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  1. ARES III

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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 04/02/24 in tutte le aree

  1. Segnalo l'uscita del n. 404 di Panorama Numismatico. Questo è l'indice: Gianni Graziosi, Medaglie devozionali: divagazioni e curiosità, prima parte – p. 3 Vincenzo Marrazzo, Tra Magna Grecia e Sicilia: tre stateri incusi di Crotone riconiati su didrammi di Gela – p. 9 Roberto Diegi, Le Dracme dei Severi – p. 15 Roberto Diegi, Dracme in argento di Cesarea di Cappadocia prima e dopo la famiglia di Settimio Severo – p. 18 Luigi Franzoni, Monetazione in lire della Repubblica Italiana (1946-2001), prima parte – p. 25 Realino Santone, Monete del Regno delle Due Sicilie. Aquilette particolari sulla piastra del 1842 – p. 41 Marco Benetello, Canova e Thorvaldsen, due grandi scultori Neoclassici – p. 43 Alberto Castellotti, Scusi non ho il resto – p. 55 Notizie dal mondo numismatico – p. 58 Emissioni numismatiche – p. 60 Mostre e Convegni – p. 62 Aste in agenda – p. 63
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  2. A San Lorenzo in Campo in provincia di Pesaro è stato stilato il calendario 2024 per le visite alla famosa Stanza dei Francobolli che si trova all'interno del Palazzo delle Rovere. Il calendario prevede per il mese di giugno le aperture tutti i sabati, le domeniche e i festivi dalle 15,30 alle 19,30. Estese a luglio e agosto alla fascia oraria 16-20. A settembre, fino al 15, si tornerà all’orario 15,30-19,30, sempre nelle giornate di sabato, domenica e festivi. Aperture straordinarie sono previste per il 10, 11 e 15 agosto e poi per la settimana dal 7 al 13 ottobre quando San Lorenzo vivrà la sua settimana di capitale della cultura con Pesaro 2024. Biglietto intero 3 euro e ridotto 2 per under 18, over 65, gruppi di almeno 8 persone e scolaresche. La Stanza dei Francobolli fu realizzata dal luglio 1932 all'agosto 1934 da Agostino Ghilardi (1853-1951) dando ordine ai ragazzi del paese di raccogliere francobolli inviati soprattutto da emigranti. Un disegnatore realizzò in cartoncino dei disegni che poi Ghilardi coprì coi francobolli. Nella stanza sono state tappezzate le mura interamente con i francobolli realizzando i seguenti disegni: - lo stemma di San Lorenzo in Campo; - lo stemma sabaudo con il motto araldico F.E.R.T. (Fortitudo Eius Rhodum Tenuit); - lupa capitolina; - l'effigie di Vittorio Emanuele II; - cartina d'Italia con le regioni come erano dopo la I guerra mondiale; - Jugoslavia con francobolli slavi; - Austria con francobolli tedeschi; - Francia e Corsica con francobolli francesi In totale sono stati utilizzati circa 97.000 francobolli.
    2 punti
  3. Con tutto il rispetto... se chi mi ha preceduto non fosse stato abbastanza chiaro: Servono foto di entrambi i lati e possibilmente anche i dati ponderali (peso e diametro). Senza questo non sarà possibile dare alcuna risposta. You need photos of both sides and possibly also weight data (weight and diameter). Without this it will not be possible to give any answer. Non è mia abitudine scrivere in grassetto ma, a volte, sembra di parlare lingue diverse.
    2 punti
  4. "Sono io, tesoro!"
    2 punti
  5. Direi che è proprio lo stesso esemplare... Arka Diligite iustitiam
    2 punti
  6. e queste non chiamiamole due vecchie cariatidi qui ai lati ed in centro ad adesso corro a postarla anche nell'altra discussione, quella degli orrori
    2 punti
  7. Buonasera, Oggi vi sottopongo questo denario di Marcio Filippo, con al dritto la testa di Anco Marzio, mentre al rovescio abbiamo l'acquedotto dell'acqua Marcia sormontato da una statua equestre con accanto il nome Philippus ed in esergo "aquamr". Questo acquedotto, costruito nel 144 a.C. dal pretore Quinto Marcio Re, forniva acqua in molte parti di Roma antica e molti imperatori ne ampliarono la portata o lo restaurarono in diverse occasioni. È una moneta con un grande valore storico che attesta e documenta la grandezza dei costruttori romani. L'acquedotto era lungo, infatti, oltre 90 km di cui ben 11 km in arcate e per 80 km circa era interrato. Riguardo alla moneta, credo sia un BB con un bel ritratto di Anco Marzio al dritto, mentre al rovescio la statua ha perso molto dei dettagli originali. Peso 4 g Diametro 19 mm Le vostre opinioni sono molto importanti, ma non avrei dubbi sulla autenticità. Grazie mille Atexano
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  8. Scavo per la fognatura. La pala si imbatte in una tomba antichissima. Un uomo e una donna. Tutto il loro corredo. Gioielli e armi E’ stato durante i lavori di costruzione di una nuova rete fognaria. La pala per l’escavazione del terreno si è imbattuta in qualcosa che non poteva essere un macigno isolato. I lavori sono stati fermati. L’ingresso all’ipogeo era chiuso da cumuli di pietre con i quali, originariamente, il luogo era stato protetto. Il materiale è stato rimosso dopo l’arrivo degli archeologi. La rimozione delle pietre ha consentito l’accesso a una camera sepolcrale dalla volta a botte. La parte superiore imbiancata. Quella inferiore – al di sotto di un dipinto nastro dorato, caratterizzato dalla presenza di fiocchi d’unione – è colorata con un pigmento rosso sangue. A terra, due corpi, uniti nel sonno eterno, e un corredo sfarzoso. La notizia del ritrovamento è stata data nelle ore scorse dal direttore del museo di Vergina – Macedonia Centrale – Angeliki Kottaridi. Nell’antica città di Aegae, situata nell’odierna Vergina della Macedonia centrale, è stata così scoperta scoperta una tomba macedone di grande importanza storica. Aegae, capitale originaria della Macedonia, ha sempre rivestito un ruolo fondamentale nella storia di questa regione, conservando la memoria dei suoi re anche dopo il trasferimento della capitale del Regno a Pella nel IV secolo a.C. La scoperta assume un significato particolare poiché Aegae è stata il luogo in cui Filippo II di Macedonia, uno dei sovrani più influenti della storia antica, fu assassinato da uno dei suoi stessi guardie del corpo, Pausania di Oresti. Questo fatto tragico, accaduto lungo le strade di questa antica città, ha segnato indelebilmente il corso della storia macedone. L’annuncio della scoperta è stato reso pubblico dall’archeologa Angeliki Kottaridi, in questi giorni, durante il 36° incontro archeologico annuale per il “Progetto archeologico in Macedonia e Tracia” . La tomba è stata rinvenuta, ha detto la relatrice, durante i lavori per la costruzione di una nuova rete fognaria, quando gli operai hanno scoperto un ingresso nascosto sotto cumuli di pietre. Le dimensioni della tomba, 3,7 x 2,7 metri, e i suoi dettagli decorativi, come una fascia dorata con fiocchi, testimoniano dell’importanza e del prestigio del defunto. Secondo gli esperti, la tomba risale al III secolo a.C., un periodo cruciale dopo il regno di Alessandro Magno, e si trova nelle vicinanze di una tomba simile scoperta per la prima volta nel 1969. All’interno della tomba, gli archeologi hanno trovato i resti di un uomo, accanto ai quali erano deposti uno scudo con parti in ferro rinforzato e diverse armi, suggerendo il suo status militare. Accanto a lui, giacevano i resti di una donna, presumibilmente la sua sposa, accompagnati da gioielli come perle, collane e una corona di mirto dorato, simbolo di prestigio e nobiltà, nonché pianta matrimoniale. Angeliki Kottaridi ha sottolineato che questa parte della necropoli di Aegae era riservata alle sepolture dei macedoni di alto rango, come evidenziato da numerose scoperte precedenti di tombe contenenti ricchi oggetti funerari. Questa scoperta getta nuova luce sulla vita e sulle pratiche funerarie dei nobili macedoni, offrendo preziose informazioni per comprendere meglio la storia e la cultura di questo antico regno. Il Regno di Macedonia, situato nella regione meridionale della Penisola balcanica, sorse inizialmente come un piccolo Stato periferico. Secondo la tradizione, il regno fu fondato agli inizi dell’VIII secolo a.C. da Carano, un re leggendario. Tuttavia, fu con Filippo II, che salì al potere nel 359 a.C., che la Macedonia iniziò a emergere come una potenza regionale. Filippo II orchestrò una serie di riforme militari e politiche che trasformarono la Macedonia da una potenza minore a una che dominava l’intera Grecia continentale. Il culmine della potenza macedone fu raggiunto sotto il regno di Alessandro III, meglio conosciuto come Alessandro Magno, figlio di Filippo II. Dopo esser succeduto al padre nel 336 a.C., Alessandro condusse una serie di campagne militari senza precedenti che portarono alla conquista di gran parte del mondo conosciuto. Attraversò l’Asia Minore, sconfisse l’Impero persiano e si spinse fino alle porte dell’India, creando così uno degli imperi più estesi della storia antica. La sua morte nel 323 a.C. segnò la fine dell’Impero macedone unitario e diede inizio all’era degli “Diadochi”, i successori di Alessandro, che governarono i vari territori dell’impero diviso. Dopo la morte di Alessandro, la Macedonia divenne teatro di conflitti tra i Diadochi. Le lotte per il controllo del regno portarono alla frammentazione dell’Impero macedone in vari regni ellenistici, governati dalle dinastie dei Diadochi. Alcune di queste dinastie furono di origine macedone, come quella degli Antipatridi e degli Antigonidi, mentre altre furono fondate da generali di Alessandro, come i Seleucidi e i Tolomei. La dinastia argeade, che aveva governato la Macedonia fin dai suoi primi giorni, si estinse con la morte di Alessandro IV. Successivamente, il regno passò sotto il controllo delle dinastie Antipatride e Antigonide. Durante questo periodo, vi furono brevi interruzioni al dominio macedone, come i regni di Pirro, Lisimaco e Tolomeo Cerauno. La Macedonia perse definitivamente la sua indipendenza dopo essere stata sconfitta nella battaglia di Pidna nel 168 a.C. da parte della Repubblica romana. Dopo la sconfitta del re macedone Perseo, la Macedonia fu divisa in quattro repubbliche romane. Nel 148 a.C., la Macedonia fu completamente assorbita come provincia romana, ponendo così fine alla sua storia come regno indipendente. https://stilearte.it/scavo-per-la-fognatura-la-pala-si-imbatte-in-una-tomba-antichissima-un-uomo-e-una-donna-tutto-il-loro-corredo/
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  9. N°1, medaglia devozionale francescana, bronzo/ottone, ultimo quarto del XVII sec. (dopo il 1690) .- D/ S. Antonio da Padova Volto a SX verso Gesù Bambino in piedi.- R/ Credo sia S. Giovanni da Capestrano con lo stendardo, in alternativa potrebbe essere S. Venanzio martire di Camerino?- . N°2 Medaglia Giubilare, bronzo/ottone della prima metà del XVIII sec., probabilmente riferibile agli Anni Santi, 1700 o 1725.- Roma.- D/ La Porta Santa aperta, con alcuni pellegrini.- R/ La Scala Santa, anepigrafe, non comune.- Ciao Borgho
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  10. Ciao, si tratta di un denario repubblicano romano. Posto esemplare della stessa tipologia per corretta catalogazione 🙂. ANTONIO
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  11. Oncia semilibrale visto il peso
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  12. Ha ecco! il tema era Anime e Manga! Mettiamo da parte le attrici non protagoniste (banconota da 500 franchi svizzera anni '60-70 non mia)
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  13. Buonasera. Trattasi di denaro comunale,tra la fine del XII secolo e la fine del XIII secolo. Zecca di Verona
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  14. Se acquisti un bene non in regola, si incappa nel sequestro e in una denuncia....
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  15. Postumi del pesce d'aprile....
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  16. Ciao, il fatto è che quelle scritte enigmatiche sembrano uno scherzo della natura! Senza una motivazione plausibile è dura da accettare (il codice di una setta?), di sicuro non è stata fatta per ingannare qualche collezionista, è palesemente sin troppo lontana dall'autentica. Non so se può essere più vecchia di quanto si pensa, ad ogni modo tutto può essere, comunque non è un tondello prodotto l'altro ieri, una sessantina di anni li ha, e sarebbe interessante anche sapere in quale luogo è stata pensata e realizzata.
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  17. Andrebbero scelte meglio certe cose😉
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  18. Aeeeeee😂, non nominiamo quella parola. Fidati che pur non usandolo,arriva nelle nostre tavole🥴
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  19. Ma.ci mancherebbe pure. Anche se , dovremmo considerare che se un italiano eseguisse quel piatto in Usa, io comunque mi fiderei, l' esecuzione sarebbe data comunque dalla sua mano. Semmai bisognerebbe veder le materie prime, ma il piatto,la ricetta,è un nostro classico.
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  20. Buona anche per me. Di seguito un esemplare in vendita sul web con medesima patina del deserto.
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  21. ¡Hola! Comprata a Siviglia, durante una vacanza: non importa se è rovinata, quando la guardo penso alla calle Hernando Colón, vicino alla Giralda (a fianco della Cattedrale), dove c'era il negozietto. Njk
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  22. Dal bassissimo della mia ignoranza la prenderei per buona Ma ripeto, aspetta qualche altro parere...
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  23. 🤣🤣🤣🤣 dai capita figurati. skuby
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  24. E' un oncia della serie semilibrale romana datata tra il 217 e il 215 aC. Dall'altro lato deve avere una pua di nave
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  25. Questa invece è elettrizzante:
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  26. Grazie per la segnalazione, l'ho letta con piacere e trovata molto interessante; dovrebbero nascere più spesso discussioni del genere. In quanto alla mia moneta non credo possa rientrare nella categoria dei conii rozzi, chiuderei l'argomento definendola proprio un falso d'epoca fatto in casa da qualcuno con molta manualità a sagomare tondelli ed incidere a mano con strumenti basilari. Sicuramente una falsificazione di qualche sestino o mezzo della prima metà del sedicesimo secolo. Saluti, Arnold!
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  27. le ho pure io le 1897, mi ero accorto di questa differenza nei 7 e chiesi, sono una variante a tutti gli effetti anche se i numeri venivano montati a parte e non cambia tutto il conio. Tornando alla 1987, per averla TROVATA in un lotto di 9 kg che mi sta dando grosse soddisfazioni, direi non male anche la conservazione, certo che ste foto non aiutano, le ho fatte proprio male, ma era l'unico modo per far risaltare il 7 ad uncino.
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  28. Sul Cappelli la moneta è solo disegnata e riportata uguale sul Bellizia. Certamente rimangono dei dubbi sulla classificazione corretta perché sulla tua moneta sembrano esserci delle lettere al diritto, che mancano sulle monete di Mansone. Su quelle di Mansone, dalla bibliografia ci sono solo due stelle ai lati del busto. Con questo non voglio dire che devono essere per forza tutte così, si sa che la numismatica è sempre in evoluzione e non mancano segnalazioni di inediti in continuazione, tanto è vero che esiste una moneta di Mansone con ai lati del busto le lettere "S M" che riportano a S.Matteo patrono di Salerno. Ecco pure perché si pensa che Mansone sia stato un personaggio molto importante alla corte di Salerno nel periodo di Roberto il Guiscardo e il figlio Ruggero.
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  29. Roma Numismatics Ltd > E-Sale 118 Auction date: 8 April 2024 Lot number: 521 Price realized: This lot is for sale in an upcoming auction Lot description: Phrygia, Bruzus Æ 19mm. Pseudo-autonomous issue, time of Septimius Severus to Macrinus, circa AD 193-218. Rufinus, magistrate. BPOYZOC, turreted and draped bust of city-goddess to left, with cornucopia at her shoulder, holding sceptre / POYΦINOC ΒΡΟΥΖΗΝΩΝ ΑΝΕΘΗΚ, Apollo standing facing, head to right, drawing bow. BMC -; SNG Copenhagen -; SNG Leypold 1474; SNG von Aulock -. 4.50g, 19mm, 7h. Near Extremely Fine. Estimate: 75 GBP
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  30. Da un post che ho trovato in rete di Marco De Luca: Fin dal medioevo per conservare denaro e oggetti di valore si usavano casse con meccanismi più o meno complicati. In origine un buon metodo di sicurezza era quello “a tre chiavi”, in cui il denaro era tenuto sotto il semplice sistema di tre serrature e tre chiavi diverse, affidate a tre persone differenti. Col tempo però, soprattutto nel sud della Germania, in particolare intorno alla città metallurgica di Norimberga, vennero realizzate nuove serrature, fino a lasciare a quella zona della Germania quasi un monopolio. Durante il XVI e XVII secolo le vecchie cassette in legno a tre chiavi vennero sostituite dalle casseforti dell'area tedesca, che basavano la sicurezza nella stessa robustezza del materiale, poiché erano di ferro, con pareti e copertura in lamiera di grosso spessore, rinforzate sui bordi, angoli e sul resto della superficie da bande di ferro inchiodate e rivettate. Visto il peso e le dimensioni vennero dotate di grandi maniglie ai lati per il trasporto. Ma la cosa più sorprendente di queste casseforti era il loro sofisticato sistema di chiusura che fu posizionato, in modo innovativo, non sul davanti ma sotto il coperchio. Questa chiusura consisteva in un complicato meccanismo a molla mobile che poteva pilotare fino a un totale di 24 perni o chiavistelli con il semplice giro di una chiave. La toppa per la chiave? Era inserita al centro della parte esterna del coperchio e mimetizzata con la decorazione. Per completare il sistema di sicurezza, la parte anteriore della scatola aveva due perni con i relativi lucchetti. Tra i due, inoltre, c’era una falsa serratura. Fonte:Archivio delle Indie di Siviglia Salutoni odjob
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  32. Durante la prima guerra mondiale, quando l'Africa Orientale tedesca rimase isolata, nell'aera di Liwale si utilizzarono un piccolo numero di buoni-risposta internazionali come biglietti d'emergenza. Questo esemplare fu reso valuta valida per la regione apponendo il timbro del Fieldpost n. 3 il 24 settembre 1917.
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  33. Peccato proprio, però mi piace un sacco lo stesso come monetina!
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  34. Ti avevo trovato nel catalogo anche la sua rara variante riguardo la firma dell'incisore, ma vedo che ti hanno già risposto....
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  35. Ti invito a leggere il mio studio "Le piastre celebrative napoletane del 1791 e un maestro delle prove ritrovato". https://independent.academia.edu/AlessandroGiaccardi
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  36. 1940-42, marche da 50c grigie, "imposta sull'entrata, vendita al minuto" sono marche che avevano una matrice sulla sx che ovviamente sull'usato non troviamo, sicuramente la matrice veniva apposta sul documento che rimaneva in archivio. Interessante perché e' quasi un foglio intero di queste marche in questo lato del documento. La Marca da 5 lire grigio verde a 'Tassa Fissa' del 1930-32 filigrana Corona dent. 14 dicitura: Officina Carte valori Roma. Un bell' insieme, singolarmente hanno un valore basso, ma in questo documento la quantità fa la differenza. Anche il documento parlando di un bombardamento (addirittura con la data di quando avvenne) e' un pezzo di storia. NON COMUNE mi piace molto.
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  37. Ecco a voi un centauro femmina, perlomeno come se lo immaginavano gli anglo-sassoni Anglo Saxon Silver Sceat 710-760AD Series S tipo 47
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  38. Buonasera, nonostante ribadisca ancora una volta la mia ignoranza, mi inserisco nel topic per concordare con @nikita_sul fatto che la moneta in oggetto non sembra sia "vittima" di un fenomeno di elettrolisi dell'alluminio (cancro dell'alluminio), che si presenta solitamente come una formazione biancastra di consistenza polverulenta. Anche io ritengo sia solo consumata e probabilmente con sporcizia. La causa del cosiddetto cancro dell'alluminio (termine inappropriato... dato che non esiste in ambito metallurgico... ma molto colorito e che rende l'idea), che colpisce le monete, dovrebbe essere la conservazione in ambiente molto umido con presenza di sali metallici e altri metalli (potrebbero bastare anche i sali presenti nelle dita quando si maneggia la moneta). Questa concomitanza di fattori portano alla degradazione dello strato di ossido di alluminio (che si forma naturalmente dal contatto dell'alluminio con l'ossigeno dell'aria) e che funge da passivante. Per innescare una corrente galvanica e dar luogo all'elettrolisi non é necessario che i diversi metalli siano immersi in acqua o a contatto diretto, ma é sufficiente un alto grado di umidità e una certa percentuale di salinità. Quindi, in determinate condizioni, con l'umidità, monete di alluminio a contatto (o troppo vicine) con altre di altri metalli non vanno assolutamente bene, dato che ne sarebbero suscettibili (il ferro, l'acciaio, sono più nobili rispetto all'alluminio, quindi viene corroso, ma, a sua volta, è piú nobile dello zinco ... in questo caso il fenomeno della corrosione colpisce lo zinco). Questo fenomeno è altamente presente sia nella nautica (infatti per scongiurarlo vengono utilizzati gli "anodi sacrificali"), sia nell'aeronautica, in cui vengono impiegate particolari leghe di alluminio particolarmente resistenti ai diversi tipi di corrosione (es. tensocorrosione, pitting, corrosione granulare ecc. ... problematiche non di poco conto in questo settore). Per quanto riguarda i rimedi... credo che oggi, almeno in ambito industriale, esistano dei decapanti chimici da passare dopo la rimozione meccanica delle parti mobili e forse anche dei passivanti per preservare da ulteriori fenomeni ossidativi... ma non ne ho la certezza. Attendo fiducioso eventuali correzioni o precisazioni da qualche vero esperto in materia.
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  39. dalla foto non noto nulla di strano in questi 50 reichspfennig del 1935. la vedo solo usurata
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  40. Ciao RUBLO, ho una notizia molto particolare per te, spero di non frastornarti. Probabilmente sei stato adottato: dai documenti a mia conoscenza sei una Poltina, nome latino della famiglia Poltinnik. Sei un discendente dei "Copechi da 50", i rubli ti sono sempre stati vicino, ma con loro non hai legami stretti, anzi ti hanno sempre guardato dall'alto del loro valore. Di strumenti a fiato non me ne intendo, ma ti assicuro che non devi preoccuparti: sei d'argento e pure collezionabilissimo, anche se non sei più fresco come una volta, hai una grande storia da raccontare.
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  41. Questi errori sono rari ma non eccezionali nelle zecche orientali con incisori non latinisti. La palma spetta sicuramente a Antiochia. Cizico: L’errore più divertente è quello che mischia i nomi di Valentiniano II e Teodosio I:
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  42. 1 punto
  43. In genere quando raccolgo dati di almeno una cinquantina di esemplari in più, per aggiornare tutti i dati preferisco avere un numero consistente di nuovi dati. Comunque entro l'anno.
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  44. Scavi per condominio. Trovano un misterioso edificio degli antichi romani. Strani oggetti, gioielli, maledizioni e architettura anomala A chi apparteneva l’anomala villa romana, ricca di strani oggetti, trovata in questi giorni durante gli scavi preventivi per la realizzazione di un complesso residenziale? A un membro dell’esercito romano? Oppure questo edificio così singolare era una sorta di luogo di culto della romanità? E perché qui sono state trovati strani oggetti votivi, in buon numero, che riproducono asce? E che significato hanno i rotolini di piombo che contengono invocazioni, probabilmente di maledizione? Rotoli magici di piombo, utilizzati per le maledizioni, trovati durante lo scavo @ Red River Archaeology Group E’ un affascinante e composito mucchio di indizi aggrovigliati quello che stanno portando alla luce e dipanando gli archeologi del Red River Archaeology Group durante gli scavi per la realizzazione di un complesso residenziale – villette, con parco e giardini – a Brookside Meadows di Grove, nell’Oxfordshire, in Inghilterra. Il contesto del ritrovamento Il villaggio di Grove, dove sta avvenendo il consistente scavo archeologico, si trova a 13 miglia a sud-ovest di Oxford, dove la valle del Tamigi incontra i Berkshire Downs. La sua posizione privilegiata, a decine di chilometri da qualsiasi grande industria, conferisce al paese un aspetto tranquillo e incontaminato, in mezzo ad aree agricole tradizionali. Il paese si è sviluppato, negli anni del dopoguerra, da un piccolo borgo autosufficiente. a una fiorente comunità residenziale moderna che ha beneficiato del suo passato in un modo davvero unico. Da borgo di circa 500 anime è cresciuto fino a quasi 7.500 abitanti. Ora stanno sorgendo altri edifici residenziali. Una scelta territoriale che fu compiuta, poco meno di 2000 anni fa, anche, dai Romani. La presenza di resti romani anche nella vicina Oxford lascia pensare che l’edificio appena portato alla luce facesse parte delle avvedute visioni di presidio territoriale romano, con centri urbani e diffuse occupazioni equilibrate – in una sorta di centuriazione delle campagne circostanti. Foto aerea dello scavo @ Red River Archaeology Group In quella che, per ora, chiameremo villa romana scoperta in queste settimane e ancora oggetto di scavo e di studio, sono state trovate numerose monete, anelli e spille e una fibbia per cintura con testa di cavallo – che potrebbe essere di derivazione militare o appartenere, dicono gli archeologi inglesi, a un membro d’élite dell’esercito romano, forse legato alla cavalleria – risalente al 350-450 d.C. Monete romane del 300, tra quelle che sono state scoperte nella villa @ Red River Archaeology Group La fibbia che rappresenta due cavalli contrapposti @ Red River Archaeology Group Il palazzo – forse occupato tra il I e il IV secolo d.C. – era riccamente decorato con intonaci dipinti e mosaici a motivi floreali. La villa era pure riscaldata con un sistema ad ipocausto. Resti di intonaci colorati recuperati dai resti dell’edificio romano @ Red River Archaeology Group Singolare è la forma dell’insieme edilizio. Esso è costituito da un monumentale “edificio a navate” a forma di sala con navate – una forma di chiesa, per intenderci con semplicità – un tipo di struttura che, dicono gli inglesi, sembra risalire alla fine del I secolo d.C. Questo edificio è immediatamente adiacente ad una “villa a corridoio alato”, una struttura domestica di alto rango con una fascia centrale e ali fiancheggianti di stanze a cui si accede da un corridoio centrale. Resta da spiegare anche la presenza di numerose piccole asce votive in bronzo e di rotoli magici di piombo che spesso venivano usati per le maledizioni di avversari o persone ostili, rito che, a Roma, raggiungeva l’apice nelle feste primaverili delle idi di marzo, durante le quali si celebrava Anna Perenna, dea arcaica legata alla prosperità dell’agricoltura e al capodanno agricolo. Archeologo mostra una delle asce votive trovate nell’edificio @ Red River Archaeology Group L’edificio aveva un uso misto, residenziale e cultuale? L’ipotesi resta in campo. La presenza di piccole asce potrebbe indicare anche l’adesione del proprietario a uno dei “collegi” o “sodalizi” che, nell’antica Roma, erano formati da persone associate da comuni funzioni, arti o mestieri, a difesa dei propri interessi? Altre risposte giungeranno dalla prosecuzione dello studio dei resti edilizi e dei reperti. “Le dimensioni degli edifici che ancora sopravvivono e la ricchezza dei beni recuperati suggeriscono che questa fosse un insieme urbanistico dominante nella località, se non nel panorama più ampio”, ha affermato Louis Stafford, responsabile del progetto senior di Red River Archaeology. La sua collega Francesca Giarelli ha aggiunto che il sito era “molto più complesso di un normale sito rurale e chiaramente è stato un importante centro di attività per molto tempo”. Campbell Gregg, amministratore delegato di Barratt e David Wilson Homes Southern, ha affermato che lavorare con il gruppo ha contribuito a “sviluppare la comprensione e il patrimonio storico locale”. https://stilearte.it/scavi-per-condominio-trovano-un-misterioso-edificio-degli-antichi-romani-strani-oggetti-gioielli-maledizioni-e-architettura-anomala/
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  45. Une découverte majeure : l’enceinte du Haut Empire En l’absence de remparts, certains historiens faisaient de Narbonne au Haut Empire une ville ouverte. Les archéologues de l’Inrap n’envisageaient donc nullement sa présence en ce lieu. Ils en ont pourtant dégagé un important tronçon, de 30 mètres de long : la courtine (mur d’enceinte) et une tour, largement épierrées. Cette dernière présente un mode de construction original, peut-être destiné à assurer une meilleure stabilité à l’édifice : une tour ronde aux fondations carrées. Les dimensions de l’ensemble (diamètre de la tour, épaisseur des murs) sont aux normes du Haut Empire et se rapprochent d’enceintes d’autres cités comme Orange, Lyon, Autun… Sa datation précise reste encore à affiner mais elle aurait été construite dans les dernières décennies du Ier siècle avant notre ère. Un quartier d’entrepôts lié au commerce portuaire La fouille se déploie dans un quartier excentré de la ville antique, urbanisé vers 50 de notre ère, soit plus d’un siècle et demi après la fondation de la Colonia Narbo Martius en 118 av. J.-C. Il est composé de plusieurs îlots urbains, scandés par trois rues et une ruelle, dotés de canalisations assurant l’évacuation des eaux pluviales et usées, certaines se recoupant. Le quartier a subi plusieurs réaménagements durant sa phase d’occupation (du milieu du Ier siècle jusque dans le courant du IIIe puis – après une phase d’abandon – aux IVe et Ve siècles). Vue générale de la fouille lors de la tranche 1. © Antoine Farge, Inrap Ce secteur de la ville était dédié à une activité de stockage et de commerce de marchandises. Trois à quatre entrepôts ont été partiellement dégagés sur ce chantier, espaces de stockage probablement administrés par différents commerçants. L’un des bâtiments se distingue des autres : il permettait d’entreposer des marchandises, au rez-de-chaussée, sur un sol assaini par un système de vide sanitaire en amphores recyclées. L’étage devait quant à lui servir de bureau ou d’habitat comme en témoignent les fragments de sols en béton et de mosaïques ainsi que les parois en briques de terre crue recouvertes d’enduits peints retrouvés effondrés à la suite d’un incendie. Un peu plus loin, un second entrepôt parait détruit par le même phénomène. Les bâtiments reconstruits semblent liés à d’autres activités. Ainsi, une pièce aux murs particulièrement bien conservés, sur près de 80 cm d’élévation, est décorée d’enduits peints. Leur motif imite des plaques de marbre tandis que le plafond était décoré d’entrelacs végétaux sur fond blanc. Cet ensemble va être déposé par des restaurateurs et intégrera après études, les collections du musée Narbo Via grâce à une convention de dépôt liant l’État et l’EPCC Narbo Via. Ces découvertes sont à rattacher au port urbain de Narbo Martius, implanté le long du bras antique de l’Aude. Celui-ci constitue, avec l’avant-port maritime dont les vestiges ont été observés en plusieurs points (Île Saint-Martin à Gruissan, Mandirac, La Nautique), un système portuaire complexe dont l’importance est attestée notamment dans les textes et les inscriptions antiques. Cette fouille contribue à l’identification du tracé antique du fleuve, dont le cours a été en partie artificialisé lors de la canalisation de la Robine au XVIIIe siècle. Une journée portes ouvertes le samedi 23 mars 2024 L’Inrap organise une journée portes ouvertes samedi 23 mars. Les visiteurs pourront découvrir l’archéologie préventive au travers d’une exposition et d’un atelier « archéomaquette », avant de voir les vestiges en compagnie des archéologues travaillant sur cette fouille. L’initiative des aménageurs (Groupe SM) pour assurer la préservation des vestiges remarquables Les structures identifiées lors de diagnostics et de fouilles archéologiques préventives sont vouées à la destruction, une fois documentées, pour laisser place aux nouvelles constructions. Au vu du caractère exceptionnel des découvertes réalisées quai d’Alsace, le Groupe SM a décidé de modifier son projet d’aménagement, afin d’assurer la conservation des vestiges de l’enceinte antique (tour et courtine), qui seront donc intégrés dans la future réalisation. https://www.inrap.fr/decouverte-de-l-enceinte-du-haut-empire-de-narbonne-et-d-entrepots-dans-le-17895
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  46. Io non ho altro da aggiungere, se non che continuerò a segnalarla con garbate email motivando le mie perplessità, a qualunque casa d'aste del mondo proporrà in vendita questo conio. Se poi vorranno ritirarla o meno, affari loro ed eventualmente degli acquirenti
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  47. Scavi, a Imola emersa una tomba villanoviana: stop ai lavori A lavoro gli archeologi della Soprintendenza, che stanno recuperando una tomba con urne cinerarie e oggetti in bronzo Un ritrovamento che blocca il cantiere. Da qualche giorno sono stati interrotti i lavori per il completamento del sottopassaggio ciclopedonale di Pontesanto a Imola e delle opere connesse per il ritrovamento di una tomba del periodo villanoviano venuta alla luce nello scavo della rampa vicino alla sede della CTI. Come rende oto il Comune di Imola, sono al lavoro gli archeologi della Soprintendenza, che stanno recuperando una tomba con urne cinerarie e oggetti in bronzo. Il fermo potrebbe durare un paio di settimane. Il cantiere era già stato oggetto di rinvenimenti archeologici anche durante i primi rilievi. "Non è escluso che alla ripresa degli scavi per realizzare la rampa emergano nuovi reperti, essendo la zona nell’antichità area cimiteriale" si legge nella nota "La nuova pista ciclopedonale con il sottopassaggio per collegare Pontesanto alla rete ciclabile del resto della città comporta un investimento pari a 1,1 milioni di euro". Cultura villanoviana E' il nome convenzionale e moderno della fase più antica della civiltà etrusca che si sviluppò tra gli inizi del I millennio a. C. (Età del Ferro) fino agli ultimi decenni dell'VIII secolo a. C. Fino ad allora sconosciuta, questa cultura venne portata alla luce e identificata da Giovanni Gozzadini fra il 1853 ed il 1856 grazie agli scavi effettuati - a seguito di un ritrovamento fortuito - nel podere Camposanto alle spalle della Chiesa di Santa Maria delle Caselle tra Castenaso e San Lazzaro, che portarono alla scoperta dei resti di una vasta necropoli a incinerazione e a inumazione. Il termine ''Villanoviano'' venne scelto da Gozzadini ispirandosi al nome della sua tenuta, situata poco distante nella località oggi conosciuta come Villanova di Castenaso. I reperti archeologici relativi all'epoca villanoviana ritrovati nel corso del tempo sul territorio sono ospitati in sedi diverse: -per quanto riguarda gli scavi nell'area tra Castenaso e San Lazzaro: quelli scoperti da Gozzadini passarono dopo la sua morte alla Biblioteca dell'Archiginnasio per poi confluire nelle raccolte del Museo Civico Archeologico di Bologna che tuttora li ospita; i reperti frutto di campagne di scavo più recenti (1988) in un lembo superstite della necropoli sono presentati in un'apposita sezione del Museo della Preistoria di San Lazzaro di Savena; gli ultimi eccezionali ritrovamenti (2007) in frazione Marano di Castenaso sono diventati il fulcro del MuV- Museo della Civiltà Villanoviana di Castenaso Inoltre, a Bazzano sono conservati i reperti di alcune tombe del Villanoviano orientalizzante di Casalecchio; a Budrio i reperti dalla necropoli e dall'insediamento villanoviano di Castenaso; a Imola, nella sala dedicata al villanoviano imolese sono esposti, dalla necropoli di Pontesanto, i calchi di due tombe così come furono riportate alla luce nel momento dello scavo e i materiali restaurati dei loro corredi. (fone: Città Metropolitana) https://www.bolognatoday.it/attualita/imola-tomba-villanoviana-lavori-sottopasso.html
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  48. Caro @Tinia Numismatica che tu non fossi uno specialistica di magnogreche (aggiungo e siciliane visto che la Sicilia è un'entità storico-geografica distinta) lo abbiamo potuto riscontrare già anni addietro quando nell'asta Cesare condotta da Varesi-Tinia numismatica è stata proposta (assieme ad altre falsificazioni) una didramma falsa di Gela e a quanto vedo dai realizzi pure aggiudicata.....https://www.astetinia.it/it/lot/38/sicilia-gela-didracma-490-475-ac-ag-/ Dico questo perchè se si avesse l'umiltà di studiare, leggere chi ne sa di più e ha avuto modo di analizzare interi ripostigli (come ad es. Jenkins), eviteremo di fare come fanno oggi Leu & compagni. Le mie, per usare una tua espressione, possono essere solo "opinioni"....... Resta il fatto che non vorrei essere nè il collezionista che ha comprato da Leu nè quello della didramma qui postata. Rinfreschiamo pure la discussione al riguardo Ai moderatori del Forum e/o a chi gestisce il sito prego di non censurare questo mio post (metto già le mani avanti visto che viviamo in una società ipocrita del politically correct a tutti i costi) perchè, per il bene della numismatica che questo Forum deve perseguire, vanno difesi i valori sani della numismatica e devono passare quantomeno (sempre a mio avviso) i seguenti messaggi cardine: - i Corpora del passato vanno studiati e costituiscono il punto di partenza per un sano e corretto approccio alla numismatica; - Qualsiasi commerciante e/o astaiolo (soprattutto in caso di vendita all'incanto) non è che può mettere in vendita bellamente una moneta senza curarsi di vagliarla ed esaminarla prima. HA IL DOVERE DI ACCERTARSI ACCURATAMENTE DELL'AUTENTICITA' secondo la c.d. "SCIENZA E MIGLIOR ESPERIENZA DEL MOMENTO STORICO". Scrivo questo, e concludo, perchè dai messaggi di qualcuno passano indicazioni strane o addirittura fuorvianti. Odisseo
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  49. Mentre riporta un 50 Para 1814 ribattuto su un 20 Grana 1798 Ferdinando IV ?!?!?! :crazy:
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