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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 01/23/26 in tutte le aree
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Buona sera, pubblico il link dove è possibile visualizzare la mia publicazione. Spero di fare cosa gradita. Ciao a tutti. M.C. https://www.amazon.it/gp/product/B0FXRGSM8F/ref=ox_sc_act_title_1?smid=A28MX8REFFJXRO&psc=14 punti
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Buongiorno a Tutti, da diverso tempo pensavo a questa moneta e così finalmente dopo il suo acquisto ( da commerciante perito NIP ) la condivido con voi, è la prima racchiusa in slab NGC che entra a far parte della mia collezione. Tra i tanti esemplari valutati ( mi sono anche avvalso dei preziosi consigli di un esperto utente del Forum 😊 che ringrazio ancora per gli insegnamenti ricevuti ); alla fine ho scelto questa moneta che mi ha colpito per la sua patina piuttosto omogenea, presumibilmente in media conservazione ( NGC MS 61 ), anche se non esente da qualche segno qui e là. Per quello che riesco a vedere nello slab, la godronatura mi sembra di I° tipo. In allegato alcune foto. Grazie per l'attenzione.4 punti
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Ciclone, onde, sabbia spostata. Passeggiata a mare con brivido in Sardegna. Scoprono due tombe. Forse fenicie. I corredi sparsi dalla risacca. Arrivano i carabinieri. Tombe di una vasta necropoli? A che città si riferivano? Le prime risposte 22 Gennaio 2026 La spiaggia appare dopo la tempesta come un foglio riscritto dal mare. La sabbia è stata spostata, scavata, ribaltata dall’energia insistente delle onde e del vento, e ciò che normalmente resta sepolto torna per un momento alla luce. È accaduto così a Sa Colonia, sul litorale di Domus De Maria, nella Sardegna sud-occidentale: una mareggiata violenta ha eroso l’arenile e ha fatto riaffiorare due tombe fenicie, insieme a frammenti ceramici e altri reperti archeologici. Non un ritrovamento casuale in un luogo qualunque, ma un’emersione quasi inevitabile in un tratto di costa che da millenni è un punto di contatto fra mare, commercio e insediamento umano. Domus De Maria si trova a breve distanza dalla costa di Chia, in un’area che guarda verso il Canale di Sardegna, una delle grandi vie di transito del Mediterraneo antico. Cagliari dista poco più di cinquanta chilometri, raggiungibile seguendo la linea del litorale meridionale; il promontorio su cui sorge l’antico sito di Bithia domina ancora oggi la spiaggia, con i suoi resti archeologici affacciati sul mare. Sa Colonia si stende proprio ai piedi di questo rilievo, in una posizione che non è mai stata neutra: approdo naturale, luogo di passaggio, spazio di margine fra terra e acqua, dunque ideale anche per le necropoli costiere. Le tombe emerse appartengono con ogni probabilità a una necropoli fenicia, collegata all’abitato di Bithia, una delle più importanti fondazioni fenicie della Sardegna meridionale. Il fenomeno che le ha portate alla luce è lo stesso che, ciclicamente, accompagna la storia degli scavi costieri: l’erosione marina. Le onde asportano strati di sabbia che per secoli hanno protetto strutture e sepolture, rivelandole improvvisamente e rendendole al tempo stesso fragili. Per questo l’intervento delle autorità è stato immediato: la segnalazione ha attivato i carabinieri e la Soprintendenza, con la messa in sicurezza dell’area e la prospettiva di uno scavo scientifico controllato. Per comprendere il significato di questo ritrovamento occorre allargare lo sguardo. I Fenici arrivarono in Sardegna tra il IX e l’VIII secolo a.C., spinti dalla necessità di creare una rete di scali commerciali nel Mediterraneo occidentale. Provenivano dalle città-stato della fascia levantina – Tiro, Sidone, Biblo – lungo le coste dell’attuale Libano e della Siria, un territorio povero di risorse agricole ma straordinariamente ricco di competenze nautiche e mercantili. La Sardegna offriva metalli, soprattutto piombo e argento, ma anche una posizione strategica per le rotte verso la Penisola Iberica e il Nord Africa. In un primo momento i Fenici non fondarono città nel senso pieno del termine, ma empori e scali stagionali, spesso in prossimità di promontori e baie protette. Bithia rientra in questa logica: un insediamento costiero, con porto naturale, facilmente collegabile alle rotte che attraversavano il Canale di Sardegna. Nel corso dei secoli, questi scali si trasformarono in veri centri urbani, con abitati stabili, santuari, necropoli e un territorio organizzato. Tra il VI e il V secolo a.C. l’influenza di Cartagine rafforzò ulteriormente la presenza fenicia, inaugurando la fase che gli archeologi definiscono punica. Le tombe emerse a Sa Colonia si collocano con buona probabilità in questo arco cronologico, quando Bithia era una comunità strutturata, inserita in una rete commerciale mediterranea. Le necropoli fenicie e puniche sono spesso collocate fuori dall’abitato, lungo le vie di accesso o in prossimità della costa, e questo spiega la loro presenza sull’arenile attuale. All’epoca della deposizione, la linea di costa era diversa; ciò che oggi è spiaggia poteva essere un lieve pendio sabbioso o una zona marginale, separata dall’abitato ma non lontana. Bithia è uno dei nomi antichi più densi e stratificati della Sardegna meridionale. La città sorse tra IX e VIII secolo a.C. come fondazione fenicia, in un punto strategico della costa sud-occidentale, presso l’attuale Domus De Maria, affacciata sul Canale di Sardegna. La scelta del sito non fu casuale: un promontorio facilmente difendibile, un approdo naturale, la vicinanza a stagni costieri e a vie di penetrazione verso l’interno, in un territorio già frequentato dalle comunità nuragiche. In origine Bithia fu probabilmente un emporio commerciale, uno scalo stagionale inserito nella rete fenicia che collegava Levante, Nord Africa, Sicilia e Iberia. Con il tempo, tra VII e VI secolo a.C., l’insediamento si stabilizzò, dotandosi di un abitato permanente, di aree sacre e di necropoli, soprattutto lungo i margini costieri. In questa fase la città entrò pienamente nella sfera punica, sotto l’influenza di Cartagine, pur mantenendo una forte continuità con le tradizioni fenicie originarie. Bithia prosperò tra V e III secolo a.C., come nodo commerciale e marittimo, fino alla conquista romana della Sardegna nel 238 a.C.. In età romana la città non scomparve: fu riorganizzata, mantenne funzioni portuali e residenziali e restò abitata almeno fino alla tarda antichità, tra IV e V secolo d.C., quando iniziò un progressivo abbandono legato al mutamento delle rotte, alla crisi economica e all’insicurezza delle coste. Dal punto di vista archeologico, le vestigia della città sono reali, diffuse e ben documentate, anche se in parte frammentarie. Subito all’interno dell’area costiera, sul promontorio che domina la spiaggia di Sa Colonia, sono visibili resti di abitazioni, muri in opera irregolare, tracce di impianti urbani e materiali ceramici fenici, punici e romani. Le necropoli si estendevano invece lungo la fascia costiera e oggi sono in parte sommerse o coperte dalla sabbia, motivo per cui le mareggiate continuano a restituire tombe e reperti. L’ipotesi etimologica più condivisa dagli studiosi collega il toponimo Bithia alla radice semitica byt / bēt (𐤁𐤕), che significa “casa”, “dimora”, “luogo abitato”. È una radice estremamente comune nelle lingue semitiche (ebraico bayit, aramaico beth), spesso usata nei toponimi per indicare un insediamento stabile o un luogo riconosciuto come centro abitato. In questo senso, Bithia significherebbe “la casa”, “il luogo dell’insediamento”, o più liberamente “il centro abitato per eccellenza” in un tratto di costa segnato da approdi stagionali. Dal punto di vista archeologico, una tomba fenicia si distingue chiaramente da una sepoltura autoctona sarda. Le tradizioni funerarie locali più antiche, come le domus de janas, risalgono al Neolitico e all’età del Bronzo e sono tombe ipogee scavate nella roccia, spesso collettive, con ambienti articolati e decorazioni simboliche. Le tombe fenicie, invece, sono generalmente fosse semplici, talvolta rivestite, scavate nella sabbia o nella roccia tenera, destinate a una singola deposizione o a un numero limitato di individui. Un altro elemento distintivo è il rito funerario. Nelle fasi più antiche della presenza fenicia è attestata la cremazione, con resti combusti deposti in urne o contenitori ceramici; in epoche successive diventa più frequente l’inumazione. In entrambi i casi, il defunto è accompagnato da un corredo funerario: anfore, coppe, brocche, piccoli oggetti di uso quotidiano o simbolico. La tipologia delle ceramiche, la loro decorazione e l’impasto permettono agli archeologi di riconoscere immediatamente l’appartenenza culturale e di datare la sepoltura con una buona precisione. Nei dintorni di Sa Colonia, il paesaggio archeologico è particolarmente denso. Oltre a Bithia, l’area di Chia conserva resti di età nuragica, punica e romana, a testimonianza di una continuità di frequentazione lunga millenni. Dopo la conquista romana della Sardegna nel 238 a.C., molti centri fenicio-punici continuarono a vivere, trasformandosi progressivamente. Bithia rimase attiva anche in età romana, prima di essere abbandonata tra la tarda antichità e l’alto Medioevo, quando mutarono le rotte commerciali e le condizioni di sicurezza del territorio. La fine dei Fenici, in Sardegna come nel resto del Mediterraneo occidentale, non fu una scomparsa improvvisa, né un esodo collettivo. Fu piuttosto un processo lungo di trasformazione e fusione, in cui identità, lingue e pratiche culturali cambiarono senza mai spezzarsi del tutto. I Fenici non “se ne andarono” dalla Sardegna. Dopo la fase delle prime fondazioni tra IX e VIII secolo a.C., le comunità costiere si radicarono stabilmente, intrecciando rapporti continui con le popolazioni locali nuragiche. Già in età arcaica si assiste a matrimoni misti, scambi di tecniche, contaminazioni religiose, come dimostrano i santuari condivisi, l’adozione di divinità comuni e la circolazione di oggetti che uniscono stili fenici e tradizioni indigene. A partire dal VI secolo a.C., il mondo fenicio occidentale entrò progressivamente nell’orbita di Cartagine. È in questo momento che, più correttamente, si parla di Punici: non di nuovi arrivati, ma dei discendenti delle comunità fenicie locali, ormai profondamente mediterranee e occidentali. In Sardegna questo passaggio non comportò una rottura, bensì una ristrutturazione politica e militare, con un controllo più diretto del territorio costiero e delle vie interne. Quando Roma conquistò la Sardegna nel 238 a.C., i Fenici — o meglio, i Punici — non furono eliminati né espulsi. Continuarono a vivere nelle città costiere, parlando la loro lingua, praticando i loro culti e mantenendo tradizioni secolari. Le iscrizioni puniche continuano fino all’età imperiale, segno di una persistenza culturale straordinaria. Progressivamente, però, la romanizzazione impose il latino come lingua pubblica, il diritto romano, nuovi modelli urbani e amministrativi. https://www.stilearte.it/tombe-fenicie-scoperte-sardegna-ciclone-harry/4 punti
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Purtroppo con l‘andata in pensione della responsabile i Bollettini che erano stati preparati - ma non pubblicati - sono stati sospesi e mancando una/un responsabile non sono stati avviati, almeno che io sappia, altri progetti per la catalogazione. purtroppo la nuova responsabile del Medagliere MNR non ha la supervisione del Bollettino che dipende direttamente dal MIC. ci auguriamo che questo fondsmentale progetto non solo per la cultura e divulgazione ma anche per la TUTELA della collezione possa proseguire e che gelosie o sinecure di parte non intervengano ad ostacolarlo. il Ministero dovrebbe fare gli interessi della Comunità che sono evidentissimi con la continuazione del progetto.4 punti
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Il Centro Culturale Numismatico Milanese ha il piacere di comunicare il programma delle attività per i mesi da gennaio a giugno 2026. Un programma ricco di conferenze, con relatori provenienti dal mondo accademico, commerciale e amatoriale, che toccano tutti i periodi della monetazione italiana. Si ricorda che agli incontri e conferenze posso partecipare tutti e che tutte le conferenze potranno anche essere seguite da remoto per mezzo della piattaforma google meet. Vi aspettiamo numerosi!!3 punti
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Un buon inizio 2026 a tutti La collezione si è estesa a una siliqua di Teodosio II. È un pezzo che cercavo da molto tempo e va a coprire un periodo molto complicato. In pratica nel 408-409 governarono l'Impero Romano ben 4 imperatori: Teodosio II, Onorio, Arcadio, Costantino III e il suo cesare Costante III. Sebbene la storiografia moderna presenti Costantino III come usurpatore di fatto questo era stato riconosciuto da Onorio distinguendosi da altri personaggi come Prisco Attalo, Massimo, Giovino e Sebastiano motivo per cui c'è l'ho tra i personaggi da inserire nella collezione.3 punti
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Mi aggiungo alla discussione con l'immagine di tre esempi di bisanti ossidionali che conservo nella mia collezione. Il terzo, di difficile lettura, è un bisante ribattuto. Tanto nel D che nel R vengono riportate entrambe le legende, quella centrale e quella di contorno. L'immagine del leone marciano è indistinguibile.3 punti
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Si certo, tutti i tagli che circolavano in Francia dalla sua conquista nella prima metà dell'800 e sino al 1964, allorquando furono sostituite dal dinaro algerino con un cambio alla pari (1 dinaro=1 franco). Anche in parallelo con gli unici 3 valori (20-50-100 franchi) in rame/nickel con la dicitura 'Algeria', prodotti dalla fine degli anni 40 a metà degli anni '50. Invece per le banconote utilizzarono per un intero secolo (1861-1961) quelle stampate appositamente per l'Algeria dalla banca francese Banque de l'Algérie e successivamente Banque d'Algérie et de la Tunisie.3 punti
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Buongiorno a tutti cari amici, oggi vorrei proporvi questa monetina in rame da 19 mm circa, battuta dalla zecca di Torino durante il periodo della reggenza della madre di Vittorio Amedeo II, nell'anno 1676. Dovrebbe trattarsi del II° tipo dato che la legenda al dritto reca, nella legenda, la parola CYP anzichè CYPRI. Cosa ne pensate? Grazie a tutti coloro che vorranno intervenire. Auriate2 punti
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Bene!!! Grandi eventi e grandi nomi! Ma soprattutto per tutti i gusti!!2 punti
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Ciao, lodevole ed interessante iniziativa 🙂. Per quanto mi concerne, cosa più che graditissima come penso la quasi totalità di chi colleziona e studia le monete. Senza condivisione delle stesse ( perché tutto parte dalle monete 🙂) non si potrebbe parlare di niente che riguardi la Numismatica, e lo dico senza nessun timore di essere smentito, percui...A tal proposito CONDIVIDO due miei esemplari della stessa tipologia dei tuoi. Uno con Giove sul rovescio ed il secondo con lo stesso Settimio Severo rappresentato in tenuta militare, con patera, altare e lancia, nell'atto di compiere un rito sacrificale ( il tuo con legenda RESTITVTOR VRBIS e RIC 167, il mio invece con legenda RESTITVTORI VRBIS RIC 168). 18 mm 2,90 g RIC 196 19 mm 3,15 g RIC 1682 punti
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Ciao e grazie per la stima che ricambiò... La tua moneta è un 2 cavalli coniato a Napoli durante il regno di Filippo II di Spagna (1554-1598)... Al D/:PHILIPP.R.ARAGON.VTRI,testa nuda del Re volta a destra, dietro il monogramma IBR del mastro di zecca Giovanni Battista Ravaschieri (1548-1567) sotto il marchio del fiore... Al R/:SICIL.ET.HIERVSAL.corona reale... Varianti per la legenda e punti di interpunzione,oltre al simbolo che divide la legenda al rovescio che può essere una croce o un globetto attorniato da 4 punti... La moneta è catalogata al numero 170, pagina 147 del: "LA MONETA NAPOLETANA DEI RE DI SPAGNA NEL PERIODO 1503-1680"... di Pietro Magliocca...2 punti
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Con il ritmo a cui crescono i debiti pubblici delle economie occidentali, sarei stupito a vedere il prezzo delle materie prime più preziose crollare o tornare indietro a tanti anni fa. poi per carità tutto può succedere.. basta vedere i cataloghi di anni fa, i prezzi delle monete degli anni 90, chi ha comprato e tenuto sicuramente non ha buttato via i propri soldi2 punti
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النبي فقط Io ho fatto poco, ho soltanto tradotto e riassunto quello che ho letto qua e là!😅 Però posso condividere un po’ di documentazione a cui ho attinto… soprattutto dall’ultimo articolo! Il Maghreb almoravide e almohade.pdf The Almohad revolution and the Mahdi.pdf Sacred Cubes within Sacred Spheres.pdf2 punti
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@Lorenzo999Lorenzo @gpittini @decio si tratta, come ipotizzato, di un semisse "imitativo" spagnolo compatibile con gli esemplari studiati e catalogati da Pere Pau Ripollès Alegre. In particolare (ad una velocissima scorsa) è avvicinabile dal punto di vista stilistico al tipo 35 in catalogo. Inoltre tale tipo al rovescio presenta davanti alla prua proprio una "C" e sull'esemplare postato si intravede in alto una "S" con la stessa forma leggermente sghemba. Nel link ad un mio vecchio post in materia trovate diverse risorse per il riconoscimento di queste monetine2 punti
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Da Alabanda nella Caria, un attraente esemplare in AE per Caracalla, con al diritto un " bold portrait " dell'imperatore ed al rovescio ramo di alloro . Sarà il 1 Febbraio in vendita Num. Naumann 161 al n. 248 .1 punto
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Ho risposto e non ho fatto caso al titolo 🤦 perdonatemi, correggo1 punto
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Ecco il peso dei tre bisanti: quello con all'esergo I (Nicosia?) : gr 5,3 ; quello bucato con all'esergo IF (Famagosta) : gr 3,8; il bisante ribattuto : gr 4,41 punto
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Bellissima e gran moneta , complimenti!!1 punto
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Buonasera vorrei mostrarvi questa 100 lire e questa medaglietta di Colombo. Purtroppo le foto non sono chiarissime Buona serata1 punto
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Gran bella moneta, ottimo acquisto!!1 punto
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Complimenti per l'acquisto @Alan Sinclair! Una moneta molto affascinante!1 punto
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Basta che scrolli quando entri nel forum. Ci sono le varie sezioni. Ad esempio tu hai postato i tuoi denari nella sezione delle monete romane imperiali; se torni un po' più su trovi la sezione di bibliografie numismatiche. Dai, è facile...1 punto
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Grazie Amico. BELLISSIMI I TUOI DENARI !!! Mario1 punto
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Chiedo agli esperti di attribuire questa moneta che dovrebbe essere un denario (peso 2,4g) all' imperatore che l' ha emessa. al dritto busto di imperatore barbuto e riccioluto al rovescio Ercole con pelle di leone e clava mi sembra di leggere Herculi nel giro a destra.1 punto
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patina molto affascinante in effetti.. complimenti 😀👍1 punto
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Complimenti , molto bella .1 punto
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panni messi a lavare P anni messia L avare Messia con M maiuscola1 punto
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Buongiorno, vorrei poter catalogare con esattezza questa moneta di 3.25 grammi e 21.20 mm, anche se non gran conservazione, mi piacciono molto le napoletane! Evoco @gennydbmoney@gennydbmoney sempre sul pezzo quando si parla di monetazione Napoletana, saluto tutti1 punto
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Comunque c'è l'apposita sezione "Bibliografia numismatica" per informare il forum della pubblicazione del tuo libro (che sono in attesa di ricevere).1 punto
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ciao @califfo64! Piacerebbe anche a me vedere la tua copertina, anch'io ho un progetto simile in mente..1 punto
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Ciao, non colleziono denari del Limes e ne possiedo solo 4 esemplari presi a scopo di studio. Ho visto però numerosi esemplari ibridi di tali denari in vendita percui non sono rari, sicuramente più comuni dei denari ibridi ufficiali. Nello specifico dell'esemplare da te presentato il rovescio sicuramente per stile appartiene a quelli riscontrabili sui denari del figlio ed imperatore Alessandro Severo. Dalle immagini non riesco a capire se è coniato o prodotto per fusione ( forse più probabile). In quest'ultimo caso è possibile siano stati abbinati calchi errati, da qui l'ibrido generatosi. Se coniato sarà stato usato erroneamente un conio impiegato per battere i denari del figlio 🙂.1 punto
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Siamo pronti … Se si potrà farlo, avremo modo anche qui di commentare l’evento e anche il libro/catalogo della Mostra che sarà donato agli appassionati presenti sabato.1 punto
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Un bel 2 tari del 1540 per Carlo V, zecca di Messina.1 punto
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Ora le misure sono ok, e poiché, come detto, dall'esame visivo non riscontro criticità, penso di poter dire che è autentico. Quanto al valore, in questo sito, costantemente aggiornato, trovi la media dei realizzi d'asta, in dollari, nelle varie conservazioni. http://www.numismedia.com/rarecoinprices/cgi/usrarecoinvalues.cgi?script=mordlr&searchtype=any&searchtext=fmv&search4=any Per il 1890 di Philadelphia fino a una conservazione XF-40 (il nostro BB/BB+), le quotazioni vanno da 65 a 67 dollari, pari a 56-57 euro. Calcolando un prezzo medio di 2,35 €/gr. per l'argento .900 (fonte: IA), a peso sarebbero esattamente 56,54 euro Poi, se lo si volesse vendere, si può sempre sperare di trovare la persona interessata disposta a offrire qualche euro in più, ma la sostanza non cambia, si tratta di un'annata comune, ed è quella, più che la conservazione, a determinare il prezzo petronius1 punto
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È un tornese coniato a Napoli durante il regno di Filippo IV di spagna (1621-1665) dietro la testa troviamo la sigla GA/C del mastro di zecca Giovanni Andrea Cavo, davanti al busto del Re troviamo un giglio come simbolo del coniatore il quale è censito per l' anno 1636... È catalogato al numero 109, pagina 239 del : "LA MONETA NAPOLETANA DEI RE DI SPAGNA NEL PERIODO 1503-1680"... di Pietro Magliocca... È un bel pezzo con bella patina e sedimenti che ne risaltano i rilievi... Questa la pagina del catalogo del forum... https://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-FIV/111 punto
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Buongiorno. Riporto su questa vecchia discussione in cui si analizza la produzione in rame di VINCENZO BENINATI VB nei grani dal 14 al 16...legende, ritratti, tagli, punti...insomma un analisi completa e maniacale di questi tondelli. Di recente è entrata in collezione questa moneta da 10 grani 1815. Non spicca per conservazione, ma mi incuriosiva per il ritratto e per quelle che sembrano delle ribattiture in legenda. Ho fatto le foto e le guardo assieme a voi. Al dritto si vede un ● punto fuori posto dopo SICI sopra alla L , ancora, dopo ET c'è una R? un H che forse sarebbe più plausibile ma è troppo vicina e disallineata. Poi prima di REX una B? O forse una più probabile R. Ancora a colpirmi il ritratto di Ferdinando che porta un naso più abbondante,gli cade praticamente sopra il labbro superiore. Ripeto niente di eclatante ma tra le decine di pezzi per Ferdinando che ho in collezione, ci mettiamo pure questo. Cordialmente. Cristiano.1 punto
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hai completamente ragione! il problema è che invece che fondere questi oggetti di dubbio gusto (che non in molti hanno), vengono fusi pezzi di numismatica vera, talvolta neanche in bassa conservazione e/o rare. ieri stavo leggendo l'Annuario Numismatico del 1946 di Oscar Rinaldi e mi sono soffermato su questo passaggio, oggi come allora particolarmente attuale peraltro, nell'elenco successivo citava la lira 1914 come R5 (ma esiste???)1 punto
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E' un difetto di escrescenza di metallo, come capita a volte anche con le monete, ma niente che valga la pena di collezionare (se non come curiosità "metallurgica").1 punto
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Sebbene il dollaro non sembri presentare alla vista particolari criticità, un grammo e oltre mezzo millimetro di spessore in più rispetto alle misure ufficiali sono un grosso campanello di allarme. Controllale di nuovo, e se confermate, prova a farlo visionare di persona da un esperto. Nel caso fosse autentico, si tratta di un'annata comune (16.802.000 esemplari coniati), e in questa conservazione il valore è praticamente quello del metallo. petronius1 punto
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ciao a tutti @euro collezionista @gabriele8883 @[email protected] @andreacap @Mayer @Savste86 @Karma @squyrry @gasp.are @Yak @Ciccio 86 @Romolo75 @matcor @stegiato @aldo marchesi @katomic @Sgheo @Yosemite Sam @cr1c3t0 @Presidente @andrea0685 @Gabriele @AngryBird a causa di problemi di distribuzione la moneta Croata al momento non è disponibile, di conseguenza la sposto nella prima razzia 2026. questa sera inizio ad inviare i totali grazie Pino1 punto
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Non credo che esista una variante senza un punto dopo la A Anche per me il taglio è un po' sospetto1 punto
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Condivido con piacere l'ultimo scudo arrivato in collezione, Napoleone 5 Lire 1811 Milano Ex Varesi Asta 86 (https://varesi.bidinside.com/it/lot/39863/milano-napoleone-i-1805-1814-5-lire-/) Moneta comune circolata, ma così non è esattamente facile da reperire Le foto del catalogo non le rendono giustizia, in mano è stupenda con fondi speculari e rilievi satinati e una leggera patina Condivido le mie foto, fatte con due illuminazioni differenti. La seconda per mettere in risalto i fondi proof-like1 punto
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Mi dispiace se il sarcasmo può aver disturbato qualcuno; per quanto mi riguarda l'ho usato come unica alternativa allo scontro animato: se avessi dovuto rispondere seriamente ai toni dell'interlocutore sicuramente sarei scaduto in un registro che non vorrei utilizzare; è sufficiente vedere quello che scrive -non solo al mio indirizzo- ed i toni caustici utilizzati. Nel merito non mi sembra che si siano fatti grandi passi avanti caro @chievolan: si è passati dal sostenere delle verità a prescindere, a riferirle a documenti che dicono altro. in questo caso specifico ho riportato un documento citato qui: S. Perfetto, La zecca di Napoli al culmine del ducato ‘normanno’, in «Rassegna del Centro di Cultura e Storia Amalfitana», LXI-LXII (2021), pp. 63-91. Il dott. Perfetto, tuttavia, continua a dire che il documento tratta di una coniazione, mentre abbiamo palesemente visto che non è così, e continua a scrivere che è una mia opinione. C'è da dire che tutte queste contestazioni di merito erano già state promosse in altra sede da @Caio Ottavio qui: Raffaele Iula, "«Moneta que tunc per ista civitate andaberis»: zecca ed economia monetaria a Napoli nel XII secolo", in «Archivio Storico per le Province Napoletane» CXLII (2024), pp. 7-28., e in modo ancora più chiaro e puntuale, dunque perchè il dott. Perfetto continua a sostenere tesi smentite con metodo? C'è veramente voglia di confrontarsi o è una pura provocazione? Alla fine, di fronte alla palese contraddizione, lo studioso ha tentato di far prevalere la trascrizione di un erudito pubblicata alla metà dell'Ottocento, dove pure non c'è scritto quello che sostiene lui, sostenendo -in sostanza- l'idea che la traduzione abbia un'affidabilità rispetto ai fatti cronizzati maggiore della fonte diretta (che credo sia universalmente riconosciuto da tutti come errore metodologico), adducendo motivazioni che vi lascio giudicare, come quella del nonno medievale. Dopo di ciò, alla resa dei fatti, siamo arrivati a dire che, se pure non sia evidentemente scritto da nessuna parte che sia stata coniata questa benedetta moneta, però comunque la somma d'argento deve essere stata monetata in qualche modo. A prescindere dal fatto che non è così per una lunga serie di casi-studio di cui possiamo pure parlare, in cui raccolte emergenziali o requisizioni non sono state monetate nella città di raccolta, ma a prescindere da questo, è ammissibile proporre una rivoluzione storiografica di questa portata adducendo come prova questa sensazione legata ad un documento che parla tangenzialmente di valori metallici? Cosa dimostra? Certamente non la coniazione di moneta forestiera a Napoli. In ultimo, per non lasciare aperta la questione, ricordo che nel XII secolo requisizioni e raccolte analoghe sono documentate e attestate a Lodi, Cremona, Vercelli, Benevento, Orvieto e molte altre città senza zecca; in ciascuna di queste è stata battuta moneta forestiera? Perchè se quel testo è sufficiente a sostenere la coniazione di moneta a Napoli, allora altrettanto lo sono le cronache di tutte queste città. Il problema non sarebbe ovviamente estendere il caso, ma la compatibilità con il resto dei problemi storico-scientifici che riguardano le singole storie, così come quella di Napoli. Ora, che il problema mi pare ampiamente chiuso, arriva di nuovo la risposta di @mero mixtoque imperio: Ovvero: è solo uno dei casi, poi ci sono tutti gli altri... la palla è lanciata di nuovo in tribuna: se anche confuti questo caso, ora confuta tutti gli altri (quali?). Dunque, a chi legittimamente è rimasto turbato dalla mia goliardia, chiedo: davvero possiamo ammettere questo tipo di articolazione logica e di ragionamento? Ha senso promuovere un confronto tecnico in questi termini? Per me la priorità, in questo caso, non è discutere un bel niente, ma segnalare il problema scientifico, atteso che non c'è nessuna tendenza da parte dell'autore a correggere errori comprovati (come quelli di lettura su questo documento), ma solo a perpetrare nozioni che sono state dimostrate intrinsecamente erronee da altri autori, che è un atteggiamento a mio avviso molto grave. Purtroppo non ho il tempo di scrivere un commento integrale alla vasta produzione del dott. Perfetto sul tema, viceversa avrei sicuramente inviato queste questioni alle redazioni chiedendo delle correzioni e coinvolgendo i rispettivi comitati etici. Se leggo "fare moneta" in una traduzione ottocentesca, nel senso di raccogliere valori, lo interpreto come "produrre moneta" e nel testo originale c'è scritto "congregavere", le regole accademiche prevedono che io, autore, che mi sono reso conto dell'errore, contatti la redazione della rivista che ha pubblicato il mio testo, comunichi di aver commesso un errore e ne chieda la rettifica, ringraziando chi mi ha fatto notare l'errore. Non questo circo. Questa è la mia personale idea ed il motivo per cui non credo che sia utile alcuna discussione sul tema con questi presupposti. Sono ovviamente le mie valutazioni, senza alcuna pretesa di imporre niente, e con il massimo rispetto personale verso tutti i partecipanti alla discussione. Un saluto, Magdi1 punto
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Non capisci: Giannone sa tutto, perché c'ha il nonno medievale!1 punto
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Messina, viaggio nei sotterranei del Museo: i tesori salvati dopo il terremoto del 1908 L’idea è stata di quelle che lasciano il segno. Entrare nella suggestione di quel disastro, che a Messina il 28 dicembre del 1908 arrivò dalla terra e dal mare, è stato un attimo. Con sapienti giochi di luce e buio, l’atmosfera, per i 40 spettatori limitati per ognuna delle due serate, si è creata in un attimo, generando quel pathos necessario per quanto da lì a poco si sarebbe potuto vedere. Nei sotterranei, solitamente inaccessibili al pubblico, gli attori hanno condotto i visitatori in un percorso surreale. A fare da guida Antonio Salinas, impersonato da Fortunato Manti, direttore dell’epoca del museo archeologico nazionale di Palermo e soprintendente dei monumenti, musei e gallerie di Sicilia. Quando partì per Messina per salvare il salvabile aveva 67 anni. Moltissimo di quanto è stato possibile ammirare nei sotterranei umidi fu salvato da Salinas e dai suoi più stretti collaboratori, primo fra tutti il suo assistente professore Gaetano Mario Columba. Delle 91 chiese ispezionate rimase ben poco. S. Elia, S. Elisabetta, S. Giovanni Decollato, S. Maria del Bosco, S. Filippo Neri, una carneficina di monumenti e opere d’arte. Marmi, gessi, stoffe, tavole e tele recuperati e ammassati in quei sotterranei sembrava potessero raccontare quanto vissuto a chi, in quei momenti di religioso silenzio, procedeva ammutolito in quegli spazi fisici. Uno spettacolo nello spettacolo, scritto dal direttore del Museo, Orazio Micali, attraverso le parole che Salinas riportò di suo pugno, in alcuni appunti, a testimonianza di quel lavoro di recupero. Commozione e amarezza è stata espressa da un interessato pubblico che non conosceva quanto Antonio Salinas avesse fatto per la città di Messina, una città che lo ha dimenticato troppo in fretta. «Nemmeno una strada, una piazza a lui intitolate, una targa a testimonianza della sua dedizione a questa città», hanno espresso con enfasi. Anche Orazio Micali nella sua presentazione ha puntualizzato come questo studioso meriti di essere scritto nel libro dei Giusti. Registi dello spettacolo “La ricerca del patrimonio sepolto” Giovanni Maria Currò e Mauro Failla, del ClanOff che organizza gli spettacoli al MuMe. Le letture sono state a cura di Gabriele Giliberto. Quello di venerdì e sabato è stato il primo di un ciclo di tre rappresentazioni sceniche prodotte dal Museo regionale di Messina, in collaborazione con il Clan degli Attori, che si svolgeranno nell’allestimento teatrale che si trova all’interno del MuMe. Opere che ripercorrono alcune delle tappe più significative della storia del teatro, messe in scena attraverso testi che raccontano storie e personaggi per un pubblico da emozionare e interessare. https://messina.gazzettadelsud.it/foto/cultura/2023/03/13/messina-viaggio-nei-sotterranei-del-museo-i-tesori-salvati-dopo-il-terremoto-del-1908-6339a32c-aa82-4701-886e-f7905513bbb3/15/1 punto
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Gli incisori di coni, erano umani come noi, è, se su un conio già ultimato, commettevano un errore, lieve difficilmente n'è creavano un'altro. Posto un esempio su una grande moneta di Akragas.......Il decadramma che stà a Monaco. Sul dritto, l'auriga ha tutte e due le mani inpegnate con le retini, l'errore dell'incisore stà nel piano, tra la mano sinistra e la testa del primo cavallo, è evidente che era stata incisa la frusta, rimane sul conio, la traccia.1 punto
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