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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 08/25/25 in tutte le aree

  1. Buongiorno,è una moneta spagnola contromarcata "resellada". Il difficile è capire il valore totale con le contromarche, comunque la base dovrebbe essere un 2 maravedis di Filippo II .La contromarca IIII è del 1603 (Filippo III), la contromarca VI è del 1636 (Filippo IV) e la contromarca ReX e la S dall altro verso è di Filippo IV databile al 1658-1659. https://it.numista.com/catalogue/pieces372709.html
    7 punti
  2. Buongiorno a tutti! Sperando di essere nella sezione giusta per parlare di una moneta destinata alla circolazione sul suolo italiano ma battuta all'interno di una zecca estera...quest’oggi vorrei condividere con voi la Storia che si cela dietro a questa semplice moneta: un Soldo per la Principesca Contea di Gorizia e Gradisca coniato nel 1769 presso la zecca di Gunzburg, marchio G·, durante il regno della sovrana Maria Teresa d’Asburgo. La moneta, con un diametro pari a 20 mm ed un peso di 2,59 grammi, viene riportata nel VI tomo del Corpus Nummorum Italicorum al n. 56 all’interno della sezione dei conii goriziani. Prima di proseguire con la descrizione della moneta, riporto qualche cenno storico-biografico legato alla vita della grande sovrana Maria Teresa d’Asburgo. Maria Teresa d’Asburgo nasce a Vienna nel 1717 dal Sacro Romano Imperatore Carlo VI d’Asburgo e dalla consorte Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbüttel. Dopo la promulgazione della “Prammatica Sanzione” e la definitiva abolizione della legge salica all’interno dell’Arciducato d’Austria, la giovane Maria Teresa diviene l’erede universale degli storici domini asburgici: l’Arciducato d’Austria, i regni d’Ungheria, Croazia, Slavonia, Galizia e Lodomiria, i ducati di Alta e Bassa Slesia, di Milano, Mantova, Parma, Piacenza e Guastalla e della Principesca Contea di Gorizia e Gradisca. Nel 1736 l’Arciduchessa sposa Francesco Stefano di Lorena che, dopo aver ceduto i suoi possedimenti al Re di Francia, ascende al trono mediceo diventando Granduca di Toscana ed elevando la coniuge a Granduchessa consorte. Alla morte di Carlo VI nel 1740 Maria Teresa si trova a capo di uno dei più vasti territori europei dell’epoca e deve fronteggiare in una sanguinosa guerra, passata alla storia come Guerra di Successione Austriaca, tutte le potenze straniere interessate ad occupare i territori asburgici con il pretesto di non riconoscere la “Prammatica Sanzione” promulgata da Carlo VI alla morte del suo ultimo erede maschio nel 1716, tra queste potenze ricordiamo: il Regno di Prussia, governato da Federico II “il Grande”, spesso ricordato come “acerrimo nemico” di Maria Teresa, il Regno di Francia di Luigi XV di Borbone, il Regno di Spagna di Filippo V e l’Elettorato di Baviera, governato dal duca Carlo Alberto, fatto eleggere Sacro Romano Imperatore come Carlo VII per mettere ancor più in difficoltà gli Asburgo durante la sanguinosa guerra di successione. La giovane Arciduchessa d’Austria, costretta a rifugiarsi nel Regno d’Ungheria, riesce ad ottenere l’appoggio dell’esercito magiaro dopo un lungo discorso da lei tenuto dinanzi alla dieta di Presburgo con in braccio il piccolo figlio Giuseppe, futuro Sacro Romano Imperatore, nato da pochi mesi: all’uscita dalla dieta la sovrana viene acclamata e rassicurata con festose grida di fedeltà ed esultanza, tra le quali spiccano le famosissime frasi “Moriamur pro rege nostro Maria Theresia” e “Vitam nostram et sanguine consecramus”. Durante i duri anni del conflitto, la giovane Arciduchessa d’Austria riesce a ricevere l’appoggio politico e militare da parte del Regno Unito e dall’Elettorato di Hannover governati da re Giorgio II, erede dell’omonima casata tedesca, dal Regno di Sardegna di Carlo Emanuele III di Savoia, dalle Province Unite e da molti elettorati tedeschi ostili alle politiche prussiane e bavaresi . Maria Teresa viene anche sostenuta dall’Impero Russo nonostante questo sia sconvolto da continue rivoluzioni di palazzo iniziate alla morte del sovrano Pietro I Romanov detto “il Grande”. Nonostante le gravi perdite e gli innumerevoli danni subiti da entrambi gli schieramenti, nel 1748 viene firmata la Pace di Aquisgrana che, dopo otto lunghi anni di conflitto, mette fine alla Guerra di Successione Austriaca, riconoscendo la sovranità di Maria Teresa su tutti i domini asburgici, eccetto la Slesia che viene ceduta alla Prussia, e l’elezione del granduca di Toscana Francesco Stefano di Lorena a Sacro Romano Imperatore con il nome di Francesco I. Durante il regno di Maria Teresa, all’interno l’Arciducato d’Austria e di tutti i suoi domini stranieri, la sovrana cerca di introdurre nuovi usi e costumi atti a migliorare la vita dei suoi sudditi, rimanendo sempre fedele al motto illuminista “Tutto per il popolo, nulla attraverso il popolo”. Dopo aver assistito all’improvviso decesso del marito Francesco I nel 1765 e all’ascesa al trono del Sacro Romano Impero del figlio Giuseppe II e all’elevazione a Granduca di Toscana del terzogenito* maschio Pietro Leopoldo (futuro Leopoldo II del Sacro Romano Impero) Maria Teresa muore nel 1780 dopo ben quarant’anni di regno. *secondo quanto stabilito da Francesco I di Lorena, il trono del Granducato di Toscana veniva ereditato per secondogenitura ma, essendo il suo secondo figlio Carlo Giuseppe morto nel 1761, il titolo passò al più giovane Pietro Leopoldo. Ritornando al Soldo goriziano… Al dritto presenta lo stemma coronato della Contea di Gorizia e Gradisca, formato dal leone rampante goriziano e dalle bande di Aquileia, in cornice barocca. Al rovescio, invece, entro un ornato cartiglio barocco sono poste, su quattro righe, le scritte ·1· SOLDO, il millesimo 1769 ed il marchio di zecca G· La monetazione in rame goriziana, messa in circolazione a partire dal 1733 durante il regno di Carlo VI d’Asburgo con l’emissione dei pezzi da Mezzo, 1, 2 e 3 Soldi, prosegue per tutto il XVIII secolo con i conii da ½ ed 1 Soldo emessi da Maria Teresa, Giuseppe II e Leopoldo II. Con l’ascesa al trono di Francesco II, oltre ai conii tradizionali, vengono emessi i pezzi da 2 Soldi in rame (con millesimi 1799, 1801 e 1802) e il pezzo da 15 Soldi in mistura d’argento con millesimo 1802. Personalmente, ritengo che questa serie di monete spicciole in rame sia una delle più interessanti ed eleganti emesse nel corso del XVIII secolo. Se qualcun’altro vuole esprimere un suo parere su questi conii, scriva pure! Buona giornata.
    4 punti
  3. Buongiorno a tutti. L'ultimo acquisto fatto in una calda domenica d'agosto, è la moneta che vi presento Carlino da 10 grana del 1818 di Ferdinando I Pesa 2,26 grammi per un diametro di 18,5 mm Come già scritto, non è il mio ramo principale d'interesse, ma questa mi piaceva proprio Cosa ne pensate?
    3 punti
  4. Sono dei tondelli minuscoli, ma danno grandi emozioni a toccarle e tenerle in mano. il tuo esemplare presenta dei difetti di coniazione e arriva a stento secondo me al qBB. Per paragone condivido il mio in conservazione qSPL
    3 punti
  5. Dovrebbe essere un grano di Carlo III battuto a Palermo. Spahr 15/18 MIR 545. Se hai bisogno di altre informazioni su altre monete, inserisci sempre il peso e la misura.
    3 punti
  6. Pardon 4, come scriveva @macs. Basterebbe che io imparassi a contare 😅 Saluti
    3 punti
  7. Sai in questi anni (più di 10) ne ho visti di "collezionisti" di monete nel forum che poi volevano solo vendere i loro reperti magari trovati in modo più o meno legale... Allora non hai letto gli interventi prima del mio ? Se non erro ci si domandava cosa volessi chiedere, perché non si capisce... Sai non faccio il maestrino, ma dal momento che non ti sei espresso linguisticamente nel migliore dei modi, ho ritenuto di ribadire certi concetti normativi (dal momento che sei nuovo non sai quante volte bisogna scrivere ai nuovi iscritti che i reperti trovati debbono essere consegnati alle Autorità). Io ti ho chiesto i dati che continui a nascondere, perché ? Se non dai dei dati come ti si può aiutare ? Mica bastano due foto ? E chi credi che siamo dei maghi con la sfera di cristallo ? Cosa ne sai chi sono io o che cosa faccio o di cosa mi occupo ? Non credi di essere presuntuoso ? Guarda che nessuno ti ha cercato e nessuno si strapperà le vesti se fai i capricci e vuoi andartene, però non offendere il Forum perché qui ci sono fior di professionisti, studiosi e collezionisti che aiutano tutti GRATIS. Se non ti sta bene vai da un perito e pagalo.
    3 punti
  8. Rara moneta d’oro della regina Berenice II d’Egitto, coniata 2.200 anni fa, scoperta nella Città di David a Gerusalemme. Perché la regina tolemaica appare con il titolo sul conio e cosa rivela della città antica Una scoperta archeologica avvenuta nel cuore di Gerusalemme porta nuova luce sul ruolo della città nel III secolo a.C. Durante gli scavi nel Parcheggio Givati, all’interno del Parco Nazionale della Città di David, gli archeologi dell’Israel Antiquities Authority hanno rinvenuto una moneta d’oro di eccezionale rarità, raffigurante la regina egizia Berenice II, moglie del faraone tolemaico Tolomeo III Evergete. Il ritrovamento è avvenuto per caso, quando la giovane archeologa Rivka Langler, setacciando la terra di scavo, ha notato un riflesso insolito: «Stavo setacciando il terreno quando ho visto qualcosa brillare. Non potevo crederci, ma poi ho capito che era una moneta d’oro. Dopo due anni di scavi, finalmente avevo trovato l’oro!». Credit: Israel Antiquities Authority Un conio eccezionale e quasi unico Solo venti esemplari noti al mondo, il primo in contesto archeologico Si tratta di una quarter-drachma in oro purissimo (99,3%), datata tra il 241 e il 246 a.C. Sul dritto appare il ritratto di Berenice, con diadema, velo e collana, raffigurata come una regina ellenistica a pieno titolo. Sul rovescio compare una cornucopia, simbolo di prosperità e fertilità, affiancata da due stelle, con la scritta in greco «della regina Berenice». Secondo gli studiosi Robert Kool (IAA) e Haim Gitler (Israel Museum), il valore storico è notevole: «La moneta non mostra Berenice solo come consorte, ma forse come sovrana a pieno titolo. È tra i primi casi in cui una regina tolemaica viene raffigurata su una moneta con il suo titolo, durante la sua vita». Ad oggi sono noti appena una ventina di esemplari di questo conio, nessuno dei quali era mai stato ritrovato in scavo stratigrafico fuori dall’Egitto. Credit: Israel Antiquities Authority Gerusalemme nel III secolo a.C. Un centro urbano in ripresa e connesso al Mediterraneo Il rinvenimento contribuisce a chiarire l’immagine della Gerusalemme ellenistica, a lungo ritenuta un insediamento minore e povero dopo la distruzione babilonese del 586 a.C. Gli archeologi Yiftah Shalev ed Efrat Bocher, direttori dello scavo, sottolineano come la moneta, insieme ad altri reperti coevi, dimostri che la città, nel III secolo a.C., stava ricostruendo relazioni politiche, economiche e culturali con i grandi centri mediterranei. Non più un villaggio marginale, dunque, ma una realtà capace di inserirsi nelle dinamiche del potere tolemaico che dominava il Levante. Tra storia e simbolo Il ruolo delle regine tolemaiche e la propaganda numismatica La scelta di raffigurare Berenice su un conio non è casuale. Le regine tolemaiche avevano un ruolo centrale nella legittimazione del potere: il loro volto non rappresentava solo una figura dinastica, ma un messaggio politico e simbolico di fertilità, prosperità e continuità regale. Il conio di Gerusalemme appare così come un tassello prezioso della propaganda dinastica tolemaica, che utilizzava la moneta come strumento di comunicazione capace di attraversare i confini e i popoli dell’impero. https://stilearte.it/rara-moneta-doro-della-regina-berenice-ii-degitto-coniata-2-200-anni-fa-scoperta-nella-citta-di-david-a-gerusalemme-perche-la-regina-tolemaica-appare-con-il-titolo-sul-conio-e-co/
    2 punti
  9. Ciao, ΒΑΣΙΛΕΟΣ ΛΥΣΙΜΑΧΟΥ, bronzo di Lisimaco re di Tracia. È una parte di leone e quella che sembra una coda è una punta di lancia. https://www.acsearch.info/search.html?term=ΒΑΣ*+++ae++helmeted+Lysimachos+&category=1-2&lot=&date_from=&date_to=&thesaurus=1&images=1&en=1&de=1&fr=1&it=1&es=1&ot=1&currency=usd&order=0
    2 punti
  10. E questa discussione ancora di più. Se davvero sei interessato a quel vaso puoi aprire una nuova discussione nella sezione che ti hanno segnalato, fornendo tutti i dati che ti sono stati chiesti, e soprattutto con maggior rispetto nei confronti degli altri utenti. Chiudo.
    2 punti
  11. Salve,paxcaesar,so che sei giustamente prudente e non assertivo,ma abbiamo due idee diverse di come affrontare la questione,non che una sia migliore dell'altra.avendo visto come sono realizzati i falsi,sia da visione diretta sia anche da filmati in rete,specialmente per le civette ateniesi e per gli stateri,per me non è essenziale la coniatura per decidere ma tanti piccoli particolari accessori.una di questa è la patina sia che sia cerargite o ossido cosi' detto piombino,ti assicuro che sono difficilmente replicabili ,un'atra cosa è l'uso di zolfo ma anche questo riconoscibile.un buon falsario queste cose le sa,anche le striature di conio sono conseguenza di una falsa coniata.spero di ascoltare altri pareri sulla questione ma non mi sento di esprimere un giudizio da foto.il nostro amico potrà farsi un'idea precisa avendo la moneta in mano.non dico altro per non essere tacciato di incompetenza e non voglio polemizzare con alcuno,Nino
    2 punti
  12. Buongiorno, intervengo nella discussione per mostrare una monetina della stessa tipologia proveniente da asta Lucernae. La monetina ha un diametro di 11mm e pesa 1,79 g. Zecca punica itinerante nel sud della Spagna e inquadrabile nel periodo della seconda guerra punica. Monetina dal profondo valore storico con Tanit ed elmo cartaginese stilizzato. Saluti Antonio
    2 punti
  13. Salve Modulo Largo,mi riprometto sempre di non intervenire in queste discussioni ma ci casco sempre.al rovescio sembra piallato,usura o cattiva pulizia?si dovrebbe indagare sulla natura di quell'ossido al dritto per me dirimente e quella macchia verdastra sulla fronte.ma ci saranno persone più tecniche che esprimeranno giudizi più articolati
    2 punti
  14. Ora, a me sembra che la moneta sia ricomparsa… Inizialmente, visto un bel denaro secusino debole di Umberto III ad un prezzo di partenza “invitante”, ho pensato di partecipare all’asta… Poi ho trovato la vecchia discussione, e ho cominciato ad avere qualche dubbio sull’effettiva opportunità di prenderla… Tuttavia, l’assenza di iniziali sospetti al primo sguardo da parte di tutti i partecipanti alla discussione (invero, al solo esame delle foto) e la persistenza di dubbi anche in seguito - nonostante le dichiarazioni “definitive” del (temporaneo) proprietario - mi hanno fatto anche venire qualche dubbio sull’opportunità di lasciarla lì dov’era… Alla fine, ho provato a fare un’offerta, deciso a non rilanciare: sta di fatto che la moneta me la sono aggiudicata io… E vorrei ora approfittarne per condividere un esame un po’ più approfondito con coloro a cui possa interessare…
    2 punti
  15. Buongiorno a tutti! Dopo lungo cercare, riesco finalmente a postare anch’io un esemplare di denaro per me davvero particolare… …con i cerchi perlinati grossi… con la porta urbica quadrata e di stile grossolano… …con le lettere di fattura grossolana, con le caratteristiche “R” e con il segno di abbreviazione di “CVNRAD(vs)” obliquo (anche se non proprio un apostrofo come avevo visto talvolta…) Insomma, un denaro che secondo me si può ben attribuire al gruppo I/1.Ib secondo Baldassarri, cioè a quel gruppo battuto nei primi anni dalla concessione alla città del privilegio di zecca, successivi soltanto ai “veri primitivi” (quelli con la legenda al rovescio “CVNRADVS REX II”)… databili al 1140-1150, per intenderci! Peso: 0,98 g - Diametro: 16,60 x 16,86 mm Proprio questo esemplare, poi, mi sembra di particolare interesse per le sue caratteristiche metrologiche: un bordo con la legenda a tratti “smangiata” mi fa pensare a mancanze di tondello, da usura o da tosatura… ciononostante, il peso di questo denaro è prossimo al grammo. Comincio a pensare che il peso legale di 1,05 g tramandato dagli antichi Autori non fosse così campato per aria, come avevo invece finora immaginato dalla distribuzione dei pesi della grande maggioranza dei denari in circolazione, e che effettivamente i primi denari prodotti dalla zecca di Genova possano aver avuto davvero quello standard ponderale… voi cosa ne pensate?
    2 punti
  16. E bravi i detectoristi .. senza di loro questa importante scoperta non sarebbe avvenuta. Paese con leggi intelligenti che beneficiano tutte le parti coinvolte: chi rinviene la moneta, il museo locale, tutta la comunità che puo’ godere dell’oggetto, gli studiosi che ricostruiscono la storia del Paese..
    2 punti
  17. Buonasera a tutti, mi fa piacere vedere che questa discussione si sia ripresa dopo un po' di tempo e ne approfitto per condividere questo nuovo 8 tornesi "SICL" che sono riuscito a mettere in collezione. Purtroppo è carente proprio sulla legenda, ma è comunque discretamente visibile e, tutto sommato, non mi sembra malaccio.
    2 punti
  18. Buongiorno e buon Ferragosto, poiché questo thread è stato la causa della mia recente passione per il Viceregno, voglio condividere i miei acquisti.
    2 punti
  19. Volevo lasciare il tutto sul vago per avere pareri imparziali, ma sembra che qualcuno abbia colto nel segno... Apparentemente, le contromarche su dracme cappadoci sono decisamente rare... c'è un vecchio articolo di Taylor sulla Numismatic Chronicle del 1968 che parla proprio di dracme cappadoci contromarcate: l'autore ne conosce solo due che secondo lui sono false. Non mi pare che altri studi autorevoli sulla monetazione cappadoce abbiano ripreso il tema... poi è apparsa la terza (?) contromarca ed è finita nella mia collezione. Personalmente non ci vedo nulla di allarmante ma, visto il pregresso, vorrei pareri esterni sulla questione dell'autenticità. In linea di massima, non mi pare impossibile che alcune monete siano uscite dall'areale di circolazione "usuale" e siano state contromarcate altrove.
    1 punto
  20. Ciao, dubbi riguardo l'autenticità, questa dracma della Cappadocia non li pone di certo. Visto lo stato di conservazione immagino che il valore aggiunto e l'interesse sia proprio la contromarca: @folleperifolles dicci qualcosa di più!....
    1 punto
  21. Ecco vedendo l' insieme ora ha un senso, ..la marca da bollo non e' stata usata postalmente ma ha assolto il suo uso fiscale, e' annullata con un timbro a datario comunale, ... I due fori sulla cartolina ci dicono che proviene da un archivio sicuramente comunale. La marca per lusso e scambi e' del 1920. Per la parte postale la cartolina è in perfetta tariffa per l'interno con 15+15c ardesia Leoni. .. l' annullo meccanizzato con targhetta pubblicitaria di Milano partenze non colpisce l' affrancatura.. .. questo sotto è l' annullo per intero:
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  22. Perhaps is roman provincial cause the helmet and Capricorno is referring to Augustus
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  23. 1/1.Ib Datazione: 1141-1150
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  24. Aggiungo: maneggiando più esemplari possibili, falsi ed autentici..
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  25. Buonasera, chiedo l'aiuto per l'identificazione di questo quadrante, che sembra un Cr 265/3 tranne per il fatto che ha la M e la A non in monogramma, caratteristica che invece è di standard per quella emissione. Peso 3.52g Diametro ~17g Mi chiedo se siamo davanti ad un inedito. Allego foto
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  26. A me sembra buona,sto dicendo una castroneria?
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  27. Ciao Nino, era della stessa tipologia (di conii diversi) ma molto più facile da individuare anche da foto. Siccome partecipai anche io a quella discussione, come faccio sempre per i falsi, e risottolineo solo per i falsi e le moneta che dopo le discussioni risultano dubbie, ho conservato le foto nel mio archivio ( tra l'altro ci sono molti esemplari identici anche sui siti di falsi conosciuti). Sono queste 🙂
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  28. ciao a tutti, ho alcne monete del nonno. spero riusciate ad aiutarmi a capire di dove sono e quanto possano valere grazie a tutti in anticipo
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  29. @ARES III, sei fin troppo gentile con certi personaggi così nervosi e permalosi che si permettono di mancare di rispetto a tutto il forum. Perché tutto il forum ti conosce e ti apprezza al contrario di detto personaggio che non ne ha neanche la minima idea. Coraggio....
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  30. 1 punto
  31. Salve Decio,era per goderla meglio senza secondi fini
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  32. Credo ti convenga acquistare un album masterphil con questi inserti. Non credo esistano taschine di quel formato. diversamente, puoi ovviare tagliando delle camicie trasparenti per fogli e mettendoli lì gli inserti li puoi trovare qui https://www.ebay.it/itm/325760253285?chn=ps&norover=1&mkevt=1&mkrid=724-128315-5854-1&mkcid=2&mkscid=101&itemid=325760253285&targetid=2313342993086&device=t&mktype=pla&googleloc=1008736&poi=&campaignid=20837898647&mkgroupid=164010779455&rlsatarget=pla-2313342993086&abcId=9351432&merchantid=116394216&gad_source=1&gad_campaignid=20837898647
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  33. A questo punto, vorrei aggiungere qualche ulteriore commento a partire dalle impronte e dal peso. Secusino di Umberto III, si è detto… ma obolo o denaro? Il peso, a rigore, sarebbe compatibile con quello di un denaro debile… il diametro, invece, orienterebbe per un obolo… se poi confrontiamo le impronte, ad un esame più attento mi sono accorto che non corrispondono a quelle degli altri secusini deboli od oboli di Umberto III che ho visto normalmente in circolazione, in primis - macroscopicamente - per la morfologia della croce nel campo del diritto, ma anche per la fattura delle crocette in legenda e delle lettere, soprattutto la “T”… Poi ho fatto caso ai commenti che, nella vecchia discussione, rimandavano al Biaggi, e mi sono reso conto che simili impronte, in effetti, erano state riportate per alcuni oboli, classificati al numero 20: Nella vecchia discussione si rimandava al fatto che tali esemplari costituissero in realtà dei falsi anche se, stando a quanto scritto, il Biaggi sembrava considerarli alla stregua degli altri oboli, senza peraltro soffermarsi particolarmente sulle differenze di conio… A questo punto, mi si è riproposto l’interrogativo fondamentale: la mia moneta sarebbe un falso d’epoca o un falso moderno??? (se di falso si tratta…) Tenderei ad escludere che, assieme agli esemplari di obolo con analoga impronta descritti dal Biaggi, si tratti di un falso d’epoca… L’ipotesi che la mia moneta sia invece un falso moderno potrebbe essere indicata dall’aspetto (rilievi, bordi di lettere ed elementi: “sanno di coniazione”? sono sospetti per fusione?) della moneta, ma mi mancano gli “elementi psicologici del reato”… quale falsario moderno produrrebbe una moneta falsa rifacendosi ad un conio poco “mimetizzabile” (mai visto passaggi d’asta di secusini di Umberto III con questo conio), sollevando dubbi in tutti i “non specialisti” che non avessero ben a mente l’ultima pagina del Biaggi su Umberto III e, per giunta, con un peso “fuori norma” rispetto a quello degli altri esemplari conosciuti con la stessa impronta? certo, il Cigoi si ingegnava a coniare (o far coniare) monete “inventate a tavolino” per suscitare il fascino del “pezzo unico ed inedito”…
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  34. Ho una discreta letteratura sul tema. Che intendi con Tresor di Morrisson? I ritrovamenti ci sono ed è proprio a causa dei ritrovamente che ora c'è la tendenza degli studiosi ad attribuire ad Alessandria ad Issum quello con ALEXAND in esergo. Mi chiedo se Niceta occupò Alessandria (in Egitto) o lasciò perdere la città e proseguì verso la Siria e verso Cipro... La pezzatura da 2 nummi data a Cipro è decisamente difficile da digerire. Parliamo di un paio di anni, e quindi i ritrovamenti sono significativi per dirci se una moneta circolava più in un posto che nell'altro, ma non servono per comprendere se i due busti precedono il busto unico, o viceversa. Come tu sai, prediligo un approccio più storico che numismatico e quindi è nella storia della guerra mozza dall'esercito di Niceta che cerco delle risposte, ma i cronisti bizantini sono molto poveri di notizie al proposito. Alcuni studiosi ipotizzano una zecca itinerante, prima a Cipro e poi ad Alessandretta. L'analisi dello stile potrebbe dare qualche risposta se davvero sia un'ipotesi sostenibile. E' interessante l'articolo di Grierson del 1950 sulle emissioni consolari, anche se nel DOC si rimangia (giustamente) alcune affermazioni fatte in quell'articolo...
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  35. Pseudo-imperial solidus reveals Essex elite A gold pendant of a pseudo-Byzantine solidus coin discovered by a metal detectorist in Thaxted, Essex, is shedding new light on the presence of a wealthy elite in early medieval Essex. http://www.thehistoryblog.com/wp-content/uploads/2025/07/Pseudo-solidus-430x264.jpgThe gold coin is an imitation of a known issue by Emperor Justin II (r. 565-578 A.D.). The obverse features a portrait of the helmeted and cuirassed emperor facing forward, holding Victory standing on a globe in his right hand and shield in his left. The inscription reads DN IVSTI-NVS PP AVG which stands for “Dominus Noster Justinus Perpetuus Augustus.” The reverse has a personification of Constantinopolis seated holding scepter and cross on globe. The inscription reads VICTORI-A AVGGG, meaning “Victoria Augustorum” (the Victory of Three Emperors), with the mintmark CONOB (ie, the Constantinople mint). http://www.thehistoryblog.com/wp-content/uploads/2025/07/Justin-II-solidus-430x211.jpgRough imitations of original imperial Roman and Byzantine gold coins were minted by early medieval kingdoms of the European mainland as an attempt to cadge some of the imperial authority and prestige represented by gold coins that were by then very rarely circulating in the Germanic territories. Examples of pseudo-imperial solidi minted by Anglo-Saxon, Frankish, Lombardic, Burgundian, Visigothic and Ostrogothic rulers have been found in Britain, more of them in pendant form than as unmodified coins. http://www.thehistoryblog.com/wp-content/uploads/2025/07/Pseudo-solidus-obverse-reverse-sides-top-430x295.jpgThe placement of the suspension loop — soldered above the middle of Justin II’s head — indicates the coin was meant to be worn with the obverse portrait facing outwards because the reverse’s die axis is at the 5 o’clock position, not noon. The significant wear on the reverse confirms that it was the side against the skin. The style of the loop with five longitudinal ribs is typical of pendants produced in the late 6th and early 7th century. The pendant has been declared treasure and will now be assessed by a valuation committee. A local museum will be given the opportunity to acquire for the assessed value. The Saffron Walden Museum is hoping to acquire it.
    1 punto
  36. Buonasera oggi posso dire con piacere di avere aggiunto alla collezione un denario di Otho con al rovescio la Securitas e di un peso di 3,2 grammi. Si tratta dello stesso tipo di moneta che l'anno scorso ho comprato falsa, stavolta però mi sono rivolto a una persona di mia fiducia. Sono contento perchè sto rimarginando quella ferita che avevo ricomprando le monete autentiche.
    1 punto
  37. Aspettiamo con ansia, anche se (come dici tu sarà parziale) e i collezionisti, le case d'asta continueranno a riferirsi al Corpus (privo di molte tipologie e varianti). Un esempio è il massaro M. Dolfin (lo cito perchè questo Doge lo stò trattando in questo momento, ma ci sarebbero ulteriori esempio con diversi Dogi). Il massaro è operativo per un brevissimo arco temporale (morte del Doge) e secondo il CNI conia unicamente: mentre, sia dovuto a mancata lettura della rivista belga che a nuove apparizioni sul mercato, il massaro conia: Scudo della croce il mezzo scudo con S. G. 40 soldi 20 soldi (da CNI) un BdN, ahimè, non le inserirà e di conseguenza non aggiornerà il CNI
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  38. Emidramma di Traiano (Cirene, Cirenaica) che raffigura al dritto la testa dell’imperatore con corona d’alloro e al rovescio la testa di Zeus Ammone (Gorny & Mosch Auction 241). Lot 1985 Estimate: 400 EUR. Price realized: 450 EUR. RÖMISCHE PROVINZIALPRÄGUNGEN KYRENAIKA KYRENE Trajan, 98 - 117 n. Chr. Hemidrachme (2,00g). 100 n. Chr. Vs.: ΑΥΤ ΚΑΙΣ ΝΕΡ ΤΡΑΙΑΝ ΣΕΒ ΓΕΡΜ, Kopf mit Lorbeerkranz nach rechts. Rs.: ΔΗΜΑΡΧ ΕΞ ΥΠΑΤ Ι, Kopf des Zeus Ammon nach rechts. Sydenham, Cappadocia 178; Metcalf 83 Anm. 1. Vz apollonia
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  39. Credo che dovresti leggere con più attenzione quello che ha scritto nella vecchia discussione e in questa nuova. Acerboni Gabriella non c'entra proprio niente.
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  40. Nessuno ne è immune …. Siamo uomini e pertanto fallaci ….però la discussione è andata avanti 50 e più post , finché , il ritiro della moneta dalla vendita , non ha messo la parola fine a una ridda di ipotesi variegate che consideravano tutto e il contrario di tutto meno che la cosa più ovvia: le difformità della rappresentazione e l'incongruità dei tempi …. Punti rilevati già al 16mo post…. Quindi , si… succedeva anche ai Ratto , Hirsh e tutti gli altri, ma loro se ne sarebbero accorti subito , come , immodestamente, è successo a me…. Ecco a cosa serviva far curare gli acquisti dal numismatico di fiducia …e magari fargliele controllare prima di metterle in asta …
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  41. Comunque erano molto, ma molto più bravi dei numismatici improvvisati di adesso... Arka #slow numismatics
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  42. Interessante. In effetti non esistono propriamente doppie da 17 Paoli. Vorrei ricordare che il termine "Doppia" nella sua accezione originaria significava "2 Scudi d'Oro" (quelli cosiddetti "delle 7 stampe", perché possedevano originariamente le stesse caratteristiche metrologiche nei sette principali stati europei - Stato Pontificio, Spagna, Francia, Napoli, Firenze, Venezia e Genova). Nel 1709 Clemente XI portò il valore dello Scudo d'oro (= mezza doppia) a 16.5 Paoli (alla sua introduzione, nel 1530, ne valeva 10, ma si rivalutò progressivamente). Clemente XII con chirografo del 12 settembre 1733 attuò una riforma monetaria che, tra gli altri provvedimenti, ridusse il peso dello Scudo d'Oro (SO) a 3.082 g (al taglio di 110/libbra) pur mantenendo il valore di 16.5 Paoli (o Giuli). Poi, dopo le coniazioni dello SO negli anni 1734 - 1738, questa moneta non fu più battuta, soppiantata nella sua funzione dallo Zecchino. Con la riforma monetaria di Pio VI furono reintrodotte la Doppia e la mezza Doppia romana (al peso, rispettivamente, di 5.469 e 2.734 g). Il 6 maggio 1786 un editto del Camerlengato portò il valore nominale della Doppia da Scudi 3 a Scudi 3.13 (cioè da Paoli 30 a Paoli 31:3); nel contempo prescrisse che entro 8 mesi tutte le monete d’oro circolanti antecedenti il 1757 fossero portate in zecca per il concambio con moneta di nuovo conio; dopo tale periodo non avrebbero avuto più valore legale ma sarebbero state ricevute al costo della pasta d’oro in esse contenuta. Nel dicembre di quell’anno il prezzo della Doppia fu ulteriormente incrementato a Scudi 3.15 ed il termine del concambio prorogato di 2 mesi e di ulteriori 2 mesi in un bando del marzo successivo (Bollettino di Numismatica on line Materiali n. 76-2019 p.5). Ora se dividiamo per 15 il peso della "mezza Doppia" e moltiplichiamo il risultato per 17 otteniamo 3,098 g, cioè circa il peso della mezza Doppia di Clemente XII dopo la riforma monetaria da lui promossa. E si tratta anche del valore in grammi del peso monetale oggetto della discussione. Posto il 1786 come data "ante quem" (con l'incremento di valore della Doppia non comparve più in essa l'indicazione di "30 P" e nella mezza Doppia quella di "15 P" che risultavano inesatte, ed immagino neppure nei pesi monetali; inoltre il ritiro delle monete pre-1757 avrebbe reso inutili quel tipo di pesi) potrebbe pertanto trattarsi di un peso prodotto e utilizzato nella prima metà del pontificato di Pio VI per valutare il peso del vecchio SO di Clemente XII (= mezza Doppia) che valeva ora 17 Paoli. Non può essere tuttavia escluso che il 17 P approssimi il valore di 16.5 P dello scudo antecedentemente a tale periodo e sia stato utilizzato dunque tra il 1734 e il 1786. Non sono in grado di riconoscere lo stemma: sembrerebbe scorgersi un leone rampante in basso, il che potrebbe richiamare Bologna, ma la definizione della foto è troppo bassa e l'esemplare consunto ...
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  43. Qualche incongruenza stilistica e formale c’è: mancano il fusto dell’insegna a sinistra e manca la linea al di sopra del COS e non sono spiegabili con una occlusione di conio o con una elisione dei due particolari per via delle perfette condizioni dei relativi campi , quindi non c’erano all’origine…. Il che farebbe pensare ad una imitazione non ben compresa della rappresentazione del rovescio. Anche il ritratto ha le sue stranezze, senza considerare i 10 anni tra il rovescio censito di settimio e il dritto di Lucilla… potrebbe essere un mule tardivo, ma sarei più propenso per un altro mule falso , come diversi altri apparsi negli ultimi tempi , fatto per spillare un po’ di soldi a qualche collezionista in cerca del pezzo esclusivo .
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  44. Buonasera a tutti, fa sempre piacere leggere dei post come quello di @aieieprazu, essere parte di un percorso di avvicinamento ad una monetazione è una grande soddisfazione, vuol dire che uno degli obiettivi è stato centrato. Complimenti anche per le belle monete postate. Io personalmente libererei Carlo V da quella bustina. Saluti Alberto
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  45. Il vostro As è il quarto esempio conosciuto. Lo stile, il peso e il diametro sono accettabili. Quindi penso che siano antichi, ufficiali o imitazioni. Dato che esiste più di un conio sul dritto, li ritengo ufficiali, ma la certezza è impossibile. Esistono molte antiche imitazioni di coniate AE Repubblicani. Richard
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  47. Sono pochi, a mio parere, i rovesci di denari Imperiali davvero impressionanti ( a differenza dei denari Repubblicani), perché il protagonista assoluto doveva essere il Cesare, non il rovescio). Tra questi, a mio avviso quello che segue: raffigura il figlio di Domiziano morto in culla e di cui non sappiamo quasi nulla, rappresentato/deificato tra le stelle, forse il grido di dolore di un (pur assai controverso) neo padre...
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  48. inizio questa discussione per far partecipare gli amanti delle savoia alla fortuna che abbiamo avuto io, pier, daniele e carletto di poter vedere e "toccare" con mano un insieme di monete che penso non capiti di vedere tutte assieme facilmente.... ..... veramente dei "pezzi da 90"!!!!!
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  49. Ciao a tutti, sto cercando di classificare questa moneta di Messerano, al momento dell' acquisto pensavo fosse l'imitazione del quarto di Emanuele Filiberto, invece il retro mi lascia perplesso..idee?diametro 17mm grazie!
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  50. Non è di Masserano, ma un'emissione dell'abbazia di San Benigno di Fruttuaria, come puoi vedere della legenda al dritto, dove si legge chiaramente ABBAS S BENI M. Al rovescio si legge un po' meno bene [FER FER] EPS IPP. Le iniziali F F sono quelle di Ferdinando Ferrero. Come emissione siamo a ridosso del 1580. La trovate descritta sul CNI, vol. II (zecca di Montanaro), pp. 367-368 nn. 4-9, tav. XXXV n. 9. La denominazione proposta è quella di "quarto". E.
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