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  1. ARES III

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Contenuti più popolari

Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 02/19/23 in tutte le aree

  1. Ciao a tutti, oggi condivido con voi un asse di Gordiano III con patina smalto verde azzurra, proveniente da Asta N-N Auction 61 Lot. 734. Allego descrizione dell'asta: GORDIAN III (238-244). As. Rome. Obv: IMP GORDIANVS PIVS FEL AVG. Laureate, draped and cuirassed bust right. Rev: VIRTVTI AVGVSTI / S - C. The Farnese Hercules: statue of Hercules right, with hand upon hip and leaning upon club draped with lion skin. RIC 309. Weight: 8.23 g. Diameter: 24 mm.
    6 punti
  2. E' un gadget (nell'articolo viene chiamato pomposamente "medaglia", ma è troppa grazia ) regalato dal quotidiano genovese Il Secolo XIX https://mondomonete.altervista.org/2022/01/21/scoprendo-cristoforo-colombo/?utm_source=amp&utm_medium=widget&utm_campaign=related_posts&doing_wp_cron=1676758664.8344519138336181640625 Forse ce ne sono solo tre esemplari perché il venditore ha comprato tutte le copie del giorno in cui era allegato, e poi ha fatto fondere tutte le medaglie, tenendone solo tre, così da creare una rarità strepitosa petronius
    3 punti
  3. (ANSA) - ROMA, 17 FEB - Dare la possibilità alle comunità e ai cittadini di ammirare uno dei patrimoni storico-architettonici più importanti del Paese, attraverso la riapertura del complesso archeologico di Villa dei Volusii Saturnini, nei pressi di Fiano Romano. Questa l'ultima iniziativa di Autostrade per l'Italia è inclusa nel progetto "Wonders. Scopri l'Italia delle meraviglie", in collaborazione con il Touring Club italiano, Wwf, Slow Food Italia e la Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco. Autostrade per l'Italia ha voluto puntare sul rilancio della Villa dei Volusii Saturnini, il complesso residenziale extraurbano appartenente alla colonia romana di Lucus Feroniae, rinvenuta nel 1961 durante i lavori di costruzione dell'Autostrada del Sole Roma-Firenze. La grande Villa dei Volusii fu edificata, organizzata su due livelli, intorno alla metà del I secolo a.C. e sorge sopra un terrazzo naturale, in una straordinaria posizione panoramica sulla bassa valle del Tevere. Grazie alla collaborazione tra Autostrade per l'Italia e il ministero della Cultura, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l'Etruria meridionale, il sito è stato valorizzato con l'obiettivo di preservarne e divulgarne il prestigio archeologico e lo straordinario valore artistico- culturale. Oggi, infatti, è raggiungibile direttamente dall'Area di Servizio Feronia Ovest, in A1 nei pressi di Fiano Romano, che diventa così per la prima volta una porta di ingresso a un sito di interesse culturale nazionale. Attraverso l'installazione dei touch point presso l'area di servizio e con il supporto degli strumenti digitali, i visitatori vengono accompagnati nel tour archeologico con un'audioguida scaricabile dai QR code presenti nei punti di interesse. Il complesso è visitabile dal martedì al sabato dalle 9 alle 17 e la domenica e i festivi dalle 9 alle 14, tutto l'anno. (ANSA). Riaperto il sito archeologico di Villa dei Volusii Saturnini© Provided by ANSA Riaperto il sito archeologico di Villa dei Volusii Saturnini© Provided by ANSA Riaperto il sito archeologico di Villa dei Volusii Saturnini© Provided by ANSA https://www.msn.com/it-it/viaggi/notizie/riaperto-il-sito-archeologico-di-villa-dei-volusii-saturnini/ar-AA17BLio?ocid=msedgdhp&pc=U531&cvid=86819f8f41694e81abf62def3129b332
    2 punti
  4. Ciao, oggi condivido un denario dell'imperatore Vespasiano (69-79 d. C.) coniato a Roma nel 77-78 d. C. con rappresentato sul rovescio il Modio ( Modius). Un contenitore utilizzato in agricoltura e che rappresentava anche una unità di misura per derrate secche (es. grano), espressa in litri (circa 9). Un rovescio beneaugurante che indicava che l'imperatore si sarebbe sempre impegnato ad assicurare pane e benessere per il popolo,non proprio comune con questa iconografia. Mi sembra che anche Antonino Pio (di cui posseggo un denario simile) ed Adriano ne fecero uso, oltre gli altri Flavii Tito e Domiziano. Vespasiano, di origini umili contadine, sali al potere dopo l'anno dei quattro imperatori che fu un periodo a dir poco molto travagliato per l'impero, teatro di sanguinose guerre civili, e sostituì Vitellio governando per circa 10 anni fino alla sua morte, per cause naturali all'età di 70 anni, assicurando finalmente una certa stabilità all'impero. A lui si deve la costruzione dell'anfiteatro Flavio o Colosseo che però non vide mai terminato ed inaugurato, compito che toccò al figlio Tito suo successore. Vespasiano introdusse anche la famosa e nuova tassa sui bagni pubblici romani e sembra che fu lui di persona ad esclamare nei confronti di quanti gli facevano notare la "stranezza" della stessa, la famosa frase "pecunia not olet" e cioè i soldi non puzzano. Da esame diretto risulta coniato (spero ai tempi dell'imperatore 🙂), centrato, con discreto metallo (erano in ottimo argento) e con una importante usura regolare da circolazione, segno che ha svolto bene la sua funzione. Grazie ed alle prossime ANTONIO 18 mm 3,30 g RIC 980 Altri miei denari a cui affiancare in futuro un sesterzio 🙂
    2 punti
  5. Non so se questa sia la sede più opportuna, nè se sia stato già segnalato, ma Rai3 ha prodotto un meritorio Servizio sul medagliere del Museo di Siracusa. Interessanti le immagini anche se un po' semplificati i commenti. https://www.rainews.it/tgr/sicilia/video/2023/02/mediterraneo-siracusa-museo-orsi-monetiere-61497138-2041-4f5c-8aa1-c49abbc9271e.html?nxtep
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  6. Buongiorno e buona domenica. Come già detto da @Bruzio trattasi di un denerio repubblicano della gens Calpurnia. B.12 (Calpurnia) - BMC/RR.1898 var. - CRR.662 Questo tipo di denario aveva al diritto: Testa laureata di Apollo a destra; dietro la testa presentava un segno di controllo variabile: una scritta, un simbolo, una lettera greca. Qui non si vede bene c'è un punto e sotto "qualche cosa" al rovescio: nel campo è raffigurato un cavaliere nudo al galoppo verso destra, con ramo di palma nella mano destra. Sopra c'è una scritta di controllo (poteva non esserci o essere un numero variabile). Qui io leggo "CXXXXIIII" con la C di cento poco visibile. Quindi 144. sotto il cavaliere c'è scritto - su due linee - L. PISO FRVGI/ ROMA Deve ruotare di 180° la sua foto Se nessuno mi denuncia per eresia l'immagine della moneta è avvicinabile un po' a quella di questa statua del Museo Archeologico nazionale di Atene sala 21. Dimenticavo.... parrebbe invero suberato, come già suggerito da @fastrobert.
    2 punti
  7. Il relitto di Uluburun è un relitto dell'età del bronzo databile alla fine del XIV secolo a.C., scoperto al largo di Uluburun, a circa 10 km a sud-est di Kaş, in Turchia sud-occidentale. Il relitto fu visto la prima volta nell'estate del 1982 da Mehmed Çakir, un cercatore di spugne locale originario di Yalikavak, un villaggio nei pressi di Bodrum. Modello in legno Dal 1984 al 1994 i susseguirono sul luogo undici campagne di recupero, ognuna delle quali lunga dai tre ai quattro mesi, per un totale di 22 413 immersioni, riuscendo a portare alla luce uno dei più spettacolari reperti dell'età del bronzo emersi dal mar Mediterraneo. Scoperta Il relitto fu scoperto nell'estate del 1982, quando Mehmet Çakir riportò a galla dei "biscotti metallici con le orecchie" riconosciuti poi come particolari lingotti dell'età del bronzo. I cercatori di spugne turchi venivano spesso contattati dall'Institute of Nautical Archaeology (INA) per poter identificare antichi relitti durante le loro immersioni. I ritrovamenti di Çakir allertarono Oğuz Alpözen, direttore del museo di Bodrum di Archeologia Subacquea, tanto da inviare una squadra di esplorazione per localizzare il relitto. La squadra riuscì a recuperare numerosi lingotti di rame a soli 50 metri dalla costa di Uluburun. Rotta apparente Grazie alle prove raccolte, si può ipotizzare che la nave fosse salpata da Cipro o da un porto in Siria o Palestina. La nave di Uluburun era senza dubbio diretta alla parte occidentale di Cipro, ma la sua destinazione finale può essere determinata solo dagli oggetti presenti a bordo al momento del naufragio. È stato quindi ipotizzato che fosse diretta a Rodi, al tempo un importante centro di smistamento per l'Egeo. Datazione Peter Kuniholm della Cornell University fu incaricato della datazione dendrocronologica in modo da ottenere una datazione assoluta per la nave. I risultati hanno datato il legno al 1305 a.C., ma non essendo sopravvissuto nessun pezzo di legno è impossibile determinare con sicurezza l'esatta data, e si può ipotizzare che la nave sia affondata intorno a quella data. Basandosi sulle ceramiche ritrovate, sembra che la nave di Uluburun affondò verso la fine del periodo Amarna, e non prima del tempo di Nefertiti, visto che a bordo è stato trovato uno scarabeo in oro col suo nome. Sintetizzando, si ritiene che la nave sia affondata alla fine del XIV secolo a.C. Gli oggetti a bordo della nave provengono da Europa e Africa settentrionale, dalla Sicilia e la Sardegna alla Mesopotamia, e sono stati prodotti da circa nove o dieci diverse culture. La presenza di questo carico indica che l'Egeo della tarda età del bronzo era impegnato in commerci internazionali anche col Vicino Oriente. Il vascello Replica in dimensioni reali presso il museo di Bodrum di Archeologia Subacquea I resti dell'Uluburun e il contenuto del suo carico indicano che la nave era lunga tra i 15 e i 16 metri. Si sa che è stata costruita col metodo del "prima lo scafo" con giunzioni a tenone e mortasa in simili a quelli greco-romani dei secoli successivi. Sebbene lo scafo sia stato dettagliatamente esaminato, non sono stati individuati reperti del suo telaio. La chiglia appare rudimentale, forse più una piattaforma che una vera e propria chiglia. La dendrocronologia ha permesso di stabilire che la nave fu costruita con tavole e chiglia in legno di cedro del Libano e quercia. Il cedro del Libano è un albero indigeno delle montagne del Libano, della Turchia meridionale e della parte centrale di Cipro. La nave trasportava 24 ancore di pietra. La pietra è di un tipo quasi completamente sconosciuto nell'Egeo, ma spesso utilizzata nelle mura dei templi siro-palestinesi e di Cipro. Rami secchi e sterpaglie servivano per proteggere lo scafo dal contatto con i metalli trasportati. Scavi L'Institute of Nautical Archaeology (INA) iniziò gli scavi nel luglio del 1984, sotto la direzione prima del suo fondatore George F. Bass e poi del vicepresidente Cemal Pulak dal 1985 al 1994. Il relitto si trovava tra i 44 e i 52 metri di profondità su un piano roccioso in pendenza pieno di banchi di sabbia. Metà del personale che aiutò negli scavi era accampato nella parte sud-orientale del promontorio che fu probabilmente colpito dalla nave, mentre gli altri vivevano a bordo del Virazon, la nave di ricerca dell'INA in quel periodo. La mappatura del sito fu fatta tramite triangolazione con metri flessibili e quadrati di metallo per facilitare l'orientamento degli operai. Quando gli scavi furono completati nel settembre 1994, tutti gli sforzi si concentrarono sulla conservazione del relitto, sullo studio, e sulla raccolta di campioni per le analisi nel laboratorio dell'Istituto d'archeologia marina in Turchia. https://it.m.wikipedia.org/wiki/Relitto_di_Uluburun Relitto di Uluburun: i metalli del carico arriverebbero dall’Uzbekistan. Sin dal 1982, anno della scoperta del famosissimo relitto di Uluburun, al largo delle coste dell’odierna Turchia, gli studiosi si sono interrogati sull’origine e la provenienza delle tonnellate di metalli preziosi facenti parti del carico, così da ricostruire le rotte commerciali e le relazioni tra le comunità della Tarda Età del Bronzo. Un archeologo subacqueo mentre estrae dei calici d’oro dal relitto, ph. INA Oggi, grazie ad uno studio effettuato dal Prof. Michael Fracchetti, docente di archeologia presso la Washington University di St. Louis, sappiamo che un terzo dello stagno presente sulla nave era prodotto da una comunità pastorale dell’attuale Uzbekistan, nell’Asia centrale. Lo stagno, con cui si realizza la lega del bronzo, è molto raro: si trova infatti in giacimenti specifici, per questo motivo era molto richiesto e dall’Asia centrale veniva trasportato in occidente attraverso il mar Mediterraneo. Una volta stabilita la miniera di provenienza sulla base di analisi geochimiche, ovvero la miniera di Musiston – si trova a circa 4000 km da Haifa, il porto da cui è partita la nostra nave – i ricercatori hanno cercato di comprendere i rapporti e i collegamenti commerciali tra la piccola comunità rurale del centro Asia e il porto, snodo cruciale per i commerci verso il Mediterraneo. I pesi delle ancore del relitto, ph. INA Sebbene infatti la zona che separi la miniera da Haifa non fosse ben collegata, il team di Fracchetti ha individuato un moderno e funzionale sistema di approvvigionamento e trasporto, con il quale i minatori locali riuscivano ad immettersi sulle altre vie di comunicazione interne e arrivare così alla costa, da dove poi lo stagno sarebbe partito per l’Occidente. Sembrerebbe, quindi, che questo grande commercio si origini proprio da piccole comunità pastorali, che producevano su piccola e larga scala. Non va dimenticato che la maggior parte dei metalli grezzi venivano esportati proprio dal Vicino e dal Medio Oriente, sia per la grande disponibilità di queste miniere, sia per la pregevolezza del materiale grezzo. Infatti, lo stagno dei minatori rurali e il rame trovati nel relitto sarebbero stati sufficienti per produrre circa 11 tonnellate di bronzo di altissima qualità, sufficienti ad armare un esercito di 5 mila individui. Senza alcun dubbio, questo studio basato sull’analisi degli isotopi dello stagno ha prodotto interessanti risultati, ma molti sono ancora gli interrogativi da risolvere: come venivano lavorati i metalli dopo la loro estrazione? Perché venivano fusi a formare dei lingotti? https://mediterraneoantico.it/articoli/egitto-vicino-oriente/relitto-di-uluburun-i-metalli-del-carico-arriverebbero-dalluzbekistan/
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  8. Questo follis assomiglia ad un esemplare conservato presso la BNF (8,59g). Per la « NC » finale poco leggibile, prima si credeva che fosse un busto accollato di Diocleziano e Massimiano. Un altro esemplare di collezione privata (foto 2, peso q8,34 g) dimostra moneta in mano che si tratta invece di Diocleziano e del suo Cesare Galerio. Georges Gautier ha pubblicato un articolo su questi busti accollati di Treveri per l’emissione del 297/299 A/*//TR. https://www.persee.fr/doc/numi_0484-8942_2010_num_6_166_2944 Potrebbe essere lo stesso conio al dritto. Se genuina, è una moneta interessantissima. Puoi darci l’asse della moneta per favore?
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  9. Buongiorno,la tua moneta presenta al dritto uno slittamento del conio verso il basso dalla zona del colletto,si nota il doppio bottone sul drappeggio sulla spalla del Re e la ribattitura delle prime tre lettere del nome,quello che leggi dopo VTR fa parte della parola VTRIVS che a causa dello slittamento di conio si è divisa... Al rovescio la parola a fine legenda si può presentare(in base al modulo da coniare e a come prende le giuste misure il coniatore)in: HIE,HIER,HIERV,HIERVS,HIERVSA, HIERVSAL,HIERVSALE(come nel tuo esemplare)e HIERVSALEM... La moneta è catalogata al numero 25,pagina 102 del Magliocca con variazioni in legenda... Complimenti, è un bel pezzo...
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  10. Cast lidded silver container. Image: Leonid Yablonsky Silver mirror with gilded and embossed decoration. Image: Leonid Yablonsky Golden plaque depicting panther leaping on a saiga’s (antelope) back. Image: Leonid Yablonsky Cast gold earring with cloisonné enamel decoration. Image: Leonid Yablonsky
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  11. Ercolano, Villa dei Papiri: il volumen perduto su Alessandro Magno torna (quasi) leggibileUn software di apprendimento automatico potrebbe ricostruire l’inchiostro, molto debole ma ancora visibile, presente sul rotolo di papiro proveniente da Ercolano che riporta i nomi dei generali di Alessandro Magno e la suddivisione dell’Impero in diadochie dopo la sua morte nel 323 a.C. Il papiro, parzialmente distrutto dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., secondo quanto riporta Richard Janko, docente di studi classici presso l’Università del Michigan, è stato oggetto di uno studio approfondito, operato con l’aiuto del team di Brent Seales, direttore del Center for Visualization and Virtual Environments dell’Università del Kentucky. Il team ha “insegnato” ad un software su computer a cercare le tracce di inchiostro sul papiro, in questo modo i ricercatori hanno potuto analizzare antichi volumi con scansioni di tomografia computerizzata che danno immagini 3D; purtroppo però, la maggior parte dei volumina sono rimasti ancora illeggibili. In modo particolare, il papiro sui diadochi di Alessandro, passato anche nelle mani di Napoleone che nel 1804 lo ha donato all’Institut de France di Parigi, dove si trova tutt’ora, è quello che rimane ancora avvolto nel mistero. Infatti, nella Villa dei Papiri a Ercolano, si trovano circa 1800 papiri di contenuto filosofico scritti da Filodemo di Gadara, un filosofo vissuto tra il 110 e il 30 a.C. Il volumen di Alessandro Magno, invece, è di autore sconosciuto e di argomento storico, come mai, quindi, compare in questa biblioteca? Secondo Jeffrey Fish, docente alla Baylor University in Texas, sarebbe un libro in prestito: Filodemo potrebbe averlo recuperato da qualche altro saggio di Ercolano e non averglielo mai restituito. https://mediterraneoantico.it/articoli/archeologia-classica/ercolano-villa-dei-papiri-il-volumen-perduto-su-alessandro-magno-torna-leggibile/
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  12. Ciao a tutti! Oggi scrivo del mio nuovo aquisto, per 14 € che trovo spesi molto bene. Quando si parla di denaro metallico, io pensavo ai popoli asiatici presi ad infliare le monete per trasportarle (e forse anche i norvegesi moderni...) e pure ai romani, che mettevano tutto in un bel sacchetto: noi - si sa - siamo abituati ad un portamonete Ma qualcuno ha mai pensato di farne un fascio?!? Sì! Perchè questi non sono oggetti ma sono MONETE! Questo è un Kissi penny: un manufatto di ferro pre-monetario che prende il nome dal popolo dei Kissi stanziato nelle aree ricche di minerali di ferro nell'entroterra dell'Africa occidentale (Guinea francese, Sierra Leone e Liberia). Il denaro, chiamato anche gizzi penny, è costituito da aste di ferro attorcigliate dello spessore di qualche millimetro, a forma di T a un'estremità e piatte all'altra. I fabbri locali fabbricavano queste monete sotto la direzione del capo villaggio, tipo l'organo di emissione. Si trattava di pezzi di ferro battuto, comunemente di lunghezza variabile da circa 15 a 40 cm, anche se per lo più da 20-30 cm (ma anche varianti molto più lunghe). Il mio qui sopra è ca. 24 x 3,5 cm. Vediamo un po' cosa se ne poteva fare: con due di queste monete si potevano acquistare 20 arance o un mucchietto di banane. Per le transazioni più importanti, venivano per lo più confezionate in mazzette da 20 pezzi. (grazie al museo di Brooklyn per l'immagine) All'inizio del XX secolo, i registri indicano che una mucca poteva essere acquistata per 100 mazzi (2.000 Kissi Pennies), una sposa per 200/240 mazzi e gli schiavi per ben 300 mazzi (sì, avete letto bene, nel ventesimo secolo in Africa si trafficava ancora con gli schiavi). Ma non basta: una volta che i penny Kissi smisero di circolare come denaro, mantennero ancora valore per l'uso nelle cerimonie religiose. Si riteneva che queste monete avessero un'anima - "soul money" - e dei pezzi rotti venivano deposti presso i defunti affinché la loro anima potesse fuggire, invece se un soldo veniva rotto accidentalmente doveva essere ripristinato da un mago per salvare l'anima del suo proprietario. Spero nella clemenza di @petronius arbiter (che nel lontano 2014 aveva già trattato questo argomento) che non mi timbri di plagiatore, ma vediamo di non "fare di tutte le monete un fascio" 😁 Alla prossima, Njk ======================= PS: dimenticavo... per ammirare l'immagine di sopra in tutta la sua bellezza, cliccateci sopra e - per chi non è al telefonino - consiglio di girare il monitor di 90°
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  13. Salve, condivido la moneta in oggetto della mia raccolta di veneziane e vi chiedo cortesemente un vostro parere sullo stato di conservazione. Il peso è 3,56g. Ringrazio in anticipo.
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  14. Sul sito "Not in RIC" ho trovato questo, che si riallaccia un po' a quanto detto da Quintus: Si tratterebbe di un ibrido della zecca di Ticinum. Buona notte da Stilicho
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  15. Il tondino vergine può essere tutto o niente, difficile,se non impossibile,dimostrare che sia di un 50 lire del 54 prova... Il 100 lire sembra in buona conservazione ma servirebbero foto migliori e più dettagliate... Le 500 lire mi sembrano semplicemente martellate con un qualche attrezzo,non vedo segni di decentramento e l'annullo di zecca non era di certo così, almeno io ho sempre visto l'annullo a "rete"...
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  16. C'è almeno anche questo! (non mio, che è nella copertina del mio testo).
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  17. DE GREGE EPICURI La scritta della zecca sembra proprio dire TARABLUS (Tripoli). Tuttavia, nel Valentine, " Modern Copper Coins of the Muhammadan States", ci sono monete un po' simili, ma non questa.
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  18. Non conosco la monetazione veneziana quindi mi astengo nel dare un giudizio ma volevo chiedere se tutte quelle bollicine al dritto sono normali, generalmente sono associate a monete realizzate con il metodo della fusione,e quindi false...
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  19. Non sono riuscito a reperire l'articolo citato nella descrizione: "Shanghai Symposium, The Bai Jin San Ping Coinage of Han Wudi: Early Influences From the Silk Road by James T. Anderson". In ogni caso, mi pare probabile che il compilatore abbia attinto anche da questo noto sito di monete cinesi: https://chinesecoins.lyq.dk/BaiJinSanPinNetside/index.html L'autore del sito cita l'esistenza di tre tipologie di questa emissione (cavallo, drago e tartaruga) di cui riproduce anche le immagini. Sostanzialmente sembrerebbe probabile che queste emissioni fossero state create per favorire i commerci con la Battriana, come desumibile dai caratteri greci presenti sulla moneta della tipologia del "drago" (sebbene siano, in realtà, privi di significato). Altre informazioni sono reperibili in questo articolo: https://issuu.com/jeandigitala1/docs/the_fourteenth_issue_of_jean Pare che l'autore fosse a conoscenza di fonti antiche che parlavano dell'esistenza di queste tipologia di monete, ma in metallo nobile, di cui, tuttavia, non abbiamo traccia.
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  20. E' un ducato veneziano di andrea dandolo, doge dal 1343 al 1354, mi sembra autentico ma occorre avere anche i riferimenti del peso. E' comune e la conservazione mi sembra mediocre...puoi trovare facilmente di meglio...oltre ai 300 euro compresi diritti non offrirei...
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  21. Questo conferma il mio sospetto che sia libica allora. La zecca sembrerebbe proprio Tarablus-Tripoli
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  22. 1 punto
  23. Per geometrie ed aspetto mi ricorda un po' le monete libiche del primo Ottocento https://en.numista.com/catalogue/index.php?e=libye&r=1223&ct=coin&im1=&im2=&tb=y&cat=y&ru=&ca=3&no=&v=&i=&b=&d=&u=&a=&dg=&m=&f=&t=&w=&mt=&g=&se= Non so se è una buona pista..🤔
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  24. https://numismatics.org/ocre/id/ric.7.tic.206 con la legenda al rovescio ho trovato questa ma la raffigurazione è diversa. Al dritto sicuro ci sia scritto Crispo?
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  25. La M indica, come giustamente avevi supposto, la zecca di Milano. La melagrana è, a sua volta, un simbolo della zecca mentre la lampada ad olio è il simbolo adottato da Luigi Manfredini, incisore e direttore della zecca di Milano dove venivano realizzati i conii di tutte le monete coniate dal Regno. Dunque, su tutte le monete del Regno d’Italia troveremo la lampada ad olio mentre cambieranno gli altri due segni (di zecca), a seconda che le monete siano state realizzate a Milano, Bologna o Venezia.
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  26. cari amici ho acquistato questa moneta che ho scoperto avere una particolarità che non ho riscontrato tra quelle che ho visionato fino ad ora (al dire il vero una 30 di esemplari circa). la dicitura sul dritto presenta, dopo VTR IVS anche SIC. nel database di La Moneta questa variante viene segnalata come conosciuta per il tipo che ha la sola sigla GR per il funzionario di zecca. anche al rovescio la legenda non presenta la usuale parola HIERUSAL ma finisce con una insolita E. che ne pensate?
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  27. M Milano melograno = zecchiere sconosciuto coppa = incisore Manfredini
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  28. Buongiorno e buona domenica, effettivamente si tratta di un bel colpo di fortuna considerando che il 10 centesimi di Napoleone del 1808 è stato coniato in soli 642 esemplari e, stando ai cataloghi, è considerato come rarità tra R2 e R3. I graffi che si notano, a mio avviso, non sono dovuti ad una pulizia aggressiva ma derivano dal conio, cosa abbastanza frequente per questo nominale. Mostro un esemplare per confronto. Peccato per quelle macchie anti-estetiche perché, a livello di conservazione, non è affatto male (secondo me, siamo sul BB+). Consiglio, comunque, di non pulirle perché si rischierebbe d'intaccare l'intera moneta. L'unico rimedio potrebbe essere lasciarla riposare su un bel vassoio, in modo tale che si formi una patina che ne renda più omogeneo e gradevole l'aspetto.
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  29. 1 punto
  30. No, direi meglio: Chi amore dona non e' gretto buona giornata
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  31. Dal cantiere davanti al Florian emergono i resti del Rio Batario coperto quasi mille anni fa per raddoppiare la superficie del salotto cittadino. Il canale portava l’acqua della laguna fin dentro alle Procuratie La doppia arcata del rio Batario, che ancora oggi scorre sotto la piazza In mezzo a metri cubi di fango melmoso nascosto sotto i masegni di San Marco riemergono tracce antiche di storia cittadina. Merito degli operai immersi con tute e stivali nelle viscere di Venezia per mettere al riparo la Piazza dalle acque alte. L’antico rio a pochi metri dal Carnevale E così mentre a pochi metri di distanza impazza il Carnevale tanto amato dai turisti e dalle famiglie, ecco che dai cantieri davanti alle Procuratie Nuove spuntano le volte realizzate dopo la chiusura del rio Batario, un canale che correva lungo le Procuratie, prima di arrivare alla laguna. Il canale, che fu interrato dal doge Sebastiano Ziani fece interrare intorno all'anno 1172 per ampliare la superficie della Piazza, aveva alle sue estremità due chiese, oggi scomparse: a est quella dedicata a San Teodoro, il primo santo patrono della città, e a ovest quella intitolata a San Geminiano. La Basilica di San Marco sarebbe arrivata solo all'inizio del IX secolo. Piazza San Marco fu selciata con mattoni disposti a spina di pesce circa cent'anni dopo la morte del doge Ziani, mentre fu lastricata con gli attuali masegni durante il dogado di Alvise III Sebastiano Mocenigo, nel corso del XVIII secolo. Le acque in mezzo alla piazza. Anche oggi «Quelle riemerse sono le vestigia antichissime del rio Batario che anticamente divideva in due l’attuale piazza San Marco», spiegaCesare Peris, presidente della Società di mutuo soccorso carpentieri e calafati, dopo aver notato gli scavi, «Il rio, “tombà” non “terà”, scorre ancora sotto le volte portando l’acqua della laguna fin nel cuore della piazza. Un piccolo evento storico-culturale che però vale di certo una visita straordinaria a un posto noto ma non del tutto». E in perpendicolare rispetto al rio Batario, gli operai al lavoro hanno trovato anche l’imbocco del rio della Luna, interrato nel 1800, che collegava San Marco ai Giardini Reali. Oggi quell’imbocco è stato tappato con un pannello in legno per evitare sversamenti ma nelle prossime settimane dovrà essere ripulito. Intervento piuttosto delicato, se si considera che nessuno ci ha messo mano nell’ultimo secolo e che il rio della Luna corre per una ventina di metri verso il bacino San Marco e sotto le Procuratie Nuove. Insomma, una vera e propria pagina di storia di Venezia coperta da decenni e decenni di sedimenti e oggi tornata nuovamente alla luce per il tempo necessario a completare i lavori di impermeabilizzazione della Piazza. La pulizia a mano dei rifiuti accumulatisi nel rio tombato sotto i masegni della piazza San Marco Il canale va liberato dai rifiuti Complicati non solo per la mole di fango e sedimenti accumulati, ma anche per i tanti rifiuti (tra cui ad esempio stoviglie, pezzi di metallo, bottiglie in vetro risalenti a inizio secolo, tubature in gas) emersi nel corso degli scavi per i quali è stato anche necessario procedere alla parziale demolizione delle volte del rio Batario, risalenti secondo le prime indicazioni al diciannovesimo secolo. Anche in questo caso, si dovrà procedere alla pulizia dei collettori, alla rimozione dei liquami, l’impermeabilizzazione delle pareti in mattone che dovranno essere sigillate per non far entrare l’acqua. Il tutto immergendosi sotto terra, circondati da una puzza di gas e benzina provocata dalle tubature sotterranee ormai abbandonate nel corso degli anni, con i piedi sopra quintali di melma da scavare e da accatastare in contenitori bianchi, pesanti quintali, che dovranno poi essere smaltiti. Ecco cosa sarà fatto «Abbiamo scoperto un doppio collettore in quello che fu il rio Batario», spiega Sergio Bosetti, dipendente della società Renzo Rossi Costruzioni, impegnata nei lavori in Piazza, «che poi si restringe in un’unica volta. È pieno di sedimenti da togliere a mano per una profondità di due metri e un’altezza di un metro e mezzo. La volta in mattoni dovrà poi essere ricostruita prima di ricoprire questo pezzo di Piazza San Marco con la nuova pavimentazione». Tra i disagi dei commercianti alle prese con gli operai davanti alle vetrine e con i plateatici costretti a traslocare per lasciare spazio ai cantieri, i lavori a San Marco regalano in questi giorni un raro squarcio di storia veneziana destinato a tornare sotto terra nel giro di qualche mese. https://nuovavenezia.gelocal.it/regione/2023/02/15/news/venezia_canali_segreti_sotto_piazza_san_marco-12645026/
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  32. Il Trittico...se cliccate sulla foto vengono dritte...scusate
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  33. Sempre bello il Pesaro. Gran bella moneta.
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  34. Va bene Omnia munda mundis... però c'è anche un limite. Non credo che sia educato permettere ad una creaturina di stare nelle mutande (usate) di una persona. Dal momento che considero cane o gatto come un componente della famiglia, mi farebbe schifo (ma tanto) permettere (od anche scherzare sopra o immaginare) che mentre sono seduto in bagno mio figlio si sedesse nelle mie mutande. Ognuno può pensarla come vuole, ma se ami una creatura, la tratti con rispetto ed amore (sano e non 'strano'!).
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  36. Buongiorno a tutti, nella raccolta di monete di famiglia mi sono imbattuto in questo carlino d’argento. Il peso è 2,62 grammi. Volevo chiedere un parere ai più esperti sullo stato di conservazione e soprattutto se esiste un modo per ripulirla. Ringrazio in anticipo quanto sapranno consigliarmi.
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  37. Bella monetina! personalmente non la pulirei, se hai dei contenitori per monete simili (vedi sotto) la posizionerei con la faccia del leone visibile, in questo modo la macchia non si vede ed il gioco è fatto!
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  38. Ciao Eric moneta comune, ma con usura uniforme e senza grossi difetti!
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  39. Da prendere al volo! Al momento c'è questo timbrino su ebay alla modesta cifra di 3.000 euro
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  40. Medaglia devozionale e celebrativa, bronzo/ottone, del secondo quarto del XVIII sec. (dopo il 1737), probabile produzione romana.- D/ Busto di Gesù col capo raggiato rivolto a destra, anepigrafe.- R/ l'iconografia e quella di San Vincenzo dè Paoli, in abiti da presbitero con il colletto (bianco), anche la parziale scritta mi conferma la sua identità. Fu canonizzato nel 1737 da papa Clemente XII. Ciao Borgho
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  41. ed allora siamo già in due! (anche se credo che non siamo soli... ) Guarda: purtroppo non posso rispondere con esattezza alla tua [senza offesa: sul forum mi piace dare del tu] domanda sulla datazione. Ho scovato questo oggetto su MA-shop cercando tutt'altro ed è stato amore a prima vista; il venditore l'ha datato come "fine del XIX - primo terzo del XX secolo" ma non so se lo sapeva con certezza ho ha solo messo un periodo probabile. Essendo il materiale ferro, so solo dire che è in buona conservazione, non ci sono tracce di ruggine "viva", solo le tipiche macchie del ferro antico: anche la lunghezza non aiuta, essendo i 24 cm in un range comune, da quanto ho capito. Più interessante è secondo me quello che ho scoperto guardando meglio il mio penny: questa sezione contrassegnata in rosso sembra riparata! uhm.. che il mio penny abbia quasi avuto "un anima" sulla coscienza? Allora non ho più una moneta ma un amuleto! Servus, Njk
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  42. Ciao a tutti, Condivido questo esemplare di piastra Busto anno 1752 in conservazione eccezionale, acquistato dalla Numismatica de Falco nei primi anni 2000.
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  43. Mi permetto di aggiungere una moneta che ancora non è stata postata: Denaro della reggenza di Ottone III 983-996 Diametro: 17,2 mm Peso: 1,06 gr
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