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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 07/06/23 in tutte le aree

  1. Buongiorno a tutti. Condivido ultimo acquisto, quarto di scudo vecchio 1733 Carlo Emanuele III con conio del dritto non censito.
    4 punti
  2. potrebbe essere il seguito di un film coi vampiri, ma non lo è Ciao a tutti, ogni tanto vado a riprendere le banconote tedesche di un lotto che ho preso qualche tempo fa e me le riguardo, spulciandone poi una che magari solo ad una seconda occhiata può essere interessante (anche perchè non sono messe bene). Per esempio questa 20 marchi 1915 (anche se sono uscite dal '17 in poi) con tiratura di 77.528.000 esemplari, 140x90 mm siamo in piena guerra mondiale, ma niente cannoni: a sinistra e a destra ornamenti con sigillo della banca, al centro in alto due uomini con cornucopie (abbondanza aurea) e medaglione con aquila imperiale coronata col valore. Vabbè... giriamola che poi viene il bello! Sul rovescio rappresentazioni figurative in due campi ottagonali verticali, delimitati da leggere modanature riempite di linee verdoline. Gli stessi bordi dividono anche il resto dell'area stampata e racchiudono campi più scuri con linee bluastre tra loro. Due anelli nella linea centrale. Aha! a sinistra un uomo, sullo sfondo un albero e il sole come impersonificazione del lavoro (tiriamoci su le maniche!) e del giorno, a destra una donna dormiente, sullo sfondo luna e stelle come incarnazione del riposo e della notte se qualcuno adesso si chiede il perchè di questa rappresentazione, ebbene, rimarrà deluso nel non ricevere una risposta. Bisognerebbe fare una seduta spiritica e chiedere an un certo Arthur Kampf e Hans Meyer, che se ho capito bene hanno collaborato nella creazione della banconota. Una cosa che posso immaginare è che - essendo stata prevista nel 1915 - la banconota volesse richiamare più alla "deutsche Tugend" (Virtù tedesca: Wörk, Wörk!) che non ad una guerra che si espanderà solo dopo. Qui la filigrana: uhm... dove son finiti i buchi e le pieghe??? Non ci sono 😁: per pochi spiccioli ho preso un esemplare FDS (9,5/10) che però ha fatto una brutta fine: è finito a tempo indeterminato nel raccoglitore - mentre l'altro biglietto è ancora fuori ed ogni tanto va a giocare all'aria fresca insieme alle altre banconote! Alla prossima. Servus, Njk
    3 punti
  3. Devo anche ringraziare, oltre agli autori dei 27 articoli, anche gli autori delle briciole firmate che sono poi degli articoli brevi, in particolare Stefano Antonietti, Realino Santone e @El Chupacabra. Le briciole in questo numero sono ben 11 e sono indubbiamente molto varie e con belle tematiche.
    3 punti
  4. La pubblicazione raccoglie le ricerche e gli studi di circa trenta anni sulla Parpagliola milanese della Provvidenza. Sono descritte dettagliatamente in singole schede le varianti capostipite divise per reggente, 65 pagine e nove tavole con 200 esemplari illustrati con fotografie di ottima qualità, tabelle riassuntive e delle rarità.
    2 punti
  5. Hanno ritrovato il castello di Matilde di Canossa. Sul monte, sotto alberi e zolle, la struttura inizia a riemergere Poche ore di lavoro, all’inizio della campagna archeologica, sono bastate per iniziare a portare alla luce i resti di importanti edifici medievali. Ci siamo. Si cerca il castello perduto di Matilde di Canossa, tra gli alberi e sotto una spessa zolla di terreno. I primi ritrovamenti, in queste ore, all’inizio della campagna archeologica sul Monte Baranzone @ Archaeology Mountains Rivers “Nascosti nel bosco i resti del castello di Montebaranzone – affermano i responsabili di Archeo Metodologia Univr – Matilde di Canossa fece di Montebaranzone una delle sue residenze predilette, dove vi costruì uno dei fortilizi più importanti della collina tra il fiume Secchia e il torrente Fossa. Il toponimo sembra possa derivare dal pre-latino barranca cioè burrone, oppure da nomi propri liguri o longobardi quali Barancio o Barucio”. Le archeologhe del gruppo, impegnate in questi giorni nello scavo, posano in un’iconica foto in bianco e nero I primi ritrovamenti, in queste ore, all’inizio della campagna archeologica sul Monte Baranzone @ Archaeology Mountains Rivers · Le porzioni emergenti del fortilizio.@ Foto Archeo Metodologia Univr Montebaranzone è una frazione di Prignano sulla Secchia, un Comune di circa 3800 abitanti della provincia di Modena, il cui municipio sorge a un’altitudine di 557 metri sul livello del mare. Foto Archeo Metodologia Univr Montebaranzone nel 1197 sì assoggettò spontaneamente al comune di Modena anche se la fortezza fu rivendicata dal Salinguerra, erede di Matilde. Nel 1415 passò sotto il controllo diretto degli Estensi che ne diedero il governo nel 1432 a Jacopo Giglioli, già signore di Montegibbio. Due anni dopo, alla morte di questi, il duca Ercole I d’Este ne diede il feudo, unito con Sassuolo, ai Pio che lo tennero fino al 1599, quando morì assassinato Marco Pio, ultimo erede della famiglia. Successivamente, il duca Francesco I tolse Montebaranzone alla podesteria di Sassuolo, unendolo con Pescarola e Varana al marchesato di Montegibbio appartenente a Giacomo Boschetti. Morto Francesco, figlio di Giacomo, senza eredi, gli Estensi nominarono il Marchese Giovanni Galliani, signore di Montebaranzone e Varana, e il governo della sua famiglia, durò fino all’invasione dell’Italia da parte delle truppe napoleoniche nel 1796. Foto Archeo Metodologia Univr Nel punto più alto del paese sono visibili i resti dell’antica fortificazione. Nella parte del paese prossima all’antico castello si ammirano alcune case a schiera con portali trecenteschi a conci squadrati con rosa a quattro punte e una casa a torre (un edificio a pianta quadrata più robusta di una semplice torre segnaletica ma dotata di strette feritoie e di piccoli portali, in cui veniva abitato il piano intermedio dei tre che di solito costituivano questa tipologia edilizia). Scendendo da Montebaranzone verso il torrente fossa si incontra Volpogno, il quale conserva una casa a torre e alcuni edifici quattrocenteschi che si affacciano su un’aia comune. https://www.stilearte.it/hanno-ritrovato-il-castello-di-matilde-di-canossa-sul-monte-sotto-alberi-e-zolle-la-struttura-inizia-a-riemergere/
    2 punti
  6. Buonasera a tutti, ringrazio @Releoper aver riproposto questa vecchia discussione, arricchendola con il suo esemplare. Ne approfitto per postare il mio secondo esemplare del tipo . Saluti Alberto
    2 punti
  7. Scatenate l’inferno! Trovati resti della spaventosa battaglia tra le legioni romane. Armi, frecce, soldati decapitati Centinaia di armamenti, teste umane decapitate, punte di freccia e i detriti di uno scontro esplosivo. Gli archeologi francesi hanno fatto un’eccezionale scoperta, individuando il punto in cui fu combattuta l’ultima, disperata fase della battaglia di Lione, che contrappose le legioni dell’imperatore Settimio Severo e a quelle dell'”usurpatore” Clodio Albino il 19 febbraio 197 dC, alle porte della città. Battaglia persa da Clodio che significò l’abbandono della città alta di Lione per l’insediamento della popolazione vicino al letto della Saona. Resti della caserma romana, estremo punto di difesa e forse quartier generale di Clodio Albino © Muriel Chaulet, Ville de Lyon Decimo Clodio Ceionio Settimio Albino (Hadrumetum, Tunisia 145 circa – Saona, 19 febbraio 197) era stato proclamato imperatore dalle legioni della Britannia e della Spagna subito dopo la morte di Pertinace nel 193 (conosciuto anche come l'”anno dei cinque imperatori”), e si autoproclamò Augustus verso la fine del 195, poco prima della sconfitta finale degli inizi del 197, nel luogo ora sottoposto a scavi archeologici. Alcuni dei numerosissimi resti di armi trovati dagli archeologi francesi © Muriel Chaulet, Ville de Lyon Clodio Albino, per quanto fosse nato in Africa, apparteneva a una famiglia italica. La Historia Augusta narra che il nome Albino deriverebbe del fatto che, al momento della nascita, al contrario di tutti i bambini che hanno la pelle rossastra, Clodio era di carnagione bianchissima. Albus infatti significa bianco, ma anche, riferito agli uomini, pallido e smunto. Trascorse l’intera fanciullezza in Africa, ricevendo una sommaria istruzione in greco e latino. La sua indole fiera lo portò poi ad appassionarsi alla vita militare. Si arruolò, fece una rapida carriera combattendo in numerose regioni dell’impero. Divenne in seguito, prima console nel 187 e poi fu trasferito da Commodo in Gallia, probabilmente come governatore della Germania inferiore. Il cranio decapitato (il volto è rivolto verso il terreno). di uno degli uomini impegnati nella battaglia. Clodio Albino stesso subì la decapitazione, come i propri familiari e tanti uomini a lui vicini © Muriel Chaulet, Ville de Lyon La Historia Augusta riferisce che l’imperatore Commodo, colpito da come aveva condotto la guerra in Gallia e Germania, gli inviò una lettera in cui gli concedeva il diritto di assumere il titolo di Cesare. Di fatto, suo successore. Clodio proseguì la propria carriera governando la provincia di Britannia a partire dal 191. Frattanto Settimio Severo (comandante delle legioni danubiane della Pannonia superiore) acquisì un enorme potere. L’alleanza tra Settimio Severo e Clodio Albino ebbe breve durata. Con la fine del 195, Albino, una volta che Severo ebbe proclamato Cesare il proprio figlio Bassianus, il futuro imperatore Caracalla, si autoproclamò Augustus in aperto conflitto con Severo. Il 19 febbraio del 197 i due pretendenti alla porpora imperiale si scontrarono nella valle della Saône (battaglia di Lugdunum), non lontano dal punto scavato ora dagli archeologi. Secondo ciò che su può dedurre dalle fonti antiche sembra che sul campo fossero impegnati complessivamente 150.000 armati. L’esercito di Settimio Severo doveva essere numericamente prevalente perchè poteva disporre dell’intero esercito presente sul limes renano e danubiano composto da 200.000 armati. La battaglia fu spaventosa, per violenza, durò due giorni, durante i quali si ebbero numerosi rivolgimenti di fronte. Settimio Severo prevalse sul rivale, sebbene avesse subito uno scacco iniziale e avesse perduto il proprio cavallo. «Nel corso della battaglia decisiva – è scritto nella Historia Augusta – dopo che un gran numero dei suoi soldati erano stati uccisi, moltissimi messi in fuga e molti si erano arresi, Albino si diede alla fuga e, secondo alcuni, si uccise con le proprie mani; secondo altri, fu colpito dal suo servo e portato ancora in vita da Severo […]. Molti altri sostengono che ad ucciderlo furono i suoi soldati, che cercavano con la sua morte di ottenere il favore di Severo.» Severo gli fece tagliare la testa e la inviò su una picca a Roma, come monito a chi lo aveva sostenuto, tra cui molti senatori che l’avevano sostenuto. I suoi figli in un primo momento furono perdonati, ma poi anch’essi decapitati insieme alla loro madre e gettati nel fiume Rodano. Frattanto Lugdunum venne distrutta. I resti della battagli trovati ora in Francia sono emersi nei pressi di quella che doveva essere una caserma romana sull’attuale collina di Fourvière. E’ plausibile pensare che la caserma, in mano a Clodio, fosse diventato l’ultimo punto di resistenza per gli uomini di Clodio stesso. Le tracce di questo scontro finale sono chiaramente percepibili all’interno di questa caserma attraverso i 350 pezzi di armamenti e attrezzature militari che sono stati portati alla luce durante questi scavi. Tra questi ritrovamenti troviamo in particolare elementi di un elmo in bronzo, tacchi e punte di lancia, pilum, spada o anche due rampini da assedio. https://www.stilearte.it/scatenate-linferno-trovati-resti-della-spaventosa-battaglia-tra-le-legioni-romane-armi-frecce-soldati-decapitati/
    2 punti
  8. Salve. Condivido il mio 2 grana 1810. La interpunzione è con le stellette. Il peso è di grammi 13,60. Saluto tutti.
    2 punti
  9. 054890 W19 FDC (stesso venditore che detiene la 054891 W19; alla faccia della rarità)
    2 punti
  10. Questa versione dello stemma Dandolo si blasona (---> si 😉 descrive in termini tecnici) troncato d'argento e d'azzurro, a sei gigli posti in fascia dell'uno nell'altro. Ossia: lo scudo è diviso orizzontalmente in due parti, sopra bianca e sotto blu, e in ogni parte ci sono tre gigli affiancati che hanno il colore dell'altra parte. Quindi, i segni orizzontali che vedi nella metà inferiore indicano l'azzurro tramite il cd. tratteggio araldico (convenzione grafica per indicare i colori negli stemmi acromi, tramite un sistema di segni). I segni verticali che li attraversano ai lati sono invece semplici ombreggiature, atte a dare tridimensionalità allo stemma.
    2 punti
  11. Questa notizia effettivamente era già stata ampiamente discussa in altri post
    2 punti
  12. Salve. Riporto la foto del retro delle piastre 120 grana 1834 con aquile rovesciate nello spazio Aragona. Tutte quelle che, fino ad oggi, sono conosciute e documentate. Complessivamente sono "sette" e sono suddivise su due conii differenti. Nell'ordine di presentazione, le prime" cinque" presentano uno stesso conio, le successive "due", invece, hanno origine da un conio diverso. Altri esemplari con la variante in oggetto, anche dopo verifiche approfondite, non sono risultati presenti sul mercato. Naturalmente, è gradita la segnalazione del collezionista che si trovi in possesso di una 1834 aquile rovesciate non riportata in questo topic o che ne conosca l'esistenza. Un caro saluto.
    1 punto
  13. Una testa romana emerge durante i lavori in piazza Augusto Imperatore Una testa romana emerge durante i lavori in piazza Augusto Imperatore Un volto di marmo è stato rinvenuto nel cantiere di piazza Augusto Imperatore. A dare la notizia il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. La testa marmorea appena rinvenuta “Roma continua a restituire preziose testimonianze del suo passato: una splendida testa in marmo, integra, è stata appena ritrovata durante i lavori in corso a Piazza Augusto Imperatore curati dalla sovrintendenza capitolina ai beni culturali” ha annunciato il primo cittadino. Non è al momento possibile identificare chi, l’ignoto scultore, avesse rappresentato con il proprio scalpello. “Gli archeologi ed i restauratori – ha sottolineato Gualtieri – sono adesso impegnati nella pulitura e nello studio del reperto”. La sovrintendenza comunale, nel confermare che sono partiti i primi interventi di pulitura, ha aggiunto che la testa, di pregevole fattura, è stata scolpita “in marmo, probabilmente marmo pario”. Si tratta d'un tipo di pietra a grana fine, molto pregiata, solitamente estratta in Grecia. Con un marmo analogo è stata scolpita la Venere di Milo. La sovrintendenza Spiega il Sovrintendente Capitolino Claudio Parisi Presicce: Il reperto è stato rinvenuto nella fondazione di un muro tardoantico ma si conserva integro; riutilizzato come materiale da costruzione giaceva con il viso rivolto verso il basso, protetto da un banco d'argilla sul quale poggia la fondazione del muro. Il riuso di opere scultoree, anche di importante valore, era una pratica molto comune in epoca tardo medioevale, che ha consentito, come in questo caso, la fortunata preservazione di importanti opere d’arte". "La testa", continua Presicce, "è al momento affidata ai restauratori per la pulizia e agli archeologi per una corretta identificazione e una prima proposta di datazione, che appare ancorata all’epoca augustea". Una testa romana emerge durante i lavori in piazza Augusto Imperatore Una testa romana emerge durante i lavori in piazza Augusto Imperatore Una testa romana emerge durante i lavori in piazza Augusto Imperatore-3 La precedente scoperta in piazza Augusto Imperatore Non è il primo importante rinvenimento archeologico affiorato durante i lavori di sistemazione della piazza. Sempre a luglio, ma in quel caso del 2021, l’intervento di di messa in opera del sistema fognario aveva infatti portato alla luce un raro cippo pomeriale in travertino. L’eccezionalità di quella scoperta, come venne spiegato dalla soprintendente speciale Daniela Porro e da Claudio Parisi Presicce, direttore dei musei archeologici e storico artistici della Capitale, era data dall’esiguo numero di cippi finora trovati: dieci in tutto. Erano stati fatti sistemare dall’imperatore Claudio per delimitare il “pomerium” vale a dire il perimetro inviolabile dell’Urbe. Era stato trovato nella stessa posizione dove, nel 50 d.C., l’imperatore che era succeduto a Caligola. https://www.romatoday.it/attualita/una-testa-romana-emerge-durante-i-lavori-in-piazza-augusto-imperatore.html
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  14. Condivido volentieri l’esemplare in oggetto proveniente da asta 30 E-Live di Nomisma del 23-24/1/2023, Lotto 443, così descritto in Catalogo con relative foto, oltre foto personali: NAPOLI Ferdinando IV (1799-1805) 6 Tornesi 1801 - Magliocca 348a CU (g 18,22) RRRRR Variante dritto P: . Piccole screpolature al R, graffio al R/. Grading/Stato: SPL Saluti, Domenico
    1 punto
  15. Devo dire che sono davvero ammirato da questa tua collezione @ARES III e sono sempre contento quando mi arriva la mail che mi avvisa che ci sono nuovi post. Vuol dire che ci sono nuove monete
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  16. @Oppiano, condivido uno dei miei esemplari. Noterai che hanno in comune lo stesso conio del dritto ma diversi rovesci.
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  17. Ma si dice "gli A"? Sì: la lettera A è di genere femminile e maschile. Ciao da apollonia
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  18. Di nulla, è un piacere partecipare !!
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  19. Il mio parere: Moneta probabilmente fusa.
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  20. Gran bella moneta! Pezzo veramente importante e in splendida conservazione! Per quanto riguarda il conio del diritto sarebbe interessante trovare una immagine del quarto segnalato dal Traina al 95a che al rovescio segnala la D di DVX retrograda come in questo caso per vedere se è uguale, ma trovare l'immagine dell'asta Ratto del 1962 non sarà facile...
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  21. E' stata emessa oggi. Mi sembra bella a vederla così
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  22. Ho seguito con attenzione questa discussione, cosa strana è che il caso ha voluto che acquistassi la prima moneta su Vcoins sul negozio di London Ancient Coins pochi giorni dopo questo post, ero titubante proprio a causa di quanto avevi scritto ma non ero riuscito a trovare altrove quello che cercavo (per informazione numismatica se interessa è un'asse di Nerone come Apollo Citaredo) con il budget che avevo e quindi ho deciso di rischiare comunque. Per quanto mi riguarda ho scelto la spedizione DHL World (la più cara ma la scelta è stata giusta alla fine), di solito con loro mi sono sempre trovato bene (conosco anche di persona il corriere di zona quindi mi chiama sempre in anticipo per sapere se sono a lavoro oppure a casa), la spedizione è stata ritirata in Inghilterra lunedì 3 luglio verso le ore 11.00, la sera mi è arrivata la richiesta di sdoganamento dal corriere, ho compilato il modulo, pagato online le tasse e mercoledì 5 luglio alle ore 13,00 mi è stata consegnata in ufficio. Ho pensato di condividere questa mia esperienza di acquisto estero, come hanno fatto altri sopra, soprattutto anche perchè interessa il medesimo negozio e magari può essere utile come confronto. Dimenticavo, ho effettuato il pagamento tramite il mio account paypal quindi in ogni caso avrei potuto recuperare se non tutta (generalmente le spese di spedizione se non erro non le rimborsano) almeno la maggior parte della cifra.
    1 punto
  23. -> https://www.nationalgeographic.it/la-capsula-del-tempo-di-uno-tsunami-di-3600-anni-fa-getta-luce-su-uno-dei-piu-grandi-disastri-dell-umanita?utm_source=pocket-newtab-bff La “capsula del tempo” di uno tsunami di 3.600 anni fa getta luce su uno dei più grandi disastri dell’umanità L’eruzione vulcanica di Santorini fece tremare il Mediterraneo e cambiò la sua storia. Cruciali e agghiaccianti informazioni forniscono ulteriori dettagli sul cataclisma che scosse l’età del Bronzo. da Kristin Romey pubblicato 27-06-2023 Raffigurazione di un’eruzione sull’isola vulcanica di Thera (l’attuale isola di Santorini) nel mar Egeo, nel XIX secolo. Gli archeologi impegnati in scavi a più di 160 chilometri di distanza hanno rinvenuto evidenze riguardanti l’eruzione di Thera avvenuta durante l’età del Bronzo e il conseguente tsunami che potrebbe aver ucciso decine di migliaia di persone. ILLUSTRAZIONE DI INCISIONE A COLORI tramite UNIVERSAL HISTORY ARCHIVE/UIG/BRIDGEMAN IMAGES Una straordinaria “capsula del tempo” risalente a uno dei più grandi disastri vulcanici nella storia dell’umanità è stata portata alla luce sulla costa della Turchia, fornendo una convincente prova di quel cataclisma e persino i resti fisici di una tra le decine di migliaia di persone che probabilmente morirono nell’evento. In un articolo pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, un team internazionale di ricercatori ha presentato delle prove di un devastante tsunami avvenuto in seguito all’eruzione di Thera (l’attuale Santorini), isola vulcanica nel mar Egeo, circa 3.600 anni fa. Turchia, 2015 - Beverly Goodman-Tchernov, membro del team di ricerca e National Geographic Explorer, esamina uno strato di cenere presso il sito di Çeşme-Bağlararası risalente all’età del Bronzo. FOTOGRAFIA DI Vasıf Şahoğlu, ANKARA UNIVERSITY Si stima che l’eruzione “super-colossale” di Thera, classificata di livello 7 (su nell’indice di esplosività vulcanica, sia stata una delle eruzioni più distruttive nella storia dell’umanità, tanto da essere paragonata da alcuni ricercatori alla detonazione di milioni di bombe atomiche come quella di Hiroshima. Molti studiosi credono che la traumatica memoria collettiva di questo evento dell’età del Bronzo, avvenuto intorno al 1600 a.C., potrebbe essere ritrovata nell’allegoria della città sommersa di Atlantide di Platone, composta più di mille anni più tardi e che l’impatto dell’evento potrebbe anche essere riflesso nelle dieci piaghe d’Egitto descritte nella Bibbia. Akrotiri, città minoica completamente sommersa dalla cenere di Thera, è oggi una famosa attrazione turistica spesso comparata a Pompei. Un affresco del palazzo minoico di Cnosso, a Creta. La civiltà minoica rappresentava una potenza nella cultura marittima del Mediterraneo dell’età del Bronzo, ma l’eruzione di Thera distrusse le sue rotte e infrastrutture commerciali. FOTOGRAFIA DI Prismatic Pictures / Bridgeman Images Sebbene non esistano racconti diretti dell’eruzione e del conseguente tsunami, i ricercatori moderni hanno tentato di definire la portata e l’impatto che ebbe sulla vita nel Mediterraneo del tempo, in particolare per la civiltà minoica, ricca potenza marittima della vicina isola di Creta che vide il suo declino all’incirca nello stesso periodo, nel XV secolo a.C Portare alla luce uno tsunami L'articolo descrive la ricerca condotta presso il sito archeologico di Çeşme-Bağlararası, situato nella famosa località turistica di Çeşme sulla costa egea della Turchia, a più di 160 chilometri a nord-est di Santorini. Le ricerche archeologiche presso Çeşme-Bağlararası, che si trova in un quartiere residenziale a soli due isolati dal moderno litorale, iniziarono nel 2002 dopo il ritrovamento di antiche ceramiche rinvenute durante la costruzione di un edificio. Dal 2009 l’archeologo Vasıf Şahoğlu dell’Università di Ankara in Turchia ha diretto le operazioni di scavo di quello che sembra essere stato un fiorente insediamento costiero occupato quasi ininterrottamente dal XIII secolo a.C. alla metà del terzo millennio. Ma a differenza degli edifici e delle strade ben conservati scoperti in precedenza, l’area alla quale si è dedicato Şahoğlu si è rivelata molto più caotica: mura di fortificazione crollate, strati di cenere e un coacervo di ceramiche, ossa e conchiglie marine. Şahoğlu si è consultato con colleghi specializzati in vari ambiti che potevano aiutarlo a dare un senso a quel caos, tra i quali Beverly Goodman-Tchernov, professoressa di geoscienze marine presso l’Università di Haifa in Israele e National Geographic Explorer, con particolare esperienza nell’identificazione di tsunami nei reperti archeologici e geologici. Le tracce di antichi tsunami possono essere difficili da identificare: resti di edifici crollati e di incendi potrebbero anche essere le conseguenze di terremoti, inondazioni o tempeste. In ogni caso questo tipo di prove possono svanire velocemente con il passare del tempo, in particolare in ambienti molto aridi come la costa egea. Anche se alcune tracce dell’impatto dell’eruzione di Thera possono essere riscontrate anche molto lontano - come nelle calotte glaciali della Groenlandia e nei pini dai coni setolosi in California - finora sono stati identificati soltanto sei siti fisici con evidenze dello tsunami provocato dall’eruzione di Thera che si è propagato con violenza attraverso il mar Egeo. Nessuno di questi, però, presenta la complessità che contraddistingue Çeşme-Bağlararası. “Gli tsunami sono fenomeni prevalentemente erosivi, non eventi deposizionali: ecco perché tutta questa euforia quando ne troviamo prova!”, dichiara in una e-mail Floyd McCoy, professore di geologia e oceanografia presso il Windward College dell’Università delle Hawaii. McCoy, National Geographic Explorer che ha studiato l’eruzione e lo tsunami di Thera, ma che non ha preso parte al progetto, definisce questa ricerca come “un importante contributo non solo per lo studio sui depositi dello tsunami, ma anche per il loro significato e la loro interpretazione, soprattutto in relazione all’eruzione di Thera”. I ricercatori hanno lavorato alla creazione di “liste di controllo” sempre più dettagliate per il processo di studio di antichi tsunami, che includono anche le firme biologiche e chimiche della vita marina portata dalle inondazioni sulla terraferma e i particolari modelli di deposito di sedimenti e rocce. Presso Çeşme-Bağlararası, ad esempio, incastrati nelle pareti degli edifici crollati, sono stati trovati strati di molluschi portati dalle acque dell’oceano. “È raro che mi senta davvero sicura dell’interpretazione di uno tsunami, specialmente in ambienti aridi, perché generalmente non si ha molto materiale a disposizione su cui lavorare”, afferma Jessica Pilarczyk, docente assistente in Scienze della terra e titolare di una cattedra di ricerca sui rischi naturali presso la Simon Fraser University in Canada, che non ha partecipato alla ricerca sul sito di Çeşme-Bağlararası. “Ma in questo caso sembra che il team sia stato in grado di rilevare ed elaborare prove davvero eccezionali”. Jan Driessen, archeologo presso l’Università Cattolica di Lovanio, in Belgio, e capo del gruppo di ricerca Talos, che si occupa dell’impatto dell’eruzione di Santorini, scrive via e-mail che questi reperti potrebbero costituire un caso di studio di riferimento per archeologi e altri scienziati per capire meglio la devastazione che si è abbattuta su vari luoghi affacciati sul mar Egeo e situati più vicino al vulcano (Driessen non è tra gli autori dello studio in questione). Un disastro senza vittime? Uno degli aspetti più sconcertanti dell’eruzione di Thera è la mancanza di vittime: si stima che siano morte più di 35.000 persone nello tsunami generatosi dall’eruzione del Krakatoa, e una simile stima è stata ipotizzata per quello avvenuto nel mar Egeo durante l’età del Bronzo. Tuttavia, soltanto un individuo è stato identificato come possibile vittima di Thera: un uomo trovato sepolto sotto le macerie nell’arcipelago di Santorini durante operazioni di scavo condotte alla fine del XIX secolo (i ricercatori autori dell’articolo hanno ipotizzato che si trattasse della vittima di un terremoto e hanno esaminato lo studio originale per verificare le circostanze e la datazione della morte dell’uomo). Le teorie in merito alla mancanza di vittime sono varie: precedenti eruzioni più contenute potrebbero aver portato le persone ad abbandonare la zona prima che si verificasse il cataclisma; le vittime potrebbero essere state incenerite dai gas bollenti; oppure potrebbero essere morte prevalentemente in mare o essere state sepolte in fosse comuni ancora da trovare. “Come può uno dei peggiori disastri naturali della storia non aver lasciato vittime?”, si chiede Şahoğlu. Goodman-Tchernov ipotizza che, così come i ricercatori potrebbero non aver riconosciuto tracce di tsunami in passato, allo stesso modo potrebbero aver già rinvenuto possibili vittime del disastro di Thera, senza collegare i due eventi. “È molto probabile che siano già state scoperte [altre] vittime e che non siano state attribuite all’evento perché associate a effetti secondari e collaterali in atto nel contesto dell’eruzione”. A Çeşme-Bağlararası, tuttavia, i ricercatori affermano di aver trovato la prima vittima del cataclisma: i resti dello scheletro di un giovane uomo in salute con segni di trauma da corpo contundente, trovato prono nelle macerie dei depositi dello tsunami. Nelle vicinanze, in una zona di ingresso crollata, sono stati rinvenuti anche i resti di un cane. La datazione diretta dello scheletro umano e di quello del cane è stata fatta nei mesi successi. Ondate di terrore I ricercatori hanno determinato che quattro ondate di tsunami colpirono Çeşme-Bağlararası nel giro di qualche giorno o settimana. Questo è un fatto particolare interessante per McCoy, che osserva che l’eruzione di Thera fu caratterizzata da quattro fasi. I ricercatori si sono a lungo interrogati su quale sia stata la fase dell’eruzione che ha innescato quello che pensavano fosse un unico evento di tsunami. “Questo è un importante interrogativo”, scrive McCoy in una e-mail, “ma i risultati della ricerca indicano che è possibile che due, tre o tutte e quattro quelle fasi avrebbero effettivamente potuto generare uno tsunami perché sembra che il numero di singole ondate verificatesi sia lo stesso”. Sembra che i sopravvissuti abbiano sfruttato gli intervalli tra le diverse ondate, quando le acque si ritiravano, per scavare e cercare le vittime sotto i detriti. Evidenze di uno di questi tentativi di scavo sono state trovate proprio sopra al corpo del giovane uomo, che non è stato trovato perché chi scavava si è fermato poche decine di centimetri troppo presto. Le prove dei tentativi di recuperare le vittime dello tsunami fa pensare alla volontà di dare una degna sepoltura ai corpi, probabilmente in fosse comuni, per contrastare lo sviluppo di malattie. “Questo tipo di comportamento aiuterebbe a spiegare la generale assenza di vittime umane nei siti distrutti del mar Egeo”, osserva Driessen. Datazione dell’evento Le datazioni al radiocarbonio dei depositi dello tsunami hanno alimentato un dibattito: l’eruzione di Thera viene tradizionalmente fatta risalire a un periodo conosciuto come Tardo Minoico IA, corrispondente alla XVIII dinastia egizia del 1500 a.C., ma le datazioni al radiocarbonio di elementi di legno rinvenuti negli strati di cenere ad Akrotiri rimandano alla seconda metà del 1600 a.C.: una discrepanza di più di un secolo. Questo ha creato difficoltà per i ricercatori che hanno provato a correlare cronologicamente le varie culture che esistevano nell’area mediterranea a quel tempo e di individuarne le interazioni prima e dopo il disastro. Secondo i ricercatori, l’eruzione non sarebbe potuta avvenire in un periodo precedente alla prima datazione ottenuta dall’analisi dei materiali portati dallo tsunami: la datazione al radiocarbonio di un chicco d’orzo rinvenuto vicino ai resti del giovane uomo corrisponde al 1612 a.C. Alcuni consulenti esterni hanno sollevato interrogativi specifici in merito alla metodologia applicata e sembrano essere concordi sul fatto che, pur essendo sempre utile ottenere nuovi dati, il problema della cronologia degli eventi non verrà risolto da quanto scoperto a Çeşme-Bağlararası. Molti interrogativi rimangono senza risposta nel dibattito scientifico sulla tempistica dell’eruzione di Thera e della devastazione provocata nel mondo mediterraneo durante l’età del Bronzo, ma i ricercatori sperano che questo studio spinga gli archeologi impegnati nella regione ad analizzare approfonditamente i risultati delle loro opere di scavo, alla ricerca di evidenze apparentemente elusive di uno dei più devastanti disastri naturali della storia. Intanto, Şahoğlu spera che questo straordinario sito archeologico, al centro di una famosa località turistica, possa diventare un giorno un’attrazione turistica in sé. Ci auspichiamo che la ricerca stimoli una maggiore consapevolezza nella collettività e anche una maggiore prontezza di reazione nel caso di un evento catastrofico, afferma Pilarczyk, che studia non solo i disastri naturali del passato, ma anche il rischio di quelli potenziali del futuro. “Quando si prendono in esame eventi come gli tsunami, dato che sono molto pochi e si verificano a distanza di molto tempo, a volte passano secoli tra un evento e l’altro. Di conseguenza le conoscenze non vengono tramandate costantemente negli anni e quindi le persone danno per scontato di essere al sicuro”.
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  24. È veramente faticoso trovare una scritta così ben conservata:
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  25. No, non toglierlo. È una bella patina. Arka Diligite iustitiam
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  26. E se fosse pagato per dire quelle cose ?
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  27. Classical Numismatic Group > Electronic Auction 542 Auction date: 19 July 2023 Lot number: 492 Price realized: This lot is for sale in an upcoming auction - Lot description: ROMAN IMPERIAL. Constantine I. AD 307/310-337. Æ Follis (18.5mm, 3.05 g, 5h). Londinium (London) mint. Struck AD 319. Cuirassed bust left, wearing high-crested helmet decorated with eight-pointed stars, holding spear over shoulder / Two victories standing facing one another, together holding vota shield inscribed VOT/ PR in lines, resting on column; –|–//PLN. RIC VII 156; C&T 9.01.004. Mostly silvering, toned, flan crack. EF. Wonderful bust type. From the C. J. Sabine Collection. Estimate: 150 USD ILLUSTRAZIONE: SOLDATI DELL'ESERCITO DI COSTANTINO
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  28. Fantastico!!! 🤩 la ringrazio tanto per la risposta super esaustiva! È davvero bello poter apprendere queste informazioni per me che sono un neofita! Grazie mille!🙏
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  29. Ci sarà come nei precedenti incontri un momento conviviale finale per chi vorrà, il pranzo numismatico è’ un altro grande appuntamento non tanto minore degli altri già spiegati. Andremo in un posto molto vicino all’Hotel, ovviamente a tempo debito bisognerà sapere un numero di massima degli aderenti.
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  30. Bravo Pontetto, stavo per esprimere lo stesso parere.
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  31. Buongiorno. Nonostante le foto non adeguate, provo a fare una valutazione. Per quanto riguarda i rilievi è ben conservata. Siamo sullo Spl. Di hairlines varie ne ha, non saprei quantificare quante non avendola in mano, ma credo ne abbia molte. Il colore non è il massimo: anche qui dovrei vederla, ma mi sorge il dubbio sia stata pulita o non conservata al meglio. Giudizio finale: bb+
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  32. Bronze Coin of Antiochus I Soter, Ecbàtana, 278 BC - 261 BC. 1944.100.73620 (Coll. ANS). Dritto: Diademed head of Antiochus I right Rovescio: BAΣΙΛΕΩΣ ANTIOXOY - Apollo seated left on omphalos, holding three arrows and resting left hand on grounded bow Descrizione fisica: Asse: 11. Dimensioni: Peso: 5.77. Diametro: 17. Canonical URI: http://numismatics.org/collection/1944.100.73620 apollonia
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  33. Si confermerebbe @Vietmimin che l' oggetto in origine di discussione, riflette i tipi dei tetradrammi in argento di Antioco . una buona serata
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  34. Ciao @VALTERI, nel database Seleucid coins online, alcuni bronzi con largo modulo di Antioco III potrebbero corrispondere alla descrizione del Sear, con diversi monogrammi. L’esemplare in discussione sarebbe comunque sottopeso. Zecca di Ecbatana, 14,77g, 26 mm: http://numismatics.org/sco/id/sc.1.1250 Ciao @tigro, se la foto è stata presa in rete, non so se potrai fornire delle altre? Concordo con i precedenti interventi, sarebbero indispensabili per dare un qualsiasi parere.
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  35. Roma Numismatics Ltd > Auction XXVIII Auction date: 5 July 2023 Lot number: 587 Price realized: This lot is for sale in an upcoming auction Lot description: Hadrian AV Aureus. Rome, AD 128-129. HADRIANVS AVGVSTVS P P, laureate, draped and cuirassed bust to right / COS III, emperor on horseback to right, raising hand. RIC II.3 930; C. 410; BMCRE 503; Calicó 1221a. 7.36g, 20mm, 6h. Good Extremely Fine; a magnificent portrait on a large planchet. Rare. Ex Roma Numismatics Ltd., Auction XXV, 22 September 2022, lot 1021. This very attractive equestrian aureus was struck to mark the triumphant return to Rome of the emperor, and shows him riding into the city accepting the honours and praise of the people. Mattingly and Sydenham argue that during his four year absence from Rome there had been little change in the coinage, no development of style, and the mint had been virtually inactive. However, upon his return there was a great new output of coinage, of which this is a stunning example. For his new coinage, Hadrian drops the long legends favoured by his predecessor Trajan, preferring to simplify them to HADRIANVS AVGVSTVS P P on the obverse and COS III on the reverse. This new obverse legend very distinctly calls into mind the coinage of the first emperor Augustus, while the new, larger and more gracious style of imperial portrait that fills the fields of the flan is a complete change from the small, careful and cramped types of Trajan. Reverse types such as this one complement the new style and the result is a very attractive and artistic coin. Hadrian's reign was dominated by his extensive travels across the provinces, and indeed he spent more than half of his reign outside of Italy. A known Hellenophile, shortly before the return to Rome that prompted the issue of coinage to which this aureus belongs the emperor had toured Greece and this, coupled with his studies in Greek academia, art and sculpture led the change to the very Hellenistic design we see here, a piece which can be seen as the product of the highest flourishing of Roman art and sculpture. Although no sculpture or written record of such survives, it is quite probable that this reverse type was modelled on an equestrian statue of Hadrian that stood in Rome and that is lost to us today. We know that numerous equestrian statues of emperors once graced Rome, and we know that equestrian statues of Hadrian in particular existed sources corroborate one at Aelia Capitolina on the Temple Mount directly above the Holy of Holies, and another is known to have adorned the Milion built by Constantine I at Constantinople, which along with an equestrian statue of Trajan, must have been removed from its original location and placed there. Indeed, if it were the case that this coin depicts a now lost sculpture, this missing statue would easily fit into a series of imperial equestrian statues that are both well-attested and displayed on the Roman coinage, beginning with the sculpture of Augustus that can be seen on denarii of 16 BC struck under the moneyer L. Vinicius (RIC 362), through Domitian's addition to the Forum Romanum in AD 91 and Trajan's own statue in the Forum Traiani. All of these followed a traditional mode, of which the gilt bronze statue of Marcus Aurelius, which was also featured on that emperor's coinage and which is preserved in the Capitoline Museum, is the sole surviving example. Estimate: 17500 GBP
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  36. Presso il museo Glauco Lombardi a Parma https://www.museoglaucolombardi.it/la-storia-in-miniatura/ Mostra a ingresso libero. Inaugurazione sabato 29 aprile 2023, ore 11.00 La nuova mostra del Museo Glauco Lombardi, realizzata in collaborazione con il Museo Medagliere dell’Europa Napoleonica di Arezzo, avvicinerà la storia di Napoleone Bonaparte attraverso un inaspettato strumento di narrazione, quello delle medaglie scatola, curiose sintesi illustrate in formato tascabile, che ebbero il loro momento di massima diffusione nel XIX secolo. Questi esemplari sono composti da una medaglia suddivisa in due parti, una che funge da coperchio, l’altra da contenitore (da cui il nome medaglie scatola) entro la quale xilografie o gouaches, affiancate da testi illustrativi, raffigurano le imprese belliche e gli episodi più salienti della vita di Napoleone. Le diverse produzioni (tedesca, francese inglese) mettono in evidenza la perizia tecnica dei disegnatori e degli incisori di ciascuna produzione, le caratteristiche distintive di ognuna e punti di vista a volte diametralmente opposti. Gli episodi narrati “in scatola” troveranno un parallelo in quarantotto incisioni facenti parte della raccolta Campagnes des français sous le Consulat et l’Empire e tratte dai dipinti originali di Carl Vernet, edite a Parigi nel 1820 dalla tipografia Firmin Didot, e saranno accompagnate da medaglie e altri oggetti di grande interesse già presenti nelle collezioni Lombardi, memorabilia che celebrano il matrimonio di Napoleone e di Maria Luigia d’Austria e la nascita del loro figlio, erede della dinastia napoleonica. La mostra sarà visitabile, sempre a ingresso libero, fino a domenica 3 settembre 2023; durante i mesi di apertura saranno organizzate periodiche visite guidate e una conferenza che permetterà di conoscere meglio la storia di queste affascinanti creazioni. Ci sono anche visite guidate: https://www.museoglaucolombardi.it/visite-guidate-alla-mostra-la-storia-in-miniatura-2/
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  37. E non solo quella 😊 Anche la 1848 reimpressa appartenuta al Pin e riportata nel suo bel lavoro sulle Piastre di Ferdinando II.
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  38. Anche se sovrapponessero che problema ci sarebbe?
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  39. Ti sconsiglio fortemente i fogli A4 trasparenti, la banconota si sposta in continuazione mentre sfogli l'album. Inoltre essendo troppo poco aderenti, sono i primi ad accogliere eventuali spore di muffa. Io utilizzo Leuchtturm, parere personale: non ho mai trovato fogli paragonabili in commercio. Buona raccolta!
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  40. Spettacolo ,niente mi fa sentire piu bene dei sesterzi nel vassoio
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  41. Dandolo. Non è una voce del verbo dare, ma il cognome della famiglia veneziana. 🤣 Di solito evito di sbilanciarmi, ma l'appartenenza di questo stemma sembra abbastanza evidente. Ovviamente, se il nostro amico @pogo ha nozione certa d'una provenienza non veneziana del manufatto, sono pronto a revisionare l'ipotesi.😉
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  42. Riporto anche la recensione dell’asta: HESS A. e LEU & Co., Lucerna-Zurigo del 12 ottobre 1961 da cui provengono i due “140” della Bolaffi e il multiplo da 20 del Corner II (di altro topic), apparsa sulla nota rivista Numismatica Anno II n. 3 settembre-dicembre 1961 http://www.socnumit.org/doc/NSA/1961.3.Num.pdf
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  43. In questo caso, giuridicamente osservo che la questione è più controversa...questa moneta è stata oggetto, come molte altre, di un decreto di cessazione di corso legale...cioè...se dopo una tale data la portavate in banca non la cambiavano più e la riportavate a casa. Secondo il mio parere appare arduo oggi invocare di fronte ad un giudice la proprietà della moneta (Lo Stato Autorità Emittente), quando tempo prima lo stesso (Stato), si è rifiutato di accettarla al cambio. Sarebbe interessante vedere come si potrebbe sostenere in giudizio una tesi del genere.
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  44. In teoria andrebbe denunciata alla soprintendenza per le leggi un po' folli che abbiamo in questa nazione. Gli oggetti trovati sotto terra appartengono alla comunità persino quando la comunità sarebbe ben felice di lasciarli a chi ha trovato il "reperto", come in questo caso. Il valore è nullo, essendo una moneta comunissima coniata tra gli anni 20 e 30, rimasta nelle case di tantissimi italiani (mio nonno me ne fece trovare una ventina come ricordo di gioventù) e oltretutto rovinata dal tempo trascorso sotto terra. Direi che va benissimo per tenerla in famiglia come ricordo utilizzando l'aneddoto del ritrovamento. Perché la domanda sorge spontanea: Chi l'ha persa? Il nonno? Il bisnonno? A chi apparteneva il terreno 100 anni fa? Diciamo che questa moneta svolge il suo compito di manufatto storico quando ci porta a riflettere sugli aspetti legati alla sua perdita.
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  45. Penso avrai risolto, cmq provo a darti il mio parere da inesperto. Per me la moneta è molto compromessa, specie sul rovescio, ma sul diritto qulcosa puoi recuperare. Io come trattamento acido per rimuovere ispessimenti di patine e cancri uso il cloruro ferrico oppure l edta, acido etilen diammonico tetracetico. Questo in base al tipo di ossidante, incrostazione, cancro che hanno colpito la moneta. Ovviamente dopo i bagni dovrai provvedere a rimuovere i residui acidi dalla moneta, per poi rimuovere le ossidazioni, cancri ecc con bisturi o altri strumenti meccanici e successivamente stabilizzare il tutto con benzotriazolo. La tua moneta al dritto la tratterei con il cloruro ferrico. La soluzione è quella utilizzata per i circuiti stampati. Il cloruro aggredisce la parte carcerosa, ma non la patina, meno che la moneta non resti immersa per ore. Il cloruro lo puoi usare per immersione, ma dovrai stare attento ai progressi di disgregazione degli ossdanti o cancri e appena vedi che si stanno sgregando devi togliere la moneta. La lavi h20 distillata fredda e poi la bolli in h20 distillata dentro un ciottolino di acciaio. In tale maniera asporti la parte polverulenta aggredita dall'acido e rimuovi l' acido rimasto. La raffreddi con h20 distillata, asciugandola a tampone. A questo puntopuoi iniziare il lavoro meccanico di rimozione. Il bisturi sempre perpendicolare, è importante per evitare graffi. Il cancro dovrà essere rimosso fino al metallo se necessario, quindi potrà rendersi necessario rimuovere la patina, anche se solitamente ciò non è necessario. Con questa procedura recuperi un alta % delle monete illeggibili, perchè sotto la coltre di cancro, almeno nel in un alta % delle monete, vi è la moneta vera e propria con tutti i dettagli annessi e connessi.finite leoperazioni di pulizia e recupero dovrai trattarla come descritto in questa discussione, quindi benzo e paraloid. La cera reinassance puoi usarla, ma a mio parere lucida troppo le patine. Per quanto riguarda le zone, ove la patina è stata asportata, potrai trattarla con fegato di zolfo,anche se la ripatinatura non è apprezzata con il fegato di zolfo riesci a ripristinare una patinatura quasi originale che non si nota ad occhio nudo, ma solo al microscopio o co lenti oltre i 6x. Ovviamente la patinatura richiede stabilizzazione e fissativo, quindi benzo e paraloid.
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