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  1. Rocco68

    Rocco68

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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 03/23/22 in tutte le aree

  1. Anche questo 6 Tornesi 1803 con doppia battitura al dritto e decentrata al rovescio.
    6 punti
  2. Buonasera, Tornese da 6 Cavalli 1792 con forte decentratura di conio. Errore di coniazione che sarebbe piaciuto tanto ad @andrea78ts. ?
    6 punti
  3. Sono tornato ieri notte. L’intervento è andato bene ?
    4 punti
  4. Come in tutte le guerre, anche qui, la ragione non è da una sola parte, così come il torto. Penso che siano distributi in ambedue i contendenti. Credo che invece di schierarsi, l'Italia (e l'Europa) avrebbe fatto meglio a mitigare e a fare da mediatore tra le parti, soppesando torti e ragione di entrambi, cercando una soluzione politica, in accordo all'art 11 della Costituzione (L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni) Sono contrario all'invio di armamenti; poichè, oltre a fomentare la guerra, significa fornire armi a entità militari di dubbia provenienza politica. Sono contrario ad armare civili inesperti, non in uniforme, che possono essere considerati "franchi tiratori" e pertanto, se presi prigionieri, fucilati senza processo. Questo è, a mio parere, un grave errore, perchè porta a considerare, agli occhi dei Russi, tutti i i civili come potenziali nemici. E poi, non ho ancora capito se Zelensky ha a cuore le sorti del suo popolo; perché poteva evitare questo macello, oppure se non ha voluto farlo. E' una guerra che non può vincere, solo il compromesso è l'unica vittoria.
    4 punti
  5. Buongiorno a tutti, annuncio la scoperta di una nuova variante sulle 100 lire 1993 Italia Turrita e da prime analisi risulta essere molto rara. La variante ha il rovescio con i "99" aperti, quindi come la variante "testa piccola" ed il cd. "mulo"; tuttavia, il dritto è diverso sia rispetto alla testa piccola che rispetto al mulo. In particolare, si riconosce dalla firma che presenta caratteri differenti, in particolare: la prima "R" di CRETARA, la distanza della firma dal bordo (è ad una distanza intermedia tra la testa piccola ed il mulo) e dalla nitidezza (la firma è chiaramente più nidita rispetto alla restante impronta, similmente alla testa piccola). E' molto probabile che la differente nitidezza (sia nella testa piccola che nella nuova variante) dipenda dal fatto che la firma è stata apposta in una fase successiva rispetto a quella di produzione del materiale creatore. Dalla foto potrebbe sembrare che dopo la lettera "L" (la "L" sta per Laura) ci sia un punto, però potrebbe essere solo un difetto di coniazione (il metallo può non aver riempito interamente il carattere della "L"). Rispetto ai normali muli si riconosce facilmente dalla prima "R di CRETARA. Al momento per distinguerla la chiameremo "mulo firma piccola" anche se a tutti gli effetti costituisce una nuova variante. Vi chiederei di controllare i vostri muli e farmi sapere se ne trovate anche voi con la firma piccola. Io ho controllato una ventina di muli e solo uno era un "mulo firma piccola". Attendo vostre segnalazioni buona giornata!
    3 punti
  6. Repubblica di San Marino, 5 Centesimi, Anno 1937, Rame 950, Zecca di Roma.
    3 punti
  7. E’ con molto piacere che vi comunico la pubblicazione del corpus riguardante i dioboli tarantini dal titolo “The diobol of Tarentum”. Il volume contiene ben 283 diverse tipologie con relative varianti, coprendo l’intero arco di produzione di queste emissioni, aggiornando tutte le pubblicazioni ad oggi conosciute e riunendole in un unico corpus. All'interno le immagini originali provenienti da case d'asta e dalle più importanti collezioni museali al mondo. Un ricordo speciale al compianto Dott. Giuseppe Tafuri (Arthas), tanto affezionato a questo forum, che ha fortemente contribuito alla realizzazione dell’opera. In allegato copertina, alcune pagine e presentazione del Dott. Giuseppe Sarcinelli, responsabile tecnico del Laboratorio di Studio e Documentazione Informatizzata delle Evidenze Numismatiche presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento e curatore della collana Magna Graecia Coins. Presentazione The diobols of Tarentum.pdf Prefazione.pdf
    2 punti
  8. Non risco a dire altro. Perciò confermerei quello che ho detto,con aggiunta del sovrano: muhammed zahir shah '51/'54 ?‍♂️
    2 punti
  9. Ciao @Releo, da una mia frettolosa ricerca riguardante i passaggi in Asta negli ultimi anni delle Piastre 1815, risulta che le monete con la Variante "Doppio Rombo" dopo la "D" siano 6 ( con la tua ) su un campione di 24. Diciamo quindi un 25% ( tali dati vanno integrati e quindi prendili con beneficio di inventario, però possono già essere significativi ). Queste monete mi sembrano provenire da uno stesso conio ed il "Doppio Rombo" è sempre correlato alla mancanza del rombo dopo la data 1815. Non ho notato una quotazione maggiore nelle Aste della moneta con Variante, probabilmente perchè non censita finora e/o non notata. Buona Serata, Beppe
    2 punti
  10. Ciao @Oppiano, è un quattrino IV Serie 1382 II semestre Luigi Guicciardini. La Quarta serie va dal 1381 al 1411 Saluti Marfir
    2 punti
  11. Posto due piastre prese dal web.
    2 punti
  12. La variante senza ghirlanda invece mi è nota in molti esemplari, uno dei quali anche con il diadema a rosette, vedasi Falerii nn 881 e 1112 Una variante con un pallino al centro del monogramma è presente a Falerii Un ulteriore monogramma inedito mi è noto da un tesoretto non ancora pubblicato RIC 2863 Il monogramma con in basso la stella…. A me è noto solo l’esemplare del British per ora… RIC 2864 La moneta con il monogramma 7 del RIC …. Mah… io non l’ho mai vista, e anche quella citata in Falerii è giustamente indicata con un punto interrogativo. Da approfondire… RIC 2865 La moneta è citata nel RIC come dubbia su diversi fronti e diverse letture, quindi al momento nemmeno la considererei in questa breve trattazione Veniamo a Eufemia Bronzi ufficialmente non ne esistono, ma qualche lettore attento potrà trovare delle citazioni risalenti già al 1865 Beh, la “moneta” è probabilmente l’anima in bronzo di una frazione argentea falsificata… e infatti peso e misure sono un po’ atipiche per il bronzo… 1,1 g per quasi 15 mm Nella prossima puntata si torna in oriente. Salteremo a piedi pari il primo regno di Zenone e passeremo direttamente al breve regno dell’usurpatore Basilisco…che… ve lo dirò con una terminologia tecnica, dal punto di vista dell’attribuzione alle zecche è un “gran casino” J Saluti Alain
    2 punti
  13. Ultimo acquisto, Grano 1792 con curiosa escrescenza di metallo dopo la R di REX
    2 punti
  14. Lucius Artorius Castus, le vere origini di Re Artù? Immagine dal film King Arthur (2004), regia di Antoine Fuqua. Lucio Artorio Casto (in latino Lucius Artorius Castus, luogo/data di nascita sconosciuti e morto a Pituntium, nei pressi di Salonae Palatium nel II secolo) è stato un militare romano e successivamente procurator centenarius della Liburnia. Tutto ciò che sappiamo su Lucio Artorio Casto proviene essenzialmente da un'epigrafe, alquanto lacunosa, trovata in due frammenti a Podstrana, sulla costa della Dalmazia. Si tratta certamente di una lastra del sarcofago di Lucio Artorio Casto. Una seconda iscrizione, più breve, probabilmente una targa commemorativa ritrovata nella stessa località dalmata, riporta solo pochi dati simili a quelli del sarcofago. Una terza iscrizione, recante il solo nome di Lucio Artorio Casto, riferibile allo stesso personaggio o a un suo omonimo, fu ritrovata a Roma e attualmente è esposta al Louvre. Dalle iscrizioni conservate, tuttavia, non è consentito ricavare dati cronologici certi relativi al personaggio, che dubitativamente viene collocato verso la fine del II secolo. Membro della gens Artoria, ci sono varie teorie sulla sua origine. La prima a essere avanzata è che fosse di origine etrusco-retica, ma la latinizzazione in Artor è alquanto forzata. Un'altra teoria è che fosse originario dell'odierna Valle d'Aosta (dal nome nobile gallo-romano "Artois"). Un'ulteriore teoria, la più accreditata, è che fosse probabilmente originario della Campania visto che, da numerose altre epigrafi e reperti archeologici, si evince che Lucio Artorio Casto apparteneva a una famiglia campana, ben attestata a Capua, Nola, Pompei e Pozzuoli. Discendente del medico di Augusto, Artorio Asclepiade. Un Artorio aveva anche partecipato alla repressione della prima guerra romano-giudaica (66-73/74), quando fu distrutto il tempio di Gerusalemme. Secondo il lungo testo dell'iscrizione del sarcofago, Lucio Artorio Casto aveva servito Roma prima come centurione della “Legio III Gallica”, poi passato alla “Legio VI Ferrata” e ancora alla “Legio II Adiutrix” e alla “Legio V Macedonica” sul Danubio, della quale fu anche nominato primo pilo. Divenne poi preposito della flotta di Miseno (cioè la forza navale di stanza nella Baia di Napoli) e infine fu prefetto della “Legio VI Victrix”. Nel periodo compreso tra il 183 e il 185, i caledoni oltrepassarono il vallo di Adriano, ragion per cui l'imperatore Commodo avrebbe inviato Lucio Artorio Casto in Britannia al comando della cavalleria della “Legio VI Victrix” e altre truppe, comandate da Ulpio Marcello (probabilmente suo parente, dati gli stretti legami fra la famiglia Artoria e quella Ulpia) con il compito di presidiare il Vallo mediante la legione ai suoi ordini, rinforzata da un contingente di 5.500 cavalieri pesanti sarmati. I Sarmati avevano come stendardo un drago, che fu poi adottato dalla cavalleria romana, i "draconari", dando origine, alcuni secoli più tardi, anche al termine dragone per indicare un tipo di truppe a cavallo. Dopo che i caledoni irruppero oltre il Vallo di Adriano, uccidendo anche il comandante romano a Eboracum (York) Lucio Artorio Casto guidò le sue truppe a cavallo a nord, sconfiggendo i caledoni. Come ricorda Cassio Dione, ottenendo la vittoria contro i Caledoni, l'imperatore Commodo poté avvalersi l'appellativo di Britannicus. Dopo essere stato alto ufficiale nella “Legio VI Victrix”, ebbe il titolo di "dux", riservato a chi si era distinto per imprese eccezionali, la definizione di Lucio Artorio Casto nel testo dell’epigrafe come "dux leggionum .. Britaniciniarum" indica che successivamente ottenne un ampio comando in Britannia o fu a capo delle legioni stanziate in Britannia. Le parole "adversus Arm...", ricostruite come "Adversus Armoricos", suggeriscono che Lucio Artorio Casto sia stato anche a capo di una spedizione militare in Armorica (corrispondente alle odierne Bretagna e Normandia) al comando di più coorti di cavalleria per sedare una ribellione. Lucio Artorio Casto si ritirò dall'esercito e divenne procurator centenarius (cioè governatore, con una provvigione di centomila sesterzi annui) della Liburnia (la parte settentrionale della Dalmazia), dove certamente concluse la sua vita, erigendo un mausoleo funebre a Pituntium, nei pressi di Salonae Palatium. Non si conosce altro su di lui. Secondo alcuni studiosi questa interpretazione porterebbe all'identificazione del personaggio con il "Re Artù" storico: l'ipotesi di identificare Lucio Artorio Casto con Artù fu avanzata per la prima volta da Kemp Malone nel 1924. Sebbene infatti Lucio Artorio Casto non visse al tempo delle invasioni sassoni in Britannia (V secolo), si potrebbe pensare che il ricordo delle gesta di Casto, tramandate nelle tradizioni locali, andarono crescendo col tempo fino a formare le prime tradizioni arturiane. Tale ipotesi è stata rafforzata dal parallelismo tra i racconti mitologici degli Osseti del Caucaso, ultimi discendenti dei Sarmati (un cui consistente nucleo fu trasferito dai Romani in Britannia), e i racconti arturiani. La prima apparizione del personaggio "Arthur", qualificato "dux" così come il Lucio Artorio Casto nell'epigrafe, nella Historia Brittonum del IX secolo, secondo lo storico Leslie Alcock era tratta da un poema gallese, originariamente privo di un riferimento cronologico preciso, come pure di una indicazione degli avversari contro cui combatté le sue dodici vittoriose battaglie. Alcuni studi (Xavier Loriot e altri) tendono tuttavia a leggere nell'epigrafe "Armenios" in luogo di "Armoricos", modificando il quadro spaziale (spedizione in Armenia e non in Armorica) e temporale (III secolo secondo Loriot, anteriore al 170 secondo altri) della vita e delle gesta di Lucio Artorio Casto, tentando di slegare le sue gesta dal rapporto con i Sarmati stanziati in Britannia. Guido Migliorati ha successivamente confutato questa interpretazione, ritenendo poco probabile che la spedizione sia avvenuta in Armenia anziché nell'Europa occidentale e riportando la carriera del personaggio al periodo commodiano. (Varie fonti su Internet) Ave! Quintus
    1 punto
  15. Anche io cerco sempre in inglese su Numista, uno strumento utile perché si imparano e si scoprono monetazioni affascinanti! Soprattutto per risolvere i vostri quiz Grazie mille comunque e complimenti ancora per la ricerca precisa e dettagliata!
    1 punto
  16. Complimenti per la tua rara variante . ?
    1 punto
  17. buona sera Paultss. per prima cosa mi volevo complimentare per le bellissime monete che hai presentato. mi ricordo anche dei fantastici talleri che mostrasti in un'altra discussione. mi piacerebbe sapere, sempre in relazione alla monetazione germanica, perchè su alcune monete del Braunschweig-Wolfenbuttel viene rappresentato quell'uomo seminudo, il Wilder Mann?
    1 punto
  18. DE GREGE EPICURI Purtroppo non so dirti molto, anche perchè su questa moneta R.Plant (Greek coin types and their identification) è molto laconico, non indica neppure la datazione. Visto lo stile, direi che è da attribuire sicuramente al periodo greco; credo che Gortyna abbia coniato come singola polis, anche se Creta, almeno in parte e in certi periodi, fu sotto il controllo dei Tolemei d'Egitto. L'occupazione romana è solo del 69/70 a.C. nel corso di una guerra contro i pirati. Gortyna fu poi la sede del proconsole romano, di rango pretorio.
    1 punto
  19. Ma infatti non dico che il consenso non sia alto in nazioni con democrazie autoritarie. Anzi, dittature e democrazie autoritarie sono caratterizzate da altissime percentuali di consenso. Il consenso, inoltre, si costruisce anche con un controllo non eccessivamente ferreo dei media. Una democrazia autoritaria non è una democrazia in cui l'oppositore viene messo in carcere (o comunque non solo), ma una in cui l'oppositore fa enorme fatica ad avere un palcoscenico dignitoso per criticare governo e autorità e in cui partiti di governo o affini ad esso abbiano spazi enormemente maggiori rispetto a quelli riservati all'opposizione. Mussolini aveva consensi reali estremamente alti. Nel 36 si stima (in questo momento non mi ricordo la fonte onestamente) che il consenso fosse prossimo all' 80-90%. Se Mussolini avesse indetto libere elezioni nel 36 le avrebbe vinte a mani basse. Tra una dittatura alla Mussolini e una vera democrazia ci sono tantissime sfumature intermedie. A dirla tutta le uniche nazioni che secondo me hanno una democrazia veramente piena sono quelle del nord - Europa. Con questo non dico che che noi non abbiamo una democrazia, naturalmente. Però noi abbiamo una tendenza agli oligopoli che proprio bene bene alla democrazia non fanno (chi controlla alcuni gruppi editoriali ha a mio avviso troppi margini di influenza sull'opinione pubblica).
    1 punto
  20. Nelle Piastre del 1815 si conosce quel conio di rovescio con "punto" dopo ET , ma avendone un esemplare in collezione, per me è un semplice esubero di metallo.
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  21. @Fondamentale, ricordo che il primo ad evidenziare questa variante di conio nel rovescio della 1795 fu @lukas1984. Questa la sua Piastra.
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  22. Segnalo, tarì Filippo II GR/VP, Magliocca 47a R4, anche se a mio parere meriterebbe una classificazione a parte in quanto lo stemma al rovescio è a forma di cuore. Partenza 90 euro
    1 punto
  23. Il gioco-quiz che proponi è interessante e personalmente ci parteciperei, come ben sai tutto sta al numero degli utenti interessati che partecipano attivamente, se ricordi il quel simpatico giochino 'trova l'intruso' alla fine siamo rimasti solo in due. Riguardo la moneta si tratta di un paisa di Bombay della prima metà dell'800, pensavo di averla anche invece non ce l'ho, mi ricordava però qualcosa... praticamente l'ho solo identificata per un utente anni fa e già l'avevo data come mia!
    1 punto
  24. Assai pure. Sono curioso della risposta di Andrea?
    1 punto
  25. @andrea78ts, sai dirmi come mai questo pezzo non riporta anche nel rovescio la doppia battitura?
    1 punto
  26. La tosatura riguardava il bordo. Qui si è staccato un pezzo della moneta, probabilmente a causa di fessure sorte durante la coniazione. Arka Diligite iustitiam
    1 punto
  27. Sì ma mi risulta che il Bophilex solitamente ha nettamente più venditori di Riccione... Non è paragonabile. Saluti Simone
    1 punto
  28. Tecnicamente sì. Ma se non si prendono in considerazione anche le motivazioni e l'intero contesto, non si comprenderà nulla. La prima guerra mondiale è iniziata tecnicamente per l'omicidio dell'Arciduca ma non è a causa di ciò che ci si è scannati in mezzo mondo. A scuola insegnano le varie ragioni, il contesto politico, economico, le alleanze.... Così anche qui si dovrebbe conoscere l'intero quadro, perché altrimenti non c'è un senso alla vicenda. Nessuno si sveglia la mattina e per noia inizia una guerra!
    1 punto
  29. io, invece, ho ordinato solo quella della Puglia e per il semplice motivo che mi sembra molto bella, soprattutto al dritto. A mio avviso è la moneta più bella della collezione 2022.
    1 punto
  30. Ciao @Oppiano, è un quattrino IV Serie 1382 II semestre Luigi Guicciardini. La Quarta serie va dal 1381 al 1411 Saluti Marfir
    1 punto
  31. Benissimo ... sono stracontento ?. Stasera aspettiamo il tuo intervento?
    1 punto
  32. Vorrei porre l'attenzione alla relatività di ogni vicenda. Quando conviene consideriamo sacra l'autodeterminazione dei popoli: Ucraini, Kosovari, Croati, Sloveni, Bosniaci.... Quando non conviene sono terroristi: Russi del Donbass, Kurdi,.... Mi domando in Italia come venivano definiti gli Altoatesini che volevano l'autodeterminazione ? Terroristi , se non sbaglio. Così sono i separatisti Corsi per la Francia, i Baschi in Spagna..... Usiamo purtroppo due pesi e due misure, a seconda della convenienza...
    1 punto
  33. Credo che oramai il tuo giochino sia chiaro a tutti... dunque quale risultato pensi di ottenere in tal modo?
    1 punto
  34. Buongiorno a tutti. Risulta pubblicata in Gazzetta la Legge 9 marzo 2022, n. 22, rubricata "Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale". Allego copia della precitata Gazzetta per praticità di consultazione. Lascio ai giuristi, agli operatori professionali e agli appassionati le opportune valutazioni, anche in rapporto all'esito del Convegno oggetto della presente discussione. Un saluto cordiale e a presto. Gazzetta Ufficiale 22.03.2022.pdf
    1 punto
  35. E' un 5 para ma condividendo lo stesso verso non potevi saperlo, complimenti era difficile! Per la precisione un 1255+21 (1859) si intravede a malapena il 2 del 21 nella faccia postata. Il valore sul recto è scomparso dall'usura, quindi 5 para secondo il diametro di 22 mm.
    1 punto
  36. Credo che la colpa dell'Ucraina sia proprio la sua esistenza. Arka Diligite iustitiam
    1 punto
  37. La butto lì ? Impero ottomano, 10 para metà XIX sec https://en.numista.com/catalogue/pieces19337.html
    1 punto
  38. Peccato... Grazie per le info. Saluti Simone
    1 punto
  39. Buonasera Arrivo in ritardo,ma l' ottimo Andrea ha giá detto tutto. Buon occhio attento @Mas Blanco
    1 punto
  40. Carissimi, intervengo a distanza di tempo per colmare alcune piccole lacune del primo post. La gestione del tesoretto è tipicamente britannica. Il British Museum ha trattenuto una parte del ritrovamento (si tratta in particolare di monete di Costantino I Cesare con rovescio raro). La restante parte suddivisa tra gli scopritori (che l'hanno immessa sul mercato in parte restaurata e in parte "nature") e il proprietario del fondo. Il mio esemplare è giunto accompagnato da una lettera di presentazione dell'hoard, il dettaglio delle monete ritrovate e il numero di inventario assegnatole dal British Museum. Lettera e lettura assai gradite. Come giustamente osservato da @Stilicho, il mio esemplare conserva ancora resti di argentatura ed è in coservazione superiore alla media. RIC alla mano, vi sono due riferimenti per questa emissione di Costantino I cesare senza segni nei campi: RIC VI Londinium 88b e 89b, in virtù della presenza o meno del drappeggio sulla corazza. In realtà questa classificazione è stata ampiamente corretta nel Cloke&Toone, dal momento che con queste medesimo dritto e rovescio (leggende FL VAL CONSTANTINVS NOB C e GENIO POP ROM, PLN in esergo) vi sono due distinte emissioni battute con caratteristiche di metrologiche ben diverse. Una prima emissione è stata coniata tra il maggio e il novembre del 307 secondo uno standard di 1/42 di libbra romana, quindi circa 7,68gr, e corrisponde a Cloke&Toone 5.01.008 e 5.01.009, sempre a seconda che vi sia o meno il drappeggio. La seconda emissione è stata, invece, coniata tra novembre e dicembre del 307 secondo uno standard di 1/48 di libbra romana, quindi circa 6,72 gr (e un flan di diametro ridotto), corrispondente a C&T 5.03.003 e 5.03.004. Il mio esemplare pesa 7,57 gr, pertanto appartiene alla prima emissione. Qui di seguito in un confronto con un esemplare dell'emissione leggermente più tarda.... le differenze di modulo (e di stile) sono evidenti.
    1 punto
  41. Cari amici ve la presento fresca fresca appena arrivata, aggiudicazione dall’asta GMA E-Live n. 2 del 26 febbraio scorso, lotto 626. Clemente XI, piastra anno XI, 32,02 grammi, Muntoni 42, MIR 2269/1, molto rara. Un esemplare sopra lo SPL con una patina da medagliere che raramente si vede, una iconografia del rovescio affascinante, il ponte di Civita Castellana. Non si vede che mi sono innamorato di questa monetazione vero? ? Capolavori immortali dell’arte incisoria numismatica. Buon weekend.
    1 punto
  42. Nel 2019 ho pubblicato insieme ad Malcor A. L. e Trinchese A. la nuova lettura dell'epigrafe di LAC e nel prossimo incontro, probabilmente a Procida, darò dei riferimenti abbastanza precisi sulla datazione dell' epigrafe e carriera di Castus. Sono stati trovati altri reperti relativi alla gens Artoria (di cui ho scritto) in Britannia.
    1 punto
  43. La sentenza citata da @allek (che ringrazio) si pone nel solco (come dicono quelli che parlano bene) della Cass.Sez. III n. 13980 del 12 aprile 2012 (CC 3 nov. 2011) dove si legge; "Anche la nozione di beni culturali di cui all'art. 10 del citato corpus normativo (cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etno-antropologico oltre i beni indicati al comma 2 del citato articolo, nonché i beni elencati al comma 3 per i quali sia intervenuta la dichiarazione prevista dall'art. 13), evoca con certezza l'eventualità di una proprietà privata di tali beni qualora per i beni elencati al comma 3 (tra i quali, per quanto qui di interesse, sono comprese le collezioni numismatiche) che il Ministero non abbia dichiarato di interesse culturale, perché aventi caratteristiche di eccezionalità. Quindi non sono previste limitazioni assolute al possesso di beni culturali da parte dei privati. Se infatti è stata confermata la scelta effettuata dal legislatore del 1939, circa la presunzione di appartenenza allo Stato di alcuni beni - indicati all'art. 10 - ritrovati nel sottosuolo e nei fondali marini (art. 91), mediante la punizione dell'impossessamento o della ricettazione di tali beni, risulta certamente lecito il possesso di beni acquistati presso rivenditori commerciali od altri collezionisti, a meno che non vi sia la prova che i beni commercializzati provengono da uno scavo successivo a tale anno o siano di provenienza illecita.". Per debito di verità devo precisare che la sentenza del 2012 era stata citata in questo forum dal buon Bizerba E' bene sottolineare che l'estensore della sentenza più risalente è il presidente del collegio della più recente,
    1 punto
  44. Ringrazio tutti per la viva partecipazione e l'interesse dimostrato per questa particolare moneta. In particolare, grazie ad @A. Cronauer per le integrazioni (che ho trovato davvero stimolanti e utili) sulle varie teorie riguardanti la zecca emittente che ci consente così di approfondire ulteriormente il tema. Nel mio post iniziale mi ero attenuto agli studi "classici" che ancora oggi presentano una teoria abbastanza diffusa, anche se non universalmente accettata, in modo da lasciare il dibattito aperto nel prosieguo della discussione. Ma d'altronde, anche l'ipotesi di una coniazione pratese avanzata da Bernocchi (la cui monografia purtroppo non sono riuscito a reperire) presenta qualche problema se altri Autori successivi, come il già citato Montagano, mettono in dubbio (o esprimono qualche riserva su) la coniazione a Prato di detto gigliato. D'altra parte già @morellino aveva avanzato un'altra ipotesi innovativa e molto suggestiva, a cui avevo pensato inizialmente anche io, ma che non mi ha convinto molto, cioè che i gigliati "pratesi" fossero stati coniati a Napoli nel 1326 per poi essere portati a Firenze al seguito del viaggio di Carlo d'Angiò. Un fenomeno che si è ripetuto per molteplici monetazioni, dalle più antiche, fino a quelle a noi più vicine. C'è una cosa che mi lascia perplesso. Prato non ebbe mai una zecca: se fu aperta un'officina monetale c'è bisogno di documenti chiari e di prove tangibili per dimostrarlo, l'esistenza del solo gigliato "pratese" non implica per forza che a Prato ci fosse una zecca. Se c'è il nome della Terra di Prato su questa moneta non significa che fu coniata obbligatoriamente lì, anche perché se interpretiamo nel modo corretto la legenda viene fuori tutt'altro, cioè: "Roberto, per la grazia di Dio, Re di Sicilia e Gerusalemme, signore in perpetuo della Terra di Prato con i suoi eredi" (abbiamo detto che le legende vanno lette in modo continuativo tra D/ e R/ per comprenderne appieno il senso). Visto che si sottolinea l'infeudazione angioina di Prato (e non di Firenze, di cui Roberto era già signore) si potrebbe ipotizzare che questo gigliato fu un'emissione commemorativa (come ho anche scritto nel mio post) che voleva celebrare la "presa" della città. L'apertura (onerosa) di una zecca a Prato era proprio necessaria visto il funzionamento della vicina Firenze, in un periodo di guerra dove la priorità era finanziare le spedizioni militari per contrastare il potere ghibellino? Anche perché Prato, all'epoca, non aveva tutto quel peso politico ed amministrativo che invece possedeva già Firenze. La questione è tutt'altro che semplice da risolvere, ma si presta bene per il dibattito nel contesto di questa discussione. Magari anche qualche esperto di monetazione fiorentina, o comunque toscana, di questo periodo potrebbe dire la sua. Ottima (oltre che bellissima) la moneta postata da @dareios it che fa comprendere bene, ad un primo paragone, le differenze stilistiche delle figure e delle lettere che compongono le legende che intercorrono tra i gigliati napoletani e quelli francesi. Differenze diverse, ma sempre di criterio simile, mi hanno fatto poi scartare l'idea di una coniazione napoletana per il gigliato "pratese". Ancora grazie a tutti per la partecipazione e i commenti, ricchi di spunti, che leggo sempre con piacere.
    1 punto
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