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Ciao a tutti, oggi condivido con voi un asse di Gordiano III con patina smalto verde azzurra, proveniente da Asta N-N Auction 61 Lot. 734. Allego descrizione dell'asta: GORDIAN III (238-244). As. Rome. Obv: IMP GORDIANVS PIVS FEL AVG. Laureate, draped and cuirassed bust right. Rev: VIRTVTI AVGVSTI / S - C. The Farnese Hercules: statue of Hercules right, with hand upon hip and leaning upon club draped with lion skin. RIC 309. Weight: 8.23 g. Diameter: 24 mm.6 punti
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E' un gadget (nell'articolo viene chiamato pomposamente "medaglia", ma è troppa grazia ) regalato dal quotidiano genovese Il Secolo XIX https://mondomonete.altervista.org/2022/01/21/scoprendo-cristoforo-colombo/?utm_source=amp&utm_medium=widget&utm_campaign=related_posts&doing_wp_cron=1676758664.8344519138336181640625 Forse ce ne sono solo tre esemplari perché il venditore ha comprato tutte le copie del giorno in cui era allegato, e poi ha fatto fondere tutte le medaglie, tenendone solo tre, così da creare una rarità strepitosa petronius3 punti
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(ANSA) - ROMA, 17 FEB - Dare la possibilità alle comunità e ai cittadini di ammirare uno dei patrimoni storico-architettonici più importanti del Paese, attraverso la riapertura del complesso archeologico di Villa dei Volusii Saturnini, nei pressi di Fiano Romano. Questa l'ultima iniziativa di Autostrade per l'Italia è inclusa nel progetto "Wonders. Scopri l'Italia delle meraviglie", in collaborazione con il Touring Club italiano, Wwf, Slow Food Italia e la Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco. Autostrade per l'Italia ha voluto puntare sul rilancio della Villa dei Volusii Saturnini, il complesso residenziale extraurbano appartenente alla colonia romana di Lucus Feroniae, rinvenuta nel 1961 durante i lavori di costruzione dell'Autostrada del Sole Roma-Firenze. La grande Villa dei Volusii fu edificata, organizzata su due livelli, intorno alla metà del I secolo a.C. e sorge sopra un terrazzo naturale, in una straordinaria posizione panoramica sulla bassa valle del Tevere. Grazie alla collaborazione tra Autostrade per l'Italia e il ministero della Cultura, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l'Etruria meridionale, il sito è stato valorizzato con l'obiettivo di preservarne e divulgarne il prestigio archeologico e lo straordinario valore artistico- culturale. Oggi, infatti, è raggiungibile direttamente dall'Area di Servizio Feronia Ovest, in A1 nei pressi di Fiano Romano, che diventa così per la prima volta una porta di ingresso a un sito di interesse culturale nazionale. Attraverso l'installazione dei touch point presso l'area di servizio e con il supporto degli strumenti digitali, i visitatori vengono accompagnati nel tour archeologico con un'audioguida scaricabile dai QR code presenti nei punti di interesse. Il complesso è visitabile dal martedì al sabato dalle 9 alle 17 e la domenica e i festivi dalle 9 alle 14, tutto l'anno. (ANSA). Riaperto il sito archeologico di Villa dei Volusii Saturnini© Provided by ANSA Riaperto il sito archeologico di Villa dei Volusii Saturnini© Provided by ANSA Riaperto il sito archeologico di Villa dei Volusii Saturnini© Provided by ANSA https://www.msn.com/it-it/viaggi/notizie/riaperto-il-sito-archeologico-di-villa-dei-volusii-saturnini/ar-AA17BLio?ocid=msedgdhp&pc=U531&cvid=86819f8f41694e81abf62def3129b3322 punti
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Ciao, oggi condivido un denario dell'imperatore Vespasiano (69-79 d. C.) coniato a Roma nel 77-78 d. C. con rappresentato sul rovescio il Modio ( Modius). Un contenitore utilizzato in agricoltura e che rappresentava anche una unità di misura per derrate secche (es. grano), espressa in litri (circa 9). Un rovescio beneaugurante che indicava che l'imperatore si sarebbe sempre impegnato ad assicurare pane e benessere per il popolo,non proprio comune con questa iconografia. Mi sembra che anche Antonino Pio (di cui posseggo un denario simile) ed Adriano ne fecero uso, oltre gli altri Flavii Tito e Domiziano. Vespasiano, di origini umili contadine, sali al potere dopo l'anno dei quattro imperatori che fu un periodo a dir poco molto travagliato per l'impero, teatro di sanguinose guerre civili, e sostituì Vitellio governando per circa 10 anni fino alla sua morte, per cause naturali all'età di 70 anni, assicurando finalmente una certa stabilità all'impero. A lui si deve la costruzione dell'anfiteatro Flavio o Colosseo che però non vide mai terminato ed inaugurato, compito che toccò al figlio Tito suo successore. Vespasiano introdusse anche la famosa e nuova tassa sui bagni pubblici romani e sembra che fu lui di persona ad esclamare nei confronti di quanti gli facevano notare la "stranezza" della stessa, la famosa frase "pecunia not olet" e cioè i soldi non puzzano. Da esame diretto risulta coniato (spero ai tempi dell'imperatore 🙂), centrato, con discreto metallo (erano in ottimo argento) e con una importante usura regolare da circolazione, segno che ha svolto bene la sua funzione. Grazie ed alle prossime ANTONIO 18 mm 3,30 g RIC 980 Altri miei denari a cui affiancare in futuro un sesterzio 🙂2 punti
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Non so se questa sia la sede più opportuna, nè se sia stato già segnalato, ma Rai3 ha prodotto un meritorio Servizio sul medagliere del Museo di Siracusa. Interessanti le immagini anche se un po' semplificati i commenti. https://www.rainews.it/tgr/sicilia/video/2023/02/mediterraneo-siracusa-museo-orsi-monetiere-61497138-2041-4f5c-8aa1-c49abbc9271e.html?nxtep2 punti
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Buongiorno e buona domenica. Come già detto da @Bruzio trattasi di un denerio repubblicano della gens Calpurnia. B.12 (Calpurnia) - BMC/RR.1898 var. - CRR.662 Questo tipo di denario aveva al diritto: Testa laureata di Apollo a destra; dietro la testa presentava un segno di controllo variabile: una scritta, un simbolo, una lettera greca. Qui non si vede bene c'è un punto e sotto "qualche cosa" al rovescio: nel campo è raffigurato un cavaliere nudo al galoppo verso destra, con ramo di palma nella mano destra. Sopra c'è una scritta di controllo (poteva non esserci o essere un numero variabile). Qui io leggo "CXXXXIIII" con la C di cento poco visibile. Quindi 144. sotto il cavaliere c'è scritto - su due linee - L. PISO FRVGI/ ROMA Deve ruotare di 180° la sua foto Se nessuno mi denuncia per eresia l'immagine della moneta è avvicinabile un po' a quella di questa statua del Museo Archeologico nazionale di Atene sala 21. Dimenticavo.... parrebbe invero suberato, come già suggerito da @fastrobert.2 punti
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Il relitto di Uluburun è un relitto dell'età del bronzo databile alla fine del XIV secolo a.C., scoperto al largo di Uluburun, a circa 10 km a sud-est di Kaş, in Turchia sud-occidentale. Il relitto fu visto la prima volta nell'estate del 1982 da Mehmed Çakir, un cercatore di spugne locale originario di Yalikavak, un villaggio nei pressi di Bodrum. Modello in legno Dal 1984 al 1994 i susseguirono sul luogo undici campagne di recupero, ognuna delle quali lunga dai tre ai quattro mesi, per un totale di 22 413 immersioni, riuscendo a portare alla luce uno dei più spettacolari reperti dell'età del bronzo emersi dal mar Mediterraneo. Scoperta Il relitto fu scoperto nell'estate del 1982, quando Mehmet Çakir riportò a galla dei "biscotti metallici con le orecchie" riconosciuti poi come particolari lingotti dell'età del bronzo. I cercatori di spugne turchi venivano spesso contattati dall'Institute of Nautical Archaeology (INA) per poter identificare antichi relitti durante le loro immersioni. I ritrovamenti di Çakir allertarono Oğuz Alpözen, direttore del museo di Bodrum di Archeologia Subacquea, tanto da inviare una squadra di esplorazione per localizzare il relitto. La squadra riuscì a recuperare numerosi lingotti di rame a soli 50 metri dalla costa di Uluburun. Rotta apparente Grazie alle prove raccolte, si può ipotizzare che la nave fosse salpata da Cipro o da un porto in Siria o Palestina. La nave di Uluburun era senza dubbio diretta alla parte occidentale di Cipro, ma la sua destinazione finale può essere determinata solo dagli oggetti presenti a bordo al momento del naufragio. È stato quindi ipotizzato che fosse diretta a Rodi, al tempo un importante centro di smistamento per l'Egeo. Datazione Peter Kuniholm della Cornell University fu incaricato della datazione dendrocronologica in modo da ottenere una datazione assoluta per la nave. I risultati hanno datato il legno al 1305 a.C., ma non essendo sopravvissuto nessun pezzo di legno è impossibile determinare con sicurezza l'esatta data, e si può ipotizzare che la nave sia affondata intorno a quella data. Basandosi sulle ceramiche ritrovate, sembra che la nave di Uluburun affondò verso la fine del periodo Amarna, e non prima del tempo di Nefertiti, visto che a bordo è stato trovato uno scarabeo in oro col suo nome. Sintetizzando, si ritiene che la nave sia affondata alla fine del XIV secolo a.C. Gli oggetti a bordo della nave provengono da Europa e Africa settentrionale, dalla Sicilia e la Sardegna alla Mesopotamia, e sono stati prodotti da circa nove o dieci diverse culture. La presenza di questo carico indica che l'Egeo della tarda età del bronzo era impegnato in commerci internazionali anche col Vicino Oriente. Il vascello Replica in dimensioni reali presso il museo di Bodrum di Archeologia Subacquea I resti dell'Uluburun e il contenuto del suo carico indicano che la nave era lunga tra i 15 e i 16 metri. Si sa che è stata costruita col metodo del "prima lo scafo" con giunzioni a tenone e mortasa in simili a quelli greco-romani dei secoli successivi. Sebbene lo scafo sia stato dettagliatamente esaminato, non sono stati individuati reperti del suo telaio. La chiglia appare rudimentale, forse più una piattaforma che una vera e propria chiglia. La dendrocronologia ha permesso di stabilire che la nave fu costruita con tavole e chiglia in legno di cedro del Libano e quercia. Il cedro del Libano è un albero indigeno delle montagne del Libano, della Turchia meridionale e della parte centrale di Cipro. La nave trasportava 24 ancore di pietra. La pietra è di un tipo quasi completamente sconosciuto nell'Egeo, ma spesso utilizzata nelle mura dei templi siro-palestinesi e di Cipro. Rami secchi e sterpaglie servivano per proteggere lo scafo dal contatto con i metalli trasportati. Scavi L'Institute of Nautical Archaeology (INA) iniziò gli scavi nel luglio del 1984, sotto la direzione prima del suo fondatore George F. Bass e poi del vicepresidente Cemal Pulak dal 1985 al 1994. Il relitto si trovava tra i 44 e i 52 metri di profondità su un piano roccioso in pendenza pieno di banchi di sabbia. Metà del personale che aiutò negli scavi era accampato nella parte sud-orientale del promontorio che fu probabilmente colpito dalla nave, mentre gli altri vivevano a bordo del Virazon, la nave di ricerca dell'INA in quel periodo. La mappatura del sito fu fatta tramite triangolazione con metri flessibili e quadrati di metallo per facilitare l'orientamento degli operai. Quando gli scavi furono completati nel settembre 1994, tutti gli sforzi si concentrarono sulla conservazione del relitto, sullo studio, e sulla raccolta di campioni per le analisi nel laboratorio dell'Istituto d'archeologia marina in Turchia. https://it.m.wikipedia.org/wiki/Relitto_di_Uluburun Relitto di Uluburun: i metalli del carico arriverebbero dall’Uzbekistan. Sin dal 1982, anno della scoperta del famosissimo relitto di Uluburun, al largo delle coste dell’odierna Turchia, gli studiosi si sono interrogati sull’origine e la provenienza delle tonnellate di metalli preziosi facenti parti del carico, così da ricostruire le rotte commerciali e le relazioni tra le comunità della Tarda Età del Bronzo. Un archeologo subacqueo mentre estrae dei calici d’oro dal relitto, ph. INA Oggi, grazie ad uno studio effettuato dal Prof. Michael Fracchetti, docente di archeologia presso la Washington University di St. Louis, sappiamo che un terzo dello stagno presente sulla nave era prodotto da una comunità pastorale dell’attuale Uzbekistan, nell’Asia centrale. Lo stagno, con cui si realizza la lega del bronzo, è molto raro: si trova infatti in giacimenti specifici, per questo motivo era molto richiesto e dall’Asia centrale veniva trasportato in occidente attraverso il mar Mediterraneo. Una volta stabilita la miniera di provenienza sulla base di analisi geochimiche, ovvero la miniera di Musiston – si trova a circa 4000 km da Haifa, il porto da cui è partita la nostra nave – i ricercatori hanno cercato di comprendere i rapporti e i collegamenti commerciali tra la piccola comunità rurale del centro Asia e il porto, snodo cruciale per i commerci verso il Mediterraneo. I pesi delle ancore del relitto, ph. INA Sebbene infatti la zona che separi la miniera da Haifa non fosse ben collegata, il team di Fracchetti ha individuato un moderno e funzionale sistema di approvvigionamento e trasporto, con il quale i minatori locali riuscivano ad immettersi sulle altre vie di comunicazione interne e arrivare così alla costa, da dove poi lo stagno sarebbe partito per l’Occidente. Sembrerebbe, quindi, che questo grande commercio si origini proprio da piccole comunità pastorali, che producevano su piccola e larga scala. Non va dimenticato che la maggior parte dei metalli grezzi venivano esportati proprio dal Vicino e dal Medio Oriente, sia per la grande disponibilità di queste miniere, sia per la pregevolezza del materiale grezzo. Infatti, lo stagno dei minatori rurali e il rame trovati nel relitto sarebbero stati sufficienti per produrre circa 11 tonnellate di bronzo di altissima qualità, sufficienti ad armare un esercito di 5 mila individui. Senza alcun dubbio, questo studio basato sull’analisi degli isotopi dello stagno ha prodotto interessanti risultati, ma molti sono ancora gli interrogativi da risolvere: come venivano lavorati i metalli dopo la loro estrazione? Perché venivano fusi a formare dei lingotti? https://mediterraneoantico.it/articoli/egitto-vicino-oriente/relitto-di-uluburun-i-metalli-del-carico-arriverebbero-dalluzbekistan/2 punti
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Questo follis assomiglia ad un esemplare conservato presso la BNF (8,59g). Per la « NC » finale poco leggibile, prima si credeva che fosse un busto accollato di Diocleziano e Massimiano. Un altro esemplare di collezione privata (foto 2, peso q8,34 g) dimostra moneta in mano che si tratta invece di Diocleziano e del suo Cesare Galerio. Georges Gautier ha pubblicato un articolo su questi busti accollati di Treveri per l’emissione del 297/299 A/*//TR. https://www.persee.fr/doc/numi_0484-8942_2010_num_6_166_2944 Potrebbe essere lo stesso conio al dritto. Se genuina, è una moneta interessantissima. Puoi darci l’asse della moneta per favore?2 punti
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Buongiorno,la tua moneta presenta al dritto uno slittamento del conio verso il basso dalla zona del colletto,si nota il doppio bottone sul drappeggio sulla spalla del Re e la ribattitura delle prime tre lettere del nome,quello che leggi dopo VTR fa parte della parola VTRIVS che a causa dello slittamento di conio si è divisa... Al rovescio la parola a fine legenda si può presentare(in base al modulo da coniare e a come prende le giuste misure il coniatore)in: HIE,HIER,HIERV,HIERVS,HIERVSA, HIERVSAL,HIERVSALE(come nel tuo esemplare)e HIERVSALEM... La moneta è catalogata al numero 25,pagina 102 del Magliocca con variazioni in legenda... Complimenti, è un bel pezzo...2 punti
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Cast lidded silver container. Image: Leonid Yablonsky Silver mirror with gilded and embossed decoration. Image: Leonid Yablonsky Golden plaque depicting panther leaping on a saiga’s (antelope) back. Image: Leonid Yablonsky Cast gold earring with cloisonné enamel decoration. Image: Leonid Yablonsky2 punti
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Una testa di Leone del 30 a.C. trovata nello scavo di Piazza del Sarto a Pisa. A cosa serviva? ARCHEOLOGIA Un muso di leone – realizzato in terracotta – è stato trovato in piazza Del Sarto, a Pisa, dove sono in corso scavi archeologici relativi a una domus romana. Lo comunica Pisa Progetto Suburbio. Il muso di leone @ Pisa progetto suburbio “Il nuovo pezzo da museo dallo scavo di Piazza Del Sarto è il muso di un leone. – dicono gli archeologi di Pisa Progetto Suburbio – Più precisamente, è un frammento di gocciolatoio in terracotta a testa di leone, originariamente collocato lungo la linea di gronda di un tetto della domus. Lungo i margini dei tetti delle case romane, infatti, era comune trovare doccioni figurati (leoni, ma anche cani, maschere, teste di satiro, ecc.) che incanalavano l’acqua piovana”. La possibile collocazione della testa di leone @ Pisa progetto suburbio “Nell’atrio, ad esempio, i gocciolatoi indirizzavano i getti di acqua piovana nella vasca che si trovava al centro dell’ambiente, collegata ad una cisterna sotterranea. Il nostro leone ha un confronto preciso proprio a Pisa, dove un esemplare integro è stato trovato pochi anni fa nella zona dell’Arcivescovado. Sulla base di quel confronto possiamo datare il nostro frammento nel 30-20 a. C., quindi in un’epoca un po’ più antica rispetto alla fase meglio conservata della domus. Che appartenesse al tetto della casa, prima della sua ristrutturazione nel I secolo d.C.?”. https://www.stilearte.it/una-testa-di-leone-del-30-a-c-trovata-nello-scavo-di-piazza-del-sarto-a-pisa-a-cosa-serviva/1 punto
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Il guerriero sarmata delle steppe e il suo tesoro Nel 2013 l’archeologo Leonid T. Yablonsky ha compiuto una serie di scoperte nella necropoli russa di Filippovka, ancora avvolta dal mistero Filippovka, località alla confluenza dei fiumi Ural e Ilek, nei pressi della città russa di Ufa, è una delle necropoli più ricche e importanti di un’antica popolazione delle steppe euroasiatiche della fine del I millennio a.C. L’identità di questo popolo è ancora incerta; tuttavia, poiché il sito si trova nella regione dove un tempo vivevano gli sciti, molti ritengono che si tratti dei sarmati, un popolo iranico nomade conosciuto anche con il nome di sauromati. /medio/2023/02/10/scheletro-con-il-corredo-funerario-disposto-intorno-al-corpo-cosi-come-e-stato-scoperto-dagli-archeologi-nella-campagna-del-2013_a97131d3_800x600.jpg La necropoli di Filippovka consiste di ventinove tumuli di terra, chiamati kurgan, di dimensioni variabili, disposti in una fila irregolare ad arco di circa sei chilometri con orientamento est-ovest. All’interno i sarmati disponevano i corpi dei defunti, accompagnate da lussuosi corredi funerari. Tra il 1986 e il 1990 l’Istituto di storia, lingua e letteratura dell’Accademia russa delle scienze di Ufa, sotto la direzione di Anatoli Pšenišnjuk, iniziò gli scavi nella necropoli. L’obiettivo era il kurgan numero 1, posto al centro del complesso e battezzato “tumulo regale” per le sue notevoli dimensioni (più di sei metri di altezza). La sepoltura era stata ripetutamente saccheggiata, tuttavia all’interno della camera funeraria e nel corridoio è stata rinvenuta una notevole quantità di manufatti diversi: vasi di ceramica, legno, bronzo, argento e oro, armi e bardature di cavalli, ornamenti e oggetti da toeletta. Di grande interesse è stata la scoperta di un gruppo di oggetti in stile animalistico, tra cui ventisei statuette lignee raffiguranti dei cervi, scolpite a tutto tondo e rivestite di lamine d’oro e d’argento. Una ricca sepoltura Nel complesso di Filippovka fu completata l’ispezione di diciassette tumuli - quella del tumulo regale rimase inconclusa - così, è stata organizzata nell’estate del 2013 una nuova campagna di scavi. La campagna ha permesso di completare l’esplorazione di una parte del kurgan numero 1 che misura circa cinque metri di altezza e cinquanta di lunghezza: gli archeologi hanno trovato un passaggio ipogeo nel lato orientale che conduce all’interno della tomba. /medio/2023/02/10/orecchino-in-oro-decorato-con-figure-di-animali-fantastici-e-smalti-colorati-rinvenuto-vicino-al-cranio-dello-scheletro-nel-kurgan-1_9ebd0f71_800x800.jpg Orecchino in oro decorato con figure di animali fantastici e smalti colorati, rinvenuto vicino al cranio dello scheletro nel kurgan 1 Foto: Leonid Yablonsky Una volta entrati, gli archeologi hanno trovato un calderone di bronzo fuso, del diametro di 102 centimetri. Le maniglie erano modellate secondo lo stile animalista scita-siberiano, con l’immagine di due grifoni. Giunti alla fine del passaggio, gli archeologi hanno trovato una camera sepolcrale di quattro metri per cinque di diametro e quattro di profondità, che a prima vista sembrava non essere stata violata. Nella parte inferiore giaceva uno scheletro umano e nei diversi strati del terreno è stato rinvenuto un corredo funerario particolarmente ricco e vario. Gulnara Obydennova, archeologa e componente della squadra di ricerche del 2013 di Filippovka, afferma: «Il ritrovamento è veramente sensazionale perché la tomba era intatta: gli oggetti e i gioielli si trovavano esattamente nello stesso luogo originario […]. Gli elementi degli abiti e i ciondoli erano ben conservati. Lo scheletro era ancora coperta di gioielli e decorazioni e la sua mano sinistra teneva uno specchio d’argento con un manico d’oro ornato. I polsi erano adorni di bracciali». Vicino al cranio del defunto, agghindato con orecchini d’oro decorati con smalto cloisonné, vi era un piccolo scrigno di vimini pieno fino all’orlo di oggetti, tra cui un contenitore in argento con un coperchio, un pettorale d’oro, bottiglie in vetro, recipienti in argento e terracotta e denti di cavallo che contenevano pigmenti di colore rosso. Sul vestito che copriva il corpo erano ancora in parte visibili ricami di motivi floreali, rosette e una placca in oro con rappresentazioni di animali. Sono state rinvenute anche 395 lamelle in foglia d’oro che erano state cucite ai pantaloni, alla camicia e a uno scialle con frange, tenuto assieme da una catena d’oro. Le maniche della camicia erano state ricamate con perline multicolore. Infine, vicino al corpo gli archeologi hanno rinvenuto un set completo per realizzare tatuaggi, composto da tavolette di pietra, aghi placcati d’oro, cucchiai in osso probabilmente usati per mescolare i colori e coltelli in ferro. /medio/2023/02/10/specchio-in-argento-con-figure-dorate-di-animali-stilizzati-nel-manico-si-tratta-di-unaquila-circondata-da-sei-tori-alati_3827ff5a_800x445.jpg Specchio in argento con figure dorate di animali stilizzati nel manico: si tratta di un’aquila circondata da sei tori alati Foto: Leonid Yablonsky Chi vi è sepolto? La necropoli di Filippovka è da considerarsi il cimitero di un clan che esercitava un importante ruolo militare. I sontuosi corredi e, soprattutto, la qualità tecnica e artistica dei manufatti in stile animalistico consentono di equiparare i kurgan di questa necropoli ai più noti “kurgan regali” scito-sarmatici. Più di mille reperti sono stati ritrovati nella sepoltura, i quali costituiscono una risorsa inestimabile che puà far luce sulla storia del continente eurasiatico. Considerando la ricchezza del corredo funerario ritrovato, è molto probabile che la tomba appartenesse a un membro importante dell’aristocrazia sarmata. Inizialmente, considerando la tipologia di oggetti rinvenuti, si riteneva che il proprietario della tomba fosse una donna; in realtà, le analisi osteologiche sembrano indicare, al contrario, che si trattasse di un uomo. Questa eventualità sembra sorprendere gli esperti, poiché è raro ritrovare la sepoltura di un guerriero sarmata circondato da oggetti personali anziché da armi. https://www.storicang.it/a/il-guerriero-sarmata-delle-steppe-e-il-suo-tesoro_16014 Scheletro con il corredo funerario disposto intorno al corpo, così come è stato scoperto dagli archeologi nella campagna del 2013 Foto: Leonid Yablonsky Orecchino in oro decorato con figure di animali fantastici e smalti colorati, rinvenuto vicino al cranio dello scheletro nel kurgan 1 Foto: Leonid Yablonsky1 punto
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Ciao a tutti! Oggi scrivo del mio nuovo aquisto, per 14 € che trovo spesi molto bene. Quando si parla di denaro metallico, io pensavo ai popoli asiatici presi ad infliare le monete per trasportarle (e forse anche i norvegesi moderni...) e pure ai romani, che mettevano tutto in un bel sacchetto: noi - si sa - siamo abituati ad un portamonete Ma qualcuno ha mai pensato di farne un fascio?!? Sì! Perchè questi non sono oggetti ma sono MONETE! Questo è un Kissi penny: un manufatto di ferro pre-monetario che prende il nome dal popolo dei Kissi stanziato nelle aree ricche di minerali di ferro nell'entroterra dell'Africa occidentale (Guinea francese, Sierra Leone e Liberia). Il denaro, chiamato anche gizzi penny, è costituito da aste di ferro attorcigliate dello spessore di qualche millimetro, a forma di T a un'estremità e piatte all'altra. I fabbri locali fabbricavano queste monete sotto la direzione del capo villaggio, tipo l'organo di emissione. Si trattava di pezzi di ferro battuto, comunemente di lunghezza variabile da circa 15 a 40 cm, anche se per lo più da 20-30 cm (ma anche varianti molto più lunghe). Il mio qui sopra è ca. 24 x 3,5 cm. Vediamo un po' cosa se ne poteva fare: con due di queste monete si potevano acquistare 20 arance o un mucchietto di banane. Per le transazioni più importanti, venivano per lo più confezionate in mazzette da 20 pezzi. (grazie al museo di Brooklyn per l'immagine) All'inizio del XX secolo, i registri indicano che una mucca poteva essere acquistata per 100 mazzi (2.000 Kissi Pennies), una sposa per 200/240 mazzi e gli schiavi per ben 300 mazzi (sì, avete letto bene, nel ventesimo secolo in Africa si trafficava ancora con gli schiavi). Ma non basta: una volta che i penny Kissi smisero di circolare come denaro, mantennero ancora valore per l'uso nelle cerimonie religiose. Si riteneva che queste monete avessero un'anima - "soul money" - e dei pezzi rotti venivano deposti presso i defunti affinché la loro anima potesse fuggire, invece se un soldo veniva rotto accidentalmente doveva essere ripristinato da un mago per salvare l'anima del suo proprietario. Spero nella clemenza di @petronius arbiter (che nel lontano 2014 aveva già trattato questo argomento) che non mi timbri di plagiatore, ma vediamo di non "fare di tutte le monete un fascio" 😁 Alla prossima, Njk ======================= PS: dimenticavo... per ammirare l'immagine di sopra in tutta la sua bellezza, cliccateci sopra e - per chi non è al telefonino - consiglio di girare il monitor di 90°1 punto
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Somigliante a queste. Leggenda del dritto erla prima, ritratto per la la seconda.1 punto
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Ciao, somiglia molto ad un gettone, tipo questo: https://en.numista.com/catalogue/exonumia192893.html1 punto
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Ave! Potrebbe essere? Dritto: CRISPVS-NOB CAES, busto laureato a destra Rovescio: DN CONSTANTINI MAX AVG - VOTXX Segno di zecca: PT, Ticinum Riferimenti: RIC VII Ticinum 140ff var (XX not V) imitation Che ne dite? Quintus1 punto
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I fisici hanno generalmente di meglio da fare che andare dietro agli scappati di casa 😀. Non è che se incontro un tizio che mi dice di essere Napoleone perdo tempo a dimostrargli che non è vero. Le correlazioni che lui trova tra periodi storici molto diversi sono quelli che Giambattista Vico chiamava "corsi e ricorsi storici". Dato che egli uomini sono grossomodo sempre gli stessi, è ragionevole che ci siano periodi storici con oggettive similitudini. Io mi esalto e cerco di capire meglio i processi culturali e sociali che portano l'uomo a percorrere strade similari in determinati contesti. Fomenko ci ha fatto una teoria fantastorica.... Ognuno si diverte come può.1 punto
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Ho postato la moneta su ZENO.RU un sito di monete orientali e islamiche chiedendo lumi. Quanto prima mi daranno una risposta e spero una identificazione. Poi ti faccio sapere1 punto
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Bonsoir . Je voudrais envoyer des photos mais je dois réduire le poid . En quel format pour que ça passe . Merci d’avance1 punto
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Cerchiamo di scoprire la zecca . Misr (Cairo) Tarablus (Tripoli) Jaza'ir (Algeri) La zecca è posizionata sulla terza linea. Mahmud II ha riformato la sua monetazione 7 o 8 volte : Ci sono dei 5 Para che all'inizio pesavano 5 g e alla fine 1 g. L'altra faccia della tua moneta non l'ho trovata. Ho sfogliato il cat. dell'asta dell'asta Kunker 210 , The Sultan Collection. Ma ci sono dei lotti di monete di rame/bronzo che non sono fotografate.1 punto
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La cassetta portautensili sarebbe potuta essere una valida soluzione, ma - non trovandone una di cristallo trasparente - ho optato per un' opzione più rusticale per ammirare il mio penny senza aprire cassetti! e con sopra le Valchirie e Sigfrido che vegliano su di lui, credo riposi pacificamente. Alla prossima! Servus, Njk1 punto
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Lotto 1368: Questa tipologia per Ancona è assai comune e presente in diverse varianti, divise principalmente per la posizione della scritta ANCONA al rovescio, come schematizzato nel catalogo di @miroita "I testoni di Gregorio XIII per la zecca di Ancona". La presenza del punto sopra alla testa del drago, si riscontra in diverse di queste varianti per entrambe le tipologie principali di rovescio. Michele1 punto
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Mahmûd II. (1808/1839 - 1223-1255 AH) 21° anno di sultanato.1 punto
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La M indica, come giustamente avevi supposto, la zecca di Milano. La melagrana è, a sua volta, un simbolo della zecca mentre la lampada ad olio è il simbolo adottato da Luigi Manfredini, incisore e direttore della zecca di Milano dove venivano realizzati i conii di tutte le monete coniate dal Regno. Dunque, su tutte le monete del Regno d’Italia troveremo la lampada ad olio mentre cambieranno gli altri due segni (di zecca), a seconda che le monete siano state realizzate a Milano, Bologna o Venezia.1 punto
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L'amico @dupondio ci ha stimolato con le sue bellissime immagini di bronzi, nel contempo dando risalto agli elementi che fanno di questa una vera passione, ovvero la bellezza, l'unicità, i segni di quasi due millenni... In verità io non so fare delle foto belle come lui, con quella luce radente così impietosa verso i difetti, ma così celebrativa delle qualità. Però ci ho provato, con l'animo di condividere un bronzo con una patina smalto. Lucida, liscia, e fragilissima. Pensate che anni fa ho utilizzato la punta di uno stuzzicadenti di legno per rimuovere un deposito terroso, ma al primo tentativo è saltato via un piccolo pezzetto di patina verde. Ecco quindi un sesterzio comprato 10 anni fa di FASTINA AVGVSTA. Busto drappeggiato a destra. R/ FECVNDITAS SC. Fecunditas stante a destra, tiene scettro e bambino. RIC (M. Aurel.) 1638 mm. 32.501 punto
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Specchio in argento con figure dorate di animali stilizzati nel manico: si tratta di un’aquila circondata da sei tori alati Foto: Leonid Yablonsky1 punto
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No, direi meglio: Chi amore dona non e' gretto buona giornata1 punto
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Questa moneta fa parte del cosiddetto "zoo di Gallieno". Il rovescio e' molto bello, in effetti. Sono andato a leggere il bel sito di Weber (da cui ho tratto la tabella) a proposito delle emissioni del bestiario di Gallieno: Gallien et l'émission du bestiaire (fredericweber.com) Ecco cosa ho trovato. Il centauro al rovescio dovrebbe essere Chirone che, a differenza degli altri centauri, era saggio ed era stato istruito nelle arti della medicina, della musica e della caccia proprio da Apollo e da Diana. Qui il centauro porta gli attributi tipici della Fortuna, ovvero il globo ed il timone. Il globo indica l'impero, il timone la direzione da prendere. In buona sostanza, sarebbe una invocazione ad Apollo affinché con la sua saggezza aiuti l'imperatore nella guida del regno. Del resto la legenda si può sciogliere in "Apollini conservatori Augusti", ovvero "Ad Apollo protettore dell'Augusto". Buona serata da Stilicho1 punto
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Vorrei vivacizzare un po' la sezione presentando un testone veramente bello e raro di Innocenzo XII: quello del III anno di pontificato. Muntoni 51. MIR 2145/1 - R2. La legenda del rovescio si traduce in "Copre e Protegge" quale metafora della Chiesa. L'immagine dell'aquila con gli aquilotti (questi ultimi sono 3 e non 2, come invece riportato nella bibliografia) è molto elaborata e suggestiva ... Ex Negrini 44, 2018; ex Finarte 87, 1970.1 punto
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Buonasera, ho delle belle novità :). Credo di essere riuscita a tirare fuori la leggenda della medaglietta,in basso allego foto ravvicinate così che anche lei e gli altri lettori possiate vedere bene le tracce delle lettere. La legenda dovrebbe essere la seguente S.VINC. // A. PAULO. D.C.E. Ora, le prime 4 lettere (S.VINC.) a sinistra ingrandendo per bene credo si possano vedere benino,ho comunque allegato una seconda foto evidenziandole in arancione così da velocizzare il tutto. Le successive 6 lettere (A.PAVLO) erano già ben visibili nelle altre foto a eccezione della A iniziale ,che comunque si riesce a intravedere meglio ora..Sono arrivata ad escludere l'ipotesi del DE o Di prima del cognome grazie alle foto di un altra medaglia più recente presente sul web che presentava la "A" prima della scritta PAVLO. Le ultime e più difficili 3 lettere che a me sembravano P.C.M / P.O.N o cose simili da vicino mi hanno permesso di individuarle meglio,e credo siano una D.C.E che si traduce in "DEUS CARITAS EST" un motto presente tra i suoi attributi,oltre alla tonaca nera con colletto bianco da lei citata. 😀 Sono quasi sicura che la leggenda sia proprio la medesima,e non avendo trovato altre medaglie simili sul web questa cosa mi rende tremendamente felice :)))). Merito suo ovviamente @borghobaffo che come al solito è riuscito anche questa volta ad aiutarmi a identificare questa difficilissima medaglietta devozionale. Buon fine settimana a tutti i lettori Maria1 punto
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Buongiorno a tutti, nella raccolta di monete di famiglia mi sono imbattuto in questo carlino d’argento. Il peso è 2,62 grammi. Volevo chiedere un parere ai più esperti sullo stato di conservazione e soprattutto se esiste un modo per ripulirla. Ringrazio in anticipo quanto sapranno consigliarmi.1 punto
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Circa la bonifica degli acquitrini nel territorio di Selinos é interessante leggere il seguente scritto PDF del professore Simone Rambaldi del 2010: https://core.ac.uk/download/pdf/53279422.pdf L’autore rigetta fondamentalmente l’ipotesi del collegamento con le vicende di Empedocle nel quadro di una più ampia attribuzione ai culti delle specifiche divinità fluviali di una polis, per quanto concerne le raffigurazioni di Selinos ed Hypsas sulle emissioni della colonia fondata da Megara Iblea.1 punto
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Ciao @Emilio Siculo, Condivido decisamente le tue considerazioni. Anche se a noi posteri non restano che le ipotesi, il fascino suggestivo delle raffigurazioni sui didrammi (e tetradrammi) di Selinos porta ad individuare non pochi rimandi a reperti e a vicende tramandateci dagli autori antichi. Sulla metopa aggiungerei che oltre alla capigliatura possiamo trovare corrispondenze nelle braccia: uno proteso a trattenere la testa mentre l’altro si accinge a sferrare il colpo. E nell’uso del piede per immobilizzare gli arti degli avversari ed evitare che sfuggano alla presa divincolandosi. Insomma viene da pensare che ci sia uno stile figurativo comune e radicato sul territorio selinuntino. Sull’airone cenerino, il rimando all’ambiente fluviale e palustre é fortissimo anche senza dovere necessariamente condividere l’ipotesi del collegamento con la “mitica” bonifica delle aree paludose operata da Empedocle nel territorio di Selinos, come sostenuto da molti autori del passato e non. Va tenuto ben a mente, almeno credo, soprattutto se proviamo a tracciare un filo continuo con la raffigurazione di Eracle in lotta con il toro, possibile rappresentazione del semidio in lotta con le forze avverse della natura (aree paludose e influssi negativi sulla salute umana), come nello scontro con la divinità fluviale Acheloo nella sua trasfigurazione taurina. In merito mi ricordo di quanto si era detto in una passata discussione: E che dire dell’Efebo di Selinunte, se la nostra immaginazione ci porta a sognare lo facciamo ad occhi ben aperti, essendo non pochi i possibili parallelismi con le figure di Selinos ed Hypsas sui tetradrammi e didrammi selinuntini di queste serie. Alcune osservazioni e considerazioni erano già state fatte in precedenza sul nostro forum: Ps: grazie per lo stimolo 😊1 punto
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E' vero ma mi auguro che questo sia un forum frequentato per la maggior parte da collezionisti e non speculatori...1 punto
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Questa è Numismatica! Grazie Lorenzo per la tua "ricerca" e le tue conclusioni accompagnate da documenti dell'epoca. Questi post o/e discussioni dovrebbero essere salvate con cura.🧐 Grazie1 punto
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Medaglia devozionale e celebrativa, bronzo/ottone, del secondo quarto del XVIII sec. (dopo il 1737), probabile produzione romana.- D/ Busto di Gesù col capo raggiato rivolto a destra, anepigrafe.- R/ l'iconografia e quella di San Vincenzo dè Paoli, in abiti da presbitero con il colletto (bianco), anche la parziale scritta mi conferma la sua identità. Fu canonizzato nel 1737 da papa Clemente XII. Ciao Borgho1 punto
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Su questa moneta però quelli che a prima vista sembrano colpetti sono rientranze dovute alle lettere profondamente incuse, e spesso l'incuso asimmetrico rispetto al centro del bordo, spostato cioè verso uno dei due lati. Se vedete la mia, in corrispondenza delle lettere FERT sul contorno si notano1 punto
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ed allora siamo già in due! (anche se credo che non siamo soli... ) Guarda: purtroppo non posso rispondere con esattezza alla tua [senza offesa: sul forum mi piace dare del tu] domanda sulla datazione. Ho scovato questo oggetto su MA-shop cercando tutt'altro ed è stato amore a prima vista; il venditore l'ha datato come "fine del XIX - primo terzo del XX secolo" ma non so se lo sapeva con certezza ho ha solo messo un periodo probabile. Essendo il materiale ferro, so solo dire che è in buona conservazione, non ci sono tracce di ruggine "viva", solo le tipiche macchie del ferro antico: anche la lunghezza non aiuta, essendo i 24 cm in un range comune, da quanto ho capito. Più interessante è secondo me quello che ho scoperto guardando meglio il mio penny: questa sezione contrassegnata in rosso sembra riparata! uhm.. che il mio penny abbia quasi avuto "un anima" sulla coscienza? Allora non ho più una moneta ma un amuleto! Servus, Njk1 punto
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Per una prossima volta oltre a quello che ti è stato detto : foto fronte e retro belle nititide senza flash o luce diretta, possibilmente il più vicino possibile e dritte. Inoltre allegare misure e peso ( una bilancina elettronica al grammo costa tra i 10 /20 euro ) ed eventualmente il tipo di metallo1 punto
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Non trattarla male l'ho scambiata ad un mercatino con questa banconota della mia collezione: Sono consapevole che la foto non è delle migliori ma che grado di conservazione si può attribuire alla cabina e al telefono? Tieni presente che ho fatto un giretto di ispezione ed ho notato un cigolio alle porte, vetri con qualche graffio e dello sporco, qualche ondulazione sui lati esterni, gli angoli sembrano perfetti, un po' il filo della cornetta usurato, gettoniera funzionante, per il resto tutto ok. Che grado gli attribuisci? La carico?1 punto
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