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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 11/02/25 in tutte le aree
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Riposto (Sicilia) 4-6-44 Carissima Marcella Stamattina a mezzodì, dopo 3 giorni di navigazione sono giunto a Riposto che si trova vicino Catania. Spero ritornare presto se non ci requisiscono. Domani ti scriverò se non partiremo. Ti raccomando quello che ti dissi (tu mi capisci). Molte care affettuosita'. Tuo Ciro Ciro non sa che mentre sta scrivendo a Marcella, si sta compiendo una giornata storica: La liberazione di Roma da parte degli alleati.3 punti
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Ciao @Ajax ΣAPΔIANΩN, bronzo greco di Sardes in Lidia. https://www.acsearch.info/search.html?term=++ae+wreath+club+sardes&category=1-2&lot=&date_from=&date_to=&thesaurus=1&images=1&en=1&de=1&fr=1&it=1&es=1&ot=1¤cy=usd&order=03 punti
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È un grano di Carlo II di Spagna per il regno di Napoli, dalla forma del tondello è sicuramente battuto al bilanciere dal 1680 al 1683... https://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-C2/43 punti
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Sono alcuni anni che non partecipo più al forum, anche per un "bisticcio" che ne decretò, da parte mia l'abbandono, però tale "abbandono" fu giustificato anche da altro, e veniamo al tema di questa discussione. Nel 2017 vendetti tutta la mia collezione che fu esitata nell'asta nr 70 di Varesi. La totalità delle monete in oro ed argento papali fino a Paolo III facevano parte della mia collezione, compreso la quasi totalità delle piastre e mezze piastre, più una selezione di denari romani comuni ma di buona conservazione. Perché vendetti? Semplicemente perché di quel dato periodo rimanevano da acquistare "solo" tipologie di monete ( papali) con esborsi superiori ai 10K euro, cosa che non volevo fare, anche in considerazione di quello che avevo già investito. La vendita all'asta con Varesi andò in modo più che soddisfacente ( tutti qui conoscono la professionalità, la correttezza la competenza del Sig.Varesi). Avevo impegnato nella collezione, iniziata i primi anni '90, una cifra che per me era considerevole, (180K) quando vendetti avevo fatto due conti, se invece d'investire negli ori papali, avessi acquistato delle "misere" sterline d'oro, o dei "vituperati" marenghi comuni, l'oro negli anni '90 e primi del 2000 veleggiava tranquillamente sotto i 10K il kg, nel 2017 avrei ricavato il triplo, quotando tranquillamente oltre i 30K il kg. Anche se la vendita era andata bene, però tra andamento del mercato, commissioni, recuperai il capitale investito, mi rimaneva il piacere d'aver collezionato, ricercato, studiato un affascinante periodo della Storia papale. Però nel 2017, con la liquidità non mi riaffidai alla Numismatica, né iniziai una nuova tipologia, ma realizzai quello che non feci nei precedenti vent'anni, acquistai sterline, marenghi ecc ecc , con massima mia soddisfazione ( solo economica e non numismatica) viste le quotazioni odierne dell'oro. Questo mio breve intervento, non è per scoraggiare chi sta per entrare in questo magnifico settore del collezionismo, che è la Numismatica, ma solamente per consigliare di entrarvi con i piedi di piombo, ponderando bene le somme investite, poiché acquistare si fa molto velocemente, però nell'eventualità di uno smobilizzo, la via potrebbe presentarsi molto erta. saluti TIBERIVS3 punti
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@Silver70 Caro , buonasera! Su questo argomento hai trovato una persona che ho definito "un collezionista seriale"! Ovvero: IO! Circa un mese fa ho terminato di scrivere un libro che ho intitolato "Confesso: sono un collezionista seriale!! Ciliegie di cultura e di passioni." che molto probabilmente darò alle stampe. Nella mia vita ho sistematicamente cambiato tipi di collezioni, perchè, purtroppo per me, mi è sempre piaciuto il bello, l'interessante, il raro. Sono partito con i francobolli, per poi passare alle stampe antiche, agli orologi, ai soldatini, agli argenti antichi, alle porcellane (complice mia moglie), ai micro mosaici, alle gemme e la numismatica è stato l'ultima. @il numismatico diverso tempo fa mi ha denominato "il nonno tuttologo" (fra 18 giorni sono 78 primavere!). Effettivamente tutti questi cambiamenti sono state una occasione di nuovi studi, di nuove ricerche, entrare in mondi che non conoscevo e che, man mano che li esploravo, mi affascinavo e conquistavano, anzi mi conquistano ancora! Il mio sistema è stato quello di approfondire il più possibile la materia, per poi abbandonarla completamente ed iniziare a studiarne un'altra e così via, e tutto ciò è iniziato che avevo 12 anni! Ti posso assicurare che quando nel 2004, la mia azienda mi ha "scivolato", dopo una settimana ero già impegnato in una delle materie che più mi ha appassionato, la Gemmologia, che mi ha permesso di diventare Perito Gemmologo ed entrare in un mondo di un fascino impressionante. La Numismatica è tata un corollario, stupendo ed affascinate che mi ha permesso di entrare in un mondo che non avevo mai immaginato, e che si è affiancato professionalmente alla Gemmologia, diventando Perito Numismatico (ovviamente nel mio piccolo!). Quasi tutte le raccolte che ho costituito nel tempo, sono state esitate per avviarne altre e oramai sono rimasto senza ad eccezione dell'ultima intrapresa qualche anno fa, quella delle medaglie delle Sedi Vacanti Pontificie, ma che sto meditando di esitare anche lei. Alla fine rimane la CONOSCENZA, il resto è di passaggio, si passa ad altri per fare le stesse esperienze! Complimenti! Hai scelto una materia che ti poterà nel mondo della micro meccanica, del complicato, della moda, del lusso esagerato (dovrai studiare molto!). Personalmente sono arrivato al punto di cimentarmi nello smontaggio e rimontaggio di movimenti semplici, e così mi sono reso conto dell'incredibile manualità dei GRANDI OROLOGIAI! Buon proseguimento!!3 punti
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cari amici volevo condividere con voi questo bel cofanetto ripieno di monete che ho inserito in collezione. che ve ne pare?2 punti
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Salve, segnalo : È uscito il nuovo numero di «Panorama Numismatico» (n. 421, novembre 2025). In copertina, Il carnyx di Valentia, di Alberto Mosca: la celebre tromba usata dai Celti in guerra si ritrova su un’emissione relativa alla “Colonia Iuris Latini” di Valentia. Troverete, all’interno Per le curiosità numismatiche: La fenice, simbolo di continuità eterna, di rigenerazione vitale, e come tale adottata anche dai primi cristiani quale rappresentazione della resurrezione di Cristo, compare su numerose emissioni monetali, sia antiche, sia moderne, come racconta Gianni Graziosi in Fuoco di rinascita. Per la monetazione medievale e moderna: Lorenzo Bellesia illustra Una moneta inedita di Giulio Cesare Gonzaga principe di Pomponesco e un appunto su una moneta di Gazoldo degli Ippoliti: due contraffazioni della parpaiola di Emanuele Filiberto di Savoia risalenti alla fine degli anni Ottanta del Cinquecento. Una moneta con stemma d’Aquino al rovescio, in passato considerata una tessera mercantile, è presentata da Realino Santone in Monete medievali del Regno di Napoli. Una nuova probabile “moneta locale” del periodo aragonese. La Garfagnana, terra di mezzo fra territori Modenesi e Lucchesi, fin dal 1430 dovette subire l’influenza dei marchesi d’Este. Ne parlano Claudio e Guglielmo Cassanelli in Le emissioni Estensi per la Garfagnana. Storia, documenti e materiali. Per la medaglistica: Pio VII si avvalse dell’opera di numerosi incisori per raffigurare il proprio volto sulle medaglie nelle diverse età, come illustra Alberto Castellotti in Il più “fotogenico” dei papi. Nel Settecento la riscoperta di opere antiche determinò una rinascita artistica e culturale. Le sculture antiche furono celebrate anche attraverso la coniazione di medaglie la cui diffusione contribuì a consolidare il gusto per il classico e a diffondere l’estetica neoclassica in tutta Europa. Ne parla Marco Benetello in Le sculture antiche riscoperte nel XVIII secolo: icone del Neoclassicismo e le medaglie che le celebrano. Per la Letteratura numismatica: Senza i libri le monete tacciono, intervista a Luca Lombardi, titolare di Biblionumis, una delle voci più autorevoli nel campo della letteratura numismatica, alla quale si dedica con metodo e passione. Per le Notizie dal mondo numismatico: L’anteprima delle aste nn. 22-23 di Numismatica Genevensis SA, che si terrà il 24 e 25 novembre 2025 a Ginevra. La mostra Il Medagliere si rivela: Ritratto d’artista, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, al Museo Civico Archeologico di Bologna fino al 2 febbraio 2026. Una nuova sezione numismatica al Museo Archeologico Nazionale di Arezzo. Recensioni: Debora Barbagli e Massimo De Benetti, La collezione di monete etrusche del Museo Archeologico Nazionale di Siena, All’Insegna del Giglio, Sesto Fiorentino 2024. Francesco Ferlaino, Banche e banchieri nel Mondo Antico, dai Sumeri a Roma imperiale. Lineamenti di storia, economia e diritto, Edizioni Efesto, Collana de Ortibus et Occasionibus, Roma 2024. In chiusura, il nuovo Listino prezzi fissi di Nomisma spa. Il nuovo numero di «Panorama Numismatico» è disponibile al prezzo di 6,00 euro presso la Redazione o sullo shop online.2 punti
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Acqua, acqua, acqua profondissima... Casale, mezzo bianco o grosso emesso a nome di Ferdinando Gonzaga. https://catalogo-mantova.lamoneta.it/moneta/MN-FPP/5 Mario2 punti
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Dovrebbe essere : Sicilia, Lilibeo. L. Sempronio Atratino, 36 a.C. Æ (28,5mm, 18,26g, 12h). Testa velata e turrita r., entro ornamento triangolare. R/ Serpente intrecciato attorno al treppiede. RPC I 6552 punti
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Salve, come già detto da @SS-12 dovrebbe essere un 2 centimes del Belgio. Tocca solo stabilire di quale re... https://it.numista.com/catalogue/index.php?e=belgique&r="2+centimes"&st=all&cat=y&im1=&im2=&ru=&ie=&ca=3&no=&v=&a=&dg=&i=&b=&m=&f=&t=&t2=&w=&mt=&u=&g=&c=&wi=&sw=2 punti
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Buongiorno @gpittini, on line è presente questo articolo : https://www.guidatorino.com/la-storia-della-prima-foto-di-torino-e-del-suo-autore/2 punti
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Per un numero di pagine da 1 a 9 la numerazione richiede una cifra a pagina, da 10 a 99 pagine 2 cifre a pagina, da 100 a 999 tre cifre a pagina e così via. Il numero di pagine cercato è necessariamente > 99. Infatti, fino a 9 pagine il numero di cifre necessarie alla numerazione è uguale al numero delle pagine, e quindi qualunque numero di pagine >9 e ≤ 99 e richiederà un numero di cifre pari al doppio delle pagine -9. Supponendo che il numero di pagine cercato, x, sia compreso tra 100 e 999, e considerando che le prime 9 pagine richiedono 9 cifre e che le 90 pagine da 10 a 99 richiedono 180 cifre, si deve avere: 9 + 180 + 3(x-99) = 2x Da cui x = 108 Alla stessa conclusione si può arrivare anche intuitivamente considerando che per 99 pagine, come discusso sopra, servono 189 cifre, ovvero 9 in meno del doppio di 99. Basta quindi aggiungere 9 pagine ulteriori, che richiedono ciascuna 3 cifre, per avere la soluzione. Buona serata, Valerio1 punto
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ciao. in totale 400 euro circa per un mese di lavoro, un paio d'ore al giorno, e quasi alla fine l'ho dovuto rismontare per un difetto.... molto tempo si perde per aspettare l'asciugatura perfetta della colla e l'assorbimento dell'olio e finitura in gommalacca, anche se non ne ho usato tanto. In vendita online monetieri simili, ma con legno scadente li ho trovati di svariate centinaia di euro1 punto
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Meravigliosi Romani. Pane, pane, ancora pane. Scoperto un grande forno industriale di 2mila anni fa che produceva benessere e sazietà. Ma perchè i pani romani erano a spicchi? Be’, le ragioni sono più d’una. E tutte furbissime. Come i panettieri Redazione 2 Novembre 2025 Archeologia - Ultime notizie ed approfondimenti, Impero romano, News La vita quotidiana, in quell’antica città, non ruotava soltanto attorno ai metalli: anche il profumo del pane appena cotto scandiva le giornate, segno tangibile di civiltà e prosperità. Nell’Hispania romana, tra le pendici settentrionali della Sierra Morena, la città di Sisapo si impose come nodo produttivo e minerario di primo piano. La ricchezza del sottosuolo, che offriva cinabro, piombo e argento, fece di questo insediamento un centro vitale per l’economia dell’Impero. Le ricerche condotte dall’Equipo Sisapo hanno riportato alla luce, nell’area 4 del sito di La Bienvenida, un edificio di oltre duecento metri quadrati, strutturato in cinque ambienti disposti lungo il cardo maximus, la grande arteria nord-sud che attraversava la città. La tipologia delle strutture, la presenza di basi circolari per i mulini, di un forno monumentale e di strumenti destinati alla lavorazione degli impasti hanno consentito di identificare l’edificio come un pistrinum, una panetteria a vocazione commerciale, progettata con una precisione degna di un’officina di rilevanza pubblica. Nel riquadro rosso, in fondo all’immagine, l’ampia officina di pane e il resto della città romana di Hispania. In primo piano un pane del 79 d.C. carbonizzato del Vesuvio. La forma più diffusa era questa, a spicchi Il complesso, costruito in epoca flavia, rispondeva a un disegno unitario: gli ambienti affacciati sulla strada fungevano da punti di carico e di vendita, mentre quelli interni ospitavano le attività produttive. Le basi di pietra, perfettamente conservate, erano destinate a mulini rotatori del tipo pompeiano, azionati da uomini o da animali da tiro. In essi il grano, dopo un primo ammollo in acqua salata, veniva trasformato in farina. Il processo prevedeva poi la setacciatura, fase invisibile per l’archeologia ma ben descritta da Catone e Columella, che consigliavano di eliminare il salvato per ottenere un pane più leggero. La fase dell’impasto avveniva probabilmente nella terza stanza, vicina al forno, dove sono stati trovati mortaria e strumenti in pietra basaltica destinati a tritare erbe aromatiche, semi e spezie – dal cumino al sesamo, dal papavero alla pepe nera – utilizzate per migliorare la qualità della pasta o arricchire il sapore del pane. In quei mortai si preparavano anche ingredienti più rari, come miele, latte o formaggio, che le fonti menzionano tra gli additivi del pane più raffinato. L’impasto, lasciato a fermentare con il fermentum, una pasta madre naturale, veniva poi suddiviso, modellato e marchiato con sigilli che attestavano il nome del panificatore o dell’officina. I pani pompeiani carbonizzati conservano ancora oggi tali impronte, quasi un marchio di garanzia ante litteram, segno che la panificazione era un mestiere organizzato e controllato, parte di un’economia urbana regolata da collegia e da una rigida rete corporativa. Pane romano (Museo di Boscoreale) e rappresentazione pittorica di pani (Museo Archeologico di Napoli, foto: P. Hevia) Il grande forno di Sisapo, dal diametro interno di 2,8 metri, si impone per dimensioni e per la perfezione della sua struttura. Costruito in pietra e toba, con volta a cupola e bocca d’accesso meridionale, ripete le soluzioni tecniche dei forni di Pompei, Celsa e Ategua. Il suo volume, maggiore rispetto agli esempi coevi di Barcino o Augusta Emerita, suggerisce una produzione destinata non al solo consumo domestico ma a un mercato urbano più ampio. Dopo il preriscaldamento, le braci venivano rimosse e le pagnotte cuocevano direttamente sul suolo refrattario, raggiungendo temperature di oltre 250 gradi. La panetteria di Sisapo non era dunque una bottega marginale, ma un’istituzione urbana, simbolo della modernità economica dell’Impero romano. In un mondo in cui il pane rappresentava l’asse della politica annonaria e della pace sociale, la figura del panettiere – il pistor – incarnava la capacità dello Stato di garantire nutrimento, stabilità e benessere. I pistores erano spesso liberti o schiavi specializzati, membri di corporazioni riconosciute che avevano diritto a fornire pane per i templi, le guarnigioni e, talvolta, per i convivia pubblici. Il pistrinum di La Bienvenida restituisce l’immagine concreta di questa catena produttiva perfettamente integrata: dal grano al pane, dal magazzino al forno, dalla fatica degli schiavi all’odore della cottura che riempiva la strada. L’accesso diretto al kardo suggerisce un banco di vendita o una finestra commerciale affacciata sul portico, dove i cittadini potevano acquistare le pagnotte calde, rotonde e incise a spicchi, identiche a quelle rinvenute nei forni vesuviani. Ma più che un semplice laboratorio, il pistrinum di Sisapo rappresenta un frammento di antropologia quotidiana: un luogo di vita e di lavoro, dove la polvere di farina si mescolava al suono ritmico dei mulini e al respiro degli animali da soma. Tra il fumo delle fornaci minerarie e quello del pane appena cotto, la città mineraria rivela così la sua doppia anima: industriale e domestica, produttiva e conviviale. L’identificazione di questa officina panaria, databile tra la fine del I e l’inizio del II secolo d.C., amplia la mappa delle panetterie note nella Hispania romana e consente di comprendere meglio la diffusione della tecnologia alimentare in un territorio spesso ritenuto marginale rispetto ai grandi centri italici. La sua scoperta testimonia che anche le città di provincia partecipavano a pieno titolo alla rete economica mediterranea, dove il pane – più ancora del vino e dell’olio – era la misura della civiltà e della vita urbana. Il pane romano, come quello ritrovato carbonizzato a Pompei, aveva la tipica forma a disco con un avvallamento centrale e otto spicchi. Le incisioni radiali servivano a facilitarne la suddivisione in porzioni, permettendo di spezzarlo agevolmente nelle mense o durante la distribuzione pubblica del pane. L’avvallamento centrale aveva una funzione tecnica, migliorando la cottura e derivando spesso dal legaccio di spago che teneva compatto l’impasto durante la lievitazione. Ma quel disegno non era soltanto pratico: in alcuni casi il pane poteva fungere anche da vassoio o da piatto, utile ai lavoratori o ai viandanti che, lontani da casa, trovavano così una superficie pulita e commestibile su cui disporre frutti, formaggi o pietanze. Il disco, per forma e funzione, rimandava inoltre al sole e al vassoio sacro delle offerte, unendo la concretezza dell’alimentazione alla dimensione simbolica del nutrimento e della condivisione. I panettieri potevano diventare molto ricchi, sommando commissioni pubbliche e giro delle clientela ordinaria. A Roma, una delle tombe più singolari dell’età imperiale, a forma di forno per il pane, celebra l’ascesa sociale di Marco Virgilio Eurisace, panettiere libertus divenuto ricchissimo, segno di quanto la panificazione fosse un’attività economicamente fiorente e socialmente ambita. Nato probabilmente come schiavo, Eurisace riuscì a conquistare libertà e fortuna grazie al suo talento imprenditoriale, accumulando profitti grazie alla produzione e distribuzione di pane per l’Annona e per le necessità urbane di Roma. La sua ricchezza gli permise di erigere un mausoleo monumentale, unico nel suo genere, la cui forma ricorda proprio un forno e le attrezzature di panificazione. A Pompei, recenti scavi hanno mostrato come molti candidati politici si accordassero con i pistores per ottenere consenso, distribuendo pane o organizzando banchetti: i forni divenivano veri e propri centri di propaganda, con iscrizioni elettorali sui muri e offerte simboliche di pani votivi. https://www.stilearte.it/meravigliosi-romani-pane-pane-ancora-pane-scoperto-un-grande-forno-industriale-di-2mila-anni-fa-che-produceva-benessere-e-sazieta-ma-perche-i-pani-romani-erano-a-spicchi-be-le-ragioni-sono-pi/1 punto
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Spiegazioni sul sistema della posta prima dell' UPU: Per lungo tempo fra Seicento e Ottocento, quando le poste erano già state convenientemente organizzate, ma prima della rivoluzione postale provocata dall'invenzione del francobollo, chi inviava lettere doveva recarsi alla "posta" per concordare con l'addetto l'itinerario stradale del suo invio, scegliendo (se possibile) le tariffe più convenienti fra costo, celerità e certezza di consegna in funzione degli itinerari scelti (spesso le lettere importanti erano inviate in più copie e su itinerari diversi per sicurezza). In periodo prefilatelico il costo dell'invio era basato sulla distanza e sul numero dei fogli della corrispondenza. Complicazione maggiore si aveva quando la spedizione era effettuata all'estero con attraversamento di nazioni ognuna delle quali voleva essere pagata alla propria tariffa (e con propria moneta); era quindi un continuo contabilizzare e rimborsare per ogni lettera. Se gli stati attraversati dalle lettere avevano stipulato convenzioni, era possibile far pagare a destino per maggior sicurezza tutta la tariffa di consegna. Nella norma ogni stato gravava un proprio importo che addebitava allo stato di provenienza. Nel caso che in partenza non si potesse quantificare con esattezza il costo, l'alternativa era fra pagare la tariffa fino al confine lasciando a carico del destinatario il costo successivo, (questo succedeva anche per gli stati preunitari italiani gli ASI); oppure la Posta pretendeva una congrua somma in deposito per la spedizione, restituendo l'eventuale eccedenza ad invio concluso e a conti pareggiati: un metodo veramente complicato e costosissimo perchè la contabilizzazione a volte costava più del trasporto fisico della corrispondenza. Dopo l'adozione del nuovo sistema inventato da Rowland Hill, che univa l'applicazione anticipata della tassazione mediante francobolli con una tariffa uniforme su tutto il territorio nazionale, si ebbero notevolissimi risparmi e un abbassamento delle tariffe. Tale innovazione venne successivamente fatta propria da molte nazioni che aderendo all'U.P.U. (Unione Postale Universale) applicarono una tariffa uniforme anche per gli scambi internazionali. Quindi prima dell'Unione Postale Universale (UPU), le tariffe postali venivano determinate da ogni singolo paese o stato, variando spesso in base al peso e alla distanza, e non c'erano accordi internazionali per la spedizione. Il costo poteva essere pagato dal mittente all'ufficio postale o dal destinatario al momento della consegna, o meta' e meta', nel senso che il mittente pagava la tariffa fino al confine del proprio stato e dal confine in poi pagava il destinatario, le tariffe per l'estero erano spesso molto diverse e costose. L'UPU ha uniformato i sistemi postali, stabilendo tariffe internazionali più semplici e unificando i sistemi di affrancatura. Se abbiamo fatto per convenienza l' U.P.U, possiamo anche fare la pace nel mondo, ...ma quella spesso non conviene. 😳1 punto
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Sì, oltre che per l'aspetto degli albori della storia fotografica, riveste importanza anche per la medaglistica di quell'epoca.1 punto
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Le monete 10 euro francesi inizialmente erano anche d argento 800 (come 5 euro astriaci).. poi per l'aumento dell argento hanno diminuito la %... Quelle che hai qui solo 0.333 di argento.. Quindi restante è rame nichel che a contatto con ariaed umidità e anche se si tocca aumenta questi effetti di ossidazione Già visto anche su monete francesi 0.500 Unico modo per mantenerle più a lungo è usare sempre le capsule plastiche Il fatto è che queste emissioni francesi le vendono in folder apposito dove la moneta è incastonata e non protetta. Valore legale della moneta 10 euro spendibile in Francia1 punto
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Salve,Atexano,al di la della iconografia,un bel ritratto che è quello che più apprezzo nelle imperiali.patina delicata da preservare1 punto
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Buon pomeriggio e Buona Domenica a tutti! Quest'oggi vorrei presentarvi una mia recente acquisizione: una moneta asburgica dal valore di 20 Kreuzer battuta nel 1778 presso la Zecca di Kremnitz (B) durante il regno dell'illuminato Sovrano Giuseppe II d'Asburgo-Lorena. Il pezzo presenta: al dritto, l'effigie giovanile e laureata del Monarca entro rami di lauro circondata dalle iscrizioni "IOSEPH II D G R I S A GE REX A A LO e M H D", Giuseppe II Per Grazia di Dio Imperatore dei Romani Sempre Augusto, Re in Germania, Arciduca d'Austria, Duca di Lorena e Granduca di Toscana, sotto il busto viene posto il marchio di zecca B; al rovescio viene rappresentata l'aquila imperiale asburgica coronata brandente spada, scettro e globo sormontante un cartiglio contenente il valore "20" e circondata dal motto latino del Sovrano "VIRTUTE ET EXEMPLO", dal millesimo 1778 e dalla Croce di Sant'Andrea. Ai lati dell'aquila si trovano le sigle "S.K." e "P.D." proprie degli zecchieri di Kremnitz Sigmund A. Klemmer e P. Josef von Damiani. Di seguito qualche cenno storico da me steso relativo alla figura del Sacro Romano Imperatore Giuseppe II d'Asburgo-Lorena. Nato nel 1741 in piena Guerra di Successione Austriaca, Giuseppe II, erede ai troni del Sacro Romano Impero e dei possedimenti asburgici, è il figlio maschio primogenito dell’Arciduchessa d’Austria Maria Teresa d’Asburgo e del consorte Francesco I Stefano di Lorena. Viene eletto Sacro Romano Imperatore nel 1765 alla morte del padre Francesco I e, dopo anni di condivisione del trono dei possedimenti asburgici con la madre, diviene unico sovrano nel 1780, anno della dipartita della grande Maria Teresa. La politica di Giuseppe II, passata alla storia con il termine “Giuseppinismo”, viene molto discussa all’interno della corte viennese a causa della sua grande ostilità nei confronti della Chiesa, storicamente legata alla famiglia Asburgo, e per la stima nutrita dall’Imperatore nei confronti del Re di Prussia Federico II di Hohenzollern, storico nemico del Sacro Romano Impero e della compianta arciduchessa d’Austria Maria Teresa. Da perfetto sovrano illuminato, Giuseppe II promulga, nell’ambito delle sue “riforme sociali” causa di molti contrasti con la madre durante il periodo di condivisione del trono asburgico, una serie di decreti imperiali atti a migliorare le condizioni di vita del popolo favorendo l’istituzione di nuove mense, rifugi per gli orfani, scuole pubbliche ed ambulatori dove somministrare i primi rudimentali tipi di vaccino per le malattie all’epoca più comuni. Tra il 1781 e il 1789, Giuseppe II abolisce, almeno formalmente, la servitù della gleba all’interno del Sacro Romano Impero e solleva i contadini dall’obbligo di pagare la decima al clero: questo comportamento causa lo scontento generale dei nobili e il logoramento dei rapporti diplomatici tra la Chiesa di Roma e Vienna. Nel 1790, dopo essere stato sconfitto in alcune campagne militari da lui tentate, il Sacro Romano Imperatore Giuseppe II muore lasciando il trono al fratello e Granduca di Toscana Pietro Leopoldo ed impartendo l’ordine di far incidere sulla sua semplice tomba la frase “Qui giace Giuseppe II, colui che fallì qualsiasi cosa intraprese”.1 punto
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Questi pezzi da 20 Kreuzer, popolarmente detti "Svanziche", avevano valore di una Lira Austriaca all'interno del Regno Lombardo-Veneto.1 punto
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Ciao @Pino 66, terzo conio: le due firme sono allineate a sinistra.1 punto
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Ciao @Antonino1951 , scusami se mi intrometto , ma vorrei esprimere il mio pensiero rispetto a quanto hai ipotizzato , la tua domanda e' molto lecita in relazione all' ipotesi che si tratti di una lancia rivolta in basso . Livia idealizzata come probabile PAX potrebbe dipendere dal fatto che Livia , quando fu emesso il Denario , fosse ancora in vita e che quindi la PAX sia una PAX acquisita . Al contrario se la PAX fosse stata una PAX da conquistare , potrebbe fare riferimento alla PAX di suo fratello Druso per le sue vittorie in Germania .1 punto
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Ajax,I don't think is lead,but with a nail you can try to leave a sign,if you aren't able it can be bronze or other1 punto
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Precisamente 😁 Non so se ci stanno gia‘lavorando ma chiaramente sarebbe un‘applicazione assolutamente possibile e utilissima, sopravanzando gli studiosi certosini che da anni stanno cercando - soprattutto per le emissioni dei denari Romani ( Repubblica) di mappare i coni esistenti sono certo che al prossimo Congresso Internazionale - in programma per il 2027 in Germania - vedremo molte proposte di progetto in tal senso1 punto
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Buongiorno Tiberius, personalmente ho sempre tenuto separato il discorso "passioni", dagli investimenti finanziari. Quando la passione ti travolge non si pensa mai al denaro....soprattutto quando si è più giovani. Con l'età si comincia a ragionare un po' di più e si tende ad unire le due cose, visto che le passioni cambiano nel tempo, e visti i tempi, forse è meglio combinare le due cose e non disperdere capitali. Quello che sto cercando infatti sono orologi vintage in oro 18K, sono sicuro che negli anni il valore intrinseco di questo metallo sia una garanzia per una eventuale vendita successiva. Tra 10 anni il valore dell'oro sarà molto più elevato, non ci sono dubbi, il sistema finanziario fiat è arrivato al capolinea. Saluti e buona Domenica Silver1 punto
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Buongiorno a tutti. Allego alla presente la risposta ricevuta dal Comune di Milano, nella persona del dott. Dragonetti che ringrazio pubblicamente. La risposta è stata trasmessa, oltre che al sottoscritto, anche all'Associazione che gestisce il Mercato e ad alcuni rappresentanti della stessa. Ho solo cancellato per correttezza gli indirizzi personali e quelli non istituzionali. In sostanza, l'Amministrazione comunica il termine dei lavori nella zona Cordusio entro il 30 novembre 2025 e la possibilità di riprendere il Mercato dalla successiva domenica 7 dicembre 2025. Mi sembra una buona notizia, all'esito della quale non resta che vigilare sul corretto e tempestivo adempimento di quanto annunciato dall'Amministrazione. Resto a disposizione per ogni valutazione e saluto tutti cordialmente. Comune Milano Cordusio defintivo.pdf1 punto
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circa 500 monete olio di lino e gommalacca, la gommalacca come si faceva anni fa, con il tampone1 punto
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Complimenti davvero un ottimo lavoro e un bellissimo risultato1 punto
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Se i segni che intendi sono come questi rappresentati nei dettagli che allego, sono causati dalle spazzole metalliche all'atto della pulitura del conio. A seguito di questa procedura il conio subisce delle rigature (in negativo) che lasciano dei segni in positivo all'atto della coniazione. E' più facile scorgerli nelle monete di ampio modulo, specie, ovviamente, su quelle in alta conservazione1 punto
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direi proprio di no; osserva il piumaggio dell'aquila, vedi che è consunto sul petto, sulle ginocchia e sulla sommità delle ali, poi i legacci del fascio , ormai lisi. Al dritto la testa del re, zigomo, sopracciglio e orecchio, le parti più esposte sono ormai lisce. E' un normale bb. Questo è uno spl1 punto
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L'autore in questione, a cui con estremo garbo, gentilezza e pazienza, gli appassionati di numismatica veneziana stanno rivolgendo, inutilmente, richieste di delucidazione e chiarezza nel merito delle ipotesi da lui sostenute, è già tristemente famigerato tra noi appassionati di numismatica napoletana e dell'Italia meridionale come "appioppattore" seriale di varie tipologie monetarie a diverse zecche forzando in maniera oltremodo arbitraria la documentazione studiata e allegata... Ha l'indubbio merito di pubblicare tutta una serie di documenti molto interessanti, ma poi parte per la tangente inventandosi di tutto e di più, del tipo: monete coniate a Lanciano, ducali, tarì e augustali coniati a Napoli, denari lucchesi, fiorini di Firenze e adesso pure ducati veneziani coniati a Napoli... il tutto sbandierato come "ormai assodato" senza un benchè minimo straccio di prova a sostegno se non interpretazioni a dir poco forzose... Già in passato questa sua modalità di fare "ricerca" è stata oggetto di una dura e articolata presa di posizione da parte di uno studioso di numismatica medievale dell'Italia meridionale di cui riporto un saggio nel merito che illumina meglio la questione: https://www.academia.edu/117670185/Raffaele_Iula_Moneta_que_tunc_per_ista_civitate_andaberis_zecca_ed_economia_monetaria_a_Napoli_nel_XII_secolo_in_Archivio_Storico_per_le_Province_Napoletane_CXLII_2024_pp_7_281 punto
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Ciao a tutti proseguendo con le condivisioni di monete che presentano a mio modesto parere una soddisfacente patinatura, vi ri-presento un esemplare già in precedenza pubblicato, ma che nel tempo ha acquisito una colorazione che giudico tra le migliori della collezione, tra l'altro su rilievi intatti, infatti la Casa d'Aste da cui proviene l'ha classificata FDC (MS64, non sopra per via di alcuni graffietti). Si tratta di un collo lungo zecca di Genova del 1859, millesimo non particolarmente raro, certamente meno della cugina torinese, tuttora mancante perché la cerco in analoga conservazione. La patina è chiaramente da moneta "riposata" in monetiere, e la sua permanenza sul velluto dei miei raccoglitori, anche se chiusi in cassetta di sicurezza, le ha conferito un aspetto complessivo che definirei elegante. Come molti sanno il mio sogno è di raccogliere tutti e 19 i millesimi dei 5 lire di Vittorio Emanuele II Re di Sardegna nelle massime conservazioni possibili. L'impresa è letteralmente titanica anche perché alcuni non sono mai apparsi in FDC, per cui la scelta, in questi casi, non può che orientarsi sugli SPL. Per ora sono a 7 esemplari in FDC e 10 compresi tra BB+ e SPL+, mentre due date mancano. Buona giornata1 punto
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La mia ricerca è riferita al personaggio Salvatore Verga Catalano, collezionista numismatico, morto il 17 luglio 1880, lasciando i suoi beni ai nipoti Giovanni e Mario Verga, figli del defunto fratello Giovanni Battista (1807-1863). Del resto anche G. E. Rizzo, nella nota 21 di pag. 75 del suo Saggi preliminari su l'arte della moneta nella Sicilia greca, afferma che il tetradramma di Aitna, era posseduto fino all'anno 1882, da un certo Verga Catalano di Catania. Quello che non torna è che Rizzo fa finta di non conoscere i Verga Catalano, tra cui Giovanni Verga (già affermato scrittore, maggiore esponente del Verismo, nonchè senatore del Regno). Sembra piuttosto che per motivi di privaci, lo voglia tenere fuori dalla vicenda della vendita. Per quanto riguarda la provenienza del calco su cui ha lavorato lo stesso Rizzo, non è inverosimile che questo, ancor prima della vendita, fosse già nella disponibilità degli eredi, e donato al Rizzo, considerato che il defunto zio, Salvatore Verga Catalano (primo proprietario di tutti ibeni), era anche un ottimo riproduttore di calchi, come si evince dall'opera di Ferdinand Freiherrn von Andrian, Prahistorische Studien asu Sicilien, a pag. 69, a cui donò i calchi di alcuni strumenti preistorici.1 punto
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