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Salve. Condivido una piastra 120 grana del 1840. Dovrebbe trattarsi della variante " effige diversa ", catalogata dal Magliocca al numero 547 di pagina 344 (R3). Il Magliocca riporta:" ...è un tipo dissimile da quelle successive; Ferdinando II ha il collo inciso come i 30 Ducati catalogati al numero 482 e numero 484; forma del collo che ritroveremo anche nel 10 tornesi del 1839 catalogati al numero 674 e del 1840 al numero 675". Mi dispiace per le foto che presentano delle pecche, causa bustina della perizia. Un caro saluto.5 punti
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PRIMO CAPITOLO: L'ascesa al Trono e la c.d. Epoca giolittiana; (post #10) SECONDO CAPITOLO: La Prima guerra mondiale; (post #84) TERZO CAPITOLO: Dalla fine della Prima guerra mondiale all'avvento del Fascismo; (post #151) QUARTO CAPITOLO: L’avvento del Fascismo e la c.d. Marcia su Roma (1922). (post#223) *** *** *** QUINTO CAPITOLO: La crisi del 1924 Buonasera a tutti. Ripartiamo dopo un lasso di tempo fin troppo lungo con la nostra discussione. Nel post # 223 avevamo affrontato le cause della Marcia su Roma e le conseguenze immediate di quest’ultima. Possiamo riannodare il filo del discorso affermando che la politica governativa per tutto il 1923 fu rivolta a dare credibilità e stabilità alle istituzioni. Tra altre cose, venne approvata dal Parlamento e promulgata la Legge elettorale poi conosciuta come “Legge Acerbo”. Obiettivo primario della norma era quello di correggere le storture del sistema proporzionale, applicato nel 1919, che avevano reso impossibile la costituzione di alcuna solida maggioranza con le conseguenze già accennate nei precedenti interventi. La lista governativa - composta dal Partito Fascista e dai suoi alleati - ebbe nelle successive elezioni dell'aprile 1924 il 60% dei voti. Fino quasi alla metà del 1924, dunque, neppure il critico più malevolo avrebbe potuto affermare che il Re aveva preso una decisione avventata o dannosa nell’ottobre del 1922. Prova ne sia che non vi è traccia nelle pubblicazioni di maggior prestigio del periodo di alcuna censura all’operato di Vittorio Emanuele III. Nel giugno 1924 avvenne l’omicidio del Deputato socialista Giacomo Matteotti, i cui moventi sono state oggetto di numerose indagini storiche alle quali si rimanda. I partiti di opposizione chiesero le dimissioni di Mussolini, affermando con forza una responsabilità di uomini legati al Partito Fascista, il quale – si badi bene – in quel momento non era maggioranza alla Camera, avendo 227 Deputati iscritti su un totale di 535. Purtroppo, l’opposizione non diede battaglia nelle aule parlamentari (come auspicato anche da un “esperto” di manovre parlamentari come Giolitti e dal leader socialista Turati) ma presero la decisione sciagurata di disertare la Camera e dare vita alla c.d. “scissione aventiniana”. In parole povere, liberali, popolari e socialisti rinunciarono a far cadere il Governo Mussolini attraverso il voto di sfiducia parlamentare e, non brillando per coraggio, si limitarono alla sterile protesta aventiniana e all’invocazione dell’intervento Sovrano. Come avrebbe potuto il Re sostituirsi alla Magistratura nell’attribuire a taluno un delitto? Come avrebbe potuto il Re sostituirsi al Parlamento liquidando un Governo che era stato legittimamente insediato con il voto del Parlamento stesso, dopo le elezioni dell’aprile 1924? Curioso notare che le correnti che in altri tempi avevano accusato Umberto I di esercitare un'azione diretta sugli organi dello Stato, ora chiedevano a Vittorio Emanuele III un gesto di forza contro i poteri costituiti. Ecco che l’insipienza e la viltà di molti hanno finito per pesare sulle spalle del Sovrano, anche in questo caso accusato di ogni malefatta benché, come abbiamo visto, poco o nulla Egli poté fare. Nel prossimo intervento tratteremo del consolidamento del Regime. Un saluto cordiale e a presto.5 punti
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Salve a tutti condivido oggi il mio regalo di Natale 2023 (auto regalo ovviamente 🙄), un mezzo scudo di grande rarità che cercavo, invano, da molto tempo, in qualsiasi qualità da BB in su. Questo esemplare, offerto nel listino Numismatica Alex n. 39, e successivamente da me trattato privatamente, con una soddisfacente trattativa finale anche se serrata, è corredato da un cartellino di Franco Grigoli che la classifica qSPL/SPL. Probabilmente la valutazione è lievemente generosa, secondo me volendo essere prudenti forse è più correttamente un BB+/qSPL per quanto riguarda i rilievi, in particolare i capelli. Tuttavia il pezzo presenta una bella patina di gradevole e omogenea colorazione riposata di antica raccolta e non ha colpi o graffi e qui francamente puntare al qFDC o al FDC è un’impresa abbastanza ardua, diciamo quasi impossibile pur avendone le possibilità. Si posiziona con molta dignità in collezione accanto al 1814, che invece è FDC pieno, ma questo millesimo è tutta un’altra storia. Il rapporto di reperibilità tra i due millesimi è almeno di 1 a 30 se non più alto. Il buco nel raccoglitore di Vittorio Emanuele I, l’ultimo rimasto, stava veramente facendo le ragnatele😉, di conseguenza non potevo proprio lasciarmela sfuggire, mancando in numerose collezioni specializzate, anche avanzate. A detta del proprietario e’ rimasta nella stessa collezione, ora dispersa causa eredità, per oltre cinquant’anni. La patina sembra avvalorare questa affermazione. Grazie e buona settimana a tutti4 punti
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Reggio antica, era chiamata dai greci “Reghion”, nome che scrivevano in greco calcidese “Recion”. La fondazione di Reggio, come città stato e colonia magno greca, è antichissima e risale ad oltre 2700 anni fa. Il culto dell’acqua era molto diffuso. L’acqua è un elemento essenziale per l’uomo e la sua sopravvivenza, e Reggio ne era ricca e lo è tutt’oggi. Tanto è vero che in passato vi erano anche numerosi edifici termali, dove gli antichi romani si facevano i bagni. Su Reggio insistono anche numerosi corsi d’acqua, ormai incanalati o coperti. Il fiume principale, chiamato Calopinace, che ora scorre a sud della stazione centrale, scorreva in passato nei pressi della villa comunale, all’altezza dell’odierna via Lemos. E fu deviato per consentire la costruzione di un forte, il Castelnuovo, nel cinquecento. A testimonianza per gli antichi reggini della loro devozione ed importanza delle divinità fluviali, fu coniata la prima moneta. In essa è presente un animale ibrido, cioè con il corpo e le corna di toro ed il viso di un uomo barbuto. La prima moneta di Reggio, che passo ora a descrivervi, verosimilmente fu coniata alla fine del VI secolo avanti Cristo, e si trova oggi custodita in un ricco museo francese a Parigi. In essa è infatti raffigurato questo toro con viso umano, che è una divinità fluviale, (probabilmente riconducibile al corso d'acqua reggino del Calopinace, chiamato anche in passato Taurocinio), è in argento, pesa 5,69 grammi, è una “dracma”. Da un lato è in rilievo, dall’altro è incusa, cioè incavata nel metallo. Si vede bene in essa questo toro con viso umano, detto “Acheloo” inginocchiato. Sotto il toro vi è la scritta “Recinon” retrograda. Tale tipo di iconografia era molto in voga alla fine del VI secolo ed in seguito. E fa riferimento ad Eracle, il cui nome deriva dal greco (gloria di era) e poi divenne Ercole per i romani. E’ ovviamente un eroe leggendario, un eroe della mitologia greca. Assieme alla raffigurazione presente nella moneta di Reggio antica, vi sono molte altre raffigurazioni dello stesso personaggio mitico, in vasi greci dipinti, in altre monete o in altari per uso domestico, che noi chiamiamo “arule”. Vi mostro, in una foto che ho scattato al museo di Reggio uno di questi altarini in argilla, che proviene da Locri e la cui immagine di Acheloo è tra le migliori sovrapponibili, come feci notare in un altro mio studio, risalente a molti anni fa. Coincidono anche le costole. Sopra il toro inginocchiato della moneta di Reggio si trova una faretra, che nella iconografia intera della scena è appesa ad un albero assieme all’arco ed a un nodoso randello, tipico della figura di Eracle. L’intera scena, con Eracle che combatte il toro inginocchiato e la faretra appesa all’albero, è visibile chiaramente in un vaso greco che appartiene allo stesso periodo in cui venne coniata la prima moneta di Reggio, che vi mostro qui in foto, il vaso a vernice nera è datato 510 a.C. quindi coevo alla dracma incusa, e si trova ora conservato in un museo a Monaco di Baviera. Di tale dracma ne é noto un secondo esemplare, apparso in un catalogo di una vendita Vecchi, avvenuta a Londra il 5 marzo 1997, precisamente un frammento, con la variante dell’etnico sotto la linea di esergo in RECION retrogrado, anziché Recinon. Ho trovato proprio qui su La moneta, una discussione che associa, erroneamente, la dracma incusa reggina ad un Hektè in elettro di Focea con la cicala di IV secolo a.C. che ovviamente non ha niente a che vedere nè cronologicamente nè iconograficamente con la dracma reggina, che raffigura Acheloo con faretra ed è di fine VI sec. a.C. C’è chi vi vede sopra il toro delle locuste, delle cicale o delle larve di cicala, opinioni che io deontologicamente rispetto da studioso, ma al tempo stesso sono assolutamente prive di ogni validità scientifica dimostrata, ed iconograficamente le reputo fantasiose, poiché non riesco a trovare nessun reperto archeologico che raffiguri uno di questi animali sopra il toro inginocchiato, cioè sopra Acheloo. Quindi non posso attribuire un criterio scientifico di validità a tali opinioni. Che sono, come tante, interpretazioni personali di fatti non certi o indubitabilmente dimostrabili, a cui l’archeologia e la numismatica deve sottostare. Ci sono curiose interpretazioni, poiché nessuna raffigurazione su monete, vasi, oggetti fittili o altro mostra Acheloo ed Eracle con una cicala sul dorso del toro, nessuna, almeno a me pare sino a provare il contrario. Ho letto quando venne pubblicato un contributo di una vecchia mostra detta "D.R.A.C.M.A." sui quaderni ticinesi, che cerca di provare che l’arco e la faretra siano una pupa di cicala, ma a corredo di quel saggio , non trovo riscontri iconografici tra Acheloo e le cicale ed Eracle. E quando si volesse provare che Rhegion emise quella dracma per finanziare una guerra contro Locri, guerra che poi effettivamente perse, non reggerebbe l’esempio in quanto una pupa di cicala sarebbe segno di sconfitta e non di vittoria. Ed a quella interpretazione se ne aggiungono altre, che ripeto ho evitato di citare tutte nei limiti del mio post. Molte e altrettanto secondo me fantasiose, che vogliono spesso le monete di Reggio coniate per finanziare guerre, come se non ci fossero altri motivi per coniare monete, in una città ricca di importanti traffici, quale Rhegion di VI sec. a.C. era. E questo è un motivo in più per conoscerne la sua incredibile ed interessante storia trimillenaria. Sicuramente la dracma incusa con toro androprosopo inginocchiato a sinistra e faretra ed arco sopra la schiena del toro, suscita interesse, iconograficamente parlando, e lo ha suscitato anche in passato tanto che venne riprodotta, quindi falsa, ed acquistata dal vecchio museo civico di Reggio ed esposta in una delle sue vetrine nel 1895, del peso pensate un po’ di gr 10. Se esaminate un vecchio libro di numismatica reggina, che si chiama "Rhegium Chalcidense" di Pietro Larizza la troverete descritta dall'autore nel suo libro del 1905. Il numismatico reggino la illustra al n. 1 delle sue tavole fotografiche. La stessa moneta però scompare, quando al vecchio museo civico di Reggio si accorgono che era un falso, ed infatti nell'edizione successiva dedicata alle monete bruzie del Larizza sparisce tra le foto illustrate nelle tavole. Io ebbi modo di consultare tutta la documentazione presente nei vecchi inventari ora custoditi all'Archivio del museo archeologico nazionale. Poi ci fu tutta una storia su quelle terribili monete e tetradrammi di Reggio " i famosi mostri di Rhegion". Ha scritto Salinas: “Decreto di Ministro non farà diventare numismatico chi non lo sia. Ricordo la serie di argento delle monete di Reggio esposte nel Museo di quella città (era il vecchio museo civico di Reggio poi confluito nel Museo archeologico n.d.r.),: una serie di mostri incredibili, che non avevano la menomissima affinità con monete antiche. Eppure quei mostri erano stati catalogati per cura del Governo e di ognuno ne era stato notato il luogo preciso del rinvenimento ed il peso. Ed eran pesi di 30 o 40 grammi che non rispondevano ad alcun sistema metrologico dell’antichità. (A. Salinas, La numismatica e le collezioni pubbliche italiane Roma 1913). Essendo questa discussione aperta di dimensioni limitate vi ho risparmiato tutte le divagazioni con termini e parole in greco, e di vari miti, che non avrebbero comunque aggiunto criteri scientifici a quanto vi ho detto. Chi volesse approfondire può leggersi gli importanti studi sulle arule greche della prof.ssa Barra Bagnasco, oltre ovviamente alla sterminata letteratura scientifica ed iconografica esistente attorno al tema di Eracle ed Acheloo. la moneta dell’antica Reggio si trova qui: https://catalogue.bnf.fr/ark:/12148/cb41833948t Il vaso con Acheloo lo trovate qui: https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Herakles_bull_Staatliche_Antikensammlungen_1583.jpg lo studio di Barra Bagnasco qui: http://www.old.consiglio.basilicata.it/pubblicazioni/ARCHEOLOGIA%20DELLE%20ACQUE/bagnasco.pdf e l’arula (altarino) di Locri in argilla che raffigura Eracle che combatte Acheloo con la faretra a sinistra della scena, che vi ho messo nella foto, la trovate al bellissimo Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria esposta e che vi consiglio di visitare. Ogni commento o osservazione su quanto avete letto, perché questo sito è frequentato oltre che da molti appassionati anche da competenti e validi studiosi di archeologia e numismatica, è gradito4 punti
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Buonasera a tutti, stasera propongo un Denario di Sabina. Un po' di note, Fonte Wikipedia Vibia Sabina (86 circa – 136-137) fu Augusta dell'Impero romano, moglie dell'imperatore Adriano. Fu la figlia di Salonina Matidia, nipote dell'imperatore Traiano,e di Lucio Vibio Sabino,un senatore di rango consolare.Sposò nel 100 circa Adriano, su richiesta dell'imperatrice Plotina, in vista di una possibile successione di Adriano a Traiano anche la madre di Sabina gradiva lo sposo, e gli permise di sposare la figlia. Nel 117, anno della successione del marito, ottenne il rango di Augusta. Si sposò quando doveva avere 14 anni, mentre Adriano dieci di più.Il matrimonio durò quasi quarant'anni. Era presente al fianco di Adriano quando questi visitò Atene nel 112 e quando divenne imperatore alla morte di Traiano (117-118), in Oriente. Seguì il marito nel viaggio del 121-122 in Germania superiore (Mogontiacum) e poi in Britannia, dove Adriano ordinò la costruzione del vallo omonimo. La troviamo ancora al fianco del marito durante un nuovo viaggio in Oriente, quando ne viene celebrata la presenza a Palmira attorno all'anno 129-130. Adriano concesse alla consorte titoli e onori. Le fece innalzare statue celebrative in tutti i luoghi dell'Impero che insieme visitarono.Famosa la visita ai Colossi di Memnone, in Egitto, nel novembre del 130. In quell'occasione la poetessa di corte Giulia Balbilla compose quattro epigrammi, che furono incisi sulla famosa "statua parlante" di Memnone. Il matrimonio non diede figli. Adriano si legò anche al giovane Antinoo,alla cui figura dedicò statue, templi e perfino una città in Egitto, dove il suo amato era morto affogato nel Nilo. Secondo la Vita Hadriani, all'interno dell'Historia Augusta, Adriano nel 122 destituì il prefetto del pretorio, Septicio Claro, il segretario personale dell'imperatore, lo storico Svetonio, e molti altri per aver trattato con troppa familiarità l'imperatrice.E avrebbe voluto allontanare la stessa Sabina - continua l'Historia Augusta - se non fosse stato trattenuto dal timore dello scandalo. Forse esisteva una tresca tra Septicio Claro e l'imperatrice. Sabina morì nel 136 o nel 137, prima di suo marito, per cause ignote.Alcune voci suggerirono che Adriano l'avesse avvelenata. Numerose sono le statue erette per celebrare Sabina, raffigurata con i capelli raccolti a treccia, rialzata in fronte con un nodo centrale o con una semplice pettinatura divisa in fronte e il tipico copricapo lunato; l'Augusta nelle monete coniate in suo onore viene associata all'effigie delle dee Concordia, Giunone Regina, Pudicizia o è raffigurata nell'apoteosi finale sull'aquila, perché, dopo morta, Sabina venne divinizzata. La villa nota come Villa Adriana a Tivoli era di sua proprietà, e l'imperatore Adriano vi trascorreva le estati, desideroso di stare lontano da Roma. Al suo interno si possono trovare i resti delle copie di ciò che di più bello l'imperatore aveva visto in Oriente, come le Cariatidi, il Canopo di Alessandria d'Egitto, l'Eretteo, l'Amazzone Efesina, mosaici famosissimi (come quello di Sosos di Pergamo). Classificazione della casa d'Aste. Sabina (Augusta, 128-136/7). AR Denarius (17,4mm, 3g). Rome, c. AD 128-136/7. Diademed, draped bust of Sabina right, seen from front, hair waved, rising into crest on top above diadem, knotted in queue, falling down back of neck. R/ Venus standing facing, head right, lifting dress in right hand, apple in left. RIC II 396. RIC II.3 2576. Saluti Alberto3 punti
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Io sono stato presente un paio d'ore venerdì pomeriggio e tutta la mattinata di sabato. Meno affluenza di venerdì ovviamente perché lavorativo mentre sabato verso le 11 si è avuto il picco, a mio avviso, di visitatori. Per me è stato un convegno piacevole per i vari amici rivisti, le chiacchiere ed anche un paio di acquisti per la mia collezione. Credo che da anni ci sia una costante riduzione del numero di commercianti di spicco e di monete interessanti sui banchi...come diceva anche un altro utente, rispetto anche solo a 5 anni fa ci sono parecchie defezioni importanti per motivi che abbiamo già elencato in altre discussioni e che non riprendo. Detto questo mi sono convinto a dover ricalibrare le mie aspettative sui convegni del futuro, perché questo settore è profondamente mutato in tutto ed è inutile aspettarsi un ritorno al passato. Quindi la priorità per me non saranno più le monete ma la convivialità, il ritrovare amici e veder le rispettive monete, confrontarsi e mangiare insieme a pranzo. Marco3 punti
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Ciao @Atexanosiccome mi sembra di aver capito che è un denario che hai acquistato da poco e che puoi restituire ti posto foto di un falso che ho trovato nel mio archivio ( sono appena tornato a casa) identico alla tua moneta. Stessi conii, stato di conservazione ed identico tondello. Sembrano esserci pochi dubbi. La tua moneta è una riproduzione ottenuta per fusione. ANTONIO3 punti
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E' vero, c'è tanta ignoranza, anch'io ho visto acquistare 500 lire caravelle strausate nei mercatini a 20/25 euro da qualche settantenne nostalgico: "quando ero bambino le ho usate!", e magari nella bancarella a qualche metro di distanza le vendevano a 5 euro Comunque gli è andata bene ed ha speso solo 50 euro per portare a casa il ricordino del 10 lire. Meno male che non ha voluto investire in questa! Nell'era di internet se sei capace di fare 2 clic di mouse per comprare online un 10 lire a 50 euro, vuol dire che si è capaci di farne 4 di clic ed effettuare una ricerca sullo stesso sito, e trovi questa inserzione di seguito, che con 4 euro e mezzo spedizione compresa te ne porti a casa 7 di 10 lire, che a volerla dire tutta sono pure tanti! te ne dovrebbero dare un chilo con quella cifra! Molti valutano le loro monete vedendo inserzioni online al prezzo più alto ed assurdo perchè è più eccitante: "il mio 100 lire usato del 1978 vale 1.500 euro! e c'è chi la vende anche a 12.000 euro!" Ma non riescono a vedere la stessa che viene proposta in vendita a un euro e mezzo? semplicemente questa vendita al ribasso la snobbano perchè non ha nulla di **magico** rispetto le assurde, e comunque, anche un euro e mezzo sono pur sempre troppi! In buona sostanza è verissimo che c'è tanta ignoranza, ma ci sono così tanti danarosi e senza cervello? nessuno comprerà quel 20 lire a 100.000 euro o tutte quelle citate nel link del primo post.2 punti
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Egregi, questo è un raro, forse unico caso di "Conservazione schrödingeriana". Secondo la teoria, la moneta è in uno stato di sovrapposizione: sia rovinata che intonsa, finché non si apre l'astuccio e si osserva la stessa. L'unica cosa che manca è il legame stretto con l'oggetto, in quanto la teoria di Schrödinger si applica fino ad oggi solo al mondo quantistico, non a quello macroscopico. Eventualmente si potrebbe spedire l'armadio sigillato, completo con il raccoglitore a Vienna al "The Erwin Schrödinger International Institute for Mathematics and Physics (ESI)" - https://www.esi.ac.at/ - forse loro possono dare una risposta più concreta. Servus, Njk2 punti
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In realta', "piccioni" fa poi rima con "e tanti bacioni". Riscatto sul finale, dai😁 Buona notte. Stilicho2 punti
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Salve, sarei intenzionato ad acquistare da un privato questo denario romano repubblicano di Giulio Cesare Craw.458/1. Peso: 3,68gr. Diametro: 19mm Di certo non siamo per niente alti sullo stato di conservazione, credo MB? Il prezzo è di 40, cosa ne pensate ? Può essere un buon acquisto per quella cifra? Grazie a tutti per un eventuale risposta Horasdoceo1 punto
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Appena giunto dalla newsletter LEU (traduzione google translate per fare prima): Fresco di stampa: RIC V.4 - L'Impero Gallico (260-274 d.C.) https://spinkbooks.com/products/roman-imperial-coinage-volume-v-4-the-gallic-empire-by-jerome-mairat Ordina ora con il codice sconto Leu 'LEU' e risparmia il 20% E' disponibile anche in formato PDF Il 2023 ha segnato il centenario della pubblicazione del primo volume della serie Roman Imperial Coinage (RIC) di Harold Mattingly e Edward Allan Sydenham, l'opera di riferimento standard per le monete emesse dagli imperatori romani. Originariamente concepito come una serie di dieci volumi, il volume finale di RIC è stato pubblicato nel 1994. A questo punto, molti dei volumi precedenti erano già obsoleti, motivo per cui da allora sono stati gradualmente rivisti. Un RIC I (Augusto a Vitellio) aggiornato è apparso nel 1984, il RIC II (Vespasiano-Adriano) è stato suddiviso in tre parti, due delle quali pubblicate rispettivamente nel 2007 (Vespasiano-Domiziano) e nel 2019 (Adriano), mentre il volume dedicato a Nerva e Traiano è ancora in divenire. Forse il più obsoleto dei volumi RIC originali ora è RIC V, che è dedicato alla monetazione degli imperatori delle caserme da Valeriano I. a Floriano (RIC V.1, pubblicato nel 1927) e da Probo a Massimiano (RIC V.2, pubblicato nel 1933), rispettivamente. Nei nove decenni trascorsi dalla pubblicazione del RIC V.2 nel 1933, nuove scoperte e ricerche hanno notevolmente ampliato la nostra conoscenza sulla monetazione di questo periodo turbolento ma cruciale della storia romana. Siamo quindi molto entusiasti che il nostro amico Dr. Jerome Mairat abbia appena pubblicato RIC V.4: The Gallic Empire (AD 260-274) in concomitanza con il centenario del RIC. Jerome, che è il curatore della Heberden Coin Room presso l'Ashmolean Museum di Oxford, è forse meglio conosciuto come uno dei redattori generali della serie di dieci volumi Roman Provincial Coinage (RPC) e direttore di RPC online. Tuttavia, ciò di cui molti collezionisti di monete provinciali romane potrebbero non essere a conoscenza è che Girolamo iniziò la sua ricerca con monete imperiali romane, vale a dire la monetazione del cosiddetto "Impero gallico", un regno separatista nell'Europa nordoccidentale governato nel 260-274 d.C. da sei imperatori consecutivi (sette, se si conta anche il figlio minore di Tetrico, Tetrico II) che non riuscirono a far valere la loro pretesa di potere in tutto il mondo romano. Il nuovo RIC V.4 di Jerome si basa sulla sua tesi DPhil presentata sullo stesso argomento nel 2013 all’Università di Oxford e colma un’importante lacuna nella nostra comprensione della moneta e della storia di questo impero separatista poco compreso. Supportato da una donazione di Leu, il RIC V.4 di Jerome è stato pubblicato nel dicembre 2023 da Spink & Son Ltd (ISBN 978 1 912667 99 4). Rilegato in copertine di stoffa laminata di alta qualità, ordina la monetazione dell'"Impero gallico" in 829 numeri di catalogo su 294 pagine, tutte illustrate su non meno di 88 eccellenti tavole. Inoltre, un'introduzione generale dettagliata affronta la cronologia, le zecche, le denominazioni e i disegni delle monete di quest'epoca, spesso controversi, rispondendo a molte delle domande e sollevandone di nuove. Alcune delle scoperte e dei suggerimenti di Jerome scateneranno senza dubbio nuove discussioni tra gli studiosi, mentre i collezionisti troveranno il suo volume RIC estremamente utile per classificare le proprie monete e cacciare le rarità. Un secolo dopo la pubblicazione del RIC I di Mattingly e Sydenham, il RIC V.4 di Girolamo rappresenta un grande passo avanti per chiunque sia interessato alla monetazione del III secolo d.C. in generale e a quella del cosiddetto 'Impero Gallico' in particolare, e diventerà una parte indispensabile di qualsiasi biblioteca numismatica. Con lo sconto Leu del 20%, RIC V.4 è disponibile per 120 £ invece di 150 £ da Spink | Libri da subito. Utilizza il codice sconto "LEU" al momento del pagamento per applicare lo sconto all'ordine. Se anche tu vuoi sostenere l’importante ricerca numismatica di Girolamo, ti consigliamo una donazione al Progetto Monetazione Provinciale Romana. Frutto della collaborazione di molti studiosi e istituzioni guidate dal British Museum Press, dalla Bibliothèque Nationale de France e dall'Ashmolean Museum di Oxford, RPC elenca attualmente nella sua versione online più di 70.000 diversi tipi di monete attestati in più di 400.000 monete singole, formando un strumento indispensabile per chiunque sia interessato a questa monetazione così diversificata. Fresh off the Press: RIC V.4 - The Gallic Empire (AD 260-274) Order now with Leu's discount code 'LEU' and save 20% –– 2023 marked the 100th anniversary of the publication of the first volume of the Roman Imperial Coinage (RIC) series by Harold Mattingly and Edward Allan Sydenham, the standard reference work for coins issued by the Roman emperors. Originally conceived as a ten-volume series, the final volume of RIC was published in 1994. By this point, many of the earlier volumes were already outdated, which is why they are since gradually revised. An updated RIC I (Augustus to Vitellius) appeared in 1984, RIC II (Vespasian-Hadrian) was split into three parts, two of which were published in 2007 (Vespasian-Domitian) and 2019 (Hadrian), respectively, while the volume dedicated to Nerva and Trajan is still in the making. Perhaps the most outdated of the original RIC volumes now is RIC V, which is dedicated to the coinage of the barracks emperors from Valerian I. to Florian (RIC V.1, published in 1927) and Probus to Maximian (RIC V.2, published in 1933), respectively. In the nine decades since the publication of RIC V.2 in 1933, new discoveries and research have greatly expanded our knowledge about the coinage of this turbulent yet crucial period of Roman history. We are thus very excited that our friend Dr. Jerome Mairat has just published RIC V.4: The Gallic Empire (AD 260-274) to coincide with RIC’s 100th anniversary. Dr. Jerome Mairat Jerome, who is the Curator of the Heberden Coin Room in the Ashmolean Museum in Oxford, is perhaps best known as one of the General Editors of the ten-volume Roman Provincial Coinage (RPC) series and the Director of RPC online. However, what many collectors of Roman Provincial coins may not been aware of is that Jerome began his research with Roman Imperial coins, namely the coinage of the so-called ‘Gallic Empire’, a breakaway realm in northwestern Europe ruled in 260-274 AD by six consecutive emperors (seven, if you also count Tetricus’ juvenile son, Tetricus II) who failed to assert their claim to power throughout the entirety of the Roman world. Jerome’s new RIC V.4 is based on his DPhil thesis submitted on the same subject in 2013 at the University of Oxford and fills an important gap in our understanding of the coinage and the history of this little-understood separatist empire. Supported by a donation from Leu, Jerome’s RIC V.4 was published in December 2023 by Spink & Son Ltd (ISBN 978 1 912667 99 4). Bound in high-quality foiled cloth covers, it orders the coinage of the ‘Gallic Empire’ into 829 catalogue numbers on 294 pages, all illustrated on no fewer than 88 excellent plates. In addition, a detailed general introduction addresses the often-controversial chronology, mints, denominations, and designs of the coinage of this era, answering many of the questions and raising new ones. Some of Jerome’s findings and suggestions will undoubtedly spark new discussions among scholars, while collectors will find his RIC volume extremely useful in classifying their own coins and hunting rarities. A century after the publication of Mattingly’s and Sydenham’s RIC I, Jerome’s RIC V.4 is a big leap forward for anyone interested in the coinage of the 3rd century AD in general and that of the so-called ‘Gallic Empire’ in particular, and it will become an indispensable part of any numismatic library. With Leu’s discount of 20%, RIC V.4 is available for 120 £ instead of 150 £ at Spink | Books as of now. Use the discount code 'LEU' in the checkout to apply the discount to the order. Should you also consider supporting Jerome’s important numismatic research, we recommend a donation to the Roman Provincial Coinage Project. A collaboration of many scholars and institutions led by the British Museum Press, the Bibliothèque Nationale de France, and the Ashmolean Museum in Oxford, RPC currently lists in its online version more than 70,000 different coin types attested in more than 400,000 individual coins, forming an indispensable tool for anyone interested in this highly diverse coinage. We now wish you much joy reading the new RIC V.4 and a good start into 2024!1 punto
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Buonasera, mmmmm.... qualche dubbio, dati ponderali e foto del bordo per scioglierli Scioltissimo... 😉1 punto
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Buongiorno a tutti, Inizio week end Numismatico postando uno dei miei ultimi acquisti Vicereali 2023 ma arrivato solo ora nelle mie mani. Devo dire che sono rimasto molto colpito da questo esemplare, non vorrei che questa fosse la scintilla per riaccendere in me il Fuoco del Viceregno. Grano con Scudo di Filippo IV Millesimo 16 47 D/ PHILIPPVS IIII D. G. Testa Nuda a sinistra, sigla GA/C (Giovanni Andrea Cavo, ufficiale di zecca) R/ +SICILIAE ET HIERVSALEM, scudo partito coronato, ai lati la data divisa in due parti. Magliocca 86 47/47 Raro Conservazione.... Vorrei sentire vostri pareri. Saluti Alberto1 punto
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Buonasera, conservazione migliore della media, tondello affascinante per il diametro ampio. Se vogliamo dare una sigla direi BB, considerando che il FDC per queste non esiste. Considerando i grani del 47/47 devo dire che questa tipologia di ritratto è più difficile da vedere, solitamente per le 47/47 sono ritratti brutti quasi stilizzati. Complimenti per la moneta1 punto
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Grazie, davvero per i vostri contributi, interessanti e precisi. Attenzione con il testo di Larizza, che è stato proprio uno dei primi a cadere nella trappole dei grilli (e degli allocchi) perchè proprio lui pubblicò il clamoroso falso del museo civico di Reggio, interpretando quel "coso" del falso reggino visibile sulla schiena di Acheloo come un grillo, immaginate che importanza può avere trovare un simbolo su un falso strepitoso. In merito al Vallet, non sarei pronto a giurare se il suo esemplare sia proprio l'autentico, propenderei più per una riproduzione in calco. Non vorrei sbagliarmi ma l'esemplare al gabinetto numismatico di Parigi è proprio quello appartenuto a Duprè, ma devo verificarlo su miei vecchi appunti, e li cercherò. Ringrazio Bruzio, per aver trovato la discussione da lui aperta, di quel curioso abbinamento tra l'elettro di Focea, con la cicala e la dracma che solo per sentito dire da Larizza e compagni ha un grillo ed una cicala, tutte ricavate dal Larizza. e poi amplificate via via, senza fondamento alcuno. Il secondo esemplare noto della dracma reggina incusa, l'esemplare Vecchi, fuga ogni dubbio, al rovescio si vede proprio il fondo liscio della faretra, non una testa di cicala o pupa che dir si voglia, ( la pupa sta nei quaderni ticinesi, se non l'avete ve la posto). Siccome poi da pupe e cicale si arriva a dire e costruire anche molti avvenimenti storici, perche la numismatica è in grado di mutare la storia, e lo sapete bene, allora da una notizia falsa, si genera altrettanta storia falsa, non è per far polemica, ma siamo per la verità, quando è evidente, comunque Eracle, da oggi può dormire sonni tranquilli. Ringrazio ancora Bruzio, per avermi ricordato una vecchissima discussione, che ebbi modo di aprire qui un decennio fa, sulla presenza di animali nelle monete. Comunque poi potremo aprire anche una discussione sui falsi clamorosi ed errate attribuzioni in musei e testi numismatici più o meno famosi, e ci sarebbe si da ridere...1 punto
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Questa è una casella davvero "pesante" da riempire! Complimenti Massimo, moneta che esalta ancora di più la tua collezione... Michele1 punto
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Questo l esemplare alla tavola 18, di Rhegion et Zancle , G.Vallet , 1958 (testo fondamentale per chi studia questa zecca) Sembrerebbe lo stesso esemplare pre-rottura sbaglio?1 punto
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@AntonioRusso questo è quello che, a grandi linee, ci si aspetta di vedere su questi denari . Questo è quello che si vede sul tuo,(controlla anche te).1 punto
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Ciao, nel suo aspetto generale la moneta anche per me non dovrebbe essere autentica. Il bordo che hai postato in alcuni punti presenta un metallo troppo vivo, quasi tagliente, incompatibile con lo stato della moneta che presenta segni di consunzione come da circolazione ( vedi capelli de Giulia Domna). Ovviamente se il calco usato per il falso è stato preso su una moneta circolata il risultato è proprio quello che si vede. Per me è stata prodotta per fusione e non per coniazione. Cerca di trovare lungo il bordo tracce di sbavature, abrasione o limature di metallo 🙂 ANTONIO1 punto
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A me non piace,i dettagli sono grossolani,i campi, almeno dalle foto, sembrano ondulati,il colore non mi sembra del classico argento ma potrebbe essere un effetto delle immagini, un'altra cosa è che non vedo sono i segni di espansione di metallo lungo il giro causati dalla battitura... Ci tengo a precisare che non mi intendo di monete antiche,anche se qualcuna in mano l'ho avuta,ma vorrei imparare...1 punto
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Ciao, a beneficio di quanti seguono ancora ( con molto coraggio!) questa discussione faccio alcune considerazioni riguardanti il post 263. La marcia su Roma, atto eversivo ed intimidatorio contro il governo, fu condannata da tutto il Parlamento italiano democraticamente eletto, con votazione ed approvazione della messa in stato d'assedio del Paese, che pero' non fu firmata dal re. Perché? Ci sarebbero state delle conseguenze, ed è ovvio, ma la scelta fu chiara...Come tutti i fatti storici negativi che derivarono da questa scelta... Fu il peccato originale. Si innesto' subito dopo un'altra scelta deleteria del sovrano e cioè la formazione di un nuovo governo affidata proprio al capo del movimento eversivo ( pur avendo una rappresentanza parlamentare irrisoria rispetto ad altri partiti). Di nuovo domando perché? Lasciamo perdere le fantatesi di voler responsabilizzare politicamente il fascismo per non farlo degenerare con soprusi e violenze nel paese. Già da alcuni anni le squadre d'azione nate in contrasto al biennio rosso 19/21 che era stato subito debellato e successivamente con le camice nere facevano uso sistematico di repressione violenta contro chiunque avesse voce contraria alla loro, ma proprio tutti, in un clima di vero e proprio terrore....Si rischiava la vita! Il sovrano non ne era al corrente? In questo clima, dopo la marcia su Roma, con il parlamento affidato ai fascisti, in un clima di forte intimidazione venne approvata la legge Acerbo ( e si andò alle pseudo elezioni dell'aprile del 24 , dove ci fu la vittoria dei dittatori...e come poteva essere altrimenti). Peccato che a molti fu impedito di recarsi fisicamente a votare anche con la violenza. Furono distrutte sedi di partiti, di giornali e furono usati tutti i mezzi possibili per silenziare qualsivoglia voce contraria. Ne è la riprova l'ignobile e vigliacco assassinio dell'onorevole Matteotti subito dopo le elezioni nel giugno del 24. Persona libera e coraggiosa di esempio per tutti fatto assassinare da Mussolini perché proprio in parlamento, subito dopo le pseudo elezioni, da uomo perbene e libero quale era aveva denunciato tutte le nefandezze,i crimini ed i brogli commessi durante e dopo le stesse. Il re dove era quando venivano commessi tutti questi reati, compreso il delitto Matteotti. Non poteva fare nulla? Non poteva sostituirsi alla magistratura anch'essa in parte soggiogata? Ma anche si! Era il capo delle Forze Armate e delle Forze dell'Ordine...Poteva tutto, ed invece .... Semplicemente non fece nulla, pilatescamente....Forse perché troppo impegnato dalle sue monete o dalle battute di caccia....O perché appoggiò tutto questo...L'opposizione parlamentare nel clima intimidatorio che si era creato non vedo proprio che cosa avrebbe potuto fare. Aventino o non Aventino non avevano più un garante nella figura del sovrano ( aveva permesso la marcia su Roma,dato l'incarico di formare un nuovo governo ad un estremista, non aveva fatto nulla dopo il delitto Matteotti, e faceva altrettanto per le angherie e le nefandezze che avvenivano nel paese). Il giusto posto nella Storia viene assegnato da quello che una persona fa', cioè dal suo operato .... E mi fermo qui....🙂1 punto
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Non si vede molto bene ma anche questa foto non fa che aumentare i miei dubbi ecco la moneta in un'altra versione era in una vecchia discussione qui sul forum e classificata come probabile fusione (non da me, ma comunque da persone molto competenti). Ares avevi partecipato anche tu a quella discussione1 punto
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Io non l’ho trovato così deludente invece. Ma certamente tutto è soggettivo. E poi per me personalmente è stato un successo per tre ragioni, strettamente in quest’ordine: 1. Ho conosciuto @Giov60 che di persona mi è piaciuto addirittura di più di quanto avevo avuto occasione di constatare qui sul Forum; 2. Ho incontrato molti amici collezionisti e commercianti con piacevolissime e sempre costruttive chiacchierate; 3. Ho portato a casa una moneta straordinaria che cercavo, in FDC MS64, da almeno dieci anni. Non regalata certo, ma completa la serie degli scudi di Vittorio Emanuele I (primo tipo) ora tutta tra qFDC e FDC. Mi ricorderò di Modena 2024 con estremo piacere. 😃1 punto
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Solo una monetina piuttosto malmessa per 50 cent, mi mancava questo nominale da 4 fils con su raffigurato Ghazi I dell'Irak, solitamente poco più difficoltoso delle monete con il figlio Faisal II. Avrò tempo per eventualmente sostituirla, anche se in tutti questi anni di ciotolare ho trovato altri nominali più grandi ma non questa da 4 fils. In buona sostanza monete con Ghazi I per un euro, ed a volte anche di meno, ho potuto prendere anche quelle d'argento .500 (*), questa invece è la prima che vedo in ciotola, la monetina è del 1938 (e.H. 1357) (*)1 punto
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Per caso l'album delle monete della Repubblica italiana di masterphil prevede i fogli con le caselle con su la raffigurazione delle lire? L'FDC è nell'immagine dell'apposito foglio! Diversamente hai un poltergeist numismatico dentro l'armadio1 punto
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Grazie 1000 Ale75. Ha qualche leggere difformità, ma credo rientri nelle diverse variabili che questo gettone può aver avuto nel corso del tempo. Paolo1 punto
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E' il "sabato del villaggio": prima grandi attese poi ... Ben frequentata la mattina. Pochi i commercianti con materiale interessante, per quanto mi riguarda. Ottima occasione invece di dialogo ed incontri.1 punto
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.....a proposito,i propositi arretrati sono tutti arrivati,pure quello senza speranza ahaahhah Mo possiamo pensar al 2024. Chissà dove potrò svariare😂1 punto
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confronta tu stesso Chiederò agli esperti su questo argomento. E scriverò la loro risposta.1 punto
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Grazie @PostOffice sembra 30 3 45 non sono solo sicuro del 5 finale che è la cifra che si vede meno, veramente appena accennata1 punto
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confermo. si tratta di un ottimo testo di carattere divulgativo, basato molto sulla tipologia (e spiegazione) dei rovesci dei denari repubblicani con un ricco corpus fotografico. un lavoro datato, ma ancora valido.1 punto
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sì. si tratta della revisione del RIC V per la parte dell'impero gallico (che aveva moltissime lacune nell'opera originaria) curata da Mairat che di fatto ha aggiornato (da quello che ho potuto capire da alcune letture in anteprima fatte da colleghi gallici d'oltralpe) la sua splendida tesi sulla monetazione degli usurpatori gallici che ho più volte consigliato e linkato qui sul forum. In buona sostanza si tratta di una trasposizione in stampa e a grande diffusione di quel lavoro (senza tutto quel corpus di tavole presenti nella tesi, ma con un comparto grafico più compatibile con gli usuali volumi della serie del RIC). Indubbiamente un'opera da avere in libreria per gli amanti/seguaci del settore, ma che, ahimé, personalmente non prenderò (non al momento almeno) in quanto, anche se con diversi buoni sconto (non solo LEU li fa) rimane comunque un prezzo a mio avviso tendente al proibitivo: si rimane sempre attorno ai 150€ + spese di spedizione... il che mi fa già immaginare un costo analogo per la parte relativa alla revisione del RIC per gli usurpatori britannici Carausio e Alletto prevista anche quella fra non moltissimo tempo... 2025 se non già nel 2024.1 punto
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Ciao , e' certamente un buon testo numismatico perche' suddivide le monete , principalmente denari ma anche bronzi , per allegorie dei rovesci e per ogni moneta presentata con descrizione e storia trovi la corrispondente moneta singolarmente trattata nelle 126 tavole fotografiche allegate al libro . Unico problema e' la reperibilita' e il prezzo non indifferente , quando era in vendita prima in lire , poi in euro ne costava 120 .1 punto
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Ciao , se nel dritto non fosse presente quel "saggio del metallo" a forma di falce di luna , sospetterei anche io per un probabile falso . Pero' quel "saggio" certifica l' autenticita' del Denario . Si potrebbe sospettare che il saggio sia stato fatto postumo al fine di ingannare il falso dal vero , ma l' interno scuro dell' incisione autorizza a pensare essere stata fatta in antico , per cui la moneta , piu' i suoi dati ponderali , fanno presumere essere autentica .1 punto
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Condivido il pensiero di @Scudo1901, intanto complimenti per la moneta, anch'io ragiono con il suo metro e dopo l'aere iniziale, pian pianino sto cercando di migliorare le conservazioni. Ovviamente stando coi piedi per terra, miglioro senza dover chiedere un mutuo in banca, altrimenti non è più passione.1 punto
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Non mi sembra falso (c'hai anche le fughe di conio, che ti serve di più?? ); è un po' malconcio... potresti trovare di meglio credo. 40 euro penso siano giusti1 punto
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Ciao @fastrobert, io noto una punzonatura a mezzaluna sul dritto. Mi sembra di certo vissuta ma non falsa. Ho chiesto foto migliori al venditore. Ecco a voi.1 punto
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@prtgzn Mi spiace ma gli incontri informali non sono supportati dal collegamento online, in quanto per come si svolgono queste riunioni non si riuscirebbe a seguire gli interventi di più persone e riprendere i materiali presenti. Con le conferenze avendo un relatore coadiuvato da una presentazione è molto più gestibile.1 punto
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Taglio: 2 euro cc Nazione: Belgio anno: 2022 Tiratura: non circolante (155.000) Condizioni: SPL Città: Milano Note: NEWS!!1 punto
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Ciao @favaldar Qualcuno penserà che si tratti di un errore dell'incisore... in fondo, sbagliare é umano. Qualcun altro penserà che quella torretta capovolta simboleggi qualcosa... 1844? che sia in qualche modo collegata con la rivolta di Cosenza e i fratelli Bandiera? Io credo che sia più semplicemente, uno dei tanti "segnetti" dell'incisore, per individuare/distinguere questo specifico conio dagli altri dello stesso anno... Ad esempio, se si osservano attentamente le torrette di questo conio, noteremo che, alcune sono più grandi ed altre sono più piccole... "Si suppone che lo stemma del Portogallo fosse utilizzato dagli incisori, più degli altri stemmi araldici nello stemma borbonico, quale punto focale per personalizzare il conio ed avere così una rintracciabilità certa sulle monete per le quali fossero chiamati davanti alla Legge a rispondere o testimoniare sui falsi allora in circolazione". Mario Pin pag.99 Comunque, tempo fa @motoreavapore ne postò una in questa discussione... Un saluto, Lorenzo1 punto
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Maledizione proprio con Bologna dovevano fare il tiro a segno? Variante con firma.1 punto
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Forse è il momento giusto di giocarmi questo quattrino, poi però da parte mia è finita..... Per il tipo di moneta credo che siamo nell'eccellenza sia per il ritratto di Carlo II al diritto che per la biscia coronata al rovescio. I particolari sono molto ben definiti nel ritratto, la lunga capigliatura, occhio, naso, bocca.....1 punto
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