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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 11/30/25 in tutte le aree

  1. Scusami se mi permetto, da completo ignorante di questa tipologia, ma te lo hanno scritto in tutte le salse e vedo che non hai capito il messaggio. La Numismatica non è un “rischio”, ma al contrario è STUDIO! Non è “acquistare a poco” ma acquistare CONSAPEVOLMENTE previo, appunto, lo studio di cui sopra. Nella mia ignoranza, tra tutte quelle che hai postato, quelle “buone” si conteranno sulle dita di una mano; ha ancora senso quindi, scrivere ancora “… per poi avere pezzi così nella collezione pagati meno di £20”? Questo denario, per me (nella mia ignoranza, risottolineo!) mi piace, ma mi domando, possibile che dopo due anni che segui queste tipologie, ancora non percepisci la differenza tra un denario come questo, e quest’altro di Caracalla giovanile? queste monete ora le hai comprate… e vabbè! Perchè invece di parlare di prezzi di monete (che in questo caso sarebbero anche da ritoccare verso l’alto visti tutti i falsi presenti, ma vabbè, questo poco importa), non ti compri dei bei libri e un bel microscopio? Potresti scaricarti tutto il RIC, imparare a consultarlo e provare a catalogare queste monete… Sarebbe un’opportunità costruttiva per trasformare questo acquisto azzardato fatto allo sbaraglio in un’opportunità per imparare CONSAPEVOLMENTE da un errore che non si dovrebbe mai fare, specie con monete antiche che non si conoscono. Sempre con stima e rispetto, Fabrizio
    5 punti
  2. Allora, prima di tutto, dal momento che mi sono espresso in maniera garbata e chiara, ti prego di evitare simili vocaboli con me. Secondo, vedo che continui a non capire, infatti ancora insisti sul tema del lucro: Se vuoi un ritorno monetario, opera nel mercato finanziario, ma non nella numismatica (che non conosci, dove serve studio, esperienza e tutto il resto che ti hanno già scritto infinite volte) Direi che c'è qualcosa di molto più palese delle varianti e dello stile del conio, e se non lo vedi, dopo due anni... Certo che te lo concedo. Ma di studio io ne vedo poco... già solo per il fatto che ancora vedo latitare le catalogazioni col RIC (per dirne una eh...) Io non ho scritto questo. E' chiaro che tu sia molto prevenuto per il modo in cui sei stato trattato, e posso capirlo, ma stai ampiamente fraintendendo il mio messaggio. Ecco, se dopo due anni ancora non hai capito l'importanza di questo ausilio, direi che hai chiari problemi di approccio alla Numismatica classica. E bada bene, non ti sto dando ma perchè, dopo due anni, praticamente hai imparato molto poco e dal tuo atteggiamento dimostri di non voler imparare dato che non accetti consigli di utenti molto più preparati di te. Hai comprato il libro di Fabrega che ti era stato consigliato? Con questo, concludo ogni mio intervento nei tuoi topic.
    4 punti
  3. Per renderla davvero interessante a mio avviso dovrebbero abbassare l’aliquota ulteriormente al 6% anziché al 12,5%.
    3 punti
  4. Affascinante documento, "carta bollata" del Regno delle Due Sicilie, l' unione dei due regni avvenuta formalmente proprio nel 1816 data del nostro documento. Questo il timbro a tampone che dava il valore, che ovviamente potevano essere diversi..dipendeva cosa bollavano.. ..e questo il timbro a secco che validava la carta.. Controllalo mi sembra che sia questo. Con un immagine scannerizzata o foto migliore si riuscirebbe anche a leggere il testo. Per gli altri timbri........ SEGUE.......
    3 punti
  5. Scherzi, vero?! Di buono c'è che hai un discreto database di quasi tutti gli errori di fusione -e loro camuffamento- possibili, da farci un manuale.
    3 punti
  6. Ecco le mie prime monete da 1 lira, Le quadriglie di Calandra sono per me tra le più belle monete coniate.
    2 punti
  7. Cassettiere per la conservazione visibile dei reperti di piccole dimensioni nella sala «biblioteca di oggetti». Nella foto, i bronzetti preromani dalle collezioni storiche Man Marche Foto: Ministero della Cultura Ad Ancona il Museo Archeologico Nazionale apre i depositi: contiene oltre 180mila reperti Le «riserve» rappresentano circa il 90% delle collezioni del museo. Saranno anche visibili numerosi mosaici e una selezione del ricco lapidario epigrafico «Il patrimonio invisibile-Depositi Aperti» è il titolo dell’iniziativa della Direzione regionale Musei nazionali Marche presa per rendere accessibili al pubblico i «magazzini» del Museo Archeologico Nazionale (Man) delle Marche ad Ancona, ovvero gli spazi dove è conservata la parte musealizzata, ma non esposta, del patrimonio archeologico proveniente dal territorio marchigiano. Con uno stanziamento di 800mila euro nell’ambito del Pnrr, quello del Man Marche sarà il primo deposito museale delle Marche che aprirà ai visitatori. Appuntamento per l’inaugurazione: il 16 dicembre alle ore 12. Con più di 180mila reperti raccolti in oltre 160 anni di storia museale, i depositi rappresentano circa il 90% delle collezioni del museo. Saranno anche visibili numerosi mosaici e una selezione del ricco lapidario epigrafico, oltre a una quantità di anfore, testimoni delle rotte commerciali antiche. «Quando nel 2020 ebbi l’opportunità di entrare per la prima volta nei depositi archeologici del Man Marche, dice Luigi Gallo, direttore dei Musei Nazionali delle Marche, i più importanti di tutta la regione, pensai subito che quei luoghi dovevano diventare spazi vitali, accessibili e accoglienti, per restituire al pubblico il ricchissimo patrimonio invisibile che contengono. Ora, grazie agli importanti interventi realizzati con il Pnrr coordinato dalla Direzione Regionale Musei, abbiamo il primo deposito archeologico delle Marche accessibile da parte del pubblico, attrezzato anche per accogliere studiosi e ricercatori, perché la conoscenza sempre più ampia e approfondita del patrimonio è il cardine sul quale costruiamo quotidianamente la concreta valorizzazione di ciò che abbiamo l’onore e l’onere di custodire e di trasmettere alle future generazioni». Diego Voltolini, il direttore del Man Marche, aggiunge: «I depositi sono il “dietro le quinte” della vita di un museo, sono il luogo in cui archeologi, restauratori, ricercatori lavorano per far sì che il patrimonio archeologico, pubblico, sia una vera risorsa. Com’è noto il percorso espositivo stabile di un museo rappresenta, solitamente, solo una piccola percentuale del patrimonio che custodisce: grazie al progetto Pnrr il Man Marche ora offre un’esperienza nuova ai visitatori, che potranno scoprire ciò che di solito non si vede, con la visita di un vero deposito museale, con le nostre ricchissime collezioni archeologiche». La nuova area visitabile si colloca al di sotto della terrazza vanvitelliana, in spazi mai visti fino a oggi dal pubblico. Si è anche allestito, oltre a una sala studio, un nuovo laboratorio di restauro. Nella sua lunga storia, il Man visse anche una distruzione, nella sua sede presso l’ex convento di San Francesco alle Scale, a causa dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Oggi, nella sala dedicata al deposito macerie, si conservano alcune delle teche originali di allora. Operazioni di restauro vengono realizzate anche nell’ex via dell'Arsenale. È una parte superstite del tessuto urbano dell'Ancona prebellica, una delle stradine che collegavano il colle Guasco al porto antico attraversando la proprietà dei conti Ferretti, che è stato anche un set per il film «Ossessione», che Luchino Visconti girò ad Ancona nel 1943. Oggi questo vicolo, che è compreso nella struttura del Man Marche, torna a essere visitabile. Galleria dei mosaici, rastrelliere per la sistemazione visibile delle lastre di mosaico. Foto: Ministero della Cultura https://www.ilgiornaledellarte.com/Articolo/Ad-Ancona-il-Museo-Archeologico-Nazionale-apre-i-depositi-contiene-oltre-mila-reperti @petronius arbitere Se hai la possibilità di andarci, ci faresti qualche foto ? Te ne saremmo tutti grati.
    2 punti
  8. Mi dispiace di questo tuo post e mi dispiace che parli di violenza perché non porta mai a niente di buono e te lo dice uno che ormai è al crepuscolo della sua vita. Personalmente, ho sempre insegnato ai miei figli ed adesso lo sto facendo con i miei nipoti il rispetto verso il prossimo che è fondamentale nei rapporti ad personam. Però,devi capire che in un forum pubblico si trova di tutto e di conseguenza bisogna accettarne le regole. Io erano anni che non scrivevo sul forum ma, ho deciso di intervenire nelle tue discussioni per aiutarti perché ho notato una disarmante ingenuità da inesperienza. Di tutte le monete che hai postato le autentiche " forse " si contano sulle dita di una mano ed a lungo andare devi capire che diventa stancante il dimostrare il perché ed il per come sia falsa oppure autentica soprattutto ad utenti che la pensano in maniera diversa, per cui non devi demoralizzarti se alcuni non intervengano più perché umanamente è comprensibile vedrai che interverranno altri. Purtroppo, sei partito con il piede sbagliato perché eri convinto credo in buona fede che avevi in mano monete autentiche, di valore e questo ti ha portato a scontrarti con esperti che volevano solo aiutarti. Quindi fai un reset mentale e poi magari riparti con calma dopo esserti fatta un po' di esperienza.
    2 punti
  9. Buona sera a tutti, mi intrufolo in questa discussione con un bagaglio diverso da tutti gli utenti che sono intervenuti fin qui perché non mi intendo e non colleziono monete ma solo cartamoneta, come si noterà dal mio nik. Lo faccio perché vedo che anche tra voi "monetari" serpeggia una certa perplessità sul confronto tra scale di grading. Come per noi "cartamonetari", il problema si concentra tutto negli ultimi 11 gradi della scala Sheldon, dal 60 al 70. Credo che ciò dipenda principalmente dal fatto che UNC e FDC/FDS (Fior di Stampa) nascondano una differenza concettuale. UNC significa "non circolato" mentre FDS/C si riferisce alla condizione di zecca più che ad un effettiva circolazione. Mi spiego meglio con un esempio cartaceo: le banconote escono dalla zecca in mazzette, strette da legacci e imballate in plastica. Quando si apre una mazzetta nuova è comunissimo trovare le prime e/o le ultime della mazzetta in qualche misura segnate dal fatto di essere alla periferia, che quindi mostrano ondulazioni in corrispondenza della fascetta, magari dello sporco superficiale, magari addirittura un angolo piegato o abrasioni ai bordi. La mazzetta ha una sua vita e magari nel processo di imballaggio ha subìto urti o strofinamenti che hanno rovinato i biglietti più esposti. In questo caso, si tratta a tutti gli effetti di banconote UNC (non circolate) ma non si può parlare di FDS perché la loro condizione non è pari a quella di biglietti appena usciti dalle macchine di stampa. Da qui l'equivoco di definire UNC63 un FDS, tutt'al più noi cartamonetari diciamo SUP, voi?
    2 punti
  10. @Testone68 Buonasera e piacere di conoscerLa (nel senso di abbinare un nome al nickname del Forum). Ho letto con molto interesse l'articolo sulla Comunicazione della SNI, anche perché dell'argomento non avevo che alcune nozioni basilari. Un bel viaggio nella storia di Milano e non solo. Dopo aver trattato la fase iniziale della presenza di elmi e cimieri nella monetazione italiana sarebbe interessante discutere anche la fase finale. Per quanto trattasi solo di un progetto, ricordo sempre con piacere il pezzo da 5 lire del 1903 del Boninsegna. Un saluto cordiale e a presto.
    2 punti
  11. Mezza aquila e un quarto Le monete da 5 dollari (half eagle) e 2,5 dollari (quarter eagle), hanno lo stesso disegno, chiaramente ispirato ai 10 dollari di Saint-Gaudens. Ma non si tatta di una pedissequa imitazione. Le monete presentano al dritto, per la prima volta, il ritratto di un VERO indiano, e non una figura idealizzata della Libertà sotto forma di indiano, come nei 10 dollari o, in precedenza, il centesimo di J.B. Longacre. E' rivolto a sinistra, indossa il tipico copricapo, ed è circondato da 13 stelle, 6 a sinistra e 7 a destra. In alto compare la scritta LIBERTY, in basso la data. Tra questa e il busto dell'indiano le iniziali dell'autore, BLP per Bela Lyon Pratt. L'aquila al rovescio, è più simile a quella di Saint-Gaudens. Derivata, come quella, dalla monetazione tolemaica, la differenza più vistosa sta nella posizione dei motti, E PLURIBUS UNUM e IN GOD WE TRUST, scambiati rispetto ai 10 dollari. E il motto religioso, sia sui 5 che sui 2,5 dollari, compare fin da subito. (foto da Heritage Auctions - NGC MS63) La presenza, per la prima volta, di un vero rappresentante dei Nativi, era importante, per tutta un serie di motivi facilmente comprensibili, ma dal punto di vista numismatico, la novità più eclatante non fu quella... riguardava, piuttosto, la finitura delle monete petronius
    2 punti
  12. Ciao @Atexano è la prima volta che lo faccio e credo sarà anche l' ultima. Lo faccio perché ho capito che oltre alle tue tante lacune, hai anche una visione distorta sui prezzi. Il denario che posto fa parte della mia collezione acquistato con regolare fattura a 190 euro così magari cominci a farti un idea sui prezzi. Non mi esprimo sull' autenticità del tuo denario che per te ne vale 500 perché desidero restare fuori da polemiche visto che, già sulla discussione del quadrante sta già montando e visto che il quadrante, aspetto non da poco, va valutato nel suo insieme e che oltre i bordi lavorati,lisciati e carteggiati, vengono trascurati particolari importanti che riguardano il perlinato insicuro ed a zig zag, le incisioni ridicole del modellato le lettere, le zampe della lupa ecc.ecc.. e che gridano alla falsità si continua a sostenere la tesi della fusione dell' epoca. Buona serata a tutti!!!
    2 punti
  13. Osservare una moneta al microscopio significa entrare in un mondo e una dimensione nuova e affascinante, ti consente di vedere quasi un paesaggio lunare...potresti capire molte cose su come viene realizzata una moneta, vedere all'interno di crepe ed osservare concrezioni di malchite che sembrano foreste...
    2 punti
  14. Sono d'accordo. Nel trasferire da un calco di un denario autentico ad una copia, quel salto di conio al dritto con relative linee di flusso è venuto bene e penso che avrebbe superato la soglia di attenzione a molti...
    2 punti
  15. Ciao @mazzarello silvio Mi permetto di non essere d' accordo sulla somiglianza dei bordi tra la moneta in discussione e quella da te postata. I bordi sono palesemente diversi cosa che anche un neofita può benissimo notare. Sulla moneta da te postata, chiaramente fusa,non voglio entrare nel merito dell' autenticità o meno perché sarebbe un discorso di lungo approfondimento ma, mi sento di dirti che la patina della tua moneta è facilmente replicabile con vecchie tecniche ormai obsolete ma che possono produrre effetti devastanti riuscendo a creare anche quel sottofondo color cuprite che si vede ad ore sei. Molti collezionisti con una buona conoscenza ed esperienza stanno quasi sempre alla larga da queste patine scure che sono molto insidiose. Mi scuso con @Atexano per aver parlato di screzi familiari ma, l' ho semplicemente fatto perché ne aveva parlato lui in un post. I miei interventi in questa discussione li ritengo conclusi. Buona domenica a tutti!
    2 punti
  16. Ciao Angelo, è una bella lettera scritta da un soldato di mare. Io credo allo scambio di lettere in due buste diverse e ti spiego perché. Sulla lettera datata 2 luglio 1939, il mittente scrive da Benina in Cirenaica (Libia) dicendo che la stessa mattina aveva ricevuto una lettera della destinataria. Quindi questa missiva non poteva essere stata scritta e spedita da Rodi più di un anno dopo. Una volta, soprattutto nel periodo bellico, tutte le lettere spedite dai militari alle famiglie o fidanzate, venivano conservate con cura tutte insieme, ed è molto probabile che qualcuna sia stata scambiata in una busta diversa durante la lettura delle stesse dai parenti di allora o anche in tempi vicini. Comunque aspettiamo altri pareri.
    2 punti
  17. Qui ormai facciamo concorrenza al Dr. Ilya Prokopov's Fake Ancient Coin Reports !
    2 punti
  18. ho fatto un espositore che va sul monetiere deve essere solo lucidato
    2 punti
  19. Nel 40 a.C. i Parti, approfittando della debolezza di Roma, dissanguata dalle guerre civili e lacerata dalle divisioni conseguenti alla morte di Cesare, invasero le province orientali e dilagarono attraverso la penisola anatolica sino al mare Egeo. Li guidava un traditore, Quinto Labieno, figlio di quel Tito Labieno che, sebbene descritto da Plutarco come “amico tra i più intimi e luogotenente di Cesare, che aveva lottato al suo fianco con grande coraggio durante tutte le guerre in Gallia”, aveva abbandonato il suo comandante per schierarsi prima con Pompeo Magno, poi coi suoi figli. Quinto Labieno aveva peraltro guadagnato alla causa partica le truppe lasciate a presidio della Siria, consentendo così anche l’occupazione di quella provincia. I Parti gli avevano affidato il comando del proprio esercito, ossia quella stessa cavalleria che solo tre anni prima aveva annientato le legioni di Crasso nella devastante battaglia di Carre; per questo, quando emise un proprio denario fece apporre al dritto il suo ritratto, al rovescio un cavallo partico con arco e faretra appesi alla sella. Ciò che colpisce di questa moneta è la legenda, ove egli si definiva PARTHICVS: questi cognomina infatti venivano assegnati a chi debellava un nemico (come nei casi di “Africano”, “Emiliano”, “Asiageno”, “Turino”), non certo a chi si vendeva a lui. Non solo Labieno era un traditore, non solo si vantava di essere un traditore, ma derideva la tradizione guerriera dell’Urbe. Nel 39 a.C. sbarcò nella provincia d’Asia Publio Ventidio Basso, generale incaricato da Marco Antonio di ricacciare i Parti fuori dai confini dei territori romani, con 11 legioni di veterani. Per finanziare la sua campagna militare egli emise allora l’altro dei denari illustrati, che reca al dritto il ritratto di Antonio stesso, al rovescio l’immagine di Giove stante con lo scettro in mano e la propria firma, P.VENTIDI PONT.IMP. Ventidio venne a contato con l’esercito nemico in Cilicia, presso il Monte Tauro (una delle cime della catena che porta lo stesso nome), e lo sconfisse duramente, uccidendo il traditore Quinto Labieno. La sua cavalleria, mandata poi in avanscoperta, si imbatté in un altro contingente partico ai confini della Siria, presso il Monte Amano (attuali Monti Nur, ai confini tra Turchia e Siria); stava per essere sopraffatta, quando sopraggiunse Ventidio stesso con le legioni infliggendo ai Parti una nuova, cocente sconfitta. I Parti si ritirarono allora dalla Siria, ove Ventidio fece acquartierare le sue truppe per trascorrere l’ormai incipiente inverno. Nella primavera del 38 a.C. Pacoro, re dei Parti, decise di reagire duramente contro Ventidio. Predispose un contingente molto numeroso dei temutissimi arcieri a cavallo, gli stessi che nel 53 a.C. avevano fatto strage delle legioni di Crasso, e degli altrettanto feroci catafratti, reparti di cavalleria corazzata capaci di travolgere e scompaginare le fila della fanteria, e ne assunse personalmente il comando. Partì dal suo regno in primavera; Ventidio, informato dalle sue spie degli spostamenti di truppe nemiche e necessitato a riunire le sue legioni (sparse nei diversi accampamenti invernali) prima di poterle affrontare, riuscì, con un’efficace attività di controinformazione, a far pervenire a Pacoro false indicazioni di un’incipiente imboscata romana, convincendolo a intraprendere un percorso più lungo del necessario. I Parti raggiunsero così i Romani solo il 9 giugno, anniversario della battaglia di Carre, e li trovarono trincerati dietro le proprie fortificazioni sulle pendici del Monte Gindaro (nell’attuale Siria settentrionale), paralizzati dalla paura. Decisero quindi di attaccarli e gli arcieri a cavallo si gettarono contro di loro, seppure in salita; avrebbero rinovellato le epiche gesta compiute 15 anni prima. Era una trappola. Al momento opportuno le porte degli accampamenti romani si aprirono e i legionari eruppero correndo - in discesa - contro la cavalleria nemica, armi in pugno. La manovra riuscì alla perfezione; presi alla sprovvista, i cavalieri non ebbero il tempo di colpirli, né di manovrare in ritirata; presi da panico si sbandarono, ostacolandosi a vicenda, galoppando gli uni contro gli altri. Molti non sopravvissero ai gladi dei Romani e agli zoccoli dei commilitoni, gli altri tornarono verso la posizione del loro re. Nella loro travolgente marcia, le legioni raggiunsero così il nerbo dell’esercito partico dove i catafratti, che erano rimasti in attesa alla base del pendio (non potevano caricare in salita, con il peso delle loro corazze), si strinsero in una formidabile formazione difensiva con al centro il re e la guardia reale: un muro di metallo, contro cui i legionari si sarebbero sicuramente schiantati. Ma i legionari non li raggiunsero. Si fermarono e li circondarono, fuori dalla portata degli archi dei pochi arcieri rimasti, A questo punto, dagli accampamenti romani sovrastanti cominciarono a volare le pietre e le glandae plumbae (“ghiande di piombo”) scagliate dai frombolieri greci e cretesi che Ventidio aveva arruolato e portato seco proprio attendendo quell’occasione. Velocissimi, i proiettili cominciarono a tempestare cavalli e cavalieri, ancor più efficaci in quanto arrivavano da postazioni sopraelevate, ferendo gli animali e disarcionando gli uomini; circondati dalle legioni, i Parti non sapevano come reagire. Quando fu il momento, la pioggia di pietra e metallo si interruppe all’improvviso e le legioni, levato un alto grido, si gettarono da tutti i lati contro le fila dei Parti, ormai miseramente scompaginate e composte per lo più da cavalieri appiedati, impacciati nei movimenti. L’attacco romano mirò direttamente contro la guardia reale; malgrado la sua accanita resistenza alla fine essa dovette soccombere e, quando un centurione levò alta la testa del re morto, le poche sacche di resistenza partica si sbandarono definitivamente. Chi aveva ancora un cavallo fuggì nella direzione del ponte sull’Eufrate, deciso a tornare in patria; ma le soprese di Ventidio non erano ancora finite: la cavalleria romana era stata tenuta in attesa proprio in previsione di una fuga in quella direzione e sbarrò la strada ai Parti, impedendo loro di guadagnare la salvezza. Nello stesso giorno in cui i Parti avevano sconfitto le legioni di Crasso uccidendo il triumviro, i Romani avevano debellato i cavalieri di Pacoro uccidendo il re. Ventidio, tornato a Roma, il 27 novembre del 38 a.C. celebrò il trionfo. Come disse Plutarco, “Ventidio è l'unico generale romano che ad oggi abbia celebrato un trionfo sui Parti”. Lui, se lo avesse voluto, avrebbe potuto fregiarsi del cognomen Parthicus, che Labieno aveva infangato.
    2 punti
  20. Ho il piacere di comunicare la pubblicazione del nuovo Comunicazione - Bollettino della Società Numismatica Italiana 2025 n. 86, di seguito la copertina e l'indice degli articoli pubblicati. Gianni Graziosi La botanica nascosta nelle monete antiche. Francesco Di Cintio Alcune considerazioni sui denari in argento di Ugo di Provenza e Lotario II per Pavia. Raffaele Iula “Quannu…Guglielmu lu Malu…fici fari li dinari di coriu”. Le presunte emissioni di cuoio di re Guglielmo I d’Altavilla: topos storiografico o mito numismatico? Enrico Lesino L'emergere di elmi e cimieri nella monetazione italiana del XIV secolo: simboli di identità e strumenti di potere. Alessandro Toffanin Due curiosità numismatiche dalla Lombardia del XV secolo. Luca Oddone Il ripostiglio monetale di via Morelli ad Asti (sec. XV-XVI) in alcuni manoscritti inediti del fondo Giuseppe Fantaguzzi. Antonio Rimoldi Prospettiva e spazi nelle medaglie di papa Paolo V (1605–1621). Tiziano Francesco Caronni L’attribuzione delle parpagliole milanesi sotto Filippo IV: una ricerca. La pubblicazione è disponibile per il download al seguente link: https://www.socnumit.org/comunicazione/ Buona lettura
    1 punto
  21. Questo libro è il risultato di una ricerca storica sul ritrovamento di un numero imprecisato di monete d'oro (ufficialmente 3196) avvenuto nel 1892 in Val Polcevera a Genova. Affascinante intrigo di atteggiamenti collusivi di parte della popolazione locale con una reticenza degli eredi degli scopritori nel narrare gli eventi al riguardo. Il racconto si sviluppa come un giallo storico.
    1 punto
  22. Buongiorno a tutti, quest'oggi ho il piacere di mostrarvi una rarissima prova napoleonica, ovvero il 3 centesimi 1810 di transizione. È la prima volta che questa specifica prova, di cui gli esemplari noti si contano sulle dita di una mano, viene mostrata su questo forum. Purtroppo, troppo spesso mi capita di sentir parlare impropriamente di R5 napoleonici... Ecco allora che ho voluto mostrare a voi tutti un autentico R5 di Napoleone per il Regno d'Italia. L'esemplare in questione proviene dall'asta Varesi 84 del novembre dello scorso anno (se ne ricorderà sicuramente @lucadesign85). Mi auguro che questa prova sia gradita agli appassionati (e non) di monetazione napoleonica. Sulle ragioni storiche che hanno portato alla realizzazione di questa prova (assieme a quella del soldo che ho già mostrato in passato) vi rimando al mio articolo pubblicato nell'ultimo numero del Gazzettino del Cordusio. Da un punto di vista tecnico, la particolarità di queste prove è che presentano il bordo liscio e rialzato, tipico dei nominali in rame del 2° tipo, mentre invece l'effige di Napoleone è diversa (simile ma non del tutto sovrapponibile a quella del 1° tipo).
    1 punto
  23. Buongiorno, Per rimanere nel tema delle linee di espansione in un denario romano, a cui si accennava in un post precedente, pubblico questa moneta di Faustina, moglie di Antonino Pio, dove questo fenomeno è molto marcato. Da notare è il fatto che le suddette linee siano più evidenti al dritto che al rovescio, dove la consunzione ne ha lasciato traccia solo andando verso il bordo in quanto al centro ne rimane un segno quasi impercettibile. È un denario di consacrazione con al rovescio un pavone rivolto a sinistra, un simbolo che sembra essere molto caro agli Antonini e che verrà poi ripreso in epoca successiva da alcuni imperatori del terzo secolo. Anzi: cosa rappresenta il Pavone? La moneta è assolutamente autentica, non solo per via dei suddetti segni, ma soprattutto per il tipo di ossidazione verde, molto particolare, che è presente in alcune parti; una ossidazione che sembra essere polverosa in alcuni punti e più densa o compatta in altri (sotto la zampa sinistra, dove il colore è anche più intenso, divenendo verdone). Misure 2.56 g per 19,3 mm Grazie ancora Atexano
    1 punto
  24. Per chi segue questa monetazione anche una è troppo...
    1 punto
  25. Dalla terza foto di atexano con la moneta inclinata più che eccesso sembra una esfoliazione con crepa,ma potrei dire una fesseria,io sentirei @antonino che lui vede suberati come se piovesse.
    1 punto
  26. Fourreé… dice già tutto anche se ho i miei dubbi che sia davvero fourrreé
    1 punto
  27. Guarda il numero in se non è il sintomo di un problema. Ho conosciuto (meglio mi hanno fatto conoscere) un signore che aveva un intero monetiere con queste celtiche... Di solito le vendono con il contagocce per convenienza....
    1 punto
  28. Mi spiace disilluderti @alessandrazanette ma se le tue monete provengono dalla circolazione, valgono esclusivamente il facciale. L'unica moneta in euro (escluse ovviamente quelle in oro), che vale "migliaia di euro" (da 2000 a 3000, credo) è, come ti hanno detto, il 2 euro Grace Kelly di Monaco del 2007. Si tratta però di una moneta non destinata alla circolazione, ma prodotta solo per i collezionisti (costava, già in origine, presso la zecca monegasca, 135 euro), e anche se pare che alcune siano state ritrovate in circolazione, per trovarne una ci vuole la stessa fortuna che per fare un 6 al superenalotto I mirabolanti valori di tutto il resto (monete greche con la S, irlandesi con l'arpa, datate 1999, e soprattutto, con rarissimi errori di conio che in realtà non sono quasi mai tali, e quando lo sono valgono un millesimo delle cifre che probabilmente hai visto), sono solo invenzioni del web, articoli "acchiappaclick" fatti per attirare l'attenzione e guadagnare con la pubblicità che vi compare. Se invece hai monete per i collezionisti (2 euro commemorativi), nelle confezioni originali della zecca, soprattutto dei mini-stati (Monaco, Vaticano, San Marino, Andorra), un valore ce l'hanno, ma nella maggior parte dei casi nell'ordine delle decine di euro, poche superano i 100, solo una, come detto, i 1.000. petronius
    1 punto
  29. Buonasera @AngeloCF complimenti, sono molto belle Tutte e tre non comuni anzi, da catalogo la lira del 1916 è considerata Rara. Anche lo stato di conservazione è piacevole. Ottimo Saluti miza
    1 punto
  30. Ciao @babeloneconcordo pienamente sul discorso valore economico o prezzo reale delle monete che acquistiamo. Spesso sono ingannevoli e frutto di acquisti voluti a tutti i costi ( come spesso succede nelle aste). Non concordo sui tuoi interventi come di tutti gli altri esperti di monetazione romana. Sono cose che ho già detto in tante altre occasioni e lo rifaccio volentieri. Per noi neofiti siete fari di riferimento indispensabili percui altro che ultimo intervento. Mi auguro che ce ne siano invece tanti altri ovviamente, come anche tu hai auspicato, di Numismatica. Grazie. Posto mio denario di Adriano in collezione da più di 4 anni ed aggiudicato in asta da nota Casa con relativa documentazione a euro 56,50 compreso di spedizione. Sarà poco, sarà tanto, sarà giunto? Per me che ho fatto l'acquisto si. Magari per altri no, percui personalmente non mi esprimo mai quando si fanno richieste sul valore di una moneta, ma li rimando volentieri ad altri 🙂
    1 punto
  31. Ciao @Pino 66 AE3 Crispus Caesar ,zecca di Antiochia. RIC VII ANTIOCH 58, a me sembra buona. https://www.acsearch.info/search.html?term=Crispus+caesar+smantb&category=1-2&lot=&date_from=&date_to=&thesaurus=1&images=1&en=1&de=1&fr=1&it=1&es=1&ot=1&currency=usd&order=0
    1 punto
  32. Alcuni ripostigli vengono anche dall'Abruzzo, speriamo....
    1 punto
  33. Negli archivi del Museo Archeologico Nazionale delle Marche di Ancona c'è un innumerevole collezione di monete di tutte le epoche. Ce le faranno vedere prima o poi ???
    1 punto
  34. Dovresti risolvere le criticità delle monete che hai postato prima di postarne altre, ci credo che hai problemi con le notifiche...
    1 punto
  35. Se avrò tempo e voglia proverò anche con le 5 lire...
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  36. Sinceramente mi sono arrivate troppe notifiche devo chiudere un istante che non sto più capendo dove rispondo. Ho altre monete dubbie da postare in futuro, per la gioia di qualcuno e la disperazione di altri. Grazie mille comunque per tutti gli interventi, come sempre. Credo di aver dato un po' di colore a questo forum ultimamente. Sicuramente in futuro ci riderò.
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  37. 1 punto
  38. Ciao @Atexano, moneta che da foto presenta molte criticità: eccessi di metallo (sopra la nuca, tra i capelli, sulla corona di alloro ecc. ecc.), metallo granuloso sui fondi e su parte delle figure, perlinatura evanescente al D e al R, legenda e figure evanescenti al D, mi fanno propendere per una moneta fusa e non autentica. Quelle macchie che dovrebbero essere di "cuprite" mi sembrano molto strane: potrebbero anche far pensare a un suberato in alcuni punti (vedi sul bordo del D a ore 11), ma in altri punti appare molto superficiale e assomiglia vagamente a ruggine... Personalmente non l'avrei comprata, neanche per 20 EUR. Un caro saluto, K
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  39. Duca di Puglia e principe di Capua
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  40. Buona sera. La foto migliore è quella della moneta con la bilancia ma anche da questa si vede poco. Se anche il dritto è nelle stesse condizioni direi nell'ambito dello spl . Cordiali saluti e buona serata. Gabriella
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  41. Fu spedita con l' intento di far pagare l' affrancatura al destinatario. Come lettera di primo porto l' affrancatura sarebbe dovuta essere di 50c , essendo stata spedita non franca è stata ovviamente tassata per il doppio dell' affrancatura dovuta.. con un eccezionalmente bello segnatasse con stemma e fasci per tutti gli usi da 1 lira arancione, emissione del 3.2.34. Annullato in partenza il 14.8.39 dal bel guller di Genzano di Lucania (Matera), (Oggi in provincia di Potenza) ... ... annullo di arrivo di Potenza Corrispondenze Ordinarie dello stesso giorno. MAGNIFICA busta, il segnatasse e' quotato sui 20/25€ + gli annulli. Ottimo acquisto non comune. Tra l'altro Genzano di Lucania e' un paesino incantevole. https://www.google.com/search?gs_ssp=eJzj4tTP1TcwqzC3zDZg9BJKT82rSszLV0jJVMgpTU7My0wEAJLKCgE&q=genzano+di+lucania&oq=Genzano&gs_lcrp=EgZjaHJvbWUqBwgCEC4YgAQyDwgAEEUYORjjAhixAxiABDIKCAEQLhixAxiABDIHCAIQLhiABDIHCAMQABiABDIHCAQQLhiABDIHCAUQABiABDIHCAYQLhiABDIHCAcQABiABDINCAgQLhivARjHARiABDIHCAkQABiABDIHCAoQABiABDIHCAsQABiABDIHCAwQABiABDIHCA0QABiABDIHCA4QLhiABNIBCDU2ODBqMGo3qAIUsAIB8QW-RKWX2_QCXfEFvkSll9v0Al0&client=tablet-android-lenovo-rvo3&sourceid=chrome-mobile&ie=UTF-8#ebo=0
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  42. Mi è sembrato utile proporre un passo del "Progetto del decreto organico per lo Gabinetto d'Incisione dell'Amministrazione Generale delle Monete" - non datato, ma redatto sotto il regno di Francesco I - dove figurano i giganti dell'arte incisoria di quel periodo. ASNA, Ministero delle finenze, fascio 6549, fascicolo 1090.
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  43. Salve. Condivido la mia piastra 1807 di Giuseppe Napoleone. Si differenzia dalla precedente già presente in questa discussione perché riporta il 7 della data ribattuto su un 6. Peso: gr.27,54. Ringrazio per l'attenzione. Saluti.
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  44. Credo di sapere chi ha scritto quel cartellino. Diciamo che ha una sua concezione dei gradi di conservazione che io non condivido al 100% perché facilmente fraintendibile. Difatti, per lui il FDC può arrivare (virtualmente) fino al 70. Quindi un 63 è un punteggio che indica anche per lui che la moneta ha una qualche mancanza... Per questa ragione preferisco il metro di giudizio "classico" (più semplice e chiaro) che applicava all'epoca Tevere e, ad oggi, periti come Varesi, Crippa e Ranieri. Ma ciò non toglie che anche chi ha scritto la perizia di questa 100 lire Vetta d'Italia sia, comunque, un professionista affermato e stimato.
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  45. Appunto come si può classificare fdc un MS63? C'è qualcosa che mi sfugge: che non sia una moda inserire quel numerino per strizzare l'occhio a un mercato internazionale?
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  46. Durante la conferenza prenderemo in esame non solo le monete, ma anche alcune sculture che sono indicative del '300 che hanno un particolare interesse per l'argomento, che, come vedrete è abbastanza ampio e trasversale.
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