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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 11/27/25 in tutte le aree

  1. Altre immagini della serata Volevamo ringraziare Andrea Costantini per la sua disponibilità e bravura nell'esporre i concetti non solo numismatici ma anche storici di questo valoroso condottiero. Un ringraziamento anche a tutte le persone che in questo anno ci hanno seguito, in presenza o da remoto, con interesse le nostre conferenze...ci impegneremo per il prossimo anno con un calendario di conferenze sempre di ottimo livello coinvolgendo relatori accademici ed amanti della numismatica.
    6 punti
  2. Grazie a tutti, Perhaps obvious if you look at the logo of my website, but the coins of Syracuse are my absolute favorite especially the litra. Since Boehringer's magnum opus is no longer under copyright I though to translate it https://www.lelouch.net/articles/die-munzen-von-syrakus, and reformat the catalog into an easier version. Hopefully it will be useful to everyone.
    5 punti
  3. Prese tre monetine a 2 euro (su mia stima e con un "ti pago la prossima volta" - né io avevo spiccioli né lei resto).
    4 punti
  4. Nel 40 a.C. i Parti, approfittando della debolezza di Roma, dissanguata dalle guerre civili e lacerata dalle divisioni conseguenti alla morte di Cesare, invasero le province orientali e dilagarono attraverso la penisola anatolica sino al mare Egeo. Li guidava un traditore, Quinto Labieno, figlio di quel Tito Labieno che, sebbene descritto da Plutarco come “amico tra i più intimi e luogotenente di Cesare, che aveva lottato al suo fianco con grande coraggio durante tutte le guerre in Gallia”, aveva abbandonato il suo comandante per schierarsi prima con Pompeo Magno, poi coi suoi figli. Quinto Labieno aveva peraltro guadagnato alla causa partica le truppe lasciate a presidio della Siria, consentendo così anche l’occupazione di quella provincia. I Parti gli avevano affidato il comando del proprio esercito, ossia quella stessa cavalleria che solo tre anni prima aveva annientato le legioni di Crasso nella devastante battaglia di Carre; per questo, quando emise un proprio denario fece apporre al dritto il suo ritratto, al rovescio un cavallo partico con arco e faretra appesi alla sella. Ciò che colpisce di questa moneta è la legenda, ove egli si definiva PARTHICVS: questi cognomina infatti venivano assegnati a chi debellava un nemico (come nei casi di “Africano”, “Emiliano”, “Asiageno”, “Turino”), non certo a chi si vendeva a lui. Non solo Labieno era un traditore, non solo si vantava di essere un traditore, ma derideva la tradizione guerriera dell’Urbe. Nel 39 a.C. sbarcò nella provincia d’Asia Publio Ventidio Basso, generale incaricato da Marco Antonio di ricacciare i Parti fuori dai confini dei territori romani, con 11 legioni di veterani. Per finanziare la sua campagna militare egli emise allora l’altro dei denari illustrati, che reca al dritto il ritratto di Antonio stesso, al rovescio l’immagine di Giove stante con lo scettro in mano e la propria firma, P.VENTIDI PONT.IMP. Ventidio venne a contato con l’esercito nemico in Cilicia, presso il Monte Tauro (una delle cime della catena che porta lo stesso nome), e lo sconfisse duramente, uccidendo il traditore Quinto Labieno. La sua cavalleria, mandata poi in avanscoperta, si imbatté in un altro contingente partico ai confini della Siria, presso il Monte Amano (attuali Monti Nur, ai confini tra Turchia e Siria); stava per essere sopraffatta, quando sopraggiunse Ventidio stesso con le legioni infliggendo ai Parti una nuova, cocente sconfitta. I Parti si ritirarono allora dalla Siria, ove Ventidio fece acquartierare le sue truppe per trascorrere l’ormai incipiente inverno. Nella primavera del 38 a.C. Pacoro, re dei Parti, decise di reagire duramente contro Ventidio. Predispose un contingente molto numeroso dei temutissimi arcieri a cavallo, gli stessi che nel 53 a.C. avevano fatto strage delle legioni di Crasso, e degli altrettanto feroci catafratti, reparti di cavalleria corazzata capaci di travolgere e scompaginare le fila della fanteria, e ne assunse personalmente il comando. Partì dal suo regno in primavera; Ventidio, informato dalle sue spie degli spostamenti di truppe nemiche e necessitato a riunire le sue legioni (sparse nei diversi accampamenti invernali) prima di poterle affrontare, riuscì, con un’efficace attività di controinformazione, a far pervenire a Pacoro false indicazioni di un’incipiente imboscata romana, convincendolo a intraprendere un percorso più lungo del necessario. I Parti raggiunsero così i Romani solo il 9 giugno, anniversario della battaglia di Carre, e li trovarono trincerati dietro le proprie fortificazioni sulle pendici del Monte Gindaro (nell’attuale Siria settentrionale), paralizzati dalla paura. Decisero quindi di attaccarli e gli arcieri a cavallo si gettarono contro di loro, seppure in salita; avrebbero rinovellato le epiche gesta compiute 15 anni prima. Era una trappola. Al momento opportuno le porte degli accampamenti romani si aprirono e i legionari eruppero correndo - in discesa - contro la cavalleria nemica, armi in pugno. La manovra riuscì alla perfezione; presi alla sprovvista, i cavalieri non ebbero il tempo di colpirli, né di manovrare in ritirata; presi da panico si sbandarono, ostacolandosi a vicenda, galoppando gli uni contro gli altri. Molti non sopravvissero ai gladi dei Romani e agli zoccoli dei commilitoni, gli altri tornarono verso la posizione del loro re. Nella loro travolgente marcia, le legioni raggiunsero così il nerbo dell’esercito partico dove i catafratti, che erano rimasti in attesa alla base del pendio (non potevano caricare in salita, con il peso delle loro corazze), si strinsero in una formidabile formazione difensiva con al centro il re e la guardia reale: un muro di metallo, contro cui i legionari si sarebbero sicuramente schiantati. Ma i legionari non li raggiunsero. Si fermarono e li circondarono, fuori dalla portata degli archi dei pochi arcieri rimasti, A questo punto, dagli accampamenti romani sovrastanti cominciarono a volare le pietre e le glandae plumbae (“ghiande di piombo”) scagliate dai frombolieri greci e cretesi che Ventidio aveva arruolato e portato seco proprio attendendo quell’occasione. Velocissimi, i proiettili cominciarono a tempestare cavalli e cavalieri, ancor più efficaci in quanto arrivavano da postazioni sopraelevate, ferendo gli animali e disarcionando gli uomini; circondati dalle legioni, i Parti non sapevano come reagire. Quando fu il momento, la pioggia di pietra e metallo si interruppe all’improvviso e le legioni, levato un alto grido, si gettarono da tutti i lati contro le fila dei Parti, ormai miseramente scompaginate e composte per lo più da cavalieri appiedati, impacciati nei movimenti. L’attacco romano mirò direttamente contro la guardia reale; malgrado la sua accanita resistenza alla fine essa dovette soccombere e, quando un centurione levò alta la testa del re morto, le poche sacche di resistenza partica si sbandarono definitivamente. Chi aveva ancora un cavallo fuggì nella direzione del ponte sull’Eufrate, deciso a tornare in patria; ma le soprese di Ventidio non erano ancora finite: la cavalleria romana era stata tenuta in attesa proprio in previsione di una fuga in quella direzione e sbarrò la strada ai Parti, impedendo loro di guadagnare la salvezza. Nello stesso giorno in cui i Parti avevano sconfitto le legioni di Crasso uccidendo il triumviro, i Romani avevano debellato i cavalieri di Pacoro uccidendo il re. Ventidio, tornato a Roma, il 27 novembre del 38 a.C. celebrò il trionfo. Come disse Plutarco, “Ventidio è l'unico generale romano che ad oggi abbia celebrato un trionfo sui Parti”. Lui, se lo avesse voluto, avrebbe potuto fregiarsi del cognomen Parthicus, che Labieno aveva infangato.
    4 punti
  5. Buonasera, mi intrometto e vi mostro due monete che ho acquistato tempo fa in una ciotola a poco. Nonostante la conservazione ho deciso di prenderle. Grazie e buona serata!
    3 punti
  6. Segnalo la pubblicazione della mia monografia dal titolo "Le monete milanesi di Filippo II – Volume I – Dal 1554 al 1577". L'Opera tratta ed illustra tutte le emissioni di Filippo II di Spagna coniate dalla zecca di Milano, fino al 1577. Seguirà in futuro la pubblicazione di un secondo volume per le emissioni del periodo 1577-1598. I materiali sono ordinati secondo un'inedita impostazione cronologica, creando così una vera e propria narrazione di queste prestigiose emissioni tanto apprezzate sia dai numismatici sia dagli storici dell'arte. Numerose le novità presentate, tra cui spiccano nuove identificazioni (basate su fonti archivistiche d'epoca) e la descrizione di varietà inedite. L'acquisto dell'Opera è possibile unicamente presso il sito dell'Editore, Amazon e le principali librerie online. Titolo: Le monete milanesi di Filippo II – Volume I – Dal 1554 al 1577 Autore: Antonio Rimoldi ISBN 9791224037354 141 pagine Immagini a colori Formato 17x24 cm Copertina rigida Pagine in carta patinata da 130g/m2 Prezzo di copertina: 55,00 € + spedizione
    3 punti
  7. Salve. Condivido la mia piastra 1807 di Giuseppe Napoleone. Si differenzia dalla precedente già presente in questa discussione perché riporta il 7 della data ribattuto su un 6. Peso: gr.27,54. Ringrazio per l'attenzione. Saluti.
    3 punti
  8. Benché tutti molto belli e non comuni questo annullo della Rinascente del 1924 e' particolare e sicuramente piu' raro degli altri, mi ha colpito per il termine "Bonetteria", pensavo ad un errore ma invece sembrerebbero essere calzature e prodotti attinenti. Non dimentichiamo poi che il nome "Rinascente" fu dato da Gabriele D'Annunzio ai suddetti grandi magazzini.
    3 punti
  9. Ciao a tutti, a proposito di annulli pubblicitari, ne ho qualcuno anch'io su frammento, però alcuni sono molto sbiaditi.
    3 punti
  10. Vorrei partecipare su questa discussione: Dite che mi accetteranno? Alle loro condizioni si Condizioni? quali? Un rito di passaggio da superare E in che consiste? Una grossa moneta in CU CU è il simbolo del rame! Tradotto: 'una grossa moneta in rame' Superato il rito di passaggio? No, è proprio in CU !
    2 punti
  11. Buona sera Selly, la serie W235 appartiene al contingente del 23 gennaio 1962 che va da W223 a W244 ed è il più raro tra i tre decreti delle sostitutive. Il Crapanzano-Giulianini lo dà R2 mentre il Gigante R3. Tuttavia la conservazione penalizza moltissimo essendo un MB, grado valutato tra i 15 e i 18€.
    2 punti
  12. Repubblica di Turchia - 50.000 Lira (moneta commemorativa Vertice Mondiale sull'alimentazione di Roma) - Materiale: Ottone nichelato, peso 11,78 grammi, diametro 28 millimetri. Anno 1996. Zecca di Istanbul.
    2 punti
  13. Dove c'è posto per 1 c'è posto anche per 2, dove c'è posto per 2 c'è posto anche per 3 e vai fino ad arrivare al numero di utenti che stanno nella nostra stessa situazione, il paradosso è che questo sistema da sempre problemi ma sta sempre li, ha i suoi santi in paradiso perchè in una situazione normale l'avrebbero già cambiato o fatto funzionare a dovere. Un sistema di pagamento che non regge x richieste mi da la sensazione che abbia la RAM di un PC di casa....
    2 punti
  14. Il 16.3.25 come da tabella tariffaria il costo aumenta da 30c a 40c, (sei giorni dopo la tua cartolina postale del 10.3.25), infatti nella cartolina postale del 21.4.25 abbiamo un'integrazione del 10c rosso Leoni all' affrancatura. Le tariffe postali negli anni 1924-25 appartengono ad un periodo tempestoso. Furono gli anni in cui l’inflazione toccò uno dei suoi massimi, e, anche per spedire una lettera, il costo aumentò sino ad una cifra che fu poi raggiunta di nuovo solo alla fine del 1943. L’anno esaminato si divide in due periodi tariffari. Nel primo, dal 1 gennaio 1924 al 15 marzo 1925 (ma tutte le tariffe ricordate erano già in vigore dal 1 gennaio 1923), spedire una lettera costava 50c a porto e con 1 lira si poteva richiedere anche il diritto di raccomandazione. L’espresso scontava 60c (oltre, ovviamente, ai 50c della lettera semplice). Costo dimezzato, ma non per i diritti accessori, per le lettere all’interno del distretto (per intenderci, città per città… e immediati dintorni). Stampe e cartoline con sola firma pagavano 10c , aumentati a 15c per le cartoline in distretto o con cinque parole (anni in cui i postelegrafonici dovevano contare le parole, oggi non si mettono neanche più gli annulli ! ). Con 20c s’inviava un biglietto da visita, mentre, con 25c si poteva spedire una fattura o si scriveva ad un militare e con 30c infine, si poteva scrivere quanto si voleva su una cartolina e farla recapitare in tutta l’Italia.
    2 punti
  15. Certo, .. sarebbe una collezione tematica eccezionalmente bella. Gli annulli nitidi sono ovviamente più interessanti, ma vorrei puntualizzare che anche gli annulli meno nitidi ma leggibili e visibili non sono da tralasciare. Questo e' ancora oggi un collezionismo di nicchia ma ho buone speranze per il futuro. Ricordo che le targhette sono veramente molte, gli unici cataloghi che le elencano sono l'Ornaghi e il Bartolomasi per l' Italia, sono cataloghi non piu' editi quasi introvabili, l' ultima edizione dell' Ornaghi è del 1974 credo, e del Bartolomasi meta' anni sessanta, quindi anche i valori di catalogo sono obsoleti, esistono poi delle pubblicazioni dell'A.N.C.A.I Associazione Nazionale Collezionisti Annullamenti Italiani, ma sono solo per i soci. Quando un collezionismo è di nicchia diventa difficile anche trovare testi di riferimento attuali, ecco perché quando si trovano i cataloghi vanno acquistati.. anche se vecchi danno comunque un riferimento sulla rarità.. poi il valore con un pochino di esperienza viene contestualizzato al presente.
    2 punti
  16. Buongiorno @gpittini , in un certo senso mi fa piacere non essere il solo ad ignorare l' esistenza di questi due nominali , pensavo fosse una mia personale "mancanza" di informazione , derivante probabilmente dalla loro rarita' , dovuta al fatto che queste due monete vennero emesse da due soli Magistrati , pochissimi , rispetto a quelli che firmarono le loro monete . Per quanto riguarda la tua domanda , la parola latina BES , BESSIS , deriva da un peso di otto oncie , oppure dalla misura geometrica contenente otto parti di uno jugero , o secondo Marziale un interesse sul denaro prestato pari all' 8% . Si potrebbe quindi ipotizzare che il BES corrispondesse , in termini pratici , al numero VIII . In foto un rarissimo esemplare di BES emesso da C. CASSI , Cr. 266/3 .
    2 punti
  17. Io ringrazio tutti i partecipanti e il CCNM per avermi dato la possibilità di contribuire alle attività con il mio intervento. E' sempre fonte di arricchimento il confronto con voi e anche stimolo per nuovi approfondimenti e ricerche. Luciano @417sonia è sempre molto modesto, ma davvero è fonte di informazioni veraci e sottili e per noi venetici grande veterano! Sono stato contento che sei venuto di persona! Grazie anche a tutti i partecipanti che hanno avuto la pazienza di ascoltarmi!!!A presto!
    2 punti
  18. Seguita on line tutta d'un fiato (meglio... Di un fià). Complimenti al nostro @Andrea Costa sempre preparatissimo, coinvolgente ed appassionante.
    2 punti
  19. Esaurito il discorso sulle monete da 10 dollari, torniamo ad occuparci della "guida spirituale" di questa discussione, Theodore Roosevelt. Personaggio, come abbiamo in parte già visto, dalla personalità complessa e, a volte, contraddittoria. Ad esempio, sebbene sia stato un convinto conservazionista, che ha ampliato la rete di aree protette degli Stati Uniti creando 150 milioni di acri tra foreste, riserve e parchi nazionali, e dato il via alla creazione del servizio forestale statunitense, è stato anche, fin da ragazzo, un appassionato cacciatore, tanto da Una passione che non lo abbandonò mai, fino all'ultimo, culminata, nel 1909-1910, in un famoso, e da molti criticato, safari africano, nel corso del quale la spedizione da lui guidata uccise o catturò oltre 11.000 animali di ogni specie, dagli insetti agli elefanti. Ne parleremo meglio più avanti, ora invece raccontiamo una storia di caccia, probabilmente già nota a molti, dai risvolti esclusivamente positivi, e i cui effetti permangono ancora oggi... chi di noi, da bambino, non ha mai giocato con un orsacchiotto di peluche? Teddy Bear Il 14 novembre 1902, Roosevelt partecipò a una battuta di caccia all'orso nei pressi di Onward, Mississippi. Il governatore dello stato, Andrew H. Longino, lo aveva invitato, ma a differenza degli altri cacciatori del gruppo, Theodore non aveva individuato nemmeno un orso. A un certo punto, gli assistenti di Roosevelt catturarono e legarono a un salice un orso bruno di 109 kg., chiamarono il Presidente e gli suggerirono di sparargli. Considerando l'accaduto estremamente antisportivo, Roosevelt si rifiutò decisamente di farlo. Si racconta che abbia detto: "Ho cacciato selvaggina in tutta l'America e sono orgoglioso di essere un cacciatore. Ma non potrei essere orgoglioso di me stesso se sparassi a un orso vecchio, stanco e sfinito legato a un albero." La notizia dell'accaduto si diffuse rapidamente attraverso articoli di giornale in tutto il paese. Un famoso vignettista politico, Clifford Berryman, riprese il rifiuto del Presidente di sparare all'orso e lo usò come metafora per l'indecisione di Roosevelt su una disputa sui confini del Mississippi. La vignetta di Berryman apparve sul Washington Post il 16 novembre 1902, divenendo presto famosa in tutti gli Stati Uniti (Roosevelt fu una manna per i vignettisti e i caricaturisti della sua epoca approfondiremo più avanti anche questo aspetto). Morris Michtom, proprietario di un negozio di dolciumi di Brooklyn, vide la vignetta e gli venne un'idea. Lui e sua moglie Rose realizzavano anche animali di peluche, e Michtom decise di creare un orsetto di peluche e dedicarlo al presidente che si era rifiutato di sparare a un orso. Lo chiamò "Teddy's Bear". Morris Michtom scrisse a Roosevelt, per chiedergli il permesso di chiamarlo così. Suo figlio, Benjamin Michtom, disse che, sebbene Roosevelt avesse accettato di prestare il suo nome alla nuova invenzione, dubitava che avrebbe mai avuto un grande impatto nel settore dei giocattoli. Nel 1903 nacque la Ideal Toy Company, che presto sarebbe diventata un'azienda multimilionaria. Nel 1908, l'orsetto era diventato un giocattolo così popolare che un reverendo del Michigan avvertì che sostituire le bambole con orsacchiotti di peluche avrebbe distrutto l'istinto materno nelle bambine Continua...
    2 punti
  20. Grazie a te, sono molto, ma molto! contento di questo! Ora vado a vederla... grazie ancora, mi fa davvero piacere avere una mia moneta su quel catalogo!
    2 punti
  21. 40 a.C., denario RRC 524/2 39 a.C., denario RRC 531/1. Queste due monete, oggi rarissime, non solo ricordano i protagonisti di una stessa vicenda, ma raccontano anche due modi differenti, due poli opposti di interpretare l’ “essere Romano” alla fine della Repubblica, mentre le guerre civili laceravano la Repubblica.
    1 punto
  22. Ci sta ci sta. Straformata😆 Il quattrino é nella media dei circolati, difficile trovarli belli belli😄 É una bella moneta. Hanno svolto il loro dover 🫡
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  23. Buongiorno a tutti cari amici. Oggi vorrei mostrarvi questa bella medaglia coniata in bronzo sotto il regno di Umberto I nel 1900 per commemorare l'epidemia di vaiolo a Napoli e il soccorso recato dal sovrano alla popolazione colpita nel 1884. Diametro 40 mm, coniata da Johnson e incisa da Lancellotte Croce Marcelle Renè. Cosa ne pensate? Grazie a chi mi farà l'onore di intervenire. Auriate
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  24. Si avvicina la data della cerimonia di chiusura simbolica della Capitale europea della cultura 2025: il 5 dicembre a partire dalle 17 ci sarà in piazza uno spettacolo luminoso di cui stanno facendo adesso le prime prove. https://www.go2025.eu/it/whats-up/eventi/luci-senza-confini-con-una-cerimonia-di-chiusura-illuminata
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  25. Ciao @Ajax,bronzo greco di Temnos in Aeolis. https://www.acsearch.info/search.html?id=11739396
    1 punto
  26. Mi è sembrato utile proporre un passo del "Progetto del decreto organico per lo Gabinetto d'Incisione dell'Amministrazione Generale delle Monete" - non datato, ma redatto sotto il regno di Francesco I - dove figurano i giganti dell'arte incisoria di quel periodo. ASNA, Ministero delle finenze, fascio 6549, fascicolo 1090.
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  27. Buonasera a tutti, complimenti una bella conservazione. A me ancora manca questo millesimo. saluti Alberto
    1 punto
  28. Concordo con la valutazione data, pur essendo una R2 le condizioni non permettono una valutazione adeguata al grado di rarità.
    1 punto
  29. I plan on doing Tudeer as well 😉
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  30. Buonasera. Fino a qualche anno fa, senza fattura, si pagava il 26% sul 25% del totale. E allora, essendo già l'oro aumentato molto, conveniva aver smarrito la fattura
    1 punto
  31. Complimenti Antonio libro interessantissimo e fatto veramente molto bene, con delle foto magnifiche.
    1 punto
  32. Nel frattempo è arrivata l'email che le divisionali 2025 sono disponibili sul sito.... si ma non funziona il sistema EPAY peccato..................................
    1 punto
  33. Salve. Condivido tre monete di Giuseppe Napoleone. Una piastra del 1806 ( gr. 27,50, mm. 37,9- Magliocca pag. 238, n. 402, R2 ), una piastra del 1807 (gr.27,52, mm.38,5,- Magliocca pag. 238, n. 403, R ) ed una del 1808 ( gr. 27,42, mm.38,00- Magliocca pag. 238, n. 404, NC ). La 1806, al rovescio, presenta una piccola escrescenza di metallo simile all'angolo di un 7, 7 che poi troviamo sul tipo dell'anno successivo negli esemplari con la data ribattuta (7 su 6). Il mezzo anello passante dell'ancora é appena accennato. Questa piastra, fra le tre, è quella più difficilmente reperibile in buona conservazione. Nella mia 1807 la data non è ribattuta ed il 7 è allineato agli altri numeri della data. Si trova a sinistra, mentre il valore si trova a destra (come avviene normalmente, eccezion fatta per un unico rarissimo tipo che riporta la data a destra ed il valore a sinistra). Il ciuffo dei capelli del sovrano è più folto rispetto al ciuffo presente nella 1806. L'ancora è con mezzo anello passante ed è sostenuta dal braccio di una sirena. L'altra sirena è con timone nella mano destra. Le due sirene, insieme, sostengono lo stemma coronato con al centro aquila imperiale ad ali spiegate. Piastra 1808: tipo II, ancora con mezzo anello, come nella 1807. Ciuffo del sovrano un po' meno folto che nella 1807, ma più folto rispetto alla 1806, comunque diverso da quello delle altre due ( almeno così mi sembra). Per quanto riguarda, invece, la struttura della corona, essa è identica per la 1806 e 1807, varia leggermente in alcuni particolari nella 1808. Pubblico dritto e rovescio delle tre monete, ma aggiungo una foto in cui le tre monete sono insieme ed affiancate, al fine di facilitare dei confronti. Ringrazio tutti per l'attenzione. Saluti.
    1 punto
  34. Dovrebbe farlo qualcuno competente in materia, non io che leggo post su un forum.
    1 punto
  35. Il primo in alto 1 scellino verde nell' immagine l' uccello lira, è un Francobollo emesso dagli anni 30 agli anni 40 e 60 del novecento, si differenziano dalla dentellatura e filigrana. Hanno diverse varianti sono emissioni da studiare che potrebbero dare soddisfazioni. Stesso discorso vale per il 6 dime kookaburra e il 4 dime verde koala e il 1/2 dime Orange canguro. Il Francobollo da 5e1/2 dime blu ardesia con l' emu nell' immagine e' dell' emissione del 1942 fino al 1968. Su i due lati i quattro fiori che si vedono sono le orchidee dette "the Great Sun orchid" e sono le prime orchidee a comparire su dei francobolli australiani. Tutti appartengono a quelle belle emissioni australiane che partono dagli anni 30 sino agli anni 60, piene di varianti e sorprese, vanno studiate e controllate con attenzione filigrane, dentellature e immagini. Sono considerati Francobolli classici australiani. Complimenti per averli conservati da quando eri piccolo.
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  36. di Gimmo Cuomo Gli archeologi riuniti a Pompei perplessi sullo spostamento a ottobre Una simulazione dell'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Alla fine sembra che Plinio il Giovane avesse ragione. Pompei fu sepolta dalla cenere e dai lapilli eruttati dal Vesuvio il 24 agosto del 79 dopo Cristo. A questa conclusione, con qualche non irrilevante distinguo, sono giunti gli archeologi e i ricercatori che hanno animato il convegno internazionale sulla datazione dell’eruzione del vulcano, organizzato dall’Archeoclub d’Italia e dal Parco archeologico di Pompei. Due giorni di confronto su una questione che sembrava ormai superata dopo il ritrovamento, nel 2018, all’interno del sito archeologico, di una iscrizione effettuata con il carboncino sulla parete di una domus . L’anonimo pompeiano aveva fissato sul muro la data del 17 ottobre. Più in particolare scrisse: «Il sedicesimo giorno prima delle calende di novembre egli si diede al cibo senza misura». Anche se l’anno non era specificato, si disse che, per sua natura, l’iscrizione non avrebbe resistito nel tempo, per cui si desunse che era stata effettuata proprio nel 79 dopo Cristo, quindi pochi giorni prima dell’evento catastrofico. Tanto bastò per spostare la data dell’eruzione dal 24 agosto, indicata nella celebre lettera di Plinio allo storico Tacito, al 24 ottobre. Secondo questa tesi l’errore non sarebbe stato commesso dal magistrato e scrittore romano, che ha rievocato la morte dello zio Plinio il Vecchio durante il cataclisma, quanto da un copista medioevale che avrebbe riportato per errore una data sbagliata. La teoria dell’eruzione in autunno fu sostenuta dall’allora direttore del Parco archeologico Massimo Osanna e trovò condivisioni all’interno della comunità scientifica anche in considerazione di alcune prove archeologiche consistenti nel rinvenimento nel sito di frutti di stagione come le mele granate, di tracce di mosto all’interno delle anfore, di bracieri. L'iscrizione trovata a Pompei che aveva fatto ipotizzare il cambio di data dell'eruzione Nel convegno si è sostenuto da più parti la necessità di arrivare a una soluzione più meditata. Tra i più convinti sostenitori della data del 24 agosto, l’archeologa Helga Di Giuseppe. «L’eruzione — ha spiegato — era d’autunno per quei tempi, questo è certo, era il 24 agosto. «L'eruzione era d'autunno, questo è certo - ha spiegato - ed era il 24 agosto». Una data ritenuta autunnale per quei tempi. «Come ci ha raccontato Plinio il Giovane - prosegue - nella lettera a Tacito inviata poco meno di 30 anni dopo la catastrofe. È davvero difficile pensare che Plinio si sia sbagliato». Per la studiosa sarebbero da scartare gli indizi che porterebbero alla data del 24 ottobre. E cioè, «la moneta mal letta, l’iscrizione a carboncino che non indica l’eruzione in quanto priva di elementi datanti e durevole nel tempo (poteva essere stata scritta anni prima come un esperimento effettuato dal parco ha dimostrato). Le due circostanze di tempo sarebbero, insomma, compatibili. Duemila anni fa, la fine di agosto era considerata autunno a tutti gli effetti. Del resto, il direttore del Parco Gabriel Zuchtrigel è stato molto chiaro a riguardo. «La data dell’eruzione di Pompei — ha ricordato all’inizio del convegno — non è secondaria ed è importante anche come un fatto di memoria, come oggi noi ricordiamo le date sia di tragedie, di stragi, sia di momenti gioiosi, di liberazione, di unità. Così dobbiamo anche considerare il mondo antico, dal quale abbiamo relativamente poche date, ma quelle che abbiamo le dobbiamo studiare e analizzare bene perché sono un fatto appunto di memoria collettiva. Innanzitutto, bisogna chiarirsi sulle premesse di un dibattito e credo che è un po’ come le regole del gioco. Prima di giocare e vedere chi la vince bisogna stabilire secondo quali regole noi stiamo giocando e le regole sicuramente dovrebbero essere che abbiamo una tradizione abbastanza univoca e chiara, coerente, che è quella degli autori antichi che parlano del 24 agosto ma anche dell’autunno che per i romani iniziava già intorno all’8-10 agosto. Quindi è un dato coerente, non c’è una contraddizione. Ora potrebbe sempre essere una data sbagliata però bisognerebbe avere degli argomenti molto forti per spostarla». Questione risolta dunque? Per nulla, ancora apertissima. Eruzione del Vesuvio del 79 d.C., si ritorna all’ipotesi 24 agosto: «Plinio il Giovane non sbagliò» | Corriere.it
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  37. Buongiorno @sulinus, non seguo questi piccoli nominali, ma mi sembra in ottima conservazione. Complimenti per l'acquisto.
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  38. @Lelouch yours is an absolutely useful work both for scholars and collectors - thanks and congratulations! I wonder if the same arrangement could be done for the other seminal work on Syracusan issues redacted by the finnish scholar Lauri Tudeer: Tudeer, Lauri O. Th. (1913), Die Tetradrachmenprägung von Syrakus in der Periode der Signierenden Künstler, Berlin, 1913 the text has already been translated into English by Fischer Bossert in an edition published by the American Numismatic Society Coins, Artists, and Tyrants: Syracuse in the Time of the Peloponnesian War, ANS 2017. a rearrangement of the various subsequent issues in the online format you applied the Boheringer text would indeed be invaluable and perfect the scholarly references available on line for Syracusan coins 😊
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  39. Beh ma non solo in Germánia e’ tantissimo non circolano monete di altre leghe ovviamente. Pero’ che bello poterle usare così, sinceramente son stato mille volte in Germania ma non ci ho mai fatto caso. In realtà forse e’ la nazione mi stupisce meno , d’altronde in alcuni paesini ancora usano il marco tedesco (Chiaramente per gioco ma lo usano, tanto potra’ essere cambiato per sempre in Banca centrale quindi di fatto chi li ha ancora non li dà via, rendendo possibile cio’ che ho scritto sopra) Sono sempre stati un mondo a sé all’interno dei loro confini per la monetazione. Molto bella questa cosa , grazie per la testimonianza @ART e’ vero anche questo: quando si parla del nostro amato Dio denaro anche un piccolo partìcolare puo’ bastare per spedirci agli inferi😁😁😂😂”
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  40. Ti allego le tariffe postali prima e dopo gli aumenti del 1925.
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  41. Comunque le padane sono strane bene.... Chi ha voglia di faticare può fare i dovuti confronti con quelle che in sezione abbiamo criticato ampiamente molte volte....
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  42. Buongiorno, Ci avevo pensato; c'è un piccolo graffio profondo proprio dietro la testa di Roma che però non rivela nulla di sottostante. Le macchie nere sono ossidazione, piuttosto che mancanza della foglia d'argento e anche un graffio sotto la scritta Roma non rivela nulla. Quello che invece potrebbe rivelare la foglia d'argento (più spessa del solito se questo è il caso) è lungo il bordo, dove sembrerebbe essere in mostra la laminatura. Antonio ma quante monete hai osservato in questi anni?!?!
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  43. Buona domenica ragazzi, scusatemi per il titolo della discussione, ma poi capirete il perché. Mi è capitata questa lettera d'amore che il mittente Paolo invia alla morosa Luisa e mi sono divertito a fare dei conteggi, perché questa lettera è lunghissima! Sono 280 righe e circa 1700 parole per un totale all'incirca di 117.000 lettere! Ma quanto ci avrà messo a scriverla? Non ci provo nemmeno a trascriverla, immaginerete perché, magari solo l'inizio che è già tutto un programma. Inizia così: "Indispensabile luce dei giorni miei". Grazie per l'attenzione. Sono gradite informazioni di carattere generale e postali. All'inizio della lettera, il mittente incolla una sua foto minuscola.
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  44. Grazie per averci arricchito con questa perla di storia numismatica.
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  45. Ho letto Termoli, Campobasso, Bari, Napoli, Taranto, Benevento, Potenza e Moliterno. Che giro avrà fatto questa busta priva del foglietto interno? Il nostro caro amico @PostOffice sicuramente lo saprà. Grazie
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  46. Guarda annuncio Catalogo H.Cohen monete romane H. Cohen, Description historique des monnaies frappées sous l'empire romain, ristampa Forni datata 2003, voll. I-VIII, compreso il Dizionario relativo all'opera di Henry Cohen. Come nuovo Inserzionista cercete Date 11/02/25 Prezzo 250.00 EUR Category Cataloghi e libri Autore Anno Editore Pagine 0  
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  47. Monteparano e Sava sono a 15km di distanza, fa riflettere quanto fosse importante la comunicazione postale negli anni 50 anche per distanze così ridotte
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  48. Guarda anche la distanza delle lettere in Italia come diceva sopra @ACERBONI GABRIELLA
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