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Contenuti più popolari
Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 12/30/25 in tutte le aree
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I livelli di facebook sono stati superati da un pezzo... L'utente che spara sentenze senza avere un minimo di conoscenze numismatiche non è nuovo a queste sue sparate senza senso,giudica false monete originali e viceversa,i FDC per MB,e poi si permette di chiedere rispetto, dovrebbe essere lui in primis ad avere rispetto per tutti coloro che leggono le sue baggianate... Inoltre ho notato anche che c' è un utente iscritto da poco che si accoda sempre ai giudizi degli altri per poi correggere il tiro se gli interventi successivi sono contrari al post a cui si era accodato,e poi è lui stesso che chiede pareri su monete dove è evidente la sua non esperienza,per carità, tutti siamo partiti da zero ma leggere un suo intervento a volte anche tecnico,che e poi un copia e incolla di quello precedente ,e poi chiedere la genuinità o la conservazione in post che lui stesso apre non è proprio il massimo, capisco che bisogna far girare il contatore dei post ma ci vorrebbe un po' di criterio...5 punti
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(da: ilPOST.it ) La posta pneumatica è un sistema che consente di scambiare lettere o piccoli oggetti attraverso una rete di tubi che collega uno o più edifici: le cose vengono spostate da un punto all’altro sfruttando una corrente d’aria aspirata o compressa prodotta da compressori, con il vantaggio che nessuno deve spostarsi fisicamente per trasportarle. Il sistema fu inventato alla fine del Settecento da William Murdoch, un chimico e ingegnere meccanico scozzese, e inizialmente veniva utilizzato per trasmettere i telegrammi dagli uffici che erano dotati di telegrafi agli edifici circostanti. Poi, a metà Ottocento, un ingegnere elettrico inglese, Josiah Latimer Clark, brevettò un sistema per spedire anche oggetti più grossi. Nel 1880 la rete di tubi pneumatici per spedire lettere e pacchetti a Londra era lunga circa 34 chilometri; nel 1904 quella di Chicago ne misurava oltre 14; il sistema di tubature sotterranee introdotto nel 1913 a Milano e Roma per recapitare la posta arrivò a misurare in totale più di 100 chilometri, scrive TG Poste, il sito di informazione delle Poste Italiane. Ma a Berlino, dove negli anni Quaranta la rete di tubi pneumatici arrivava a 255 chilometri, già da tempo questo sistema era adoperato anche per uno scopo un po’ più frivolo: comunicare con le altre persone nei locali notturni, che erano spesso muniti anche di telefoni. Questo sistema era diffuso in particolare in due locali: il Resi, che era il nomignolo dato al Residenz-Casino, e il Femina. Il Resi era un grande locale con una pista da ballo che poteva ospitare fino a mille persone. Si trovava a poche centinaia di metri da Alexanderplatz, una delle piazze principali di Berlino, c’era la musica dal vivo ed era frequentato sia da persone tedesche che straniere: era stato inaugurato nel 1908, ma divenne un’istituzione soprattutto tra gli anni Venti e i primi anni Trenta. Secondo un articolo del Chicago Tribune del 1968 citato da Atlas Obscura la sua attrazione principale era proprio il sistema di telefoni e tubi pneumatici che permetteva alle persone di flirtare a distanza. Nel periodo di sua massima popolarità, più o meno negli stessi anni, il Femina aveva invece più di 2mila posti a sedere, due grossi bar, tre orchestre e a sua volta una rete di tubi pneumatici. [... continua su: https://www.ilpost.it/2023/08/04/berlino-resi-femina-tubi-pneumatici/?utm_source=ilpost&utm_medium=leggi_anche&utm_campaign=leggi_anche ] Francobollo di Posta pneumatica delle poste italiane.3 punti
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Queste pigne in CU (rame) sono molto pericolose, ricordatevi di spegnerle prima dell'esecuzione....3 punti
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Buongiorno. Troppe inesattezze. Prima cosa quello indicato è il peso, non l'anno di conio. I 5 lire pesavano 1g, quindi 2000 monete sono 2000 grammi. Inoltre, nel 1999 e nel 2000 le monete erano coniate solo per i collezionisti, quindi è impossibile che venissero distribuite in sacchetti (oltretutto nessuno ormai le usava più)3 punti
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Nel periodo della Repubblica Romana, tra aprile e maggio 1849, a Bologna furono coniate solo le monete da 3 e da 4 Baiocchi, la prima in rame (66.800 esemplari) la seconda in mistura (tit. Ag 200 per mille, 44.500 esemplari). Furono anche riconiati i mezzi scudi del governo provvisorio di Bologna del 1796-1797 (mezzi scudi "della Madonna") per un totale di circa 10.000 esemplari. La moneta da 3 baiocchi qui fotografata è certamente autentica e gradevole. Presenta dei colpetti lungo il contorno, qualche porosità nei campi e lievi segni di usura. Nel complesso la definirei BB-SPL. Autore dell'incisione fu il bravo Nicola Cerbara, che poco dopo il ripristino dell'autorità pontificia fu licenziato dalla zecca (per la connivenza con il regime repubblicano), ed i conii pontifici successivi al 1850-1851 risultano privi delle sue iniziali seppure coi suoi modelli.3 punti
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Mi è capitata per caso sotto gli occhi questa moneta e non ho resistito ad aggiungerla in collezione: è finito per essere stato un regalo di Natale non programmato! Rispecchia tutti i canoni di quello che collezione: argento, formato "Crown", anno per me importante, posto e anni rilevanti storicamente, slab fatto come piace a me, il ritratto secondo me più bello di ERII. Amore a prima vista! Poi che dire, un paio di pinguini alzano sempre il morale! 🐧🐧 Vi lascio un fronte retro TrueView che mostra meglio la moneta: Ed il cartoncino originale che spiega la moneta: Spero vi piaccia!3 punti
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DE GREGE EPICURI E' un AE4 di Costanzo 2° da cesare (si legge: ...STANTIUS NOB C). Al rovescio: GLORIA EXERCITUS con due stendardi.2 punti
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Buonasera, esamina perfetta dell'amico PostOffice , l'affrancatura è esatta , il modulo è privato e pertanto non postale, riporta comunque il tipo di modello in alto a dx ( usale di enti o ospedali) documento collazionabile o per la storia postale Democratica , o del periodo o modulistica2 punti
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Buon pomeriggio a tutti! Quest'oggi vorrei presentarvi un Soldo di Mantova in rame battuto nel 1731 durante il regno del Sacro Romano Imperatore e, tra gli altri titoli, Duca di Mantova Carlo VI d'Asburgo. Il pezzo presenta: al dritto, un sole raggiante con sembianze antropomorfe circondato dalle iscrizioni CAR IMP DVX MAN (Carlo Imperatore e Duca di Mantova) e dal millesimo 1731; al rovescio, invece, viene posta su tre righe la dicitura SOLDO DI MAN TOVA accompagnata da quattro piccole croci. Peso 1,65 grammi, diametro 22 millimetri. Condivido con voi anche qualche piccolo e semplice appunto storico sulla dominazione asburgica del Ducato di Mantova e su Carlo VI d'Asburgo... Carlo VI d’Asburgo nasce a Vienna nel 1685, nel 1703, in piena Guerra di Successione Spagnola, si autoproclama erede legittmo di Carlo II d'Asburgo Re di Spagna e sale al trono iberico come Carlo III. Nel 1711, alla morte senza eredi maschi del fratello Giuseppe I, il Re di Spagna si reca Francoforte e viene incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero. All'ascesa al trono di Carlo VI, il Ducato di Mantova compare già tra i possedimenti della Corona poichè, nel 1708, la Dieta Imperiale di Ratisbona presieduta dall’imperatore Giuseppe I d’Asburgo dichiara decaduto per fellonia, ossia, nel diritto feudale, per tradimento del giuramento che lega vassallo e signore, l’ultimo Duca di Mantova Ferdinando Carlo Gonzaga-Nevers. Il Duca, colpevole di aver "tradito" il Sacro Romano Impero durante la Guerra di Successione Spagnola appoggiando la causa francese viene esiliato e si rifugia a Padova dove morirà pochi mesi dopo la sua destituzione. Nel 1713, in seguito al Trattato di Utrecht, Carlo VI annette ai domini asburgici il Ducato di Milano nel Nord Italia ed i Regni di Napoli e Sardegna al Sud. Alcuni anni dopo, nel 1720, cede il Regno di Sardegna ai Principi di Piemonte in cambio della corona del Regno di Sicilia che gli verrà strappata, assieme a quella del Regno di Napoli, da Carlo III di Borbone nel 1734. In questi anni il Sacro Romano Impero raggiunge la sua massima espansione annettendo, seppur per un periodo di tempo relativamente breve, anche i territori del Ducato di Parma. Alla morte del Sovrano, sopraggiunta nel 1740 a causa di una sospetta intossicazione alimentare, scoppia la Guerra di Successione Austriaca dovuta alla promulgazione della Prammatica Sanzione, il documento con il quale il defunto Imperatore poneva a capo dei vasti possedimenti asburgici la figlia primogenita Maria Teresa che riuscirà, dopo anni di sanguinose battaglie, ad ereditare tutti i domini del padre facendo eleggere a Sacro Romano Imperatore il marito e granduca di Toscana Francesco Stefano di Lorena. Stando alle cronache, Carlo VI è il primo Sovrano asburgico a battere monete per il Ducato di Mantova, tradizione che verrà portata avanti dalla figlia Maria Teresa e, seppur in maniera non sempre omogenea ed uniforme, dai successori Giuseppe II, Leopoldo II e Francesco II d'Asburgo-Lorena. Grazie per l'attenzione e buone feste a tutti!2 punti
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Bei tempi, quando bastava scrivere "Insegnante" e non serviva la via, perchè tutti conoscevano "l'insegnante".2 punti
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Niente di niente, zero assoluto... me la lego al dito. Se lo meritano, sono ottime. Certo, avevo capito, disgraziato che non sei altro: tu rifiuti questa turistica nudità che tanto bene fa agli introiti!2 punti
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Salve a tutti, anche io sono del parere che si tratta del salto della virola... (L'immagine si riferisce ad una 56)2 punti
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La carta che non ti aspetti, quella che arriva all'improvviso e inaspettatamente, è ovvio che causi stupore e clamore ma anche nervosismo e reazioni avverse. Se vogliamo discutere riguardo il recente ipzs sono più che disponibile. Non butto tutto alle ortiche però la maggior parte si. Del 2025 personalmente ho apprezzato la Vespucci ciambella e anche il 2 euro Vespucci. Flora margherita solamente per il peso. (oncia).Anche le tre monetine delle olimpiadi mi sono piaciute. Gli imballi e i cofanetti sono diventati di una qualità pessima e scandalosa. Oltre che brutti sono anche delicati e scarsamente manovrabili ( estrarre la capsula è a dir poco imbarazzante).Detto questo se mi venisse regalata qualsiasi altra emissione del 2025 andrebbe subito in vendita perchè oltre a non suscitarmi alcuna emozione addirittura urta la mia sensibilità. Ho acquistato erroneamente il 2 euro proof Giubileo che verrà presto venduto.Purtroppo Renato Zero rimarrà in collezione per concessione e interferenza della mia compagna che lo ama.Campari, Algida e caciocavallo e tutto ciò che riguarda la cultura popolare lo trovo ridicolo quando applicato alla numismatica che dovrebbe rimanere una passione seria applicata a eventi storici politici sociali di rilevanza. Non mi piace per niente la strada che ha intrapreso ipzs in questo senso, però, ripeto, sono opinioni personali, e rispetto chi può trarre beneficio ed emozione da queste emissioni. Io ad esempio, per quel che riguarda monetazioni moderne, mi sto divertendo con le once d'argento del mondo, che a mio avviso sul piano estetico ed emozionale stanno proprio su un altro pianeta.2 punti
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Io tengo tutto in cassetta di sicurezza. Il costo è irrilevante: 60 euro all'anno sono davvero poca cosa per avere piena protezione della collezione, e le condizioni di conservazione nel caveau sono ottimali. E' vero quanto dici sul poter vedere di rado le monete, ma per quanto mi riguarda le recupero ogni anno per qualche giorno. Me le godo, e a volte è quasi una "riscoperta". Ovvio che sarebbe più bello tenerle in casa sempre a disposizione, ma quando il valore della collezione è quello di anni di lavoro... beh, ci sono delle priorità.2 punti
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Sorprendente. Un “uovo” colmo di monetine d’oro di 2000 anni fa. Indagini sui preziosi nascosti durante l’impresa di Giulio Cesare. 35 fantastiche “coppette degli gnomi”. Perché qualcuno le occultò in quel modo? Perchè monete tutte uguali e della stessa emissione? Gli esperti ci spiegano le piste Gli studiosi tornano sul mistero ripostiglio di Lenham: trentacinque stateri privi di iscrizioni alfabetiche, celati in un nodulo di focaia e sepolti nel terreno, raccontano una Britannia politicamente inquieta di quasi 2000 anni fa, abitata da élite celtiche in bilico tra alleanza e resistenza mentre l’esercito romano avanzava. Cesare era lì, a poche decine di miglia? Le monete sono state portate alla luce da un appassionato di metal detector. Tony Asquith, pensionato con oltre quarantacinque anni di esperienza nel metal detecting, partecipa a un rally nella zona. Sono manifestazioni pubbliche alle quali gli appassionati si iscrivono volentieri, perchè non ci sono problemi burocratici. L’organizzazione si occupa di ottenere l’autorizzazione dal proprietario del terreno – che è quasi sempre un’area arata. – e che tutta la ricerca si svolga regolarmente e ordinatamente. I detectoristi sono sparsi in un ampio campo agricolo,. La mattina,, per Tony, inizia come tante altre: segnali confusi, frammenti metallici senza valore, una cartuccia da fucile. Poi un segnale più netto. Una moneta, in superfici, tra lacerti vegetali e rimasugli di stoppie. E’ uno statere d’oro. Un ritrovamento già notevole, che però diventa straordinario quando lo sguardo si allarga, lì vicino. Sembra un mucchio di gusci metallici di “soldini di cioccolato di Natale” sparsi tra le zolle e, poco sotto, l'”uovo” che conteneva le monete e che era stato colpito dall’aratro. Trentacinque stateri, ancora insieme dopo più di duemila anni. Il deposito monetario viene recuperato secondo l’iter stabilito dal Treasure Act., la legge che si occupa del ritrovamento di tesori o di beni archeologicxi da parte dei cittadini. Nessun ente pubblico si fa inzialmente avanti per acquistare gli stateri. Così i cercatori possono mettere i reperti all’asta. La stima iniziale è prudente, ma l’interesse è altissimo: il lotto viene aggiudicato per oltre centomila sterline, più di cinque volte la valutazione di partenza. Ma il dato economico è quasi secondario. Il Lenham Hoard, oggetto di approfondimenti da parte di numerosi studiosi, racconta una storia più profonda: quella di una comunità celtica del Kent, probabilmente i Cantiaci, legata al mondo franco-belga, posta di fronte all’irruzione della potenza romana. I ricercatori, in questi mesi, hanno cercato di ricostruire il contesto politico, territoriale e simbolico in cui quel deposito fu concepito. Ed è proprio da qui che emerge la novità più significativa: il tesoro sembra inserirsi in una zona di campagna non distante dai movimenti di truppe di Giulio Cesare, Ci sono più dati interessanti, in questa vicenda. Le monete provengono tutte dallo stessa zecca e presentano unifornità realizzative che fanno pensare che siano frutto di una produzione avvenuta in un breve periodo. Le monete peraltro recano scarsi segni di usura o di circolazione. Quando si trovano questi gruppi di monete, omogenee per datazione e valore, senza segni di circolazione significa, normalmente, che sono state nascoste poco dopo essere uscite da una zecca. E che il deposito potrebbe essere stato costituito in seguito ad un pagamento ricevuto da un ufficio statale o da un comandante militare o provento di un furto in una cassa pubblica. Ma c’è un altro dato particolarissimo: il contenitore di pietra., quella sorta di uovo nel quale le monete, prima messe in un sacchetto di tessuno, furono poi collocate. Il blocco era forse originariamente chiuso con un pezzo d’argilla. L’uso di questo uovo come nascondiglio potrebbe far pensare che chi avrebbe nascosto il tesoro lo avesse portato inizialmente con sé, in più di uno spostamento. E’ probabile che nessun ladro o nessun posto di blocco avrebbe contestato la presenza di una pietra focaia, normalmente utilizzate per accendere il fuoco. Poi, forse qualcosa cambiò- Il cosiddetto blocco di focaia utilizzato come contenitore è un nodulo di selce, una concrezione naturale di silice formata milioni di anni fa nei fondali marini e già durissima in epoca preistorica. Non era quindi un materiale morbido come la creta, né poteva essere modellato: la sua cavità interna nasce da fratture naturali o viene aperta per percussione, colpendola con precisione. Nel caso del tesoro di Lenham, la selce non è un contenitore costruito, ma riutilizzato, sfruttando la sua compattezza e la sua impermeabilità. Normalmente la focaia serviva per accendere il fuoco e per produrre utensili, ma aveva anche un valore simbolico, legato alla trasformazione e alla durata nel tempo. Usarla per nascondere l’oro significava mimetizzare il deposito nel paesaggio e proteggerlo fisicamente. Non si esclude però che la scelta avesse anche un significato rituale: affidare le monete a una pietra antichissima, stabile e “eterna”, in un momento di forte instabilità storica. Le analisi convergono su un punto: le monete sono omogenee per stile, peso e cronologia, e indicano un atto di deposizione unico, non una raccolta casuale o progressiva. Questo dato orienta l’interpretazione verso un gesto deliberato, compiuto in un arco di tempo ristretto, probabilmente in risposta a una situazione percepita come instabile. E ora osserviamo il luogo di ritrovamento, anche alla luce si percordi di Giulio Cesare, in Britannia, in quel periodo. Lenham è un villaggio del Kent orientale, sulle North Downs, in una zona centrale e strategica del sud-est britannico già attiva nell’età del Ferro. Dista circa 40 km dal probabile punto di sbarco di Giulio Cesare a Pegwell Bay (Thanet) e circa 60–65 km dall’area del Tamigi, dove si svolsero gli scontri principali contro la coalizione guidata da Cassivellauno. Non fu quindi un luogo direttamente conquistato dai romani – durante le prime, episodice campagne di Cesare, poi perfezionate dagli imperatori, con la conquista della Britannia – ma si trovava a breve distanza dalle rotte militari e politiche romane, in un’area coinvolta nelle tensioni generate dalle spedizioni cesariane. Questa posizione intermedia aiuta a interpretare il tesoro come una occultamento in un momento di instabilità. Un soldato celitico? Un soldato romano che aveva razziato gli stateri e li aveva portati con sé nella sacca con pietra focaia? Gli stateri riportati alla luce – che qualcuno, popolarmente, chiama coppette degli gnomi o dell’arcobaleno perchè, spesso rilucevano sui terreni agricoli arati, in seguito a violenti temporali che dilavavano il terreno- appartengono all’orizzonte gallo-belgico, una tradizione monetale nata nella Gallia settentrionale e diffusasi rapidamente nella Britannia sud-orientale. Non si tratta di una semplice influenza commerciale: le fonti antiche ricordano esplicitamente che molti gruppi della Britannia provenivano dall’area oggi compresa tra Francia settentrionale e Belgio, o ne erano discendenti diretti. Migrazioni avvenute nei secoli precedenti avevano portato oltre la Manica popolazioni che conservarono legami culturali, politici e forse familiari con il continente. Ed è proprio seguendo i Galli (tra amici e nemici di Roma) che giungiamo a Giulio Cesare il quale approda in Britannia nel 55 a.C., al termine della conquista della Gallia, con un’operazione che ha un obiettivo insieme militare, politico e simbolico: colpire le reti di sostegno che le élite britanniche fornivano ai Galli ribelli del continente e dimostrare che Roma poteva spingersi oltre l’oceano allora conosciuto. La prima spedizione è breve e difficile; Cesare rimane sull’isola poche settimane, ostacolato dal mare, dalla logistica e dalla resistenza locale. Torna l’anno successivo, nel 54 a.C., con forze più consistenti, restando complessivamente circa due mesi, senza avviare una conquista stabile. In questa seconda campagna stringe alleanze con alcune comunità del sud-est, in particolare con i Trinovanti, che cercano l’appoggio romano contro rivali interni. Combatte invece contro una coalizione guidata da Cassivellauno, esponente dei Catuvellauni, attivi nell’entroterra e ostili all’ingerenza romana. L’esito non è un’occupazione, ma l’imposizione di ostaggi e tributi, e l’inserimento della Britannia nella sfera di influenza politica ed economica di Roma. E’ un periodo di disordini quindi; di tradimenti; di capitali che si muovono; forse Cesare e i suoi generali versano tangenti e fornisconocoperture ai capi locali affinchè aiutino la romanizzazione. Quindi circolano tanti soldi, in quel periodo. E molti ne bloccano il percorso, “insabbiandoli”. E’ certo che l’uomo non potrà più fare ritorno, in quel punto, per ritirare i propri soldi. Fu ucciso? Fu imprigionato? Nel Kent – area del ritrovamento dell’uovo di selce contenente stateri, la tribù storicamente attestata è quella dei Cantiaci. Cesare li cita come una popolazione strutturata, agricola e guerriera, inserita in reti di potere e scambio. La loro posizione geografica – affacciata sul continente e insieme proiettata verso l’interno dell’isola – li poneva in una condizione delicata. Non erano una tribù marginale, ma un vero e proprio cuscinetto politico tra il mondo gallico, già sconvolto dalla conquista romana, e la Britannia ancora formalmente indipendente. La posizione politica dei Cantiaci appare, alla luce delle fonti e dei dati archeologici, pragmatica e oscillante. Non emergono come nemici irriducibili di Roma, ma neppure come alleati entusiasti. Piuttosto, sembrano aver adottato una strategia di adattamento: mantenere i propri assetti di potere, proteggere le risorse, evitare lo scontro diretto quando possibile. In questo senso, l’oro assume un ruolo cruciale. Non solo ricchezza, ma strumento di negoziazione, simbolo di status, riserva strategica in un momento in cui gli equilibri tradizionali erano messi in discussione dall’arrivo di un attore esterno potentissimo. Le monete di Lenham rafforzano questa lettura. Sono prive di epigrafi, non riportano nomi di re né dichiarazioni di autorità. Parlano un linguaggio simbolico, non testuale. Il cavallo stilizzato al galoppo, accompagnato dal segno del carro, allude a un’aristocrazia guerriera, mobile, dinamica. La forma a coppella, con dritto convesso e rovescio concavo, non è un dettaglio tecnico, ma una scelta culturale che distingue questi stateri dalla monetazione romana contemporanea. Proprio questa ambiguità formale alimenta il dibattito: monete a pieno titolo o oggetti di prestigio e devozione che potevano anche circolare come moneta? La risposta resta volutamente sfumata, come se l’oggetto fosse stato pensato per muoversi su più piani. Il luogo del ritrovamento rafforza ulteriormente il quadro. Lenham si trova nell’entroterra del Kent, a circa 50–60 chilometri dalle aree costiere tradizionalmente associate allo sbarco e ai movimenti iniziali di Cesare, e a una distanza comparabile dalle zone interne attraversate durante le campagne del 55 e 54 a.C. Non è un sito di battaglia, ma neppure un’area remota. È una zona agricola attraversata da percorsi che collegavano la costa ai territori interni, un luogo ideale per nascondere senza allontanarsi dal cuore del territorio controllato dalla tribù. In altre parole: abbastanza lontano dal fronte, ma non fuori dal mondo. Per le comunità dell’età del Ferro, la focaia era un materiale quotidiano: da essa si ricavavano lame, punte, strumenti. Era parte integrante del paesaggio e della vita. Utilizzarla come contenitore per l’oro significava affidare il metallo prezioso a qualcosa che non attirava l’attenzione, soprattutto durante il traporto.. Le analisi suggeriscono che, oltre alla pietra, fosse presente anche un involucro organico deperibile – forse cuoio, tessuto o fibra vegetale – oggi completamente scomparso. Un doppio sistema di protezione, pratico e simbolico insieme. https://www.stilearte.it/tesoro-lenham-monete-selce-cesare-britannia/1 punto
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Ciao, denario non autentico ottenuto per fusione di cui si conoscono numerosi cloni.1 punto
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Infatti, viene a completare la serie. Chissà quante ce ne saranno ancora di questi simboli non ancora censiti. Comunque per me mb - q.bb. se non ci fossero state le schiacciature di conio, poteva essere un ottimo bb. Sei d'accordo?1 punto
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@Ale75 Il bronzo di Ajax al post #1 non ha nulla a che vedere con il bronzo della cgb.fr al post #3. Quest’ultimo è un ½ AE unit (dichalkon: 14-17 mm, 3,3-4,2 g) di Filippo III Arrideo coniato a Salamina (Cipro) e classificato Price 3158, mentre il bronzo di Ajax è un ¼ AE unit (calkous: 10-13 mm, 1,2-2,2 g) di Alessandro Magno coniato a Mileto o a Mylasa, classificato probabilmente Price 2065: Saluti, apollonia1 punto
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Aquileia, riemerge dopo oltre 60 anni il mosaico del tappeto fiorito Ad Aquileia è tornato alla luce, dopo oltre sessant’anni, il mosaico del “tappeto fiorito”. Si tratta di una delle testimonianze più raffinate dell’arte musiva aquileiese. In questi giorni, ad Aquileia, poco distante dal foro, nel giardino dell’ex caserma dei carabinieri di via Leicht, recentemente entrata a far parte del patrimonio della Fondazione Aquileia, è tornato alla luce nel corso delle operazioni preliminari alla ristrutturazione dell’edificio il mosaico del “tappeto fiorito”. Si tratta di una delle testimonianze più raffinate dell’arte musiva aquileiese. Il mosaico era stato scoperto più di sessanta anni fa, tra il 1962 e il 1963, nel corso delle indagini archeologiche condotte dalla Soprintendenza sotto la direzione di Luisa Bertacchi, durante la costruzione della caserma dei carabinieri. L’importanza del ritrovamento rese necessario modificare il progetto iniziale, che prevedeva la costruzione dell’edificio proprio all’incrocio tra via Leicht e via Gemina, arretrandone la posizione. Il pavimento musivo, esteso per circa 76 metri quadrati (10,10 x 7,60 m), presenta al centro un riquadro decorato da una raffinata composizione floreale realizzata con tessere policrome, da cui deriva la denominazione di “tappeto fiorito”, assegnatole dalla stessa Bertacchi, che lo datò in un primo momento agli inizi del II secolo d.C. Al termine delle indagini, il mosaico fu nuovamente interrato per garantirne la conservazione; la recente riscoperta ha confermato come il pavimento musivo si sia mantenuto in condizioni perfette. L’edificio sarà trasformato in un campus-foresteria con 24 posti letto, destinato a studenti, docenti e studiosi impegnati nelle attività di scavo e ricerca nel sito archeologico di Aquileia. Contestualmente al progetto di recupero dell’ex caserma, i cui interventi inizieranno a breve, la Fondazione sta elaborando anche un piano per la protezione e la copertura del mosaico, in stretta sinergia con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia. I visitatori potranno presto ammirare la magnifica superficie musiva. Il mosaico del tappeto fiorito. Foto: Fondazione Aquileia Dettaglio. Foto: Fondazione Aquileia Il mosaico del tappeto fiorito- Foto: Fondazione Aquileia “È stata una straordinaria emozione vedere tornare alla luce questo spettacolare mosaico”, ha dichiarato il Presidente della Fondazione Aquileia Roberto Corciulo. “Il sottosuolo di Aquileia non smette davvero mai di sorprendere, restituendoci continuamente preziosi frammenti della grande città romana. Abbiamo perciò deciso di intraprendere immediatamente la progettazione della copertura, secondo un sistema modulare, flessibile e sostenibile, già concordato con la Soprintendenza, che ringraziamo per la sempre proficua collaborazione, nell’ambito del Piano Strategico approvato dal CdA della Fondazione lo scorso anno. Il cantiere procederà di pari passo con la ristrutturazione dell’ex caserma e la sua trasformazione in campus, un progetto a cui teniamo molto perché ci permetterà di ospitare gli studenti e i docenti delle Università che collaborano con noi sugli scavi nelle aree archeologiche in nostra gestione e svolgono un lavoro di altissimo profilo culturale. Gli spazi dell’ex caserma saranno a disposizione naturalmente anche di studiosi che si occupano di valorizzare la storia, l’arte, l’architettura della nostra città. Il mosaico del ”tappeto fiorito“ costituirà senza dubbio un punto di interesse immancabile per i visitatori lungo il percorso che dal foro conduce al porto fluviale”. “Il binomio campus-mosaico del ”tappeto fiorito“ rappresenterà un valore aggiunto per Aquileia, sia nell’ottica dell’infrastrutturazione del sito archeologico con il recupero di un edificio ormai in disuso sia per la valorizzazione di uno dei mosaici più originali e raffinati dell’antico centro”, ha affermato il Direttore della Fondazione Aquileia Cristiano Tiussi. “La rimozione dell’interro, eseguito dagli archeologi Massimo Calosi e Massimo Fumolo sotto la direzione della Soprintendenza, ci ha restituito una superficie musiva in ottime condizioni, sebbene siano passati 62 anni dalla sua scoperta. A noi può sembrare incredibile, ma questo mosaico fu ad un certo punto coperto, e quindi protetto, da un nuovo piano pavimentale, forse un semplice assito ligneo, sorretto dai pilastrini che ancora oggi si vedono poggiare sulle tessere. Ora sarà importante ricongiungere questo straordinario manufatto all’adiacente area archeologica dei fondi Cassis e alla domus “dei putti danzanti” e, per questo motivo, sarà demolito il muretto di recinzione oggi esistente tra l’ex caserma e l’area in corso di scavo da parte dell’Università di Trieste. Ciò permetterà di verificare se siamo di fronte ad un’unica, grande residenza, appartenente ad un ricco aquileiese del IV secolo. Nelle indagini fatte in questi giorni per la prima volta abbiamo potuto accertare la quota molto elevata del mosaico del “tappeto fiorito”, che pare maggiormente compatibile con una sua datazione al IV secolo, come aveva intuito la prof. Fontana, compianta direttrice dello scavo sui fondi Cassis”. La funzionaria della Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per il FVG Serena Di Tonto ha aggiunto: “La Soprintendenza condivide la straordinaria emozione di vedere tornare alla luce questo spettacolare mosaico, testimonianza di eccezionale valore storico e artistico. Nonostante il lungo tempo trascorso, il mosaico è riemerso in buone condizioni di conservazione e sarà sottoposto a interventi di restauro e consolidamento da parte della ditta AreCON, sotto la supervisione di Micol Siboni, restauratrice della Soprintendenza. Al momento si è reso necessario ricoprire nuovamente il mosaico per garantirne la migliore salvaguardia durante la stagione invernale, ma non appena le condizioni climatiche più miti lo consentiranno, verranno eseguiti gli interventi programmati e il manufatto sarà valorizzato direttamente nel luogo in cui è stato rinvenuto”. Il funzionario incaricato della Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per il FVG Roberto Micheli, ha affermato: “È doveroso ricordare l’opera di Luisa Bertacchi, allora direttrice del Museo Archeologico Nazionale, che con le sue indagini condotte negli anni Sessanta portò alla luce il mosaico del “tappeto fiorito” e impose l’arretramento della caserma dei Carabinieri per garantirne la conservazione. Fu lei ad avere la lungimirante intuizione di realizzare trincee esplorativenell’adiacente fondo Cassis, dimostrando la presenza di importanti resti archeologici. Questa azione permise di fatto di bloccare una lottizzazione residenziale già pianificata, anche grazie all’intervento di Franco Marinotti, presidente della Snia Viscosa e dell’Associazione Nazionale per Aquileia, che anticipò i fondi necessari all’acquisto dei terreni da parte dello Stato. Se oggi possiamo ammirare questi splendidi manufatti e possiamo restituirli alla comunità di Aquileia, lo dobbiamo alla sua fondamentale azione di tutela”. https://www.finestresullarte.info/archeologia/aquileia-riemerge-dopo-oltre-sessanta-anni-riemerge-mosaico-del-tappeto-fiorito1 punto
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Francobollo segnalato su internet come varietà occasionale, direi che è molto simile al tuo, ma non saprei dare una valutazione, sul catalogo unificato non trovo nulla circa questa varietà1 punto
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Come avrai controllato la busta è in perfetta tariffa per gli Stati Uniti con il 25 c Umberto I . Annulli di partenza tondo riquadrato di Genova Ferrovia del ??.??.96 Annullo di arrivo di Boston Massachusetts del 10 maggio 1896 nitido che ci dà un periodo postale più preciso. Ottimo acquisto.. di valore. Il numero 20 di Gloucester St. in Boston.1 punto
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Liberia 2026 - 12 dollari in oro .9999 (1/1.000 oz - gr. 0,0311) Fucile d'assalto M161 punto
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Si ma non sappiamo il re, ci vuole un esperto per capire, perché sono tutte molto similari1 punto
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Ciao @Ajax bronzo macedone per me complicato però perché potrebbe essere Alessandro Magno o Filippo III o addirittura Antigono I. Chiederei aiuto ad @apollonia ☺️1 punto
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@SS-12 Grazie per l'apprezzamento! Il simbolo del sole raggiante, se non erro, deve essere stato adottato già dal Duca Ludovico III Gonzaga (1444-1478) accompagnato dal motto "Per un dixir".1 punto
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Giusto per curiosità sono andato a verificare sull'ultima edizione del manuale delle monete di Napoli,la piastra del 1796 è tra le più comuni, vengono riportate le varianti con punto nella fila centrale dei gigli al rovescio,la variante con punto sotto l' intreccio dei rami al rovescio e la variante con punto nella fila centrale dei gigli e il punto sotto all' intreccio dei rami sempre al rovescio,tutte varianti valutate R2 ( molto rare) con una valutazione tra i 200 euro in BB e i 600 euro in SPL, considerando che parliamo sempre di punti si potrebbe ipotizzare un valore simile anche per la variante A senza punto (io ne ho contate 4 facendo una brevissima ricerca,sono sicuramente di più)... La tua moneta è in alta conservazione ma non possiamo essere precisi nella valutazione dello stato di conservazione perché le immagini non sono chiare ma di contro sono ben visibili i graffi nei campi che secondo me sono stati causati da una pulizia impropria,e questo ne abbassa notevolmente l' appeal, e di conseguenza il valore, credo che sarà molto difficile realizzare la somma da te sperata,devi tenere conto dei graffi e calare di conseguenza la richiesta, inoltre dovresti sforzarti di fare foto adeguate...1 punto
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Complimenti come sempre @Dott_20Kreuzer per i cenni storici che fornisci in accompagnamento alla presentazione delle monete!1 punto
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Saluto Roberto che dopo 9 anni e mezzo ha ripreso questa discussione..complimenti per il Giulio 1691 ! Sono veramente rare le apparizioni in quest'ultimo decennio dove, quando esitato aldilà della conservazione, viene classificato comunque R3... Gli esemplari che ho censito in alta conservazione sono veramente pochissimi, e tra questi credo che sul podio ci sta decisamente il lotto 842 dell' Asta B.Leu 36, Collez. Cappelli che è anche l'esemplare illustrato nel Berman e che ho avuto la fortuna di rintracciare...... Daniele1 punto
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Nella Libia coloniale l’Italia aveva creato scuole per i musulmani, per gli israeliti e per gli italiani. Scuole per l’infanzia, elementari, medie e superiori, oltre che le scuole di avviamento professionale e istituti femminili superando le difficoltà contro l’istruzione della donna, che nei paesi musulmani avevano e hanno profonde radici. per approfondire https://italiacoloniale.com/2021/06/18/colonialismo-la-difesa-sanitaria-contro-le-epidemie-nelle-scuole-della-libia-italiana/1 punto
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Grazie della gentilezza. Acquisto ormai da diversi anni articoli di storia postale. Sono spese secondarie rispetto a quelle prettamente numismatiche. Non scelgo mai la qualità eccelsa del francobollo. Non mi interessa. Ciò che mi interessa è il valore testimoniale del documento: riforme monetarie, passaggi tariffari, indicazioni di prezzi.1 punto
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Guarda qui : https://www.cronacanumismatica.com/la-genesi-della-lira-pontificia-anatomia-di-un-editto-monetario/1 punto
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L'Area Amministrativa Speciale di Abyei è un territorio con "speciale status amministrativo", concesso col Protocollo del 2004 sulla risoluzione del conflitto di Abyei (in vigore dal 2005), conteso fra Sudan e Sudan del Sud. Nel 2009 l'area fu rimpicciolita; dopo l'indipendenza del Sudan del Sud nel 2011 è diventata di fatto un condominio fra i due paesi, contemporaneamente parte dello Stato federato sudanese del Kordofan meridionale (dal 2013 del Kordofan occidentale) e dello Stato federato sudsudanese di Bahr al-Ghazal settentrionale. Secondo gli accordi iniziali si sarebbe dovuto tenere un referendum per la scelta di quale dei due paesi la popolazione locale volesse far parte, ma è stato rimandato a data da destinarsi a causa di disaccordi fra le due parti e disordini frequenti. Nel territorio circolano contemporaneamente la sterlina sudanese e la sterlina sudsudanese.1 punto
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Io voglio, anzi, ESIGO una moneta a forma di Ringo, i miei biscotti preferiti. Trimetallica oro del nord da un lato e rame dall'altro, farcita con bronzo.1 punto
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Concordo in toto. Argomentazione più che valido però ribadisco, sempre per mio gusto personale, che la culturra popolare inserita nelle monete a me proprio nun me piace.1 punto
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Discussione di interessante lettura @Saturno : complimenti e grazie1 punto
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Dobbiamo comunque ammettere che a volte si esagera davvero. Ad esempio, una moneta dedicata al CORNETTO ALGIDA a me sembra più una parodia che una seria emissione celebrativa o commemorativa. D'accordo il periodo storico attuale, ma esaltare un gelato (buono quanto vogliamo, di marca quanto vogliamo, ecc.) in un'emissione ufficiale dello stato italiano... boh, mi dà tanto la sensazione di "essere arrivati alla frutta" e voler prendere per fessi i collezionisti senza ritegno pur di guadagnare. A questo punto a quando le monete sugli assorbenti per signora Saugella o le lavatrici Zoppas? Oppure sulle mitiche pistole Beretta, visto che di questo passo prima o poi qualcuno comincerà a sentirsi escluso? Monete pure quelle, con buona pace di ricorrenze anche importanti che per ignoranza o indifferenza vengono saltate senza problemi. Non mi stupirei se qualcuno sentisse puzza di presa in giro e ci rimanesse molto male.1 punto
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Altro esemplare di questo raro Giulio, che possiedo da anni , ma non ho mai valorizzato a causa, forse, della sua modesta conservazione. Non ricordo nemmeno dove me lo sono procurato1 punto
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Buongiorno. Penso sia una fotografia presa da qualche asta. Andrebbe vista dal vivo, ma qui siamo verso il FDC. Ciò che sembra sporco, probabilmente è patina, su queste monete è un bene perché è indice che, sempre probabilmente, non è lavata1 punto
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con una di queste ho pagato un bitterlemon al bar! 😁 (ma la barista se lo aspettava) Io di solito prendo alla Bundesbank sempre tre-quattro esemplari delle monete che mi interessano, poi quelle con i polpastrelli, i colpetti sul bordo e/o magagne le scarto e già qualche volta le ho usate per pagare ai mercatini di numismatica, dove le conoscono. Solo l'ultima volta le ho usate con un venditore polacco, che mi ha guardato di storto e le ha girate un paio di volte in mano, prima di prenderle! 🤣 =================== È da quarant'anni come minimo che in Germania NON circolano gli argenti e/o le monete commemorative con parametri diversi da quelle in circolazione standard (vedi i vecchi 2 marchi), stesso discorso per l'Austria - o come minimo me le han sempre tenute nascoste! njk1 punto
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