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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 10/02/25 in tutte le aree
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Ciao a tutti! Adesso andiamo ad occuparci di una questione che fino all’anno scorso non si poneva e che quasi nessuno di noi avrebbe mai immaginato. Sono già due volte che, in prima persona, mi capita di assistere a spiacevoli situazioni causate da immagini che – in teoria – dovevano soltanto essere elaborate da un’AI per rimuovere lo sfondo e migliorare la qualità, ma che invece, loro malgrado, hanno fatto un disastro e dato origine a malintesi. La prima volta si trattava di una banconota in vendita: l’elaborazione era talmente stramba da sembrare uscita dal taccuino di schizzi di Picasso. Fortuna che, dopo aver contattato la persona coinvolta, la faccenda si è chiarita subito - complice anche l’intervento di un gruppetto di numismatici, pronti a difendere (sì, ma in modo pacifico e civile) ogni banconota come se fosse l’ultima reliquia del mondo conosciuto. La seconda volta, invece, si trattava di una moneta ed è successo qui sul forum. A parte un paio di soggetti, nessuno ha avuto la minima voglia di chiarire l'accaduto con un briciolo di buona volontà e, come un copione ormai stanco, la discussione è degenerata in accuse ed insulti travestiti da opinioni. In entrambi i casi, è stato poi spiegato che era stato utilizzato un programma per rimuovere/modificare lo sfondo, aggiungere un testo o aumentare la luminosità. A questo punto, ho pensato fosse arrivato il momento di fare chiarezza e tirare le prime somme. Ci sono tre IA di punta che, bene o male, abbiamo a disposizione sui nostri dispositivi: ChatGPT, Gemini e Copilot. Le ho utilizzate per documentare il metodo con la stessa procedura, in modo da garantire la replicabilità dei risultati. Il prompt usato è stato sempre lo stesso "remove background noise and improve image quality" (rimuovi il rumore di fondo e migliora la qualità dell'immagine) in inglese, perché tanto le AI traducono tutto ciò che gli diamo in pasto, e così ho cercato di eliminare possibili fonti di errore. Iniziamo con una moneta che mi hanno dato di resto: qui l'immagine originale, scattata mettendo la moneta su di una bella tovaglietta, come vedo spesso nelle foto postate sul forum per vari motivi. Non commento le foto di Copilot e ChatGPT, sono simili in quanto la base tecnologica è la stessa, ma sembra che abbiano creato una nuova valuta: l'"EurOvo". La foto di Gemini è più interessante: venuta benino, nevvero? Ma se guardiamo i dettagli, ecco che ci sono delle incongruenze. ============================ Parte seconda: Che c'hai mille lire? Copilot e ChatGPT anche qui hanno dato risultati… patetici (come per la banconota citata in apertura che era una catastrofe simile) Gemini anche qui sforna un'immagine migliore e la natura della banconota è rimasta inalterata - con tutti i difetti e le pieghette - ma come prima da non vedere da vicino: Gli ingrandimenti delle firme dell'Azeglio e delle scritte che vengono in parte storpiate o del tutto omesse: 6 OENHAIO 1882 ? Il leone del contrassegno poi guardatelo con calma, cliccando sulle immagini, queste si ingrandiscono. ============================ Concludendo: morale della favola? In un'altra discussione sono state richieste "foto nitide [...] non “artefatte/modificate/elaborate con qualsivoglia programma informatico” (Cit. @oppiano): devo dire che le immagini che io posto da sempre sul forum sono tutte modificate al piccì, come minimo per es. ritagliate. Ed allora come facciamo? I programmi che uso io non hanno (almeno fino ad adesso) funzioni AI e gli strumenti sono meri attrezzi digitali. Ma posso esserne veramente sicuro? Devo confrontare adesso l'immagine pre- e post-produzione per determinare eventuali modifiche indesiderate? Come sempre, bisogna stare al passo con il mondo che cambia: ieri come oggi ci sono trappole ovunque. Conoscerle è l’unico modo per evitarle, ma non tutti hanno la stessa dimestichezza con le nuove tecnologie - e questo non è certo un difetto, ma solo una realtà da accettare. Ricordo per l'occasione il motto “in dubio pro reo”, anche perché vedo che questo è un trend che sta avanzando. Chi non era al corrente di quanto descritto sopra ed ora ha letto il mio post, adesso ha a disposizione una rosa di informazioni ed esempi che spero possano facilitare in futuro sia l'analisi che il giudizio. njk 😁8 punti
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oggi mi sono regalato queste opere..e con queste sono a 970 volumi...8 punti
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Per me curiosità, altrimenti le piastre sarebbero tutte varianti, in una raccolta di sole piastre avere anche le curiosità va bene per capire come funzionava la zecca, questa piastra insegna che si sono presi cura di correggere e allineare la data e come questa tante altre sono testimonianza dell'attenzione degli operatori.4 punti
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un saluto a tutti, condivido volentieri questo scudo di recente acquisizione. Peso 34,47 diametro 42 mm. Niente di eclatante, una conservazione mediocre ma ho cercato un buon compromesso tra esborso economico e condizione del tondello. Ringrazio @savoiardo per il suggerimento datomi qualche settimana fa; hai ragione un modulo veramente soddisfacente in mano. Gordon3 punti
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Buongiorno, ciao @Asclepia, quella che hai postato è una moneta abbastanza comune, perché - purtroppo - non presenta alcuna variante di conio degna di nota e quindi, ahimè, nessun R4. Nello specifico, il conio al dritto del 9 cavalli 1790 che hai postato, lo troviamo spesso abbinato anche con un conio al rovescio datato 1789... ne puoi vedere qualche altro esemplare - sia '89 che '90 - nella discussione da te creata: "9 CAVALLI FERDINANDO IV CON VARIANTI, ANNESSI E CONNESSI. Mi permetto di allegare le monete a cui faccio riferimento (di Litra e di Rocco) che presentano lo stesso identico conio al dritto. Spero di essere stato utile. Un saluto, Lorenzo3 punti
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Buona l'idea di controllare sul "Manfredini": il suo volume sui falsi è piuttosto limitato nel numero di esempi illustrati e nella qualità delle immagini (rispetto agli standard attuali) ma sempre un valido punto di riferimento. Direi che una perizia NIP ci sta solo per ottenere il rimborso: io però proverei prima a telefonare a InAsta (chiedendo del titolare) per ottenere in via amichevole di ritornare la spesa, segnalando il falso come già noto e pubblicato sul volume anzidetto: non potranno rifiutare e si risparmierà. P.S. La moneta è falsa oltre ogni ragionevole dubbio, per tutto quanto esposto in precedenza. Un bravo a Fabrizio (@ilnumismatico) che al solito ha identificato i punti chiave del falso.3 punti
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Ciao @Gallienus, A me lascia molte perplessità. Bordo irregolarissimo, impreciso e assente. Gli incusi sono fatti molto male, imprecisi, deboli e poco impressi. Il modellato mi pare approssimativo e questo a prescindere dalla bassa conservazione; osserva la base della legenda al D/, dovrebbe essere dritta, netta, invece è approssimativa e incerta (il bordo poi al D/ è imbarazzante, guardala bene, da sx c'è [ma è davvero minimo] fino a scomparire e fondersi con la dentellatura proprio nella zona D'ITALIA). Se fosse incastonata, non dovrebbe avere compromesso gli incusi, tanto meno il bordo. dettaglio della legenda al D/. Guarda la base della A finale3 punti
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Qualche immagine su questo argomento che costituisce un'altra tematica nel nostro hobby e ci mostra quanto sofisticati siano i francobolli come tutte le carte valori.2 punti
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È un piacere per me se sei soddisfatto! Poi hai acquistato una moneta che ha esattamente 2 secoli più di me... come disprezzare quel millesimo? Comunque la moneta è consunta, appiattita dalla circolazione, ma in maniera uniforme! Come ti avevo già scritto è comunque un modulo importante da tenere in mano, fa piacere. Il bordo com'è? È tanto consumato? Ora ti butto li un'altra cosa ... Hai presente che bello avere la serie completa di questi argenti? Sono un bel vedere! E non troppo impegnativi come spesa non avendo fretta.... Ti faccio vedere come si presenterebbe....2 punti
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Salve, dovrebbe essere un quattrino di Gubbio di Papa Benedetto XIV con San Paolo. La classificazione dovrebbe essere Muntoni 510 variante 1 o 2.2 punti
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Ciao Genny , le T sono delle semplici ribattute, per quanto riguarda l'8 da quello che ricordo esiste sia verso il basso come la piastra in oggetto ed esiste anche un conio con l'8 verso l'alto, in questo caso io penso non sia una ribattuta ma una correzione sul conio, l'addetto si è accorto che stava andando troppo in basso ed ha prontamente corretto il tiro. Saluto tutti. Raffaele.2 punti
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Nell'articolo francese fa abbastanza sorridere la frase: “On parle du miracle de Pompei, mais il y aussi le miracle du Rhône arlésien.” cioé si parla del miracolo di Pompei ma c'è anche il miracolo del Rodano di Arles. Il nazionalismo d'oltralpe gli crea un cortocircuito tale per cui se non devono essere sempre migliori o almeno uguali all'Italia stanno proprio male.2 punti
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NORA: 1.500 MONETE CHE MOSTRANO LA FINE DELLA DOMINAZIONE ROMANA IN SARDEGNA Una delle scoperte dell'Università di Cagliari1 punto
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Sui Machin la fluorescenza è veramente variegata, comunque per la cronaca, anche le banconote degli euro ed altre, hanno elementi fluorescenti.1 punto
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Buonasera, riprendo questa discussione, ormai leggermente datata, per chiedere conferma della variante anche su questo mio esemplare, entrato in collezione di recente (oggi). purtroppo non in alta conservazione come quello presentato da @gionni980 e presente sul catalogo del forum, osservo che l'8 del millesimo è ribattuto su altro 8 più in basso, oltre a un "pasticcio" sul 6, che non mi lascia intendere se sia ribattuto su altro. aggiungo anche ulteriore foto di dettaglio della data. infine, ma credo si tratti al limite di pure curiosità, entrambe le T (di VTR e di ET) al rovescio, mi paiono ribattute, presentando un peduncolino alla base della lettera e delle "sbavature" nella parte apicale (anche di questi inserisco immagini di maggior dettaglio). ringrazio in anticipo chi vorrà aiutarmi saluti, Carlo1 punto
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Altri tipi di fluorescenza.. Non fluorescente a sx - fluorescente a dx1 punto
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Un tesoro di monete romane è stato recuperato nel Rodano https://www.stilearte.it/meraviglioso-847-monete-romane-di-2000-anni-ripescate-ora-dal-relitto-di-una-barca-antica-affondata-nel-fiume-rodano-tutti-i-particolari-il-video/ . Meraviglioso. 847 monete romane di 2000 anni ripescate ora dal relitto di una barca antica affondata nel fiume Rodano. Tutti i particolari. Il video Redazione 2 Ottobre 2025 Archeologia - Ultime notizie ed approfondimenti, Impero romano, News La missione archeologica condotta sul lato Trinquetaille svela oltre 800 monete risalenti a quasi 2.000 anni fa “Si parla del miracolo di Pompei, ma c’è anche il miracolo del Rodano arlesiano”. Gli occhi di David Djaoui, archeologo-sub della missione, brillano di entusiasmo mentre racconta la scoperta annunciata nelle ore scorse: un tesoro di 847 monete rinvenute su un relitto sommerso nel Rodano, nei pressi di Trinquetaille, ad Arles. I sub hanno scoperto su un relitto 847 monete di circa 2000 anni fa. Photo ©Lionel ROUX_CCJ-(CNRS-AMU) La scoperta, condotta dal Musée départemental d’Arles Antique in collaborazione con CNRS, INRAP, Drassm, Musée national de la Marine e la società Ipso Facto, si inserisce in un quadro di ritrovamenti storici eccezionali nella città, tra cui un’antica chiatta nel 2004, un busto di Cesare nel 2007 e un primo lotto di monete nel 2018. Una squadra interdisciplinare sul campo Archeologi, ceramologi, restauratori e fotografi impegnati in un’operazione di carotaggio subacqueo L’inizio delle ricerche con un’operazione di carotaggio: il tesoro è stato trovato nelle acque del fiume sulla riva destra del Rodano, di fronte al Musée départemental d’Arles antique. ©Lionel ROUX_CCJ-(CNRS-AMU) La missione ha coinvolto una quindicina di esperti – archeologi, ceramologi, restauratori, topografi e fotografi – tra il 25 agosto e il 3 ottobre 2025. Nonostante le difficili condizioni subacquee — correnti impetuose e visibilità ridotta — la ricerca ha dato risultati sorprendenti. “Abbiamo rinvenuto la membrana di una barca lunga circa venti metri e, insieme, questi 847 pezzi, per lo più datati al III secolo, alcuni in condizioni straordinariamente conservate”, spiega Djaoui. Il ritrovamento ha seguito un crescendo di scoperte: inizialmente 60 pezzi, poi 80, fino a imbattersi in un cumulo di oltre 600 monete, tra cui spicca un sesterzio di Traiano del 116 d.C., testimonianza diretta del commercio e delle rotte fluviali dell’epoca romana. Monete che raccontano storie Dal cumulo sommerso al Museo Dipartimentale dell’Antica Arles, tra restauri e studi numismatici Le monete, probabilmente cadute accidentalmente da una barca, saranno sottoposte a una rigorosa valutazione numismatica e successivamente restaurate prima di essere esposte al pubblico entro uno o due anni. “Sogniamo di trovare il contenitore originario, uno scrigno del tesoro, come quelli che vediamo nei film”, confida Djaoui, consapevole delle difficoltà ma ottimista sulle potenzialità ancora nascoste nelle acque del Rodano. Questa scoperta conferma che il Rodano, oggi fiume silenzioso e placido, è stato per millenni teatro di scambi e traffici intensi, un archivio liquido di storie, monete e imbarcazioni che, con pazienza e metodo scientifico, continua a restituire tesori straordinari. Arles romana: fulcro del commercio e della cultura mediterranea Dall’insediamento pre-romano alla colonia augustea: tra monumenti, teatri e strade lastricate Arles, fondata intorno al VI secolo a.C. come insediamento celto-ligure, assunse un ruolo centrale con la conquista romana. Nel 46 a.C. divenne colonia sotto Giulio Cesare, con il nome di Colonia Iulia Paterna Arelate Sextanorum, e rapidamente si trasformò in un nodo commerciale e culturale strategico lungo il Rodano. Il fiume era allora arteria vitale per il trasporto di grano, vino e manufatti, collegando il Mediterraneo con l’interno della Gallia e con le province renane. La città si caratterizzava per monumenti grandiosi: un anfiteatro capace di ospitare oltre 20.000 spettatori, un teatro romano, terme e un foro ornato da colonne e statue, testimonianze tangibili della romanizzazione della Gallia. Le strade lastricate, alcune delle quali ancora visibili, collegavano il porto fluviale con le vie principali, permettendo un rapido scambio di merci, idee e culture. Le monete rinvenute nel Rodano si inseriscono in questo contesto: esse erano strumenti quotidiani del commercio, testimoni silenziosi delle transazioni, delle spedizioni e delle reti economiche che hanno reso Arles uno dei principali poli dell’impero romano occidentale. Ogni sesterzio o antoniniano racconta storie di mercanti, viaggiatori e sub che, inconsapevoli, hanno contribuito a costruire un archivio archeologico sommerso che oggi rivela, pezzo dopo pezzo, il cuore pulsante della città antica. Un fiume di storia da esplorare Il Rodano arlesiano come scrigno senza tempo della civiltà romana Il Rodano si conferma così non solo via di commercio, ma vera e propria macchina del tempo. La recente scoperta si aggiunge agli altri ritrovamenti locali e alla ricchezza archeologica di Arles, città che ancora oggi conserva i segni di un passato romano pulsante. Come nota finale, Djaoui sottolinea che le acque arlesiane continueranno a offrire eccezionali rivelazioni per centinaia, persino migliaia di anni a venire, rendendo ogni immersione un gesto di memoria e di meraviglia. Fonte: Comune di Arles1 punto
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Osservazione che continua ad essere lecita anche nel corrente mese di Ottobre e alla quale mi associo nuovamente.1 punto
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La calamita è attratta più dalla parte esterna e pochissimo da quella centrale. Il disco centrale non sembra colorato/placcato perché ho graffiato la superficie e sotto è dello stesso colore1 punto
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Il nostro listino sarà scaricabile gratuitamente dal nostro sito www.numismaticafelsinea.it a partire dalla prossima settimana. NON è un'asta ma i lotti che trova sono acquistabili al prezzo indicato a fianco SENZA ALCUN DIRITTO DA AGGIUNGERE.1 punto
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😅😅 Perfetto, abbiamo capito quale sará il super premio di quest' anno. Tra l'altro mancano meno di 3 mesi al 31 dicembre 😜1 punto
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Per vedere la fluorescenza o la fosforescenza nei francobolli o carte valori bisogna avere una lampada di Wood o lampada UV (UltraVioletti ). Questa lampada puoi avere diverse lunghezze d'onda, esattamente 366 per la fluorescenza sistema usato solitamente sui francobolli italiani, .... e 254 per la fosforescenza usata solitamente per i francobolli inglesi soprattutto i tipi Machin. Le lampade possono essere di diversi tipi : ....ed hanno un costo che puo' variare dai 10/15€ Fino ad oltre 50€. Questa lampada puo' essere utile al filatelista anche per vedere particolari su un francobollo difficilmente individuali ad occhio nudo come strappi riparazioni ecc... . Ovviamente puo' essere usata su tutte le carte valori come banconote, marche da bollo ecc... Questa è un' altra tematica della Filatelia come coloro che collezionano francobolli con i cani, gatti, cavalli, royalty, auto ecc.. c'è chi colleziona francobolli con fluorescenza e fosforescenza. Se ci sarà un interesse in merito siamo qui per approfondire, abbiamo comunque mostrato un altro aspetto della Filatelia a mio avviso molto interessante. Hurra' !!!1 punto
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per chi avesse piacere, aggiungo la storia della Basilica, tratta da una pagina dell'Università di Genova (https://fosca.unige.it/Basilica Santa Maria Immacolata) Storia La fondazione della chiesa dell’Immacolata se da un lato conferma il radicato culto mariano presente in Genova (dove già nel 1637 la Vergine era stata proclamata “regina della città”), dall’altro risulta strettamente collegata alla definizione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria da parte del pontefice Pio IX, avvenuta nel 1864: nello stesso anno, infatti, il nobile genovese Pietro Gambaro si fece promotore della costruzione di una nuova chiesa da erigersi nella via Assarotti (anch’essa allora in fase di apertura), mettendo a disposizione alcuni terreni di sua proprietà. Nel 1855 Gambaro si rivolse all’architetto Domenico Cervetto, che elaborò un progetto (a pianta a croce latina contratta, ispirata al modello della chiesa del Gesù), che, pur avendo destato non poche opposizioni e critiche nell’ambito della giunta comunale, fu approvato il 16 settembre 1856. Presero dunque avvio i lavori per la costruzione della chiesa, fortemente voluta da Gambaro (“Son presso a quarant’anni che io lavoro per me: ora voglio far qualcosa per la Gloria di Dio e della Madonna”) e che avrebbe dovuto essere affidata ai Padri Gesuiti cacciati dalla loro chiesa. La fabbrica tuttavia fu interrotta nel 1858 per la morte del committente, alla quale fece, poco dopo, seguito quella dell’architetto Cervetto. L’impresa fu rilanciata nel 1863 come immediata, polemica risposta - in difesa della figura dell’Immacolata- alla pubblicazione (avvenuta in quell’anno) della Vie de Jésus di Joseph-Ernst Rénan, che negava la divinità di Cristo e, conseguentemente, l’immacolata concezione della Vergine. L’arcivescovo di Genova, Andrea Charvaz, aprì una pubblica sottoscrizione per la prosecuzione della fabbrica della chiesa, affiancato da un gruppo di esponenti della nobiltà e dell’alta borghesia cittadina. Venne infatti istituita una commissione, della quale fecero parte G. Durazzo, G. Migone, Rodolfo Pallavicino e Lorenzo Enrico Peirano (questi ultimi acquistarono il terreno, destinato all’edificazione della chiesa, con atto privato “ad uso cattolico”), nonché Maurizio Dufour (Torino, 1826 – Genova, 1897), architetto e intellettuale, impegnato sul versante del cattolicesimo militante, al quale nel 1864 venne conferito l’incarico di Deputato per la costruzione della chiesa. Nel 1867 fu benedetta la prima pietra, con cerimonia presieduta dall’arcivescovo Charvaz; nel 1871 i lavori subirono una accelerazione, grazie all’incremento dei fondi disponibili e nel 1873 l’edificio, sebbene ancora privo di decorazioni, fu aperto al culto. Nel 1879 la chiesa fu eretta in parrocchia e presero avvio le opere decorative; nel 1880 divenne abbazia, mentre nei successivi anni fu insignita dei titoli di collegiata ad instar (1894) e di basilica minore (1905). Il cantiere dell’Immacolata fu, dunque, per Maurizio Dufour un impegno di rilievo, che dal 1864 lo occupò fino alla morte. Appartenente ad una famiglia che era esponente di punta dell’ambiente imprenditoriale genovese (il padre, Lorenzo, si era trasferito nel 1828 da Torino a Genova, dove aveva impiantato una fortunata attività di raffinazione degli zuccheri), Maurizio Dufour aveva compiuto nel capoluogo ligure la sua articolata formazione, comprendente gli studi universitari (dopo un primo approccio alla Facoltà di Filosofia, era passato a quella di Giurisprudenza), ma anche un’educazione propriamente artistica, avviatasi alla scuola del pittore Giuseppe Ferrari (1840 ca.) e formalizzata nel 1846 con l’iscrizione ai corsi dell’Accademia Ligustica di Belle Arti. Nel 1848 aveva compiuto il classico “viaggio di istruzione” in Toscana e a Roma, mentre l’anno successivo, dopo il conseguimento della laurea in Giurisprudenza presso l’Ateneo genovese, era ripartito alla volta del capoluogo toscano, dove rimase fino al 1852, frequentando l’Accademia ma anche l’ambiente del “Caffè Michelangelo". Dopo un soggiorno di alcuni mesi a Venezia, era infine rientrato a Genova, dove nel 1853 esordiva come architetto con il progetto per la tomba del padre nel cimitero di Staglieno. Dieci anni più tardi, quando gli venne affidata la regia del cantiere dell’Immacolata, egli era ormai figura ben nota nell’ambiente cittadino, già distintosi anche per i suoi interventi di “restauro” di importanti edifici ecclesiastici, come significativamente sottolinea nel 1866 Federico Alizeri: “La patria in comune gli dee poscia gratitudine molta per la pietà liberale de’ suoi restauri: ad esempio de’quali gli faran sempre testimonio di rara intelligenza le chiese di S.M. di Castello in Genova e della Certosa in Polcevera. Taccio i benefizj che a gran mercè di fatiche procaccia alle nostre arti, o salvandone il patrimonio ne’ monumenti, o promuovendole ne’ giovani, o vigilandole nell’Accademia” (F. Alizeri, Notizie dei Professori del Disegno in Liguria dalla fondazione dell’Accademia, III, Genova 1866, p.490). Nella chiesa dell’Immacolata Dufour, pur mantenendo la pianta già impostata da Cervetto, aggiunse, di sua invenzione, il coro e conferì all’edificio un aspetto elegante e imponente, riservando attenta cura a ogni singolo spazio e all’armonia dell’insieme. “Una chiesa per l’Immacolata non deve essere la cosa più ricca e più bella? Vorreste mica costruirle un tugurio? “: così rispondeva l’architetto (come tramanda il biografo Traverso) a chi la chiedeva più economica. Dufour tanto amava il suo progetto, che scelse di trasferirsi nel cantiere, dove allestì un piccolo studio per poter seguire più attentamente il lavoro degli operai e prevenire ogni tipo di errore. La sua ricca cultura, la sua approfondita conoscenza della tradizione artistica italiana, si riflette nel sontuoso edificio, che, una volta compiuto, si presentò “come una sorta di manifesto dell’eclettismo neorinascimentale genovese, non solo in campo architettonico, ma anche in quelli della scultura, della pittura e del mosaico, dell’ebanisteria” (Di Fabio 1990).1 punto
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Propongo il "Premio Pigna in xxxx d'Oro" per la moneta più orrorifica postata in questa discussione, se si vuole con l'assegnazione pure delle pigne in xxxx d'argento e di bronzo. Grazie, troppo gentile.1 punto
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Lituania Collezione.. Dewlish in Dorset UK... Regno Edoardo VII Regno Elisabetta II1 punto
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Buonasera @marcello.scafati Considerando che la faccia comune è così dal 2007, trovo improbabile vederla su un millesimo 2003.. L'amico @caravelle82, di cui richiamo l'attenzione, potrebbe porre qualche domanda per i suoi studi sui due euro falsi.1 punto
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Per lecita provenienza, credo si intenda che bisogna possedere una qualche documentazione che attesti che la moneta in oggetto, appartiene alla tua famiglia fin da epoca anteriore al 1909, se non si possiede nessun documento di questo tipo si possono avere dei problemi, in quanto mancherebbe la prova. Per valida documentazione si intende un testamento o comunque qualcosa di scritto che sia in grado di provare quanto si afferma.1 punto
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In effetti appena l'ho vista ho avuto come una sensazione di pigna nel deretano, come dicono più o meno esattamente in Friuli e dintorni.1 punto
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Buonasera a tutti, 9 Cavalli 1789 Ferdinando IV. Vediamo cosa accadeva nel 1789. Riporto la sintesi fatta dalla IA sul web. Nel 1789, mentre la Rivoluzione francese scoppiava in Francia, la corte di Napoli, guidata da Ferdinando IV e Maria Carolina, reagì con preoccupazione e iniziò a prendere misure repressive contro le idee rivoluzionarie, come la persecuzione dei massoni e l'espulsione di francesi sospetti di diffondere idee antimonarchiche. L'anno segnò anche la pubblicazione dello Statuto di San Leucio, un innovativo insieme di leggi per la colonia manifatturiera di San Leucio, dimostrando un possibile interesse verso riforme sociali in alcuni settori. La Rivoluzione Francese e Napoli • Preoccupazione Reale: Lo scoppio della Rivoluzione Francese nel 1789 allarmò la monarchia napoletana, che vide in essa una minaccia per il proprio potere e per l'ordine sociale esistente. • Repressione e Misure Antirivoluzionarie: In risposta, Ferdinando IV e Maria Carolina intrapresero azioni volte a contrastare il diffondersi delle idee rivoluzionarie. Questi includevano: • Misure repressive contro la massoneria, vista come una centrale di propaganda antimonarchica. • Espulsioni di cittadini francesi sospettati di diffondere idee rivoluzionarie nel Regno. • Rafforzamento dei legami con l'Austria, alleandosi con il Sacro Romano Impero d'Asburgo-Lorena. Lo Statuto di San Leucio • Un'Innovazione Sociale: Nel 1789 fu pubblicato l'opuscolo sulla "Origine della popolazione di San Leucio" dalla Stamperia Reale del Regno di Napoli. • Contenuto dello Statuto: Questo opuscolo conteneva lo Statuto di San Leucio, un insieme di leggi innovative promulgate dal re per regolare le attività della colonia manifatturiera di San Leucio. Questo dimostra come, nonostante le tendenze repressive, ci fosse anche spazio per riforme sociali in specifici ambiti. Saluti Alberto1 punto
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Si è normale, se la pietra è ben conservata naturalmente. Ho posseduto una pietra litografica di fine '800 un venti anni fa, come puoi vedere è molto ben evidente: Serviva a stampare questa sorta di ricevuta/buono del Monte di Pietà di Palermo ed altre piccole diciture. inverto l'immagine per poterla farla leggere meglio:1 punto
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il termine non è udugal, ma kuĝgala (gukkal) "pecore dalla coda grossa" l'anno È da leggersi mu a-ra2 3-kam-ash / si-mu-ru-um{ki} ba-hul "l'anno in cui Simuru è stata distrutta per la 3. volta"1 punto
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Buona Sera, la storia e' semplice: in Polonia e' stata prima volta quando ho trovato questa moneta in vendita (sito simile da ebay, allegro.pl). Per me la moneta più bella di altri. Volevo davvero averla. Ragazza ha scritta da questa moneta e' una moneta trovata nell'appartamento del nonno defunto. Ho guidato da Cracovia (ca 300km da mia casa), ho guardato e ho confermato: "ok per me" (ed e' per questo ho scritto sopra a umiltà e bisogno di conoscenza). Dopo risposte di colleghi esperti ho contatto di ragazza, ma senza risposta. Il prezzo era al livello che si può trovare su Internet (1.600 PLN, ovvero circa 400 €), ma fortunatamente sono riuscito a negoziare una riduzione significativa a 1.000 PLN, ovvero circa 230 €. Costoso per una copia, ma mea culpa. Credo che un giorno l'originale sarà nella mia collezione.1 punto
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Parlando di monete rare ed introvabili, sicuramente le piastre coniate a Roma hanno pieno diritto di essere tra queste1 punto
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Ah...dimenticavo Luca, di una cosa sono contento .....di averci visto giusto su di te sin dal primo post, la stoffa, la passione, lo studio ci sono....prosegui poi anche da solo, è bello vedere giovani così pronti, curiosi, motivati, era giusto ed è giusto incoraggiarti nel proseguire i tuoi studi sulla tua identità.....e chi mi conosce sa che dico sempre quello che penso su un forum ..... :blum:1 punto
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