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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 11/12/25 in tutte le aree
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Buon Pomeriggio, oggi vorrei condividere con voi questo buono/gettone in bronzo da 20 centesimi coniato nello stabilimento privato della Johnson a Milano per l'esposizione di Milano del 1906 ( peso gr. 9,14 - diametro 28,71 mm. ). Seppur va riconosciuto che non si tratti di una moneta, ma di un buono token, lo trovo adatto ad entrare in collezione soprattutto per la bellezza della coniazione in rilievo in stile Liberty. All'interno del Forum si è già discusso di questo argomento, ma vorrei aggiungere che fu Napoleone ad introdurre in Italia raduni, mostre e fiere. Così durante l'esposizione milanese del 1906 nella zona di Parco Sempione, dedicata ai trasporti ed al traforo del Sempione del 1905, oltre agli innumerevoli gadgets; furono coniati questi buoni gettone - valore facciale 20 centesimi - da spendersi all'interno della fiera. L'iniziativa ebbe gran successo, tanto che dopo la manifestazione questi gettoni furono "trasformati in monete" che circolarono e furono spesi per molti anni in Italia e collezionati da molte persone. Allego foto del venditore ed alcune scattate da me del buono che è in media conservazione e sicuramente più modesto rispetto ad esemplari migliori. Grazie per l'attenzione.7 punti
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Saint-Gaudens apre uno studio nei giardini di Palazzo Barberini e inizia a lavorare alla sua prima scultura a figura intera, Hiawatha, una statua di nativo americano ispirato agli scritti di Henry Wadsworth Longfellow (The Song of Hiawatha, poema epico del 1855). Questo marmo mostra fino a che punto Saint-Gaudens sia stato temporaneamente influenzato dalla tradizione neoclassica che ha incontrato a Roma, ma egli deriva una maggiore ispirazione a lungo termine dai maestri italiani del XV secolo, Pisanello, Ghiberti, Verrocchio e, soprattutto, Donatello. (fonte: Metropolitan Museum - New York) Nel 1873-74 è di nuovo a Roma e, dal 1877, a Parigi, dove porta con sé l’importante commissione per il monumento all’Ammiraglio David Farragut (1881, Madison Square Park, New York), progettato in collaborazione con Stanford White. Il successo del monumento fa sì che la collaborazione tra l’architetto e lo scultore prosegua, Saint-Gaudens realizza altre statue per ambienti progettati da Stanford White. Nel 1892, Saint-Gaudens inizia a lavorare a quello che sarà il suo monumento pubblico più importante, dedicato al Generale William Tecumseh Sherman, ultimato nel 1903 (New York, Grand Army Plaza) e in cui il generale a cavallo viene condotto da una vittoria alata, che fornirà lo spunto per la “doppia aquila”. (fonte: Centralparknyk.org) Nel 1900, mentre si trova di nuovo a Parigi, gli viene diagnosticato un tumore. La notizia sprofonda l’artista in una grave depressione, che lo porta fino a meditare il suicidio. Così, secondo le parole del suo assistente, James Earle Fraser (che nel 1913 disegnerà il Buffalo nickel), Saint-Gaudens inizia a girare per le vie della città “deciso a porre fine al suo strazio con un salto nella Senna, conscio di vedere su ogni edificio una sola cosa: la parola Morte.” Ma, quando raggiunge il ponte da dove aveva pensato di gettarsi, ha una rivelazione: “forse fu la luce sul fiume. O il Louvre, che non gli era mai sembrato così splendido.” Saint-Gaudens decide di vivere: “Ogni cosa intorno a me era incredibilmente bella. Il carico di disperazione scivolò via, ed io ero felice. Mi sentii fischiettare.” Lo scultore a questo punto decide di seguire il consiglio dei medici francesi, torna in America e si sottopone a un intervento chirurgico presso il Massachusetts General Hospital di Boston. Intervento riuscito ma, dicono i medici a sua moglie Augusta, l’artista soffre di un cancro al retto, ed essi prevedono la necessità di un nuovo intervento entro i prossimi cinque anni. Sono, purtroppo, facili profeti. Nella primavera del 1906 Saint-Gaudens ha una grave ricaduta del suo male, e incomincia a fare un uso sempre più massiccio di morfina. In estate torna in ospedale, ma stavolta l’esito delle cure non è quello sperato. Il cancro progredisce sempre più, e lo scultore è costretto a lasciare al suo assistente, Henry Hering, le modifiche ai modelli delle monete. Alla fine di luglio del 1907 Augustus Saint-Gaudens, reso ormai irriconoscibile dalla malattia, entra in coma. Muore il 3 agosto nella sua casa di Cornish, New Hampshire, oggi monumento storico nazionale. petronius4 punti
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Come tradizione alla interessantissima conferenza, allego qualche foto...4 punti
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È un tornese con ara coniato a Napoli durante il regno di Filippo III di Spagna (1598-1621)... Le foto sono sfocate e faccio fatica a leggere la data, comunque la moneta è stata coniata dal 1617 al 1621... Sei sicuro del diametro?... Ecco la scheda del catalogo del forum... https://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-FIII/123 punti
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Questo è il Francobollo della discussione dell' amico federr, .. sotto altri francobolli della stessa occupazione con soprastampa sicuramente autentica ma di minor valore di catalogo, ..anche se tutte queste emissioni hanno un valore di catalogo non proprio basso.. questo servirà a tutti per confrontare un pochino questa soprastampa...3 punti
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Complimenti ad Enrico per l'interessante conferenza! @Testone68 ci ha fatti viaggiare per tutto il nord Italia (con qualche puntata anche in terra d'Oltralpe) tra argenti, ori e sculture. Con un pizzico di orgoglio campanilista posso dire che le monete milanesi hanno fatto la parte del leone; a ragion veduta data la quantità e varietà di rappresentazioni. E poi il cimiero sulle monete... è un primato visconteo!!! Grazie anche - come sempre - al CCNM per l'organizzazione. P.S. ieri si è tanto parlato dell'arca di Bernabò, di cui abbiamo visto solo dei dettagli. Mi permetto di postare l'immagine del monumento a figura intera. Un'opera assolutamente maestosa ed imponente, dopo tre secoli il più istrionico dei visconti mette ancora soggezione!3 punti
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Ciao a tutti. Come promesso, avendo un pò di tempo a disposizione, ho confrontato diversi esemplari della stessa tipologia con quello proposto da @modulo_largo. Ieri non mi ero accorto della legenda del rovescio che termina in AUGG e non AUG percui solo dal ritratto ho erroneamente attribuito con pochi dubbi (sbagliando 🙂) a Gordiano lll questa moneta ( per quest'ultimo la legenda termina sempre in AUG). Si tratta invece di Gordiano l'Africano ( restituiamo a Cesare, non io ovviamente che ho sbagliato, ma alla casa d'aste, quel che è di Cesare 🙂). La ricerca quindi è stata più agevole essendo la monetazione più limitata ed ho trovato, questo si con pochissimi dubbi, un sesterzio di Gordiano l'Africano in condizione decisamente migliori e che condivide gli stessi conii di dritto e rovescio. Posto foto che dovrebbero dimostrare la stessa identità di conii dove indico in particolare la posizione della T spostata a sinistra e le lettere GO uguali, l'equidistanza delle legende dalle figure centrali così come la S e la C, la punta della palma dalla lettera A, le gambe della Vittoria, stesso drappegio del busto e fiocco della corona. Cosa ne pensate? A voi la parola. ANTONIO3 punti
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Lo scultore che compì l'impresa Ovvero, Augustus Saint-Gaudens, Gus per gli amici , l'artista che ha creato la medaglia inaugurale "alternativa" di Roosevelt e il pattern Testa d'Indiano visti in precedenza, ma, soprattutto, le monete da 10 e 20 dollari d'oro destinate alla circolazione. Conosciamolo meglio Un artista del Rinascimento Sotto il nome di American Renaissance, termine utilizzato per la prima volta nel 1880, si è soliti inquadrare una corrente artistica e architettonica sviluppatasi negli Stati Uniti tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, chiaramente ispirata all’arte del Rinascimento italiano. Le analogie con il Rinascimento sembravano evidenti. I baroni della finanza americana (definiti, non proprio amichevolmente robber barons ) erano stati preceduti dai principi mercanti italiani e francesi. Gli artisti trovavano una certa affinità con quel periodo storico, aspirando a ripetere le opere di personaggi come Bramante, Benvenuto Cellini o Pisanello. Gli esempi non mancarono: gli edifici progettati da Stanford White, copertine di riviste, gioielli, mobili e cornici, le vetrate e gli interni. Per alcuni, i periodi erano comparabili: Saint-Gaudens, proprio lui, esclamò dopo la sessione iniziale di pianificazione della World Columbian Exposition del 1892: "Questo è il più grande incontro di artisti dal XV secolo!" E Augustus Saint-Gaudens, dell’American Renaissance è stato il massimo rappresentante nel campo della scultura. Durante tre decenni di notevolissima carriera, ha reindirizzato e rinvigorito il corso della scultura americana, prendendo le distanze da un’ormai logora estetica neoclassica, per rifarsi a un vivace stile naturalistico, promuovendo il concetto nazionalistico di una scuola di scultura fiorente sulle coste americane. Nasce a Dublino, il 1° marzo 1848, da padre francese e madre irlandese. Nel settembre dello stesso anno la sua famiglia emigra a Boston e, sei settimane dopo, si trasferisce a New York, dove il padre apre un negozio di calzolaio. Nel 1861, all'età di tredici anni, è apprendista di Louis Avet, un francese intagliatore di camei, lavora poi accanto a un altro francese, Jules Le Brethon, e completa questo lavoro con studi formali presso la Cooper Union School e la National Academy of Design. Nel 1867 si reca per la prima volta a Parigi, uno dei primi artisti americani a comprendere che la capitale francese, ancor più di Firenze o Roma, è il nuovo centro mondiale dell’arte. Nel 1870, in seguito allo scoppio della guerra franco-prussiana, si trasferisce a Roma, dove erano espatriati altri scultori neoclassici americani. Continua...3 punti
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Indian Head Double Eagle MCMVII E' la moneta mostrata nel post precedente, della quale raccontiamo ora la storia. Per molti anni, questa moneta è stata conosciuta negli ambienti numismatici come "J-1776", perché questa era la designazione abbreviata assegnatale dal Dr. J. Hewitt Judd nel suo libro di riferimento "United States Pattern Coins, Experimental and Trial Pieces". Il nome è diventato parte integrante dello status iconico della moneta grazie all'associazione casuale del suo numero, 1776, con l'anno della Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti. Tuttavia, dopo aver acquisito i diritti del libro a inizio anni 2000, Whitman Publishing ha cambiato la designazione in J-1905 per fare spazio a nuove scoperte, poiché le monete sono mostrate in ordine cronologico. Il cambiamento ha sconcertato alcuni puristi, che lo considerano irrispettoso dello status speciale della moneta. Che, nella confusione e nell'incertezza che seguirono la sua produzione, non finì nelle mani di Saint-Gaudens o nel gabinetto numismatico della Zecca, bensì tra gli effetti personali di Charles Barber, che si batté con le unghie e con i denti per ostacolare la riprogettazione monetaria di Saint-Gaudens. Non si ha idea di come Barber ne sia entrato in possesso, ma la situazione ha offerto agli ammiratori di Saint-Gaudens lo spunto per numerose speculazioni. La più semplice, e in fondo probabile, è che Barber abbia semplicemente versato 20 dollari nelle casse della Zecca, portandosi via la moneta (ricordo che il valore dell'oro che contiene corrispondeva, allora, esattamente al nominale). A Barber, Saint-Gaudens sarà anche stato antipatico, ma dopo aver visto i disegni definitivi delle monete da 10 e 20 dollari, deve aver capito subito che questa sorta di ibrido tra le due rappresentava un unicum di enorme importanza numismatica e potenziale valore economico Dopo la morte di Barber nel 1917, i suoi eredi vendettero la moneta a Waldo C. Newcomer, un importante collezionista di Baltimora. Nel 1933, Newcomer si offrì di venderla per 10.000 dollari a John Work Garrett, la cui famiglia aveva formato una favolosa collezione, ma Garrett declinò l'offerta e la moneta fu poi venduta a Frederick CC Boyd, un noto collezionista di New York. A metà degli anni '40, la moglie di Boyd la vendette ad Abe Kosoff e Abner Kreisberg, importanti commercianti di New York dell'epoca, per 1.500 dollari. Questi, la diedero a re Farouk d'Egitto per poco meno di 10.000 dollari. Kosoff la riacquistò poi nel 1954, quando il governo egiziano vendette la collezione di monete rare di Farouk. Il prezzo fu di 1.200 sterline egiziane, circa 3.400 dollari. Kosoff la rivendette a sua volta a un numismatico americano, che la girò a un collezionista del Tennessee per 10.000 dollari. Nel 1979, dopo un paio di altri passaggi, la moneta arrivò nelle mani del numismatico professionista Julian Leidman per 500.000 dollari. Leidman la consegnò all'asta Bowers & Ruddy del 28 luglio 1981, dove fu acquistata dalla società Hancock & Harwell per 475.000 dollari. Infine, qualche anno dopo, fu ceduta in trattativa privata a un collezionista di monete di Saint-Gaudens del Nordest. Si ignorano sia il nome del collezionista (che dovrebbe ancora esserne in possesso), che la cifra pagata, quasi sicuramente a sei zeri E se quel collezionista, o i suoi eredi, decidessero di presentarla oggi in un'asta, quanto potrebbe realizzare? Anche qui le opinioni si sprecano, la più audace si spinge a ipotizzare oltre 20 milioni di dollari, una cifra che scalzerebbe dal trono di moneta più costosa al mondo la "cugina" Double Eagle del 1933, che qualche anno fa ha realizzato 18 milioni e rotti. Chissà, voi intanto incominciate a mettere da parte i soldi, così da farvi trovare pronti quando la moneta, prima o poi, riapparirà petronius3 punti
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Dunque dunque dunque ... _____________________ La legio X entra nella storia nel 58 a.C., quando Cesare ha solo essa, a disposizione (nelle more che sopraggiungano le altre) per fronteggiare gli Elvezi che chiedono di attraversare la Gallia Narbonensis. Essa era infatti, già da prima, la legione lasciata a presidio di quella provincia. Alla fine di quell'anno, Cesare si reca a un incontro con Ariovisto scortato solo da cavalieri; lo aveva chiesto il re germanico, sapendo che la cavalleria usata dai romani era di dubbia fedeltà, ma Cesare è ricorso a uno stratagemma: ha fatto travestire da cavalieri e montare a cavallo i fidi soldati della X. Dopo quell'episodio, i legionari gli dicono che li ha promossi a cavalieri: è un gioco di parole scherzoso perché, nell'organizzazione censitaria romana, essere "cavaliere" significa essere molto ricco, ma da questo gioco di parole deriverà il soprannome della X: Equestris. Le fonti epigrafiche ci hanno trasmesso anche la memoria di una legio X Veneria: quasi sicuramente è la stessa, e "Veneria" ("devota a Venere", a sua volta mitica progenitrice della gens Iulia) era probabilmente il suo nome ufficiale. La X è protagonista di molte delle più epiche battaglie di Cesare: si tratta della legione con cui egli si dice disposto ad affrontare Ariovisto (da allora, per questo motivo, sarà soprannominata anche "la favorita di Cesare"); fu la prima a sbarcare in Britannia nel 55, seguendo il proprio aquilifer che gridava “Desilite, commilitones, nisi vultis aquilam hostibus prodere” (“Sbarcate, commilitoni, se non volete abbandonare l’aquila ai nemici” - De Bello Gallico, IV, 22); sostenne l'urto della preponderante cavalleria di Pompeo a Farsalo, nel 48. Nel 46, dopo la battaglia di Tapso, la X fu sciolta e ai suoi veterani furono assegnati terreni presso Narbo Martius; quando però, alla fine di quello stesso anno, Cesare transitò da Narbo diretto in Hispania, insoddisfatti della vita civile e bramosi di nuove ricchezze i legionari chiesero di essere reintegrati nell’esercito. Cesare ordinò allora ad Antonio di ricostituirla e la legio X combatté a Munda, nel 45. In quell'occasione Cesare stava per essere sconfitto e meditò di suicidarsi; per trovare comunque una morte onorevole scese da cavallo e raggiunse proprio i ranghi della X legione, per combattere insieme ai suoi soldati preferiti. La presenza di Cesare galvanizzò tuttavia i legionari della X, che cominciarono a battersi con tanto ardore da guadagnare terreno; allora Gneo Pompeo (figlio del Magno) tolse una sua legione dal fianco opposto e la mandò contro la X. Fu una mossa falsa: Cesare, pronto a cogliere l’occasione, inviò subito la cavalleria ad attaccare nel punto in cui l’avversario aveva tolto la legione. Vinse così - nuovamente, grazie alla X - anche quella battaglia. Rimasta con pochissimi effettivi, fu nuovamente sciolta. __________________________________ Nel 44, dopo la morte di Cesare, molti suoi soldati chiesero di poter tornare a combattere per vendicarlo. Lepido allora costituì una X legione e due anni dopo essa combatté a Philippi agli ordini di Antonio (perché Lepido era rimasto a presidiare l’Italia). Probabilmente fu di nuovo sciolta, perché abbiamo attestazioni epigrafiche di veterani della "Veneria" stanziati vicino a Cremona. _________________________________ Nel 34, una legio X ricompare nell'elenco delle truppe che Antonio condusse in Armenia; nel 31 essa combattè ad Azio, ove emise il denario che tu hai postato. _________________________________ La X costituita da Lepido nel 44 era la stessa ricostituita da Antonio nel 46 e, quindi, la Equestris? Quasi sicuramente sì, perché egli era uno dei più fedeli collaboratori di Cesare e, all'indomani della sua uccisione, non avrebbe potuto dare quella numerazione gloriosa a un altro reparto. La X che Antonio nel 34 conduce in Armenia è di nuovo la stessa, la Equestris? Qui le cose si fanno complicate. Sono passati 8 anni dalla battaglia di Philippi; non è detto. Del resto, cosa identifica una legione come "la stessa"? Non il numero, che fu dato anche ad altre legioni (come vedremo dopo). La stessa insegna? Gli stessi legionari? [difficile, ma non impossibile: all'epoca, essi prestavano servizio dall'età di 17 anni a quella di 46; addirittura qualcuno dei veterani della campagna contro Ariovisto poteva essere ancora sotto le armi ad Azio, 27 anni dopo] In realtà, abbiamo un indizio forte del fatto che i contemporanei consideravano la X di Antonio come la stessa di Cesare: nel 37-36 Ottaviano costituisce una legione addestrata alla guerra anfibia per invadere la Sicilia e, per infonderle maggior coraggio, le assegna la numerazione più gloriosa, X. E tuttavia il nome della legione di Ottaviano è legio X Fretensis (ossia "dello stretto [di Messina]"); evidentemente egli, benché figlio adottivo ed erede di Cesare, non poteva chiamarla Equestris/Veneria in quanto un reparto con quel nome era già agli ordini di Antonio. _________________________________ All'inizio dell'Impero le fonti smettono di citare la Equestris/Veneria e parlano invece di una legio X Gemina, ossia “gemella”. Probabilmente la Equestris è confluita nella Gemina: questo nome infatti veniva dato a legioni nate dalla fusione di altri due reparti, rimasti con troppi pochi effettivi per conservare la loro individualità. La Fretensis invece sopravvive e si distinse durante il celeberrimo assedio di Masada; forse erano suoi anche i soldati incaricati di giustiziare Gesù.2 punti
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Buongiorno Quante ne avete viste di 3 grana Brockage ? Spero con il tempo di aggiornare un dritto 🙂2 punti
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Grazie Enrico per la bellissima conferenza. Starei delle ore ad ascoltarti mentre parli di Milano. Peccato non avere un video, lo riguarderei più e più volte.2 punti
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Nuntio Vobis: ed il giorno prima, il 12 si terrà la 25a asta MONTENEGRO di Numismatica1 punto
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gettone che mi ha sempre affascinato per la sua bellezza stilistica e la particolarità del dritto ritratto frontalmente e non di profilo.. Minerva ha uno sguardo ipnotico1 punto
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E già che ci siamo, con perfetto tempismo, questa è invece la busta che ho ricevuto io, proprio oggi.1 punto
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Giusto per ravvivare un pò. Appena arrivata. Per me è una delle once più belle.1 punto
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I trattamenti "appropriati" non lasciano odori. Se la banconota puzza significa che è stata modificata con solventi tipo l'acetone o la trielina. Questi sì che sono dannosi per la carta e, a meno che non si debba rimuovere nastri adesivi o colle, questi trattamenti non hanno nulla a che vedere con il restauro e sono pratiche truffaldine purtroppo molto diffuse e molto, molto difficili da far comprendere e accettare da coloro che hanno speso dei soldi e ora non vogliono ammettere di averli buttati. Classico esempio, da cui purtroppo non ci libereremo mai più, sono le cosiddette "varianti azzurrine" della 5000 lire Colombo o 2000 lire Galilei... Prego falco, è un piacere1 punto
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Grazie @SS-12 Aspettiamo altri contributi a eventuale conferma1 punto
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non ti devi scusare, ci sei andato vicino, credo. è già un buon indizio. le differenze sono: doppia C invece che doppia H 4 corone intorno alla croce segno di zecca non è sotto lo scudo la decade, corretta, è quella dal 1591 al 15991 punto
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Ciao Atexano, mi permetto di suggerirti un libro prezioso, da affiancare allo studio e la visione di migliaia di monete; si tratta di "E' falso il mio denario?" di Traver Fabregas. Tratta l'argomento in maniera semplice ma analitica, per capitoli e molte immagini dettagliate.1 punto
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Presenta anche la rigatura sotto corona1 punto
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Non sono stato molto presente sul forum negli ultimi 3/4 anni, ne ha beneficiato il mio lavoro, affetti, ma anche la mia passione numismatica che talvolta necessita pause, 'tanto se è vera rimane, ma ti ritrovo molto cresciuto numismaticamente, Antonio, un vero valore aggiunto. Non lo dico per questo post in particolare, ma in generale. [P.S. detesto le smancerie specie reciproche alla do-ut-des, quindi non mettere "like"! 😆 Però ci tenevo a dirlo]1 punto
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Buongiorno, leggo ora il post per questo francobobollo di Zante e con piacere ho letto tutto quello che vi è stato scritto, il consiglio di Petronius è certamente attinente, ci sono molti più filatelici ovviamente, anche se questo non è un francobollo che tutti collezionano o che possano con estrema sicurezza "battezzarlo" personalmente non colleziono questo ramo di Zante, ma ho avuto modo di avere sotto mano alcuni francobolli genuini, quelli di basso valore, allora periziati da Maurizio Raybaudi, autorevole perito nella RSI e nei soprastampati, ora non so se la Cognata sia alla sua altezza, ma ha sicuramente molti confronti in archivio, altro perito a cui rivolgersi e molto autorevole nelle soprastampe è Luciano Cipriani di Firenze, opprure Colla di Torino. per quanto posso dirti io personalmente ritengo falsa la soprastampa, si differenzia non poco nei numeri romani, e la larghezza del timbro dovrebbe essere da 1 a 2 millimetri inferiore all'originale, questi di solito sono i segni primari di riconoscimento di questi francobolli, ma accertati meglio da uno dei periti che ti ho elencato, inoltre il francobollo, mettiamo sia autentico e quindi piuttosto raro, presenda dei problemi che a livello di interesse storico nulla incidono, per quanto invece riguarda il valore economico ha molta influenza, i denti in alto a dx e il vistoso graffio della carta a metà francobollo a sx, ma in caso di autenticità il perito lo sottolinerà nella descrizione del certificato, saluti Fabio1 punto
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Buongiorno, leggo nella seconda foto BONO NIA dovrebbe forse essere un quattrino bolognese, ma non so1 punto
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Salve ,bronzo,si va da quelle di grosso modulo fuse a quelle contrassegnate da simboli sulla prua a quelle familiari con il nome della Gens,in queste condizioni impulibile e forse attaccata dal cancro,la peggioreresti1 punto
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Buongiorno,a parte il peso leggermente carente,ma che potrebbe starci,ha effettivamente qualcosa che stona,come alcuni particolari delle araldiche e del giglio sul taglio,la G di grana e le cifre 12 di 120, anche l' orecchio del Re è strano,inoltre in alcuni punti del tondello, soprattutto lungo il giro,sembra che il colore non sia tipico dell' argento ma di un' altra lega, sarebbe da esaminare in mano... Se fosse effettivamente falso è sicuramente fatto bene... Chissà cosa ne pensa @Raff82...1 punto
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Buongiorno @apollonia, Il volume di acqua spostato è pari a: 3x3x0,06=0,54 m², ovvero 540 litri, approssimabili a 540 kg, che rappresentano la somma del peso del ragazzo e della zattera. Ne consegue che la zattera pesi 480 kg. Saluti1 punto
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Io sono generalmente contrario a ogni manomissione, poi se il caso fosse "grave" e il restauro necessario allora sì, ben venga.1 punto
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Art, a volte un trattamento di restauro è l'unica maniera per evitare che la banconota si distrugga. Questo perché lo stesso processo di produzione della carta spesso coinvolge prodotti chimici che, nel tempo, innescano processi degenerativi che la disintegrano. E' il caso della carta "alla colofonia", una resina utilizzata molto verso la fine del XIX secolo. La colofonia, resina dei pini, veniva mischiata alla pasta di cellulosa come collante. Peccato che, nel tempo, la composizione chimica della colofonia reagisce con gli altri elementi della carta e degli inchiostri e con l'ambiente generando acido solforico. Questo è solo un esempio eclatante ma la chimica è sempre alla base dei processi degenerativi e di invecchiamento della carta. La chimica, a volte, può però essere utilizzata per rimediare o contenere quei processi.1 punto
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Salve. Scorrendo il catalogo delle prossime aste, mi sono imbattuto in una piastra 120 grana con 9 torrette e sottocorona rigato. Allora sono tornato a controllare le mie con, appunto, 9 torrette e sottocorona rigato ed ho così riscontrato che in raccolta ne ho già una con le stesse identiche caratteristiche. Ho pensato di fotografarla e di condividerla. Si tratta di una piastra 120 grana 1798 con 9 torrette e rigatura destrorsa ( differente, quindi, da quella da me riportata al post n.5 della presente discussione ). Mi sembra corrisponda alla piastra pubblicata dal Magliocca sul suo Manuale delle monete di Napoli-ed.2025- a pagina177, n.259c. Ringrazio per l'attenzione.1 punto
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@santone @SS-12 Fuochino... Anche in questo caso ci si è girato attorno... ma senza arrivare al centro del bersaglio... e in definitiva la moneta imitativa ha svolto perfettamente la propria funzione... ovvero confondere e sviare i tentativi di risalire alla reale fonte di questa imitazione. Ritengo che l'identificazione vada corretta in baiocchella di Castiglione delle Stiviere emessa sotto Rodolfo Gonzaga, vedi collegamento: https://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-RODG/11 Mario1 punto
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L'aquila e l'indiano Arrivare alle monete, era in realtà lo scopo principale di Roosevelt già prima d’incontrare Saint-Gaudens alla cena del gennaio 1905, come scrive chiaramente in questa lettera al Segretario al Tesoro, Leslie Mortier Shaw, del 27 dicembre 1904: “I think that our coinage is artistically of atrocious hideousness. Would it be possible, without asking permission of Congress, to employ a man like Augustus Saint-Gaudens, to give us a coinage that would have some beauty?” Il Presidente non le manda a dire, per lui le monete americane correnti sono “di atroce bruttezza” e, paventando le resistenze del Congresso a un loro cambiamento, si chiede fin da subito se sia possibile procedere senza il permesso del Congresso stesso, assumendo un artista come Saint-Gaudens per “darci monete che abbiano qualche bellezza”. E Saint-Gaudens, nel luglio 1905, dopo aver ultimato la medaglia, accetta di lavorare anche sulle monete: ridisegnerà tutte quelle d’oro, da 2,50 a 20 dollari, e il centesimo in rame: le altre non si possono cambiare, non essendo ancora trascorsi, come prescrive una legge del 1890, venticinque anni dalla loro entrata in circolazione... riuscirà a rispettare l’impegno solo per i due nominali maggiori, 10 e 20 dollari. Come al solito, Roosevelt trovò il modo non solo di aggirare il Congresso, ma anche di superare i dubbi di Saint-Gaudens riguardo alla collaborazione con lo staff di incisori della Zecca, in particolare con l'incisore capo Charles Barber, con il quale si era scontrato aspramente nei primi anni del 1890 riguardo alla progettazione di una medaglia per l'Esposizione Colombiana Mondiale. Questa volta, gli assicurò Roosevelt, avrebbe avuto un protettore alla Casa Bianca mentre tramavano quello che il presidente chiamava il suo "crimine preferito" (my pet crime ). L'artista preparò modelli che raffiguravano la Libertà in cammino e l'Aquila in volo, che finirono per apparire sulla moneta da 20 dollari. Tuttavia, riflettendo su possibili disegni per un nuovo centesimo, aveva ideato il disegno della Testa d'Indiano che mostrava la Libertà adornata con un copricapo piumato, e sebbene il copricapo fosse stato un'idea di Roosevelt, Saint-Gaudens era giunto alla conclusione che questo, e non la Libertà in cammino, sarebbe stato un dritto migliore per entrambe le monete d'oro. Lo comunicò al presidente in una lettera datata 12 marzo 1907, in cui scrisse: "Mi piace così tanto la testa con il copricapo (e a proposito, sono molto contento che voi abbiate suggerito di realizzare la testa in quel modo) che mi piacerebbe molto vederla riprodotta non solo sulla moneta da un centesimo, ma anche su quella d'oro da venti dollari, al posto della figura della Libertà. Vorrei che la zecca realizzasse un conio della testa anche per la moneta d'oro, e poi si potrà scegliere tra le due una volta completato." E così Roosevelt ordinò alla Zecca di coniare una moneta d'oro da 20 dollari utilizzando questa combinazione, testa d'indiano al dritto e aquila in volo al rovescio, i disegni che sarebbero poi comparsi, rispettivamente, sui 10 e 20 dollari. Si ritiene che ne sia stato coniato un solo esemplare, di cui parleremo diffusamente nel prossimo post. Per ora, lustriamoci gli occhi con questo assoluto capolavoro dell'arte numismatica (foto da PCGS Coin Facts, courtesy of David Akers/Bob Harwell - Conservazione PR65) petronius1 punto
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Buonasera Per essere una moneta in rame pontificia classificarla come q.MB mi sembra un po' azzardato: non è così male e i rilievi sembrano ben conservati, forse sembrano peggiori per via della patina. Detto questo a mio parere la classificherei come MB/q.BB.1 punto
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Mi ricordo che attorno al 2000 in Romania ho dapprima acquistato e poi venduto un appartamento pagando e ricevendo contanti. Dite quello che volete, ma per me il contante era e rimane il top. Poi, che il denaro elettronico sia comodo, è un altro paio di maniche, ma MAI senza contanti: anche senza internet e addirittura senza corrente funzionano lo stesso, e sei al sicuro dalle truffe elettroniche, sempre più diffuse (ma te li possono rubare, questo è vero, ma la cosa vale anche per le carte di credito o i bancomat, che non so perchè, ma quando denunci il fatto poi ti trovi sempre un prelievo anche se non avevano il PIN)1 punto
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Buongiorno e buon inizio settimana, oggi posto il numero 3 di Gran Bretagna 1841- one pence bruno rosso con il colore naturale + alcune varianti, nel caso specifico: il n.3a (carta molto azzurrata) il n.3b (rosso lacca) il n. 3d (testa d'avorio) questo dovuto alle stampe eseguite in varie fasi1 punto
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