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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 01/24/26 in tutte le aree

  1. Giunto il nuovo peso..si arricchisce la collezione angioina.
    5 punti
  2. Davanti a un folto pubblico abbiamo presentato oggi nella Veneranda Biblioteca Pinacoteca Ambrosiana l’atteso libro/catalogo sulle monete di Gesù prodotto dal Gruppo Numismatico Quelli del Cordusio. Dopo la presentazione c’è stata la visita, sia alla Mostra con le monete al tempo di Gesù che quella alla Sala 19 con le monete della zecca di Milano che delle zecche italiche con una guida di eccezione come quella di Eleonora Giampiccolo che rappresentava il Medagliere del Vaticano. Un ulteriore service culturale di Quelli del Cordusio per la comunità che rimarrà in modo tangibile con questo lavoro che va oltre alla numismatica e unisce anche la storia, la teologia e la storia del Cristianesimo. Seguiranno delle immagini dell’evento.
    4 punti
  3. Buona sera, pubblico il link dove è possibile visualizzare la mia publicazione. Spero di fare cosa gradita. Ciao a tutti. M.C. https://www.amazon.it/gp/product/B0FXRGSM8F/ref=ox_sc_act_title_1?smid=A28MX8REFFJXRO&psc=1
    3 punti
  4. Anche oggi ho potuto vivere una splendida giornata numismatica, non casuale, l’evento dell’Ambrosiana è stato aperto con una presentazione della mostra e del catalogo ad essa dedicato, grazie al contributo del Gruppo del Cordusio. Poi visita alla mostra con spiegazione delle monete e dei volumi miniati, a seguire nella sala 19, si è continuato a poter vedere le teche con l’esposizione permanente delle monete. Un evento bellissimo legato alla spiritualità cristiana e la numismatica. Complimenti a Mario per aver reso possibile questa nuova, e non mai scontata, giornata evento. 👏👏👏👏
    3 punti
  5. Buongiorno a Tutti, da diverso tempo pensavo a questa moneta e così finalmente dopo il suo acquisto ( da commerciante perito NIP ) la condivido con voi, è la prima racchiusa in slab NGC che entra a far parte della mia collezione. Tra i tanti esemplari valutati ( mi sono anche avvalso dei preziosi consigli di un esperto utente del Forum 😊 che ringrazio ancora per gli insegnamenti ricevuti ); alla fine ho scelto questa moneta che mi ha colpito per la sua patina piuttosto omogenea, presumibilmente in media conservazione ( NGC MS 61 ), anche se non esente da qualche segno qui e là. Per quello che riesco a vedere nello slab, la godronatura mi sembra di I° tipo. In allegato alcune foto. Grazie per l'attenzione.
    2 punti
  6. Buongiorno a tutti cari amici, oggi vorrei proporvi questa monetina in rame da 19 mm circa, battuta dalla zecca di Torino durante il periodo della reggenza della madre di Vittorio Amedeo II, nell'anno 1676. Dovrebbe trattarsi del II° tipo dato che la legenda al dritto reca, nella legenda, la parola CYP anzichè CYPRI. Cosa ne pensate? Grazie a tutti coloro che vorranno intervenire. Auriate
    2 punti
  7. Sabato mattina buona affluenza di pubblico e viste monete interessanti. CCNM in gita 😀
    2 punti
  8. Ciao @ARES III so perfettamente che in Italia è ben diverso come spiegato bene sul forum e riportato anche nell'articolo. La speranza è che parlandone sempre più ci si possa rendere conto che forse un cambio di rotta sarebbe opportuno per evitare scavi clandestini, azioni di tombaroli, incrementare il mercato illegale. Ovviamente i fattori positivi sarebbero innumerevoli anche per lan ostra storia perché non oso immaginare quanto materiale non venga messo a disposizione del pubblico per paura di incappare in denuncia o comunque problemi giudiziari. Senza parlare di tutto ciò che poi entra comunque nel mercato irregolarmente. Credo che regolamentare sia sempre una scelta più saggia piuttosto che proibire/vietare. Dopotutto ritengo che la storia sia un patrimonio pubblico e non del demanio.. Ovviamente è un opinione personale.
    2 punti
  9. Buongiorno. A mio avviso è ovvio che le commemorative d'argento di Italia, San Marino e Vaticano siano destinate alla fusione. Sono oggetti commerciali d'uso e consumo: creano un'emozione immediata in quanto novità scintillante, poi cadono nel dimenticatoio con il passare dei decenni (un po' come un giocattolo o uno smartphone: forse ancora peggio, nessun museo un domani le esporrà in quanto oggetti di nicchia già oggigiorno e senza significato storico). Anche per le commemorative Euro è è sarà lo stesso. È la normalità. Nessun danno. Per fortuna l'aumento enorme del prezzo dell'argento sta creando l'occasione di poter vendere tutto questo materiale ad un prezzo che riduce le perdite (o che crea un piccolo guadagno).
    2 punti
  10. Non credo che il mondo tornerà come prima. Non è Trump che ha determinato la crisi dell'Occidente ma, al contrario, è la crisi dell'Occidente e dei suoi valori che ha generato Trump. Meglio cominciare a farsene una ragione, del resto non è che fosse proprio tutto rose e fiori...
    2 punti
  11. Intanto aggiungo un'altra immagine dell' annullo per paragone... Premetto, ...che come in tutte le cose il "prezzo" lo decide chi vende e il "valore" lo stabilisce chi compra. Parlando di collezionismo non di un bene di prima necessità ma quindi di una velleità, credo che per dare una risposta precisa e obbiettiva bisogna decidere in che modo si vende, dove si vende e a chi si vende. Intanto i valori di catalogo: il francobollo delle emissioni generali con soprastampa COLONIE ITALIANE e' catalogato viaggiato su busta/cartolina dall' Unificato 135.00€, a questo ci devi aggiungere i due annulli ""nitidi"" (la nitidezza degli annulli e' un altro plus valore) che io calcolo sui 20/30€ dopo aver sfogliato qualche catalogo d'asta e non avendo un catalogo preciso di riferimento, + la bellezza della cartolina che ripeto è ottenuta da una fotografia e pertanto e' animata e popolata di personaggi, altro plus valore. I valori di catalogo fanno capire che c'è una rarità.. e l' oggetto non si trova dietro l'angolo. E' sicuramente una cartolina che puo' essere venduta in un' asta non al mercatino delle pulci, e già questo da una prima scrematura di chi può essere un probabile acquirente. A me personalmente non interessa e non sono d'accordo con il discorso che si fa in Italia, che la Filatelia vale sul mercato il 10 o 20 % del valore di catalogo, .....in quanto oggi con le varie piattaforme di vendita internazionali si puo' mettere l' oggetto in vendita su una vetrina mondiale.. dove la scala di valori di chi guarda e' sicuramente più alta. Personalmente non la lascerei andare per meno di 80€. .. se per questa cifra non c'è un interesse vile mercantile.. me la tengo !!! Avro' arricchito il mio ego, il mio sguardo.. la mia collezione.
    2 punti
  12. Il Centro Culturale Numismatico Milanese ha il piacere di comunicare il programma delle attività per i mesi da gennaio a giugno 2026. Un programma ricco di conferenze, con relatori provenienti dal mondo accademico, commerciale e amatoriale, che toccano tutti i periodi della monetazione italiana. Si ricorda che agli incontri e conferenze posso partecipare tutti e che tutte le conferenze potranno anche essere seguite da remoto per mezzo della piattaforma google meet. Vi aspettiamo numerosi!!
    1 punto
  13. Ciclone, onde, sabbia spostata. Passeggiata a mare con brivido in Sardegna. Scoprono due tombe. Forse fenicie. I corredi sparsi dalla risacca. Arrivano i carabinieri. Tombe di una vasta necropoli? A che città si riferivano? Le prime risposte 22 Gennaio 2026 La spiaggia appare dopo la tempesta come un foglio riscritto dal mare. La sabbia è stata spostata, scavata, ribaltata dall’energia insistente delle onde e del vento, e ciò che normalmente resta sepolto torna per un momento alla luce. È accaduto così a Sa Colonia, sul litorale di Domus De Maria, nella Sardegna sud-occidentale: una mareggiata violenta ha eroso l’arenile e ha fatto riaffiorare due tombe fenicie, insieme a frammenti ceramici e altri reperti archeologici. Non un ritrovamento casuale in un luogo qualunque, ma un’emersione quasi inevitabile in un tratto di costa che da millenni è un punto di contatto fra mare, commercio e insediamento umano. Domus De Maria si trova a breve distanza dalla costa di Chia, in un’area che guarda verso il Canale di Sardegna, una delle grandi vie di transito del Mediterraneo antico. Cagliari dista poco più di cinquanta chilometri, raggiungibile seguendo la linea del litorale meridionale; il promontorio su cui sorge l’antico sito di Bithia domina ancora oggi la spiaggia, con i suoi resti archeologici affacciati sul mare. Sa Colonia si stende proprio ai piedi di questo rilievo, in una posizione che non è mai stata neutra: approdo naturale, luogo di passaggio, spazio di margine fra terra e acqua, dunque ideale anche per le necropoli costiere. Le tombe emerse appartengono con ogni probabilità a una necropoli fenicia, collegata all’abitato di Bithia, una delle più importanti fondazioni fenicie della Sardegna meridionale. Il fenomeno che le ha portate alla luce è lo stesso che, ciclicamente, accompagna la storia degli scavi costieri: l’erosione marina. Le onde asportano strati di sabbia che per secoli hanno protetto strutture e sepolture, rivelandole improvvisamente e rendendole al tempo stesso fragili. Per questo l’intervento delle autorità è stato immediato: la segnalazione ha attivato i carabinieri e la Soprintendenza, con la messa in sicurezza dell’area e la prospettiva di uno scavo scientifico controllato. Per comprendere il significato di questo ritrovamento occorre allargare lo sguardo. I Fenici arrivarono in Sardegna tra il IX e l’VIII secolo a.C., spinti dalla necessità di creare una rete di scali commerciali nel Mediterraneo occidentale. Provenivano dalle città-stato della fascia levantina – Tiro, Sidone, Biblo – lungo le coste dell’attuale Libano e della Siria, un territorio povero di risorse agricole ma straordinariamente ricco di competenze nautiche e mercantili. La Sardegna offriva metalli, soprattutto piombo e argento, ma anche una posizione strategica per le rotte verso la Penisola Iberica e il Nord Africa. In un primo momento i Fenici non fondarono città nel senso pieno del termine, ma empori e scali stagionali, spesso in prossimità di promontori e baie protette. Bithia rientra in questa logica: un insediamento costiero, con porto naturale, facilmente collegabile alle rotte che attraversavano il Canale di Sardegna. Nel corso dei secoli, questi scali si trasformarono in veri centri urbani, con abitati stabili, santuari, necropoli e un territorio organizzato. Tra il VI e il V secolo a.C. l’influenza di Cartagine rafforzò ulteriormente la presenza fenicia, inaugurando la fase che gli archeologi definiscono punica. Le tombe emerse a Sa Colonia si collocano con buona probabilità in questo arco cronologico, quando Bithia era una comunità strutturata, inserita in una rete commerciale mediterranea. Le necropoli fenicie e puniche sono spesso collocate fuori dall’abitato, lungo le vie di accesso o in prossimità della costa, e questo spiega la loro presenza sull’arenile attuale. All’epoca della deposizione, la linea di costa era diversa; ciò che oggi è spiaggia poteva essere un lieve pendio sabbioso o una zona marginale, separata dall’abitato ma non lontana. Bithia è uno dei nomi antichi più densi e stratificati della Sardegna meridionale. La città sorse tra IX e VIII secolo a.C. come fondazione fenicia, in un punto strategico della costa sud-occidentale, presso l’attuale Domus De Maria, affacciata sul Canale di Sardegna. La scelta del sito non fu casuale: un promontorio facilmente difendibile, un approdo naturale, la vicinanza a stagni costieri e a vie di penetrazione verso l’interno, in un territorio già frequentato dalle comunità nuragiche. In origine Bithia fu probabilmente un emporio commerciale, uno scalo stagionale inserito nella rete fenicia che collegava Levante, Nord Africa, Sicilia e Iberia. Con il tempo, tra VII e VI secolo a.C., l’insediamento si stabilizzò, dotandosi di un abitato permanente, di aree sacre e di necropoli, soprattutto lungo i margini costieri. In questa fase la città entrò pienamente nella sfera punica, sotto l’influenza di Cartagine, pur mantenendo una forte continuità con le tradizioni fenicie originarie. Bithia prosperò tra V e III secolo a.C., come nodo commerciale e marittimo, fino alla conquista romana della Sardegna nel 238 a.C.. In età romana la città non scomparve: fu riorganizzata, mantenne funzioni portuali e residenziali e restò abitata almeno fino alla tarda antichità, tra IV e V secolo d.C., quando iniziò un progressivo abbandono legato al mutamento delle rotte, alla crisi economica e all’insicurezza delle coste. Dal punto di vista archeologico, le vestigia della città sono reali, diffuse e ben documentate, anche se in parte frammentarie. Subito all’interno dell’area costiera, sul promontorio che domina la spiaggia di Sa Colonia, sono visibili resti di abitazioni, muri in opera irregolare, tracce di impianti urbani e materiali ceramici fenici, punici e romani. Le necropoli si estendevano invece lungo la fascia costiera e oggi sono in parte sommerse o coperte dalla sabbia, motivo per cui le mareggiate continuano a restituire tombe e reperti. L’ipotesi etimologica più condivisa dagli studiosi collega il toponimo Bithia alla radice semitica byt / bēt (𐤁𐤕), che significa “casa”, “dimora”, “luogo abitato”. È una radice estremamente comune nelle lingue semitiche (ebraico bayit, aramaico beth), spesso usata nei toponimi per indicare un insediamento stabile o un luogo riconosciuto come centro abitato. In questo senso, Bithia significherebbe “la casa”, “il luogo dell’insediamento”, o più liberamente “il centro abitato per eccellenza” in un tratto di costa segnato da approdi stagionali. Dal punto di vista archeologico, una tomba fenicia si distingue chiaramente da una sepoltura autoctona sarda. Le tradizioni funerarie locali più antiche, come le domus de janas, risalgono al Neolitico e all’età del Bronzo e sono tombe ipogee scavate nella roccia, spesso collettive, con ambienti articolati e decorazioni simboliche. Le tombe fenicie, invece, sono generalmente fosse semplici, talvolta rivestite, scavate nella sabbia o nella roccia tenera, destinate a una singola deposizione o a un numero limitato di individui. Un altro elemento distintivo è il rito funerario. Nelle fasi più antiche della presenza fenicia è attestata la cremazione, con resti combusti deposti in urne o contenitori ceramici; in epoche successive diventa più frequente l’inumazione. In entrambi i casi, il defunto è accompagnato da un corredo funerario: anfore, coppe, brocche, piccoli oggetti di uso quotidiano o simbolico. La tipologia delle ceramiche, la loro decorazione e l’impasto permettono agli archeologi di riconoscere immediatamente l’appartenenza culturale e di datare la sepoltura con una buona precisione. Nei dintorni di Sa Colonia, il paesaggio archeologico è particolarmente denso. Oltre a Bithia, l’area di Chia conserva resti di età nuragica, punica e romana, a testimonianza di una continuità di frequentazione lunga millenni. Dopo la conquista romana della Sardegna nel 238 a.C., molti centri fenicio-punici continuarono a vivere, trasformandosi progressivamente. Bithia rimase attiva anche in età romana, prima di essere abbandonata tra la tarda antichità e l’alto Medioevo, quando mutarono le rotte commerciali e le condizioni di sicurezza del territorio. La fine dei Fenici, in Sardegna come nel resto del Mediterraneo occidentale, non fu una scomparsa improvvisa, né un esodo collettivo. Fu piuttosto un processo lungo di trasformazione e fusione, in cui identità, lingue e pratiche culturali cambiarono senza mai spezzarsi del tutto. I Fenici non “se ne andarono” dalla Sardegna. Dopo la fase delle prime fondazioni tra IX e VIII secolo a.C., le comunità costiere si radicarono stabilmente, intrecciando rapporti continui con le popolazioni locali nuragiche. Già in età arcaica si assiste a matrimoni misti, scambi di tecniche, contaminazioni religiose, come dimostrano i santuari condivisi, l’adozione di divinità comuni e la circolazione di oggetti che uniscono stili fenici e tradizioni indigene. A partire dal VI secolo a.C., il mondo fenicio occidentale entrò progressivamente nell’orbita di Cartagine. È in questo momento che, più correttamente, si parla di Punici: non di nuovi arrivati, ma dei discendenti delle comunità fenicie locali, ormai profondamente mediterranee e occidentali. In Sardegna questo passaggio non comportò una rottura, bensì una ristrutturazione politica e militare, con un controllo più diretto del territorio costiero e delle vie interne. Quando Roma conquistò la Sardegna nel 238 a.C., i Fenici — o meglio, i Punici — non furono eliminati né espulsi. Continuarono a vivere nelle città costiere, parlando la loro lingua, praticando i loro culti e mantenendo tradizioni secolari. Le iscrizioni puniche continuano fino all’età imperiale, segno di una persistenza culturale straordinaria. Progressivamente, però, la romanizzazione impose il latino come lingua pubblica, il diritto romano, nuovi modelli urbani e amministrativi. https://www.stilearte.it/tombe-fenicie-scoperte-sardegna-ciclone-harry/
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  14. Nell'insieme di francobolli tedeschi da inizio Novecento sino al terzo Reich. Si possono vedere alcuni francobolli del periodo dell'iperinflazione (sono i soprastampati in migliaia e milioni oltre agli altri valori in milioni).
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  15. 1 punto
  16. Ecco qua ho recuperato un paio di immagini del bordo...
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  17. Poiché entrambe avevano già avuto delle risposte, le ho riunite in una sola, modificando o nascondendo i post doppi.
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  18. Grazie davvero! E' stato un privilegio! Ringrazio altresi per aver omaggiato sia il libro che anche l'ingresso a quel tempio d'arte e cultura che è l'Ambrosiana...come suggerito da @dabbene oggi ci siamo trovati nell'"epicentro"...molto ben curata la mostra sulle monete al tempo di Gesù ma anche i medaglieri con le monete italiane e milanesi. Che magnifici capolavori! Interessante anche l'esposizione dei favolosi libri miniati! Davvero una bellissima mattinata che mi lascia molto!
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  19. Confermo l'inizio di queste coniazioni nel 1852 (fonte: Red Book). Ma, soprattutto, il catalogo riporta una descrizione di questi pezzi, e sebbene ne esistano molte varietà, in tutti dovrebbe essere indicato il valore al rovescio, che nel tuo non vedo da nessuna parte. E poi, d'accordo che si trattava di coniazioni private, spesso fatte con strumenti rudimentali, e anche se, come dice PCGS, "Many varieties are very crude in design", qui lo stile mi sembra davvero troppo a tirar via, a cominciare dall'indiano, e al rovescio dovrebbe esserci una corona d'alloro che si fa fatica a identificare come tale. Conclusione: a mio parere una riproduzione, che se d'oro, vale il suo peso. petronius
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  20. Certamente. Sinceramente, neanch'io sono particolarmente soddisfatto di questo aumento esponenziale dei prezzi perché, naturalmente, mi limita molto negli acquisti (non avendo a disposizione un budget infinito). Ciononostante, un po' di sterline e marenghi comuni continuerò comunque a comprarli perché non vorrei pentirmi tra qualche anno pensando: "Certo che quando i marenghi si compravano ad 800 euro..." Prezzi che, ad oggi, ci sembrano folli ma chissà in futuro... Ma questi sono gli stessi personaggi che oggigiorno offrirebbero ad un privato al massimo 700 euro per una sterlina. Per me sono dei semplici troll. Non vanno nemmeno presi in considerazione.
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  21. Complimenti per la giornata, per l'esposizione, per le spiegazioni e per il catalogo. Veramente una tema molto interessante che porta a conoscere e toccare con mano ciò che è descritto nei vangeli e allo stesso tempo (come detto anche questa mattina) a riconoscere che Gesù era sia il figlio di Dio ma anche che era un uomo perfettamente inserito nel suo contesto storico, sociale e politico
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  22. Ciao @Ajax dovrebbe essere un bronzo seleucide di Alessandro II Zabinas, zecca di Antiochia https://www.acsearch.info/search.html?term=Alexander+zabinas+ae+dion*&category=1-2&lot=&date_from=&date_to=&thesaurus=1&images=1&en=1&de=1&fr=1&it=1&es=1&ot=1&currency=usd&order=0
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  23. bricconcella testarda bricco in (i) cella , tesi (i) tarda Buona serata Apollonia
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  24. Buonasera. Si tratta di una delle più brutte patacche che mi sia mai capitato di vedere. Bordo e perlinatura sono veramente pessimi. Il metallo non sembra nemmeno argento...
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  25. Qui trovi i valori aggiornati: https://numismatica-italiana.lamoneta.it/valore-monete-oro.php In questo momento 25,79 eurozzi
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  26. Ottimo, ... ero sicuro che Fabio avrebbe aiutato. Purtroppo per controllare gli annulli ci vuole un catalogo specifico per quel periodo che forse loro hanno, se c'è modo di acquistarlo non fartelo scappare sono copie a tirature limitate. Parlo per me .. non sono un tuttologo e ovviamente non conosco tutto di tutto, interessandomi della Filatelia mondiale ovviamente non possiedo bibliografia per tutto. .. quindi, sommando le conoscenze si arriva piu' semplicemente alla soluzione. Hurra' !
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  27. È comprensibile, per carità! La crescita dell'argento, specie nell'ultimo anno, è stata talmente rapida che è naturale che possa lasciare disorientati. Ma è altrettanto naturale che, in questo momento, chiunque voglia vendere in fretta è più facile che si rivolga ad un compro-oro, che garantisce liquidità immediata e basa la propria valutazione sulle quotazioni giornaliere, rispetto ad un privato che magari ancora ricorda con nostalgia a quanto si compravano determinate monete fino a pochi mesi fa... Non vorrei risultare brutale ma quei tempi è molto improbabile che possano tornare. Perciò, o si smette di collezionare (scelta più che legittima, dato che nessuno è obbligato a farlo) o ci si abitua alla situazione attuale e si comprano a 60 euro scudi comuni ed in bassa conservazione o ad oltre 800 euro i marenghi. Comunque, ripeto per l'ennesima volta, questa impennata dell'oro e dell'argento può aver aggravato una situazione che però esiste da decenni. Con tutto il rispetto per le divisionali, è da anni che continuano ad essere fusi migliaia di marenghi e scudi dell'unione monetaria latina per la realizzazione di lingotti... Certamente dispiace ma a lamentarsi non cambia nulla.
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  28. La settimana scorsa ero al mercatino e a un certo punto un altro cliente ha tirato fuori bilancino di precisione e lente di ingrandimento e si è messo a misurare le monete (che erano presunti falsi)..
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  29. Eh...il padrone della bancarella non sarebbe così contento, già il fatto che gli chiedessi di fotografarla l'ha fatto rabbuiare🤨...mi è parsa leggerina rispetto agli scudi che ho a casa ma la mia mano non è una bilancia precisa al grammo. 😅
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  30. Bravissimo. Bordo stretto e discontinuo, idem perlinatura irregolare. Falso moderno.
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  31. La perlinatura pare imprecisa e la superficie del metallo abrasa. Non sembra nemmeno argento. Potrei sbagliare...
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  32. capisci che però c'è gente che le colleziona credendo abbiano o avranno un significato numismatico... è l'abilità del commerciante e molti hanno abboccato
    1 punto
  33. Buongiorno Complimenti@alan sinclair ottimo acquisto.
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  34. No. Si tratta di ribattitura.
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  35. Il fatto che il ramo di alloro sul rovescio sia legato con un nastro indica che doveva essere destinato a un uso rituale o agonistico (o entrambi). apollonia
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  36. 1 punto
  37. Complimenti @Alan Sinclair anche da parte mia per l'ottimo acquisto, ha una gran bella patina.
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  38. Ciao @EmilianoPaolozzi. Non moltissimo tempo fa ho acquistato un asse della stessa tipologia ( mi piaceva la Vittoria alata rappresentata sul rovescio) visionando tantissimi esemplari e devo dire che lo stile del rovescio non mi convince ( la rappresentazione delle ali sopratutto). Ma anche l'aspetto generale non mi convince tanto, patina compresa.È un asse molto comune coniato a Roma con un peso ( la moneta sembra aver circolato) un pò sopra la media. Da foto devo dire che non mi piace, sarà solo una mia impressione ( che è quello che hai chiesto 🙂) ma secondo me non è autentico. Resto come te in attesa di ulteriori interventi.
    1 punto
  39. Vespasiano, Domiziano, Traiano, Adriano, Gordiano, Ostiliano, Valeriano, Aureliano. Vabbè, al momento questi e poi ne cerco altri. Vuoi collezionare monete romane? Si vorrei Criterio scelto? Cronologico? Tutti i nomi che finiscono con ano Ecco la vera motivazione della caduta dell'Impero romano d'occidente.
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  40. Siamo pronti … Se si potrà farlo, avremo modo anche qui di commentare l’evento e anche il libro/catalogo della Mostra che sarà donato agli appassionati presenti sabato.
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  41. Così e’ raccontata la mostra sulle monete al tempo di Gesù dalla Veneranda Biblioteca Ambrosiana
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  42. A quanto pare adesso è ufficiale https://www.repubblica.it/cultura/2026/01/19/news/basilica_vitruvio_scoperta_fano_archeologia La lettura dell'articolo è riservata agli abbonati, per chi non lo è riporto le parti salienti: "Sì, è davvero la Basilica di Vitruvio, l’unico edificio di cui il celebre architetto e autore romano del I secolo a. C. si fregiava d’aver curato la costruzione («conlocavi curavique») nel famoso De Architectura, il manuale che ha segnato la storia dell’Occidente. Questa volta davvero non ci sono dubbi e si tratta di un ritrovamento epocale... La certezza è arrivata quando, durante gli scavi per la riqualificazione di piazza Andrea Costa nei mesi scorsi, sono emersi reperti che costituiscono la prova regina. Si tratta di alcuni resti delle quattro colonne, «alte quindici metri, con un diametro di circa un metro e cinquanta e pilastri addossati piuttosto importanti, di cui parla Vitruvio nel suo Trattato». Lo afferma l’archeologa Ilaria Rossetti della Soprintendenza di Ancona e Pesaro-Urbino, che ha diretto i lavori di scavo. «Per avere la prova abbiamo improvvisato un altro scavo nella piazza adiacente, dove doveva cadere la colonna angolare della basilica, e a quel punto non c’è stato più alcun dubbio». La descrizione analitica della Basilica di Fano occupa ben cinque paragrafi del De Architectura, ed è quindi logico che il testo vitruviano sia stato «il nostro punto di riferimento», assicura l’archeologa. Malgrado secoli di ipotesi e centinaia di disegni che ne ricostruivano l’aspetto originale, nessuno finora era riuscito a individuare con precisione i resti del sobrio e maestoso edificio, destinato all’amministrazione della giustizia e agli affari, al quale Vitruvio — nato proprio nell’antica Fanum Fortunae, l’odierna Fano — attribuisce grande dignità e bellezza («summam dignitatem et venustatem»). Già nel 2023 si ritenne di averne individuato le tracce nei cinque ambienti con eleganti pavimentazioni rinvenuti durante una ristrutturazione sotto un’abitazione in via Vitruvio. Mancava sempre, però, quel colonnato di un «ordine gigante», come si leggeva nel trattato che avrebbe coperto i due piani della basilica. Ora finalmente la riscoperta dei resti di quelle colonne in pietra arenaria, disposte secondo un allineamento preciso, le cui distanze e proporzioni risultano coerenti con le prescrizioni tecniche indicate da Vitruvio, cambia tutto." Seguono le dichiarazioni dei politici, poiché stasera mi sento buono, ve le risparmio petronius
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  43. Una bella recensione oggi su Cronaca Numismatica di Roberto Ganganelli sul nostro evento/service in Pinacoteca Ambrosiana del 24 gennaio 2026, buona lettura !https://www.facebook.com/share/17GPou7UXw/?mibextid=wwXIfr
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  44. decine di esemplari sono nulla rispetto a quanto lavoravano sti conii
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  45. Attendo magari la valutazione di qualche utente più esperto, io sono poco più di un amatore
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  46. Caro Marco io da milanese purosangue da almeno otto generazioni mi ricordo ancora abbastanza lucidamente anche la metà degli anni ‘60 quando la mamma (abitavamo a Porta Romana, dove sono nato ormai troppi anni fa) mi portava dalla zia che abitava in Via San Michele del Carso col tram. Ora c’è solo il “9” su quella linea, allora c’era anche il “29/30”, che facevano la linea uno in un senso e uno nell’altro. Erano considerati “nuovi”, vetture doppie del 1959, rispetto alle storiche vetture del 1928, che funzionano ancora oggi. Niente mini assegni, erano ancora di la’ da venire, i gelati costavano 30 lire, i quotidiani 50, la benzina 112 lire al litro, i mezzi pubblici milanesi erano verdi, i taxi nero-verdi, l’aria irrespirabile, la nebbia una coltre che non ti faceva vedere le luci dei tram fino a che non erano alla fermata, Carosello trionfava con Ernesto Calindri e il suo “Cynar” e con il Quartetto Cetra e il loro mitico “Chinamartini”. E la domenica pomeriggio Ric e Gian incantavano con i loro siparietti, e dopo si assaggiavano i pasticcini di Panarello o di Cova. Niente computer, niente telefonini, TV in bianco e nero con solo due canali, in onda gli “Eroi di cartone” o “Scala Reale”, mitica edizione di Canzonissima 1966 con Peppino de Filippo. Niente Instagram, niente Whatsapp, niente Ferragni, quattro calci a un pallone all’oratorio di Viale Lazio e tanta tanta spensieratezza…Dio che nostalgia!
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  47. Condivido con voi le foto di qualche miniassegno che ho ritrovato in una raccolta di famiglia.
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