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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 12/22/25 in tutte le aree
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Buon pomeriggio a tutti! Quest'oggi condivido con voi un mio recente acquisto, si tratta di un Soldo per la Principesca Contea di Gorizia e Gradisca battuto nel 1800 durante il regno dell'ultimo Sacro Romano Imperatore Francesco II d'Asburgo-Lorena presso la Zecca di Gunzburg (H). La moneta in questione, classificata come comune, versa, a mio parere, in condizioni più che buone. Il conio presenta: al dritto, lo stemma coronato della Contea di Gorizia e Gradisca, formato dal leone rampante goriziano e dalle bande di Aquileia entro un ornato. Al rovescio, invece, entro un cartiglio riccamente decorato sono poste, su quattro righe, le scritte 1 SOLDO, il millesimo 1800 ed il marchio di zecca H. Il 1800, millesimo impresso su questa moneta, fu un anno significativo per la monarchia asburgica, una sorta di "crinale storico" in cui le ambizioni del Sacro Romano Impero si scontrarono con l'inarrestabile ascesa del Generale francese Napoleone Bonaparte il quale, rientrato a Parigi dall'Egitto nel 1799, riuscì, con il Colpo di Stato del 18 Brumaio, a farsi nominare Primo Console della Repubblica Francese. In breve tempo, Napoleone Bonaparte organizzò e diresse con successo un audace attraversamento delle Alpi volto a prendere alle spalle l'esercito asburgico intento ad assediare le truppe francesi bloccate a Genova. Il momento di massima tensione, però, si ebbe il 14 Giugno 1800 nella piana di Alessandria con la celebre Battaglia di Marengo. Inizialmente, le truppe del Sacro Romano Impero guidate dal Generale von Melas sembrarono avere la meglio, tanto che il comandante, sicuro dell'esito vittorioso della battaglia, lasciò il campo anzitempo. Fu però il tempestivo arrivo dei rinforzi francesi a trasformare quel successo in una rovinosa disfatta per gli imperiali. Questo scontro non fu una semplice sconfitta militare, ma un cataclisma politico: con la successiva "Convenzione di Alessandria", gli Asburgo furono costretti a rinunciare definitivamente al Ducato di Milano e a ritirare le proprie guarnigioni da gran parte del Nord Italia facendole convergere tutte a Mantova divise in tre colonne. Mentre l'influenza asburgica in Italia vacillava, il colpo di grazia giunse alla fine dell'anno sul fronte tedesco: la sconfitta subita a Hohenlinden nel mese di Dicembre per mano del generale Moreau annientò ogni residua speranza di riscossa, costringendo l'imperatore Francesco II d'Asburgo-Lorena a piegarsi alle dure condizioni della Pace di Lunéville. Quel passaggio segnò l'eclissi definitiva del predominio asburgico in Europa centrale e in Italia, anticipando la crisi che avrebbe portato, di lì a pochi anni, al tramonto formale del millenario Sacro Romano Impero in favore della più modesta, seppur resiliente, dignità imperiale austriaca. Colgo l'occasione per augurare a tutti i lettori un sereno Natale!4 punti
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Intanto faccio gli auguri agli amici del forum, siamo sotto le feste, che porti un buon anno di belle monete a tutti! Tornando alla moneta, la posto dopo tanto che non mettevo piú nulla, visto che adesso sembrano andare di moda i talleri Medicei e che le conservazioni portano alle stelle anche date meno rare, qui si unisce la raritá del Tondello con una patina tendente al blue e la notevole conservazione (credo tra le piú belle di sempre del 1611). La moneta ha inoltre una particolaritá, qui non ho potuto caricare al max della potenza le foto, ma un idea la rende.. La sua particolaritá è nella legenda, riporta al diritto DU invece di DUX e per ora è il solo esemplare che ho trovato con tale particolare. I coni sono del Tarchiani e con Cosimo II raggiungono a parer mio il max della bellezza sui Talleri dei vari granduchi e dei vari incisori. Per non parlare appunto delle piastre del Cosimo II per Firenze dove l'incisione e il ritratto e dettagli lasciano aprire la bocca.. Come per tutte le monete Medicee, conservate Ve ne sono poche e per alcune date non vi sono. Un saluto Buon Natale FoFo4 punti
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Buongiorno e Auguri a tutti. Mi è arrivato oggi questo nuovo denaro, che per le sue caratteristiche (sono visibili tutte le caratteristiche del volto) è un pezzo da novanta (aimé come il prezzo).3 punti
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Buon giorno, mi pare che si stia menando inutilmente il can per l'aia. Capisco le preoccupazioni di @viganò. Tuttavia @Tinia Numismatica , @Arka e @bizerba62 e @aemilianus253 mi sembra abbiano detto tutto quello che si poteva dire a riguardo. L'unica ditta che può dare maggiori informazioni è la stessa Bertolami, che nessuno ti vieta di contattare privatamente, se sei un cliente e temi ripercussioni sui tuoi acquisti. Per quel che vale, la casa d'aste è perfettamente attiva. Non vedo in preparazione aste di numismatica, per ragioni facilmente comprensibili, ma gli altri dipartimenti lavorano serenamente. Questo dovrebbe eliminare un pò di preoccupazioni.3 punti
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Vorrei commentare una moneta esitata in una recente asta. Il titolo di questa discussione non intende criticare una conservazione o fare riferimento a procedure chimico-fisiche atte a migliorare l'aspetto di una moneta, anzi ... Intende solo evidenziare come una moneta possa essere considerata sotto vari punti di vista e giudicata in modo molto diverso da esperti del settore. La moneta in questione è la Lira di Bologna 1712, battuta sotto il pontificato di Clemente XI, e di cui porta le insegne. Si tratta di una tipologia estremamente rara (dire R3 o R4 in questo caso conta poco, dato che gli esemplari comparsi in pubblica asta negli ultimi 50 anni sono solo 2). Il MIR la classifica al nr. 2330/2 e la illustra con la foto dell'esemplare Montenapoleone 4 (collezione Muntoni) del 1984. Nella recente asta di Natale "Nomisma Aste" del 14/12/2025 al nr. 661, è comparsa una di queste monete con la seguente descrizione: "Clemente XI (1700-1721) Bologna - Lira da 20 Bolognini 1712 - Munt. 181 AG (g 6,12) RRR Esemplare di eccezionale qualità con magnifica patina di monetiere. Moneta estremamente rara da reperirsi e indubbiamente il miglior esemplare che sia apparso. Lievi debolezze dovute alla fase di coniazione, ma esemplare assolutamente non circolato. Nell'asta Ranieri 19 del 2024, lotto 52, un esemplare inferiore ha realizzato € 3.300 + diritti. Grading/Status: qFDC-FDC". Si tratta del medesimo esemplare dell'asta Montenapoleone 4, lotto 900, di cui riporto l'immagine (ripresa dal catalogo). In quel caso la moneta era classificata BB.3 punti
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Questo è piuttosto semplice. Per esempio la SRL che amministro io ha lo statuto che riguarda esclusivamente il settore numismatico ed è attiva da 25 anni. Sono tutti dati pubblici e, credo, che diano sufficienti garanzie. Arka # slow numismatics3 punti
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@Kriegsmarine92 complimenti, moneta veramente eccezionale. Concordo con @Pxacaesarche è una moneta che non può mancare in collezioni di imperatori romani proprio perché da il via al nuovo nominale. Da tempo anch'io stavo tentando di acquistarne una ma essendo in questo momento molto attento alle spese mi sono accontentato di una moneta pagata 40 euro di qualità bassa ma con una buona definizione del volto. Peso 4.51g. RIC 263e Contraccambio gli auguri e li estendo a tutto il forum. BUON NATALE!2 punti
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Salve , contraccambio gli Auguri di Buon Natale e di Buon Anno . Quella frattura di conio nel D/R , insieme ad altre caratteristiche del conio , garantisce l' autenticita' della moneta che definirei SPL , senza il "quasi" .2 punti
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Se vuoi una panoramica generale sulla produzione della zecca napoletana puoi provare con il MIR,se invece sei interessato a determinati periodi in particolare e magari approfondire il lato storico e produttivo allora devi orientarti su testi specifici...2 punti
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Ora la moneta è la stessa, ed il collezionista che l'aveva acquistata alla Montenapoleone 4 è il medesimo che l'ha rimessa in asta 40 anni dopo. Effettivamente ha ottimi fondi e un'impronta debole ma non consunta. Mostro alcuni ingrandimenti di diritto e di rovescio. Allora perchè una differenza così importante di giudizio? Credo che il motivo vada ricercato in un conio ormai stanco che ha improntato questo esemplare e che può aver dato l'impressione di usura. A mio giudizio la moneta può essere classificata SPL+ oppure, meglio, con una terminologia non-convenzionale, SUP (che non sta per Superbe = SPL, ma per SUPERIORE, termine ben definito da Alberto Varesi e da alcune case d'asta d'oltralpe).2 punti
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Ribadisco che 25 anni di attività non si improvvisano. E con questo chiudo. Arka # slow numismatics2 punti
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@EmilianoPaolozzi ecco un assaggino sono 328 pg The bronze Coinage in the Roman Empire from 395 AD to Anastasius | Edizionidandrea2 punti
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Decisamente strafottente, il 'nostro' @anon88: nessun saluto, ironico e pungente verso chi gli porge un aiuto disinteressato... Mah... Il buon @iracondo ha voluto evidenziare i ben visibili difetti (non sono un esperto ma sono ben evidenti anche a me), e per 'capolavoro imperfetto già al conio' immagino volesse dire che, nel suo splendore, la moneta è intrinsecamente estremamente delicata e quindi facile a danneggiarsi (dico giusto?), quindi nessuna contraddizione. Quindi @anon88, secondo lei la moneta è senza ombra di dubbio SPL+ come da certificazione? Perchè ha chiesto altri pareri allora? Per sentirsi dire che farebbe un affare? Guardi, allora le dico che, secondo la mia umile opinione da inesperto, la moneta non vale 900€, bensì millemilamilioni di euro (quelli del Monopoli però), e farebbe un affare pagandola metà del PIL italiano. Contento?2 punti
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Oggi la presenza dei banchetti ha fatto la differenza. Bellissimo ritrovarsi a guardare le monete sui vassoi. Bella mattinata baciata anche dal sole. Da quanto dicono gli espositori non ci dovrebbero essere ulteriori interruzioni. Sono fiducioso e spero che non ci saranno sgradite sorprese. Un augurio di buone feste a tutti gli appassionati ed arrivederci al 28 dicembre.2 punti
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Buongiorno a tutti gli amici del forum. Ormai siamo alle porte del Natale e quest'anno sono riuscito a farmi un bel regalo numismatico. Ho, dunque, il piacere di mostrarvi questo bel soldo del 1808 zecca di Milano, una moneta sulla carta comune ma che in questa conservazione, con questi rilievi, con un rame rosso del genere e senza particolari difetti di conio (debolezze, strappi, ecc.) diventa assai ostica da reperire. Purtroppo presenta qualche lieve segnetto a livello del volto di Napoleone, altrimenti sarebbe stato un esemplare davvero eccezionale. Ad ogni modo, mi auguro che sia di vostro gradimento!1 punto
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Carissimi, in occasione degli auguri di Natale, condivido con voi il mio ultimo acquisto dell'anno 2025, un antoniniano dell'imperatore Caracalla, con al rovescio una raffigurazione del Sol Invictus, divinità orientale che veniva festeggiata a seguito del solstizio d'inverno (giorno più buio dell'anno) e la cui festa, durante la quale si celebrava la "rinascita del sole", era intitolata il "dies natalis solis invicti". La moneta La moneta in questione è un antoniniano della zecca di Roma. Al diritto, busto paludato dell'imperatore con la legenda ANTONINUS PIUS AUG GERM, mentre al rovescio il Sol Invictus, con mano destra alzata e globo nella mano sinistra, e legenda PM TR P XVIIII COS IIII PP. Ho realizzato l'acquisto presso una casa d'aste tedesca che garantisce l'autenticità (e relativo indennizzo in caso di errore), e che indica come ultima provenienza un'asta Gorny del 1991 (da cui il collezionista ha acquistato il pezzo). Infine, la moneta dovrebbe arrivare con un'etichetta del collezionista, che non vedo l'ora di vedere e che pubblicherò qui di seguito. La moneta risulta gravemente sottopeso per un antoniniano dell'epoca: solo 3.41 grammi (come riportato sul catalogo). Considerazioni personali Sono contento del prezzo pagato (100 EUR), che per un antoniniano in queste condizioni (personalmente azzarderei un qSPL) mi sembra molto buono. In genere non acquisto monete sottopeso e cerco di restare su quelli che sono i dati ponderali "corretti" per ogni denominazione, soprattutto per quanto riguarda il dato relativo al peso. Con questo antoniniano ho fatto un'eccezione, proprio perché "eccessivamente" sottopeso: mi è sembrato un tangibile esempio dei processi inflattivi emersi con forza durante la dinastia severiana e che continueranno fino al crollo dell'impero di occidente. Un "doppio" denario che pesa quanto un denario normale. Premetto che non ho ancora avuto modo di visionare dal vivo la moneta, che sicuramente (come faccio sempre) sottoporrò anche a certificazione/perizia. Da foto la moneta mi piace molto e mi ha fatto una buona impressione. Tuttavia, ho notato due punti con quelli che sembrano degli eccesso di metallo, sulla corona radiata e sulla fronte, che analizzerò dal vivo nei prossimi giorni. Chiedo anche a voi un parere sulla moneta e su quei due punti specifici: difetti di conio? Colpi (soprattutto sulla fronte, dove forse si vede lo spostamento di metallo), difetti di fusione? Che dire, attendo come sempre pareri, opinioni e critiche. Nell'attesa, auguro a tutti un felice e sereno Natale e un fantastico anno 2026. Tanti tanti auguri a tutta l'utenza del forum La Moneta!1 punto
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Ciao @Ajax, bronzo provinciale di Augusto per Laodicea ad Lycum in Frigia. https://rpc.ashmus.ox.ac.uk/coins/1/28951 punto
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all'oggi amaro mai cedere alloggia M a Roma IC ed è re Buon pomeriggio!1 punto
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Buon pomeriggio @joannes carolus Moneta “pericolosa”… https://numismaticfakes.wordpress.com/2016/05/28/the-fake-coinage-of-lipara-part-ii-with-additions-and-corrections/ Contraccambio gli auguri, apollonia1 punto
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Ciao @Ajax dovrebbe essere Caracalla per Carrhae in Mesopotamia. https://rpc.ashmus.ox.ac.uk/type/750541 punto
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Dall' immagine mi sembrava ci fosse un foglio attaccato.. invece lo scritto e' tutto sul biglietto postale. E' un bel documento.1 punto
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Buongiorno. Complimenti ti sei fatto un ottimo regalo.1 punto
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Su dai, abbassiamo i toni.. Piuttosto aiutiamo a capire meglio chi ha posto la domanda.. Va detto che, nonostante la perizia dica SPL+, ci possano stare scostamenti, solitamente al ribasso, quindi non c'è da stupirsi. Sul forum ci sono moltissime discussioni al riguardo di questa moneta, suggerirei ad @anon88 di fare una ricerca e leggerle per confronto con la moneta postata.1 punto
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Complimenti per questo riassunto storico-numismatico. E’ stato un piacere leggerlo anche per rinfrescare argomenti che con gli anni si stanno sbiadendo nei ricordi. Ho visto che nel pdf hai corretto, rispetto a quanto scritto al commento n. #2, sul conio di martello (rovescio) e il conio di incudine (dritto). Puoi correggerlo anche qui, in quanto più visibile ad una veloce lettura?1 punto
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Biglietto postale in franchigia per le forze armate. La franchigia è autorizzata dal grande timbro reggimentale dove si leggono le parole "fanteria" e "Comando", senza questo timbro la cartolina sarebbe stata tassata a destinazione. Annullo di arrivo meccanizzato doppio cerchio a targhetta di MODENA FERROVIA del 15 IX 43 ore: 18 - 19 .... con targhetta "TACI Ogni Notizia Giova Al Nemico". Sotto esempi piu' nitidi dell' annullo. Personalmente questo tipo di materiale mi piace molto, non è materiale raro ma come dico sempre e' ""materiale irripetibile "" a livello storico postale, tra l'altro la tua cartolina porta la data del giorno successivo all' armistizio. Mi sembra di capire che alla cartolina fu attaccato un foglio di lettera, ... confermi..1 punto
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Queste monete erano denominate "half-joe" in Nord America e nelle Indie Occidentali del settecento e del primo ottocento, dove circolavano diffusamente insieme ai dobloni ispanoamericani e ai pezzi da otto reales...1 punto
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Le spille hanno lo sfondo tricolore in smalto, occhio a non farle cadere, il marchio Lorioli & Castelli è garanzia di autenticità, non sono riproduzioni. Questo il dietro di altra sicuramente originale.1 punto
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Spulciando meglio su "la posta militare italiana 1939/1945" ho trovato l'annullo PM402 dove sono indicati 6 tipologie di annulli tra i quali il primo sembra proprio quello che cercavo, assegnato al Comando base di Durazzo. leggendo le valutazioni aggiuntive sembrerebbe un annullo apposto in transito durante il conflitto italo greco (28/10/40 - 24/04/141)1 punto
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Neanche io, .. si vede lontano un miglio che la cartolina è genuina nel suo insieme. Daro' un occhiata ad altra bibliografia e farò un ulteriore controllo nel caso mi fosse sfuggito qualcosa, a volte si hanno le soluzioni sotto gli occhi e non si vedono.. tu se puoi invialo all' AICPM loro sono degli specialisti.1 punto
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Emissione e corso legale della moneta da 2 euro commemorativa dell' «800° anniversario della morte di San Francesco d'Assisi», a circolazione ordinaria e nelle versioni fior di conio e proof, millesimo 2026. Emissione e corso legale della moneta da 2 euro commemorativa del «200° anniversario della nascita di Carlo Col-lodi», a circolazione ordinaria e nelle versioni fior di conio e proof, millesimo 2026. Emissione e corso legale della moneta d’oro da 10 euro dedicata alla serie «Fontane d’Italia - Fontana del Nettuno - Bologna», in versione proof , millesimo 2026. Emissione e corso legale della moneta d’oro da 50 euro dedicata alla serie «La riedizione della Lira - 50 Lire», in versione reverse proof , millesimo 2026. Emissione e corso legale della moneta d’argento da 1,5 euro celebrativa del «150° anniversario della fondazione del Corriere della Sera», in versione fior di conio , millesimo 2026. Emissione e corso legale della moneta d’oro da 20 euro dedicata alla serie «La riedizione della Lira - 50 Lire», in versione reverse proof , millesimo 2026. Emissione e corso legale della moneta in cupronichel da 5 euro appartenente alla serie «Cultura enogastronomica italiana - Cirò e Cipolle di Tropea - Calabria», in versione fior di conio con elementi colorati, millesimo 2026.1 punto
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Buonasera. Un tornese 1599 con data e rovescio ben conservato per Filippo II di Spsgna. Postumo dunque. Sul ritratto, il punto per centrare la moneta? Cosa non perfettamente riuscita :)) Moneta che non si vede spesso. Graditi i pareri. Buona serata. Cristiano.1 punto
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Ciao, più che essere ribattuta su un' altra piastra è sicuramente una collisione dei coni,come tu stesso hai evidenziato si vede il numerale II del Re tra REGNI e G... Ma se guardi bene c'è una linea curva sotto lo stemma che sarebbe il profilo della parte alta della testa del Re... Ho recuperato il dritto di una piastra del 1836 mettendola a confronto del rovescio della tua che ho girato per renderla speculare,come puoi vedere tu stesso i particolari combaciano...1 punto
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L’invoice è proprio la ricevuta fiscale, non è altro che la denominazione in inglese della fattura1 punto
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Ecco oggi mi è arrivato questo nuovo denaro: La scritta DOMISA sotto al cavallo si intravede a malapena.1 punto
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L’ATTACCO DI ANNIBALE Dopo la sconfitta, Cartagine versava in uno stato di prostrazione economica. Amilcare Barca, il generale che aveva combattuto in Sicilia, propose di conquistare l’Hispania (attuale penisola iberica); sebbene non autorizzato, partì comunque di propria iniziativa con un gruppo di mercenari e il figlio Annibale (di 10 anni), percorse in marcia la costa africana, attraversò lo stretto di Gibilterra e, in pochi anni, conquistò gran parte della penisola. I Barca crearono così un nuovo Stato (seppur formalmente vassallo di Cartagine) e ne posero la capitale in una città fortificata da loro stessi fondata, Qart Hadasht (odierna Cartagena). Nel 221 il comando dei territori punici in Hispania fu assunto da Annibale, che aveva solo 26 anni. Prima di lasciare Cartagine il padre l’aveva condotto in un tempio e, al cospetto degli dei, gli aveva fatto giurare odio eterno contro i Romani: il giovane non aveva dimenticato quel giuramento e intendeva onorarlo. Attaccò e distrusse Sagunto, città alleata di Roma; iniziò così nel 219 a.C. la Seconda Guerra Punica. Annibale, con una manovra inaspettata e passata alla storia, aggirò le legioni inviate a combatterlo e, valicate le Alpi, si presentò nel 218 direttamente in Gallia Cisalpina, dove sconfisse l’esercito romano prima sulle sponde del Ticino, poi su quelle della Trebbia. Nel tentativo di tagliare le linee di rifornimento cartaginesi Roma, nel 218 e 217, inviò due eserciti in Hiberia (area settentrionale dell’Hispania), agli ordini di Gneo Cornelio Scipione e di suo fratello Publio. Nel frattempo, tuttavia, in Italia Annibale riportava un’altra grande vittoria, presso il lago Trasimeno. ___________________________ Roma reagì schierando una forza imponente per schiacciare l’invasore, 80.000 fanti contro 40.000. Lo scontro titanico fra i due eserciti avvenne nel 216 a.C., nella pianura di Canne. Fu, come noto, una disfatta totale: morirono 50.000 soldati, un console, due questori, ventinove tribuni e ottanta appartenenti alla classe senatoria; altri 15.000 furono fatti prigionieri. All’improvviso, Roma non aveva più un esercito, né una classe dirigente. Una parte dei sopravvissuti scortarono l’altro console a Roma; altri 10.000 legionarî, invece, si asserragliarono a Canosa. Qui un nobile li convinse dapprima che era necessario abbandonare la Repubblica, ormai condannata a soccombere, per cercare fortuna come mercenarî in Oriente; fu un tribuno, Publio Cornelio Scipione (figlio dell’omonimo[1] inviato a combattere in Hiberia), che aveva solo 20 anni ma aveva già combattuto sia al Ticino sia a Canne, a convincerli a non disertare. Il Senato tuttavia, saputo della loro seppur momentanea mancanza di lealtà, li condannò all’esilio: furono riorganizzati in due legioni (da allora denominate Cannenses) e inviati in Sicilia, dove avrebbero atteso sino alla fine della guerra. La capitolazione di Roma dovette sembrare prossima: negli anni successivi la tradirono molti alleati, fra cui Capua (216 a.C.) e Siracusa (215); entrò in guerra, al fianco di Annibale, anche Filippo V re di Macedonia (215); scoppiò una rivolta in Sardegna (215) e gli eserciti cartaginesi conquistarono Agrigento (213) e Taranto (212). In Hispania, infine, Asdrubale, fratello di Annibale, sconfisse e uccise i due Scipione (212): solo la strenua resistenza opposta dall’esercito romano sul fiume Baetis (odierno Guadalquivir) evitò una disfatta totale. ___________________________ In questi primi, concitati anni di guerra Roma continuò a finanziare lo sforzo bellico con le monete che già possedeva, il quadrigato e l’aes grave, che subirono un costante e accentuato fenomeno di svalutazione. Per quanto riguarda i bronzi, nel 217-215 a.C. Roma emise la serie semilibrale[2] RRC 38 che comprendeva tutti i nominali dall’asse alla quartoncia, ma presentava una particolarità: mentre asse, semisse, triente e quadrante furono realizzati per fusione e costituirono una delle ultime emissioni di aes grave, i nominali più piccoli furono realizzati per coniazione e costituirono, quindi, le prime monete coniate di valuta romana (espresse, cioè, in once). Per quanto riguarda l’iconografia, fu ripetuta la sequenza della serie RRC 35 (Giano, Saturno, Minerva, Ercole, Mercurio e Roma, con la prora navis al rovescio) ma furono aggiunti due nominali più piccoli, semioncia e quartoncia, riproponendo rispettivamente Mercurio e Roma. Peraltro, questa fu l’unica occasione in cui fu emessa la quartoncia. Ma successe anche un fatto peculiare: fu emessa, in contemporanea, un’altra serie interamente coniata, la serie collaterale[3] RRC 39, comprendente i soli nominali dal triente alla semioncia. La particolarità e la bellezza di questa serie consiste nelle iconografie: sul triente, una testa diademata femminile (forse Giunone) al dritto, Ercole che afferra per i capelli un centauro e impugna la clava al rovescio; sul quadrante, la testa di Ercole avvolta nella pelle leonina al dritto, il toro rampante sopra a un serpente al rovescio; sul sestante, la lupa che allatta Romolo e Remo al dritto, un’aquila o corvo con un oggetto nel becco (un fiore? cibo per i gemelli?) al rovescio; sull’oncia, la testa (con vista frontale) del Sole al dritto, il crescente della luna e due stelle al rovescio; sulla semioncia, infine, una testa turrita (forse Roma, oppure Cibele) al dritto, un cavaliere al galoppo con la frusta in mano al rovescio. Tutte portano la legenda “ROMA” al rovescio e tutte (eccetto la semioncia) il simbolo del valore su entrambe le facce. L’interpretazione di queste iconografie resta un mistero; fra l’altro, fu la prima volta in cui Giunone, il Centauro, l’aquila, il toro con il serpente, Cibele e il Sole vennero raffigurati su monete. Un’ipotesi è che le monete, lette in sequenza, narrino una storia mitologica, ma non si capisce quale[4]. Un’altra, è che si tratti simbologie slegate fra loro: “La serie colpisce per l’essere molto curata artisticamente e per la tematica, in parte estranea alla compassata tradizione repubblicana. … Il centauro trova riscontro nelle monete di Larino, la testa del sole ed il crescente nelle monete di Venusia. Per contro la tipologia del sestante è tipicamente romana … . Il quadrante, con il toro cozzante, trova riscontro sia in una precedente tipologia dell’aes grave, che nella monetazione di Arpi, Posidonia e Thurii. Giunone, diademata e con scettro, era venerata a Roma come a Lanuvium. I tipi quindi non sono originali ma sembrano un misto di tipologie dei diversi stati centro italici (principalmente campani) gravitanti su Roma”[5]. Una terza ipotesi, suggestiva, è che questa serie sia stata emessa per stimolare nei Romani il desiderio di rivalsa, dopo la disfatta di Canne, auspicando la sconfitta di Cartagine sui nominali maggiori (dove la vittoria finale sarebbe simboleggiata da Ercole che uccide il centauro sul triente e dal toro che schiaccia il serpente sul quadrante) e parallelamente magnificando la grandezza di Roma su quelli minori; l’oncia, in particolare, potrebbe essere un’allusione alle tradizioni del mondo contadino, legato ai cicli del sole e della luna[6], e al mos maiorum. Per quanto riguarda la semioncia, qualora essa raffiguri Cibele e non Roma, la circostanza potrebbe essere collegato al fatto che anni dopo, nel 204 a.C., per scongiurare proprio il pericolo di Annibale (che ancora spaventava l’Urbe), secondo un consiglio tratto dai Libri Sibillini, una pietra nera, simulacro della dea, fu prelevata a Pessinunte e trasportata a Roma, dapprima nel Foro poi sul Palatino: è forse possibile quindi che un’invocazione alla medesima dea fosse già stata fatta anni prima, e questa moneta la richiami. Resta il grande fascino di questa serie, fascino alimentato anche proprio dal mistero che avvolge il significato celato nelle sue rappresentazioni. ___________________________ Anche se sembrava sull’orlo della disfatta, Roma non si arrese. Schiacciò la rivolta sarda (215 a.C.). Organizzò un nuovo esercito e lo inviò contro Filippo V (214). Assediò e conquistò Siracusa (214-212) e Capua (212-211). ___________________________ Nel 211 a.C. Annibale cominciò a capire che sarebbe stato difficile piegare Roma e decise di tentare una mossa disperata: marciò, a sorpresa, direttamente contro l’Urbe. La sua iniziativa provocò spavento e turbamento, ma i Romani non si persero d’animo; un esercito al comando del proconsole Fulvio Flacco, pur essendo dietro a quello cartaginese, riuscì a marce forzate a superarlo e giunse a Roma prima di esso, apprestandosi a difenderla. Annibale fece allora accampare i suoi soldati vicino alle mura di Roma; l’ostinata determinazione di Roma a non arrendersi doveva aver già provato il suo morale, quando giunse una notizia che, seppur banale, gli fece capire quanto poco i Romani lo temessero: dentro le mura dell’Urbe, il terreno su cui aveva posto il proprio accampamento era stato venduto, e il prezzo non era per nulla diminuito malgrado la sua presenza. Scoraggiato, si ritirò con il suo esercito in Campania. NOTE [1] I nobili romani avevano l’abitudine di dare, ai maschi primogeniti, il medesimo nome del padre. Questo crea a volte (non qui) incertezze sull’esatta identificazione di alcuni personaggi storici. [2] Così denominata perché l’asse aveva un peso teorico di mezzo asse librale (anche se, nella realtà, pesava spesso di meno: gli assi pervenutici vanno da 100 a 160 g circa). [3] Così chiamata perché emessa “a lato” della RRC 38. [4] Ercole e il centauro, ad esempio, sembrano alludere alla lotta fra il semi-dio e Nesso (centauro della Tessaglia), di cui non si conosce alcun collegamento con la leggenda della lupa che allatta i gemelli. [5] Salati e Bassi in “Cronaca Numismatica”, 5/6/2020. [6] Le due stelle potrebbero essere i Dioscuri, o Phosphorus ed Hesperus, rispettivamente stella del mattino e della sera. ILLUSTRAZIONI Asse fuso RRC 38/1 Quartoncia coniata RRC 38/8 Sestante della "serie collaterale" RRC 39/3 Sestante RRC 42/3. Questa moneta, oggi rarissima, fu emessa in Sicilia, forse a Katana (Catania), durante l’assedio di Siracusa; si pensi: era là, quando un legionario uccise, per errore, Archimede.1 punto
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LA NUOVA ZECCA DI ROMA E IL QUADRIGATO Nel 269 a.C., durante il periodo intercorso fra la fine della guerra contro Taranto e l’inizio di quella contro Cartagine, a Roma furono adottate due iniziative di politica monetaria. In primo luogo fu creata una zecca, all’interno o nei pressi del tempio capitolino di Giunone “Moneta” (cioè “Ammonitrice”; proprio per questa collocazione della zecca il termine passò a significare, per metonimia, la moneta stessa). Sappiamo da Zonara (storico di epoca bizantina) che questa innovazione fu resa necessaria a seguito dell’afflusso a Roma di ingenti quantità di metallo prezioso da monetare; si ritiene che esse siano quelle depredate due anni prima a Rhegium, delle quali ci narra un altro storico, Dionigi di Alicarnasso. In realtà, la magistratura preposta a controllare l’emissione di moneta, i tresviri aere argento auro flando feriundo, esisteva a Roma già da 20 anni[1]; si ritiene tuttavia che la zecca sia stata istituita solo in seguito perché inizialmente l’aes signatum e grave poteva essere fuso in officine estemporanee, mentre la produzione di monete coniate veniva appaltata a Capua o altre zecche campane. La seconda innovazione è quella di cui riferisce Plinio, quando afferma che quell’anno fu “segnato” l’argento; sembra doversi intendere che, in occasione dell’apertura della zecca capitolina, Roma emise una moneta d’argento in qualche modo innovativa e resta da capire quale essa fosse. Sappiamo che nel corso del secolo si succedettero tre tipi di monte d’argento in qualche misura innovative, ossia (in ordine cronologico) didracme romano-campane con legenda “ROMA”, quadrigati (che sono anch’essi didracme, ma abbastanza innovative) e denarî; collocare una di tali monete al 269 a.C. fa slittare, avanti o indietro nel tempo, le altre, modificando di conseguenza tutta la cronologia della monetazione repubblicana. In passato molti numismatici ritenevano che nel 269 fosse stato introdotto il denario, ma occorre specificare che oggigiorno questa teoria ha pochissimi sostenitori. Nella neonata zecca di Roma potrebbero allora essere state emesse, per prime, le monete romano-campane con legenda “ROMA”. Infatti, a un certo punto della loro storia i Romani cambiarono la legenda delle proprie monete coniate (non solo quelle d’argento, ma anche quelle di bronzo) dal genitivo plurale “ROMANO” al nominativo singolare “ROMA”; sembrerebbe ovvio pensare che questa modifica significhi che venivano coniate “all’interno della città” e non solo “per conto dei suoi abitanti”. Questa ipotesi sembra avvalorata dal fatto che la legenda “ROMA” compare anche su un unico pezzo di aes grave, un asse che molti autori datano al 263 a.C.[2] Successivamente, Roma introdusse un’altra, importante riforma della monetazione romane-campana, che consistette nel terminare la produzione di monete (proseguì invece quella di aes grave, seppure di peso progressivamente ribassato per effetto della svalutazione), nel modificare la didracma e nell’introdurre, accanto a essa, anche la dracma (sempre d’argento) e due monete d’oro, che valevano rispettivamente uno statere e mezzo statere (anche lo statere, come la dracma, era un valore in uso nella Magna Grecia). Soprattutto, le nuove didracme si distinsero da quelle precedenti perché presentavano un’iconografia decisamente romana, perché mantennero inalterata tale iconografia per decenni (le didracme più antiche, invece, presentavano differenze a ogni nuova emissione) e perché ne vennero coniate in grandissimo numero, come dimostra lo studio dei conî. Le nuove didracme presentavano al dritto una testa gianiforme imberbe, al rovescio Giove, raffigurato su una quadriga volta a destra mentre tiene lo scettro colla sinistra e sta per scagliare il fulmine colla destra; dietro di lui, una piccola Vittoria regge le redini della quadriga; sotto, compare la legenda ROMA. La figura gianiforme presenta difficoltà di interpretazione: per alcuni studiosi si tratta di Giano, ma questa ipotesi sembra contraddetta dal fatto che tale dio era sempre raffigurato anziano e barbuto. Per altri autori potrebbero essere i Dioscuri (così, in particolare, pensa Crawford), o i Penati Publici, o infine Fons o Fontus, figlio di Giano e Giuturna. La quadriga invece potrebbe ispirarsi alle numerose analoghe statue che ornavano molti templi, comprese quelle presenti nel tempio di Giove Capitolino fin dall'età dei Tarquini (fittili in origine, poi sostituite nel 298 con quadrighe di bronzo); proprio per la sua presenza queste monete furono definite “quadrigati” (talché la dracma è oggi definita “mezzo quadrigato”). Sebbene siano tutte catalogati da Crawford in poche categorie (soprattutto RRC 28/3), in realtà i quadrigati si differenziavano molto fra loro; in prima approssimazione (l’evoluzione effettiva fu più complessa e articolata), può dirsi che ne furono emessi due generi distinti: quadrigati con legenda in incuso su tavoletta, più antichi, costituiti da buon argento, con diametro largo e peso medio di 6 scrupoli (circa 6,8 g); quadrigati con legenda in rilievo entro una cornice, sicuramente posteriori, spesso fatti di argento mischiato a rame, con diametro più piccolo e peso inferiore a quello teorico (anche addirittura, di soli 2,5 g). Per la datazione di queste monete, sappiamo da Livio[3] che circolavano ancora dopo la battaglia di Canne (216 a.C.) e da Zonara che la decisione di mischiare il rame all’argento fu adottata dopo la sconfitta subita al lago Trasimeno (217 a.C.). Possiamo dedurne che i quadrigati furono emessi in grandi quantità per sostenere esigenze di guerra, svalutati (aggiungendo rame) nel 217 a.C. e coniati almeno fino al 216; ma quando iniziò la loro emissione? Coarelli[4] sostiene che siano proprio essi la moneta che, secondo Livio, fu emessa dalla nuova zecca di Roma nel 269 a.C.; la loro emissione sarebbe allora iniziata monetando l’argento depredato a Rhegium e continuata, con numeri elevati, inizialmente per sostenere lo sforzo bellico della Prima Guerra Punica (salvo proseguire sino alla seconda). A conferma di questa ipotesi c’è il ritrovamento di quadrigati a Kerkouane e a Selinunte, sebbene non ci sia certezza che siano stati interrati prima della distruzione delle due città (avvenuta la prima, a opera di Attilio Regolo, nel 256 a.C., la seconda nel 250). Se così fosse, il rovescio potrebbe alludere alla recente sconfitta di Pirro (Giove era il protettore delle legioni, Vittoria ovviamente era simbolo di vittoria). Per altri autori, invece, l’emissione del quadrigato è successiva alla fine della Prima Guerra Punica (241 a.C.); fra l’altro, il dritto - se effettivamente raffigurasse Giano - potrebbe alludere alla chiusura delle porte del tempio del dio, avvenuta nel 235 a.C. al termine della conquista della Sardegna. Infine, Crawford colloca addirittura la data di inizio emissione al 225, collegando l’intera produzione di quadrigati al finanziamento della sola Seconda Guerra Punica[5]. Insieme al quadrigato, come detto, furono introdotte le prime monete romane d’oro, gli stateri, del peso di 6 scrupoli (e i mezzi stateri, di 3 scrupoli). Plinio riferisce che la prima emissione d’oro avvenne 51 anni dopo quella dell’argentum signatum e, quindi, nel 218 a.C.; questa data sembra abbastanza attendibile e dovrebbe riferirsi proprio agli stateri. Al dritto, essi raffigurano la stessa testa gianiforme presente sul quadrigato. Molto più interessante invece è l’iconografia del rovescio: viene infatti raffigurato un giuramento militare (da cui il nome moderno dato a queste monete, “stateri del giuramento”), con due guerrieri di fronte che puntano le spade verso un porcellino tenuto in braccio da un terzo guerriero in ginocchio. Il guerriero di sinistra, forse italico o greco, è barbato, indossa un'armatura cinta al busto e colla sinistra si appoggia a una lancia; il guerriero di destra, chiaramente romano, è imberbe, porta una corazza e, colla sinistra regge il fodero della spada e la lancia (rivolta in basso). Le ipotesi per interpretare questa scena sono tante e tutte suggestive: il giuramento di alleanza tra Romolo e Tito Tazio (750 a.C.); la concessione del diritto di cittadinanza romana ai Campani e a parte dei Sanniti (334); la riappacificazione tra Romani e Sanniti, dopo la resa di questi ultimi (290); il trattato di alleanza tra Roma e Siracusa (263); la “leva tumultuaria” con cui Roma, per intimidire i Cartaginesi, ordinò a tutti gli alleati di contare il numero massimo di combattenti che erano in grado di mobilitare (225); il giuramento con cui Romani e Latini rinnovarono l’impegno a combattere assieme, dopo il disastro di Canne (216). NOTE [1] Pomponio infatti riferisce che la loro istituzione fu contemporanea a quella dei tresviri capitales e Livio pone questi ultimi in connessione con la fondazione delle colonie Castrum, Sena Gallica e Hatria, rispettivamente datate 289, 284/283 e 289 a.C. Si noti che, anche se l’istituzione dei tresviri risale verosimilmente al 289 a.C., il loro nome deve essere stato modificato in seguito perché a quell’epoca Roma non aveva monete d’oro. [2] Si tratta dell’asse RRC 37/1, che per la sua iconografia viene interpretato come una celebrazione della raggiunta alleanza anti cartaginese tra Roma (il cui nome, come detto, compare in legenda), Siracusa (simboleggiata al dritto dal ritratto di Minerva, analogo a quella di alcune monete della città siceliota) e i Mamertini (simboleggiati al rovescio dal toro, rappresentazione dell’Italia - nome che deriva dall’osco ϝίτλυ -, da cui essi provenivano). [3] Livio, XXII, 52, 3; 54, 3; 54, 1; 58, 4. [4] Coarelli, Argentum signatum, Roma 2013. [5] Bernard (The Quadrigatus and Rome's Monetary Economy in the Third Century, in “Numismatic Chronicle 177”, 2017) osserva che gli studi metalloscopici dimostrano la provenienza dell’argento di moti quadrigati dalle miniere spagnole, conquistate da Roma con la Seconda Guerra Punica. Inoltre, molti tesoretti di quadrigati siano stati rinvenuti proprio in Spagna, teatro di combattimenti durante la Seconda Guerra Punica, non la prima. ILLUSTRAZIONI Le rovine del tempio di Giunone Moneta, sul Campidoglio alle spalle dell’Ara Coeli. Molte delle monete repubblicane provengono fisicamente da qui. Didracma RRC 26/1, con legenda "ROMA" Quadrigati RRC 28/3, il primo con legenda in incuso su tavoletta e il secondo con legenda in rilievo entro cornice. Si noti la grafia arcaica della "A". Asse RRC 37/1 con legenda ROMA Statere "del giuramento" RRC 28/11 punto
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LA SCONFITTA DEI SANNITI E LA MONETAZIONE COLONIALE Alla fine del IV secolo Roma adottò un nuovo strumento per assicurarsi il controllo sui territorî italici strappati ai nemici: la deduzione di colonie di diritto latino. Si trattava di gruppi di ex soldati romani, inviati[1] con le proprie famiglie a fondare una città-roccaforte in una posizione strategica[2], con la certezza che sarebbero rimasti fedeli a Roma e avrebbero difeso i confini da incursioni nemiche o rivolte. Si poneva tuttavia il problema di coordinare queste iniziative con una costituzione che era ancora improntata al modello della città-Stato: ammettere che questi cittadini lontani potessero partecipare alle votazioni romane avrebbe creato gravi squilibri politici, oltre a evidenti difficoltà esecutive (i Romani votavano riunendosi tutti assieme nel Campo Marzio). Fu adottato uno stratagemma: a queste nuove colonie fu attribuito il “diritto latino”[3], nel senso che i loro cittadini sarebbero stati trattati - sul piano giuridico - come se fossero stati Latini[4]; ciò avrebbe permesso loro di godere di quasi tutti i diritti dei cives Romani, ma non di partecipare alla vita politica romana. Le colonie di diritto latino erano quindi fortezze di ex legionari, circondate da mura possenti, impiantate in territorî ostili. La prima colonia di diritto latino fu probabilmente Cales (odierna Calvi Risorta), dedotta nel 335 a.C.; nel 328 ne fu fondata un’altra a Fregellae (città oggi scomparsa), in un territorio che i Sanniti consideravano come proprio e questo riaccese lo scontro tra Roma e il Sannio: nel 326 a.C. (anno del foedus Neapolitanum) scoppiò così la seconda guerra Sannitica. Nel 321 le legioni romane, mentre marciavano verso la città alleata di Luceria (odierna Lucera) per liberarla dall’assedio sannita, caddero in trappola e furono catturate; i Sanniti, sperando con ciò di spingere Roma ad accettare la pace, decisero di liberare i legionari, ma prima li umiliarono costringendoli a passare sotto le Forche Caudine. Erennio Ponzio, anziano politico sannita, sconsigliò questo trattamento, affermando che i Romani potevano solo essere trattati da amici oppure uccisi, perché “il popolo romano è fatto in modo tale da non sapersi rassegnare alla condizione di vinto. Sarà sempre vivo nei loro cuori il ricordo del marchio d'infamia [delle Forche Caudine] … fino a quando non vi avranno ripagato con una pena molte volte superiore”. Egli aveva capito che Roma poteva essere solo blandita o spezzata, ma mai piegata. Così fu: la guerra proseguì e i Sanniti, ripetutamente sconfitti, si arresero nel 304. ______________________ Durante gli ultimi anni di guerra Roma aveva dedotto molte altre colonie di diritto latino, con l’evidente scopo di tagliare in due il territorio nemico; fra di esse si possono ricordare la stessa Luceria nel 314 a.C., Cales (che dovette essere riconquistata dopo essere stata presa dai Sanniti), Suessa Aurunca (odierna Sessa Aurunca) e Caiatia (odierna Caiazzo) nel 313, Nola nel 312. Molte di queste colonie emisero monete di bronzo identiche fra loro (di due tipi, uno con la testa di Apollo al dritto e la figura del toro androprosopo[5] al rovescio, l’altro con la testa di Minerva al dritto e un gallo e una stella al rovescio), differenziate solo nella legenda che recava l’indicazione del popolo che le aveva emesse[6]. Questo fenomeno, comunemente definito “monetazione latino-campana”, è sostanzialmente analogo a quello che si verificherà più di due millenni dopo con l’euro: popolazioni formalmente indipendenti emisero monete identiche e intercambiabili fra loro, limitandosi a indicare il proprio nome al rovescio. Un numismatico[7] ha evidenziato come questo sistema monetario sia stato, probabilmente, imposto da Roma, desiderosa che le proprie colonie si dotassero di una moneta comune, e lo data pertanto al 310 a.C. circa, anno in cui l’Urbe completò la rete di città-fortezza destinata controllare i bellicosi Sanniti; Altri studiosi propongono che esso sia del 272-240 a.C., ma l’ipotesi della fine del IV secolo sembra più plausibile. ______________________ Le colonie non emisero solamente monete coniate, ma anche pesanti pezzi di aes grave; anzi è probabile, vista la cronologia delle conquiste romane, che la maggior parte dei pezzi di aes grave italico (se non, addirittura, tutti) siano stati emessi da popoli e città dopo che erano stati assoggettati a Roma, oppure trasformati in colonia. ______________________ Nacque così il fenomeno della “monetazione coloniale”, poi evoluto in quello della “monetazione provinciale”. In sostanza, nel territorio controllato da Roma hanno sempre circolato sia le monete emesse da Roma stessa, sia quelle (normalmente definite “provinciali”, ma che per quanto riguarda l’Italia - che non fu mai assoggettata a provincia - è preferibile definire “coloniali”) emesse invece da altre città o popoli da essa assorbiti o assoggettati. Questo fatto, che sembra anomalo a noi moderni, si spiega facilmente considerando due fattori, uno politico e uno economico. Da un punto di vista politico, il dominio di Roma non si presentava (almeno sino alla constitutio Antoniniana del 212 d.C.) come un moderno Stato unitario, bensì come un coacervo di persone e comunità che rispettavano la supremazia romana, ma soggiacevano a differenti regimi giuridici[8] e, pertanto, godevano di differenti livelli di autonomia; è quindi perfettamente coerente che ad alcuni di essi Roma lasciasse la facoltà di battere la propria moneta. Da un punto di vista economico, si deve tener conto che il trasporto di oggetti pesanti aveva, all’epoca, un costo importante (soprattutto quello via mare, sempre esposto al rischio di affondamenti); era quindi insensato emettere monete a Roma e trasportarle in una terra lontana, soprattutto se il costo di trasporto era pari o addirittura superiore al loro valore; non poteva non conseguirne, come deliberata scelta di governo oppure come naturale fenomeno di mercato, che fossero prodotte in loco. A conferma di ciò rileva come le monete provinciali erano principalmente in bronzo, raramente in argento e mai in oro, proprio perché a parità di peso (e, quindi, di costi di trasporto) il bronzo aveva un valore inferiore all’argento e molto inferiore all’oro. Le monete coloniali e provinciali del periodo repubblicano non sono state studiate come fenomeno omogeneo, né catalogate nei moderni elenchi di monete romane[9]; tuttavia, è innegabile che esse fossero, da un punto di vista sociale e fattuale se non giuridico, “romane”, tanto quanto le città che le hanno emesse. La monetazione coloniale e repubblicana provinciale è una testimonianza, tangibile, dell’espansione di Roma nel Mediterraneo. ______________________ La pace con i Sanniti durò poco: nel 298 a.C. essi attaccarono i Lucani, che chiesero e ottennero l’aiuto di Roma; scoppiò così la terza guerra sannitica. Nel 295 a.C. fu combattuta una grande battaglia presso il lago Sentino, in cui si scontrarono gli eserciti di quasi tutte le popolazioni italiche (Sanniti, Etruschi, Umbri e Galli) alleatesi contro Roma; solo i Piceni rimasero fedeli all’alleanza con l’Urbe. Vinse l’esercito romano, guidato dal console Appio Claudio Cieco (lo stesso che aveva promosso la costruzione della via Appia). Dopo altre battaglie i Sanniti si dichiararono definitivamente sconfitti nel 290 a.C. NOTE [1] Si parla di “deduzione” delle colonie, appunto perché i loro abitanti venivano deducti (“condotti fuori”) dal territorio romano. [2] Spesso le colonie venivano dedotte presso cittadine italiche preesistenti. [3] In precedenza erano state invece fondate colonie di pieno diritto romano (ad esempio, Fidene, Ostia o Anzio), ma erano più vicine alla capitale e quindi venivano immaginate come “quartieri distaccati” dell’Urbe. Dal II secolo cominciarono invece a essere fondate, anche lontano da Roma, colonie di diritto sia romano sia romano, secondo le convenienze; ad esempio, fra nel 194 e nel 192 a.C. furono fondate rispettivamente Crotone e Valentia (odierna Vibo Valentia), la prima di diritto romano, la seconda latino. [4] Interessante notare come i “veri” Latini, i Prisci Latini, dopo la sconfitta del 338 a.C. erano ormai destinati a scomparire come popoli autonomi, venendo progressivamente assorbiti e assimilati da Roma. [5] Cioè, con testa umana. [6] AQUINO (abitanti di Aquinum), CAIATINO (Caiatia), CALENO (Cales), SVESANO (Suesa Aurunca), TIANO (Teanum Sidicinum). In alcuni casi la legenda è in Greco (NΩΛAI per Nola, ΛAPINΩN per Larinum) o in dialetti italici (KVΠELTEPNVM per Cumpulteria, TIANUD per Teanum, VEINAE forse per Venafrum). [7] Pedroni, Ricerche sulla prima monetazione di Roma, 1993. [8] Cittadini romani a pieno titolo (optimo iure) o senza diritto di voto (sine suffragio), compresi quelli dei municipia e delle colonie di diritto romano; Latini, soprattutto quelli delle colonie di diritto latino; popolazioni a vario titolo alleate (socii, foederati, amici populi Romani) e, a partire alla costituzione della prima provincia (la Sicilia, tra il 241 e il 227 a.C.), i cittadini provinciali che, formalmente, erano in una situazione paragonabile a quella di stranieri sottomessi al potere militare. [9] Per quelle del periodo imperiale (e tardo repubblicano), invece, esiste anche un catalogo unitario denominato Roman Provincial Coinage (in sigla, RPC) edito in dieci volumi tra il 1992 e il 2006. ILLUSTRAZIONI Bronzi latino-campani di Teanum, Cales e Caitia Asse fuso di Luceria (Thurlow-Vecchi 280). L’iconografia del R/ riprende quella di una didracma romana, RRC 15/1. Vincenzo La Notte data questa emissione al 314 a.C. in occasione della deduzione della colonia. Altri studiosi, sulla base del peso (allineato a quello dell’aes grave semilibrale di Roma) propongono un data tra il 225 e il 212. Se questo asse fosse effettivamente del 314 a.C., essa testimonierebbe che Roma adottava in epoca arcaica, per le colonie, un asse semilibrale. Si noti la grafia arcaica della “L”, con angolo acuto anziché retto, tipica dell’alfabeto osco.1 punto
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Questo canto dedicato alla dea hurrita Nikkal è il più antico brano musicale di cui conosciamo sia il testo che le note musicali di accompagnamento. L'opera fu scritta su tavolette d'argilla circa 3500 anni fa e fu scoperta dagli archeologi negli anni '50 tra le rovine dell'antica città di Ugarit. Le tavolette, scritte in lingua hurrita con la scrittura cuneiforme sumera, sono state studiate per anni da numerosi eminenti studiosi e sono state avanzate diverse teorie su come interpretare la musica. A mio parere, l'interpretazione più completa e convincente (e di gran lunga la più musicale) è quella offerta dall'archeomusicologo Dr. Richard J. Dumbrill, ed è quella che sentite in questo video. Il liuto a manico lungo che mi vedete suonare è un incrocio tra il baglama turco e il setar persiano. Ho costruito questo strumento io stesso a scopo sperimentale. Ha quattro corde, ma le note basse sono a doppio ordine. L'accordatura è Fa-Do-Fa. Liuti di questo tipo sono stati suonati fin dai tempi più antichi in Mesopotamia e Anatolia. Le canne che sentite sono repliche delle canne d'argento risalenti a 5000 anni fa, scoperte nella città sumera di Ur negli anni '20. Si tratta di strumenti ad ancia, ma poiché non posso suonare strumenti a fiato e cantare contemporaneamente, ho campionato le canne e le suono con una pedaliera, simile a quella usata dagli organisti. Il testo del brano non è ben compreso perché la lingua hurrita non è stata studiata a fondo e la tavoletta originale presenta parti mancanti. La dea Nikkal, come la maggior parte delle divinità lunari, era associata alla fertilità e al parto. Ecco un'idea molto approssimativa di ciò che gli esperti ritengono venisse cantato.1 punto
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Sono pochi, a mio parere, i rovesci di denari Imperiali davvero impressionanti ( a differenza dei denari Repubblicani), perché il protagonista assoluto doveva essere il Cesare, non il rovescio). Tra questi, a mio avviso quello che segue: raffigura il figlio di Domiziano morto in culla e di cui non sappiamo quasi nulla, rappresentato/deificato tra le stelle, forse il grido di dolore di un (pur assai controverso) neo padre...1 punto
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