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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 05/26/23 in tutte le aree
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Buongiorno a tutti, Alberto partecipo volentieri con le mie... Un saluto. Raffaele.5 punti
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Buonasera a tutti, la sera dopo una giornata di lavoro la mia mente come quella di tanti non trova sosta e non pone limiti alla fantasia. Allora mi è venuta l'idea di impostare una discussione leggera, una sorta di contenitore di monete Borboniche che abbiano un filo comune, un doppio orecchio. Ho spulciato sul Web e sul nostro Forum ma non ho trovato una discussione specifica ad hoc. Per onestà e completezza linko quella che ho trovato che ha più attinenza con quello che mi accingo a fare soprattuto con il vostro aiuto. Una discussione da far crescere insieme ognuno apportando del suo. Questa è una discussione di Ascolto visto il titolo. Ognuno posti il suo doppio orecchio... Inizio con il mio. Una mezza piastra di Ferdinando II millesimo 1859 ( sarei tentato di dire 9 su 7). Un apprezzabile e visibile Doppio padiglione auricolare... Segni di rimozione di appiccagnolo, segni di strappi e graffi di conio al rovescio, ma resta per me comunque una moneta pienamente godibile e collezionabile. Aspetto le vostre. Saluti Alberto4 punti
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Buongiorno, segnalo l'uscita del seguente saggio storico distribuito dall'editore Aiep (https://www.aiepeditore.com/prodotto/falsa-moneta/) in vendita oltre che in libreria nei vari marketplace o piattaforme di vendita libri online (mondadori, felrinelli, ibs ecc ecc). Falsa Moneta è la storia di due falsari sammarinesi che, muovendosi nella Valmarecchia di fine ’800, tra San Marino, San Leo e Rimini, mettono in atto una serie di tecniche collaudate per fabbricare e diffondere monete e banconote false. L’autore, attraverso una documentata ricerca bibliografica ed archivistica negli archivi sammarinesi, romagnoli e marchigiani, ricostruisce tutti i passaggi della vicenda a partire dall’arresto di Freducci, complice delle prime falsificazioni. La narrazione si concentra poi sui personaggi di Taddei e Filippucci, i veri protagonisti del manoscritto e della relativa storia falsaria. Il Taddei, cognato di Filippucci, si presenta come un personaggio complesso, capace di condurre una vita turbolenta e in aperto contrasto all’ordine costituito, spesa a coniare false monete, nella fabbrica di Montebello di Torriana e non solo. Nella sua attività criminale coinvolgerà lo stesso Filippucci, il quale si troverà a fare i conti con la giustizia a partire dai 16 anni di età, reprimendo le proprie vene talentuose e artistiche che riprenderà soltanto dopo aver espiato ben due condanne penali. Un artista che, nonostante la vita umile condotta, lascerà memoria di sé, oltre che negli archivi criminali, anche in affreschi, disegni e pregevoli lavori d’intarsio, tanto da valergli riconoscimenti internazionali, quali una menzione d’onore all’Expo di Parigi 1900. Falsa moneta, tuttavia, non è solo la narrazione criminale di ingegnosi falsari, di perizie, e di vicende e interrogatori giudiziari, dispute sentimentali risolte ad armi da fuoco, evasioni e periodi di esilio. Al contrario, il manoscritto è inserito all’interno della cornice sammarinese di metà ’800 e si presenta anche come uno spaccato del contesto sociale, storico e penale di San Marino e dell’Italia del XIX secolo. I continui rimandi ai processi, alla società e alla giurisdizione del tempo, rendono la ricostruzione di Falsa moneta non solo un testo narrativo affascinante da leggere, ma anche un saggio, unico nel suo genere, interessante sotto il profilo soprattutto culturale, giuridico e sociale. Un’appendice conclusiva più tecnica, basata sulle perizie e i verbali dell’epoca, ricostruisce in ogni aspetto i procedimenti di coniazione di moneta e argentatura\doratura a corrente elettrica mediante l’utilizzo di un’ ingegnosa e rudimentale pila voltaica, trasformando cosi l’officina dei falsari, anche in un laboratorio di sperimentazione chimica e scientifica. Per quel che riguarda invece la contraffazione di cartamoneta della Banca Nazionale nel regno d’Italia, il Filippucci utilizzerà un metodo innovativo e fino allora sconosciuto ai periti dell’epoca. Antonio Massimino capo della stamperia dell’officina governativa carte e valori di Roma rimase ammirato da questa tecnica di contraffazione eseguita a penna che racchiudeva in se le doti del suo esecutore, pittore, incisore e disegnatore meccanico. Nell'appendice fotografica sono inseriti diversi documenti dell'epoca, tra i quali, la falsa cartamoneta da 100 lire della banca nazionale nel regno d'Italia disegnata dal Filippucci, gli appunti per la corretta esecuzione del procedimento di argentatura a corrente elettrica e il disegno originale della macchina torchio utilizzata per la coniazione delle lire e delle mezze lire di Vittorio Emanuele II.4 punti
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Capisco la tua frustrazione, tuttavia i libri possono essere entrambe le cose, specialmente nell'ambito numismatico sostanzialmente il libro inerente a tale materia nasce già intrinsecamente raro, prodotto nella stragrande maggioranza dei casi in un numero di copie decisamente minore rispetto alla gran parte delle monete esistenti, questo solo fatto già lo rende un oggetto potenzialmente interessante dal punto di vista collezionistico, se poi alla intrinseca rarità si aggiungono in alcuni esemplari la rilevanza scientifica e il pregio formale dell'edizione con carta e illustrazioni di alta qualità e rilegatura solida e di pregio allora è quasi inevitabile che con il tempo, a volte anche in breve tempo, tali libri diventino oggetti ricercati e anche piuttosto costosi... Però tutto questo non deve necessariamente inficiarne la consultazione a scopo di studio, nei tempi attuali la rivoluzione digitale sta creando un accesso facile, immediato e gratuito a milioni di testi sia antichi che recentissimi, tantissimi anche in ambito numismatico, per quelli non digitalizzati esistono pur sempre le biblioteche che permettono la consultazione in loco o il prestito interbibliotecario, in caso di singoli saggi all'interno del libro si può richiedere anche la copia digitalizzata in pdf, purtroppo è anche vero che non sempre il sistema bibliotecario è sollecito ad accontentare le diverse esigenze degli studiosi...4 punti
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Buonasera Alberto, questo è il mio "doppio orecchio",per meglio ascoltare le voci del popolo...4 punti
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I apologise for the intrusion and my lack of Italian. I was made aware of this board and thought it worth sharing the following coin, which is the same coin as above but BEFORE the engraver had an opportunity to make his enhancements. This should provide you with all the information on which areas of the coin have undergone new engraving. Regards, Martin (maridvnvm)3 punti
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Buona sera, il disallineamento deriva semplicemente dal fatto che dopo la rivolta del vespro Napoli e Sicilia ebbero storie monetarie in larga parte separate. Si trattava di due regni diversi ognuno con una diversa politica monetaria ed interessi diversi. Farò un breve sunto. nel 1278 Carlo D'angiò introduce il carlino del valore di mezzo tarì d'oro e del peso di circa 3.3 g. Poichè il Tarì era diviso in 20 grani, se ne ebbe che il Carlino si divideva in 10 grani (Grana a Napoli). Con la rivolta dei Vespri il Carlino viene "copiato" in Sicilia, quantomeno dal punto di vista ponderometrico. In Sicilia prende il nome di Pierreale. Si divide anche qui in 10 grani. Intorno al 1300 Carlo II D'angiò riforma il carlino Napoletano, per mantenere intatto il rapporto tra moneta d'argento e moneta d'oro a 15 a 1 (l'oro si stava sopravvalutando sull'argento). Il carlino viene coniato con un piede di circa 4 g e prende il nome di gigliato (diviso sempre in 10 grani). Il pierreale rimane inalterato (sempre 3.3 g). I piedi monetari rimangono grossomodo stabili fino a metà del 1400. All'inizio del regno di Giovanni d'Aragona il Pierreale deve essere svalutato per tutta una serie di problematiche economiche interne alla Sicilia. Il nuovo Pierreale (che oramai chiamano carlino anche in Sicilia) pesa 2.6 g. A Napoli il carlino da 10 grana (che ora prende il nome di coronato) pesa sempre 4 g. Ferdinando II D'Aragona effettua una nuova svalutazione della moneta Siciliana ed introduce il tarì (o Aquila) da 3.6 grammi e del valore di 2 vecchi pierreali. In quest'epoca per la prima volta il Tarì pesa quanto il carlino Napoletano (3.6 grammi). Non è una coincidenza, Ferdinando il cattolico aveva appena riunificato i due regni. Ovviamente il tarì Siciliano eredita la suddivisione in 20 grani. Tuttavia una seconda svalutazione fatta sempre da Ferdinando II in Sicilia ai primi del '500 porta il tarì ad un peso intorno ai 3 g. Il tarì Siciliano pesa ora meno del Carlino Napoletano. Il tarì Siciliano in epoca vicereale pesa sempre leggermente meno del carlino Napoletano. Sotto Carlo V il tarì Siciliano pesa 2.9 g, sotto i 3 Filippi 2.6 g. Il carlino Napoletano si Stabilizza per larghissima parte del '600 intorno ai 3.1 g. Ed ecco che sotto Carlo II di Napoli stavolta è il carlino napoletano a dover essere svalutato per motivi fiscali ed economici vari (di cui non è opportuno parlare in questa sede). Con due svalutazioni successive, se non ricordo male, il peso del Carlino si riduce fino a 2.2 g, peso che manterrà fino al 1859. Il tarì Siciliano rimane stabile a 2.6 grammi. E' ora lui a pesare più del cugino Napoletano. Sarà Carlo di Borbone a stabilire l'eguaglianza tra le due monete, per ovvi motivi pratici di circolazione monetaria tra i due regni, svalutando nuovamente il tarì Siciliano fino ad un peso di 2.2 g. Peso che le due monete manterranno fino alla fine dei loro giorni.3 punti
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Ciao @Releo, hai postato delle ottime monete, complimenti. Per quanto riguarda la Piastra del '41 concordo con @gennydbmoney. Penso non sia una "doppio orecchio". Mi sono permesso di ingrandire il particolare e per confronto posto una mia 41. Probabilmente il ricciolo che circonda il padiglione auricolare nella parte superiore, può confondere. Saluti3 punti
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Bravo Alberto. Hai trovato un altro bellissimo argomento. Io pubblico una piastra 120 grana del 1855, una del 1856 ed una terza del 1841. Ma, su quest'ultima, ho dei dubbi che possa trattarsi veramente di un doppio orecchio, comunque, la pubblico ugualmente. Posto anche un 10 Tornesi del 1857. Ti saluto caramente.3 punti
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Saluti a tutti. Innanzitutto complimenti Alberto @Litra68 per la bella discussione che hai postato. L'argomento è molto interessante e poco dibattuto e spero sia l'occasione per condividere le monete che presentano tale anomalia. Se la risposta sarà positiva, potremo censire i millesimi che presentano il "Doppio Orecchio" e cercare di avanzare qualche ipotesi. Per adesso condivido il mio 10 Tornesi 1856. Ciao Beppe3 punti
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Buongiorno a tutti i partecipanti a questa interessante discussione. Vorrei portare il mio contributo, con un ricordo che ho del tempo in cui andavo alle elementari; parliamo dei primissimi anni 70 (ho fatto la prima elementare nell' anno scolastico 1970-71), quando si faceva il dettato e la Maestra (maiuscolo perché era La signora Maestra) correggeva il compito con la matita bicolore (metà rossa e metà blu). Un errore grave (rosso) era proprio questo: qual é senza apostrofo. La grafia corretta era qual'é, poiché si trattava di elisione per evitare lo iato con la "e" del verbo essere. Non esisteva "qual" ma solo "quale". Allo stesso modo di "questo" e non "quest" e si scrive "quest'anno" non "quest anno". Così era. Saluti a tutti3 punti
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Le scritture arabe non le conosco, individuo solo i numeri, e qui cerchiata in rosso c'e' una data: 918 ٩١٨ equivalente al 1512, significa Selim I dell'Impero ottomano, e dato il peso un akce. Niente a che vedere con le sicule.3 punti
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Qui c'è un breve video dell'autore del libro: https://www.sanmarinortv.sm/news/cultura-c6/il-business-delle-monete-false-a-fine-800-la-storia-di-due-falsari-sammarinesi-nel-libro-di-andrea-lividini-a2405912 punti
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Eh cosa ci vuoi fare, gli anni passano, i bimbi crescono, le mamme imbiancano e le zucche dei lamonetiani rimangono sempre quelle. 😁 Si scrive slAAAb, no scusa slAAAAb.2 punti
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Ciao, non ho notizie di altri esemplari oltre a quanto hai citato, e nemmeno foto in archivio di esemplari "privati", che non sono passati per le aste. Difficile darne una stima di rarità, che sia R3 o maggiore, dato che non sempre le case d'asta considerano la monetazione in rame del periodo (o la relegano a lotti multipli senza foto !), e quindi è possibile che la maggior parte degli esemplari si muova su canali meno "storicizzati", per questo mezzo baiocco sembrano mancare anche questi passaggi, di certo è una rarità considerevole 😉 Ciao, RCAMIL.2 punti
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Si trovano molti esempi di "qual’è" scritto con l’apostrofo in testi pubblicati per esempio a inizio Novecento, ma oggi l’unica forma ammessa è qual è, mai con l’apostrofo. Su questo non ci piove. apollonia2 punti
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Stimolato dalla diatriba sorta in questo punto del mio thread sui gatti, vi chiedo: a quale fazione appartenete? 1) Qual'è 2) Qual è Sostenitori di una delle rispettive grafie. Non hanno paura della morte e non si fermeranno finchè uno dei due l'avrà vinta. 3) MAA (Movimento per l'Abolizione dell'Apostrofo) Esasperati per il continuo stato di tensione/guerra fra le due sopracitate parti, vorrebbero risolvere in modo radicale il problema proponendo l'abolizione degli apostrofi nella lingua italiana (ufficialmente in Italia ma possibilmente anche nel Canton Ticino) 4) neutrale Del tutto disinteressati alla questione 5) non-allineato Interessati alla questione ma non tifano per nessuna delle due parti in conflitto Allora, qualè (*) il vostro pensiero in merito? La prima guerra mondiale apostrofale ha inizio: che il sangue scorra! (*) forma neutra inesistente ideata da me per non favorire nessuna parte P.S. In premio al più impegnato partecipante alla discussione... l'Apostrofo d'Oro1 punto
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salve a tutti, mi sono appassionato di banconote della corea del nord due anni fa,quando in un asta volevo cercare dei fogli di banconote interi e trovai dei fogli di banconote da 5000 won del 2006 da 24 che mi fecero aprire gli occhi su questa realtà misteriosa...eh si perchè la corea del nord è un paese di cui tanti sanno molto poco e che i media tendono a criticare...interessato dalla questione iniziai a guardare video su video e stampai il mio primo pick della corea del nord da tenere come mancolista(cosa che poi capii sbagliata in seguito ma ci arriveremo) con un obiettivo: collezionare tutte le banconote e simili di questa nazione così misteriosa,comprese relative varianti ed errori.A due anni da quel giorno la mia collezione è andata molto avanti e piano piano sono riuscito ad ottenerle quasi tutte comprese le rarità.h si perchè nonostante siano banconote molto economiche ce ne sono alcune che sono molto molto rare con alcune serie che a mio parere meriterebbero l'R4 o R5. A questo punto chi legge questa discussione potrebbe essere un pò scettico nel finanziare l'economia nordcoreana e per questo è importante precisare che la maggior parte dei soldi vanno al popolo nordcoreano che esporta le banconote illegalmente attraverso il confine con la cina e che è assolutamente vietato per legge esportare qualunque tipo di valuta dai confini nordcoreani inoltre è importante precisare che non tutte le banconote sono intese per la circolazione ma ci sono molte banconote cosiddette commemorative o per occasioni speciali oppure per usi speciali detto questo comincerei a spiegare le varie serie la collezione delle banconote nordcoreane può avere due inizi temporali: il 1945 o il 1947 le banconote del 1945,abbastanza costose per gli standard della corea del nord,sono state stampate da goznak,ovvero coloro che oggi stampano i rubli russi e sono state usate durante il periodo precedente alla nascita dello stato nordcoreano,è dunque ragionevole pensare che queste siano state riportate fuori dai confini coreani da soldati dell'armata rossa russa e che siano arrivati così ai giorni nostri.A conferma di questo,le banconote di questa serie,a differenza delle successive, si trovano molto più comunemente in russia.Queste banconote sono molto semplici e nascono in tagli di 1,5,10 e 100 won,di queste il 100 won si trova con filigrana e senza.La filigrana è pattern che si estende per tutta la banconota a forma di quadrati(questa cosa sarà ricorrenti anche nelle serie successive).Al momento io possiedo solo una 100 won con filigrana purtroppo e le sanzioni con la russia hanno reso ancora più difficile per me ottenere questo tipo di banconote.Vi allego intanto la foto di questa e potete vederle tutte qui : http://www.banknote.ws/COLLECTION/countries/ASI/KON/KON.htm questo link sarà importante anche successivamente quando parleremo delle varie varianti.In tutte le serie di cui parlerò darò un indice di rarità ed un fair value(ovvero valore giusto) perchè tanti compreso il pick tendono a esagerare i prezzi per questa serie rarità 7,5/10 fair value circolate come quella che vedete in foto della mia collezione queste banconote si aggirano sui 100 euro ma un esemplare unc arriva a costare 1000 euro1 punto
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Mi fa piacere che molti eminenti apostrofologi ma anche altri soggetti stiano dissertando in materia. SIGNORI, A NOI L'ACCADEMIA DELLA CRUSCA CE FA 'NA PIPPA!1 punto
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You can find the last time it was placed up for sale here:- https://www.acsearch.info/search.html?id=10024316 Regards, Martin1 punto
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Segnalo anche una breve recensione del saggio apparsa sul Resto del Carlino di domenica 21 Maggio.1 punto
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Sono anch'io un appassionato di storia e numismatica siciliana medievale e moderna, ti metto di seguito dei link a delle pubblicazioni che possono rispondere ai tuoi quesiti: https://www.storiamediterranea.it/portfolio/5574/ https://www.storiamediterranea.it/portfolio/le-armi-dei-siciliani-cavalleria-guerra-e-moneta-nella-sicilia-spagnola-secoli-xv-xvii/ https://www.storiamediterranea.it/portfolio/la-finanza-pubblica-nella-sicilia-del-500/ Di quest'ultimo testo segnalo in particolare il capitolo IV dedicato al sistema monetario siciliano e alla zecca di Messina al tempo di Carlo V Riguardo i tuoi dubbi sulla sola spiegazione derivante dal prezzo dell'argento bisogna comunque tenere conto che in epoca preindustriale i prezzi potevano avere forti variazioni anche in singole piazze urbane all'interno di uno spazio ristretto, erano tempi in cui molteplici fattori tecnici e logistici potevano facilmente incidere, costi e organizzazione dei trasporti, esistenza o meno di infrastrutture che potevano faciliare o meno i trasferimenti, presenza o meno di banche, istituzioni e strumenti di credito, sviluppo più o meno avanzato dell'economia e dei commerci... naturalmente poi le cause che determinavano i mutamenti monetari andavano oltre le semplici questioni di prezzo del metallo, erano in primo luogo fondate sui problemi specifici di politica monetaria che a loro volta dipendevano dalle condizioni peculiari in un dato momento delle finanze, del fisco e delle spese pubbliche all'interno di uno stato, i fattori a cui badare erano parecchi e spesso si intersecavano tra loro...1 punto
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Però finalmente un VERO errore di conio, e non una moneta in euro con graffietti o eccessi di metallo infinitesimali... Il valore (e dirò una banalità, ma questa è la realtà) dipende da quanto un collezionista sarebbe disposto a pagare questa moneta. La Palisse non avrebbe fatto di meglio 🤣 Mi spiego: tu puoi anche (per riprendere l'esempio fatto da te) metterla in vendita a 4000 €, che è il valore che TU dai a quell'oggetto: se, come probabile (MOLTO probabile) nessuno la comprerà, significa che quello NON è il suo reale valore. Allora puoi scendere fino a quando qualcuno pagherà la cifra richiesta, che sarà il suo effettivo valore. Come ha scritto @Gallienus, dovremmo aggirarci sulle "alcune decine di euro", che è un range ampio, per essere significativo... credo si possa definire ragionevolmente solo l'ordine di grandezza del valore (2 cifre, in questo caso, ovvero 10-99).1 punto
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Dalla prossima asta Munzen & Medaillen, solita produzione da pressa... con immagine conio Rovescio ... Siamo alle solite ... 😞1 punto
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Adriano Publio Elio Traiano Adriano, noto come Adriano (in latino Publius Aelius Traianus Hadrianus, nato ad Italica il 24 gennaio 76 e morto a Baia il 10 luglio 138) è stato un imperatore romano della dinastia degli imperatori adottivi, regnò dal 117 fino alla sua morte. Successore di Traiano, fu uno dei "buoni imperatori" secondo lo storico Edward Gibbon. Colto e appassionato ammiratore della cultura greca, viaggiò per tutto l'impero e valorizzò le province. Fu attento a migliorare le condizioni dei militari. In Britannia costruì un vallo fortificato, il "Vallo di Adriano". Inaugurò una nuova strategia militare per l'Impero: all'espansione e alla conquista sostituì il consolidamento dei confini e della loro difesa. Mantenne le conquiste di Traiano, a parte la Mesopotamia che assegnò a un sovrano vassallo. Il suo governo fu caratterizzato da tolleranza, efficienza e splendore delle arti e della filosofia. Grazie alle ricchezze provenienti dalle conquiste, Adriano ordinò l'edificazione di molti edifici pubblici in Italia e nelle province, come terme, teatri, anfiteatri, strade e porti. Nella villa che fece costruire a Tivoli riprodusse i monumenti greci che amava di più e trasformò la sua dimora in museo. L'imperatore lasciò anche a Roma, con l'edificazione del Mausoleo, la Mole Adriana, e con la ricostruzione del Pantheon, distrutto da un incendio. [ ... continua dopo la scheda del sesterzio ... ] Valore nominale: Sesterzio Diametro: 33,50 mm circa Peso: 25,07 gr Dritto: IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG, busto laureato drappeggiato e corazzato a destra Rovescio: P M TR P COS III (Pontifex Maximus Tribunicia Potestate Consul tertium), Ceres in piedi rivolta a sinistra, tiene nella mano destra spighe grano e una lunga torcia nella mano sinistra, S - C in campo Zecca: Roma Officina: 3 Anno di coniazione: 121-122 Riferimento: RIC 610, Cohen 1075, BMC/RE 1244 Rarità: R1 Note: Bellissimo sesterzio, ogni volta che lo tengo in mano mi emoziono, lascio a voi i commenti. Ave! Quintus [ ... continua ... ] Sulla nascita di Adriano le fonti non concordano: alcune (come Elio Sparziano) sostengono che nacque a Roma, dove il padre stava svolgendo importanti funzioni pubbliche; altre (come Dione Cassio) che Adriano nacque a Italica, a 7 km da Siviglia, in Hispania Baetica. La sua famiglia era originaria della città picena di Hatria, l'attuale Atri, ma si insediò a Italica subito dopo la sua fondazione per opera di Scipione l'africano. Il padre, Publio Elio Adriano Afro, era imparentato con Traiano. La madre, Domizia Paolina, era originaria di Cadice. Adriano aveva una sorella maggiore (Elia Domizia Paolina), una nipote (Giulia Serviana Paolina) e un pronipote (Gneo Pedanio Fusco Salinatore). I suoi genitori morirono nell'85/86, quando Adriano aveva solo nove anni. Grazie al Corpus Inscriptionum Latinarum, sappiamo che Adriano ebbe una nutrice di nome Germana, una schiava di origini germaniche successivamente liberata che gli sopravvisse arrivando a morire a ottant'anni. Traiano, che non aveva avuto figli, divenne di fatto il tutore del giovane dopo la morte dei suoi genitori. Anche la moglie di Traiano, Plotina, lo aiutò notevolmente nel cursus honorum, trattandolo come proprio figlio. Inoltre sembra sia stata lei a spingerlo a sposare Vibia Sabina, anche lei parente di Traiano. Il matrimonio avvicinò ulteriormente il futuro imperatore alle stanze del potere, grazie anche agli ottimi rapporti intrattenuti con la suocera Matidia. Per il resto il matrimonio fu un fallimento. Dopo che l'imperatore Nerva ebbe nominato Traiano suo successore, presentandolo in Senato nel 97, la carriera di Adriano fu notevolmente agevolata. Le cariche accumulate nel cursus honorum del futuro imperatore furono numerosissime. Quando Nerva morì nel 98, Adriano si precipitò a informare personalmente Traiano. Fu anche arconte ad Atene per un breve periodo, e fu eletto ufficialmente come cittadino ateniese[3]. La sua carriera completa prima di diventare imperatore fu la seguente: decemviro stlitibus iudicandis seviro turmae equitum Romanorum praefectus urbi feriarum Latinarum tribunus militum con la Legio II Adiutrix piae Fidelis nel 95, in Pannonia inferiore tribunus militum con la Legio V Macedonica nel 96, in Mesia inferiore tribunus militum con la Legio XXII Primigenia nel 97, in Germania superiore; successivamente trasferito alla Legio I Minervia. questore (nel 101) ab Actis senatus tribunus plebis (nel 105) pretore (nel 106) Legatus legionis della Legio I Minerviae piae Fidelis (106, in Germania inferiore) Legatus Augusti pro praetore della provincia romana della Pannonia inferiore (107) console suffectus (108) septemviro epulonum (prima del 112) Sodales Augustales (prima del 112) arconte ad Atene (tra il 112/13) Legatus Augusti pro praetore in Siria (117) Al contrario del suo predecessore, Adriano non fu mai adottato ufficialmente, tramite la presentazione in Senato. Su questo punto l'Historia Augusta riporta diverse teorie, una delle quali fa discendere il suo avvento al potere da una presunta nomina di Traiano morente, molto probabilmente una messinscena organizzata da Plotina, che avrebbe orchestrato abilmente l'operazione, d'accordo con il prefetto del pretorio Attiano. La questione, in realtà, appare assai più complessa. Pare difficile che Adriano possa aver preso il ruolo di successore di Traiano per sola intercessione di Plotina e di alcuni suoi collaboratori. Alcuni conii monetali attesterebbero il titolo di Caesar per Adriano già in un periodo compreso tra il 114 e il 117. Sulla scia di tali dati l'adozione di Adriano apparirebbe meno offuscata da dubbi e una deliberata volontà di Traiano. Adriano, salito al trono, allontanò dai luoghi di potere gran parte del seguito e dell'amministrazione di Traiano, non senza ricorrere a metodi brutali (come nella repressione della congiura dei consolari), dei quali aveva fatto parte anche lui, compresi i vertici militari[5]. In ogni caso la ratifica da parte dell'esercito, che acclamò il nuovo imperatore, chiuse la questione. Il Senato, ricevuto un messaggio dal neoeletto, nel quale egli riferiva di non essersi potuto sottrarre alla volontà dell'esercito, si allineò a sua volta. Sia i militari sia i senatori trassero notevoli benefici dalla loro acquiescenza: i primi ricevettero il tradizionale donativo in misura più cospicua che in passato e anche i membri del Senato ebbero dei vantaggi. La fulmineità dell'ascesa al potere, accompagnata dall'eliminazione fisica dei principali potenziali dissidenti o concorrenti, portò a un insediamento rapido, seguito da un continuo rafforzamento che durò per tutto il ventennio in cui Adriano rimase al potere. L'opposizione al neo princeps era costituita da generali che, come lo stesso Adriano, avevano seguito Traiano nelle più importanti battaglie di ampliamento territoriale: tra questi Quieto, la cui morte provocò sommosse di ribellione in Mauretania. Adriano fu uno degli imperatori morti per cause naturali e non assassinati in una congiura. Anche la designazione del successore e il suo insediamento, dopo la morte di Adriano, non furono ostacolati. Un caposaldo della politica adrianea fu l'idea di ampliare, quando possibile, i livelli di tolleranza. Si fece promotore di una riforma legislativa per alleggerire la posizione degli schiavi, i quali si trovavano in situazioni disumane allorché si verificasse un crimine ai danni del dominus. Anche nei confronti dei cristiani mostrò maggiore tolleranza dei suoi predecessori. Ne rimane testimonianza, intorno all'anno 122, in un rescritto indirizzato a Gaio Minucio Fundano, proconsole della provincia d'Asia. In esso l'imperatore, a cui era stato richiesto come comportarsi nei confronti dei cristiani e delle accuse a loro rivolte, rispose di procedere nei loro confronti solo in ordine a notizie circostanziate emergenti da un procedimento giudiziario e non sulla base di accuse generiche. Un'altra riforma operata da Adriano fu quella dell'editto pretorio. Questo strumento normativo consisteva in un'esposizione di principi giuridici generali, che il magistrato enunciava al momento dell'insediamento. Con l'andar del tempo, questi principi costituirono un nucleo di norme consolidato (edictum vetus o tralaticium), al quale ogni pretore aggiungeva le fattispecie che intendeva tutelare. Tecnicamente la finalità dell'editto era quella di concedere tutela processuale anche a rapporti non previsti dallo ius civile. Con la riforma adrianea, che l'imperatore affidò al giurista romano Salvio Giuliano negli anni dal 130 al 134, l'editto venne codificato, fu approvato da un senatoconsulto e divenne perpetuo (edictum perpetuum). Sempre in campo giuridico, Adriano pose fine al sistema ideato da Augusto che, concedendo ad alcuni giuristi lo ius respondendi ex auctoritate principis, aveva consentito che il diritto si espandesse progressivamente attraverso l'opera creatrice di alcuni esperti scelti dall'imperatore stesso. Adriano sostituì al gruppo di giuristi isolati dello schema augusteo un consilium principis, che contribuì alla progressiva istituzionalizzazione di questa figura, togliendole l'indipendenza residuata. Nonostante avesse seguito personalmente più di una campagna militare (la più impegnativa quella dacica al seguito di Traiano), Adriano si dimostrò, oltre che esperto di cose militari, il che era prevedibile, anche un grande riformatore della pubblica amministrazione. Il suo intervento sulle strutture amministrative dell'impero fu profondo e radicale, dimostrando che era parte di un piano globale che l'imperatore andava applicando, a mano a mano, alla struttura dell'esercito, alla difesa dei confini, alla politica estera, alla politica economica. Adriano aveva una sua visione dell'impero e cercava di uniformare le singole parti al suo disegno. In luogo dei liberti cesarei diede spazio e importanza a nuovi funzionari provenienti dalla classe dei cavalieri. Essi erano preposti alle varie branche amministrative suddivise per materie: finanze, giustizia, patrimonio, contabilità generale e così via. Le carriere furono determinate, così come le retribuzioni, e la pubblica amministrazione divenne più stabile e meno soggetta ai cambiamenti connessi con l'avvicendarsi degli imperatori. Attento amministratore, Adriano pensò anche a tutelare nel migliore dei modi gli interessi dello Stato con l'istituzione dell'advocatus fisci, cioè una sorta di avvocatura dello Stato che si occupasse di difendere in giudizio gli interessi delle finanze pubbliche (fiscus). Va considerato che in epoca tardo-imperiale l'originaria bipartizione tra aerarium (la finanza pubblica di area senatoria) e fiscus (la finanza pubblica di competenza del princeps) era andata scomparendo per l'avvenuta unificazione delle due aree nelle mani dell'imperatore. Appena il suo potere fu sufficientemente consolidato, Adriano intraprese una serie di viaggi in tutto l'Impero (Gallia, Germania, Britannia, Spagna, Mauritania), per rendersi conto di persona delle esigenze e prendere i provvedimenti necessari per rendere il sistema difensivo efficiente. Nel 123 iniziò il lungo viaggio d'ispezione delle province orientali che lo impegnò per due anni. Nel 128 ispezionò la provincia d'Africa. Nell'anno seguente si recò di nuovo in Oriente. La sua filosofia risulta evidente dai suoi atti: il ritiro da territori indifendibili, il controllo dei confini basato su difese stanziali, la politica degli accordi con gli Stati cuscinetto che facevano da interposizione fra il territorio dell'impero e quello dei popoli confinanti. Durante il viaggio in Egitto nel 130 d.C., Adriano si recò a visitare i Colossi di Memnone. In età romana molti visitatori, richiamati da uno dei colossi di Memnone per il suo canto al sorgere del sole, erano soliti a lasciare incise sulle gambe della statua le loro osservazioni e le loro dediche. Anche gli accompagnatori di Adriano e dell'imperatrice Sabina fra il 20 e il 21 novembre del 130, lasciarono alcuni testi: Colossi di Memnone "quando in compagnia dell'imperatrice Sabina fui presso Memnone. Tu Memnone, che sei figlio dell'Aurora e del venerabile Titone e che sei assiso di fronte alla città di Zeus, o tu, Amenoth, re egizio, a quanto raccontano i sacerdoti esperti delle antiche leggende, ricevi il mio saluto e, cantando, accogli a tua volta favorevolmente la moglie venerabile dell'imperatore Adriano". In questi lunghi viaggi, nei quali praticamente percorse tutto l'impero, non si occupò solo di questioni legate alla difesa dei confini, ma anche di esigenze amministrative, edificazioni di edifici pubblici e, più in generale, di cercare di migliorare lo standard di vita delle province. Al contrario di altri imperatori, che governarono l'impero senza muoversi praticamente mai da Roma, Adriano scelse un metodo di conoscenza diretta, che poté attuare grazie al consolidamento della situazione interna: allontanarsi dalla sede del potere per periodi così prolungati presupponeva una certezza assoluta sulla tenuta del sistema. Un altro elemento era la curiosità propria del suo carattere e la propensione per i viaggi, che lo accompagnò tutta la vita. Amò la cultura, l'architettura e la scultura greca. Soggiornò molte volte ad Atene e in tutta la Grecia, attratto da quel mondo pieno di meraviglie artistiche, e le popolazioni locali innalzarono in suo onore molte statue. Il regno di Adriano fu caratterizzato da una generale pausa nelle operazioni militari. Egli abbandonò le conquiste di Traiano in Mesopotamia, considerandole indifendibili, a causa dell'immane sforzo logistico necessario per far giungere rifornimenti a quelle regioni e alla molto maggiore estensione del confine che sarebbe stato necessario difendere[6]. La politica di Adriano fu tesa a tracciare confini controllabili a costi sostenibili. Le frontiere più turbolente furono rinforzate con opere di fortificazione permanenti, la più famosa delle quali è il possente Vallo di Adriano in Gran Bretagna. Qui Adriano, dopo aver terminato la conquista del Nord dell'isola, fece costruire una lunga fortificazione per arginare i popoli della Caledonia. Anche la frontiera del Danubio fu rinforzata con strutture di varia natura. Il problema delle strutture difensive era strettamente connesso col territorio e col tipo di difesa che si voleva instaurare. Infatti strutture particolarmente pesanti e durature, oltre a richiedere tempi di realizzazione e costi ingentissimi, mal si adattavano a mutamenti strategici nelle linee difensive. Se un territorio era particolarmente soggetto a incursioni in un determinato periodo, una struttura leggera, formata da fossati, terrapieni e palizzate, poteva fornire una discreta tenuta, dando alle truppe di stanza nelle fortificazioni il tempo di intervenire. Diverso era il caso di incursioni in profondità o di vere e proprie invasioni, che richiedevano strutture molto più resistenti, le quali però, una volta edificate, diventavano definitive e non seguivano le evoluzioni politiche e strategiche del territorio. Molte regioni passavano da situazioni di occupazione vera e propria allo stato di protettorati, i cosiddetti "Stati clienti", il che modificava notevolmente le necessità difensive. Quando la politica del protettorato si consolidava, si mantenevano in loco le risorse strettamente necessarie, spostando le risorse liberate in zone più calde. Questo sistema, detto delle vexillationes, cioè di distaccamenti prelevati da una legione e comandati altrove, dette ottimi risultati conferendo un'elasticità di manovra notevole. Il sistema dei distaccamenti consentiva anche di non turbare gli equilibri regionali faticosamente raggiunti, perché non si spostava un'intera legione ma singoli reparti. Il che, con il consolidamento di una difesa sempre più stanziale e con i conseguenti legami che s'instauravano tra i legionari e gli abitanti locali, consentiva di mantenere il controllo del territorio, disponendo comunque di una massa di manovra da destinare a operazioni belliche ove fosse stato necessario. Per mantenere alto il morale delle truppe e non lasciarle impigrire, Adriano stabilì intensi turni di addestramento, ispezionando personalmente le truppe nel corso dei suoi continui viaggi. Poiché non era incline, già dai tempi delle campagne daciche, a distinguersi per lussi particolari, si spostava a cavallo e condivideva in tutto la vita rude dei legionari. Di questa attività rimane memoria nelle cosiddette Iscrizioni di Lambesi[7], che vennero erette dopo una permanenza dell'imperatore nel castrum omonimo, sede della Legio III Augusta di stanza in Numidia. Nel documento viene descritta una serie di esercitazioni molto complesse che la legione svolse con successo nell'anno 128, a dimostrazione della nuova dottrina difensiva di Adriano, che intendeva ottenere il massimo dell'efficienza militare anche in quadranti, come quello numidico, abbastanza pacifici. Da un punto di vista della struttura organizzativa non portò grandi innovazioni nell'esercito, salvo creare nuovi corpi (secondo alcuni rinforzare corpi già esistenti), basati su leva locale, denominati Numeri, al fine di dare un apporto alle truppe ausiliarie, i cosiddetti Auxilia. I motivi erano diversi, innanzitutto tecnici: si trattava di mettere in linea truppe molto specializzate, ad esempio lanciatori, o destinate a terreni particolari, o equipaggiate in modo non convenzionale (come alcuni corpi di cavalleria pesante). Inoltre i Numeri non fruivano come gli Auxilia del diritto di vedere arruolati stabilmente i loro figli nelle legioni e quindi contribuivano a mantenere gli organici in numero costante. I Numeri erano molto più vicini degli Auxilia ai gruppi etnici stanziati nei territori che si intendevano controllare e conservavano organizzazione e armamento loro propri. Il tutto a costi nettamente inferiori a quelli che si sostenevano per i legionari regolari, i quali, oltre a una paga di tutto rispetto, fruivano di donativi saltuari e di una liquidazione alla fine del servizio, spesso costituita dal diritto di proprietà di terreni. Il problema della Giudea si era manifestato in tutta la sua gravità fin dai tempi della prima rivolta, nel 66, quando le truppe di Cestio Gallo, governatore della Siria, furono duramente sconfitte con perdite rilevantissime (poco meno di seimila uomini, secondo Giuseppe Flavio) e la perdita delle insegne da parte della Legio XII Fulminata. Il tutto per opera di truppe che non si potevano tecnicamente definire all'altezza di quelle romane. Il che dimostra la fortissima motivazione dei combattenti Giudei e, in particolare degli Zeloti. La rivolta si protrasse fino alla distruzione di Gerusalemme del 70, per opera del generale Tito, figlio di Vespasiano, e alla caduta della fortezza di Masada avvenuta nel 73, conclusasi con la morte per suicidio di tutti i resistenti e dei membri delle loro famiglie.Nel 115, sotto Traiano alla rivolta divampata a Cirene, in Egitto e a Cipro si unirono anche i Giudei con effetti devastanti. Il problema era strutturale, dato che gli abitanti della Giudea rifiutavano decisamente la romanizzazione, sia per motivi nazionalistici sia, soprattutto, per motivi religiosi. Infatti, professando una religione monoteista che, in quanto tale, non prevedeva l'affiancamento di altre divinità come era avvenuto in tutte le province, l'integrazione diveniva completamente impossibile. Quando Adriano si trovò a dover affrontare la ricostruzione di Gerusalemme ripropose i moduli architettonici e urbanistici applicati in tutto l'impero, mentre la popolazione ebraica chiedeva una ricostruzione nella forma precedente alla distruzione del 70.A seguito della visita effettuata alle rovine della città nel 130 cominciò l'opera di ricostruzione permettendo inizialmente la ricostruzione di un Terzo Tempio, ma secondo la testimonianza del Midrash[8] quando gli venne riferito dai Samaritani che ciò sarebbe stato causa scatenante di continua sedizione, parve ricredersi. Di poco seguente, la scelta di far erigere, in luogo di quello ebraico (come accadeva in tutto il resto dell'impero) un tempio al dio romano Giove sul sito del Monte del Tempio[9], e altre costruzioni dedicate a varie divinità romane in tutta Gerusalemme, tra cui un grande tempio alla dea Venere[10]. Egli fece poi anche rinominare la città la quale divenne così Aelia Capitolina in onore di sé stesso e di Giove Capitolino, la principale divinità romana. Secondo Epifanio (De ponderibus et mensuris, cap. XIII-XVI.; ed. Migne, II. 259-264), Adriano nominò Aquila di Sinope - parente acquisito dello stesso imperatore - come "supervisore dei lavori di costruzione della città"[11]. Si dice anche che operò per mettere un grande foro, che avrebbe dovuto essere il centro d'incontro sociale primario della nuova città, all'incrocio delle strade principali del cardine e del decumano, oggi facente parte dell'area quadrata costituita dal Muristan. Presto i Giudei, che avevano sperato in tutt'altro, furono assai delusi dal constatare quanto stava accadendo alla loro terra sacra, cominciarono pertanto sempre più un'opera di opposizione. Quindi una causa della rivolta fu il nazionalismo degli abitanti della Giudea. Altra causa, secondo una tradizione basata sulla Historia Augusta, suggerisce che le tensioni siano via via cresciute fino a sfociare in uno scontro aperto quando Adriano volle abolire la circoncisione rituale della religione ebraica (il Brit milah)[12] che egli, da fine ellenista qual era, avrebbe interpretato come l'esser una pura e semplice mutilazione fisica[13]. Tuttavia su questo specifico punto la revisione moderna ha evidenziato che moltissimi popoli sotto il dominio romano, nell'area nordafricana e mediorientale, la praticavano senza divieti e che quindi appare singolare un divieto specifico; uno studioso, Peter Schäfer, ribadisce che non vi sono mai state prove per affermare una simile ipotesi proibizionista[14][15][16]. Nel 132 divampò la terza guerra giudaica, con i ribelli comandati da Simon Bar Kochba (Simone figlio della stella). Le perdite dei Romani furono tanto pesanti che nel rapporto di Adriano al Senato fu omessa l'abituale formula "Io e il mio esercito stiamo bene". Necessitò di ben 12 legioni per sopprimere la rivolta, ossia circa 5/6 di tutta la forza militare dell'Impero: fu la sola volta in cui il Senato rinuncia a trionfare il ritorno dell'Imperatore dopo una vittoria militare[17]. Nonostante le perdite subite, nel 135 Adriano riuscirà a distruggere la città fortificata di Bétar e soffocare la ribellione devastando la Giudea (580 000 ebrei rimasero uccisi, 1,5 milioni deportati al Mercato degli Schiavi di Adriano a Gaza, 50 città fortificate e 985 villaggi furono distrutti), Adriano tentò di sradicare l'Ebraismo considerandolo la causa delle continue ribellioni. Proibì di seguire la legge ebraica, di attenersi al calendario ebraico e mise a morte gli studiosi della Torah (il martirio). I "Rotoli sacri" delle scritture furono formalmente e solennemente bruciati sul Monte del Tempio. Nel tentativo di cancellare la memoria stessa della Giudea, rinominò la provincia Syria Palaestina (dal nome dei loro antichi nemici, i Filistei, dall'ebraico "Philistim" פְּלִשְׁתִּים che significa "invasori") e agli ebrei da quel momento in poi fu fatto divieto di entrare nella capitale riconsacrata al paganesimo. Più tardi si permise loro di piangere la loro umiliazione una volta all'anno a Tisha B'Av. Era evidente che l'impero non poteva permettersi di mantenere in vita un potenziale focolaio di ribellione in un'area così delicata, soprattutto in considerazione della presenza di comunità ebraiche in molti paesi al di fuori della Giudea derivante dalla diaspora avvenuta in seguito ai fatti del 70. Quando le fonti ebraiche parlano di Adriano è sempre con l'epitaffio "possano essere le sue ossa frantumate" (שחיק עצמות o שחיק טמיא, nell'equivalente aramaico), espressione mai usata neppure nei confronti di Vespasiano o del figlio Tito che avevano fatto distruggere il Secondo Tempio. Adriano morì nella sua residenza di Baia di edema polmonare, a 62 anni come il predecessore Traiano. Cassio Dione Cocceiano riporta in un brano della "Storia romana": «Dopo la morte di Adriano gli fu eretto un enorme monumento equestre che lo rappresentava su una quadriga. Era così grande che un uomo di alta statura avrebbe potuto camminare in un occhio dei cavalli, ma, a causa dell'altezza esagerata del basamento, i passanti avevano l'impressione che i cavalli ed Adriano fossero molto piccoli.» In realtà non è certo che il monumento funebre sia stato iniziato dopo la morte dell'imperatore e molto probabilmente fu iniziato da Adriano nel 135 e, dopo la morte, terminato dal successore, adottato ufficialmente prima di morire, Antonino Pio. La struttura fu, nei secoli, trasformata ripetutamente e oggi è uno dei monumenti più famosi di Roma: Castel Sant'Angelo, il quale è infatti anche denominato Mole Adriana. Esistono teorie secondo cui il sarcofago in porfido dell'imperatore (in particolare il coperchio) sia stato riutilizzato come vasca del fonte battesimale di San Pietro in Vaticano. (Fonte Wikipedia)1 punto
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Non hanno varianti di colore catalogate, dobbiamo considerare che questi Edoardo VII sono dei tipografici dei primi del 900, ...pertanto sia la conservazione, contaminazioni, luce solare, lavaggi etc. ..possono avere influito... sul quello che hai postato io ci vedo comunque la descrizione del colore di catalogo: Dull Purple and Blue (viola opaco). Nei francobolli antichi purtroppo entrare nel merito del colore è un campo minato. Ciao1 punto
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Uno scavo esplorativo svolto nei primi mesi del 2023 – durante lavori di disboscamento – ha confermato un sospetto innescato da ritrovamenti e rilievi del terreno: nello Schaarenwald, sul Reno si trovano i resti di un’altra fortificazione che fu costruita lungo il Reno nel IV secolo d.C. per proteggere l’Impero Romano: una torre e una struttura difensiva che la circonda. Il fossato testimonia gli sforzi difensivi dei Romani contro i Germani a nord del Reno. Altri materiali potranno essere trovati nel corso di uno scavo sistematico, che dovrebbe avvenire in futuro. Il cosiddetto Schaaren am Hochrhein è oggi sia un’area ricreativa che una riserva naturale, ma ospita anche importanti testimonianze della movimentata storia della regione. Sono già stati trovati, nel circondario, un insediamento dell’età del bronzo, una torre di avvistamento romana e, soprattutto, fortificazioni delle guerre napoleoniche del 1799: durante la seconda guerra mondiale furono costruite anche bunker che sono ancora visibili. Oggi l’area è quasi interamente boscosa. Già 20 anni fa, un dipendente locale dell’Ufficio Archeologico ha trovato un cospicuo numero di monete romane in una zona non distante dall’ultimo ritrovamento, una scoperta che non poteva essere spiegata fino a tempi recenti. Ricostruzione dal 1997 di una torre sul confine del Reno (Scharenwiese). Foto: Amt für Archäologie Thurgau La verifica compiuta quest’anno è avvenuta in concomitanza con l’intervento di disboscamento dell’area. Un drone ha ripreso l’area a nord della torre di guardia romana in Svizzera. Foto: Amt für Archäologie Thurgau “Non c’era praticamente nulla da vedere sulla superficie dell’area, che è stata in gran parte disboscata durante i lavori forestali. – dicono gli svizzeri – Come di consueto nelle costruzioni romane, il materiale lapideo è stato asportato e riutilizzato in epoche successive. Ma sotto il terreno abbiamo trovato le fondamenta di un edificio pressoché quadrato di circa 7×7 metri con pareti spesse circa 1 metro, resti di malta, alcune pietre e il fossato di fondazione. Nel sottosuolo ghiaioso era invece ben visibile la trincea a forma di V attorno all’impianto a una distanza di circa 5 metri. Si può presumere che a tale scopo esistesse una palizzata o una fortificazione in legno. I reperti – ad eccezione di un gran numero di tegole romane e parti di blocchi di tufo – sono rimasti rari, ma sono stati isolati. Lo scavo è stato limitato a pochi saggi esplorativi”. Moneta dell’imperatore Costantino I, dopo il 311 d.C Il reperto è emerso durante lo scavo di saggio 2023 nell’area della torre. Foto: Amt für Archäologie Thurgau Sulla base delle osservazioni, non vi è dubbio che le tracce esaminate appartengano realmente ad una fortificazione a forma di torre della fine del III alla fine del IV secolo. Lo dimostrano i reperti, ma anche i confronti con altre strutture meglio conservate lungo il Reno. Sebbene la torre di guardia appena scoperta si inserisca bene nel quadro storico generale, non è chiaro a quali strutture fosse associata. Altre torri sono note ad est e ad ovest, ma non si sa molto di più su di esse. A parte pochi reperti, non ci sono quasi lasciti di un’occupazione. Da altre fortificazioni simili ci sono indicazioni che le truppe ausiliarie germaniche erano qui in servizio e che anche i commerci erano praticati; le truppe di frontiera dovevano prendersi cura di se stesse in larga misura. Insegne di rango: parte di una cosiddetta fibula a bottone a cipolla (fermaglio per il mantello), con doratura.Foto: Amt für Archäologie Thurgau Fibbia per cintura trovata nell’area della torre. Foto: Amt für Archäologie Thurgau https://www.stilearte.it/scoperta-in-svizzera-una-torre-romana-durante-lavori-di-disboscamento-nella-zona-era-stato-gia-trovato-un-tesoretto/1 punto
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Ringrazio tutti per le opinioni che avete condiviso. Alla luce di quanto avete espresso ho riflettuto e deciso di non partecipare all’asta. In effetti all’inizio ero attratto dalla perfezione della moneta e, forse accecato dalla voglia di possederla, non mi ero reso conto di quanto fosse stata “migliorata”, anche se mi rendevo conto che c’era qualcosa che non andava. Leggendo i vostri commenti mi sento quasi “in colpa” per aver pensato di acquistarla. Sono d’accordo con chi dice che è meglio una moneta in conservazione più bassa ma genuina.1 punto
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Cartolina correttamente affrancata 15c. per più di cinque parole con 5c + 10c. Leoni, da Padova a Venezia con annullo doppio cerchio + svolazzo del 23.8.1920 nitido. Bell'annullo con bei francobolli collezionabilissima di qualità.1 punto
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Siiii come no Guarda chi sta pattugliando,un altro guru delle banconote @wstefano,un super ciotolaro ricercatore.di tesori @Meleto e altri🤣 Se tagli le foto o come ultima spiaggia fai uno screen shot,il problema lo risolvi. Potevi pure dal sito esterno far uno screen e postar le foto. Purtroppo con gli aggiornamenti del forum necessari,oggi ci sono, fra anni saranno corrotti o non piú fruibili in quanto frutto quindi di siti esterni. Sarebbe un peccato per tutti quelli che andranno a ricercare,per questo mi permetto di sottolinearlo eh☺️1 punto
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Tempo fa ho venduto ad 1 commerciante il mio peggior zecchino veneziano....da me considerato un bb. È apparso ad un paio di aste chiuso ms 64. Non amavo gli slab, ma dopo questa vi giuro che per me quel numero non significa nulla. Non è una diceria è successo a me direttamente.1 punto
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FDC Luxor con una bella chicca...una busta fuori dal comune...diciamo Fuoriclasse 😉1 punto
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Un vistoso esemplare di denario, forse da Antiochia all' Oronte, al nome di Marco Antonio, con al diritto sua testa ed al rovescio tiara armena . Sarà dopodomani in vendita LeuNum. 13 al n. 216 .1 punto
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Io conservo ancora come reliquie le mie trowel Battiferro e WHS. Non scaverò mai più maposso reinvasare i gladioli pensando di esser Indiana Jones (*) il titolo è stato scelto per la sola assonanza di Stefano Valentini* -> https://www.archaeoreporter.com/2023/04/16/lorigine-e-la-storia-della-trowel-strumento-icona-dellarcheologo-altro-che-cazzuola/?fbclid=IwAR1243ZxgnQ0hMU2KOM_9mTPBb6i1KNuS6IhIvmw--DO6nuxsgH9xNuH-Ik Trowelologia potrebbe essere un buon neologismo (non uno scioglilingua) per indicare la scienza che studia la trowel, l’arnese dell’archeologo per antonomasia. Scherzi a parte, tutti gli archeologi che si rispettino ne hanno una. Ci sono siti web in cui se ne descrivono nei minimi dettagli le caratteristiche, talvolta corredate persino da “consigli per l’acquisto e istruzioni per l’uso”. Ma forse in pochi si sono chiesti quale sia la storia di questo strumento e come e perché sia stato utilizzato dagli archeologi. (Nota agli utenti: contatore visualizzazioni articolo non funzionante correttamente, è quasi bloccato Stiamo lavorando per ripristinarlo) Trowel è una parola inglese dal sound piacevole, tradotta con l’italiano “cazzuola”, che, viceversa, anche per certe assonanze, suona un po’ peggio. In realtà a ben vedere non sono proprio dei sinonimi, perché trowel e cazzuola sono due attrezzi diversi. In Italia, se voi andate in una qualsiasi ferramenta, anche la più fornita e chiedete una cazzuola, vi daranno uno strumento, che al di là delle varianti, presenta una caratteristica costruttiva ben precisa: l’imposta del manico, cioè quella parte dell’arnese che fa da raccordo tra il piatto e l’impugnatura è saldato al piatto. La trowel invece, al di là della forma e delle dimensioni, è realizzata con un unico pezzo di metallo forgiato e questa caratteristica incide in maniera fondamentale sulla sua resistenza all’uso, rendendola particolarmente adatta per gli scavi archeologici. Ma anche la forma è diversa. Le cazzuole hanno un piatto generalmente triangolare, mentre le trowel hanno un piatto a forma di rombo (o diamante, foglia, goccia d’acqua), fatta eccezione per le cosiddette margin trowels, con piatto di forma rettangolare, utilizzate per rifilare le sezioni dei sondaggi. Appunti di “trowelologia” Confronto tra esemplare originale di WHS utilizzata nei cantieri edili, prodotto prima del 1951 ed esemplare originale di Marshalltown utilizzata nei cantieri edili, prodotto intorno al 1950 (archivio CAMNES). Sono queste due caratteristiche specifiche della trowel che ne hanno determinato il “successo” in archeologia. Ma come e quando le trowels hanno iniziato ad essere utilizzate in archeologia? La trowel più diffusa è senza dubbio la mitica WHS pointing trowel, di produzione inglese. Vi siete mai chiesti cosa significhino queste tre lettere? La storia viene da molto lontano. Il marchio WHS nasce nel 1793 e le lettere sono le iniziali di William Hunt&Sons produttori di utensili in acciaio a Rowley Regis, nel Worcestershire. Questa trowel forgiata viene realizzata per la prima volta in Inghilterra, probabilmente alla fine del ‘700, per essere impiegata nei lavori edili, in particolare nella costruzione di edifici in mattoni. Non a caso, essendo in origine pensata per i muratori, ha un’inclinazione dell’impugnatura rispetto al piatto (cioè non sono allineati) per evitare che la malta scivoli verso la punta della cazzuola, durante la messa in opera dei mattoni. Proprio in Inghilterra e in quel periodo, perché quella è l’età aurea degli edifici in mattoni costruiti negli stabilimenti industriali e nei quartieri dei lavoratori. E ancora oggi, in Inghilterra, i muratori utilizzano la trowel per rompere i mattoni e metterli in opera costruendo muri. Il termine pointing (con il quale ci si riferisce a questo specifico tipo di trowel) ha proprio a che fare con la tecnica di messa in opera dei mattoni (sull’Oxford dictionary leggiamo: “Pointing: the action of filling the joints of brickwork or masonry with mortar”). Quindi questi arnesi nascono con una vocazione tecnica, artigianale potremmo dire, molto specifica. C’è perfino un aneddoto a riguardo. Nel settore edile, in Inghilterra, le iniziali WHS sono state riadattate per la frase “Work Hard or Starve!” (trad. it: Lavora duro o muori di fame!) che un po’ vale anche per gli archeologi… Tornando alla storia del marchio, nel 1951 la William Hunt & Sons (WHS) si fuse con la Nash Tyzack, formando il gruppo Brades Nash Tyzack Industries, che venne poi acquistato nel 1962 dal gruppo Spear&Jackson, che vantava una tradizione antichissima nella produzione d’acciaio, essendo stato fondato nel 1760 a Sheffield, la città dell’acciaio per eccellenza. Nel 1985 Spear&Jackson è stata assorbita dal gruppo Neill Tools, con sede sempre a Sheffield, che detiene tuttora, nella produzione delle trowels, i marchi WHS, Spear & Jackson e Tyzack. Questo spiega il perché si trovino in commercio trowels con diversi loghi, o loghi compositi; ad esempio WHS-Tyzack (Tyzack è stato aggiunto nel 2006 al logo WHS), oppure solo Tyzack (il logo con le tre gambe era quello della Joseph Tyzack&Son di Sheffiled che si fuse con la WHS negli anni ’50). Ma quando è stata introdotta la WHS negli scavi archeologici? Non possiamo saperlo con certezza, ma di sicuro nel 1946, Atkinson (noto per aver scavato Stonehenge) nel suo manuale Field Archaeology raccomanda l’uso della trowel WHS (R. J. C. Atkinson, Field Archaeology, Methuen&Co. Ltd. London, 1946). Se andiamo a vedere quanto scrive Atkinson a pagina 47, dove viene descritta la trowel, lui raccomanda quella da 5 pollici (che equivalgono a 12,7 cm) e non quella standard da 4 pollici (circa 10 cm), che si è nel tempo affermata tra gli archeologi. Nel testo si legge che la lama deve essere piatta (springy, quindi non esageratamente dura, ma leggermente elastica) e più o meno parallela al manico; il codolo deve essere forgiato con la lama; la punta deve essere leggermente arrotondata per non danneggiare i reperti. Atkinson dà persino delle istruzioni sull’uso, dicendo che può essere usata in quattro modi. E cosa dire della trowel Marshalltown? La Marshalltown Company è in pratica l’equivalente americano dell’inglese Neill Tools, proprietaria del marchio WHS; una potenza nella produzione e fabbricazione di attrezzature per l’edilizia e settori affini. La sede centrale si trova in Iowa, dove fu fondata nel 1890. Nella sua produzione non poteva mancare la pointed trowel, verosimilmente mutuata dal modello inglese originale, la WHS. La sua diffusione tra gli archeologi, inizialmente americani, ma poi di tutto il mondo, si deve ad un iconico articolo di Kent Flannery (“The Golden Marshalltown: A Parable for the Archeology of the 1980s”, in American Anthropologist New Series, Vol. 84, No. 2 (Jun., 1982), pp. 265-278). In questo articolo, l’autore descrive un episodio personale. Si trova in volo con alcuni suoi colleghi di ritorno da un convegno, e ci racconta che il vecchio professore in sua compagnia gli mostra una trowel Marshalltown: “La sua mano palpò per un momento nelle profondità della sua borsa da viaggio segnata dalla battaglia, e improvvisamente tirò fuori una trowel. Una trowel che non avevo mai visto. Una cazzuola che si trasformò in una fiamma gialla ai raggi del sole al tramonto mentre la teneva contro il finestrino del 747”. E il vecchio professore dice: “Questa è stata la mia prima trowel Marshalltown. Sai com’è la prima Marshalltown di un archeologo? Come il primo guanto Wilson (da baseball, ndr.) di una major league. Ho scavato a Pecos con questa cazzuola, sotto Kidder. E nelle rovine azteche con Morris. E a Kincaid con Fay-Cooper Cole. E al Lindenmeier con Frank Roberts. Figliolo, questa cazzuola è stata a Snaketown, ad Angel Mound, e al Dalles of the Columbia con Luther Cressman” (trad. it di pagina 268, ndr.) Proprio dopo la pubblicazione di questo articolo la Marshalltown ha iniziato davvero a fare concorrenza alla WHS. E questa concorrenza dura tutt’oggi. Nonostante la produzione di queste due cazzuole presenti ormai diverse varianti, in origine, la differenza fondamentale stava nello spessore del piatto. Come tutti sanno per esperienza, il piatto della WHS è di solito più spesso e rigido di quello della Marshalltown. Nel 2005 -e questo è un altro aneddoto che ci restituisce l’attenzione che certi archeologi, giustamente, ripongono sui loro arnesi da lavoro- i produttori della WHS misero sul mercato una versione dal design più leggero. Bene, questa “innovazione” incontrò una resistenza tale da parte degli archeologi inglesi, che la British Archeological Jobs Resource riportò casi di rottura del piatto, mentre Oxford Archaeology suggerì addirittura il passaggio alla Marshalltown di fabbricazione americana. Come conseguenza l’azienda tornò sui propri passi, lasciando in produzione solo il modello standard con lama più spessa. Ma la storia non finisce qui, perché oltre alla WHS e alla Marshalltown, più recentemente, abbiamo assistito anche alla diffusione tra gli archeologi italiani di una trowel di produzione nazionale. E dovremmo esserne orgogliosi, considerata la qualità del prodotto (lo dico per esperienza!). Si tratta del modello prodotto dalla Battiferro (il nome è tutto un programma…) di Maniago (Pordenone), azienda che dal 1957 produce utensili per l’edilizia, e che dalla fine degli anni ’90 ha avviato anche una produzione di trowel per archeologi. C’è una storia davvero intrigante parallela a questa produzione della Battiferro di Maniago. L’azienda francese Strati Concept, La boutique de l’archéologue nel 1998 ha progettato, sviluppato e realizzato una particolare trowel forgiata, frutto di una serie di studi ergonomici, la Pi2, che potremmo considerare come la prima trowel pensata e realizzata “esclusivamente” per gli archeologi (almeno da quanto si può apprende da alcune info reperibili on-line). Questo test pilota, nel 2012, è divenuto un prodotto commerciale, grazie alla collaborazione tra Strati e la Battiferro di Maniago. Purtroppo però questo modello non è più in commercio, la Strati Concept non fornisce più le normali cazzuole dal 1° gennaio 2016. QUI DIRETTAMENTE UNO DEI VIDEO SULLE TROWEL DAL CANALE DI CAMNES: Ma non tutto è perduto! Se la produzione industriale non vi accontenta, potete sempre rivolgervi, come ho fatto io, che sono amante dell’artigianato, alla fonderia olandese Sneeboer. Questa piccola azienda olandese è famosa in tutto il mondo, da oltre 100 anni, per la produzione di utensili ed attrezzi (costosissimi…) per il giardinaggio. Hanno in catalogo un unico modello di trowel, forgiata in un solo pezzo per battitura e rifinita a mano. Proprio perché si tratta di pezzi unici, con tutte le imperfezioni e il fascino della produzione artigianale (oltre al costo e ai tempi di consegna, non inferiori ai due mesi!) potete persino richiedere delle modifiche personali. Io, ad esempio, basandomi sul progetto della Strati Concept, ho chiesto che l’impugnatura fosse allineata con la lama, dunque con un angolo a 90° tra piatto ed innesto del manico. In questo modo si può ottenere la massima precisione nei movimenti e la massima sensibilità durante lo scavo. È una questione ergonomica, e come tutti sapete l’ergonomia è la regola con cui, nell’uso di un oggetto di design -e la trowel non fa eccezione- un essere umano ottiene il migliore utilizzo possibile, con il minimo sforzo. *CAMNES, Firenze1 punto
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a futura memoria. complimenti comunque per l'acquisto, in mano sarà certamente bellissima1 punto
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Credo, ma potrei sbagliarmi, che il giovedì sia riservato ai soli operatori. In tutte le principali fiere del mondo, es. Basel Art, un giorno è riservato agli operatori del settore. Magari qualche commerciante può confermare o smentirmi.1 punto
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Buongiorno a tutti, riflettendo l'immagine del rovescio si notano alcuni particolari che rafforzano la mia idea iniziale che il rovescio presenti tracce di collisione di conio... Sotto la zampa dell'aquila si nota il taglio del busto di Maria Teresa... Tra l'ala e la corona è visibile il naso,la bocca e parte del mento di Maria Teresa... Qui invece si nota il profilo della nuca.. Alla luce di questi particolari ritengo che la moneta sia autentica...1 punto
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C è un precursore numismatico che ha portato questo trend e che sta intasando le varie aste Italiane con le sue monete slabbate.. Credo che conosciate il tipo.. Ad oggi poi vedo certi contenitori per collezionisti creati per gli slaab, credo proprio che non ci siamo!1 punto
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vi racconto la mia esperienza al veronafil. Una cosa importante da capire è il background del collezionista perchè ognuno ha il suo ma una fiera così,che dovrebbe essere la più importante d'italia,dovrebbe accontentare tutti.Io sono un giovane collezionista(ho 19 anni) e vengo da 230 km da verona con un interesse particolare per le banconote della corea del nord.Sono partito il sabato sfruttando una bellissima promozione di trenitalia che mi permetteva di andare a verona con 16.20€ a biglietto e voglio precisare che la promozione c'è solo il sabato.Sono arrivato a verona molto presto sabato mattina e dunque sono riuscito a visitare quei pochi banchi che offrivano ciò che cercavo (cosa comprensibile visto che è un collezionismo di nicchia).Ho notato molto calo di espositori anche dall'estero rispetto all'edizione precedente a cui ho partecipato.Sono stato a volte trattato non con troppa gentilezza e a volte con un pò di freddezza,però sono sempre stato molto educato nel chiedere e questo mi fa riflettere sul fatto che molti commercianti "schifino" i più giovani consci che non porteranno molto incasso.Alla fine ho trovato cosa cercavo per un totale di 200€ in uno dei pochi banchi che mi hanno trattato bene e mi hanno anche fatto 25 euro di sconto(ps.grazie mille di tutto).A quel punto si era fatto intorno alle 13.30/14.00 e notavo che sempre più commercianti stavano già smontando per andare via nonostante,ufficialmente,mancasse un giorno e mezzo alla fine della fiera.Leggendo i commenti sul forum ho capito che per alcuni selezionati la fiera sarebbe stata aperta anche il giovedì...quindi sono andato via da verona con molti dubbi ma vi farò un riassunto 1)come si fa ad attirare le nuove generazioni al collezionismo se questo è il trattamento? 2)perchè molti negozi si ostinano a non avere una buona presenza online?è il 2023 e la presenza online è necessaria perchè è assurdo che uno debba fare centinaia di chilometri per arricchire di poco la sua collezione 3)gli espositori,che pagano sempre di più per essere ad un veronafil sempre più vuoto,perchè lo fanno?ma soprattutto 4)perchè di 3 giorni di fiera ufficiali(4 se consideriamo quelli non ufficiali) gli espositori stanno un giorno nemmeno in fiera?.Cioè ragazzi è irrispettoso per chi si fa tutta quella strada per venire a vedervi e io capisco che soprattutto gli stranieri devono tornare anche a casa loro ma nonostante tutto questo è il vostro lavoro e mi sembra un sinonimo di poca professionalità e rispetto 5)come fa l'organizzazione del veronafil a tollerare il fatto che un gruppo selezionato di persone possa entrare un giorno prima del pubblico.Questa cosa è al confine con la discriminazione a mio parere spero che questo messaggio vi faccia aprire gli occhi.Non so se verrò più al veronafil dopo questa esperienza ma a tanti non interesserà perchè...tanto non porti una montagna di soldi quindi sei inutile Saluti1 punto
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Buongiorno. Mi piacerebbe che si facesse un po' di chiarezza su questa terminologia se non su questo tema. Da qualche tempo negli ambienti delle aste ci si può imbattere nella locuzione latineggiante "aurum barbarorum" che non trovo utilizzato da nessun'altra parte ne' in fonti ne' in studi. Da quanto ho capito si dovrebbe trattare di un neologismo coniato da Leu Numismatik per identificare una "collezione" di monete in vendita nelle loro aste (con successo, visti i prezzi che raggiungono questi lotti). In precedenza Leu accumunava queste monete alla voce "pseudo-imperial coinage", (così come fanno altre case d'asta che propongono siffatti oggetti) ma il termine "aurum barbarorum" è decisamente più accattivante ed attraente da punto di vista comunicativo. E riuscire a comuncare bene ed in modo accattivante la propria merce permette di massimizzare vendite col massimo risultato. Questi oggetti monetali parrebbero essere accomunati da una sola o alcune di queste caratteristiche: Coniazioni pseudo-imperiali imitative e/o interpretative prodotte da non meglio precisate popolazioni barbare metallo: oro o tondelli in metallo vile dorato presentano fori passanti presentano appiccicagnoli o segni di averne avuti in precedenza datati dalla vulgata al tardo III-IV secolo Ma cosa sono queste monete? Una produzione di lusso/simbolica di qualche gens barbarorum dell'europa dell'est nord-est? I tanti esemplari con foro passante ed appiccicagnolo non farebbero pensare a moneta circolante nel senso stretto, quanto a donativi di beni simbolici. Sono materiali moderni di invenzione? Qui sotto alcuni esempi presi da aste odierne e passate di Leu. PS: Tra parentesi le stesse (pseudo-)monete di pseudo-Sponsiano, qualora non fossero frutto di produzione recente, parrebbero avere le stesse caratteristiche di essere interpretative Si era accennato a queste monete anche in questa discussone:1 punto
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La seguenza dei rovesci almeno 3 conosciuti. R 61 ed R63 attribuiti ad Herakleidas, R 62 attribuito ad Xoirion1 punto
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nell'ultima strabiliante NAC 135 di monete antiche più di metà catalogo è stato fotografato e poi slabbato ... https://www.numisbids.com/n.php?p=sale&sid=6188 più che serie A e serie SLAB, direi che avete la memoria corta 😄 😄1 punto
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La maggiore sorveglianza serve, certo che serve. Il commento di Mazzarello Silvio lo ho interpretato cosi': quando vai in stazione a prendere un treno per tornare a casa dopo una giornata di lavoro e rischi di essere accoltellato, quando ti entrano in casa per derubarti, allora hai la percezione (o piuttosto la conferma) che qualcosa non funziona, quindi il problema della sicurezza non riguarda solo le manifestazioni fieristiche, ma il nostro vivere quotidiano.1 punto
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Ciao Raffaele @Raff82 si certo, e ha anche la punteggiatura al lato rovescio. Comunque volentieri la faccio rivedere.1 punto
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scusa... nel discorso ti contraddici e non capisco il senso... le reputi in fdc... poi dici che non hanno lustro di conio per cui non posso essere fdc. Ma per te sono fdc o no? per come la vedo io una moneta senza lustro non puo' essere fdc... queste per me sono spl1 punto
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