDS. Complimenti.
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  41. 1 punto
  42. Seconda guerra mondiale Aggressione italiana alla Grecia, 20 dracme 1940
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  43. Vedi anche: https://www.lamoneta.it/topic/202297-the-world-wars/page/2/#comment-2235199 https://www.lamoneta.it/topic/55560-shqipëria-il-paese-delle-aquile/#comment-578040 Seconda Guerra Mondiale Occupazione italiana dell'Albania Nel post #31 è stato presentato il 100 franchi emissione 1939 (625 lire italiane), mancavano ancora per la circolazione cartacea dei piccoli tagli, il valore nominale dei biglietti espressi in franchi erano alti. così nel periodo 1940-42 furono prodotti il 2, 5 e 10 lek Il precedente franco dell'Italia albanese (con il 20 e 100 franchi "Capranesi") era equivalente a 6,25 lire italiane, il lek fu fissato a 1,25 lire. 2 lek emissione 1940
    1 punto
  44. Scusate ma non so fare foto migliori per evitare i riflessi del vetro.
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  45. Conservazione abbastanza povera, ma è sempre un bel pezzo di storia. Questa è anche la varietà meno comune, caratterizzata dalla legenda A PV, sciolta in (EX) ARGENTO PVBLICO. L. Titurio Sabino, monetario nell'89-88, operò durante la Guerra Sociale prelevando il metallo dal pubblico tesoro in virtù della Lex Plautia-Papiria, come prova la legenda della variante 2c. Nel 79 divenne legato del proconsole Q. Caecilius Metellus Pius, partecipando alla guerra contro Sertorio. Si vantava, dal nome, di discendere dai Sabini, onde il riferimento al re Tito Tazio, re dei Sabini, che mosse contro Roma per vendicare il ratto delle Sabine. Il rovescio richiama il mito di Tarpeia, vergine vestale figlia di Spurio Tarpeio, comandante della cittadella sul Campidoglio, invaghitasi di Tito Tazio nell'assedio di Roma. I guerrieri Sabini avevano l’abitudine di indossare pesanti bracciali d’oro (armille) sul braccio sinistro e anelli riccamente ornati di gioielli, e che la ragazza fece loro promettere di darle “quello che avevano sul braccio sinistro” se li avesse fatti entrare; così, i Sabini ammucchiarono i loro scudi su di lei schiacciandola, invece dei preziosi monili d’oro. Nella raffigurazione della vicenda di Tarpeia, il crescente rinvia ai versi di Properzio (Elegie, IV, 4): "saepe illa immeritae causata est omina lunae / et sibi tingendas dixit in amne comas" (Spesso addusse a pretesto i presagi dell'innocente luna e disse di dover immergere nel fiume le sue chiome). Il riferimento all'argento publico compare solo sui denarî RRC 322/1b (EX. A. PV), RRC 324/1 (PV), RRC 325/1 (ARG. PVB), RRC 328/1 (P), RRC 344/1c e RRC 344/2c (A. PV), RRC 351/1 (P.A., che però il Mattingly scioglie in Pecunia Assignata o Attibuta), 352/1b (EX. A. P) e RRC 353/2 (EX. A. P.); inoltre, un monogramma di dubbia interpretazione (sciolto anche in Apollo o Roma) è presente sui denarî RRC 298/1 e RRC 353/1. Secondo Crawford, la sigla sulle prime quattro emissioni argentee attesta che la moneta fu prodotta con metallo pubblico in un momento di grave scontro socio-politico (gli ultimi anni del II sec.), mentre sulle ultime tre indica la monetazione dell'eredità tolemaica. Tolomeo Alessandro, sovrano d'Egitto che - come riferito da Cicerone - lasciò il suo regno al popolo romano. Secondo il Badian tale eredità fu lasciata dal primo Tolomeo Alessandro, morto nel settembre od ottobre dell'anno 88. A seguito del suo lascito un cospicuo quantitativo di metallo prezioso giunse nelle mani dei Romani e fu in parte utilizzato per coniare monete, dando modo al console dell'86, Valerius Flaccus, di ridurre i debiti di tre quarti. Secondo Cr., che accoglie la proposta cronologica del Badian, la pecunia deposita sarebbe stata monetata tra gli anni 86 ed 85 ed i relativi denarî emessi, con legenda AP (Argentum Publicum), sarebbero appunto i denarî 352/1 e 353/1. La presenza della sigla sulle serie 344, databile alla Guerra Sociale, non trova però motivazioni. Secondo Barlow, la sigla sugli argenti indica la provenienza del metallo dall'Aerarium Sanctius, in momenti di grave difficoltà finanziaria. Secondo altri studiosi, la sigla sugli argenti va sciolta in aeris pondere e fa coppia appunto con L.P.D.A.P.; entrambe andrebbero riferite alle Leges Papiriae de aere publico e de argento publico (promulgate nell'89 dal tribuno C. Papirius Carbo, proveniente da una nobile gens consolare divisa in ramo patrizio e ramo plebeo) e rinvierebbero a un prelievo dal tesoro pubblico, connesso con la difficile situazione finanziaria conseguente alla Guerra Sociale (attestata anche dai bronzi anonimi RRC 339, ritenuti una serie d'emergenza). Secondo Pedroni (Interrogativi sulla magistratura monetaria in età post-annibalica, 2000), il riferimento all'argento pubblico sarebbe una delle prove del fatto che, ordinariamente), l'argento non veniva prelevato dal tesoro dell'erario, bensì era fornito da privati che avevano preso il relativo servizio in appalto e, per questo, potevano apporre (essi, e non i monetarî) il proprio nome sui conî. Questa pratica sarebbe nata dopo la Seconda Guerra Punica dall'abitudine, maturata già in epoca molto risalente, di apporre sulla monetazione itinerante simboli (e tipi) che testimoniassero la provenienza del metallo da un determinato bottino bellico, poi anche (a partire dalla guerra annibalica) sigle (CROT, L/T, KOP, etc.) che indicassero la piazza militare dove era avvenuta la coniazione (forse per indicare che si era attinto alle risorse locali) e, infine, il nome del condottiero che aveva distribuito il bottino.
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