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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 11/08/25 in tutte le aree

  1. Io, controcorrente, vi dirò che sono tendenzialmente favorevole al fatto che le opere d'arte rimangano dove sono. Il discorso delle restituzioni non mi ha mai convinto: ci sono motivi storici se un'opera è in un certo posto (che possono essere anche conquiste e saccheggi), e non mi convince il voler riscrivere la storia in base al nostro moderno modo di pensare. Oltretutto, credo sia anche un bene che, per esempio, molte opere egizie siano sparse per il mondo: ciò permette la conoscenza della storia e la diffusione del fascino dell'antico Egitto ovunque ci siano tali opere (e credo che poi ciò giovi al turismo in Egitto). Oltretutto è anche un qualcosa di democratico, visto che più o meno tutti possono permettersi il biglietto ad un museo (come quello Egizio di Torino), ma non tutti possono permettersi di andare in Egitto.
    4 punti
  2. Delle volte penso... con l'età una persona non dovrebbe comprare quasi più niente, ma poi non riesci a trattenerti perché lo spirito collezionistico prevale sempre, soprattutto con i libri. Non tutti la pensano così... soprattutto mia moglie eh eh
    4 punti
  3. Buon Pomeriggio a Tutti, mi sono accorto che non avevo nemmeno un esemplare antiquario tedesco in collezione e così ho acquistato i due esemplari che oggi condivido. Si tratta di 2 francobolli da 2 silb. gr. ( ?? ) del 1861, antico stato tedesco di Prussia. Entrambi gli esemplari sono annullati, del tipo perforato a trattini, stemma con aquila. Veniamo al colore, perché proprio due francobolli uguali ? Li ho presi tutti e due per meglio capire e confrontare il colore, uno è il blu di Prussia e l'altro è l'oltremare, stando al mio Sassone del 1967 ( in bianco e nero ), il blu di Prussia sarebbe quello con maggiore valore rispetto a tutta la serie prussiana del 1861, emessa in diversi valori e colori. La differenza di colore seppur sottile, c'è e si nota. Allego alcune foto con più o meno luce, il blu di Prussia è quello più scuro tra i due. Grazie per l'attenzione.
    3 punti
  4. Conferenza che mi interessa tantissimo! Purtroppo non potrò essere presente con gli amici del circolo ad ascoltare le sempre appassionate relazioni di Enrico. Spero di riuscire a collegarmi da remoto...intanto allego un cimiero dei vicini di casa Scaligeri... 😉
    3 punti
  5. @AtexanoNon mi riferivo a lettere interessate da doppia battitura come nell'esemplare di Aureliano ( il doppio profilo ed il busto ci dicono che c'è stato uno slittamento o doppio colpo). Ma al fatto che le lettere hanno una conformazione anomala rispetto la norma non supportate da altri segni che possono far pensare a doppi colpi o slittamento. Cosi come i campi irrwgolari ed in particolare il collo di Vespasiano. Sono esfoliazioni del metallo? O che cosa? Un esemplare secondo me da esaminare molto attentamente dal vivo. ANTONIO
    3 punti
  6. La 1767 non poteva non far coppia con la sorella 1768 e quindi…
    3 punti
  7. Segnalo l'uscita di questo lavoro che, con umiltà, cerca di integrare l'indispensabile lavoro dello Zanetti sulle Oselle di Murano con esemplari a lui sconosciuti e analizzando le eventuali varianti presenti.
    2 punti
  8. Weekend numismatico a San Marino, passando dalla visita al Museo del francobollo e della moneta sotto la sapiente guida di Roberto Ganganelli che ringrazio, arrivando al Convegno commerciale e alle Conferenze organizzate da Accademia Numismatica Italiana per la pubblicazione del prossimo libro su pene e contraffazioni per finire all’asta Artemide ottimo padrone di casa. Un contenitore di numismatica che dovrebbe essere proposto più volte decisamente ben riuscito. Piano piano cercherò di documentare questo importante weekend numismatico.
    2 punti
  9. Ecco cosa mi era sfuggito il timbro R sopra la A di assicurata.. ora lo vedo chiarissimo..hai perfettamente ragione Fabio. 👍.. erano due giorni che l' avevo in mente questa busta..🧐.
    2 punti
  10. In realtà, se non erro, i 10 centesimi del Cinquantenario furono ritirati dalla circolazione alla fine della Grande Guerra e cessarono di avere corso legale nel 1925. Concordo con @Carlo. circa il fatto che sarebbe interessante estendere al "soldone" le ricerche sui tre conii compiute sulla moneta da 10 centesimi "originale"
    2 punti
  11. Buonasera, riprendo questa bella ed interessante discussione per postare un esemplare esitato oggi che presenta la particolarità -oltre la c.d. testa “grande” ben evidente e la sigla A sotto il collo dell’Imperatore- di avere un punto/globetto tra la lettera M e la lettera P di IMP al D/ mentre differenti sono gli altri segni di interpunzione. Veramente curiosa questa presenza all’interno di una parola seppur abbreviata. Ma non è una novità se poi si guarda con attenzione il tipo Vergara… Al R/ abbiamo quindi l’acciarino con le tre pietre focaie e le scintille (e non fiamme) e la legenda NON ALITER VIRTVS con tre segni di interpunzione. Sia al D/ che al R/ la legenda è all’interno di una cornice circolare lineare, mentre sia la testa dell’Imperatore con la sigla A sia la raffigurazione dell’acciarino/pietre/scintille sono entrambe racchiuse in una ulteriore cornice circolare lineare. Sempre presente poi il contorno perlinato. Da un testo in lingua tedesca posto una raffigurazione di questa moneta:
    2 punti
  12. Buonasera, i francobolli applicati al retro sono stati messi a mo' di chiudilettera, di norma la scritta, francobolli applicati dal mittente, lo scriveva l'impiegato postale quando si rendeva conto che era un affrancatura voluta del mittente e molto più alta della tariffa che doveva essere applicata, questo succedeva spesso con gli alti valori del Regno in buste spesso di fattura filatelica, lo strano che lo abbia scritto il mittente, forse ha voluto scriverlo per evitare che magari venisse tassata, considerandola non affrancata, (se l'impiegato postale non guardava al retro). per quanto riguarda la tariffa è perfetta, l'amico PostOffice ha giustamente detto che vi è una targhetta Assicurata, ma guardandola bene, si nota che si è una targhetta Assicurata, ma usata in emergenza al posto di quella Raccomandata, alla quale è stato posto il bollo R di raccomandata sopra la "A" di Assicurata, poi il lineare di Salerno corr.pacchi e il numero della raccomandata, pertanto la tariffa di 1,75 lire è perfetta (cent.50+L.1,25) un cordiale saluto
    2 punti
  13. Sono d’accordo. Mi ricordo la sciagurata distruzione di certi siti archeologici ed opere d’arte da parte dell’Isis tra Siria e Iraq. https://www.lastampa.it/cultura/2018/04/27/news/l-isis-distrugge-l-arte-per-provocare-l-occidente-1.34010758/
    2 punti
  14. Ho creato una discussione ad hoc riguardo l’articolo sul 10 centesimi Croce Rossa scritto da Lorenzo Palanca.
    2 punti
  15. Mamma mia... che visione paradisiaca 😍... Adoro queste scaffalature "chiatte" e traboccanti di libri, ti ringrazio molto per questa condivisione della tua biblioteca numismatica, ho notato tante pubblicazioni anche in ambiti numismatici piuttosto esotici e inconsueti, cosa che mi intriga sempre moltissimo, anch'io ho una passione per temi particolari e ne approfitto per condividere a mia volta la mia sezione più esotica... ho apprezzato anche quegli inserti librari extranumismatici, libri sui dinosauri e varia fauna preistorica, la mia prima "libridine" acuta da bambino e adolescente, e la raccolta di opere di Sthephen King...io invece ho una passione per le opere di Lovecraft e Tolkien, oltre che per le opere omnie dei grandi letterati e pensatori del passato e per i libri storico-artistici che trattano di arte dal medioevo al settecento...
    2 punti
  16. Buongiorno @Lorenzo.27, anche se qui sul forum se ne è già accennato (sono un amante del 10 centesimi 1911, quindi indirettamente anche del Soldone), penso sarebbe interessante una analisi incrociata tra il tuo articolo e la pillola di @El Chupacabra, quindi la realizzazione di una statistica di impiego dei tre diversi conî per la realizzazione del Soldone. A quanto ho visto per ora, prevalentemente il Soldone è realizzato con monete di terzo conio, anche se ne esistono alcune di secondo conio. Di primo conio, per ora, non ne ho trovati. La ricerca potrebbe contribuire a comprendere meglio la scansione temporale di realizzazione della moneta base, considerando anche che le 500 usate per la realizzazione del Soldone, a quanto ho capito, erano le ultime residue nel magazzino della zecca, circa 4 anni dopo l'emissione, motivo per cui la realizzazione è stata così limitata.
    2 punti
  17. buongiorno sono Palanca Lorenzo grazie mille per i complimenti, sono molto contento che il mio articolo sia stato molto apprezzato Grazie mille
    2 punti
  18. La stupidaggine dell'applicare il 26% di tasse sull'intero valore è venuta fuori, visto che ha fatto diminuire le vendite (per lo meno quelle dichiarate), e lo Stato invece di guadagnare di più, ha guadagnato meno. Ma ecco che arriva la modifica alla legge: se ho oro senza documenti di acquisto, lo posso dichiarare, pago il 12.5% sul valore attuale, e un domani, se lo vendo, pagherò solo il 26% sulla plusvalenza rispetto ad oggi. Quanti aderiranno? Penso ben pochi. Supponiamo che io ho 20.000 d'oro. Dovrei pagare, in un momento in cui l'oro è ai massimi (il discorso che sale sempre non è scontato, potrebbe teoricamente diminuire o lateralizzare per decenni) sull'unghia 2.500€. Ora, se ho intenzione di venderlo nell'immediato, chiaramente conviene. Ma se non ho intenzione di venderlo a breve, perché dovrei farlo? Soprattutto in un Paese dove le leggi, quindi le regole del gioco, cambiano sovente? Magari un domani la tassazione tornerà più favorevole. Oppure, molto più semplicemente, quando andrà in successione, la rivalutazione avverrà al momento della successione, con un esborso, da parte degli eredi, molto più contenuto (visto che in nessun caso la tassa di successione neanche si avvicina al 12.5%)
    2 punti
  19. Ciao @Ajax ΑΚΡΑϹΙΩΤΩΝ, bronzo romano pseudo autonomo (coniato sotto Settimio Severo) di Acrasus in Lidia. https://rpc.ashmus.ox.ac.uk/type/81512
    2 punti
  20. Qualcosa del Museo del francobollo e della moneta, veramente un tesoro da scoprire e da vedere …
    1 punto
  21. https://de.wikisource.org/wiki/Das_Meisterstück_im_Magdalenenthurme_zu_Breslau https://www.ma-shops.com/koci/item.php?id=95081&srsltid=AfmBOooHGXcXuYDwAyKixrE5XURrH1WqQ35eIJxwVRieU9bziTmdTqhF Adesso sono al tablet, domani al piccì cerco meglio. Njk
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  22. Prego figurati
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  23. Queste credo che siano cinesi (nella seconda foto c'è anche scritto Copy) mi dispiace per le foto ma non ne ho altre
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  24. DE GREGE EPICURI Se chiedi una classificazione riferita ad un catalogo delle medaglie in porcellana di Meissen (che sicuramente esiste, ma in Italia sarà difficile trovarlo) non posso aiutarti. Se invece vuoi qualche semplice idea di buon senso: -la prima è chiaramente in ricordo dei morti nella Prima Guerra Mondiale (1914-1918, dice); il rovescio recita: Onorate i morti. -La seconda si riferisce ad una cerimonia nella chiesa di S.Giorgio a Rabenstein, in cui si celebrava il "Giubileo della Cresima" (forse a distanza di 25 o 50 anni?) -Della terza, non leggo bene le scritte.
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  25. Un non-infrequente abbinamento tra A e REDNI esitato oggi all’Asta del convegno "San Marino Numismatica 2025". Notata anche: - la A senza la stanghetta orizzontale di FERDINANDVS al D/; - che il cavallo è simile se non uguale a quello ex post # 1102.
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  26. Buonasera. Questa ha 700€ di spedizione: https://www.ebay.it/itm/135754904630?_skw=Euro&itmmeta=01K9J95280EMZXP3WNYG5PFAF4&hash=item1f9b9f7436%3Ag%3AuxsAAOSw3s1oFO43&itmprp=enc%3AAQAKAAAA4FkggFvd1GGDu0w3yXCmi1fEIQm0pqfWeNfjeD7lyknCBTSh4HgxAPxLCMSkutEgSC9H8LEL160VC7I8xvlgFLe2lWrS01%2BNWcJK%2FzZgAiuURLs4VJ%2BRzLXD%2FZMHfe%2F%2BQbEushFxiT9a6LNrIEiYD6M%2BnbGFLv%2BoiiAHPW17D2LTDDxLH3%2BFDm%2FY3dL03PrL7qmmFKsiautJvH4ZtsTRJTTvpBged3rxUAXgEPSQgrssx9cQaXkmfg3SlNwk8x9O0u5y4N0MsY4YZVlJu7PbJ8j9r3IUfUpQ84wD5uTPmiET|tkp%3ABk9SR56llMnMZg&keyword=Euro&sacat=0&relatedSearch=true Trovi di tutto. Se vuoi apro un annuncio con prezzo di spedizione 100.000€. Quella di cui parli è un'asta. Il venditore ha adottato una strategia, lecita, per attirare l'attenzione. Chiaramente chi offre terrà conto delle spese di spedizione. La metto io, al venditore penso interessi più la pubblicità della privacy 😅: https://www.ebay.it/itm/365969924451?_skw=12+carlini&itmmeta=01K9J99HYHP579F12KJDBT0DFC&hash=item553581e163:g:WEYAAeSw3SZowZYh&itmprp=enc%3AAQAKAAAAwFkggFvd1GGDu0w3yXCmi1fg6ksFEWUkA0rV3wrFLmbZ4flHYg87%2FG60beqB2BaOmyaSKG4cn%2B3qhMA0HFFqsFuW6rOkRaGIIt3J0VERUqbtpmOy2gqc7tf8UiU7RxBnLGmPatQ%2F%2BeOUSJT%2FoFQCh%2Br3qRI5mSp864G8x%2FAJK2TWyh%2BHzOXQxmxjIr%2Fb1PwNGckmakYRBpkkgneKTPG6pW%2BmoePmydxakUL%2B0HLcUYnryi4qxq%2BmuwLnZmeWnTUybA%3D%3D|tkp%3ABk9SR6yfpsnMZg
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  27. Allego l'immagine di un esemplare uscito dalla bottega Lipanoff, tratta da un volumetto di Ilya Prokopov, acquistato oltre una quinbdicina di anni fa.
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  28. Buon Pomeriggio, se fosse possibile alcune foto ( migliori e più grandi ) del bordo con FERT, rosette e nodi, grazie.
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  29. Il valore dovrebbe essere "2 silber groschen", ma di più non so dirti. Francobollo interessante comunque, complimenti.
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  30. Però da queste foto si può intuire perché tua moglie non ne è troppo felice.. 😅
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  31. 1 punto
  32. Molto apprezzato sul serio. Inizio con una prima domanda: il numero di pezzi predisposti dalla Croce Rossa lo considera certo, in base alle fonti utilizzate? Scriva più spesso anche sul Forum, servono utenti preparati come Lei.😊
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  33. di Greta Sclaunich La famiglia di Maria Zigante, nata Zancola, in quattro generazioni è passata per Impero austroungarico, Italia, Jugoslavia e ora Slovenia pur restando sempre nello stesso paese, Portorose (ora Portorož) La famiglia di Maria Zigante, nata Zancola (al centro) Con queste parole di Maria Zigante, nata Zancola, 90enne nata e cresciuta in questo paesino dell’Istria, si concludeva l’ultimo capitolo del mio libro «Le foibe spiegate ai ragazzi», edito da Piemme e uscito nel febbraio scorso, in occasione del Giorno del ricordo. Con le stesse parole, ma scritte in inglese, si apre un lungo pezzo pubblicato dal New York Times nelle scorse settimane e dedicato alla casa di Maria che, pur restando sempre nello stesso posto, in un secolo ha fatto parte di quattro diversi Paesi. Una situazione comune a tutte le case della Venezia Giulia ma non a tutte le famiglie: la stragrande maggioranza degli italiani che vivevano in Istria e Dalmazia, territori che dopo la fine della Seconda guerra mondiale vennero assegnati alla Jugoslavia, decisero di lasciare proprietà e terreni e venire in Italia. Gli esuli che scelsero questa soluzione furono circa 350 mila, la stragrande maggioranza degli italiani che vivevano in quelle zone (vedi l'intervista allo storico Gianni Oliva sulla Rassegna di venerdì scorso, in occasione dell'inaugurazione della Medif - Mostra Esuli Dalmati, Istriani e Fiumani, al Vittoriano). Ma non tutti: alcuni decisero di restare dov’erano. La famiglia Zancola è fra questi. Maria, una delle «rimaste» Ho conosciuto Maria grazie ad Alex Zigante, suo nipote. La sua è stata l’ultima storia a venire inserita nel mio libro: volevo raccontare l’esperienza dei «rimasti» ma non riuscivo a trovare la famiglia adatta. Avevo scartato i rimasti per convinzione politica e quelli obbligati a restare perché a loro, magari per via del cognome slavo, non era stata offerta la possibilità di andarsene. Volevo invece ascoltare la storia di quelli che non avevano avuto il cuore di lasciare tutto ciò che avevano per ricominciare altrove, spesso da zero. Dopo un lungo passaparola e tante telefonate ero finalmente arrivata ad Alex: 30 anni, di famiglia italiana ma nato e cresciuto in Slovenia, poteva mettermi in contatto con una donna che sembrava fare al caso mio. Era la signora Maria, sua nonna. E la storia che mi ha raccontato, e che in parte trovate anche sul New York Times, è emblematica di come nella Venezia Giulia la Storia ha ridisegnato i confini ma non le identità. Dall'Impero austroungarico all'Italia, e poi alla Jugoslavia Maria nasce nel 1935 a Portorose, un paese sulla costa adriatica, nel nord dell’Istria. È italiana. Per identità e cultura: sua mamma Fioretta, pur essendo nata nello stesso paese ma nel 1912, quando Portorose era nell’Impero austroungarico, fa parte di una famiglia italiana. Ma anche per nascita: Portorose, dalla fine della Prima guerra mondiale, è entrato a far parte del Regno d’Italia. Quest’ultima cosa cambierà presto, e diverse volte. Dopo l’8 settembre 1943 Portorose finisce nella Zona d’operazioni del Litorale adriatico ed annessa de facto alla Germania nazista; dopo la fine della guerra e il Trattato di Parigi del 1947 è assegnato alla zona B del Territorio libero di Trieste, amministrato dagli jugoslavi; infine con il Memorandum d’Intesa di Londra, nel 1954, diventa Jugoslavia. Agli italiani viene offerta la possibilità di andarsene ma Fioretta e suo marito decidono di restare, malgrado il rischio di ripercussioni e la paura delle foibe. Maria ricorda il papà che ripeteva ostinato: «Perché dovrei andare a zappare le terre degli altri? Preferisco zappare la mia». Maria Zigante, nata Zancola Le classi vuote e la paura Gli Zancola si fanno coraggio: Portorose è un centro turistico e a nessuno conviene che per le vie si respiri un clima di terrore. Per Maria, però, accettare la scelta dei genitori non è facile. A scuola la sua classe si svuota, giorno dopo giorno tutte le amiche se ne vanno. Così come se ne vanno gli zii e i cugini che vivevano con loro nella casa di famiglia, che dopo la loro partenza sembra improvvisamente grande e vuota. Nel quotidiano la vita dei «rimasti» non è poi così facile. Maria è appena adolescente quando, una notte, un drappello di uomini armati bussa violentemente alla porta chiedendo al padre di uscire. Per fortuna, prima che qualcuno nella stanza si azzardi ad aprire, sentono uno di loro ordinare agli altri di fermarsi e di andarsene. Nessuno ha mai saputo chi fosse stato a salvarli, ma le ragioni non sono difficili da immaginare: Maria ha raccontato al NY Times che suo papà era una persona benvoluta, che in paese conosceva tutti e si fermava spesso a giocare a carte all’osteria senza fare distinzioni di nazionalità o fede politica. Per il resto, la vita prosegue abbastanza simile a prima. Nella cittadina si continua a parlare italiano e, ricorda l’anziana, nei giorni del Festival di Sanremo le vie si riempiono delle canzoni che infiammano l’Ariston. Scegliere, di nuovo, di non andarsene Per questo, quando è abbastanza grande per decidere, anche lei sceglie di non andarsene. Potrebbe, e probabilmente le converrebbe pure. Di lavoro fa la sarta e suo marito Dario (anche lui parte di una famiglia di «rimasti», i Zigante) fa l’elettricista: in Italia troverebbero di certo buoni impieghi. Ma ormai è passato troppo tempo, si sono abituati alla nuova realtà e non se la sentono di lasciare indietro i genitori anziani. Nel 1975, intanto, Jugoslavia e Italia sottoscrivono il Trattato di Osimo e fissano in modo definitivo i confini. Lorella, Nadia, Laura e Aldo, i quattro figli della coppia, nascono in Jugoslavia. Ma vengono cresciuti da italiani: parlano la lingua dei genitori e vanno alla scuola italiana. Per questo, per strada, a volte vengono insultati. Maria nel frattempo si è trasferita in una parte della casa della famiglia Zigante: questo edificio in muratura, arrampicato sulla collina alle spalle di Portorose (che ora però si chiama Portorož), diventa il loro rifugio. Dalla Jugoslavia alla Slovenia È un’epoca di grandi cambiamenti, in cui la guerra è all’orizzonte: muore il maresciallo Tito, la Jugoslavia comincia pian piano a smantellarsi proprio a partire dalla Slovenia, la prima a dichiarare l’indipendenza. Mentre il mondo cambia i figli di Maria crescono, trovano lavoro e, a loro volta, formano nuove famiglie. Aldo, che gestisce bar e campi da tennis, si innamora di una ragazza slovena che, ironia della sorte, non sa una parola d’italiano. Eppure la famiglia la accoglie con gioia. Compresa Angela, la mamma di Dario che, anche se è rimasta a Portorose (o forse, proprio per quello) non accetta il fatto che l’Istria sia finita oltreconfine. Difatti la prima cosa che dice alla futura moglie del nipote è: «Tu con me parlerai solo italiano», e sarà proprio grazie a lei che la mamma di Alex imparerà l’italiano. Lui, dal canto suo, oggi parla sloveno con la mamma, dialetto istriano con il papà, italiano sul lavoro e inglese quando viaggia. Una storia di resilienza, perdono e pace Alex, la quarta generazione di questa famiglia, ha appena compiuto trent’anni e fa l’ingegnere. È nato a Portorose come papà, nonna e bisnonna ma ora si chiama Portorož e si trova appunto in Slovenia, uno dei sette Stati nei quali è stata divisa la Jugoslavia. Gli ho telefonato subito dopo aver letto l’articolo del New York Times e purtroppo non aveva buone notizie: nonna Maria, mi ha raccontato, è mancata da pochi giorni. Non ha fatto in tempo a leggere l'articolo ma, mi ha detto, aveva conservato con cura la copia del mio libro che le avevo fatto avere: ci teneva tanto che la sua storia venisse conosciuta. Non per manie di protagonismo, ma perché simbolo di resilienza, perdono e pace. Il ritorno in Italia (ma solo per calcolo economico) Anche la casa di famiglia rappresenta tutto questo. Nei decenni ha subito rimaneggiamenti e ampliamenti, ma ci vivono ancora Aldo e le sue sorelle. Alex no, però. Pur restando molto legato alla sua terra e alle sue usanze (tra i progetti ai quali è più legato c’è il sito «te go preparà», dove raccoglie ricette e storie delle nonne istriane e che ha avviato proprio insieme a Maria) ha appena comprato casa a Trieste. E no, la nostalgia e il sentimento di appartenenza alla cultura italiana non c’entrano. Si tratta di un mero calcolo economico: «Un appartamento di cento metri quadri, a Trieste, può costare un po’ più di 100 mila euro mentre a Portorose arriva anche a 400-500 mila», mi dice. Mi spiega che negli ultimi anni, soprattutto dopo l’entrata di Slovenia e Croazia nell’Ue, spostarsi in Italia conviene. Prima di salutarlo mi racconta che ha passato alcuni mesi in Australia per lavoro e mi viene la curiosità di chiedergli come si definisce quando, all’estero, gli chiedono da dove arriva. Italiano o sloveno? Europeo o istriano?, provo a ipotizzare. «Tutte le precedenti, perché non mi sento una sola di queste identità - sorride -. Dico che sono un mix e spiego a grandi linee la mia storia. Ci metto un po’ di più ma credimi, ne vale la pena: chi mi ascolta rimane sempre affascinato». Rimasti due volte: la straordinaria storia degli Zancola-Zigante, italiani passati per 4 Stati ma rimasti sempre nello stesso paese | Corriere.it
    1 punto
  34. I fratelli Lipanoff erano due falsari Bulgari attivi tra la fine de'900 e inizio del nuovo millennio. Sono forse i falsari di monete più noti, dopo la scuola di Cavino, avranno prodotto probabilmente diverse centinaia di esemplari. Nel loro laboratorio producevano falsi di alta qualità. Erano specializzati nelle riproduzioni di monete antiche e con tecniche antiche, il che rende tuttora molto insidiosa l'identificazione delle loro "opere". Per esempio se ricordo bene prima realizzavano una copia dell'originale, poi incidevano a mano un conio che successivamente usavano per imprimere dei tondelli riscaldati, quindi ognuno diverso nella centratura, e con alcuni elementi tipici della coniazione; dopodiché consumavano e patinavano questi artefatti. Mi pare ci siano dei libri che li elencano, ma personalmente non li ho mai trovati. Benché falsi estremamente insidiosi ci sono alcuni elementi che, se non altro, fanno sospettare e tipici delle incisioni moderne, per esempio nello stile, dettagli, alcune incongruenze della consunzione etc.
    1 punto
  35. Ti ho mandato la sua mail in MP, un caro saluto
    1 punto
  36. Buongiorno Ottima presa non sono messi benissimo ma sempre in argento sono...
    1 punto
  37. Scogliera di Rapa Nui Buona notte Valerio
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  38. Anch’io mi ricordo molto bene quel momento e so anche chi era l’altro offerente. Meno male che, prima dell’asta, mi aveva promesso di lasciarmi strada libera su quel lotto, altrimenti finiva forse a 20.000 euro più diritti… Certamente l’esperienza mi è stata di lezione.
    1 punto
  39. Un'altra moneta dove campeggia a tutto campo un imponente elmo è il pegione di Bernabò Visconti, che con la legenda DOMIN BNABOS non ha bisogno di altre spiegazioni. Vi ricordo che al termine della conferenza queste e altre monete si potranno vedere.
    1 punto
  40. 1 punto
  41. @Pino 66 La moneta statunitense da un centesimo è nota ufficialmente come cent, ma popolarmente viene anche chiamata penny (come in quasi tutti i paesi di lingua inglese), ed è un'unità valutaria pari a un centesimo di dollaro statunitense. (Wikipedia) 🙂
    1 punto
  42. Ciao a tutti 🙂. Non pensavo ( la mia poca conoscenza da neofita riguarda la monetazione imperiale dei primi due secoli e mezzo) che questo denario repubblicano fosse molto comune. Ho visionato da foto diverse centinaia di esemplari ed ne ho trovato due che condividono senza ombra di dubbio lo stesso conio di dritto di quello della discussione. Ho deciso di pubblicare le foto a beneficio di quanti hanno seguito questa discussione ( ed anche quella che purtroppo è stata cancellata su richiesta dell'autore) perché la ritengo una cosa importante. Ovviamente io non farò più commenti su quanto aveva richiesto @Atexano su cui mi ero già espresso quindi posto foto dei due denari con stesso conio così che ognuno possa farsi una idea 🙂. Il mio a questo punto resta esclusivamente un intervento tecnico. Sugli stessi ho indicato alcuni difetti ( nel secondo esemplare una probabile rottura del conio), quello che sembra un taglio dovuto ad un colpo sul collo della Concordia) e le lettere PI di LEPIDUS con difetto identico e la perlinatura visibile in due esemplari anche questa identica. Una sola domanda rivolta agli esperti: quella imperfezione sul collo della Concordia si può spiegare come una imperfezione del conio? Nel primo esemplare che ho postato, come si può vedere perché le foto lo permettono, il conio è ancora integro, sul secondo le imperfezioni sulla legenda sembrano dire che c'è stata una rottura dello stesso. Mi resta il dubbio di quel "taglio o colpo" che si vede sul collo del secondo esemplare e su quello della discussione. A me non sembra un difetto del conio . Secondo voi a cosa potrebbe essere dovuto? Grazie
    1 punto
  43. Salve, Antonino Pio e la Pietas? https://www.acsearch.info/search.html?id=12112249
    1 punto
  44. Uno dei miei paesaggi nummobibliografici preferiti... quello toscano, lo trovo ubertoso anche nella dimensione nummobibliografica 🤓
    1 punto
  45. Ciao @favaldar Qualcuno penserà che si tratti di un errore dell'incisore... in fondo, sbagliare é umano. Qualcun altro penserà che quella torretta capovolta simboleggi qualcosa... 1844? che sia in qualche modo collegata con la rivolta di Cosenza e i fratelli Bandiera? Io credo che sia più semplicemente, uno dei tanti "segnetti" dell'incisore, per individuare/distinguere questo specifico conio dagli altri dello stesso anno... Ad esempio, se si osservano attentamente le torrette di questo conio, noteremo che, alcune sono più grandi ed altre sono più piccole... "Si suppone che lo stemma del Portogallo fosse utilizzato dagli incisori, più degli altri stemmi araldici nello stemma borbonico, quale punto focale per personalizzare il conio ed avere così una rintracciabilità certa sulle monete per le quali fossero chiamati davanti alla Legge a rispondere o testimoniare sui falsi allora in circolazione". Mario Pin pag.99 Comunque, tempo fa @motoreavapore ne postò una in questa discussione... Un saluto, Lorenzo
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  46. E' complesso dare una risposta rapida perchè l'argomento è piuttosto articolato ma cercherò di spiegarmi nel modo più semplice possibile. In un certo senso anche questo denario ha subito un processo elettrochimico simile alle monete di cui abbiamo già parlato ma in senso opposto (ora spiegherò perchè) e non necessariamente per via di giacitura in ambiente anerobico. La corrosione elettrochimica si sviluppa sempre, in una lega binaria, ai danni del metallo meno nobile tra i due. In sostanza si comporta come una banale pila elettrica dove il metallo più nobile è identificabile come il polo + mentre quello meno nobile come il polo -. Si dissolverà in modo preferenziale il metallo meno nobile preservando l'altro. Nelle monete di argento (sempre considerabili leghe argento - rame), si dissolverà sempre prima il rame. Ora, se osserviamo molte emissioni di argento, soprattutto laddove la composizione vanta una buona quantità di rame (è il caso degli antoniniani), noteremo spessissimo la presenza del famoso alone luminoso. Questo fenomeno è legato al naturale arricchimento superficiale e a zone dell'argento. In pratica, in fase di solidificazione della lega, si ottiene una macrosegregazione dei singoli metalli dovuti al raffreddamento repentino del metallo (raffreddamento non omogeneo). Le zone che solidificano per ultime hanno tendenza ad arricchirsi in elementi basso fondenti. Dunque, nel caso delle monete di argento, il metallo bassofondente tra rame e argento sarà l'argento che tenderà a concentrarsi nelle zone in cui il metallo si raffredderà per ultimo. Siccome in un tondello preriscaldato, le zone soggette alla massima sollecitazione meccanica (avete provato a toccare un oggetto freddo battuto a martello? Vi accorgerete che la semplice sollecitazione meccanica avrà scaldato incredibilmente il metallo), sono anche quelle che resteranno più calde più a lungo, queste stesse zone tenderanno ad arricchirsi del metallo più bassofondente. La successiva corrosione elettrochimica ai danni del rame, attaccherà prima i campi, meno ricchi di argento in superficie, rendendo più porosa quest'area rispetto alle zone ricche di argento. Insomma l'effetto opposto rispetto ai sesterzi dove, il metallo più bassofondente è lo zinco (o lo stagno). ma zinco o stagno sono anche i metalli meno nobili che quindi, nel caso del bronzo, sono soggetti ad essere attaccati prima (polo -) rispetto al rame (polo +). Spero di essere stato chiaro :blum: ecco un esempio su un antoniniano:
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