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Contenuti più popolari
Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 09/22/25 in tutte le aree
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Ripubblico il testo pdf con qualche errore corretto: [vedere post # 52]5 punti
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buonasera Oppiano, a mio parere è stato un Gran convegno, erano presenti oltre i padroni di casa i migliori commercianti Campani e Siciliani ,buona affluenza di collezionisti (e che collezionisti ........).Ho sempre creduto alla riuscita dell'evento dal primo giorno della presentazione. Ho fatto 650 Km per essere presente e non mi sono pesati per niente. Saluti Michele.3 punti
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La cifra che ne ricaveresti non ti cambierebbe la vita ma conservare il ricordo del nonno non ha valore...3 punti
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Genova città etrusca Da cosa derivi il nome di Genova è ancora una questione controversa. Gli scrittori di lingua greca la citano come Genua. Gli studi moderni di glottologia fanno derivare l’appellativo dall’indoeuropeo g(h)enu “bocca”, acquisito nella lingua celto-ligure parlata nella Liguria dell’età del ferro, con riferimento alla posizione geografica. Il nome fu in seguito probabilmente fatto proprio dagli Etruschi insediati sulla collina di Castello e reso in etrusco con il vocabolo “kainua” “città nuova”, che rientra in un gruppo di nomi etruschi di città come Mantua-Mantova. Genova, già piccolo insediamento tribale ligure, nasce dunque come città etrusca : un grande centro commerciale (emporium) attorno ad un tempio dedicato ad una divinità protettrice. L’esistenza sulla collina di Castello di uno o più luoghi di culto è suggerita da alcuni graffiti, con iscrizioni, come le parole “ais” (dio) e “al” (dono), dunque un luogo dove si facevano offerte alla divinità, e da un’iscrizione incisa su un ciottolone in serpentino lavorato per essere infisso verticalmente in un supporto, che riporta il nome dell’autore della dedica, un certo Nemetie di origine celto-ligure. La divinità venerata sarebbe Sur(i)/Soranus, oggetto di culto in Etruria e nel Lazio, con un importante santuario nell’emporio di Pyrgi da dove provengono molti reperti ritrovati in loco. Oltre alle merci, gli etruschi portano anche la scrittura, come dimostrano le iscrizioni rinvenute negli scavi, redatte infatti in lingua e caratteri etruschi. L’ortografia segue le norme dell’Etruria settentrionale. Fin dalle sue origini Genova appare legata alle vicende del porto, creato in uno degli approdi più favorevoli e protetti dell’arco costiero ligure, lungo le rotte battute dalle navi mercantili, etrusche e greche. Le rotte sottocosta, già utilizzate fin dal Neolitico, come dimostrano i rinvenimenti di ossidiana da Lipari nelle grotte del Finalese e, con maggiore frequenza a partire dal VII secolo a.C., come documentano i materiali di importazione marittima rinvenuti negli scavi dei centri della Liguria orientale, offrivano protezione dai violenti venti di scirocco e libeccio che tuttora, in alcuni periodi dell’anno, rendono pericolosa la navigazione. Le alture dell’entroterra di Genova risultano già frequentate nella Preistoria. Tali presenze dimostrano la vitalità di percorsi di crinale intensamente frequentati, sia per la caccia, sia, più tardi, per lo sfruttamento delle risorse dei boschi, la pastorizia e l’agricoltura. In occasione dei lavori per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo in piazza della Vittoria è stato individuato a circa 12,5 metri sotto il piano stradale, un livello di frequentazione che conteneva un frammento di legno lavorato, datato, con analisi radiocarboniche, al Neolitico. La scoperta ha suggerito l’ipotesi dell’esistenza di una palafitta presso la foce del torrente Bisagno, zona allora paludosa ed anche oggi segnata da frequenti allagamenti. Maggiori informazioni restituisce un insediamento individuato nel cantiere della metropolitana in piazza Brignole, rimasta fuori del centro abitato fino alla costruzione della settima cinta muraria del 1626 e rimasta campagna fino ai grandi interventi urbanistici ottocenteschi. Durante i lavori di costruzione sono stati raccolti alla profondità di circa 5 m dal piano di calpestio materiali che risalgono ad un periodo tra il 3000 e il 2000 a.C.o (età del Rame/Bronzo Antico) e alla prima età del Ferro. Una grande struttura muraria in pietre a secco, della lunghezza di circa 12 metri che delimita un ampio spazio con tracce di focolari. Dunque alla fine dell’età del Bronzo e nella prima età del Ferro lungo l’arco costiero fra il capo del Promontorio e la penisola del Molo sorgevano piccoli nuclei abitati, di cui restano solo pochi frammenti di ceramica e di intonaco cotto, raccolti nel cantiere della metropolitana di Principe e nell’area del Portofranco. Ma le prime consistenti tracce archeologiche di frequentazione dei luoghi ( frammenti di anfore vinarie etrusche) sono state identificate nella zona del porto antico, materiali databili tra la fine del VII e la fine del VI secolo a.C., che costituiscono la prova dell’utilizzo come approdo, da parte di mercanti stranieri, del tratto di costa che divenne più tardi il porto medievale. Situato al centro dell’arco ligure, all’inizio l’approdo svolgeva probabilmente funzioni di scalo tecnico, per l’abbondanza di acqua potabile e combustibile, la presenza di una spiaggia riparata su cui tirare in secca le imbarcazioni (che a quel tempo navigavano solo di giorno) e la protezione della penisoletta del Molo in caso di burrasca. Il complesso dei materiali dei livelli della fine del VII e VI secolo di Portofranco mostra una notevole varietà di provenienze e costituisce una sorta di repertorio delle merci commerciate lungo le coste tirreniche, con una netta maggioranza di oggetti provenienti dall’Etruria costiera (vasellame in bucchero, recipienti da cucina e da dispensa e anfore vinarie. Un numero consistente di materiali proveniva da Caere (Cerveteri), importante città etrusca, vicina al Tevere e al territorio dei Latini, che dalla fine del VII secolo esportava a Nord (attraverso il porto di Genova) i prodotti della sua ricca agricoltura. Genova dunque nasce già come è oggi, il porto della pianura padana e oltre questa, attraverso i passi alpini, la via principale per il nord Europa per le merci provenienti dal Mediterraneo. Già da allora venivano utilizzati percorsi lungo la Val Polcevera in seguito ricalcati dal tracciato romano della via Postumia e oggi dalle moderne autostrade. Grande importanza aveva il commercio di ambra e di schiavi che arrivavano da nord tramite i Celti. In cambio gli Etruschi fornivano soprattutto il vino accompagnato dagli oggetti necessari per il suo consumo: vasi in bucchero, ceramiche dipinte e recipienti in metallo. Tra la fine del VII e i primi decenni del VI secolo a.C. ebbe inizio anche un commercio con la Gallia, dove nel 600 a.C. era stata fondata in territorio ligure la colonia greca di Marsiglia. Ma Genova riserva altre sorprese. Nel corso dei lavori di scavo per la realizzazione di un pozzo per la metropolitana nella Spianata dell’Acquasola è stata messa in luce, a 14 metri di profondità dal piano di calpestio, parte della base di un grande tumulo sepolcrale che si ritiene simile a quelli di Cerveteri, che misurava in origine circa 15 metri di diametro ed era circondato da un muro di sostegno. All’interno del tumulo sono stati rinvenuti i resti di alcune tombe a incinerazione, costituite da quattro lastrine di pietra infisse verticalmente per delimitare uno spazio quadrangolare entro cui doveva essere deposto il corredo. La struttura monumentale della tomba e le sue dimensioni suggeriscono che fosse destinata ad un personaggio importante, la cui sepoltura doveva trovarsi in posizione centrale, attorniata da altre, forse di parenti stretti. I corredi ritrovati conservano frammenti di bucchero di produzione etrusco meridionale, di alcune coppette, due piccoli perni in bronzo attribuibili ad un gancio di cinturone e due fibule in bronzo, oggetti provenienti da siti tra Lazio e Campania frequentati da mercanti etruschi. Il ritrovamento nella tomba dei resti di una donna di circa trent’anni che dagli oggetti di ornamento dovrebbe aver indossato un costume tipico dell’area campano laziale hanno fatto pensare che allora fosse già in atto a Genova una politica di scambi e alleanze suggellate da matrimoni. Dunque una nobildonna etrusca del sud andata in sposa a un ricco genovese forse di etnia ligure a stringere un patto di alleanza finalizzato al commercio. Alla fine del VI secolo a.C. risalgono le prime tracce di frequentazione del colle di Castello, uno sperone roccioso sul crinale che si prolunga fino alla penisola del Molo (vicino agli attuali Magazzini del sale e a Porta Siberia), che offriva una buona visibilità sull’intero arco costiero, da Portofino fino a Capo Mele. Le buche per palo e per i focolari ritrovati nell’area del convento di San Silvestro, fanno pensare a capanne in legno, probabilmente con copertura di paglia o stoppie. Anche due edifici in pietra sono attribuibili a questa prima fase di vita dell’oppidum, come il sito fu più tardi definito dagli storici di età romana: il primo era un recinto monumentale, con un’apertura delimitata da pilastri, costruito accuratamente in blocchetti di pietra disposti in filari regolari. Il vasellame ritrovato era in netta maggioranza importato. Si tratta prevalentemente di recipienti da cucina proveniente da vari centri dell’Etruria, mentre fra le ceramiche fini da mensa sono attestati vasi di fabbricazione attica a figure nere e figure rosse. Essendo un grande emporio, Genova etrusca commerciava, come si è visto, anche con i Greci della attuale Francia meridionale e in particolare di Massilia (Marsiglia). La realizzazione di un centro stabile a Genova sembra rispondere, ad un’esigenza di mercato. La convergenza sul porto di una rete di percorsi di crinale e di fondovalle in corrispondenza di valichi, che collegavano la città ai territori padani, e la posizione costiera in un punto centrale del golfo ligure facevano della città una cerniera tra Etruschi, Greci di Marsiglia, Celti e Liguri dell’interno. Nel V secolo Genova era già un importante centro portuale che riceveva derrate alimentari e prodotti artigianali da tutto il Mediterraneo, in parte utilizzandoli direttamente, in parte smistandoli verso il Piemonte meridionale e i siti costieri della Liguria centrale. Insomma “l’emporio dei Liguri” di cui parla Strabone. Nel corso della prima metà del V secolo l’abitato sulla collina di Castello si ingrandisce. Nell’oppidum trovavano posto anche officine per la lavorazione dei metalli, principalmente del ferro, come dimostrano le abbondanti scorie di lavorazione e un resto di forno fusorio, Tracce che testimoniano della presenza di artigiani provenienti dall’Etruria, all’epoca all’avanguardia nella siderurgia. Qualcuno ha ipotizzato la presenza di esperti etruschi che esploravano l’entroterra alla ricerca di giacimenti da sfruttare. Sono stati rinvenuti anche ovili, pollai e recinti per animali. Lo studio delle ossa documenta la presenza oltre che di animali allevati per l’alimentazione, anche di cani e cavalli. Circa alla metà del V secolo l’oppidum fu circondato da una poderosa cinta muraria di circa due metri di spessore. Nel tratto occupato nel medioevo dal palazzo del Vescovo sono stati ritrovati i resti di una torre quadrangolare che permetteva il controllo dell’intero arco portuale e di un vasto braccio di mare che a Ponente arrivava fino a Capo Noli. All’estremità nord, nell’area ora occupata dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie la nuova, si apriva una porta che costituiva l’accesso all’oppidum per chi proveniva dal porto. Lo spazio interno era pavimentato in ciottoli, mentre all’esterno del muro una rampa gradinata di pietre sovrapposte, in discesa è stata interpretata come ciò che resta della antica via che dai moli saliva alla città posta sulla cima del colle. Come tutti i centri etruschi la città dei vivi era circondata da quella dei defunti. La necropoli preromana si estendeva sulle colline di Santo Stefano e Sant’Andrea, separate dal corso del torrente Rivotorbido. Gli oggetti di corredo più antichi risalgono al primo quarto del V secolo a.C., cioè a circa due generazioni dopo la fondazione dell’oppidum, ma nel corso dei lavori in piazza Dante, nel 1910, furono raccolti anche alcuni frammenti di vasi etruschi a figure nere del VI secolo a.C. che fanno supporre che le tombe più antiche siano andate distrutte nel corso dei secoli. La forma delle sepolture, radicalmente differente da quella a cassa in lastre di pietra, adottata invariabilmente presso le popolazioni Liguri dall’VIII secolo a.C., è tipica dell’Etruria settentrionale interna e padana, e dimostra come questo tipo di sepolcro sia stato introdotto a Genova dagli immigrati Etruschi. Ciascuna tomba ospitava uno o più defunti, legati da rapporti famigliari. La composizione dei corredi rispecchia un benessere diffuso. Dunque, fin dai suoi primi secoli Genova fu una città ricca, ma anche un centro multietnico proprio per la frequentazione di mercanti provenienti da ogni zona del Mediterraneo e dell’Europa. La città non aveva una composizione etnica omogenea, ma formata di genti provenienti da aree diverse, portatrici quindi di differenti culture, tuttavia proprio da ciò che è stato ritrovato appare chiaro che sono gli Etruschi l’etnia dominante. Essi introducono la metallurgia, controllano l’emporio, introducono la scrittura, influenzano fortemente culti e rituali funerari, la cerimonialità collettiva (corredi da vino), le tecniche artigianali ed edilizie. I nomi di persona documentati a Genova, talvolta abbreviati o suggeriti dalle sole iniziali, graffiti con uno strumento appuntito sulle pareti o sul fondo di vasi di uso quotidiano per segnalarne il possessore, sono in maggioranza etruschi. Gli etruschi soprattutto controllavano il commercio. Dall’area di Golasecca proveniva la donna di alto rango sepolta in una delle tombe della necropoli insieme a un ricco apparato di gioielli fra cui spiccano una elaborata collana di ambra con pendenti intagliati a forma di stivaletto o vaso. La presenza di una ricca e probabilmente donna straniera sepolta a Genova rappresenta un’ulteriore conferma dell’uso di cementare alleanze commerciali medianti matrimoni. I gioielli della tomba, indicano anche strette connessioni con i centri dell’Etruria padana dove operavano botteghe orafe che producevano fibule in metalli preziosi e raffinate collane e pendagli intagliati nell’ambra importata dal Mar Baltico attraverso i Celti. Molti altri elementi di collana in ambra sono stati rinvenuti nella necropoli e nell’abitato, insieme ad altri oggetti di importazione come alcune raffinate fusaiole in pasta di vetro prodotte principalmente fra Veneto e Slovenia e diffuse specialmente in sepolture nel Veneto, in Etruria padana e nel Piceno. Ma Genova era anche un importante luogo di reclutamento e imbarco di soldati mercenari. Lo testimonia l’elevato ritrovamento di armi e complementi di abbigliamento militare prodotti in tutto il Mediterraneo, un elemento in contrasto con l’immagine di una società dedita prevalentemente al commercio e all’artigianato e dunque sostanzialmente pacifica. Questo ha fatto pensare non alla presenza di una forte guarnigione a protezione della città e del porto, ma al possibile ruolo di Genova come porto di imbarco e reclutamento di truppe mercenarie. Le fonti storiche sono infatti ricche di testimonianze sull’impiego di mercenari liguri e celti, specialmente da parte dei Cartaginesi e dei Greci. di Giorgio Amico http://storiaminuta.altervista.org/genova-citta-etrusca/3 punti
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Buongiorno Antonio,a quando qualche denario con identità di conio? le discussioni languono😏3 punti
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Sono stati nascosti gli ultimi interventi, generati, a quanto sembra, da una vecchia ruggine tra due utenti. Come sempre, e come da regolamento, invito gli interessati a chiarirsi in privato. Grazie.2 punti
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Quest'oggi ho trovato questa interessante web-serie in cui viene mostrato il museo Napoleone al Castello di Fontainebleau. La puntata che vi propongo, intitolata "La medaglia, un'arte al servizio del potere", tratta proprio della medaglistica e monetazione napoleonica. Il video è in francese ma inserendo i sottotitoli diventa abbastanza comprensibile anche per chi non mastica particolarmente questa lingua.2 punti
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La nota del Magliocca si riferisce al tipo con fiore usato come simbolo di interpunzione in tutta la legenda del rovescio,nel caso dell' esemplare dell' ACM è da inquadrare tra i tipi con diversi simboli a "chiudere" la legenda al rovescio: croce rinforzata, croce semplice e adesso il fiore, e probabilmente ci saranno altri simboli ancora da censire... Comunque è una moneta interessante e effettivamente inedita... Non ho guardato il CNI...2 punti
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Ciao Tiziano! Come hai anticipato parleremo anche delle medaglie della Lavanda, di cui hai postato un esemplare coevo Settecentesco relativo al pontificato di Pio VI. Sono medaglie un po' ripetitive nei tipi iconografici ma molto interessanti per le trasformazioni dei conii e per la loro elevata rarità in prima tiratura. A domani sera!2 punti
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Francobolli sull’asse Italia-Cina: quando un errore può valere fino a 50 mila euro di Danilo Bogoni Nella vendita di Ferrario, il francobollo d’Italia da 5 cent verde col profilo di Vittorio Emanuele III sovrastampato «Pechino» Un frammento di italianità in Cina è affidata, nella corposa vendita che Ferrario (www.ferrarioaste.com) batterà venerdì 26 settembre, ad una variante del francobollo d’Italia da 5 centesimi verde col profilo di Vittorio Emanuele III soprastampato «Pechino» e valore 8c anziché 2c. Destinato al personale della Legazione nella capitale cinese aperta dopo la repressione della rivolta dei Boxer, farà alzare le palette da 50 mila euro. Made in Cina è invece il 5 dollari su 3c del 1897, prezzato 20 mila euro. Protagonista della vendita LaserIvest (www.laserivest.com) del 28 la collezione di posta area di Fiorenzo Longhi. Con documenti aeropostali, originati tra l’altro dai collegamenti postali di fortuna posti in essere subito dopo la firma, il 3 novembre 1918, dell’armistizio che pose fine alla Grande guerra. Corrispondenze particolari Considerata la difficoltà di servirsi dei mezzi terrestri e marini, in questo secondo caso per la presenza di numerose mine vaganti nell’Adriatico, per i corrieri diretti nelle zone occupate dell’Istria e della Dalmazia, la Regia Marina decise di mettere a disposizione alcuni idrovolanti, inizialmente per la corrispondenza militare, ed in seguito aperta anche civili, tra Venezia e città come Trieste, Fiume, Pola Zara. Le corrispondenze così trasportate da novembre 1918 a maggio 1919, si riconoscono per timbri, che documentano l’inoltro tramite posta aerea Transadriatica. Una lettera del 1918 diretta all’Ufficio Imposte di Zara è proposta a 7.500 euro. Dalla stessa collezione proviene anche la cartolina con destinazione Napoli, trasporta col dirigibile semirigido M1 uscito nella prima metà degli anni Dieci del secolo scorso dallo stabilimento romano Costruzioni Aeronautiche. È stimata 2 mila euro. Francobolli sull’asse Italia-Cina: quando un errore può valere fino a 50 mila euro | Corriere.it2 punti
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Buongiorno,ne ho visionati più di qualcuno e secondo me è un mezzo tetarteron di Manuele I, zecca di Tessalonica https://www.acsearch.info/search.html?term=manuel+I+"half+tetarteron"++christ+standing&category=1-2&lot=&date_from=&date_to=&thesaurus=1&images=1&en=1&de=1&fr=1&it=1&es=1&ot=1¤cy=usd&order=02 punti
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E non solo. Come puoi vedere ci sono altre massime rarità. Alcuni pezzi della collezione Spahr provengono proprio da questa vendita.2 punti
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@Carlo. @eurocollezionista @[email protected] @Niconik @andreacap @Mayer @Karma @squyrry @gasp.are @Yak @Ciccio 86 @Romolo75 @matcor @stegiato @aldo marchesi @katomic @Sgheo @Yosemite Sam @cr1c3t0 @Presidente @andrea0685 @wetter @Gabriele @legioprimigenia spero di farvi cosa gradita segnalandovi l'apertura della seconda razzia che rimarrà attiva solo fino a fine ottobre per poi dare corso alla terza con le monete mancanti. se volete qualche cosa, come al solito, rispondere alla discussione grazie ciao2 punti
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Certo che c’è un mercato, magari di nicchia. Sovente si vedono in aste. Alcuni esempi:2 punti
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DE GREGE EPICURI Ottima e interessante giornata, da tutti i punti di vista. Come ciliegina finale, si sono potute finalmente vedere le monete della Collezione Pautasso (esposizione chiusa per alcuni anni a causa di un furto), fra cui soprattutto molte decine (forse centinaia) di dracme cisalpine, e decine di oboli "tipo Serra Ricco' ", di cui purtroppo erano visibili solo un paio di rovesci: Diciamo che, in generale, le modalità di esposizione/presentazione possono essere molto migliorate. Fra le relazioni presentate, mi ha colpito anzitutto quella di Elisa Benedetto sul ritrovamento di Serra Riccò: ho finalmente capito le sue modalità, la dispersione immediata del tesoretto, il recupero rapido di 164 esemplari, la "verosimile" attribuzione a Serra Riccò di altre centinaia di monete (pare che in origine fossero circa 2000), e gli studi successivi, certo non esauriti: non è ancora stato fatto uno studio sui conii. Forse ancora più interessante l'intervento di Rodolfo Martini: partendo dalle figure di Nerone Druso (il figliastro di Augusto), Germanico e Caligola, attraverso una breve storia della carriera di Augusto e delle legioni augustee (da lui riformate), si è arrivati alla discussione di alcune contromarche, fra cui quelle "di Varo": su di esse, il relatore ha espresso e motivato una sua interpretazione originale. Mi auguro di poter rileggere il tutto in una prossima pubblicazione.2 punti
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Si... Il fatto è che per Amedeo VII la parte femminile mi ricorda quella canzone popolare e mi viene sempre in mente "Bona sua mari.. Bona la figlia e la mugliera..." Bona di Borbone una, Bona di Berry la moglie, Bona la figlia... Se non si rischiasse di essere additato come maschilista direi che era un bel periodo! Comunque il Cudazzo ora lo ha spostato ad Amedeo VII... a parte tutto...2 punti
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Ciao @Marco casali trovata.. è un Grosso di Frinco in provincia di Asti che imita un douzain di Avignone di Papa Clemente VIII 😊 https://www.acsearch.info/search.html?id=64934872 punti
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Moneta volutamente deturpata e manomessa, così non piú spendibile. In sostanza una grande m.....ta dell' autore. Saluti1 punto
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È un histamenon di Costantino IX Monomaco (1042-50). Moneta molto comune. Arka # slow numismatics1 punto
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S'appisolò cheta MO = sappi solo che t'amo. Buona serata!1 punto
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Salve, @Antonino1951 Nino per me c'hai azzeccato. Dovrebbe essere un mezzo follis di Anastasio I zecca di Costantinopoli. https://www.acsearch.info/search.html?id=120331681 punto
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qui la soluzione per @Il_Collezionista_: il "faccione" del re - come è stato descritto nel 2023: e quello che è rimasto del R: =================== Cambiando argomento, guardate cosa si trova al mercatino - oltre alle monetine - per un euro (tre in tutto): "VEDUTINE FOTOBRILLANTE"😁 Palermo serie I+II e Taormina. Adesso mi tocca cercare tra le foto che ho fatto in estate per vedere se ho il pendant moderno.1 punto
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Ciao Antonio,fermo restando che dovrebbero avere la stessa identità,io penso che è quello della casa d'aste ad essere stato aiutato in patina e figure e ciò porta a lievi differenze,sempre da foto e opinione personale1 punto
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Ciao @Alan Sinclair molto gradevole. Direi che come conservazione un bel BB ci sta. Inoltre si nota una bella patina. Saluti1 punto
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Chieti, Carlo VIII di Francia, 1495 cavallo in rame, croce patente, NC https://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-CVIIICH/21 punto
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Questo annullo con la data del 17 lo avevo già visto, ma non ha senzo perché la busta parte il 15 SET per arrivare il 16 SET a termini imerese .. cronologicamente alle date non dovrebbe essere un annullo di transito perché porta la data del giorno successivo all' arrivo..??🤔.. ... L' annullo è dell'ufficio postale di PETRALIA SOTTANA (Palermo) che e' sul tragitto tra Alimena e Termini Imerese, ... quello che posso pensare usando un po' di immaginazione e' che sia un annullo di transito con la data errata del giorno successivo, ... e' l' unica cosa che mi viene in mente e diciamo che potrebbe essere anche possibile, l' impiegato postale sbaglio' la data sul timbro postale su tre righe, giorno, mese, anno... sbaglio' il giorno !?1 punto
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Il "Procuratore del Re" nel 1895 era l'ufficiale di magistratura che svolgeva il ruolo oggi attribuito al Procuratore della Repubblica, cioè il magistrato a capo del Pubblico Ministero. Un pezzo grosso all' epoca. La busta e' in perfetta tariffa ridotta lettere "corrispondenza tra sindaci" 1° porto per l' interno con un magnifico 10c carminio Umberto I, emissione solo in lettere del 1879... .... annullato in partenza con un altrettanto magnifico annullo cerchio grande di Alimena (Palermo) del 15 Set 1895... ...annullo di arrivo tondo riquadrato del 16 Set 1895 anch'esso nitido di Termini ALTA, e' un annullo particolare in quanto e' di Termini Imerese (Palermo), ma era forse di un ufficio postale situato nella parte alta della cittadina forse vicino al monte San Calogero, l' ho cercato sui libri come TERMINI ALTA, ma non esiste che termini imerese, quindi ecco perché dico particolare. Altri timbri nitidi sono l' ovale in blu R.POSTE Sindaco del Comune di Alimena,, timbro importante in quanto consentiva la tariffa ridotta per corrispondenza tra Sindaci e uffici statali.. + timbro in nero sempre del Comune di Alimena doppio cerchio con stemma Savoia al centro. Abbiamo anche un timbro in nero di arrivo non nitidissimo della R. Procura di Termini Imerese.. vi sono poi altri due timbri non nitidi che non capisco. La busta e' squisitamente bella,, ha alcuni annulli nitidissimi altri timbri meno, l' affrancatura è quotata sugli 8/10€ + gli annulli. BELLA !!!1 punto
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Grazie mille @Vici94, gentilissimo. Sono a conoscenza che sei ferratissimo sull’argomento. Complimenti.1 punto
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Ti sbagli,il grano in oggetto è stato battuto all' asta ACM 37... https://www.deamoneta.com/auctions/view/1068/5041 punto
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Ciao Gianni Scusa ma non ho capito la domanda... Amedeo VII non ha avuto la reggenza di Bona, era sua moglie! Comunque pensando che il tuo sia solo un errore posso dirti che questa moneta è sempre stata classificata come mezzo grosso di Amedeo VIII nel periodo della reggenza di Bona, veniva chiamato semplicemente "mezzo grosso di Avigliana" in maniera semplicistica fra i collezionisti savoiardi. Sempre il mir lo classificava al 112j, con una stella a 5 punte. Il Cudazzo divide ora questa tipologia fra Amedeo VII e Amedeo VIII reggenza. La moneta che ci fai vedere dovrebbe essere Amedeo VII mezzo grosso classificata al 145, penso il 145c, la qualità della foto e della moneta non mi permettono di essere certo... Già è un bel pasticcio mettere due monete uguali (a parte i segni di zecca) in due duchi... poi decifrare esattamente alcuni segni è difficile!!1 punto
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Buon Pomeriggio a Tutti, oggi condivido una bella cartolina storica viaggiata nel 1921, che rappresenta una Piazza Duomo a Milano nel 1820. La piazza era ben diversa da oggi, infatti l'arco che adesso da l'accesso verso la galleria ancora non c'era, come ovviamente anche il monumento equestre dedicato a Re Vittorio Emanuele di Savoia II° la cui data di nascita del futuro Re è proprio il 1820. In quegli anni Milano era la capitale del Regno lombardo-veneto sotto il dominio asburgico di Francesco I° d'Austria, infatti in primo piano sia a sinistra che a destra sembrerebbero esserci dei gendarmi austriaci. Risale anche al 1820 l'arresto da parte della polizia austriaca dei patrioti Piero Maroncelli e Silvio Pellico per "affiliazione alla massoneria", quest'ultimo autore di rilevanti testimonianze scritte dalle prigioni austriache tra cui il più noto è "Le mie prigioni". La cartolina riporta la sponsorizzazione della Società Cattolica di Assicurazioni fondata a Verona nel 1896. Credo che i francobolli che affrancano la cartolina siano comuni e chiedo per cortesia un parere a @fapetri2001 e @PostOffice Grazie per l'attenzione.1 punto
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Buongiorno a tutti. Al Convegno di Rende ho trovato questa Piastra del 1787 di Ferdinando IV...presenta al rovescio un "ripensamento" da parte di chi ha approntato il conio madre. H(S)SPANIAR... Magari rara ma non introvabile ☺️1 punto
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5 Lepta 1882 greci 5 centesimi 1875 di Umberto I (R) 2 centesimi 1867 M di VEII (probabilmente ho migliorato quelle che già avevo) 1/4 Anna 1887 dell'imperatrice Vittoria per l'India1 punto
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LA RIFORMA MONETARIA DI AUGUSTO Nel rinnovare lo Stato, Augusto operò anche una radicale riforma del sistema monetario; convenzionalmente, la comparsa delle sue “nuove” emissioni segna la fine della monetazione repubblicana. Gli ultimi (in ordine cronologico) aurei, denarî e quinarî censiti da Crawford come “repubblicani” sono datati al 31 a.C. La riforma augustea perseguiva chiaramente due scopi: dimostrare la maggior efficienza del nuovo regime (rispetto al sistema oligarchico) e privare gli antagonisti politici di uno strumento di propaganda. Al fine di mostrare l’efficienza del suo sistema politico, Augusto agì in due direzioni, volendo al contempo rimediare alla carenza di “spiccioli” che affliggeva l’impero e migliorare l’estetica delle monete. Fu avviata quindi una produzione stabile di monete di tutti i valori, aurei e mezzi aurei (in oro), denarî e quinarî (in argento), sesterzî e dupondî (in oricalco[1]), assi, semissi e quadranti (in bronzo); furono rafforzate le zecche provinciali e alcune di esse (prima fra tutte Lugudunum) furono elevate al rango di zecche imperiali (distaccate rispetto a quella di Roma, ma incaricate di produrre le stesse monete). Sul piano estetico, le monete cominciarono a presentare tondelli ben circolari, disegni centrati meglio e immagini curate, chiare e semplici (senza la sovrabbondanza di scritte che aveva reso illegibili alcune produzioni tardo repubblicane); sugli esemplari in altissima conservazione, inoltre, si può constatare che il fondo venne attentamente levigato, per far risaltare e rendere più suggestive le immagini stesse. Erano le monete più belle mai coniate a Roma. Uno strumento così forte di propaganda fu quindi sottratto all’iniziativa dei singoli: furono vietate le emissioni imperatoriali e la scelta dell’iconografia venne riservata al Senato e all’imperatore; il primo, in particolare, si interessò dei pezzi in bronzo e oricalco (che pertanto, a partire da questa data, riportano sempre la sigla SC), il secondo di quelli in argento e oro. L'estetica fu così posta al servizio della politica, per rafforzare nella pubblica opinione la sensazione di un clima di pace, sicurezza, ordine e prosperità. Paul Zanker, storico e archeologo, ha osservato in proposito che mediante “il potere delle immagini” l’imperatore alimentò “un mito capace … di produrre per intere generazioni la certezza di vivere nel migliore degli Stati possibili e nella pienezza dei tempi”. _________________________ L’osservazione della prima monetazione imperiale consente di capire meglio - per contrasto - quella tardo repubblicana: ciò che Augusto “aggiunse” (la produzione di spiccioli, la cura dell’estetica, etc.) è qualcosa di cui egli aveva percepito la carenza; parallelamente, ciò che egli “tolse”, ossia in primo luogo la facoltà, per i singoli, di scegliere le iconografie, è qualcosa di cui aveva apprezzato il potere destabilizzante. Nel mondo moderno, la scelta della grafica del denaro è divenuta un accessorio, al massimo una curiosità da collezionisti; nell’antica Roma, invece, era uno strumento potentissimo, l’unico capace di far arrivare una determinata immagine nelle mani della moltitudine dei cittadini. L’iniziativa di Augusto si capisce meglio se si considera che egli avocò a sé stesso anche un altro importante privilegio, il trionfo (da allora in poi, solo i membri della famiglia imperiale poterono celebrarlo); la finalità è la medesima: privare gli esponenti dell’aristocrazia di uno strumento attraverso cui mettersi in mostra davanti al popolo, evitando così che maturi in loro la tentazione di sovvertire il potere costituito. Questo tipo di strumento erano diventate le monete, alla fine della Repubblica. _________________________ Fra le tante monete di Augusto, alcune sono interessanti anche perché sono collegate a eventi avvenuti o comunque iniziati alla fine della Repubblica. Il denario RIC I 253 ad esempio, datato al 32-29 a.C., reca al dritto il busto di Venere, dea protettrice del padre adottivo di Augusto, al rovescio l’immagine dell’imperatore stesso, in abiti militari, con il braccio alzato: si tratta dell’adlocutio, il discorso che ogni comandante militare faceva alle sue truppe per infervorarle prima della battaglia, e specificamente di una adlocutio che egli fece durante la campagna contro Antonio, probabilmente quella stessa che precedette la battaglia di Azio. Il denario RIC I 266, datato al 29 a.C., reca al dritto il ritratto di Augusto, al rovescio l’immagine della Curia Iulia, la nuova sede del Senato voluta da Giulio Cesare ma inaugurata appunto nel 29. La ricchezza dei dettagli è incredibile: l’edificio risulta preceduto da un portico in stile ionico e sormontato da tre statue, Vittoria (riconoscibile per le ali), con in mano il globo, e altre due figure, con in mano una lancia e un parazonium (una piccola spada), voltate verso di essa. Il timpano era decorato con i bassorilievi di una figura seduta in mezzo ad animali e sull’architrave compariva la dedica IMP. CAESAR. È raffigurata persino la porta di bronzo. Si noti l’uso di imperator come praenomen, riferito a Cesare (la dedica è a lui, che aveva avviato la costruzione, non ad Augusto), che sembra confermare come egli avesse effettivamente avviato questa prassi. L’edificio è tuttora integro e, grazie a questo denario, sappiamo che la sua struttura è rimasta inalterata (salvo il comprensibile fatto che sulla moneta ne era stato ingigantito il timpano); anche il portone in bronzo si è conservato, sebbene sia stato trasferito all’ingresso della chiesa di San Giovanni in Laterano. Il quinario RIC I 276, riporta, oltre al consueto ritratto, l’immagine di una Vittoria in piedi su una cista mistica, circondata da serpenti. La didascalia del dritto, CAESAR e IMP VII, consente di datare l’emissione al 26 a.C., quando Augusto fu acclamato imperator per la settima volta. Più interessante è la legenda sul rovescio: ASIA RECEPTA (“Asia riconquistata”); sappiamo infatti che Augusto volle chiudere lo stato di belligeranza con i Parti mediante accordi diplomatici (nel 20 a.C. essi restituiranno anche le aquile legionarie sottratto all’esercito di Crasso) e se ne vantò come se fosse stato un successo militare. In questo senso, la dea in piedi sulla cista (simbolo dell’Oriente) è una metafora della vittoria romana in Asia. NOTE [1] Il peso dei sesterzî fu fissato in un’oncia, ossia circa 27 g. È per questa ragione che molti autori sospettano che anche le monete di peso superiori ai 20 g che li precedettero (come quelle dei due figli di Pompeo), soprattutto se in oricalco (come quelle di Cesare e di Ottaviano), potessero già essere sesterzî. ILLUSTRAZIONI 29 a.C., denario RIC I 266 29 a.C., denario RIC I 266. La Curia Iulia, oggi 26 a.C., quinario RIC I 276.1 punto
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Come promesso, pubblico il file pdf in "formato libro", che credo renda più agevole il confronto fra testo e illustrazioni. Ho aggiunto un primo brevissimo capitolo, LA FONDAZIONE, e soprattutto, di maggior interesse, gli ultimi due , LA FINE DELLA REPUBBLICA e LA RIFORMA MONETARIA DI AUGUSTO. Vi prego di farmi conoscere impressioni, correzioni, suggerimenti. Mi piacerebbe sapere le opinioni differenti, su alcune interpretazioni forse un po' azzardate che ho proposto ... Spero almeno che la lettura non vi annoi [Ho trovato alcuni errori di battitura nel testo, l'ho ripubblicato al post #47]1 punto
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Ci abbiamo provato... A futura memoria,con globetto sotto al busto è il terzo che vedo... Il primo esemplare che vidi è nella mia raccolta e proviene da un' asta Gaodury...1 punto
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Ad una settimana dalla conferenza, per chi non potrà essere presente di persona comunichiamo i link da utilizzare per seguire la conferenza anche da remoto utilizzando google meet: Link 1 dalle 21.00 alle 22.00: https://meet.google.com/byi-ress-zzh Link 2 dalle 22.00 alle 23.00: https://meet.google.com/qcn-gnsi-yqr Ricordo che alla conferenza possono partecipare tutti, al termine si potranno visionare delle medaglie inerenti la conferenza e si concluderà la serata con il consueto brindisi.1 punto
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Debora Barbagli e Massimo De Benetti, La collezione di monete etrusche del Museo Archeologico Nazionale di Siena, All'insegna del Giglio, 2024. Maggiori informazioni: https://www.insegnadelgiglio.it/prodotto/la-collezione-di-monete-etrusche/1 punto
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