Vai al contenuto

Classifica

  1. dupondio

    dupondio

    Utente Storico


    • Punti

      12

    • Numero contenuti

      2675


  2. fullons

    fullons

    Utente Senior


    • Punti

      7

    • Numero contenuti

      333


  3. odisseo

    odisseo

    Utente Senior


    • Punti

      4

    • Numero contenuti

      422


  4. apollonia

    apollonia

    Guru


    • Punti

      4

    • Numero contenuti

      31783


Contenuti più popolari

Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 01/29/23 in tutte le aree

  1. Ciao a tutti condivido volentieri con voi anche questo sesterzio di Tito "Patina Tevere" proveniente da asta NAC. Tito 79-81 d.C. Zecca di Roma (80-81d.C). 24,05 gr. - 35 mm. RIC 154 In questo sesterzio di Tito con Patina Tevere si nota chiaramente sul rovescio, la tipica superficie a buccia d'arancia che contraddistingue le monete provenienti da giacitura fluviale.
    7 punti
  2. Oggi vi presento la mia collezione di monete imperiali romane con tematica una moneta per imperatore o cesare. Non ho la pretesa di collezionare tutti gli imperatori, per cui ho escluso quelli effimeri o che non hanno lasciato traccia del loro regno, gli usurpatori, le auguste, quei personaggi che effettivamente non hanno ricoperto tale carica (Nigriniano, Elio Cesare, Romolo), e quelli di cui purtroppo non si trovano monete (Maggiorano, Antemio, Romolo Augustolo). Devo ringraziare mio padre per avermi dato l'idea e avermi regalato il nucleo della collezione a inizi anni duemila. Ho cercato di seguire, quando possibile, i seguenti criteri: ● Nome dell'imperatore leggibile e leggenda in latino. ● Conservazione media con patina antica. ● Monete in argento o simili: denari, silique, tetradrammi... ● Prezzo che non superi i 135 € ● Ritratto realistico Possibile sviluppi: nel 2022 ho completato la dinastia dei Severi e quella dei Valeriani arrivando a coprire 56 degli 88 imperatori che mi sono prefissato collezionare. Nel 2023 mi piacerebbe completare la dinastia Antonina e quella dei Costantinidi incorporando denari e silique.
    5 punti
  3. Ciao a tutti condivido volentieri con voi questo sesterzio di Nerone, proveniente da vecchia collezione, EX Asta Artemide, EX Asta Rauch. Nerone 54-68 d.C. Zecca di Roma (65 d.C.). D/ NERO CLAVD CAESAR AVG GER PM TR P IMP PP. R/ ROMA SC - 26,76 gr. 36,50 mm. Moneta patina cuoio di provabile provenienza fluviale, avendo sulla superficie le tipiche corrosioni ramificate e la tipica superficie a buccia d’arancia. “Le monete Patina Tevere, devono aver giaciuto in acqua e si presentano di colore giallo ocra, colore che può virare al cuoio quando, provenienti da vecchie collezioni, hanno riposato per decenni nel vassoio restando esposte all’aria. Generalmente si riconoscono perché in superficie hanno spesso corrosioni ramificate. Altro aspetto comune è una irregolarità a buccia d’arancia dovuta alla reazione della superficie agli agenti dilavanti e corrosivi presenti nel luogo di giacitura.”
    4 punti
  4. @fullons non sottovaluterei le provinciali: sono monete interessanti, varie, storicamente attraenti e dal mio punto di vista con significative prospettive di crescita del valore di mercato sul lungo periodo.
    3 punti
  5. Bella moneta con una autentica patina fluviale e non spatinata e poi passata per “Tiber patina”. Mettetela in memoria e usatela come pietra di paragone …. complimenti a te Dupondio
    3 punti
  6. Grazie a @odisseo per questa discussione e per i suoi attenti commenti. Se mi è concesso vorrei anch'io fare delle considerazioni: 1) come dice giustamente @Tinia Numismatica non si tratta di clone rispetto al falso Jenkins riprodotto al #2 (foto 5 e 6): i cloni per definizione sono identici e provengono da fusione (o pressofusione), questi ovviamente non lo sono 2) si tratta di un esemplare coniato, mi pare indubbio. Lo stesso Jenkins (#2 foto 3) dice che il falso da lui esaminato proveniva da "conii fusi derivati da un esemplare originale", non da fusione (o pressofusione). Pertanto potrebbe ben trattarsi di esemplare falso i cui conii non sono originali. 3) nella stessa nota al falso 1 (#2, foto 3) Jenkins esprime dei criteri di falsità che non possono essere applicati direttamente al presente esemplare (particolari impastati, segni di retrazione dell'argento, difformità delle ultime lettere, ...) in parte per la decentratura in parte perché non sembra. 4) L'esemplare Leu (ricordo che, a mia conoscenza, gli attuali "esperti Leu" non sono più quelli di un tempo e che la nuova ditta "Leu" ha acquistato il marchio per ragioni commerciali senza avere alcun expertise da spartire con la vecchia) è stato chiaramente pulito, verosimilmente tramite elettrolisi, con parziale difformità dall'originale (ad esempio la lancia nella foto 2 a bassa definizione del #2, sembrerebbe più dritta) 5) Il particolare più problematico da spiegare nell'esemplare Leu è la mancanza del piede sinistro. Se si trattasse di un originale si potrebbe invocare un "conio occluso" (per detriti che accidentalmente hanno riempito quella zona) ... Per quanto riguarda il giudizio mio personale, premetto quanto segue: A) come recita una frase attribuita a Roberto Russo "non vi sono monete autentiche o non autentiche, solo monete che si vendono o non si vendono" B) "Mentre possiamo avere la certezza assoluta che una moneta sia falsa (per esempio essendo presenti durante la sua fabbricazione), non potremmo mai avere la totale sicurezza che un determinato pezzo sia autentico. (...) Se volessimo occuparci della numismatica antica, mi sembrerebbe giusto accettare quanto detto come una delle regole del gioco ed iniziare a parlare di probabilità al momento dell’autenticazione di una moneta. Il problema nasce nel momento in cui si cerca di quantificare questa probabilità con lo scopo di renderla più comprensibile (...) il GCA (Grado di Certezza sull’Autenticità ...)" ( in Carlos Fabrega "E' falso il mio denario?" pg 203) C) sarebbe interessante conoscere l'opinione di @gionnysicily che di falsi magnogreci se ne intende (si veda ad esempio l'interessante discussione passata sul tetra di Leontini) Personalmente: non acquisterei mai questa moneta anche se ne avessi desiderio e disponibilità perchè potrebbe essere un falso con una probabilità ben superiore al 50%. Sappiamo che i giudizi esperti sono spesso discordanti e trovare per le monete classiche uniformità di vedute è (spesso) un'utopia ... e ben più quelli derivati da una semplice foto!
    3 punti
  7. Il Circolo numismatico bergamasco comunica che il convegno numismatico di Bergamo quest'anno non avrà luogo. Abbiamo ritenuto di non compartecipare all'organizzazione del Convegno filatelico che si terrà a fine settembre a Chiuduno sia perché non siamo d'accordo sui tre giorni di convegno, ma soprattutto perché non condividiamo la scelta della data, coincidente con altra manifestazione numismatica. Appena si ricreeranno le condizioni, in particolare la disponibilità di una sala in città, è nostra speranza di poter ripartire, preferibilmente nella nostra data tradizionale e con convegno il venerdì pomeriggio e il sabato. Il Direttivo del Circolo numismatico bergamasco
    2 punti
  8. Buonasera, Questa sera condivido le foto di una piastra 120 grana del 1838. Particolarità di questa '38, sono le cifre 120 in caratteri grossi. A tal proposito, mi piacerebbe sapere se è una caratteristica frequente, perché sicuramente di recente non ne ho viste altre. magicoin
    2 punti
  9. Buonasera...perlinatura e dettagli evanescenti. Lascia perdere. Ho scritto al tizio di ebay...
    2 punti
  10. Non dimentichiamo che alcuni nominativi puoi acquistarli a cifre umane soltanto come provinciali ( Tranquillina, Cornelia Supera, Annia Faustina ecc ) ..
    2 punti
  11. Ciao @grunfottime osservazioni le tue. Purtroppo la manomissione delle monete è una pratica molto diffusa che spesso fa più danni del trascorrere dei secoli. ANTONIO
    2 punti
  12. Mi permetto d’intervenire con la mia opinione da semplice appassionato. La moneta sembra essere stata totalmente spatinata e poi variamente pasticciata, con il risultato che una moneta probabilmente autentica ora può evidentemente far nutrire molti dubbi. In sostanza chi l’ha spatinata aveva l’obiettivo di “migliorarla” (renderla più appetibile commercialmente/esteticamente): non ci è riuscito.
    2 punti
  13. Buon pomeriggio. Solitamente i gradi di conservazione, prendendo come esempio il grado di BB rispettano la seguente scala: BB, BB+, BB-SPL, qSPL e SPL. Per capirci, se fossero disegnate sul quadrante di un orologio troveremmo queste sigle nella seguente posizione: il BB a ore 12, il BB+ a ore 3, il BB-SPL a ore 6, il qSPL a ore 9 e lo SPL di nuovo a ore 12. Alcune volte, un lato della moneta è migliore dell'altro. In questo caso, tenendo presente che la prima sigla riguarda sempre il D/ della moneta possiamo trovare la sigla scritta nel seguente modo: BB/BB+ Questo solitamente vuol dire che il D/ si trova in peggiori condizioni rispetto al R/ di 1/4 di punto. Concludendo, questo è il linguaggio che (solitamente) viene usato Spero di non averti ulteriormente confuso Saluti
    2 punti
  14. Al link di seguito potete trovare una "intro" sull'argomento della conferenza e informazioni sul relatore Enrico Lesino. https://www.cronacanumismatica.com/la-riforma-monetaria-di-carlo-magno-nellitalia-del-nord/ Vi aspettiamo martedi 7 Febbario alle 20:45 alla conferenza
    2 punti
  15. Ciao a tutti, volevo condividere con il gruppo le foto di questa moneta che, da quanto riportato nel MIR, è molto rara. Si tratta di un grosso del Possesso, 1730, per Clemente XII. La conservazione purtroppo non è delle migliori ma finora non ho trovato foto di altri esemplari su internet. Anche nel nostro catalogo non ci sono foto nella scheda dedicata. Chiedo ai più esperti: è veramente rara a trovarsi? Anche in questa conservazione che valore può avere? Grazie mille a chi vorrà rispondere
    2 punti
  16. Caro @Tinia Numismatica che tu non fossi uno specialistica di magnogreche (aggiungo e siciliane visto che la Sicilia è un'entità storico-geografica distinta) lo abbiamo potuto riscontrare già anni addietro quando nell'asta Cesare condotta da Varesi-Tinia numismatica è stata proposta (assieme ad altre falsificazioni) una didramma falsa di Gela e a quanto vedo dai realizzi pure aggiudicata.....https://www.astetinia.it/it/lot/38/sicilia-gela-didracma-490-475-ac-ag-/ Dico questo perchè se si avesse l'umiltà di studiare, leggere chi ne sa di più e ha avuto modo di analizzare interi ripostigli (come ad es. Jenkins), eviteremo di fare come fanno oggi Leu & compagni. Le mie, per usare una tua espressione, possono essere solo "opinioni"....... Resta il fatto che non vorrei essere nè il collezionista che ha comprato da Leu nè quello della didramma qui postata. Rinfreschiamo pure la discussione al riguardo Ai moderatori del Forum e/o a chi gestisce il sito prego di non censurare questo mio post (metto già le mani avanti visto che viviamo in una società ipocrita del politically correct a tutti i costi) perchè, per il bene della numismatica che questo Forum deve perseguire, vanno difesi i valori sani della numismatica e devono passare quantomeno (sempre a mio avviso) i seguenti messaggi cardine: - i Corpora del passato vanno studiati e costituiscono il punto di partenza per un sano e corretto approccio alla numismatica; - Qualsiasi commerciante e/o astaiolo (soprattutto in caso di vendita all'incanto) non è che può mettere in vendita bellamente una moneta senza curarsi di vagliarla ed esaminarla prima. HA IL DOVERE DI ACCERTARSI ACCURATAMENTE DELL'AUTENTICITA' secondo la c.d. "SCIENZA E MIGLIOR ESPERIENZA DEL MOMENTO STORICO". Scrivo questo, e concludo, perchè dai messaggi di qualcuno passano indicazioni strane o addirittura fuorvianti. Odisseo
    2 punti
  17. Un paio di anni fa ci fu un passaggio in un'asta di cui non ricordo la Casa.Era in buona conservazione e il prezzo salì parecchio. Questa moneta è molto rara,peccato per la scarsa conservazione.
    2 punti
  18. Ah no no aspetta, perdonami @Ptr79 hai ragione tu. Guardavo la quotazione dei 18kt, che sciocco, scusate tutti. 🙏In ogni caso se non vedo male questa moneta ha un titolo di 900/1000 quindi il prezzo di 54 va ridotto del 10%😔
    1 punto
  19. In numismatica non si finisce mai di imparare.
    1 punto
  20. Le 128 monete incuse di Magna Grecia, 'improvvidamente' restituite sotto vincolo ( 2013 ) al detentore, sono quelle proposte in vendita il 15 Dicembre 2016 in asta Bertolami 28 al n. 74 ( invendute ) discusse nel forum in " Un ricco gruzzolo acheo della Magna Grecia, VI-V secolo a.C. " del 24 Novembre 2016 , discussione che come solito non so allegare .
    1 punto
  21. Dall’asta Varesi e8 un gettone per l’approvvigionamento di legname. APPROVIGIONAMENTO DI LEGNAME PER PARIGI 1813 Gettone ottagonale. Opus Droz D/ Busto di Jean Rouvet, inventore nel 1549 del trasporto fluviale del legname R/ Scritte Bramsen 1313 Ag g 14,82 mm 33 RR • Bella patina SPL Il gettone raffigura al dritto il busto di Jean Rouvet, considerato l’inventore nel 1549 del trasporto fluviale del legname. Sul rovescio la scritta lungo il bordo APPROVISIONNEMENT. DE. PARIS (Approvvigionamento di Parigi) e, nel campo, COMMERCE. DE. BOIS. FLOTTE (Commercio di legname che si muove galleggiando sull’acqua). Nella didascalia manca una V in “APPROVIGIONAMENTO”. apollonia
    1 punto
  22. Non mi pare siano dello stesso conio, si notano delle differenze nette.
    1 punto
  23. Anche secondo me, moneta sottoposta a corrosione chimica
    1 punto
  24. Buonasera, riporto qua sotto le caratteristiche di ogni grado di conservazione per eliminare qualsiasi dubbio. Conservazione Grado tradizione Descrizione: MS (da 60 a 70) FDC-FDC assoluto La moneta non presenta segni di circolazione, può al massimo presentare limitati segni di contatto con altre monete dovuti al processo produttivo. AU (50, 53, 55, 58) SPL La moneta ha circolato pochissimo e tutti i rilievi sono integri. XF (40, 45) BB/qSPL La moneta ha circolato ed i rilievi maggiori presentano segni di usura, pur rimanendo la moneta perfettamente leggibile. VF (20, 25, 30, 35) BB La moneta è usurata ed alcune parti non sono leggibili F, VG, G, Fair, Poor (1, 2, 5, 10, 15) B, MB La moneta è liscia e la maggioranza dei rilievi sono scomparsi MS sta a significare scala Sheldon che viene principalmente utilizzata in America.
    1 punto
  25. anche questo sesterzio con bellissimo ritratto oltre alla patina straordinaria, mi stai facendo pentire di avere abbandonato le Romane 20 anni fa.
    1 punto
  26. Particolare cavallo come particolare è la caratteristica dell'aquiletta che interrompe l' AQVILANA nella legenda posizionandosi prima della A finale. La moneta, se non erro, è censita nel CNI al nr. 63 e riportata in Perfetto 2009 ( La zecca dell'Aquila) al nr. 952.
    1 punto
  27. Queste immagini permettono ancora una volta di evidenziare altri aspetti in parte già discussi: - il "retrotreno" del cavallo perde dettagli dei muscoli, apparentemente il membro virile viene evidenziato e compare un segno sulla coscia destra, appena accanto, probabilmente per un colpo dato al conio - abbiamo già evidenziato le treccioline alla Michael Jackson, che non appartengono a questo conio - a mio avviso ciò che è più evidente è la difformità del corno, che perde del tutto il suo vigore e la forma cambia, allungandosi e curvandosi, perdendo naturalezza ES
    1 punto
  28. bella moneta e bel ritratto, complimenti.
    1 punto
  29. Gran gusto nelle monete Dupondio!!! Complimenti ancora!!
    1 punto
  30. Complimenti, davvero una bella moneta
    1 punto
  31. Ad integrazione il pezzo "plated" di Cambridge (SNG IV/2,Fitzwilliam Museum, n. 983 ex Bunbury 309: 8,24 g) pure censito da Jenkins: http://www.s137585473.websitehome.co.uk/SNG/images/Images_SNG/04/Big/0402_0983.jpg SNG Vol: IV Fitzwilliam Musuem Mint: Gela Denomination: Didrachm Obv: Horseman, wearing pointed leather cap with strings Rev: Similar Die Axis in numbers: 1 Die Axis in degrees: 30 Diameter: 20 Weight: 8.24gm Wear: Plated Acq: Y; Bunbury 309 ID: SNGuk_0402_0983
    1 punto
  32. Ciao, dalle misure direi mezza corona Km# 438. Sulla valutazione non mi pronuncio.
    1 punto
  33. Creati un gmail al volo e modifica i dati dei tuoi account inserendola al posto di quella di libero
    1 punto
  34. Mi domando come un funzionario pubblico autorizzato ad intervenire sul Bollettino di Numismatica che e’ un organo dell’amministrazione statale possa definire ‘improvvide’ le sentenze - passate in giudicato - emesse da magistrati nell’esercizio del ruolo cui sono preposti dallo Stato stesso. credo che un maggior controllo dovrebbe venire esercitato dai superiori affinche’ affermazioni di tale genere, contraddittorie se non addirittura lesive dell’azione di tutela giuridica del cittadino che lo Stato svolge attraverso i magistrati, non vengano riportate in documenti di divulgazione scientifica di matrice statale.
    1 punto
  35. Ciao @SAURON05 questa serie di denari minuti e' ben documentata nel volume della Baldassarri che credo andrebbe sempre consultato in quanto ad oggi rappresenta l'opera di riferimento per una classificazione la più dettagliata possibile, il MIR è un'ottimo testo che tratta comunque decine di zecche e lo fa per ovvie ragioni in modo un po riassuntivo e di conseguenza meno dettagliato ma, in questo caso, la tua variante è catalogata anche dal MIR (412/18) tant'è che pure la Baldassarri ne fa menzione nelle note bibliografiche in calce alla lista degli esemplari censiti, con relativi dati ponderali, della variante A.V.2a, variante ben riconoscibile grazie ad una rosetta ad inizio legenda del dritto che nell'osservare la moneta credo ti sia sfuggita .
    1 punto
  36. Pensavo Gordiano perché il rovescio assomiglia molto a questa moneta, Artemide ed Athena, un altare in mezzo. Potrebbe essere scritto OMONOIA all'esergo anche sulla tua. http://www.wildwinds.com/coins/ric/gordian_III/_side_SNGvA_4830.jpg Questo rovescio non lo trovo per Valeriano o Gallieno, ma dovrebbe essere uno dei due con lA davanti al busto (indicazione di valore, 11 assaria) Ho trovato il tuo esemplare su acsearch, ma credo che l'identificazione del venditore sia sbagliata, non è Gordiano… https://www.acsearch.info/search.html?id=10313721 La zecca è senza dubbio Side in Panfilia.
    1 punto
  37. Posso solo dire, a mio parere, che può avere un valore che si aggira attorno ai 160 -180 €
    1 punto
  38. Salve @kateuan, E si, per favore non dimenticare i dati, sono indispensabili. Ma stai collezionando tutte le zecche di Cilicia? Dovrebbe trattarsi di Adana, e sempre per Valeriano. Peso circa 11g, diametro 29/30mm? https://www.acsearch.info/search.html?id=248102 D/[AV KAI ΠOΛ] ΛIK O -VAΛЄ[PIANOC CB] R/[AΔPIANWN] -A-ΔANEWN
    1 punto
  39. Nuove interessanti ipotesi sull’origine dei Bronzi di Riace. di Kasia Burney Gargiulo Dalla mostra “Serial Classic”, curata a Milano da Salvatore Settis e Anna Anguissola presso la Fondazione Prada e dedicata alla scultura classica e al rapporto ambivalente tra originalità e imitazione nella cultura romana, giunge alla ribalta una nuova ipotesi interpretativa sull’identità dei Bronzi di Riace formulata dallo studioso tedesco Vinzenz Brinkmann e commentata dal professor Settis in un articolo apparso su Il Sole24 Ore di ieri. La mostra si sofferma innanzitutto sulla diffusione presso gli antichi romani di multipli intesi come omaggi all’arte greca, ma i nuclei dell’esposizione che ci riportano all’interrogativo, in auge da anni, sulla vera identità e paternità dei Bronzi di Riace, sono quelli dedicati ai temi dei materiali e del colore dei bronzi e dei marmi classici. Il Bronzo di Riace A nella ricostruzione di Vinzenz e Ulrike Brinkmann – Liebieghaus, Francoforte A fare da termini di riferimento per una riflessione sul colore originario del bronzo nelle sculture antiche, sono tre opere che testimoniano il tentativo di ricostruire il possibile aspetto dei bronzi in età classica: la prima è una riedizione del Doriforo di Policleto che nel 1910 Georg Roemer, allievo di Adolf von Hildebrand, realizzò a Stettino, in Polonia; la seconda, una versione in gesso, ricoperto di lamina metallica, dell’Apollo di Kassel, del 1991; la terza è un clone del 2015 del Bronzo di Riace A realizzato secondo quella che si suppone sia stata la cromìa originaria. Di quest’ultima scultura, opera di Vinzenz e Ulrike Brinkmann, esperti che al Liebieghaus di Francoforte fanno ricerca da anni sul colore dei bronzi antichi, vi avevamo dato notizia già lo scorso dicembre 2014. Come si può vedere nella foto a sinistra, la cromìa del Bronzo è profondamente diversa da quella verdastra (dovuta all’azione del tempo e degli elementi) alla quale siamo abituati: al suo posto, una compatta ”abbronzatura” va ad unirsi ai dettagli policromi già noti, come i denti d’argento, i capezzoli e le labbra di rame, e a quelli ricostruiti come l’elmo, lo scudo e la lancia in bronzo dorato. La prima impressione che si ha osservando tale ricostruzione è quella di un risultato tremendamente kitsch, eppure, a parte il colore naturale del bronzo non ossidato, è ormai provato da tempo che sculture e templi nell’antichità erano il più delle volte concepiti in ”technicolor”, a dispetto della visione austera tradizionalmente penetrata nell’immaginario collettivo. Oggi, una nuova frontiera della ricerca archeologica si occupa proprio di questo aspetto, andando a sfatare le maggior parte dei luoghi comuni sul tema. Ed è muovendo da questi studi – nonchè prendendo in considerazione numerosi altri aspetti storico-artistici – che Vinzenz Brinkmann nel catalogo della mostra “Serial/Portable Classic”, edito da Fondazione Prada, ha formulato una nuova ipotesi interpretativa sull’identità dei Bronzi di Riace. L’ipotesi è giocata sulla lettura dello stile che da tali opere, come dalle altre esposte nella mostra, emerge quale cifra identificativa di ogni autore. Accomunate dalla valenza etico-sociale che nell’antichità assumeva la celebrazione scultorea del corpo maschile, le tre opere del V sec. a.C. messe a confronto dalla Fondazione Prada si distinguono appunto per quella serie di dettagli in cui si sostanzia la “personalità” unica dell’artista. Del Bronzo di Riace A – a differenza del Doriforo (di Policleto) e dell’Apollo (di Fidia) accanto ai cui cloni è esposto a Milano – non è dato al momento conoscere con certezza l’autore, sebbene nel tempo si siano fatti molti nomi fra cui quelli celebri di Fidia e di Mirone. Partendo tuttavia dai dettagli “narrativi” delle statue, letti con maggiore attenzione proprio attraverso la loro ricostruzione sperimentale in bronzo, secondo Brinkmann è possibile tentare una identificazione dei personaggi, premessa indispensabile per passare poi alla formulazione di ipotesi ragionate sull’autore (o sugli autori). Nella ricostruzione della Liebieghaus, vediamo il Bronzo A munito di un elmo corinzio, che in tre punti frontali lascia intravedere il regale diadema che cinge la capigliatura. Con la mano destra regge una lancia che poggia sull’avambraccio, mentre con la sinistra impugna un grande scudo circolare. L’espressione del volto leggermente in torsione è resa vibrante dalle labbra socchiuse che svelano l’argentea dentatura. Un atteggiamento che nell’insieme sembrerebbe suggerire l’esistenza di un rapporto di interazione e di sfida con un altro personaggio. Brinkmann prova ad argomentare se questo ”altro personaggio” possa essere il Bronzo di Riace B il quale, nello stato attuale, risulta privo di elmo, arma e scudo. Sulla testa vi sono tuttavia tracce (in particolare due placchette in rame) che portano alla presenza di un copricapo, a dire di Brinkmann costituito molto probabilmente dal raro (ma ben noto) alopekis o berretto di pelle di volpe, che lasciava intravedere, dalla bocca aperta dell’animale, una calotta di cuoio alla quale sarebbero appunto riconducibili le placchette. Questo, secondo lo studioso, consentirebbe di dare ragione di altri elementi, finora non decifrati, presenti sulla statua, come ad esempio un supporto presente sulla spalla sinistra e probabilmente destinato a bloccare una delle ipotizzate zampe della volpe. Tale copricapo, tipico della Tracia, dice Brinkmann sarebbe un indizio forte per identificare il personaggio, la cui figura andrebbe completata immaginando l’aggiunta di un’ascia bipenne nella mano destra, e forse un arco con freccia nella sinistra, oltre ad uno scudo leggero. In sintesi, le due statue, connotate da tutti questi attributi, potrebbero raffigurare un Greco e un Trace. E a questo punto prende corpo il secondo livello di ipotesi sulla identità dei due personaggi: secondo Brinkmann le descritte caratteristiche non possono che ricondursi ad una coppia mitica ben precisa, ossia il re di Atene Eretteo ed il suo avversario Eumolpo, figlio di Poseidone. Nella contesa per il possesso dell’Attica, la lotta di questi due personaggi è ricordata da Tucidide, oltre a figurare nel fregio del tempio di Efesto. Inoltre il geografo Pausania, vissuto intorno al II secolo d.C., racconta che sull’Acropoli di Atene c’erano “due grandi statue di bronzo, che rappresentano due uomini disposti in battaglia, e li chiamano l’uno Eretteo e l’altro Eumolpo”. Da qui il cruciale interrogativo se le due statue citate da Pausania possano essere proprio i Bronzi di Riace. E’ evidente – sottolinea Settis, nel suo commento – che si tratta di una congettura, ma essa non è avanzata da Brinkmann secondo criteri di arbitrarietà bensì basandosi su una valutazione storico-artistica dei dati archeologici. E nel richiamare Pausania lo studioso va ancora oltre, ricordando come nel Libro nono della sua Descrizione della Grecia, il geografo puntualizzi che “un Dioniso sull’Elicona è, fra le statue di Mirone, la più degna di esser vista dopo l’Eretteo che è ad Atene”. Ecco allora affacciarsi l’idea che il Bronzo A (l’ipotizzato re greco Eretteo) possa attribuirsi al grande scultore Mirone, autore del celebre Discobolo. Ipotesi nient’affatto inedita – spiega Settis – se si pensa che, sia pure su basi puramente stilistiche, era stata già formulata nel 1984 dall’archeologo greco Georgios Dontàs, seguita da una più recente analoga attribuzione da parte di Giuseppe Pucci, che però preferisce l’identificazione del personaggio con il Tideo descritto in un epigramma di Posidippo (III secolo a. C.) redatto su un papiro dell’Università di Milano. E’ chiaro – conclude Settis – che queste congetture non hanno nulla di definitivo e non garantiscono alcuna certezza, considerato anche che tanti altri elementi relativi alle due statue, sfuggono ancora a qualsiasi ricostruzione. Eppure è quanto mai suggestiva l’idea che le evidenti differenze fra le due sculture siano interpretabili in chiave narrativa (con la eventualità quindi che anche il bronzo B sia di Mirone), riportandoci a due possenti guerrieri, uno greco e l’altro tracio, che si fronteggiano. Il prossimo passo potrebbe a questo punto essere la realizzazione di un nuovo clone, questa volta del Bronzo B, in modo dar corpo materiale e visivo all’ipotesi di Brinkmann. Se quest’ultima prendesse dunque ancora più forza, i Bronzi di Riace – a detta di Settis “i più importanti originali greci in bronzo oggi conservati” – non sarebbero più il “vecchio” e il “giovane”, ma l’immagine di due avversari di cui uno vincitore e l’altro vinto, nella inesorabile battaglia per la supremazia. © RIPRODUZIONE RISERVATA
    1 punto
  40. Si,è,almeno R3,a mio avviso.È uno dei pochissimi grossi ,in assoluto,che ancora mi mancano. Questo non è molto ben conservato,ma vale oltre 50 euro.
    1 punto
  41. Ciao a tutti, condivido volentieri con voi un mio sesterzio proveniente da una vecchia collezione, "EX Numismatica Picena" Sesterzio Otacilia Severa, 244-249 d.C. - Zecca di Roma (245-247 d.C.). 21,72 gr. 33mm. RIC 203a.
    1 punto
  42. Ciao, non credo che Leu abbia avuto l’intenzione di confutare il lavoro del grande Jenkins, perché altrimenti avrebbe dovuto argomentare un diverso punto di vista con elementi fattuali. Banalmente, non avranno conoscenza di quanto repertoriato da Jenkins come falso. Mi sembra la spiegazione più plausibile. Circa il corpus di Gela, è stato trovato qualche conio in più dopo il lavoro di Jenkins; tuttavia, chi conosce bene il testo riconoscerà la assoluta qualità del lavoro e delle argomentazioni contenute. Una cosa è trovare un nuovo conio, meglio se accoppiato ad un altro già noto, diverso è confutare un falso riconosciuto da uno studioso (di solito con molta prudenza) riconoscendolo ora come genuino. In questo caso l’onere della prova spetterebbe a chi voglia definirlo come buono, o no?
    1 punto
  43. Contribuisco modestamente con la mia napoletana di oggi, moneta acquistata a fine 2017 con i fondi brillanti e sostanzialmente priva di patina. Oggi, dopo cinque anni di velluto in monetiere si presenta in passerella come una gran dama della sua tumultuosa epoca…🤗😁 e ben vestita! 😉
    1 punto
  44. Da una rivista del 1951 in mio possesso, il titolo è "Come riconoscere le monete false?" ma si parla di banconote. Una banconota falsa viene definita *biglietto matto* Spero che la scansione si legga, dedicato a chi ha voglia di leggerlo, è stato interpellato un esperto cassiere di banca, sentiamo cosa consigliavano alla popolazione ben 66 anni fa Anche questo ritaglio di rivista fa parte della mia collezione di banconote.
    1 punto
  45. La spezieria All’Aquila Nera non è la sola con un’aquila nell’insegna e sulle capsule teriacali, ma dell’altra citata dal Dian, la spezieria All’Aquila d’oro, non si trovano capsule e si sa solo che era ubicata in Ponte dei Pugni, San Barnaba, nel Sestiere di Dorsoduro. Il Ponte dei Pugni non è il più grande, né il più bello, e tantomeno attraversa il Canal Grande, ma è uno dei ponti più celebri della Serenissima per essere il luogo dove, per anni, si affrontarono due bande rivali, i Nicolotti e i Castellani, combattendo a pugni. La tradizione voleva che i vincitori buttassero in acqua gli sconfitti, azione agevolata dal fatto che, fino a poco tempo fa, il ponte non aveva una ringhiera. Questi combattimenti furono proibiti nel 1705 per la loro eccessiva violenza che era causa di feriti anche gravi e di morti. Veniva considerato uno sfogo per la popolazione che in questo luogo, nel giorno prestabilito, poteva prendersela con gli odiati cugini della loro stessa città. I Castellani, durante la guerra dei pugni, si distinguevano per l’uso di un berretto e di una sciarpa di colore rosso, viceversa i Nicolotti si distinguevano per il berretto e sciarpa di colore nero. Il gioco consisteva nel conquistare la riva opposta attraversando il ponte, ma troppo frequentemente si trasformava in una vera rissa al limite della battaglia, con gravi conseguenze fisiche per i partecipanti. Sulla parte centrale del ponte sono ancora visibili i quattro punti di partenza, uno per angolo della piana centrale, dalle quali prendevano il via le ostilità tra i due gruppi di contendenti che avevano come unico scopo quello di sopravanzare e dimostrare la superiorità fisica sugli abitanti delle fazioni apposte di Venezia. Ponte dei Pugni Fonte https://venicewiki.org/wiki/Ponte_dei_Pugni apollonia
    1 punto
  46. Il 20 Lire 1936 è una moneta "relativamente" rara. Si trova frequentemente nelle aste e non è difficile procurarsela in negozio. Questo perché è una moneta che sì, non ha avuto una gran tiratura, ma è stata subito "tesaurizzata" non solo dai collezionisti (pochi), ma anche da chi voleva un ricordo tangibile della fondazione dell'Impero (la stragrande maggioranza). La moneta quindi, è possibile trovarla in diversi stati di conservazione: quelle ritirate dai collezionisti si trovano in ottime condizioni, quelle che, invece, sono state prese come semplice "trofeo", hanno subìto per lo più una custodia sui generis che le hanno fatte giungere fino a noi non propriamente al top. La moneta ha un prezzo "sostenuto" - a mio parere - per tre motivi: 1) bassa tiratura (10.000 esemplari); 2) rappresentatività (l'Impero); 3) unicità (è la sola della sua tipologia coniata per la circolazione). Non escludo che parte della produzione giaccia presso la Tesoreria Centrale dello Stato o presso la Zecca rientrando nel novero delle monete non in oro appena accennate nella "famigerata" nota 56. Qui sotto posto il mio esemplare:
    1 punto
  47. Lo zuccherificio venne edificato nel 1924 durante il governo fascista ad opera della "Società Zuccherificio" di Jolanda di Savoia costituita per iniziativa della S.B.T.F (Società Bonifica Terreni Ferraresi) ed inaugurato da Re Vittorio Emanuele III e dal Principe Umberto il 26 Maggio 1926. Nel 1968 vi lavoravano oltre 200 operai per tutto il tempo dell'anno a cui andavano sommati i moltissimi lavoratori stagionali assunti nel periodo della campagna saccarifera. Inoltre allo Stabilimento era legato un' indotto che occupava non poche maestranze. L' Eridania, proprietaria dello zuccherificio, decise nell' ambito di una strategia industriale, la chiusura di alcuni stabilimenti della provincia di Ferrara, fra i quali quello di Jolanda di Savoia . La fabbrica venne occupato e gli impianti vennero fermati. Questo avvenne nel Novembre del 1968. Dopo uno scontro di tre mesi, i cancelli furono riaperti e il lavoro venne ripreso. Nel 1982 l' Eridania comunicò nuovamente la chiusura dello Stabilimento saccarifero. A nulla valsero le molteplici iniziative per mantenere l'impianto in funzione. Per l'Azienda era superato ed obsoleto. Si fecero degli scioperi e delle dimostrazioni contro la chiusura e si arrivò nuovamente ad occupare la fabbrica. Ma alla fine fu tutto inutile. Non servì a far mutare indirizzo all'Azienda neppure l'avere in Jolanda di Savoia il bacino saccarifero fra i più grandi del centro Italia. Con la chiusura dell'impianto, Jolanda perdette un pezzo importante della propria storia. Per quasi 60 anni aveva rappresentato una fonte di lavoro per moltissime famiglie. Nel 1982 lo zuccherificio fece la sua ultima campagna saccarifera.
    1 punto
Questa classifica è impostata su Roma/GMT+01:00
×
  • Crea Nuovo...

Avviso Importante

Il presente sito fa uso di cookie. Si rinvia all'informativa estesa per ulteriori informazioni. La prosecuzione nella navigazione comporta l'accettazione dei cookie, dei Terms of Use e della Privacy Policy.