Vai al contenuto

Classifica

  1. Oppiano

    Oppiano

    Utente Storico


    • Punti

      10

    • Numero contenuti

      9039


  2. demonetis

    demonetis

    Utente Storico


    • Punti

      8

    • Numero contenuti

      1995


  3. Ale75

    Ale75

    Utente Storico


    • Punti

      8

    • Numero contenuti

      3177


  4. iracondo

    iracondo

    Utente Senior


    • Punti

      7

    • Numero contenuti

      373


Contenuti più popolari

Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 10/20/25 in tutte le aree

  1. Il 14 gennaio del 1786, Cesare Coppola scrive al re Ferdinando IV sottoponendogli un problema in zecca: Gaetano Basile si duole per la cattiva qualità dell'acciao col quale sono costruiti i coni che spesso si rompono creando ritardi nella coniazione e un'impressione delle monete non soddisfacente. Pertanto, il maestro si zecca chiede al re di autorizzare il Basile a poter scegliere l'acciao - di qualità migliore di quello sinora adoperato - presente nella Regia Dogana. Non è dato sapere se il problema venne risolto o meno e neppure quando ebbe origine. ANSA: Ministero delle finanze, busta 2136 P.S. Un fatto simile accadde nella zecca felsinea del XVIII secolo (se ricordo bene) dove anche qui la qualità dell'acciao dei coni risultava scadente, pertanto i gestori della zecca chiesero di acquistarlo in Francia, sebbene il costo fosse elevato. Chimienti nel libro La zecca di Bologna e le sue macchine lo spiega egregiamente.
    7 punti
  2. Buonasera, condivido volentieri uno degli ultimi esemplari entrati in raccolta. Si tratta di un 10 soldi del 1811 (Venezia), naturalmente in argento (0.900) e dal peso di 2,49 grammi. D/ NAPOLEONE IMPERATORE E RE Testa nuda a destra, in basso 1811 R/ REGNO D'ITALIA Corona ferrea radiata; in basso 10 SOLDI / V Contorno: stellette in incuso. Saluti.
    5 punti
  3. Una coppia di gradevoli 40 e 20 lire napoleonici saluta il forum
    5 punti
  4. Tutto risale all'Impero Romano: l'unità di peso base nel sistema romano era la "libra pondo" (o semplicemente libra), che corrispondeva a circa 327 grammi. parola "libra" indicava una bilancia, mentre "Pondo" era invece un avverbio che significava "a peso". Dopo la partenza dei romani dalla Britannia, il sistema monetario e di pesi da loro lasciato influenzò profondamente i regni anglosassoni, e il concetto di "sterlina" (pound sterling) nacque come un'unità di conto, definita come una massa d'argento di alta purezza ("sterling silver") del peso di una libbra; in pratica, la "sterlina" non era una moneta fisica, ma un valore. Quel valore era rappresentato da una libbra d'argento. Questa connessione è resa chiara dalla suddivisione della sterlina: 1 Pound (£1) = 20 Shillings = 240 Pence (questo era il sistema pre-decimale, in vigore fino al 1971). Ma la moneta fisica più comune e importante per secoli fu il penny (plurale: pence). Il penny era una moneta d'argento, e la relazione era questa: per coniare 240 penny (che formavano 1 sterlina), si usava esattamente una libbra d'argento. Quindi: 1 libbra (peso) d'argento = 1 Pound Sterling (valore) = 240 penny (monete fisiche). Il Simbolo "£": Deriva direttamente dalla lettera "L" corsiva, che sta per "Libra". Quindi, quando scriviamo "£", stiamo scrivendo in realtà una "L", l'abbreviazione dell'antica unità di peso romana, e la parola inglese "pound" (che significa sia l'unità di peso che la valuta) deriva dalla seconda parte dell'espressione latina "libra pondo", ovvero "pondo" (a peso); in sostanza, "pound" è l'evoluzione germanica di "pondo". La storica "libbra d'argento" (che dà il nome alla sterlina) e la "Sovrana d'oro" (la sterlina in oro) furono legalmente e deliberatamente ancorate attraverso il rapporto bimetallico del 1816: per legge, il rapporto fu fissato a 1 : 15,066. Ciò significa che 1 grammo d'oro era valutato legalmente come 15,066 grammi d'argento. Una libbra (Tower Pound) equivale a circa 349,9 grammi di argento sterling (a 925/1000 di purezza), e quindi contiene 349,9 * 0,925 = circa 323,7 grammi di argento puro. Per trovare la quantità d'oro che valeva quanto quella libbra d'argento, dividiamo il contenuto d'argento per il rapporto legale: 323,7 grammi d'argento / 15,066 = 21,48 grammi d'oro puro. Una 'Sovrana' piena contiene 7,3224 grammi d'oro puro, e quindi 21,48 grammi (oro equivalente) / 7,3224 grammi (per Sovrana) = 2,93 Sovrane; questo numero (2,93) è praticamente 3; la piccola discrepanza è dovuta all'evoluzione dei tipi di libbra usati (la Tower Pound fu sostituita dalla Troy Pound). Una libbra d'Argento era quindi equivalente a circa 3 Sovrane d'oro. In sintesi, la riforma del 1816 mantenne il nome "Sterlina" e l'unità di conto, ma ne cambiò la base materiale dall'argento all'oro. La Sovrana d'oro divenne la nuova pietra di paragone, e il suo rapporto con l'antica libbra d'argento fu calcolato matematicamente, creando un ponte perfetto tra il vecchio sistema dell'argento e il nuovo sistema dell'oro. Riepilogando: Perché si chiama Sterlina/Sovrana? Per un motivo storico: era la moneta che rappresentava il valore di una sterlina d'oro sotto il Gold Standard; fu coniata per la prima volta nel 1489 sotto il re Enrico VII d'Inghilterra, e il nome "Sovereign" (Sovrano) era un riferimento al ritratto del monarca impresso sulla moneta, simbolo del potere e della stabilità del regno. La "Sterlina Oro" che tutti conosciamo, comunque, fu coniata per la prima volta nel 1817, con il famoso disegno di Benedetto Pistrucci che ritorna San Giorgio e il Drago sul rovescio. Questa è la moneta identica, per peso e contenuto d'oro (7,3224 grammi), a quelle coniate oggi. È una moneta a tutti gli effetti? Sì, è una moneta a corso legale a tutti gli effetti. La mancanza di un valore nominale stampato è un dettaglio formale; il suo valore nominale è stabilito per legge (£1), e il suo status di moneta la distingue da un semplice lingotto, conferendole importanti vantaggi fiscali per gli investitori e i collezionisti. PS: Il controllo che scade ogni tot secondi (uso una VPN) è una rottura di p@lle mostruosa: ho dovuto reinserire tutto il messaggio perchè il sistema mi ha richiesto di confermare che non sono un robot
    4 punti
  5. Buongiorno a Tutti, oggi vorrei condividere un altro recente acquisto. Si tratta di un francobollo australiano dal valore di two pence, azzurro dentellato, stato del Queensland, con leggero annullo e con ritratto della sovrana; il venditore colloca l'emissione dell'esemplare tra il 1868 ed il 1879. Io lo trovo gradevole ed interessante anche perché viene raffigurata frontalmente una giovane Regina Victoria anziché l'effige di profilo come spesso accade. Chiederei per cortesia agli Esperti della sezione di filatelia se il francobollo è classificato come australiano oppure inglese - colonie inglesi/Commonwealth e se possibile stabilire il corretto anno di emissione del francobollo. In allegato 4 foto : diritto - rovescio - controluce - foto del venditore. Grazie.
    3 punti
  6. Approfitto di questa discussione aperta dall’amico @lorluke per condividere volentieri un esemplare da poco entrato in raccolta. Si tratta evidentemente di un esemplare in argento di Napoleone I, Medaglia Anno VI 1797 della Vittoria dell'armata d'Italia a Campoformio. D/ Busto verso sinistra, capelli raccolti, BONAPARTE NE A AJACCIO LE 15 AOUT 1769. R/ Legenda su quattro linee entro corona d'alloro, LA FRANCE LUI DEVRA LA VICTOIRE ET LA PAIX. Diametro 33 mm e 14,89 gr
    3 punti
  7. Quel segno di abbreviazione è un classico e si chiama "tilde". Possiamo trovarlo anche in forma lineare. Nelle monete di Ancona lo troviamo con una certa frequenza. PS: questa moneta è parte della mia collezione.
    3 punti
  8. Ciao, Ci eravate quasi. Un bronzo celtico della Brittania attribuito a Tasciovano, re dei Catuvellauni. Una specie di ippocampo sul rovescio. https://www.acsearch.info/search.html?id=4158569 Un esemplare del British Museum:
    3 punti
  9. Buongiorno, Qualche imprecisione anche nella descrizione del dritto, sia nella prossima vendita di Elsen che in quella Sangiorgi. Elsen legge male la desinenza e dubitativamente parla di testa d’asino (!) nel campo a destra, mentre Sangiorgi identifica correttamente la testa della mitologica creatura marina (pistrice) ma scambia una frattura di conio (?) per un delfino afferrato dalla stessa. Per qualche confronto allego l’immagine di una moneta tratta da una vecchia discussione (post 32), che condivide lo stesso conio di incudine dell’esemplare di questa discussione, senza la frattura.
    3 punti
  10. Confermo Carlo V, avevo letto PLUS ULTRA
    3 punti
  11. Buonasera Cari Amici, Vista la notevole affluenza che caratterizza ormai tutti gli eventi della nostra Associazione, ogni mese verrà riproposta. Grazie a tutti i coloro che sono intervenuti nelle precedenti edizioni e che parteciperanno alla prossima del 26 ottobre 2025. Domenica 26 Ottobre 2025 DOMENICA SPECIALE al CIRCOLO AFI Orario: 8,30-12,00 Ingresso gratuito e parcheggio gratuito. presso il Circolo Sportivo Thaon di Revel ROMA, Lungotevere Thaon di Revel n.3 (Stadio Olimpico, Piazza Mancini) Vi attendiamo numerosi !
    2 punti
  12. Contribuisco ancora con un ulteriore esemplare di Carlino di Federico III d’Aragona RECEDANT VETERA recentemente entrato in raccolta.
    2 punti
  13. È un falsone ... Ne ho una anche io 😁 Son riuscito a trovare le foto della mia... Il conio è quello, i caratteri non mentono
    2 punti
  14. Credo di si forse un Kopeko o probabilmente un taglio più piccolo. Si intravede il cavallo e San Giorgio con la lancia che trafigge il drago e scritta al bordo. Dall'altra due figure (due persone) oppure uno stemma....... prova a controllare queste tipologie nei piccoli moduli Russi o di quelle parti anni 1700/1800
    2 punti
  15. Buonasera, ieri in ciotola da 50 centesimi, 50 cents del 1955 dei Caraibi inglesi. Non messa benissimo.
    2 punti
  16. Salve, non so per certezza cosa sia, ma penso che si possi trattare di una moneta Russa o comunque di quella zona
    2 punti
  17. Il primo cavallotto (o pezzo da tre grossi) con questo tipo di cavallo si trova sotto Carlo Il ed è seguente all'ordinanza del febbraio 1551 per la zecca di Vercelli. I Cavallotti precedenti erano simili ai Cavallotti battuti in altre zecche del nord italia ed avevano non solo il cavallo, ma un cavaliere, un santo a cavallo, nel caso delle monete sabaude San Maurizio. Con questa ordinanza le monete venivano ulteriormente diminuite di peso e svilito l'intrinseco, si passava dai circa 63 pezzi al marco dei vecchi ai 74 dei nuovi, per una bontà di 7.12 denari, poi cambiata in 4.18, ai 3.18 denari di questi nuovi Cavallotti. Non so perché sia stata fatta la scelta di eliminare San Maurizio, forse le dimensioni della moneta o il grosso svilimento della stessa voleva essere indicato con la presenza del solo cavallo, che poi era il nome usato normalmente per questa moneta, ma volendo scherzare sulla cosa la raffigurazione dell'animale che ha la testa girata all'indietro sembra che voglia dirci: "Azz... ho perso il Santo! ... oltre all'argento!"
    2 punti
  18. Di antica presenza sul mercato, un particolare esemplare di statere a doppio rilievo da Poseidonia, valutato " Variante très rare ", con al diritto Poseidone con tridente ed al rovescio toro . Sarà il 6 Novembre in vendita Elsen 163 al n. 12 .
    2 punti
  19. Dipende di che monete si sta parlando. La 2 lire 1812 è un R3, quindi non così facile da reperire già di suo. Ovviamente in altissima conservazione diventa quasi introvabile. Della 2 lire 1813, invece, esistono diversi esemplari in alta conservazione, passati anche di recente in asta. Mostro l'esemplare in mio possesso, che ebbi modo di comprare all'ultimo convegno di Modena pre-covid (gennaio 2020). Per chi volesse recuperarsi la discussione:
    2 punti
  20. Questa è la scheda del catalogo del forum,la tua è la penultima della lista... https://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-FIV/8
    2 punti
  21. Prima asta di @simonesrt a cui partecipo I pezzi che mi interessavano sono stati tutti venduti quindi mi sono consolato con qualche scudo comune a prezzi interessanti Son sempre una gioia per gli occhi
    1 punto
  22. DE GREGE EPICURI Nel titolo, il regno di VE III viene fatto terminare nel 1943. A me pare che nel 1943 sia terminato solo...il regno di Mussolini.
    1 punto
  23. @MicheleTN Di norma le monete cartaginesi del tipo da te postato, identificato come unità, sono attribuite a zecca sarda. Nel tuo caso sono classificate di protome equina minore per distinguerle da quelle successive di analogo tema dritto/rovescio di sicura zecca sarda che hanno un peso medio attorno ai 14/15 grammi. Come però ti ha detto @Antonino1951 è plausibile a seguito dei ritrovamenti che le prime coniazioni di protome minore siano avvenute in Sicilia e successivamente le stesse maestranze siciliane si siano recati in Sardegna per iniziare la produzione sull'isola. Le prime monete sono sicuramente di stile più raffinato per poi degradare sempre di più: è probabile che gli incisori sardi poco avvezzi rispetto ai maestri siciliani abbiano utilizzato sempre più copie di copie per realizzare i conii, un po' come avvenute anche per le maschere e quindi lo stile si sia impoverito. La studiosa Fray-Kupper li distingue dalla tipologia del taglio del collo: se convesso prime coniazioni in zecche siciliane e iniziali in terra sarda. Le coniazioni con collo concavo tutte di produzione sarda. Il peso dell'unità potrebbe essere attribuibile al piede greco euboico-attico e quindi moneta destinata ad una circolazione siculo-sarda. Interessante peraltro notare come le coniazioni con collo convesso hanno tutte collana con pendenti sullo stile metropolitano cartaginese e comunque uno stile più curato. Nel tuo caso la collana va fuori tondello, ma sembrerebbe con pendenti. Peraltro la lettera davanti alla protome mi sembrerebbe una SHIN punica e le monete con tale lettera hanno tutte sul dritto la Tanit o Core come oggi si identifica la divinità con collo convesso e collana con pendenti, ti allego una pagina del mio DB con esempi della moneta in questione. Come classificazione per le monete sarde utilizzerei il Piras e quindi catalogabile come Piras 65.
    1 punto
  24. Salve,vedo che l unica moneta con il San Giorgio e con quei ponderali è 1 Polushka (1/4 di Kopeko) di Caterina II o Elisabetta. https://www.acsearch.info/search.html?term=Russian+empire+polushka+george&category=1-2&lot=&date_from=&date_to=&thesaurus=1&images=1&en=1&de=1&fr=1&it=1&es=1&ot=1&currency=usd&order=0
    1 punto
  25. Gorny & Mosch 314, lotto 540 PROVINZ ASIA. Augustus, 27 v. Chr. - 14 n. Chr. Cistophor ø 25mm (11.58g). 19 - 18 v. Chr. Mzst.Pergamon. Vs.: IMP IX TR PO V, Kopf n. r. Rs.: COM - ASIAE, hexastyler Tempel, auf dem Architrav ROM ET AVGVST. Sutherland Gruppe VIIb; RPC I, 2219; BN 986; RSC 86; RIC 506; BMC 705. Alte Kabinettstönung, fast vz. Hammer 3000 € apollonia
    1 punto
  26. Regno Re Alfonso XIII, 1920, Corona e cifra, 1c verde azzurro, allo stato di nuovo 1€. Unificato n.258. Per l' altro devo controllare la soprastampa.. devo scartabellare un po'.
    1 punto
  27. Ciao Cecco, la Medaglia al Valore Militare venne istituita dal Re Carlo Alberto con Viglietto del 26.3.1833, per premiare azioni personali particolarmente valorose. Questa medaglia venne poi integrata da quella di Bronzo con R.D. n.5100 del 8.12.1887. Ne esistono piccole varianti, recano varie sigle delle Aziende che le hanno realizzate ; FG, Z coronata,38 MI, o nessuna. Buona serata,
    1 punto
  28. Buon Pomeriggio @SS-12 prima di tutto ci sarebbe da capire se la moneta è intaccata dal cancro del metallo. Tutte quelle macchie verdastre non sono un buon indicatore. Si può provare sfregando la parte intaccata con la punta di uno stuzzicadenti di legno, se sfarina è brutto segno.
    1 punto
  29. Cari amici che seguite la discussione, vi faccio sapere che, come sapete, il venditore "aiutato" da una mia recensione negativa ha inviato una moneta periziata in fdc, bella e senza problemi evidenti, appena possibile vi mando le foto. Alla fine bastava solo un po' di buona volontà, ma è importante sapere che anche una piattaforma come Catawiki sia dalla parte di chi compra con tutele e mezzi di supporto per far ragionare i furbi. Sono contento e anche se non se lo meriterebbe toglierò la recensione negativa con una semi positiva.
    1 punto
  30. Buona sera ho comprato questa moneta ,seconde voi che grado ha? grazie
    1 punto
  31. Veramente bellissima questa 2 lire. Complimenti.
    1 punto
  32. Questa mattina avevo poco tempo ma non ho resistito di dare una sbirciatina all' albumino del mercatino (scusate la rima) .. e con sorpresa i primi sei francobolli classici spagnoli hanno fatto schizzare il mio ego alle stelle...😎 ... con il valore di catalogo dei primi sei esemplari mi ero gia' ripagato l' albumino guadagnandoci pure, .. 🤑 .. ostrega .. la mia autostima stava già correndo in banca per chiedere un American Express nera di metallo.. la carta di credito per ""uomini che non devono chiedere mai"" come pubblicizzava lo storico slogan del dopobarba negli anni '80. Tornando alla realtà e scherzi a parte consapevole che con il collezionismo non si diventa mai ricchi, mi ha dato comunque piacere la scoperta di questi pezzi classici non rarissimi che gia' conoscevo ..e mi sono reimmerso con piacere per un attimo in quel periodo storico spagnolo ... Olé 💃... Vi mostro i francobolli sperando che facciano anche a voi l' operazione "viaggio nel tempo"...
    1 punto
  33. Salve, le sterline di oggi e non quelle antiche, non sono monete spendibili, ma sono pesi in oro, sono praticamente lingotti, non hanno niente a che vedere con la monetazione in corso e non hanno un valore numismatico aggiunto. Molto interessanti invece sono le vecchie sterline con il loro corso e il loro valore intrinseco di storia e numismatica. Un saluto
    1 punto
  34. A mio parere non é buona; guarda il bordo, è sottile , a volte scompare; al dritto a ore 12, poi è "doppio bordo " per poi tornare sottile. Qui una moneta autentica
    1 punto
  35. Confermo che è da un po' che non facciamo aste, ma listini di vendita a prezzi fissi, quindi senza commissioni o altro da aggiungere al prezzo indicato.
    1 punto
  36. Se può interessare c' è questa discussione...
    1 punto
  37. Il catalogo 115 di NAC і Varesi è davvero un classico per gli appassionati. Contiene alcuni esemplari rarissimi, soprattutto del Regno di Napoli, che oggi si vedono di rado в asta. È uno di quei volumi che
    1 punto
  38. Premesso che non conoscevo la variante, con il supporto dell'altra discussione, mi sentitmrei di dire che potrebbe essere una testa tozza (dal pizzetto e dalla posizione della firma). Baffi e capelli non riescono ad apprezzare bene
    1 punto
  39. Un imprecisione nel pedigree indicato. è sì proveniente dalla vendita strozzi, che è gallerie Sangiorgi (non canessa). è stato invece aggiudicato da canessa a 260 franchi, come da nome manoscritto e prezzo.
    1 punto
  40. Ci sono anche i rubli commemorativi sovietici a tema spaziale, come questi ad esempio
    1 punto
  41. La questione mi sembra ben esposta. Avrei solo modificato l'accenno all'età del mercato, che (a quanto io ne sappia) esiste dagli anni '30.
    1 punto
  42. Salve Flavio ,non sanno più che inventarsi per creare inediti sfruttando una escrescenza di metallo.monete bellissime specialmente le siculo puniche quando di buona conservazione,mia personale opinione è che qualche incisore forse siracusano abbia lavorato a questi coni,basta comparare la Tanit nei tetra con la testa di Arethusa.per finire il cerchietto è un comune segno di zecca che potrebbe identificare la serie.ricordo che una comune Tanit/cavallo corrente ,se ricordo bene,ha fatto 500 E in una recente asta
    1 punto
  43. La verità sta sempre nel mezzo. Sicuramente le plastiche avranno qualche segnetto, ed i venditori + aste, sono sempre troppo "ottimisti" nell'assegnare i gradi di conservazione. E qui mi fermo.
    1 punto
  44. a GGRATISSS anche questo bel catalogo in cui fu pubblicata l'asta Di NAC insieme a Varesi.
    1 punto
  45. Non posso che ringraziare l’Autore per aver reso giustizia al maestro delle prove Giuseppe Mannara, caduto nell’oblio per sessant’anni. L’ultimo a far cenno di tale ufficiale di zecca fu Michele Pannuti nel lontano 1964 e grazie a delle ricerche d’archivio ne è stata confermata la sua presenza nell’officina monetaria partenopea. Inoltre, nel Manuale sono state pubblicate per la prima volta i disegni dei progetti dei 5 e 2,5 grana del 1796 descritti – ma non pubblicati – da Carlo Prota su un numero del BCNN. Allego la prima pagina di un documento (ma ve ne sono molti altri) dove è indicato chiaramente il nostro maestro delle prove. Archivio di Stato di Napoli, Ministero delle finanze, fascio 2141.
    1 punto
  46. Grazie mille della recensione video, mi ha definitivamente convinto a NON comprarlo, almeno per adesso Sono totalmente d'accordo che tutta questa bellezza della carta e dell'edizione, a mio personalissimo avviso e giudizio, non c'è, e il manuale almeno per me resta un po'caro, pur riconoscendo l'enorme e meticoloso lavoro. Ovviamente, se ancora è lecito esprimere educatamente opinioni. Sul fatto di comprare una moneta in meno, purtoppo il discorso è che tale prezzo peserebbe in proporzione non poco per chi come me si sta introducendo a tale settore numismatico. Ovviamente, come detto sopra, se avete il budget per comprare le varianti dell'oro o le alte conservazioni, diciamo dai 10000 euro in su, il prezzo è irrilevante, e 130 euro sono una fumata di sigaretta. Forse la soluzione, è un invito propositivo all'autore, potrebbe essere tra un annetto una riedizione "economica" sui 50 euro, senza copertina brossurata e fronzoli, che aiuti a espandere l'interesse per tale monetazione e la conoscenza, attirando persone come me che, seppur non esattamente povere, comunque non hanno risorse illimitate.
    1 punto
  47. Senza entrare nel merito di queste considerazioni, certamente plausibili questi rapporti così intensi tra Crotone e il mondo siceliota (tali da ripeterne i tipi) andrebbero tuttavia meglio indagati e in special modo dopo il 480, quando la presenza di numerario della Sicilia è ampiamente documentato dalla riconiazione, rilevata dall’A. (p. 47) di intere serie crotoniati di modulo ridotto (Garraffo 1984) su didrammi di Agrigento, Gela e Leontinoi. E in particolar modo su Agrigento, che appare al primo posto per quantità di argento fornito per le operazioni di ribattitura e non solo a Crotone, ma anche a Metaponto, Poseidonia, ecc. al punto che bisognerebbe forse chiedersi se una delle principali ragioni dell’emissione dei didrammi sicelioti, e agrigentini in particolare, nel rappresentare un fenomeno circoscritto, non sia da ricercare nella destinazione al mercato magno-greco di queste valute, sempre che alla base non vi siano anche esigenze connesse alla sfera militare. A ben riflettere poi i tipi dei divisionali argentei a doppio rilievo non sono peculiari solo di altre zecche. Il granchio è presente come simbolo a Crotone già da fine VI-inizio V sec. a.C., idem la seppia (associata al polpo). La ruota compare al R/ su un rarissimo statere rinvenuto nel ripostiglio di Rutigliano. Polpo e ruota sono inoltre documentati da bolli laterizi rinvenuti nel territorio urbano di Crotone. Statere di Crotone dal ripostiglio di Rutigliano, CH IX, 607 (da Guzzetta 1983) Bolli laterizi da Crotone (da CORRADO 2010) I divisionali con civetta e gallo credo siano rappresentati rispettivamente da 2 (?) pezzi ciascuno, una documentazione decisamente troppo esigua per parlare di equiparazione di valori. Solo per il pegaso (trioboli, dioboli) e per la lepre (dioboli) si osserva una certa consistenza e continuità delle emissioni benché su molti esemplari (specie con lepre) l’iconografia del tripode valichi abbondantemente il V secolo spingendosi nel pieno IV sec. CNG 496, 2021, 11 (prima metà IV sec. a.C.) Questa esigenza di equiparazione di valori viene riferita al momento successivo alla vittoria crotoniate sul Traente (510), un momento in cui “la città vincitrice si rende conto di voler allargare il proprio commercio, anche negli strati bassi della società che, con la prima rivolta antipitagorica, aveva alzato la sua voce contro la rigida oligarchia dei filosofi” (p. 44). Se ne può dubitare. Il commercio poteva certamente essere favorito dalla presenza a Crotone di un porto (benché di modeste dimensioni) ricordato anche da Strabone ma certo è che questi divisionali almeno fino alla metà del V secolo restano una produzione di limitata entità se paragonati agli stateri con i quali peraltro vengono tesaurizzati, come documenta il citato ripostiglio di Rutigliano, sulla costa adriatica della Peucezia. Se pertanto l’esigenza era quella di agevolare le operazioni di cambio, più che di commercio su larga scala extracittadino (p. 48) o addirittura internazionale (Corinto, Atene), poco probabili, mi chiedo se il repentino incremento dei divisionali a Crotone non costituisca anche l’effetto dell’ampliamento dei commerci di Taranto intorno alla metà del V secolo, anche a seguito del cd. “sinecismo demografico-urbanistico”, che sul piano monetale si riflette nell’emissione nel corso del V secolo di una gran quantità di divisionali, oggetto di uno studio recente (Taliercio 2013), che si affiancano agli stateri d’argento e per i quali è stata ben rilevata la convertibilità con sistemi ponderali eterogenei. Contrariamente a quanto affermato dall’A. (p. 47) poi, Crotone non sembra subire alcuna “eclissi economica” verso la metà del V secolo “tanto che non sembra più coniare monete” né si rileva l’interruzione del commercio con la Sicilia “a vantaggio, nella seconda metà del secolo, di Metaponto e Taranto”. L’assenza di un corpus impedisce infatti di accertare se l’entità della produzione subì un rallentamento o una battuta d’arresto – ipotesi ventilata da Stazio – o se, piuttosto, non si debba parlare di cambiamenti strutturali dovuti a specifiche esigenze e che determinarono una contrazione dello statere a vantaggio della valuta di basso taglio, non solo in argento ma ormai, forse già nell’ultimo quarto del V secolo, coniata anche in bronzo. E c’è anche da chiedersi se non si debba riflettere - puntualizzando meglio la cronologia di alcune di queste emissioni e come suggeriva già Stazio - sui rapporti tra divisionali in argento e frazioni in bronzo, elemento che aiuterebbe a comprendere meglio anche alcune oscillazioni ponderali. L’A. (p. 48) conclude che “quella che compì Crotone dopo la vittoria su Sibari fu solo una immensa opera di integrazione nel sistema di commercio vigente, dettata da determinate necessità; tutte le città d’imitazione monetaria da cui Crotone copiò i tipi prima del 480 a.C. e con la sola esclusione di Himera, adoperavano il sistema euboico-attico” chiedendosi: a) per quale motivo Crotone non si adeguò al sistema euboico-attico per il proprio commercio b) come mai una città come Sibari non aveva avuto bisogno di un sistema simile per regolare i suoi commerci A giudizio dell’A. le ipotesi ventilate dagli studiosi (quali?) ritengono “che quello di Sibari fu tuttavia un sistema monetario basato solo sulla circolazione interna o ‘binaria’ (Sibari-Mileto) oppure che Crotone non fu degnata dalle altre città dello stesso trattamento che era stato riservato a Sibari e fu costretta a far valere ogni grammo del proprio argento”. Con l’eccezione di Poseidonia, che nel corso degli anni Settanta del V secolo dismise il sistema cd. foceo-fenicio (o diversamente definito) prediligendo quello acheo-corinzio, non mi risulta che le esigenze commerciali in Magna Grecia siano state tali da determinare il mutamento radicale di sistemi ponderali ampiamente consolidati all’interno delle principali fondazioni coloniali achee (Sibari, Crotone, Metaponto, Caulonia). Semmai si può parlare di esigenze contingenti che determinarono di volta in volta emissioni “eccezionali”. Ne costituiscono un esempio gli emistateri di Sibari e di Metaponto, a cui si è aggiunto di recente un esemplare di Crotone, e sui quali si è già discusso (https://www.lamoneta.it/topic/201110-emistateri-o-dracme/#comment-2220997). Gli stessi divisionali a doppio rilievo sopra esaminati riflettono scale di valori differenziate in base ai tipi adottati (nonché progressioni cronologiche diverse) che, evidentemente, dovettero rispondere ad esigenze ben specifiche. La società sibarita si presenta alquanto diversa da quella crotoniate come evidenzia anche la diversa articolazione dei nominali. A Sibari le frazioni compaiono già nello stadio iniziale (fase B Spagnoli: oboli) per poi incrementarsi nel periodo immediatamente precedente alla fine della città (fase C, 514-510). L’eccezionale volume di emissione (oltre 400 coppie di coni tra stateri e oboli), recentemente definito (Spagnoli 2013) non ha confronti né con quello di Crotone né altrove in Magna Grecia. E pure quando Crotone si troverà a gestire l’eredità di Sibari, la produzione monetaria si manterrà ben al di sotto di quella della sua rivale. E non certamente per una “disparità di trattamento” ma in quanto trattasi di “economie” differenti. A Sibari la moneta, in assenza di un porto, era destinata a soddisfare sostanzialmente i bisogni interni della polis; a Crotone il porto favoriva l’allontanamento del surplus verso altre aree ma si tratta di un’esigenza determinatasi in progresso di tempo, non prima degli inizi del V sec. e non certamente nelle fasi iniziali della monetazione, dove gli stateri costituiscono la quasi totalità del numerario emesso (e tesaurizzato) e gli unici divisionali sono rappresentati da esigue dracme. In definitiva pur offrendo un quadro di sintesi l’A. non fornisce elementi utili ad una migliore definizione della problematica. Maggiore accuratezza avrebbero poi richiesto i Riferimenti bibliografici (pp. 63-67) dove mancano studi fondamentali sui divisionali di Crotone a doppio rilievo tra cui, ad es., quello di P.J. BICKNELL, Some fractions of Kroton, “Schweizer Münzblätter”, 81, 1971, 1-5 e frequenti sono gli errori e/o le imprecisioni. Si veda ad es. il volume di S. GARRAFFO, Le riconiazioni in Magna Grecia e in Sicilia. Emissioni argentee dal VI al IV sec. a.C., Catania 1984 citato col titolo: “Le riconiazioni nella monetazione argentea della Magna Grecia e della Sicilia”, oppure lo studio di A. MELE, Crotone e la sua storia ripetuto con riferimenti diversi: “ACT XXVI, 1976” e “ACT XXIII, 1983” o ancora il contributo indicato come: “E. SPAGNOLI, ACT XXXII, 1982, 616” che manca del titolo e di cui risulta errato il riferimento temporale in quanto il 32° Convegno di Studi sulla Magna Grecia si tenne nel 1992. E ancora lo studio di A. STAZIO, Temesa. La documentazione numismatica, in G. MADDOLI (a cura di.), Temesa e il suo territorio (Atti del Colloquio di Perugia e Trevi-1981), Taranto 1982, 93-101 e non 3-101 come riportato dall’A., alla stregua di “P. ZANCANI MONTUORO, Sibari e Serdiei, RAL XVII, 1962”, 11-18 il cui titolo corretto è Sibariti e Serdei e l’anno di pubblicazione il 1963. E si potrebbe continuare.
    1 punto
Questa classifica è impostata su Roma/GMT+01:00
×
  • Crea Nuovo...