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Contenuti più popolari
Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 12/19/21 in tutte le aree
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La mia napoletana di oggi è una piastra del 1835, acquistata nel 2018 ( visti i prezzi chr si vedono ora, ne avrei dovute comprare di più qualche anno fa!). Le attribuisco conservazione qBB6 punti
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Oltre che a divertirsi a collezionare tutte le varianti, il vero arduo scopo è studiarle tutte: per adesso sono arrivato a 9 varianti del 4 1798, di cui 5 rovesci. Questo è il più comune, con 16 bacche (6 a sx e 10 a dx) e 18 foglie (9+9), riconoscibile per le due bacche parallele sul ramo di dx in alto, e le cifre dell'anno alla stessa altezza del valore. Di seguito vi posto la mia:5 punti
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Altro regalo è questa moneta che aspettavo da tempo. Si tratta di un quarto del Vescovo di Sion Ildebrando di Riedmatten 1565-1604 ad imitazione dei Quarti di Soldo di Emanuele Filiberto. Mi ricordo di avere visto la prima di queste monetine dal mio amico @alainrib una decina di anni fa e poi un mesetto dopo dall'altro amico francese @osnaej, per parecchio tempo poi nulla sino ad una discussione nel 2014 di Pier ... Ho avuto pazienza e finalmente riesco ad aggiungerla in collezione, non è sabauda, questo è vero, ma da tempo volevo inserire un esemplare nella raccolta tipologica di Quarti di Soldo, dopotutto è stata prodotta per circolare insieme a loro e può quindi riposare con loro.4 punti
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Condivido l'ultimo scudo entrato in collezione, che porta a -7 il computo della lunga serie degli scudi di Carlo Alberto Ex Inasta 97, presso alla base (700) e indicato come qFDC Particolarità di questa rispetto agli altri 1844 Torino sono i 44 della data, più grandi rispetto a 18 e disassati, e la P che sembra più vicina alla testina d'aquila rispetto agli altri esemplari Cercando nell'archivio di Sixbid questa moneta ha una lunga serie di passaggi che ho ricostruito, il primo che ho trovato è della Nomisma-Varesi del Febbraio 2016 (collezione Augustus, giudicata SPL/FDC con base a 1200 e invenduto) per poi passare in altre aste di Nomisma, Varesi e Aurora e infine Inasta). Non è FDC ma è una magnifica moneta e adesso ha trovato pace, e riposa sul velluto in banca in cassetta di sicurezza con le sorelline Varesi Coll. Augustus 02.2016 SPL-FDC - invenduto a 1200€ https://www.numisbids.com/n.php?p=lot&sid=1418&lot=157 Aurora 4 (11.2016) SPL-FDC - invenduto a 1200€ https://www.sixbid-coin-archive.com#/de/single/l30365053 Varesi 71 (11.2017) L 481 qFDC/FDC - invenduta a 1000€ https://www.sixbid-coin-archive.com#/de/single/l30367111 Nomisma 57 (05.2018) L 1745 qFDC/FDC - invenduta a 1000€ https://www.sixbid-coin-archive.com#/de/single/l27574193 Nomisma 59 (05.2019) L 1708 qFDC/FDC - aggiudicata a 950€ https://www.sixbid-coin-archive.com#/de/single/l27583442 Aurora 21 (04.2021) qFDC - invenduta a 1000€ https://www.sixbid-coin-archive.com#/de/single/l33129869 Inasta 97 (11.2021) - qFDC - aggiudicato a 700€ https://asta.inasta.com/it/lot/137417/savoia-carlo-alberto-1831-1849-5-lire-/3 punti
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Carissimi, posto l'immagine del fiorino con segno 'grillo' tratto dal volume: Giuseppe Toderi, Fiorenza Vannel Monete italiane del Museo Nazionale del Bargello Volume II. Firenze: repubblica Polistampa 2008 Buona serata, Valerio3 punti
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A quanto pare negli USA ci sono troppi pochi quarter in circolazione: https://www.chronline.com/stories/quarter-shortage-creates-a-two-bit-black-market-in-coin-operated-seattle,279707 E si cerca di convincere la gente a tirarli fuori dai cassetti: https://getcoinmoving.org/ Prevalentemente danno la colpa al COVID ma secondo me è tutta colpa di noi collezionisti!2 punti
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Buongiorno @Sam, è un Carlino del terzo tipo del Regno di Napoli, coniato sotto Carlo VI d'Asburgo. Il millesimo è il 1730. Con queste iniziali (MF, A, GG) presenti al dritto penso sia: 1730 W-C6/5-2 Napoli MF A GG Mattia De Franco Francesco Antonio Ariani Giovanni De Gennaro NC https://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-C6/5 Attendiamo comunque altri pareri. saluti Magus2 punti
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Per me le perizie di Bazzoni danno un plusvalore alla moneta. Non la toglierei assolutamente.2 punti
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invece mi era scappata una rarissima lettera tutta autografa, di Emanuele Filiberto (aveva una calligrafia pazzesca, tutte punte senza curve) dove ,dopo due anni dalle nozze, sollecitava suo suocero,il re di Francia, a inviargli il regalo di nozze promesso, due navi. Queste poi saranno le due navi che forniranno il contributo dei Savoia alla battaglia di Lepanto.2 punti
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Ciao! Questa é molto bella, la conservazione proof esalta in maniera straordinaria i particolari... Saluti1 punto
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Condivido il consiglio di @caravelle82, aggiungerei, che alcune "macchie" potrebbero essere cancro dell'alluminio, come : al D/ sulla scritta REPV sulla punta dell'ala ed al R/ sulle due olive a sinistra, nel caso fosse ciò che ho ipotizzato, con la pulizia come detto sopra, non otterresti un gran che, in quanto la corrosione avrebbe interessato lo strato superficiale della moneta, in tal caso non ci sarebbero rimedi, e consiglierei di tenere separata la moneta da altre dello stesso metallo. Saluti TIBERIVS1 punto
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Ciao, con quell'occhiello non può essere definito un token (gettone), quest'ultimi sono usati per ottenere un bene od un servizio in un'area territoriale limitata, la loro caratteristica è quella di essere un mezzo sostitutivo della moneta per il valore indicato, in mancanza di un valore impresso varrà quanto definito da un gestore. La tua è una medaglia, come ce ne saranno tante altre prodotte da aziende private per quell'evento, il che significherebbe un gadget/ricordo delle Olimpiadi del 1972.1 punto
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Ciao Per la conservazione non si capisce molto in quanto la foto non aiuta,poca luce ed artificiale. Sembra comunque in bassa conservazione. Per la pulizia,se è uno sporco superficiale,potresti massaggiar delicatamente con i polpastrelli,con l' ausilio ovviamente di acqua e sapone neutro. Non usare unghie o altre diavolerie,sii molto delicato,perchè questo tipo di materiale leggere e morbido,ha tolleranza zero errori,il minimo sgarro hai un" bel" airline,quei segni di pulizia aggressiva. Tutto ciò ripeto,se si tratta di sporco superficiale . Se è roba piú seria,fatti consigliare perchè i metodi ci sono. Saluti1 punto
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Non sono tipo da credere a ciò che viene raccontato, senza poter verificare le fonti ?. Certamente io di sicuro sono un po' rinco. A giorni alterni. Perciò ti ho chiesto info sulla foto ? PS: non chiedermi se lo sono nei giorni pari o i dispari. Più probabile che la risposta sia tu a saperla che non io ?1 punto
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Il primo è un picciolo di Macerata di Papa Giovannii XXII , vedi la scheda che ho fatto: https://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-MACGIO/3 Il secondo è un denaro di Ancona del periodo autonomo del XII-XIII secolo, come da scheda : https://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-REPUAN/2 Entrambe le monete sono abbastanza comuni.1 punto
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Per quanto concerne le monete moderne, posso riportare quella della serie delle dodici fatiche di Eracle emessa a Gibilterra nel 1998 con l’Idra di Lerna che ho nella collezione completa. D/ Ritratto coronato a destra GIBRALTAR · ELIZABETH II 1998 R/ Idra di Lerna THE LABOURS OF HERCULES/THE/LERNEAN/HYDRA/2/POUNDS Moneta bimetallica (12 g, 28, 4 mm) con il centro in rame-nichel in un anello di nichel ottonato. Incisore Ian Rank-Broadley.1 punto
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Buonasera @magicoin, ormai le Piastre 1835 prima serie, ossia a legenda continua, sono diventate difficili da trovare. Quindi ti faccio i complimenti per l'acquisto. Saluti, Sergio.1 punto
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finalmente oggi la conferenza ha avuto un giusto riconoscimento di pubblico. Interessante e molto ben articolata. Complimenti!1 punto
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Ciao a tutti, era un po' che non mi facevo vivo sul forum, ma sono rimasto comunque un osservatore silente. Oggi voglio mostrarvi uno dei miei ultimi acquisti. Un bel Francescone 1806 del Regno d'Etruria con una forte collisione di conio. La moneta, proveniente da asta Bertolami, era descritta semplicemente con un "presente legenda del D/ coniata in incuso", senza far riferimento alla collisione di conio. Osservando meglio però, ci si rende conto che non risalta solo la legenda in incuso, ma anche i busti, i capelli e le tonache di Carlo Ludovico e Maria Luisa. Pur essendo molto evidente in foto, dal vivo rende ancora di più con delle tracce molto più marcate. Infine, parliamo della variante con le "U" al posto delle "V", ben segnalata anche sul catalogo de Lamoneta.it Devo dire che non ho proprio saputo resistere ad accaparrarmela. Buona giornata a tutti1 punto
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Molto interessante questo studio su un denario di Marco Antonio ritrovato presso un milecastle del Vallo di Adriano: W&E_IV_2019_DiPastena.pdf (units.it) Allego inoltre immagine sulla statistica dei ritrovamenti di denarii legionari che documenta l'ampia diffusione geografica e temporale di queste monete. Si parla sempre di denarii, gli aurei evidentemente, oggi come allora, erano riservati a pochi eletti.... jukes191 punto
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se può esserti d'aiuto ti metto alcuni link dove ci sono alcuni falsi riconosciuti (FAC report compreso) Fake Roman Imperial Coins: The 12 Caesars: Flavian Dynasty: Vespasian - Domitian: AD 69 - 96 - Dr. Ilya Prokopov's Fake Ancient Coin Reports (forumancientcoins.com) ForgeryNetwork: Search Results - titus FALSIFICACIONES, REPRODUCCIONES e IMITACIONES de MONEDAS ANTIGUAS (imperio-numismatico.com) Museum Reproductions Web Shop - Celtic Coins1 punto
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Ma come fate a specificare il miglior acquisto?! È come chiedere a una mamma degna di tale nome quale figlio e figlia preferisce! ???1 punto
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Il catino lo vedo papabile... @FFF, se ci sei vai di gas a martello1 punto
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https://www.wildwinds.com/coins/ric/titus/RIC_0108.jpg RIC 108 Titus, as Augustus, AR Denarius. IMP TITVS CAES VESPASIAN AVG P M, laureate head right / TR P IX IMP XV COS VIII P P, small wreath on curule chair. RIC 108; BMC 66-69; RSC 318.1 punto
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per quanto mi riguarda, forse non l'esemplare più importante dell'anno, ma quello con significato simbolico e commemorativo di gran lunga più importante, è questa medaglia/moneta in conservazione notevole: Occupazione Austriaca di Ronciglione - Madonnina da 3 Baiocchi 1799 - Zecca: Ronciglione1 punto
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A mio avviso il fascino della monetazione napoleonica non risiede nella varietà di ritratti e temi, ma nel grande interesse storico che riveste, si tratta di monete che fungono da spartiacque tra un sistema monetario di tipo più antico ed un altro totalmente nuovo, su base decimale, destinato a diffondersi e prevalere in tutta Europa e in tante altre zone del mondo, una rivoluzione anche monetaria che impattererà molto oltre la durata politica del suo propagatore, le stesse monete di Napoleone circoleranno per molto tempo sia in Francia che in Italia anche dopo la fine del suo regno... Quindi un'epopea monetaria che ha avuto un'importanza ben più vasta della ventina d'anni scarsa della loro emissione...1 punto
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Segnalo agli interessati che domenica 19 dicembre alle 10:30 avrà luogo, presso il Circolo Numismatico Ligure, la conferenza da me esposta dal titolo: La monetazione di Ferdinado IV di Borbone Re di Napoli (1759-1816) Per accedere ai locali è necessario essere in possesso della carta verde e indossare correttamete la mascherina chirugica. Alessandro Giaccardi1 punto
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Buongiorno a tutti e buona Festa dell'Immacolata. Il cassetto di mio Nonno non l'ho mai aperto, stavo tutto il giorno a giocare nella "ruga" con i miei amici. La sera però quando ritornava dalla campagna ( un fazzoletto di terra in cui seminava di tutto ) andavo sempre ad accoglierlo, abitavamo vicini , alcune volte metteva la mano in tasca e tirava fuori mostrandomi un dischetto di rame sporco di terra. Fu allora che , ancora ragazzino con i pantaloni corti e le bretelle (ero talmente stecchino che nessuna cintura si adattava alla mia vita), vidi per la prima volta un 10 Tornesi di Francesco II ! Abituato com'ero a maneggiare le 20, 10 e 5 lire, era enorme e mi riempiva da solo la mia piccola mano, era bellissimo! Ricordo pure un Grano da 12 Cavalli del 1792 di Ferdinando IV, quante domande gli feci sul perché di quelle parole. Forse la mia passione per le monete Napoletane ebbe inizio da quel giorno. Il Nonno non c'è più, e neppure il cassetto in cui cercare. Mi piace pensare di essere io ora il Nonno per i miei nipoti, e che un giorno (spero) trovino il famoso cassetto pieno di sorprese numismatiche e che le sappiano apprezzare ed amare come le ho amate io per tanti anni. Un caro saluto, Rocco.1 punto
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Buongiorno. A mio giudizio ora come ora circa 20€ è un giusto prezzo.1 punto
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Buonasera, ne approfitto per postare la mia. Saluti Alberto1 punto
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Peccato: è una moneta dai bei rilievi, ma gli hairlines la penalizzano e non poco. Dalle foto sembrerebbe anche lievemente decentrata. In queste condizioni non pagherei più di 15-20 €. Presento la mia in buona conservazione come confronto:1 punto
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Buonasera Cristiano @Asclepia, sicuramente lo conosci già. Non è in ottima forma ma al dritto nel giro ha la scritta NAPO. Saluti, Sergio.1 punto
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Buongiorno. Proseguiamo con una bella rarità: 3 grana 1810 secondo tipo con legenda variata. Al dritto invece che GIOACCHINO NAP RE DELLE DUE SIC. troviamo GIOACCHINO NAPO RE DELLE DUE SIC. una bella "O" a variare la legenda. Al rovescio invece PRIN . E GRAND' AMMI . DI FRAN . quindi punti in legenda e non rombi, e niente punti dopo data o valore. Non ho visionato tanti esemplari e quindi non so se questo dritto si può accompagnare anche ad altri rovesci. Se qualche lamonetiano ha un esemplare per confronto sarebbe bello. La moneta in questione è molto rara. Ecco le foto di un esemplare non mio: Un saluto1 punto
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Non ti preoccupare se hai l'impressione di avere confusione in testa sulle litre selinuntine. Intanto posto l'immagine del bronzo di Gela a cui ti riferisci: NY Sale 14/2007, 38 g. 3,37 che è più o meno coevo alla serie delle litre selinuntine e comunque all'ultimo quarto del V secolo a.C. Non è facile capire cosa esattamente raffigura la testina della contromarca, se femminile o maschile. Io propenderei per una testina femminile in quanto in alcuni conii si vede chiaramente una benda o una specie di sphendone che cinge la testa, anche se in altri conii la testina sembra più "maschile".... Però mi riesce difficile immaginare testine diverse per un fenomeno di contromarcatura comunque piuttosto limitato nel tempo. Adesso vediamo meglio gli eventi storici durante l’invasione cartaginese, che segnò la cesura per molte emissioni siceliote, fino al 407 a.C., quando morì Ermocrate. Il racconto che segue è ripreso in buona parte da un mio articolo che avevo pubblicato sul volume in onore di Roberto Russo ed edito dalla NAC insieme all’ANS di New York. Nell’estate del 409 a.C. le truppe cartaginesi e loro alleati elimi, al comando di Annibale Magone, espugnarono Selinunte in soli nove giorni (Diod. XIII 59, 3-4). E’ bene rilevare (e non molti lo sanno) che Selinunte fu saccheggiata e le sue mura furono abbattute, ma la città non fu distrutta dalle fondamenta. Ben 2600 Selinuntini sfuggirono alla cattura trovando rifugio e ospitalità ad Akragas. A molti di essi, per intercessione del filopunico Empedione, il comandante cartaginese concesse di rientrare in città e coltivare i campi a condizione che versassero un tributo a Cartagine e non ricostruissero le fortificazioni (Diod. XIII, 59, 3). La città quindi entrò di fatto nella zona di influenza cartaginese. Altri superstiti selinuntini rientrarono al seguito di Ermocrate (vedasi più avanti). In ogni caso gli scavi archeologici condotti a Selinunte hanno confermato che dopo il massacro del 409 a.C. la città fu parzialmente riedificata con materiali di riporto, specie nel quartiere più settentrionale e la popolazione si era poi concentrata nella zona dell’acropoli: cfr. Rallo A. L’abitato di Selinunte: il quartiere punico e la sua necropoli. Kokalos, 28-29 (1982-1983), p. 169-174, in particolare p. 171.] Dopo il saccheggio di Selinunte, i Cartaginesi risalirono lungo il corso del fiume Himera e cinsero d’assedio da ovest e da sud l’omonima città greca (Diod. XIII, 59, 4). In suo soccorso pervenne l’esercito siracusano al comando di Diocle, che comprendeva anche mercenari ed elementi di Gela e Akragas (Diod. XIII, 61, 3: si sospetta che ci fossero anche soldati di Kamarina). La flotta siracusana era impegnata nel mare Egeo, al comando di Ermocrate, a sostenere Sparta nella sua guerra contro la comune nemica Atene, ma egli riuscì a inviare 25 triremi che giunsero alla costa di Himera (Diod. XIII, 61, 1) poco dopo una disastrosa sortita di soldati imeresi, con la morte di ben 3000 uomini (Diod. XIII, 60, 7). Di notte fu imbarcata una moltitudine di donne, bambini e schiavi e la flotta ripartì per Messana (Diod. XIII, 61, 5). Sapendo che la capienza media di una trireme era di circa 200 persone, è possibile calcolare che per via mare furono evacuate circa 5000 persone, un quarto della popolazione imerese, che doveva ammontare a circa 20000 individui (cfr. Asheri D., La popolazione di Himera nel V secolo a.C., Rivista di Filologia e di Istruzione Classica, 101 (1973), p. 457-465), comprendendo però anche abitanti della parte bassa. Calcolando la proporzione di 1:3, l’esercito imerese doveva essere composto da almeno 7000 soldati. Le navi però non bastarono a imbarcare altri abitanti di Himera e nel frattempo si era sparsa la voce che i Cartaginesi avrebbero approfittato per veleggiare direttamente su Siracusa indifesa. Di conseguenza Diocle preferì ripiegare via terra verso la sua città (Diod. XIII, 61, 3), abbandonando Himera al suo destino e senza neppure fermarsi ad onorare le salme dei concittadini che avevano perso eroicamente la vita nel combattimento. Assieme alle truppe siracusane si accodarono molti imeresi, circa 1000 uomini validi e circa 3000 fra donne e bambini (Diod. XIII, 61, 6). In città era quindi rimasta l’altra metà della popolazione (circa 3000 uomini e 5000 donne e bambini). Alla caduta della città, forse nell’autunno 409 a.C., tutti gli uomini che erano sopravvissuti furono fatti prigionieri e poi trucidati, nella piana di Buonfornello, e le donne e bambini ceduti come schiavi fra i soldati punici (Diod. XIII, 62, 4). Annibale riuscì quindi a ripristinare i confini dell’area occidentale punica (Herod. VII, 165-6; Diod. XI, 21, 4-5 e XIII, 55, 1) e, conferita alla sua missione la carica emotiva che le derivava dall’aver vendicato il nonno Amilcare, che aveva subito l’onta della grave sconfitta punica del 480 a.C., con conseguente stasi dell’influenza cartaginese in Sicilia, decise di sciogliere l’esercito e nel 408 a.C. rientrò a Cartagine accolto con grandi onori A tale proposito, bisogna rilevare che da parte cartaginese non c’era un reale interesse a conquistare altri territori e ad andare oltre il tradizionale spazio dove erano gli interessi commerciali della città africana. In particolare Anello P., Il trattato del 405/4 a.C. e la formazione della “eparchia” punica in Sicilia, Kokalos, 32 (1986), p. 115-179 ha sottolineato come dalle fonti non trapela “nessuna radicale trasformazione… circa la presenza e il ruolo nella cuspide occidentale dell’isola”. Lo stesso anche in Alessandri S., Gli Elimi dalla spedizione ateniese in Sicilia del 415 al trattato siracusano-punico del 405, in: Atti delle II giornate internazionali di studi sull’area elima (Gibellina, 1994), Pisa-Gibellina, 1997, p. 9-40. Molto probabilmente gli Imeresi fuggiti per via terra al seguito di Diocle si ricongiunsero poi con gli altri profughi a Messana. Nella stessa città, che era rimasta neutrale durante la guerra con Cartagine al fine di salvaguardare il proprio benessere grazie alle fiorenti attività portuali sullo Stretto, sbarcò anche Ermocrate, nella primavera del 408 a.C. Ermocrate era uno degli uomini più influenti di Siracusa, carismatico esponente della fazione oligarchica e quindi in opposizione al partito democratico radicale che era allora al potere nella città dorica e che contava tra i suoi principali esponenti quel Diocle che aveva invano soccorso Himera. Ermocrate aveva iniziato la sua carriera politica in occasione del Congresso di Gela del 424 a.C., ove aveva sostenuto l’unità dei Sicelioti (pansicilianesimo) (Thuc. IV, 64, 3), anche se nei suoi discorsi si avverte talvolta il primato dei Dori, come traspare una sua famosa frase, pronunciata poco dopo a Camarina: “Siamo Dori liberi, venuti dal libero Peloponneso a colonizzare la Sicilia (Thuc. VI, 77, 1). Successivamente ottenne dalla sua città il comando dell’esercito contro la spedizione ateniese. Dopo la vittoria contro Atene, nel 413 a.C., egli suggerì un uso più moderato nei confronti degli sconfitti, ma poi fu attaccato dalla fazione più radicale, che voleva invece uccidere tutti gli strateghi ateniesi e rinchiudere i prigionieri nelle famigerate Latomie (Diod. XIII, 19, 4-5), finendo costretto a riparare lontano dalla Sicilia. E’ possibile che nel 413 a.C., con la vittoria contro Atene iniziò la serie dei famosi decadrammi creati da Kimon ed Euainetos: Caccamo Caltabiano M. Il Pansicilianesimo e l’annuncio di un’era nuova. Su alcuni tipi monetali di Siracusa ed Erice nell’epoca dei Maestri firmanti. In: Atti delle IV giornate internazionali di studi sull’area elima (Erice, 2000), Pisa 2003, p. 105-125. La produzione dei decadrammi però assunse subito una importante valenza economica, con allestimento di numerosi conii, a seguito della spedizione siracusana nella Ionia, secondo Caccamo Caltabiano M. I decadrammi di Euainetos e Kimon per una spedizione navale in Oriente. In: Suppl. al Bollettino Numismatico, 4 (1987), p. 119-137. Tuttavia il partito oligarchico a Siracusa doveva avere ancora una certa influenza, se riuscì a fargli ottenere, nel 412 a.C., il comando di una flotta da inviare nell’Egeo in appoggio a Sparta (Diod. XIII, 33, 1; 34, 4; Thuc. VIII, 26, 1). Fin dall’inizio della guerra del Peloponneso i Siracusani s’erano impegnati a fornire navi a Sparta, senza però intervenire nel conflitto continentale. Invece Ermocrate da sempre propugnava una partecipazione “attiva” di Siracusa al conflitto (Thuc. VIII, 26, 1). Diodoro e Tucidide divergono sul numero delle navi inviate in Oriente. Per Diodoro erano 35 triremi, mentre per Tucidide erano 20 navi siracusane e 2 dell’alleata Selinunte. Anche Senofonte (Hell. I, 1, 18) parla di navi siracusane, senza però specificarne il numero. Da un lato Ermocrate era lontano da Siracusa e quindi lasciava spazio alla preminente fazione radicale, ma dall’altro lato egli, pur partito ufficialmente in soccorso di Sparta in cambio dell’aiuto ricevuto contro l’esercito ateniese (nel 413 a.C. in soccorso di Siracusa arrivò un contingente spartano al comando di Gilippo, contribuendo a capovolgere le sorti della lotta contro Atene), mirava a una prestigiosa vittoria contro Atene in modo da poter tornare in patria da trionfatore e riaffermare il suo potere. L’impresa nella Ionia, dopo un esordio positivo, conobbe già dopo appena un anno, nel 411 a.C., la disfatta dei Siracusani e Spartani nelle acque antistanti Cizico, e a loro non era rimasto altro che incendiare le navi per sottrarle alla violenza nemica (Thuc VIII, 28, 2; 104, 3; 106, 3; Diod. XIII, 39, 4-40, 5; Xen. Hell. I, 2, 16-18; 23. Però è probabile che dopo poco la flotta siracusana sia stata ricostituita con l’aiuto degli alleati, specialmente persiani, tanto da poter due anni dopo soccorrere e trasportare profughi imeresi). La notizia del fallimento della spedizione navale guidata da Ermocrate diede l’occasione a Diocle per destituirlo dall’incarico; una nave con a bordo tre nuovi strateghi raggiunse il comandante, che fu dichiarato ufficialmente in esilio (Xen. Hell. I, 1, 27.). La fazione radicale a Siracusa quindi era divenuta più forte. Ermocrate allora, assieme al suo fratello Prosseno, si recò presso il satrapo persiano Farnabazo, il quale non solo lo aveva in grande stima ma anche lo riteneva una importante pedina nella complessa azione anti-ateniese del fronte oligarchico spartano e siracusano che, con l’appoggio della Persia, si concretizzava nell’attacco al sistema “radicaldemocratico” di stampo ateniese, da poco attuato a Siracusa stessa. Con l’appoggio anche dello stesso re persiano, Ciro, il satrapo Farnabazo fornì ingente aiuto economico in oro a Ermocrate, il quale pertanto decise di ritornare a Siracusa (Xen. Hell. I, 1, 29; Diod. XIII, 63, 1-2). Poiché egli era ufficialmente in esilio, preferì evitare di compiere un atto di forza su Siracusa e quindi sbarcò a Messana, presumibilmente nella primavera del 408 a.C. Grazie al denaro persiano, egli potette crearvi una sorta di milizia personale, costituita da 5 triremi e 1000 uomini in armi, ai quali si aggiunsero i 1000 soldati imeresi superstiti (Diod. XIII, 63, 1). Ovviamente nel frattempo Ermocrate sperava, tramite suoi “amici”, che il popolo siracusano revocasse il bando e lo richiamasse spontaneamente (Diod. XIII, 63, 3.). Il suo piano non riuscì e allora Ermocrate, per conquistare e quindi manovrare l’assemblea popolare a Siracusa, mise in atto una serie di azioni a forte carica emotiva volte a propagandare il suo ruolo di difensore della grecità dalla minaccia cartaginese, in qualche modo rinverdendo le gesta anti-cartaginesi di Gelone di oltre 70 anni prima. Si recò direttamente a Selinunte, la prima città ad essere stata espugnata da Annibale, ne fortificò una parte e richiamò i Selinuntini superstiti (Diod. XIII, 63, 3. Forse ad essi vanno aggiunti i Selinuntini che erano già ritornati col permesso cartaginese). Formò un piccolo esercito di 6000 uomini, invase l’eparchia punica, sconfisse Mozia e Panormo e ne saccheggiò il territorio (Diod. XIII, 63, 3-5), agevolato dall’assenza di truppe cartaginesi che erano nel frattempo ritornate in patria, ma senza ottenere importanti e concreti risultati. E’ possibile che per queste sue azioni Cartagine abbia inoltrato vibrate proteste a Siracusa ritenuta responsabile, con conseguente invio in Africa di un’ambasceria siracusana al fine di chiarire che l’esule agiva esclusivamente a titolo personale (un’eco di tali eventi è rintracciata in Diod. XIII, 79, 8-9, anche se riferito all’anno 407 a.C.). Ermocrate intanto risalì fino a Himera, forse nell’inverno 408/407 a.C. La città era ridotta a un cumulo di macerie ed egli dovette accamparsi nei sobborghi e, grazie anche alla relativa tranquillità sul fronte bellico, poté procedere alla triste raccolta di spoglie di Siracusani morti e abbandonati sul campo durante l’assedio cartaginese dell’anno prima. Le fece deporre in splendidi carri, che inviò a Siracusa, senza entrarvi di persona, per obbedire alle leggi che vietavano l’ingresso agli esiliati (Diod. XIII, 75). Diocle, che contrastava il suo rientro, risultò colpevole di non avere dato sepoltura ai caduti siracusani e si attirò l’avversione del popolo non volendo permettere che si svolgessero i funerali dei caduti, riportati in città, mentre la maggioranza era favorevole. Tuttavia il successo di Ermocrate fu solo parziale. Egli riuscì a mettere in crisi il governo democratico di Diocle, che fu alla fine condannato all’esilio. Di contro non riuscì a farsi richiamare, in quanto sospettato di aspirare alla tirannide (Diod. XIII, 75, 5), senza considerare che a Siracusa probabilmente c’era un partito democratico moderato, avverso sia a Diocle sia agli oligarchici. Probabilmente era memore del potere quasi dittatoriale che Ermocrate aveva esercitato durante la guerra contro Atene e anche dell’esperienza maturata anni prima con la tirannia dei Deinomenidi. Ermocrate allora si ritirò, ma poi si accordò con gli amici che aveva nella città e in un mese imprecisato del 407 a.C., di notte, marciò contro Siracusa con 3000 uomini. Insieme a pochi compagni giunse alla porta Acradina, dove però gli andò incontro una grande folla, molto probabilmente costituita dai partigiani democratici. Nella lotta lo stratego e la maggior parte dei suoi compagni furono uccisi. Egli aveva poco più di 50 anni. Nella mischia dove fu ucciso Ermocrate si salvò a stento, in quanto ritenuto morto, un suo giovane seguace, Dionisio, che dopo un paio di anni sarebbe assurto al massimo potere a Siracusa. Mi scuso per la lunghezza della dettagliata storia di quei tormentati anni, ma da essa emerge intanto che i Selinuntini non furono tutti massacrati, ma che i superstiti poterono rientrare presto almeno in due occasioni, la prima poco dopo il saccheggio, accettando di abitare una città rimaneggiata e di entrare nell’influenza punica e la seconda, al seguito di Ermocrate, ovviamente con maggiore spirito di rivalsa Brevi cenni di storia selinuntina in tempi successivi. All'inizio del IV secolo, soldati selinuntini facevano parte della potente armata di Dionisio I, tiranno di Siracusa, che nel 397 attaccò e distrusse Mozia, base della potenza cartaginese nella Sicilia occidentale. Ma dopo il fallimento delle imprese di Dionisio nella Magna Grecia e del tentativo, nel 368, di espugnare Lilibeo e di cacciare così i Cartaginesi dalla Sicilia occidentale, un accordo di pace stipulato fra Siracusa e Cartagine, riconfermato poi da successivi trattati, stabili nel fiume Halykos (l'odiemo Platani) il confine tra la zona di influenza siracusana e la zona di influenza cartaginese. In base a questa spartizione, Selinunte, trovandosi nella zona cartaginese, venne sottomessa al dominio punico, diventando la base punica più orientale sulla costa meridionale della Sicilia. La città venne fortificata dai Cartaginesi e ricostruita, ma solo nell'area dove sorgeva prima l'acropoli. Le nuove costruzioni furono certamente adattate ai resti delle antiche, come testimoniano anche gli avanzi archeologici, che ci presentano un abitato misto punico e greco. Non venne più ricostruito, invece, il vasto centro urbano del pianoro di Manuzza, che rimase abbandonato e utilizzato come necropoli. Col dominio cartaginese, penetrarono a Selinunte ovviamente anche elementi culturali della civiltà fenicio-punica: si diffusero nuovi culti, nuove credenze religiose e nuovi costumi. Una testimonianza della diffusione del culto di Tanit, dea punica della fecondità, sono da considerare i cosiddetti segni di Tanit con caduceo, rinvenuti su pavimenti a mosaico di qualche abitazione punica; mentre in un'area sacra sono venute alla luce numerose stele funerarie, che attestano la pratica di riti sacrificali punici. Sembra anche che il recinto del santuario della Malophoros, anticamente dedicato a Zeus, sia stato consacrato nel IV o nel III secolo al culto di Tanit e di Baal Hammon. Una prima ipotesi (entro fine V secolo a.C.): la riconiatura delle litre selinuntine, che erano andate fuori corso con la distruzione della città del 409 a.C., potrebbe essere ad opera di questi superstiti. Resta da stabilire se sotto influenza punica e quindi come una forma di tributo per i Cartaginesi, oppure al seguito di Ermocrate, per ripristinare in qualche misura il minuto numerario di Selinunte. Le prime contromarche note sul bronzo siceliota, con testa di Eracle su monete di Akragas, avvenne sicuramente negli ultimi anni del V secolo a.C. Seconda ipotesi (durante IV secolo a.C.): la riconiatura avvenne invece in un certo momento del IV secolo, quando Selinunte era ormai città sottomessa ai Cartaginesi. Nel corso del IV secolo ci fu una fioritura di diverse contromarche, soprattutto sul bronzo, in buona parte probabilmente durante la crisi dell'impero dionigiano (ma è ancora materia complessa). In ogni caso il fenomeno delle contromarche su monete d'argento in Sicilia è estremamente limitato. Per risolvere l’enigma bisogna capire meglio cosa rappresentava la testina (probabilmente femminile). Brenno2 ha fornito una bella immagine di un bronzo siculo-punico, con una testa veramente molto simile… (e sarebbe utile capire bene la cronologia di quel bronzo). Se invece la testina femminile voleva essere in qualche misura un emblema di Siracusa (testina di Aretusa), eretto a vessillo delle forze siracusane di Ermocrate. Purtroppo non ho ancora le fondamentali informazioni sui rinvenimenti di queste litre contromarcate in contesti archeologici. Se qualcuno è a conoscenza di pubblicazioni o relazioni su questo aspetto, ne sarei molto grato. A voi l’ardua sentenza….1 punto
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