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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 12/21/25 in tutte le aree
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Oggi sono stato al Cordusio con mio figlio, complici le ferie natalizie pochi banchi e pochi visitatori. Ho davvero gustato ritrovare alcuni commercianti e alcuni clienti, scambiare due chiacchiere, curiosare origliando le più divertenti chiacchiere altrui. Abbiamo anche acquistato due monetine! Un bel regalo natalizio!9 punti
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Buongiorno a tutti gli amici del forum. Ormai siamo alle porte del Natale e quest'anno sono riuscito a farmi un bel regalo numismatico. Ho, dunque, il piacere di mostrarvi questo bel soldo del 1808 zecca di Milano, una moneta sulla carta comune ma che in questa conservazione, con questi rilievi, con un rame rosso del genere e senza particolari difetti di conio (debolezze, strappi, ecc.) diventa assai ostica da reperire. Purtroppo presenta qualche lieve segnetto a livello del volto di Napoleone, altrimenti sarebbe stato un esemplare davvero eccezionale. Ad ogni modo, mi auguro che sia di vostro gradimento!8 punti
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Con l’ascesa al trono di Ferdinando II di Borbone – avvenuta nel 1830 alla morte del padre Francesco I – fu necessario promulgare il decreto n. 268 del 27 aprile 1831 (Decreto che stabilisce il tipo delle monete di novella coniazione) che abrogò il decreto n. 100 del 21 marzo 1825 (Decreto sulla coniazione delle nuove monete) e modificò la legge n. 1176 del 20 aprile 1818 (Legge che prescrive il sistema monetario del regno) e il decreto n. 633 del 15 aprile 1826 (Decreto che prescrive la coniazione delle dupla di oro). L’unico studioso che abbia affrontato l’argomento sulla variazione dello stemma nelle monete di Ferdinando II è stato Giovanni Bovi. Egli trascrive un documento rintracciato nell’Archivio di Stato di Napoli nel fondo “Amministrazione generale delle monete”, ma che attualmente risulta fuori consultazione. A differenza del dott. Bovi, sono riuscito a esaminare più carte afferenti il solo rovescio per le nuove monete da dodici e sei carlini del Borbone, nonché a visionare (e qui pubblicare) il disegno del progetto. Francesco I morì l’8 novembre del 1830 e già l’11 dello stesso mese Ferdinando II ordinò che “si formino gli abbozzi del novello conio delle monete […] veduti i quali si riserba di dare le difinitive Sovrane risoluzioni.” Un documento assolutamente identico a quello pubblicato dal Bovi è stato da me rintracciato nel fondo del Ministero delle finanze, busta 6514, fascicolo 649, che qui trascrivo in parte: io sarei di avviso che in questa occasione si formasse il rovescio, dov’è impresso lo Stemma Reale, più semplice ed uniforme al disegno che mi do l’onore di acchiuderle. Con ciò si verrebbero a togliere i reali ordini Cavallereschi che attualmente nello stemma sono pendenti, ed anche le foglie di olivo che circondano lo stemma. L’esperienza ha fatto conoscere che questi ornati formano una confusione nell’incisione, e tale che l’impressione non viene così sicura e precisa, come sono quasi tutte le monete straniere, la maggior parte delle quali sono tutte semplici senza ornamenti e decorazioni. Anche nel nostro Regno così si è sempre praticato fino all’anno 1805, né questa semplicità che io propongo si oppone punto alla legge monetaria de’ 20 Aprile 1818, tuttavia in vigore, mentre in essa si prescrive che la moneta debba contenere nel rovescio la semplici Reali Armi, e non altro. Ad ogni modo V. E. si potrà compiacere di rassegnare il tutto alla Maestà del Re nostro Augusto Padrone, acciò degnandogli di uniformarsi a questa mia idea, ed approvando il modello, possa io, per la mia parte, darvi piena esecuzione. Queste parole provengono dalla penna di Prospero de Rosa (direttore dell’Amministrazione generale delle monete) vergate in data 29 novembre 1830 e indirizzate a Giovanni d’Andrea, Ministro Segretario di Stato delle finanze. Il costo delle matrici e dei punzoni dei dritti e di rovesci dei dodici e sei carlini ammontarono a ducati 675: 450 per la matrice e il punzone del dritto e del rovescio dei dodici carlini, 225 per la matrice e il punzone del dritto e del rovescio dei sei carlini. I conti furono trasmessi dal cav. Filippo Rega al de Rosa che li rese noti al Ministro Segretario di Stato delle finanze. In ogni caso, le monete non furono coniate prima del dicembre del 1830, giacché sarebbero stati necessari quattro mesi per la realizzazione del materiale creatore; inoltre venne stabilito che sino a fine anno si sarebbe proceduto con le impronte di Francesco I. Il 22 dicembre 1830, dopo che il re accolse il progetto del rovescio delle nuove monete in argento, il de Rosa informò il ministro d’Andrea dell’approvazione regia e chiese allo stesso un anticipo di ducati duecento per la costruzione dei coni e per altre spese. Ma nell’aprile del 1831 le nuove monete non furono ancora coniate poiché si attendeva l’autorizzazione da parte delo stesso ministro e l’entrata in vigore del decreto del 27 aprile 1831 prescrivente le nuove monete di oro, argento e rame a nome del nuovo re. Bibliografia Archivio di Stato di Napoli, Ministero delle finanze, busta 6514, fascicolo 649. Bovi, Giovanni, “Notizie sui rovesci delle monete di Ferdinando II e di Francesco II”, in Bollettino del Circolo Numismatico Napoletano, anno LXI, gennaio-dicembre 1976, pp. 53-56. Collezione delle leggi e de’ decreti reali del Regno delle Due Sicilie, anni 1825, 1826 e 1831. De Majo, Silvio, “Francesco I di Borbone, re delle Due Sicilie”, in Dizionario biografico degli italiani, ed. on line. Maucieri, Danilo, Leggi e decreti monetari del Regno delle Due Sicilie (8 dicembre 1816 - 6 settembre 1860) – Con appendice sugli articoli del codice penale borbonico riguardanti falsi e falsari, Associazione Culturale Italia Numismatica, Nummus et historia, XIII, 2007, s.l. Disegno del progetto dello stemma del rovescio senza alcun ornamento Autografo di Prospero de Rosa, ideatore dello stemma semplificato8 punti
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@Alexio85, il Grano 1790 A.P. non è difficile da trovare in conservazione migliore di quello che hai fatto vedere. Concordo in pieno con @didrachm. Molto raro trovarli in alta conservazione, come questo esemplare che faceva parte della mia raccolta.6 punti
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Siete pregati di non prendermi troppo in giro per le mie doti artistiche, voglio vedere voi a disegnare sullo schermo del telefono col dito cosa sapete fare…😂😂😂😂5 punti
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Tre tipi di cioccolata fusi e decorati con accessori in pasta di zucchero, biscottini allo zenzero, smarties, autrice....... mia moglie! Auguri di un Sereno Natale ed un Prospero 2026!!4 punti
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Vi porto a conoscenza di questa realtà: La storia di Stefano 26 anni, amante viscerale dei libri Se è vero che oggi si legge poco, che i giovani sono spesso descritti come distratti, disincantati e poco inclini alla profondità, allora la storia di Stefano rappresenta una felice eccezione alla regola. Vive a Cosenza ed è un amante viscerale dei libri. Ma soprattutto è uno di quei giovani che ha deciso di portare la cultura fuori dai luoghi chiusi, lontano dagli scaffali silenziosi, per rimetterla al centro della vita quotidiana. Stefano racconta che svolge questo lavoro da circa dieci anni, un percorso iniziato molto presto e che nel tempo si è trasformato in una vera scelta di vita. Stefano lo fa aprendo piccoli mercatini del libro nelle piazze, durante le feste di paese, tra i vicoli e le stradine dei borghi della provincia di Cosenza. Un lavoro itinerante, fatto di spostamenti continui, selezione attenta dei testi e, soprattutto, di relazioni umane. I suoi non sono semplici banchi di vendita. Sono piccole oasi culturali, punti d’incontro dove il libro torna a essere oggetto vivo, da toccare, sfogliare, raccontare. È proprio il contatto con le persone l’aspetto che Stefano considera più appagante del suo lavoro: intrattenere conversazioni, confrontarsi, ascoltare storie. Il libro, più di qualsiasi altro articolo, diventa per lui un mezzo privilegiato per dialogare con persone acculturate e curiose. Stefano non si limita a vendere: ascolta, consiglia, dialoga. Chiede a chi ha davanti cosa ama leggere, che periodo sta attraversando, che tipo di storia sta cercando. Ogni libro diventa così un incontro, ogni acquisto una scelta consapevole. Molti dei volumi che propone li possiede personalmente, altri li seleziona con cura. Non segue le mode del momento, ma un’idea precisa: offrire libri che abbiano ancora qualcosa da dire, che sappiano interrogare, emozionare, aprire spazi di riflessione. Stefano spiega di alternare la lettura tradizionale agli audiolibri, ma di prediligere soprattutto testi di filosofia e saggi, libri capaci di stimolare il pensiero e andare oltre la superficie. Ed è proprio questa filosofia che rende la sua esperienza preziosa in un tempo dominato dalla velocità e dal consumo. Il suo percorso sembra incarnare perfettamente il messaggio de “L’utilità dell’inutile”, il celebre saggio del professore dell’Università della Calabria Nuccio Ordine, che ha difeso con forza il valore di ciò che la società consumistica considera improduttivo: i libri, l’arte, la cultura, la bellezza. Tutto ciò che non genera profitto immediato viene spesso marginalizzato, eppure è proprio lì che si nasconde la sostanza più autentica dell’essere umano. Grazie alla sua attività itinerante, Stefano ha attraversato la Calabria da cima a fondo, dai centri più noti ai paesi più interni. Leggi tutto https://www.lacnews24.it/.../la-storia-di-stefano-il... LaC TV LaC News244 punti
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Devo dire che questa esperienza mi sta facendo capire meglio quanto tenessi al Cordusio. Nonostante anch'io negli ultimi anni abbia molto approfittato di Internet, il fatto di avere un mercato fisico dove poter osservare dal vero le cose, anche senza comprare, è un elemento di grande importanza. Conosco il mercato da quand'ero ragazzino, da quando il mio lattaio di fiducia del negozietto di alimentari vicino alla mia rimpiantissima vecchia casa dell'epoca me ne parlò e mi svelò la sua posizione. Con lui spesso discutevo di monete e mi teneva da parte quelle "strane" perchè sapeva che mi piacevano. Ebbene, il pensiero che quel luogo dove ho iniziato seriamente la mia carriera di collezionista potesse finire nei ricordi del passato come il lattaio mi ha messo più a disagio di quanto pensassi.4 punti
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Salve Condivido alcuni francobolli del titolo che mi sono stati donati anni fa. Il primo celebra il V centenario della nascita di Giorgio Vasari. apollonia3 punti
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In tutto questo, non ci siamo certo dimenticati di Theodore Roosevelt. Si era detto che la guerra ispano-americana fu un evento cruciale non solo per la storia degli Stati Uniti, ma anche per la vita stessa di Roosevelt, che vi prese parte in prima persona alla testa dei Rough Riders "Cavalieri Ruvidi", questa la traduzione letterale, era il soprannome dato al 1° United States Volunteer Cavalry , uno dei tre reggimenti di cavalleria volontaria degli Stati Uniti creati nel 1898 appositamente per la guerra, e l'unico a prendere parte ai combattimenti. Il nome fu preso in prestito da Buffalo Bill, che chiamò il suo spettacolo western itinerante "Buffalo Bill's Wild West and Congress of Rough Riders of the World". Roosevelt era stato, fin dal principio, tra i più accesi sostenitori di un intervento americano a Cuba, e quando questo infine fu deciso, non esitò a lasciare l'incarico di sottosegretario alla Marina, e ad arruolarsi. Personaggio già famoso, il suo arrivo nei Rough Riders attirò "strani" volontari da ogni parte d'America: playboy, esponenti del "bel mondo" newyorchese come Willy Tiffany, un piantatore della Louisiana, un giocatore di football, John Greenway, e Bucky O'Neill, un ex-sceriffo dell'Arizona su cui torneremo. A comandarli, all'inizio, non fu Roosevelt ma, in virtù della superiore esperienza militare, Leonard Wood, che assunse il grado di colonnello. Roosevelt era il suo vice, con il grado di tenente-colonnello. Quando, dopo la battaglia di Las Guasimas, Wood fu nominato generale e assegnato al comando della Seconda Brigata, Roosevelt subentrò nel comando,assumendo a sua volta il titolo di colonnello, che gli resterà appiccicato per tutta la vita. Scrisse Roosevelt: "L'uniforme dei Rough Rider era un cappello a tesa larga, una camicia di flanella blu, pantaloni marroni, leggings e stivali, con fazzoletti annodati liberamente intorno al collo. Sembravano esattamente come dovrebbe apparire un corpo di cavalleria da cowboy." Dopo un periodo di addestramento, il 29 maggio 1898, 1.060 Rough Riders e 1.258 tra cavalli e muli si avviarono per raggiungere, via treno, Tampa, in Florida, da dove sarebbero partiti per Cuba. Il gruppo attendeva l'ordine di partenza dal Maggior Generale William Rufus Shafter . Sotto forte sollecitazione da Washington, il Generale Shafter diede l'ordine di inviare le truppe in anticipo, prima che fossero disponibili sufficienti mezzi di trasporto. A causa di questo problema, solo otto delle 12 compagnie dei Rough Riders furono autorizzate a lasciare Tampa per partecipare alla guerra, e molti cavalli e muli furono lasciati indietro Il 23 giugno, sbarcarono a Cuba. petronius2 punti
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Non capisco questa opinione cattiva sulle SRL. E' una forma societaria, non un'associazione a delinquere. Poi, ovviamente, dipende dai soci. Arka (amministratore di una SRL ) # slow numismatics2 punti
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Oggi la presenza dei banchetti ha fatto la differenza. Bellissimo ritrovarsi a guardare le monete sui vassoi. Bella mattinata baciata anche dal sole. Da quanto dicono gli espositori non ci dovrebbero essere ulteriori interruzioni. Sono fiducioso e spero che non ci saranno sgradite sorprese. Un augurio di buone feste a tutti gli appassionati ed arrivederci al 28 dicembre.2 punti
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Buongiorno a tutti Denaro viennese di Savoia II Typo D/ SABAVDIE R/ SABAVDIE CP Zecche : Chambéry C 518 R52 punti
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😂grazie a tutti delle risposte!purtroppo non essendo esperto mi sono basato su quello che offriva il web! comunque mi piace molto questo studio e vorrei approfondire e saper riconoscere veramente una moneta rara, un errore di conio ecc. grazie ancora!2 punti
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Bella notizia! Domenica peraltro sarò a Milano, anticiperò l’arrivo così da riassaporare il mercatino domenicale! spostarlo altrove non sarebbe la stessa cosa, spero rimanga lì o nelle immediate vicinanze2 punti
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Moneta tra le più comuni delle emissioni di Sede Vacante se proveniente da montatura o in bassa conservazione, ma incredibilmente rara se ben conservata e senza ritocchi. Recentemente son riuscito ad aggiungere un esemplare molto gradevole in collezione, dopo svariati anni di attesa. M2 punti
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Buongiorno, seguendo altro post simile nei giorni scorsi - e vedendo quanti approfondimenti si riescono ad innescare - mi sono ricordato di questo biglietto di posta militare, scritto il 9 settembre e che, tra l'altro, trasmette tutta la "difficoltà" di quei giorni. Come potete rilevare, i timbri che potrebbero aiutare a individuare strutture e reparti non sono ben visibili, peraltro già dall'intestazione si nota che l'aviere che scrive si trova a Casarsa. Grazie infinite sin d'ora a chi avrà modo fornire dettagli ed informazioni; sarà un piacere leggerli. Un saluto. Paolo1 punto
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Sposto nella sezione corretta. Arka # slow numismatics1 punto
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Francobollo emesso il giorno 30 luglio 2011 e appartenente alla serie tematica “Il patrimonio artistico e culturale italiano” dedicato a Giorgio Vasari, nel V centenario della nascita, nel valore di € 1,40, raccolto in un foglietto. Il francobollo è stampato a cura del Polo Produttivo Salario, Direzione Officina Carte Valori dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., in rotocalcografia, su carta fluorescente per l’intero foglietto; formato carta e stampa del francobollo: mm 40 x 48; dentellatura: 13 x 13½; formato del foglietto: cm 12 x 14,4; colori. tiratura: un milione di esemplari. La vignetta riproduce un particolare dell’affresco “San Luca dipinge la Vergine” che Giorgio Vasari realizzò intorno al 1565 nella Cappella dei Pittori della Basilica della SS. Annunziata a Firenze.1 punto
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Rende più particolare una moneta già ben gradevole! Complimenti ancora, saluti1 punto
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In realtà 1G 1790 è una NC...comunque cambia nulla come valore in denaro in questa conservazione. Il bello e raro di questi grani sono i pezzi SPL+. Buone vacanze1 punto
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Sì. Ci sono anche altre differenze con la monetazione definitiva.1 punto
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Ciao @Ajax Elagabalo per Antiochia in Siria. https://rpc.ashmus.ox.ac.uk/search/browse?q=Elagabalus+radiate+antioch+s+c+circle1 punto
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Esemplare di notevole bellezza, ottima conservazione e rilievi, un bel regalo natalizio !1 punto
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Concordo, moneta molto bella . Bei rilievi , un piacere per gli occhi. Complimenti e buone feste1 punto
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Parole che valgono più di mille commenti. Il Cordusio non deve diventare un ricordo e men che meno una battaglia di retroguardia. E' un pezzo di storia milanese che coinvolge molti di noi e dobbiamo parlarne al futuro.1 punto
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Esemplare notevolissimo. Davvero molto bello. Rilievi "taglienti" e gradevolissima patina. Bel regalo!1 punto
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@gpittini La classificazione della tua moneta credo sia questa Le scritte si traducono in D/ Imperatore Cesare Marco Aurelio Antonino R/ Durante il proconsolato di Novio Rufo, dei Nicopolitani vicino al Danubio apollonia1 punto
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Invece ha scritto proprio quello che ho detto io, nel momento in cui separa e sottolinea questi comportamenti facendo riferimento solo alla situazione specifica del commercio di monete…. se non avesse avuto nulla da eccepire o da rivendicare non avrebbe fatto questo distinguo e non avrebbe neanche avuto senso commentare a quello che era stato scritto .., è una situazione estesa, e non avrebbe sentito il bisogno di ritagliarla attorno a questa branca della merceologia.. il fatto che ne abbia sentito il bisogno testimonia che è un punto sentito …1 punto
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Arduo momento no che fa disperare a rd uomo mentono chef a, di s pera r é Buonanotte!1 punto
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Il giglio era il meno...1 punto
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Buonasera. Condivido un mio recente acquisto di dicembre. Si tratta di un 6.400 Reis (anche detta 1 Peca; Reis è il plurale di Real) dell'anno 1780 coniato a Rio de Janeiro quando il Brasile era una colonia del Regno del Portogallo. La moneta pesa 14.34 g, 22 carati, tiratura 343.000 esemplari, presa a poco più del peso dell'oro contenuto. Al dritto troviamo i ritratti, in pieno stile Ancien Régime, della Regina regnante Maria I di Braganza e di suo marito il Re consorte Pietro III: Pietro era lo zio, il fratello del padre di Maria. Maria I salì al trono nel 1777 e verrà soprannominata "a Louca", cioè la pazza, poiché la sua salute mentale andò peggiorando fino ad impedirle di regnare. Al rovescio troviamo lo stemma del Portogallo, con al centro la croce realizzata mediante cinque scudi azzurri contenenti ciascuno cinque bisanti. Pregevole é l'uso di superfici lisce e ruvide (in fotografia purtroppo si vedono poco), come nel velluto della corona o nelle parti in secondo piano, cioè più profonde, dello scudo o anche in alcune pieghe del vestito della Regina. Altre due immagini con una diversa angolazione.1 punto
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Buongiorno, sicuramente la tosatura va ad inficiare sul valore di una moneta, sinceramente non mi sono mai soffermato su questo particolare ma credo che per quanto il valore storico sia immenso non va di certo di pari passi con il suo valore economico, sicuramente anche il livello della tosatura e la rarità di una moneta sono da prendere in considerazione,nel periodo della coniazione al martello molte monete sono state tosate,alcune con parsimonia e senza che se ne intaccasse le legende,in altri esemplari invece la tosatura si è spinta fino al punto dove era visibile solo la testa del Re,in questo caso è da valutare la rarità dell' esemplare,una moneta estremamente comune difficilmente richiamerà l' attenzione del collezionista, generalmente queste monete vengono vendute in lotti con altre monete,nel caso di esemplari rari,o quantomeno ricercati,il discorso cambia,a titolo di esempio un carlino di Federico III d'Aragona, del tipo con "libro in fiamne" ,con legende totalmente tosate ha realizzato circa 70 euro (se ricordo bene) questo perché è una moneta ricercata e che attira l'attenzione anche di chi non segue propriamente quel periodo,io stesso ci avevo fatto un pensierino ma alla fine ho desistito ,preferisco spendere 10 volte tanto e prendere un esemplare,che se anche in BB,sia di conio completo, quindi per rispondere alla tua domanda si può dire che una moneta rara (non rarissima o unica) ma fortemente tosata può arrivare a perdere anche il 90% circa del suo valore, figuriamoci una moneta comune, ovviamente questo non è matematico ma potrebbe essere un metro di paragone...1 punto
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Erano diversi i dettagli che secondo me non erano a favore dell' autenticità,in primis quelle sfogliature di metallo dietro la testa del Re...1 punto
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Buongiorno a tutti! Espando questo mio vecchio topic aggiungendo l'ulteriore evoluzione delle monete d'argento di grosso modulo del Giappone dopo la serie degli Yen d'argento (durata appunto dal 1870 al 1914). Dopo il 1914, le monete di grosso modulo non furono più coniate, ne avevano forse fatte abbastanza e sempre comunque intese per la circolazione in territori extra nazionali come Taiwan. In Giappone erano di fatto state ritirate dalla circolazione ancora prima del 1900. Successivamente il Giappone entrò nel periodo pre-WW2 e poi WW2 dove l'economia fu decimata dalle spese belliche. Dopo la resa il sistema monetario fu stravolto introducendo i nuovi Yen e l'argento fu usato solo per alcuni anni per le monete da 100 Yen. Dopo la WW2, l'evento forse più importante per il Giappone in cui si volle dimostrare la fine della crisi post-WW2 furono sicuramente le olimpiadi del 64. Per questo fu coniata la moneta commemorativa da 1000 Yen in argento. finalmente il grosso modulo riappariva nelle tasche (o cassetti in questo caso) dei Giapponesi! Il design è famosissimo e molto bello, con un prominente Fuji-san. Tiratura molta alta (15 milioni) e risulta tutt'ora una moneta molto comune ad eccezione delle altissime conservazioni o proof. Dopo questa moneta, ci furono più di 20 anni senza un'altra commemorativa in Argento di grosso modulo, fino al 1986 quando si volle festeggiare il 60esimo anno di regno di Hirohito. Anche in questo caso tiratura molto alta (10 milioni) e per questo risulta una moneta molto comune, che si trova ancora oggi spesso nei blister nella zecca originali. Venne assegnato il valore simbolico (ma comunque onorato) di 10.000 yen; tant'è che ne esistono anche dei falsi anche se ideati per il valore di facciata e non quello numismatico. Passato il 1986 ed avvicinandoci ai nostri giorni, iniziarono le serie colorate delle prefetture o alcune per eventi minori e comunque a mio avviso non fondamentali per la storia del paese. Insomma, dopo la 10000 Yen di Hirohito non ho ancora trovato un degno successore! Trovo particolarmente interessante il confronto tra i vecchi Yen e la moneta del 1964 per mostrare l'inflazione che rimodulò completamente il valore dello Yen, così come il passaggio poi alla 10.000 dove fondamentalmente l'argento venne ufficialmente relegato alla sfera commemorativa dove il valore facciale e del metallo non avevano più alcuna correlazione. Eccole tutte e 4 assieme! A presto!1 punto
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Ciao e tutti, I have found some more references, and catalogued them below. Importantly, there is also one more reference by Caltabiano in 1992, the "Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae". It has an entry for Messana written by Caltabiano herself. Available online https://archive.org/details/limc_20210516/Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae/LIMC VI-1 Kentauroi et Kentaurides-Oıax/page/n381/mode/1up This is the most explicit, Caltabiano writes "(Μεσσάνα, Messana) Personificazione della omonima città in Sicilia, nota dalle monete della polis peloritana soprattutto del V sec. a. C., in cui compare come auriga di una pariglia di mule." and then has a whole paragraph discussion about it. Caltabiano in three of her works never calls Messana nymph. I think the issue in the modern day may lie with SNG ANS 4 though. Unfortunately I don't have a physical copy, but they have a database online (though there are some gaps in that database as well). But on the online database for a few coins they are listed as Nymph and Massana (not Messana) https://numismatics.org/collection/1944.100.8636. The Dewing sale also follows SNG ANS where they cite it explicitly. I think SNG ANS 4 was a recent major general english reference that was right before many of the major modern auction houses. The next one after that was Hoover HGC 2 in 2012. Though as well even some earlier English sales say Nymph like the Lockett sale. It is still unclear though to where the auction houses would be getting this from. Most agree no nymph Messana. Honestly I just think people like nymphs and unless you know the reason that Anaxilas renamed Messana based on Messene, it is very to believe there is an eponymous nymph of Messana as there are other eponymous nymphs in Sicily. That pattern just fits which makes it convenient to guess. Likely multiple catalogers did it independently at various points. The real problem is the internet and AI. Now if you search it up all the incorrect auction houses pop with their listing saying nymph Messana. There is likely almost no way to correct this I think now the auction houses will be forever saying nymph Messana. If possible could one of you provide me with a quote from Caltabiano's 1993 work on one of the coins with the female auriga?1 punto
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DE GREGE EPICURI I tondelli venivano preparati per fusione, niente di strano quindi se residua piccola parte dei codoli.1 punto
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Buonasera. Un tornese 1599 con data e rovescio ben conservato per Filippo II di Spsgna. Postumo dunque. Sul ritratto, il punto per centrare la moneta? Cosa non perfettamente riuscita :)) Moneta che non si vede spesso. Graditi i pareri. Buona serata. Cristiano.1 punto
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Per Napoli ci sono: - il Magliocca, “La moneta napoletana dei Re di Spagna nel periodo 1503-1680” edito da Nomisma. - il MIR, edito da Varesi - i due volume editi da dalla libreria Diana (qui ne trovi uno: http://www.classicadiana.it/libreria/content/dandrea-andreani-c-perfetto-s-le-monete-napoletane-da-filippo-ii-carlo-vi) Per le papali: - Muntoni, cofanetto da 4 volumi https://www.lafeltrinelli.it/monete-dei-papi-degli-stati-libri-vintage-francesca-muntoni/e/2562817528903 - MIR, in quattro volumi. iIl periodo dal ‘500 in poi inizia dal secondo volume. Ti consiglio di cercare sul forum informazioni e opinioni, così da farti un’idea di quale volume faccia al caso tuo I link che ho inserito sono solo a scopo indicativo, e non vogliono rappresentare alcun consiglio per l’acquisto1 punto
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LA PRIMA GUERRA SANNITICA E LA MONETAZIONE ROMANO-CAMPANA La monetazione romano-campana nasce da un fatto straordinario: la deditio di Capua. A metà del IV secolo a.C. Roma era una potenza regionale, che controllava a fatica il Lazio, dopo aver inferto una dura sconfitta ai Galli nella battaglia dell’Aniene (360 a.C.). La più popolosa città italica era invece, probabilmente, la ricchissima Capua, fondata dagli Etruschi quando i loro possedimenti si estendevano a sud fino alla Campania. Nel 343 a.C. gli ambasciatori di Capua si presentarono al Senato, chiedendo la protezione di Roma contro le pressioni di un bellicoso popolo che la minacciava, i Sanniti. Il Senato negò questa protezione, in quanto aveva precedentemente stipulato un patto di non aggressione con i Sanniti, e allora accadde l’incredibile: gli ambasciatori “regalarono” Capua - con tutti i suoi beni, i suoi edifici e i suoi cittadini - a Roma, che ne facesse ciò che voleva. Tanta era l’autorità dell’Urbe, che i cittadini della più grande città italica preferirono rischiare di essere fatti schiavi, pur di entrare sotto la sua egida; questa fu la deditio di Capua. Costretti da questa mossa, i Romani entrarono in guerra contro i Sanniti per proteggere la città campana divenuta loro proprietà, e li sconfissero nel 341 a.C. I Latini, erroneamente convinti che la guerra sannitica avesse prostrato Roma, approfittarono per tradirla e nel 340 a.C., alleatisi con i Volsci, la attaccarono; ripetutamente sconfitti, furono debellati nel 338 a.C. Nell’occasione, i Romani vinsero il primo grande scontro navale della loro storia, la battaglia di Anzio (in realtà avvenuta al largo di Astura, ove oggi si erge l’omonima torre); smontarono allora i rostri delle navi nemiche, li portarono nell’Urbe e - a perenne memoria di quello evento - li collocarono come ornamenti ai lati della tribuna del Foro, da cui i magistrati parlavano alla folla. Tale tribuna, da allora, fu chiamata per sineddoche “rostra”. Con l’annessione di Capua, Roma espanse il suo dominio in Campania; ne furono intimorite le altre due città che aspiravano a dominare quella regione, Nola (controllata dai Sanniti) e Taranto (il più importante centro della Magna Grecia). Nel 328 a.C. tutte e tre le città inviarono proprî ambasciatori nell’altro potente centro campano, la magno-greca Neapolis, chiedendone l’alleanza. Una fazione di Napoletani si schierò con i Sanniti, facendo entrare un loro esercito in città; accorsero allora le legioni e cinsero Neapolis d’assedio. Si ribellò la fazione favorevole a Roma e, con uno stratagemma, convinse i Sanniti ad allontanarsi. Fu così che nel 327 o 326 a.C. Roma e Neapolis strinsero un patto di alleanza, il foedus neapolitanum, che diede avvio a una stabile e duratura amicizia fra le due città. Per celebrare questo evento, quell’anno Neapolis emise una propria piccola moneta in bronzo, sostituendo la legenda NEAΠOΛITΩΝ con ΡΩΜΑΙΩΝ (in genitivo plurale); faceva così la sua comparsa una prima moneta coniata “dei Romani”, RRC 1/1, oggi estremamente rara. Pochi anni dopo i Romani sentirono il bisogno di collegare stabilmente i due più grandi centri urbani dello Stato, Roma stessa e Capua. Fu così che nel 312 a.C. il censore Appio Claudio Cieco avviò i lavori per la costruzione della prima strada al mondo, la via Appia, terminata nel 308; per pagare i lavori fu emessa la prima, vera moneta romana coniata, (tenuto conto che RRC 1/1 aveva forse una funzione meramente commemorativa): la RRC 13/1; portava anch’essa la legenda in genitivo plurale, ma in Latino arcaico, ROMANO. Dopo di allora, i Romani cominciarono a usare monete in argento e bronzo, che si ritiene che siano state coniate, per conto dell’Urbe, in zecche campane (molte, forse, proprio a Capua) e sono quindi definite “monete romano-campane”. La loro datazione è discussa, ma dovrebbe comunque risalire agli inizi del III secolo a.C. Queste emissioni assomigliavano a quelle magno-greche per lo stile dei disegni, per il valore nominale (in particolare, le monete in argento erano didracme, ossia valevano due dracme; il valore di quelle in bronzo è invece dubbio, perché anche in ambiente italiota ce n’era una grande varietà) e per l’adozione di una legenda al genitivo maschile plurale (ROMANO; le monete greche erano infatti monete “dei popoli”, non “delle città”). Per quanto riguarda l’iconografia, talvolta essa di chiara ispirazione magno-greca (un bronzo copia, addirittura, una moneta dell’Egitto), ma non mancano tipi prettamente romani, come la lupa che allatta i gemelli sulla didracma RRC 20/1. Particolarmente curioso è, in questo periodo, il bronzo di cui ci sono pervenute le quantità più grandi, RRC 17/1. Anch’esso reca la legenda ROMANO, ma esiste una grande varietà di errori ortografici (ROMAO, ROMAAO, ROMAAC, ROMAAOC, ROMNAO, ROMANC, ROMAAN, etc.); in alcuni casi le lettere latine sono frammiste a quelle greche (ROMΛΛC, ROΛNWO). Questo testimonia che gli incisori non conoscevano bene l’alfabeto latino essendo, probabilmente, di cultura greca; ma forse testimonia anche che, in un’epoca così antica, la scrittura era talmente poco diffusa che il Governo romano non aveva problemi a immettere in circolazione anche le monete “sbagliate”. ILLUSTRAZIONI La moneta di bronzo RRC 1/1, con legenda in Greco. La didracma RRC 13/1. Di questa moneta sono noti 15 conî al dritto e 20 al rovescio; fu quindi, probabilmente, un'emissione abbondante. Babelon e Grueber la datano al 335 a.C., Coarelli al 326-312, Breglia al 320, Pedroni al 275, Crawford inizialmente (nel RRC) al 280 ma poi (in Coinage & Money under the Roman Republic, 1985) al 310, collegandola appunto ai lavori per l’Appia. Sembra quindi realistico datarla a fine IV secolo. È discusso il significato dell’iconografia; potrebbe essere una copia di tipi magno-greci, ma alcuni autori credono che si tratti di una precisa scelta legata alla tradizione di Roma: secondo Coarelli, infatti, la moneta richiama, al dritto, l’immagine dell’ara Martis e rinvia, quindi, al lustrum che concludeva la censura, mentre al rovescio allude la cavalleria e la Campania; complessivamente sarebbe quindi un’allusione a una recognitio equitum (censimento di cavalieri) campani che potrebbe essere avvenuta a seguito della concessione della cittadinanza optimo iure ai Capuani (avvenuta dopo il 338-334). Pedroni ritiene invece che la moneta alluda alla cerimonia, tipicamente romana, dell’October equus. Il bronzo RRC 16/1 La didracma RRC 20/1 Esemplari di RRC 17/1 con differenti legende (corretta la prima, errate le altre)1 punto
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Quello di @fabry61 è lo spirito del cacciatore di monete. Vecchi documenti, vecchie descrizioni di una moneta .... il desiderio di cercarla e trovarla ... Spirito di ricercatore, spirito di studioso .... Ben lontano dal collezionismo di chi fa uno spunto su un catalogo quando acquista una moneta già ben descritta e catalogata.1 punto
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