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Contenuti più popolari
Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 11/23/25 in tutte le aree
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E’ cambiato tutto …e’ cambiata Verona, sono cambiati i commercianti, sono cambiati i lamonetiani, ricordo ancora le numerose pagine di discussioni qui quando c’era Verona e i biblici pranzi lamonetiani al sabato…però altri punti di condivisione numismatica nascono e quindi non tutto il male viene per nuocere.6 punti
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Come amministratore di questo forum, prima che qualcuno pubblicasse l’articolo senza le dovute premesse e cautele, ho ritenuto opportuno condividerlo personalmente, accompagnandolo con le precisazioni necessarie per tutelare il forum, i suoi utenti e le persone coinvolte. Si tratta della semplice condivisione di un articolo di giornale: non abbiamo alcun elemento per confermare, confutare o approfondire quanto riportato dal quotidiano, e pertanto non possiamo assumerci responsabilità sui contenuti pubblicati dalla testata. Allo stesso tempo, desidero ricordare a tutti che in questo forum vige il "sacro" principio del garantismo. Le persone citate nell’articolo sono indagate, non condannate, e tra indagine e sentenza definitiva esiste una differenza sostanziale e imprescindibile. Purtroppo, troppo spesso nel nostro Paese questa distinzione viene confusa (e io ne so qualcosa...), con il rischio di creare giudizi sommari e alimentare una gogna mediatica che può colpire persone già esposte e provate da simili vicende. Invito quindi gli utenti a mantenere la massima moderazione. Il confronto è benvenuto, ma non saranno tollerati attacchi personali, insinuazioni, processi mediatici o qualsiasi intervento che non rispetti le persone coinvolte e la legge. Questo forum rimane un luogo di discussione seria, civile e rispettosa. Le eventuali responsabilità saranno accertate nelle sedi competenti, non qui. Grazie per la collaborazione e per contribuire alla qualità e alla credibilità della nostra comunità. Due organizzazioni di tombaroli che trafficavano fino in Germania e Inghilterra, ecco tutti i nomi dei 55 indagati Autore dell'articolo: Laura Distefano5 punti
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Pagare un biglietto e vedere molti banchi vuoti e verso le 12 alcuni commercianti sbaraccare lascia veramente l'amaro in bocca. Trovo assurdo fare una fiera giovedì venerdì e sabato, quando di solito la gente lavora. Ormai quello che c'è da dire è già stato detto , non ho più voglia di ripetermi.5 punti
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Buona domenica ragazzi, scusatemi per il titolo della discussione, ma poi capirete il perché. Mi è capitata questa lettera d'amore che il mittente Paolo invia alla morosa Luisa e mi sono divertito a fare dei conteggi, perché questa lettera è lunghissima! Sono 280 righe e circa 1700 parole per un totale all'incirca di 117.000 lettere! Ma quanto ci avrà messo a scriverla? Non ci provo nemmeno a trascriverla, immaginerete perché, magari solo l'inizio che è già tutto un programma. Inizia così: "Indispensabile luce dei giorni miei". Grazie per l'attenzione. Sono gradite informazioni di carattere generale e postali. All'inizio della lettera, il mittente incolla una sua foto minuscola.4 punti
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Io quest’anno non ci sono andato perché, per quanto mi riguarda, il Veronafil dello scorso anno è stato una delusione totale. Purtroppo, vedo che la situazione continua a peggiorare. È vergognoso ed estremamente irrispettoso per i visitatori vedere diversi banchi che iniziano a sgomberare ad orario di pranzo quando l’orario di chiusura sarebbe alle 17.00. Mi capita di frequentare fiere anche di altri settori (antiquariato, automobili, minerali, ecc.) e questo fenomeno non lo si riscontra mai, se non per qualche elemento sporadico. Qui, invece, sembra la norma. A questo punto si organizzi piuttosto la manifestazione in un singolo giorno (possibilmente di sabato) cosicché non avrebbe senso andarsene dopo solo un paio d’ore… Fortunatamente per noi collezionisti ed appassionati di numismatica, c’è vita oltre il Veronafil. Come dice giustamente @dabbene, si stanno affermando sempre più altre realtà, non necessariamente solo di carattere commerciale. Milano Numismatica, ad esempio, è stata una piacevolissima scoperta per me (quest’anno è stata la prima volta che ci sono stato). Dovendo scegliere, preferisco di gran lunga tornare lì anche l’anno prossimo piuttosto che affrontare un altro desolante Veronafil…4 punti
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Buongiorno condivido con voi l'ultima arrivata nella mia raccolta di monete greche moderne: 2 drachmai 1911, Re Giorgio I°, moneta che rispetta lo standard dell'Unione Latina, 10 grammi di argento 835. Data unica per il tipo, coniata solo nel 1911. Peccato per quel colpo a ore 11 del rovescio, ma la moneta presenta una discreta patina e soprattutto non è facile da trovare.3 punti
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Buonasera. Di norma è bene investire su monete a peso d'oro. Investire sulle 100L aratrice mi sembra una pessima idea. Preciso, acquistarle per piacere è un discorso, acquistarle con l'idea dell'investimento che ha poco senso. E in senso stretto non si può nemmeno parlare di investimento (perché un secondo dopo, se le si vuole rivendere, c'è una perdita di ben oltre il 30%). Oltretutto la monetazione di V.E. III cala da molti anni e dubito che in futuro ci sarà una forte inversione di tendenza.3 punti
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Oltre al valore storico, è una serie che graficamente mi è sempre piaciuta. Ti allego foto della serie completa.3 punti
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È sempre stato così…. e funzionava bene, perché senza internet, ti toccava andare sul posto a vedere la moneta che ti interessava e dovevi valutarla da te o portarti dietro, con le spese relative, il tuo esperto di fiducia. Invece, i commercianti andavano praticamente a vedere i materiali di tutte le aste , e compravano per loro o conto terzi applicandonil loro sacrosanto margine di guadagno. Eravamo tutti contenti e i compratori erano intrinsecamente tutelati. Adesso, comprate di vostra sponte e prendete , spesso, delle fregature epocali di cui poi vi lamentate qui….. “ in foto sul sito pareva meglio” “ non si vedeva il bordo” ”è stata ripresa” e via così…. Sono anni a migliaia di post di questo tenore…. Avete scambiato la conoscenza informatica con l’esperienza numismatica e adesso vi meritate quello che raccogliete … Specialmente quelli che scrivono cazzate come “ il giro del fumo è stato smascherato” … cosa pensavi, che i commercianti vendessero alla pari o che non ti facessero poi pagare il fatto che spendono quando si muovono? Per non parlare della loro conoscenza ed esperienza messa a disposizione in ogni risposta data?… Sveglia fanciulli…..!!3 punti
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Io sono stato al convegno giovedì. Ho comprato quattro (letteralmente) monetine di valore modesto: in decine di edizioni cui ho partecipato, dagli anni Novanta a oggi, è sicuramente il Verona in cui ho speso meno. Il motivo principale è quello dei prezzi: a tutti i livelli erano spaventosamente superiori a quelli che trovo in altri canali. Per fare un esempio, all'asta Negrini di ieri c'era davvero tanto materiale in linea con quello di Verona ma a prezzi (finali) della metà. Continuerò a frequentare Verona? Sì, perché è una tradizione, mi piace l'attesa, il viaggio, l'atmosfera all'ingresso. Ma non farò certamente più i "due mesi di economia in attesa della fiera", perché ormai le uniche cose decenti che si possono trovare sono il piccolo affare dal venditore straniero, la monetina in fondo al raccoglitore nemmeno classificata, l'esemplare rarissimo ma forato che quindi ti lasciano in saldo (ho citato le occasioni che mi sono capitate a quest'ultima fiera). Ah, e la vergogna dei venditori che se ne vanno a metà mattina l'ultimo giorno continua a essere inaccettabile, oggi come vent'anni fa. Allora si diceva che "bisogna comprenderli, il giorno dopo è lunedì e molti di loro devono rientrare in casa prima di sera perché il giorno dopo lavorano (?)" e "del resto l'ingresso è gratuito, se ci fosse un biglietto nessuno chiuderebbe il raccoglitore prima dell'ora di chiusura". E niente, io ne ero convinto già allora, ma adesso abbiamo la prova certa che erano fesserie.3 punti
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Denario della Minucia MINUCIA - Q. Minucius Thermus M.f. (103 a.C.) Denario. B. 19 Syd. 592 Cr. 319/1 A.V. 419 D/ Testa elmata di Marte R/ Due guerrieri che duellano; tra di loro un terzo ferito Ag 3,97 g 20 mm più di BB Il dritto raffigura la testa di Marte giovane a sinistra con elmo corinzio crestato con ornamenti floreali e a volute; il rovescio raffigura un soldato romano che avanza a destra, proteggendo un compagno caduto con lo scudo nella mano sinistra e la spada sollevata nella mano destra, mentre combatte contro un guerriero barbaro che avanza a sinistra, tenendo lo scudo sul braccio sinistro e brandendo la spada con la mano destra. In esergo il nome del monetiere. Il riferimento bibliografico è Crawford 319/1. “Quintus Minucius Thermus Marci Fillius” è il nome del monetiere, forse il componente del "consilium" di Pompeo Strabone ad Ascoli, in qualità di legato o tribuno, come propone Crawford. Crawford ritiene che il rovescio si riferisca a un'azione brillante di uno degli antenati di questa moneta che vuol commemora le coraggiose gesta dell'antenato e omonimo del monetiere Quinto Minucio Termo, eletto console nel 193 e assegnatario della Liguria come provincia. Dalla sua base a Pisa mosse guerra contro i Liguri. Il suo comando fu prorogato per l'anno successivo, durante il quale sconfisse le forze liguri vicino a Pisa. Rimase proconsole in Liguria per il 191-190. Sembra che in questo periodo abbia vinto la corona civica, la seconda più alta onorificenza militare a cui un romano potesse aspirare, salvando la vita di un concittadino in battaglia, uccidendo un nemico in un punto non ulteriormente occupato dall'esercito nemico quel giorno (tale atto è raffigurato sul rovescio). Potrebbe anche essere stato lo stesso Termo che servì come tribuno militare sotto Scipione in Nord Africa nel 202 a.C. Appiano racconta che in quel periodo ci fu uno scontro di cavalleria tra le forze di Annibale e quelle di Scipione vicino a Zama, in cui quest'ultimo ebbe la meglio. Nei giorni successivi ci furono diverse scaramucce finché Scipione, saputo che Annibale era a corto di rifornimenti e aspettava un convoglio, inviò di notte il tribuno militare, [Quinto Minucio] Termo, ad attaccare il convoglio di rifornimenti. Termo si appostò sulla cresta di una collina, in uno stretto passaggio, dove uccise 4000 africani, ne fece altrettanti prigionieri e portò i rifornimenti a Scipione. Nel 103 a.C. Mario si prepara ad affrontare le orde barbariche che hanno invaso l'impero romano settentrionale. Quell'anno, Mario fu console per la terza volta, insieme a Lucio Aurelio Oreste. In effetti, la scena potrebbe anche riferirsi agli eventi recenti, con l'invasione dei Cimbri e dei Teutoni che devastò la Gallia Cisalpina, portando infine alle vittorie di Mario sui Teutoni e sugli Ambroni ad Aquae Sextiae nel 102 a.C. e sui Cimbri a Vercelli nel 101 a.C. apollonia3 punti
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Stavo guardando le immagini delle monete che corredano gli articoli... magari sono di repertorio, ma da quel che vedo mi sorgono grossi dubbi sull'autenticità... P.S. sono molto stupito che ci sia, in alcuni articoli su internet, un elenco dettagliato con nomi, cognomi, età e città di residenza di tutte le persone coinvolte... non mi sembra una cosa bella2 punti
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Non mi piace fare l'avvocato difensore degli altri, che si difendono bene sicuramente. Ci sono i casi da lei citati, ci sono anche falsi proposti per autentici. C'è gente che punta al guadagno occasionale, perché dopo una "fregatura", o comunque una situazione non ottimale, la gente non la vedi più e altri che puntano a fidelizzare il cliente e a realizzare il giusto, costantemente negli anni, dando materiale onesto e naturalmente guadagnando. L'esperienza numismatica, pure la mia, passa anche dalle fregature, dai cattivi affari e dalle cose volute fortemente senza ascoltare una vocina interiore che consigliava la prudenza, se non proprio di soprassedere. Capita e mi dispiace, perché chi si comporta scorrettamente allontana le persone da questo mondo, cosa che non possiamo permetterci perché siamo pochi e manca il ricambio. Dobbiamo cercare di difenderci aiutandoci fra collezionisti ove possibile. Se si è incerti su qualcosa, non è vergogna chiedere a chi ne sa più di noi (c'è sempre qualcuno) e dobbiamo ricordare sempre il vecchio detto, sempre valido: meglio perdere un buon affare, piuttosto che farne uno cattivo. Mi scuso per essermi un po' dilungato.2 punti
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Salve Dall’Asta Varesi 86 REDI Francesco Medaglia 1684 Opus Massimiliano Soldani Benzi, D/ Busto del Redi. R/ Rappresentazione di un baccanale; al centro Bacco con coppa e tirso, dietro di lui Sileno in groppa a un asino. Tutto attorno figure femminili che suonano e satiri che bevono e mangiano. Ae 197,96 g 88 mm • Bella fusione d'epoca. Piccolo foro di sospensione BB÷SPL. Il dritto raffigura il busto a d. di Francesco Redi con lunghi capelli e mantello drappeggiato. La legenda FRANCISCVS REDI PATRITIVS ARETINVS indica la città dove è nato, mentre M SOLD 1684 sotto la troncatura del busto indica l’Opus e la data di produzione della medaglia. Il rovescio raffigura Bacco stante verso d., con una coppa nella mano e il tirso nell’altra; a d., Sileno in groppa a un asino; intorno, satiri e baccanti che danzano e suonano; in esergo, CANEBAM. Figlio di un medico, Francesco Redi nacque ad Arezzo nel 1626. Frequentò studi di filosofia e medicina e insegnò retorica presso il cardinale Colonna, finché fu chiamato a corte da Ferdinando de' Medici che lo nominò archiatra, carica che il Redi mantenne anche sotto Cosimo III. La medaglia fu commissionata al Soldani proprio dal granduca Cosimo III nel 1684, ed è considerata la più riuscita di tutte le medaglie dell’artista e forse in assoluto la più bella medaglia del barocco fiorentino. Il rovescio si riferisce al Redi poeta e in particolare alla sua composizione “Bacco in Toscana”, nella quale il Redi aveva immaginato che Bacco in persona facesse le lodi dei letterati e dei vini toscani. Il Redi parlò di questa e di altre due medaglie, tutte con lo stesso diritto e rovesci differenti con scene allegoriche che alludono alle sue attività di medico, poeta e filosofo, in una sua lettera del maggio 1688 al medico e amico bolognese Marcello Malpighi, inviandogliela in dono. Bibliografia di confronto F. Vannel, G. Toderi, La medaglia barocca in Toscana, Firenze 1987, p. 85 n. 36, tav. 11 apollonia2 punti
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Perché passa piú in sordina😃 Se lo han fatto significa che conveniva anche di poco. I falsari non sono sprovveduti☺️2 punti
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Concordo anch´io, solo che dovrebbe essere applicata a qualunque discussione riguardante casi simili, anche quando sono coinvolte persone non note.2 punti
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Salve La Mitologia è stata il filo conduttore delle mie offerte sui denari della Repubblica Romana nell’asta Varesi 86. Denario della Claudia CLAUDIA - P. Clodius M.f. Turrinus (41 a.C.) Denario. B. 15 Syd. 1117 Cr. 494/23 A.V. 187 D/ Testa di Apollo; dietro una lira R/ Diana Lucifera con due lunghe torce. Ag 3,64 g 19 mm q.BB P. Clodio Turrino faceva parte del quadrunvirato, un gruppo di quattro monetieri nominati dal Secondo Triunvirato (Antonio, Ottaviano e Lepido) per supervisionare la regolare produzione di monete d'oro presso la zecca di Roma. Di lui si sa poco, a parte le monete coniate a suo nome che in genere raffiguravano Apollo e Diana Lucifera come in questo denario. Diana è una divinità di origine italica e romana il cui nome è associato da Varrone e Cicerone a “dies“, cioè “giorno”, rendendolo simile a “Splendente” o “Luminosa”. Da qui deriverebbe anche uno dei suoi epiteti, Lucifera (“portatrice di luce”), e uno dei suoi attributi, la fiaccola. Diana era venerata soprattutto come assistente per le partorienti, come Giunone, ed era considerata protettrice delle donne. La sua principale caratteristica era quella di regnare nell’ambiente silvestre e di soprintendere alla vita degli animali. Da qui i boschi come luoghi prescelti per il suo culto. Nel Lazio la sua venerazione aveva luogo nel santuario del Bosco d’Ariccia, presso il lago di Nemi, intitolato a “Diana Aricina”, dove secondo Ovidio (Fasti, III, 397), le donne si avviavano la vigilia delle feste da Roma ad Aricia munite di fiaccole (marcia fatta di notte per arrivare all'alba). apollonia2 punti
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Potrebbe essere stata appiccagnolata e usata come medaglia, questo spiegherebbe il perché del suo aspetto, aldilà della conservazione molto bassa il sudore della pelle di chi l' ha indossava può avergli dato l' aspetto che vediamo e che assomiglia ad una fusione e quindi potrebbe essere originale... Ad ogni modo un appicccagnolo non garantisce che la moneta sia originale,ho visto diversi falsi appiccagnolati nella monetazione che seguo (Napoli)...2 punti
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Ieri avevo lasciato quest'altra meraviglia senza un commento che lo merita solo per la targhetta pubblicitaria dedicata ai sigari toscani, che adoro ..anche fumati in pipa. La cartolina è in perfetta tariffa per l'interno con cinque parole di convenevoli, affrancata con il 20c carminio Giulio Cesare della sempre bella, longeva e onnipresente in questo periodo serie Imperiale. Annullato dal meccanizzato con targhetta pubblicitaria di NAPOLI FERROVIA ore: 20-21 del 19 XII 30 IX a.e.f. Questa targhetta pubblicitaria è rara nitida e EXTRA BELLA, con l' immagine della cartolina + l' affrancatura e tutto l' insieme fa di questo esemplare una cartolina non Comune. Non sono riuscito a trovare altre immagini di questo annullo, solo immagini della pubblicità dell' epoca del Sigaretto Roma.2 punti
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There are many transfer die fakes, they have incomplete reverse legende with damaged letters ΣΥΡ Κ (K is damaged and looks like I) ΙΩΝ, should be ΣΥΡΑΚΚΟΣΙΩΝ. There is in late die state a die flaw in the obverse transfer die at E connecting it with head of Zeus. 2 of these transfer die fakes were sold by fake seller restbazar at ebay and one by fake seller Franceschino to Hermann Twiehaus, his collection is now at university Münster and one was sold by Bertolami as fake. I own the transfer dies and bought the one struck with it and sold by Bertolami as fake. There is at the moment an exhibition at uni Münster about Arethusa and there will be some information about fake in the collection Twiehaus, I loaned some of my Sicilian transfer dies for this exhibition, which were used to strike fake in the collection Twiehaus. in most cases it had been possible to connect the transfer die fakes with the transfer dies due to die flaws or die breaks in the transfer dies which were of course only in the transfer dies or that in my transfer die the dotted border and or the legend ltters and other details were wrong recut. I have from the authentic mother sometimes 2 dies, two identical herbessos obverse dies (no recut) details and 2 Naxos dies but on both the dotted border is different but of course always wrong recut. Recutting on each transfer die unique and exists so only on one transfer die and allows us to connect transfer die fakes struck with it directly to a die, if they have the identical wrong recut details. Often it is possible to even find the authentic mother of which imprints were taken to make the transfer dies. In other cases it is possible with die studies to reconstruct which details were in the dies at which die states, to see if there are bad details which should not be there individual characteristics of the mother or wrong recut details or die falws or die breaks in transfer die which are only in transfer dies or if details like here are missing which should be there. To recognize Sicilain transfer die fakes is generally very easy, but to prove it without the transfer dies or the authentic mother is very difficult, you have to make a die study and for this you need many well preserved and struck coins from same dies at different die states and so annoying. Here in the post only transfer die fakes struck with my transfer dies Can not upload pictures directly, compressed them all down to less then 1000 kb, 3 did not upload and then getting an error only 20kb allowed so did them up to a picture uploader, will not waste time on nonsense.2 punti
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Buongiorno a tutti/e , in questa giornata nevosa , piovosa e fredda, condivido la mia ultima acquisizione calda e cioccolatosa . Appena l' ho vista mi è piaciuta proprio per quello, oltre per la tipologia di moneta. Buona serata .1 punto
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Preziosi. Vetri. Monete depositate per l’Aldilà. Un imponente sarcofago romano in pietra calcarea, rinvenuto perfettamente sigillato nel cuore di Budapest, ha restituito un quadro straordinario della vita e della morte di un individuo appartenente alla classe sociale elevata del tardo Impero Romano. Al suo interno sono stati scoperti i resti scheletrici di una giovane donna, accompagnati da un corredo funerario di notevole valore: vasi di vetro intatti, una pietra preziosa d’ambra, 140 monete e oggetti ornamentali di bronzo e osso, tutti elementi che suggeriscono la cura e l’attenzione riservata al defunto. Il sarcofago, databile al IV secolo d.C., appare realizzato ad hoc, distinguendosi dal frequente riuso di materiali più antichi, prassi comune nel periodo tardo-romano. La scoperta è avvenuta nel distretto di Óbuda, corrispondente all’antica città di Aquincum, fondata dalla tribù celtica degli Eravisci nel I secolo a.C. Dopo la sconfitta degli Eravisci nel 12 a.C., i Romani trasformarono l’insediamento in un castrum militare, poi ampliato come città civile, integrata pienamente nella rete urbana dell’Impero. La posizione strategica lungo il limes del Danubio rese Aquincum un centro vitale per il commercio, la logistica militare e le attività artigianali e industriali. Entro la fine del II secolo, la città contava circa 30.000 abitanti, vantando strutture pubbliche imponenti: terme, acquedotti, due anfiteatri, templi e santuari, oltre a residenze private di lusso e al palazzo del governatore, fulcro dell’amministrazione provinciale. L’area in cui il sarcofago è stato ritrovato era stata precedentemente occupata da abitazioni abbandonate nel III secolo, trasformate successivamente in spazio funerario. Mentre altre otto tombe furono individuate nella stessa zona, nessuna raggiungeva la complessità e l’eleganza di questo sarcofago. La struttura è caratterizzata da un coperchio ancora fissato con staffature di ferro e piombo fuso, un deterrente efficace contro i saccheggiatori che ne garantì la conservazione intatta fino all’intervento della squadra di archeologi del Museo Storico di Budapest, che utilizzarono attrezzature specializzate per sollevarlo senza danneggiarlo. All’interno, dopo la rimozione di pochi centimetri di argilla penetrati attraverso il sigillo, gli esperti hanno documentato una serie di oggetti che riflettono sia la ricchezza materiale sia le credenze simboliche della defunta: forcine in osso, statuette in bronzo raffiguranti divinità minori o animali protettivi, un frammento di ambra, un vaso di vetro verde chiaro accompagnato da una piccola ciotola, e tracce di tessuto con filo d’oro, probabilmente parte di un abito o di un sudario decorativo. L’analisi dei resti ossei e dei manufatti indica che la donna era giovane e apparteneva a un ambiente di alto rango sociale, capace di accedere a materiali preziosi e a pratiche funerarie elaborate. Il ritrovamento offre anche spunti di riflessione sul ruolo dei sarcofagi in pietra nella cultura funeraria romana. Questi manufatti erano spesso indicatori di status: la scelta di pietra calcarea resistente, la cura nella sigillatura e la ricchezza dei corredi erano tutte manifestazioni tangibili della memoria sociale del defunto. In particolare nel IV secolo, periodo di transizione in cui l’Impero Romano affrontava mutamenti politici e sociali, la realizzazione di sarcofagi personalizzati rifletteva il desiderio di conservare identità e prestigio oltre la morte. L’uso di materiali durevoli e di tecniche di fissaggio complesse aveva anche una funzione pratica: proteggere il corpo dai saccheggi e preservare il corredo funerario, elementi fondamentali per i rituali di commemorazione. Il contesto urbano di Aquincum permette di inserire la scoperta in una trama più ampia di vita cittadina, attività economiche e pratiche sociali. La città, grazie alle sue industrie e al suo commercio lungo il Danubio, favoriva la circolazione di beni preziosi come vetro, metalli e pietre semi-preziose, facilmente rintracciabili nei corredi funerari. Le tombe rinvenute negli edifici riconvertiti testimoniano un uso pragmatico dello spazio urbano in declino, con la scelta di sepolture più elaborate riservate a chi deteneva ancora un certo prestigio, mentre la maggior parte della popolazione doveva accontentarsi di soluzioni più modeste. I reperti e i resti scheletrici saranno ora analizzati con tecniche osteologiche, archeometriche e di conservazione, presso il Museo di Storia di Budapest, offrendo non solo informazioni sul singolo individuo, ma anche sulla vita quotidiana, la dieta, le pratiche funerarie e il commercio di beni di lusso nell’Europa centrale romana. La scoperta di questo sarcofago sigillato, così intatto, costituisce una testimonianza straordinaria del rapporto tra memoria, status e ritualità nell’epoca tardo-romana, illuminando il modo in cui la città di Aquincum e i suoi abitanti cercavano di preservare il prestigio individuale e familiare in un mondo in trasformazione. https://www.stilearte.it/mio-dio-ricchezza-e-lacrime-cosa-abbiamo-trovato-nei-giorni-scorsi-nel-sarcofago-romano-che-non-era-stato-mai-aperto/ Sealed Roman sarcophagus opened in Budapest http://www.thehistoryblog.com/wp-content/uploads/2025/11/Sarcophagus-opened-430x286.jpgA massive Roman limestone sarcophagus found still sealed in Budapest has been opened revealing the skeletal remains of a woman and dozens of valuable grave goods, including intact glass vessels, an amber gemstone and 140 coins. It dates to the 4th century, a period when people often reused old sarcophagi, but this one was made specifically for the deceased. http://www.thehistoryblog.com/wp-content/uploads/2025/11/Sarcophagus-lid-removed-430x286.jpgThe sarcophagus was discovered in an excavation of the Óbuda district, the site of the ancient city of Aquincum. Founded by the Celtic Eravisci tribe in the 1st century B.C., the settlement was converted into a Roman military castrum and associated civilian city by Rome after its defeat of the Eravisci in 12 B.C. Its strategic location on the Danube limes made Aquincum a hive of military and commercial activity. It was made the capital of the imperial province of Pannonia Inferior in 103 A.D., and by the end of the 2nd century had grown to a city of 30,000 with public baths, an aqueduct, two amphitheaters, temples and sanctuaries, extensive industry (pottery making, metalwork, fabric dying, food production), the governor’s palace and other luxury domiciles for wealthy residents and city officials. http://www.thehistoryblog.com/wp-content/uploads/2025/11/Clay-removed-from-opened-sarcophagus-430x286.jpgThe massive size and quality of the sarcophagus and the objects it contain mark the deceased as one of those wealthy residents. It was discovered among the remains of houses abandoned in the 3rd century that were later repurposed as a burial ground. Eight other graves were found in the area, but none of them were as elaborate, richly furnished or well-preserved as the sarcophagus. http://www.thehistoryblog.com/wp-content/uploads/2025/11/Archaeologists-examine-intact-glass-vessel-200x163.jpgThe lid was still fixed in place, clamped to the sarcophagus with iron brackets and molten lead. It must have been an intimidating prospect for looters, because the sarcophagus was never disturbed until the team of archaeologists from the Budapest History Museum and heavy machinery lifted the lid. Ahttp://www.thehistoryblog.com/wp-content/uploads/2025/11/Glass-bowl-200x156.jpgn initial excavation inside the coffin at the site removed 1.5 inches of clay that had seeped through the seal. Archaeologists found a bone hairpin, bronze figurines, a piece of amber, 140 coins, a light green glass vase with a matching small bowl and traces of a textile with gold thread. The size of the bones and the nature of the artifacts indicate the deceased was a young woman. The skeletal remains and the artifacts will now be analyzed and conserved at the Budapest History Museum. http://www.thehistoryblog.com/wp-content/uploads/2025/11/Skull-and-bones-found-in-sarcophagus-200x133.jpg http://www.thehistoryblog.com/wp-content/uploads/2025/11/Jewelry-in-sarcophagus-200x213.jpg http://www.thehistoryblog.com/wp-content/uploads/2025/11/Sarcophagus-artifacts-200x142.jpg https://www.thehistoryblog.com/archives/747071 punto
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DE GREGE EPICURI A me pare ufficiale. La "evanescenza" di parte del rovescio credo dipenda da altre cause (debolezza di conio, usura, forse pulizia aggressiva, ecc.)1 punto
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Certamente che non ci sono stati, il mio era semplicemente un invito (o meglio un rafforzativo), non vorrei essere frainteso. La ragione delle cautele non è solo per la salvaguardia degli utenti del forum ma soprattutto per la tutela del forum stesso, che potrebbe incorrere in eventuali problematiche collaterali (fatta salva la responsabilità penale personale ed individuale).1 punto
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Era solo quella pagina. Sì, è non modificata, anche se per lo più in ordine approssimativo per città. Può essere confusa perché ci sono così tante monete e alcune non sono ben conservate, ma se c’è mai qualcosa che vorresti vedere, ti prego di chiedere perché possiedo l’intera collezione. Grazie per il link alla discussione su Virzi.1 punto
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Per me falso d'epoca, curioso e particolare. Io rimango sempre con lo stesso dubbio, perché fare falsi di monete con un valore nominale basso.1 punto
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Buona domenica a tutti. Dall'Asta Antivm E-Live 45 un bel Tornese di Filippo III 1620 , simbolo del coniatore C Lotto 2491 punto
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Vado io, eccolo, dovrebbe essere lui: Quando gli archeologi sardi truffarono re Carlo Alberto Torino, in vetrina al Museo delle Antichità i reperti del sovrano sabaudo: amava l’archeologia ma prese una fregatura che oggi costerebbe 85.000 euro Non si era accontentato di inviare qualche esperto di sua fiducia. Aveva deciso di presentarsi di persona. E aveva voluto, si racconta, sporcarsi le mani di terra per provare l’emozione di toccare per primo quelle statuette intrise di storia. La passione di Carlo Alberto per l’arte e l’archeologia è cosa nota. Ma non sono in tanti a sapere che il re di Sardegna fu tra le vittime di una truffa architettata da alcuni falsari sardi, tra i quali c’era anche Gaetano Cara, direttore del Regio Museo di Cagliari. Il sovrano spese infatti una cifra ragguardevole, che al giorno d’oggi corrisponderebbe a circa 85mila euro, per acquistare una settantina di idoli sardo-fenici. Piccoli bronzetti che rappresentano personaggi femminili e maschili, a volte ermafroditi, di aspetto demoniaco e grottesco. Figure mostruose, irte di punte e corna, armate di spade, lance e forconi, che i Musei Reali hanno inserito nel percorso espositivo della mostra «Carlo Alberto archeologo in Sardegna», allestita fino al 4 novembre nelle sale del Museo di Antichità. Molto diversi dalle statuette di tradizione nuragica, questi idoli sono stati comunque capaci di trarre in inganno anche autorevoli studiosi come Alberto La Marmora, che nel 1840 pubblicò il catalogo dei 180 bronzetti del Museo di Cagliari. La loro falsità fu svelata solo nel 1876 dal canonico Giovanni Spano, commissario governativo per le antichità e i musei della Sardegna. Una selezione di questi «idoli falsi e bugiardi», come li definì Ettore Pais, è esposta ora in una vetrina inserita nella mostra dedicata alla passione di Carlo Alberto per l’archeologia e composta da circa 150 pezzi provenienti dai depositi dei Musei Reali e restaurati di recente. Si tratta di reperti in molti casi mai esposti prima d’ora al pubblico. È il caso dei bronzetti falsi, ma anche del grande scudo greco di bronzo da oplita del VI secolo avanti Cristo, appartenuto a un aristocratico punico. Non so perché ma adesso non riesco più ad aprirlo, mi chiede di abbonarmi, perciò le foto non le posso allegare1 punto
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posizione equilibrata molto apprezzata Reficul1 punto
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Potrebbe essere il codolo se la moneta fosse fusa.1 punto
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La brexit dimostra che il procedimento d'integrazione Europea è sostanzialmente irreversibile e che quelli che provano a uscire hanno di che pentirsi rapidamente. All'UE il Regno Unito serve perché possiede l'unico esercito organizzato e con la volontà di battersi, al Regno Unito l'UE serve per l'economia giacché il Commonwealth può integrare - ma non sostituire - i traffici con l'Europa continentale. Personalmente, credo che gli inglesi dovevano fare un monumento a Cameron che aveva fatto un accordo tale per cui il Regno Unito manteneva al contempo sia l'adesione all'UE sia i propri privilegi e peculiarità. Purtroppo, anche loro si sono fatti abbindolare dalle sirene di qualche sconsiderato....1 punto
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Anche il troppo " online" certamente bene non fa. Hai detto tutto in poche righe. Cambia Verona, cambia l' approccio, cambia il metodo ( o meglio si rafforza quello via web), mettici pure un pó di "pancia piena" ... A me fa piacere ogni tanto andarci, detto da chi,ripeto, se li spara migliaia di km (con tutti i difetti e problematiche esposte, giuste o meno).1 punto
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Buona domenica @Lorenzo999Lorenzo , mi ero dimenticato di avere un comune Asse di C. MAIANI che ti invio per il solo rovescio , affinche' tu con il tuo Quadrante in mano possa confrontarlo con la tua iscrizione . Potrebbero coincidere .1 punto
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Riprendo da qui le foto per questo album raro e particolare perché comprende sia monete cartamoneta francobolli e anche un po' di storia postale. L'album è in buone mani del signor Gerardo Vendemmia che già mi ha comunicato che la carta moneta è eccezionale sia per rarità che condizioni tutte tra il superbo ++ e fds. A voi alcune foto pian piano vi racconterò la storia di "Mimmi" funzionario del ministero per il commercio con una ricca documentazione.1 punto
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Ahhh quindi bisogna tenerselo buono! E vorrei ben vedere! Altrimenti le pigne te le vinci tutte tu!1 punto
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@scalptorla “collezione fotografica completa” Virzì, che include moltissime monete non vendute a quelle aste, ha questo, nel caso possa essere utile. Ci sono 2.353 monete in essa. Anch’io non posso caricare direttamente le immagini, quindi si trovano qui – https://imgur.com/a/ClVbDAq1 punto
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Una reminiscenza scolastica di Circe e della vicenda con Ulisse e compagni. Circe proviene da una stirpe divina in quanto sua madre è Perseide, una delle ninfe generate da Oceano, e suo padre è il Sole. La sorella di Circe è Pasifae, moglie del re di Creta Minosse, nonché colei che generò il Minotauro. Il fratello di Circe era Eeta, re della Colchide, custode del vello d’oro e padre di Medea. Un giorno Ulisse, nel suo viaggio di ritorno all’amata patria Itaca, giunse insieme ai suoi compagni sulle coste di Eea dove gli eroi, reduci dalla terribile avventura sull’isola dei Lestrigoni mangiatori di uomini, esitavano ad addentrarsi tra i fitti boschi dell’isola. Per questo gli uomini da mandare in avanscoperta furono estratti a sorte. Così Omero, per bocca di Ulisse, racconta come vennero scelti gli uomini da mandare in avanscoperta: “Divisi tutti i miei forti compagni in due gruppi e ad ambedue diedi un capo, al primo io stesso, all’altro Euriloco simile a un dio. In un elmo di bronzo agitammo le sorti: uscì il segno di Euriloco dall’intrepido cuore. Insieme a ventidue compagni si avviò, piangevano tutti, e noi piangenti si lasciavano indietro.” In un luogo appartato tra colli erbosi, gli uomini trovarono il palazzo di Circe circondato da animali d’ogni specie: orsi, leoni e lupi che lei, con filtri magici, aveva stregato. Le belve corsero incontro agli eroi ma non li aggredirono, anzi scodinzolarono placidamente e fecero loro le feste finché delle ancelle accolsero i valorosi eroi facendoli entrare. Il cauto Euriloco però, temendo un tranello, rimase fuori osservando dal portico ciò che accadeva all’interno. Circe, regale e coperta da un manto d’oro, sedeva su un imponente trono. Non appena scorse i giovani greci li invitò a sedere su troni d’argento e li colmò di premure. Poi ordinò alle ancelle di preparare il kikeon, una deliziosa bevanda di vino, orzo, formaggio e miele alla quale però ella stessa aggiunse di nascosto una pozione magica. Gli uomini furono trasformati in porci ed Euriloco, che con sgomento aveva visto tutto, tornò alla nave e raccontò l’accaduto ad Ulisse. Questi, udito il tragico racconto, si allontanò immediatamente dalla nave per andare a salvare i compagni dalla tremenda maga. Mentre Ulisse s’inoltrava impavido tra i fitti boschi gli venne incontro Mercurio, il dio dai sandali alati e dal caduceo portatore di pace, che gli diede il moly, un fiore bianco con radici nere che solo gli dei erano in grado di estrarre e serviva da antidoto per combattere il filtro magico di Circe. Prima di tornare sull’Olimpo Mercurio svelò a Ulisse il segreto per sfuggire agli incanti della maga tentatrice. Così l’eroe dalla mente accorta, protetto dal potere e dagli ammonimenti divini, entrò nel palazzo di Circe. Ulisse aveva l’aspetto di un dio e Circe al vederlo si aperse in un sorriso. Poi gli offrì da bere la pozione magica, ma egli vi aggiunse il divino antidoto. Così, quando la divina ammaliatrice lo sfiorò con la bacchetta magica, l’incantesimo non stregò lo scaltro Ulisse che subito, sguainando la sua affilata spada, si lanciò su Circe come se volesse ucciderla. Lei atterrita e al contempo affascinata dall’unico mortale capace di resisterle, si sottrasse e abbracciando le ginocchia dell’eroe gli disse: “Chi sei tu che resisti ai miei incanti? Certo, devi essere Ulisse l’eroe del lungo viaggio. Mercurio mi predisse che saresti venuto da me di ritorno da Troia. Riponi nel fodero la tua spada d’argento e sali sul mio letto.” Ma lo scaltro Ulisse, istruito da Mercurio, rispose: “Divina Circe, affinché possa fidarmi di te giura che nessun altro malvagio inganno ordirai più contro di me.” Circe, dopo aver giurato, accolse Ulisse nel suo letto che le chiese come dono di nozze di liberare i suoi compagni dall’incantesimo. Allora la divina maga cosparse gli uomini, che uomini più non erano, con misteriosi unguenti, impugnò la bacchetta magica dalla parte opposta e pronunciò la formula magica al contrario. Così da porci tornarono uomini e si abbracciarono piangendo. Circe accolse nel suo palazzo incantato Ulisse come suo sposo. Legati da una passione travolgente, i due vissero insieme un anno di delizie. E mentre passavano i mesi le ancelle di Circe deliziavano i compagni di Ulisse. Ma quando si compì l’anno la nostalgia per l’amata patria divenne più forte del piacere di quegli incanti. Così Ulisse e i compagni dall’animo fiero si congedarono tra le lacrime da quelle compagne e, salpando sulla nave veloce, lasciarono l’isola incantata. (segue)1 punto
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Secondo me la classificazione è Munt.15. Avevo aperto una discussione sul Grosso della S.V.1740 in quanto "necessiterebbe" di una riclassificazione più chiara...... Ricordo che ci sono 4 tipi di Dritto che sono le combinazione tra l'impugnatura delle chiavi oblunga o tonda e la data con il 40 romano XXXX oppure XL. ci sono anche 4 tipi di rovesci : Colomba tra RAGGI, FIAMMELLE, RAGGI SOTTO FIAMMELLE, NUBI. In "Teoria" possiamo avere 16 combinazioni differenti, se poi aggiungiamo che ho censito 3 varianti di Rovesci nel tipo "tra Nubi" diventano 18....... Ho sempre sostenuto che la Sede Vacante del 1740 è una collezione a se visto che ci sono 36 monete diverse che la rappresentano !1 punto
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Ciao Silvia Prima di tutto bisogna contestualizzare la moneta ed il periodo. Sono certo che quanto ho scritto precedentemente, ti sia resa conto di quanto difficile era "far di conto" sulle monete, non avevano un valore fiduciario come quelle odierne, ma valevano per come erano fatte ..... peso e metallo! Da quanto scrivi, il testatore lascia 10 Ducati ad ogni familiare, specificando che ciascun Ducato vale 31 Grossi; siamo nel 1509 e il Ducato d'argento ancora non esiste, quindi ci riferiamo al Ducato d'oro che, solo pochi anni dopo si comincerà a chiamare Zecchino. Il Testatore fa la correlazione tra Ducati e Grossi; non Piccoli o Bagattini o Soldi o Lire. Vuol dire che, benché non coniati più oltre il 1470, i Grossi erano ancora una moneta conosciuta in quell'anno ed usata per far di conto in quel periodo. Successivamente si preferirà a comparare i Ducati, Ducatoni, Ducatelli e Scudi in Lire, Soldi e/o Piccoli. Ovviamente il rapporto tra Ducato d'oro e Grosso, non era fisso e quindi nei Domumenti si doveva sempre specificare il controvalore ad una certa data, così che non ci fossero soluzioni arbitrarie e svantaggiose per gli eredi, né si poteva applicare un valore speculando sul tempo e l'inflazione. Alla nascita nel Ducato d'oro (1284) il suo controvalore era di 18 Grossi, ma già nel 1328 ne valeva 24. Più che probabile che al 1509 ne valesse 31, non fosse altro che per la svalutazione dell'argento sull'oro. Spero di essere stato chiaro. Saluti luciano1 punto
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Buongiorno mi sono iscritto da poco e vorrei cominciare a mostrarvi alcune delle cartoline che ho trovato tra i documenti di famiglia, la prima spedita dal fronte occidentale e le altre due dalla fronte greco. Su due non vi è alcun segno di affrancatura mentre su una vi è un frammento di segnatasse, forse qualcuno in passato ha tolto i francobolli?1 punto
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Ciao a tutti! Mi sono interessata a questo argomento da poco, quindi naturalmente, quando mi è capitata tra le mani questa moneta, ho scambiato i normali segni di circolazione per… un difetto di conio))) E non lo nego: il mio primo pensiero è stato “Oh, magari si può vendere a un buon prezzo😁”. Per questo mi sono rivolta a questo autorevole forum, per conoscere l’opinione di persone che se ne intendono davvero. Sono sinceramente grata a tutti, grazie per la valutazione onesta. Buona fortuna a tutti, e a presto! 👋🏻1 punto
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Ciao, direi che hai centrato benissimo il nocciolo della questione. Tempo fa lessi un articolo riguardante la casa-museo londinese in cui Sigmund Freud visse l'ultima parte della sua vita. Qui si può ammirare oltre la sua libreria, la vasta collezione di arte antica da lui raccolta nell'arco degli anni. Se anche questo grande "scandagliatore" dell'animo umano si consolava con questa pratica non stupiamoci dei nostri passatempi...😇 Io stesso alla mia età più che matura mi è venuta la voglia di raccogliere vecchi chiodi forgiati a mano...😎1 punto
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Salve @avo. Per me si tratta di un 3 cavalli coniato a Napoli durante il regno di Filippo II come re di Spagna (1556-1598). Al D/ PHILIPP D G REX [ARA VT], testa radiata del re a destra. Sotto, GR. Al R/ IN HOC SIGNO VINCES, croce potenziata di Gerusalemme accantonata da altre quattro crocette. Rif.: Pannuti-Riccio, p. 133, n° 98. Moneta comune. GR = Germano Ravaschieri, maestro di zecca dal 1568 al 1591. Nel tuo esemplare noto una variante: VINGES in luogo di VINCES. Probabilmente non inciderà sulla rarità della moneta, ma la rende sicuramente una curiosità per i cultori di questo periodo.1 punto
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ALTRI TESTI DI CARATTERE GENERALE PERTINENTI LA MONETAZIONE GRECA IN SICILIA Luigi Bernabò Brea, Che cosa conosciamo dei centri indigeni della Sicilia che hanno coniato monete prima dell’età di Timoleonte, estratto dal supplemento n°20 degli Annali dell’Istituto Italiano di Numismatica, Napoli 1975. Silvia Bussi, Rivolte servili e bagliori di „lealismo“ ellenistico : Euno in Sicilia – in Rivista Italiana di Numismatica e Scienze affini (R.I.N.), Vol. XCIX 1998, pag.15-27. Renata Cantilena, La riduzione ponderale a Siracusa, in Dialoghi di Archeologia, Terza Serie, Anno 7, 1989, n°2, Parte Prima : Problemi di Storia monetaria di Magna Grecia e Sicilia fra Agatocle e Pirro, Estratto, pag. 9-20 – Edizioni Quasar. Benedetto Carroccio, Dal basileus Agatocle a Roma. Le monetazioni siciliane d’età ellenistica (cronologia,iconografia,metrologia), Collana “Pelorias” n°10 del Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università di Messina (Di.Sc.A.M.), Messina 2004. Mina Casabona, Le monete di Catania ellenistica fra Roma e le influenze orientali - in Rivista Italiana di Numismatica e Scienze affini (R.I.N.), Vol. XCX 1999, pag.13-46. Sebastiana Consolo Langher, Ricerche di Numismatica ,Biblioteca di Helikon, Università degli Studi di Messina 1967. Giorgio Giacosa, Uomo e cavallo sulla moneta greca, Edizioni Arte e Moneta Milano, 1973. Stampa a cura dell’I.G.D.A., Novara 1973. Testo con ottime foto di belle monete, anche di Magna Grecia e Sicilia, sul tema del cavallo nella monetazione greca. Usato spesso come riferimento bibliografico dalle maggiori case d’asta mondiali. George Francis Hill, Coins of Ancient Sicily, Oxford 1903. Disponibie in ristampa Forni. Giovanni Gorini, Un gruppo di frazioni di zecche siciliane,in “pour Denise”, Divertissments Numismatiques édités par Silvia Mani Hurter et Carmen Arnold-Biucchi, pag. 59-69, tav.7-8. Adolfo Holm, Storia della Moneta Siciliana, Palermo 1897. Disponibile in ristampa Forni. Istituto Studi Acrensi (I.S.A.), Studi Acrensi III (1996-2004), I.S.A. Palazzolo Acreide 2005. Giacomo Manganaro, Un ripostiglio siciliano del 214-211 a.C. e la datazione del denarius, in Jahrbuch fur Numismatik und Gelgeschichte ( JNG) 1981-82, pag. 44-46 . Giacomo Manganaro, Dai mikrà kermata di argento al chalkokratos kassiteros in Sicilia nel V sec. a.C., in Jahrbuch fur Numismatik und Gelgeschichte (JNG) Band XXXIV,1984. Giacomo Manganaro, Catania Antica – in Atti del Convegno della Società Italiana per lo studio dell’antichità classica (S.I.S.A.C.), Catania 23-24 Maggio 1992, Estratto pag.303-329 + Tavole - Edizioni Istituti editoriali e poligrafici internazionali, Pisa-Roma. Giacomo Manganaro, Il mikron kerma e il pedaggio di Sys-Panormos, in Jahrbuch fur Numismatik und Gelgeschichte (JNG) n°50, 2000. Giacomo Manganaro, Spigolature nel Medagliere del Museo Archeologico di Siracusa - in Rivista Italiana di Numismatica e Scienze affini (R.I.N.), Vol. CII 2001, pag.79-165. Giacomo Manganaro, Ancora sui culti della Sicilia greca : Zeus Soter e il fiume Sichas, in Schweizerische Numismatische Rundschau (S.N.R.) n°62, 2003, pag.5-16. S. Mirone, Copies de Statues sur les monnaies de la Grande-Grèce, Extrait de la Revue Numismatique, 1924, pag.2 ; 1925, pag.1 ; 1926, pag.7,125, Paris Feuardent Frères 1927. S. Mirone, Les Divinités Fluviales sur le monnaies antiques de la Grande Grèce, Extrait de la Revue Numismatique, 1927 et 1928, Paris, Feuardent Frères 1928. S. Mirone, L’influence de la sculpture et de la peinture sur les types monètaires de la Grande-Grèce et de la Sicile, au V Siècle Av. J. C., Extrait des N° 8-10-11 d’Arethuse 1925-26, Macon Protat Frères Imprimeurs 1926. Giuseppe Moleti, Considerazioni su una Emilitra inedita di Messana. La prima moneta coniata in Sicilia ?, in Italia Numismatica n°12, 1969, Estratto, pag. 3-5. – Edizioni Graf. L’Artistica, Mantova. Giulio Emanuele Rizzo, L’Arte della Moneta nella Sicilia Greca, Roma 1939. Lepoldo Zagami, Le monete di Lipara, Edizioni D’Amico, Messina 1959. Opera ormai datata e scientificamente superata sulle emissioni di Liparai, non più usata come riferimento bibliografico.1 punto
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