Classifica
Contenuti più popolari
Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 03/02/26 in tutte le aree
-
Ciao, nell'ordine (da alto a dx a basso a sx) dovrebbero essere (identificazioni preliminari, sulla base delle sole foto): 1 para, impero Ottomano/Turchia, da verificare poi rispetto ai ponderali e le scritte 10 fils Iraq 1938 1 dihram abbaside, da identificare correttamente, quando lo avrai in mano, con dati ponderali gettone/token Iran 1 rupia Pakistan 1998 10 millimes 1917 Egitto per le prossime volte, sarebbe meglio una moneta per discussione, una volta che la si ha in mano, corredata di dati ponderali (dimensione e peso). quando li avrai ricevuti, posta separatamente il n.1 e il n.3 per una identificazione più specifica. ciao3 punti
-
Ciao, Dovrebbe trattarsi di un bronzo di Tralle in Lidia: Messalina e Claudio al dritto, al rovescio Britannico, o più probabilmente Claudio. https://rpc.ashmus.ox.ac.uk/coins/1/26542 punti
-
Posto il mio per confronto 19.4 grammi taglio completamente liscio Saluti2 punti
-
Ciao, inserisci pure una foto nitida del taglio tipo ed aspetta altri pareri.2 punti
-
Salute Vi presento la rivista di marzo di quest'anno: Gianni Graziosi, Al centro di tutto – p. 3 Francesco Ferlaino, La monetazione “festiva” di Eleusi – p. 11 Realino Santone, Monete angioine del Regno di Napoli. Un rarissimo quattrino aquilano di Renato d’Angiò – p. 21 Giuseppe Pandolfo, Una nuova attribuzione per la moneta in rame e mistura con frecce e giogo di Ferdinando il Cattolico – p. 23 Simonluca Perfetto, Precisazioni su «Una nuova probabile “moneta locale” del periodo aragonese» – p. 31 Alain Borghini, In difesa dei propri focolari. I Royal Loyal Volunteers Corps – p. 35 Recensioni – p. 42 Gerardo Vendemia, La prima banconota del Regno d’Italia. Un biglietto da dieci lire della Banca Nazionale che ebbe vita breve – p. 43 Notizie dal mondo numismatico – p. 49 Emissioni numismatiche – p. 60 Mostre e Convegni – p. 62 Aste in agenda – p. 632 punti
-
Buongiorno, sto cercando di ricostruire la storia ( o quantomeno di provarci) di alcune monete in mio possesso di cui però non trovo cenni storici. In particolare questa moneta intitolata a M. Tullius e coniata intorno al 120 a.C. Ho provato a cercare di risalire consultando tutti i membri della famiglia Tullia e gli unici due che possono ricadere in questo periodo sono il padre "Marco Tullio Cicerone il vecchio" e il nonno "Marco Tullio" di Cicerone. Essendo Cicerone nato nel 106 a.C. forse potrebbe esserci un aggancio. Di entrambe si dice questo: - Marco Tullio, nonno di Cicerone, era uno degli uomini più eminenti di Arpinum, tanto da essere ammirato anche dal console Marco Emilio Scauro. - Marco Tullio Cicerone il Vecchio è stato un cittadino romano, padre dell'oratore Marco Tullio Cicerone. Della sua vita non si hanno molte notizie certe, ma si può affermare con certezza che fu, come poi suo figlio Marco Tullio Cicerone, un eques della città di Arpino. Non partecipò mai alla vita politica romana, e dunque il figlio ebbe poi la qualità di homo novus. Benché la sua ascendenza risulti tuttora sconosciuta (secondo alcuni era discendente del re dei Volsci Tito Attio, che aveva valorosamente combattuto contro i Romani) era un uomo di grande cultura, e fu lui, infatti, ad avvicinare il figlio agli studi. A questo punto faccio proprio una deduzione 1+1 senza avere alcuna certezza storica: la moneta sul retro riproduce la Vittoria che può evocare il fatto che fosse discendente del re dei Volsci Tito Attio, che aveva valorosamente combattuto contro i Romani. Chiedo a Voi se avete elementi che possano in qualche modo confermare la mia tesi o smentirla.1 punto
-
Ciao @Ajax dovrebbe essere un 20 nummi o 1/2 follis di Giustiniano I ,zecca di Antiochia (4a officina) https://www.acsearch.info/search.html?term=Justinian+doc+211d&category=1-2&lot=&date_from=&date_to=&thesaurus=1&images=1&en=1&de=1&fr=1&it=1&es=1&ot=1¤cy=usd&order=01 punto
-
1 punto
-
Due donne per una Lady Come per molte altre monete americane, ci si è chiesti se la Lady Liberty del quarto di dollaro raffigurasse una persona reale, e chi, o fosse solo frutto della fantasia di McNeil. In verità, fino ai primi anni '70 del secolo scorso, non c'erano molti dubbi al riguardo. Tutti erano convinti che "la Ragazza del Quarto" (The Girl on the Quarter), indicata con tale appellativo già nell'aprile 1917 dal Brooklyn Daily Eagle, fosse Doris Doscher, un'attrice di film muti e di alcune commedie a Broadway con il nome di Doris Doree. Fu anche una delle prime esperte di fitness, scrivendo una popolare rubrica sull'argomento e parlando spesso di cultura fisica per le donne. La vediamo in tale veste nell'immagine a sinistra, mentre a destra è in posa come nella moneta in una foto pubblicata dal giornale sopracitato nel 1928. La Doscher lavorò anche come modella di scultori, posando in momenti diversi per Herbert Adams, Daniel Chester French e Karl Bitter, che la ingaggiò per realizzare la sua Pomona in cima alla fontana di fronte al Plaza Hotel di Manhattan. Bitter morì nel 1915, prima che l'opera fosse completata, e il compito di ultimarla ricadde su Isidore Konti. MacNeil e Bitter non erano solo artisti di talento, ma anche amici intimi e fu probabilmente tramite lui che Hermon si rivolse a Doris Doscher. Poi, nel 1972, due anni dopo la morte della Doscher (che dunque non seppe mai di avere una "concorrente"), una donna di 92 anni, Irene MacDowell, si fece avanti sostenendo di essere stata lei la modella di McNeil per il quarto. Sicuramente i due si conoscevano, poiché Irene era la moglie del partner a tennis di McNeil, un caro amico di famiglia. La MacDowell disse di aver posato per 10 giorni per il disegno della moneta, poi smise a causa delle obiezioni del marito Tutte le parti coinvolte, concluse, decisero di mantenere la cosa segreta E così oggi, salomonicamente, si ritiene che entrambe le donne, Doris e Irene, siano state di ispirazione per la Lady. Di Irene MacDowell non ho trovato foto, ma pare fosse stata la modella di McNeil anche in precedenza, per la figura della Vittoria del Soldiers and Sailors Memorial di Albany (NY), ultimato nel 1912. petronius1 punto
-
1 punto
-
Ciao @Carlo. è come l'oliva...greca. Bronzo di Selge in Pisidia. https://www.acsearch.info/search.html?id=80025981 punto
-
anche a me spedito il 19/02 e ricevuto venerdì scorso, 27/02. confermo buon packaging della spedizione e soddisfatto delle monete!1 punto
-
Buonasera monetiani. Vi presento uno delle mie monete preferite per quello che riguarda il Regno di Prussia. Il 5 marchi del 1901. Mi scuso in anticipo per le foto in bustina . Cmq la trovo una delle più belle monete di quel periodo. Spero piaccia anche a voi . Buona collezione a tutti.1 punto
-
1 punto
-
considerando che è prezzata a 4.400 euro e in questo momento un'oncia d'oro è quotata 4.598 euro, a meno non rivedano il prezzo della moneta (cosa che ormai non so se possono più fare), ci sarà una grande corsa da parte di chi se la può permettere.1 punto
-
1 punto
-
1 punto
-
Si ho creato un semplicissimo documento che posto in pdf per via delle dimensioni, sul quale ho riportato le informazioni di @Cremuzio e poco altro visto che non sono riuscito a trovare altre informazioni. Allego il file. Se qualcuno volesse aggiungere altro o avesse altre informazioni da aggiungere ben venga.Denario M Tullius (1).PDF1 punto
-
1 punto
-
1 punto
-
In esergo pare di leggere "DEN" di provident. Inoltre la base e la copertura della struttura sono visibilmente molto più aggettanti come nell'esemplare PROVIDENT e le porte dell'ara sono chiaramente bipartite e non tripartite come nell'esemplare con l'ìARA PACIS1 punto
-
scherzavo, ne aggiungo ancora una.. 1000 lire vaticane del 1999. È la mia prima moneta da 1000 lire per il Vaticano.1 punto
-
Infine aggiungo ancora questo 5 centesimi di lira corrente 1859 del Governo Provvisorio di Venezia, un po' martoriato, e chiudo 🙂1 punto
-
Anche un 50 piastres libanese del 1952 non ci sta male a 73 centesimi E, anche se comuni, mi piacciono anche 20 centesimi vaticani del 1933 sotto Pio XI1 punto
-
Oggi mercatino più costoso del solito, con una media di 73 centesimi/moneta. Inizio con un sol (o mezzo sol) 1782 di Luigi XVI zecca di Arles (mdz &). Con diametro di 26,5 mm propenderei per il sol "ristretto" piuttosto che il mezzo sol "largo"1 punto
-
Cartolina illustrata in perfetta tariffa firma e data per l'interno con l' aquilino (aquila sabauda ) da 5c verde azzurro (bello) della serie detta floreale del 1901. Il Francobollo è annullato da un tondo riquadrato di Milano del 21.11.1905 alle 4S (Serali)... + timbro nero ovale o a cuore con il numero 135 appartenente al distretto postale di Roma o identificativo del portalettere. (Nitido abbastanza per essere considerato). Nel 1905 l'indirizzo di via Sant'Agnese 72 a Milano era la sede dello stabilimento tipografico e casa editrice di Romolo Leoni, specializzato nella produzione di cartoline militari e patriottiche. Romolo Leoni era noto per la pubblicazione di serie di cartoline illustrate che celebravano i vari corpi dell'esercito (Alpini, Bersaglieri, Cavalleria) e i momenti della vita militare. Spesso si avvaleva della collaborazione di noti illustratori dell'epoca. Immagine d'epoca di via Sant' Agnese a Milano.. Specificatamente alla "Distintissima" Sig.ina Maria Mercedes Polidori non risulta nulla ma per quanto riguarda al nome di famiglia si. Nel 1905, l'indirizzo Corso 75 (e' sicuramente Via Del Corso) a Roma, era associato alla famiglia Polidori nota per la gestione di un'importante attività commerciale nel settore della pasticceria e confetteria. I Polidori gestivano un rinomato locale che fungeva da pasticceria, confetteria e deposito di specialità alimentari. Il Palazzo, l'edificio al civico 75 è un palazzo storico di prestigio situato nel cuore del centro tra Piazza del Popolo e Via condotti. In quel periodo Via del Corso era il fulcro della vita mondana e commerciale romana, popolata da botteghe artigiane e caffè frequentati dall'alta borghesia. Oggi all' indirizzo della cartolina si trova Il Vivaldi Luxury Rooms (un Hotel ) nel prestigioso palazzo d'epoca nel cuore del centro storico di Roma, con ingresso principale situato proprio in Via del Corso 75. Foto: La cartolina è bella postalmente e nell' insieme, essendo in bianco e nero e' ancora più interessante.. quello che si vede all' interno del rettangolo e' una vera e propria foto messa su carta. Francobolli del Benadir appartenenti alla tua collezione.1 punto
-
Mi dispiaceva lasciare lì per 25 centesimi un 50 matonas etiope, così gli ho offerto una nuova casa, anche se già lo avevo.1 punto
-
Nel 40 a.C. i Parti, approfittando della debolezza di Roma, dissanguata dalle guerre civili e lacerata dalle divisioni conseguenti alla morte di Cesare, invasero le province orientali e dilagarono attraverso la penisola anatolica sino al mare Egeo. Li guidava un traditore, Quinto Labieno, figlio di quel Tito Labieno che, sebbene descritto da Plutarco come “amico tra i più intimi e luogotenente di Cesare, che aveva lottato al suo fianco con grande coraggio durante tutte le guerre in Gallia”, aveva abbandonato il suo comandante per schierarsi prima con Pompeo Magno, poi coi suoi figli. Quinto Labieno aveva peraltro guadagnato alla causa partica le truppe lasciate a presidio della Siria, consentendo così anche l’occupazione di quella provincia. I Parti gli avevano affidato il comando del proprio esercito, ossia quella stessa cavalleria che solo tre anni prima aveva annientato le legioni di Crasso nella devastante battaglia di Carre; per questo, quando emise un proprio denario fece apporre al dritto il suo ritratto, al rovescio un cavallo partico con arco e faretra appesi alla sella. Ciò che colpisce di questa moneta è la legenda, ove egli si definiva PARTHICVS: questi cognomina infatti venivano assegnati a chi debellava un nemico (come nei casi di “Africano”, “Emiliano”, “Asiageno”, “Turino”), non certo a chi si vendeva a lui. Non solo Labieno era un traditore, non solo si vantava di essere un traditore, ma derideva la tradizione guerriera dell’Urbe. Nel 39 a.C. sbarcò nella provincia d’Asia Publio Ventidio Basso, generale incaricato da Marco Antonio di ricacciare i Parti fuori dai confini dei territori romani, con 11 legioni di veterani. Per finanziare la sua campagna militare egli emise allora l’altro dei denari illustrati, che reca al dritto il ritratto di Antonio stesso, al rovescio l’immagine di Giove stante con lo scettro in mano e la propria firma, P.VENTIDI PONT.IMP. Ventidio venne a contato con l’esercito nemico in Cilicia, presso il Monte Tauro (una delle cime della catena che porta lo stesso nome), e lo sconfisse duramente, uccidendo il traditore Quinto Labieno. La sua cavalleria, mandata poi in avanscoperta, si imbatté in un altro contingente partico ai confini della Siria, presso il Monte Amano (attuali Monti Nur, ai confini tra Turchia e Siria); stava per essere sopraffatta, quando sopraggiunse Ventidio stesso con le legioni infliggendo ai Parti una nuova, cocente sconfitta. I Parti si ritirarono allora dalla Siria, ove Ventidio fece acquartierare le sue truppe per trascorrere l’ormai incipiente inverno. Nella primavera del 38 a.C. Pacoro, re dei Parti, decise di reagire duramente contro Ventidio. Predispose un contingente molto numeroso dei temutissimi arcieri a cavallo, gli stessi che nel 53 a.C. avevano fatto strage delle legioni di Crasso, e degli altrettanto feroci catafratti, reparti di cavalleria corazzata capaci di travolgere e scompaginare le fila della fanteria, e ne assunse personalmente il comando. Partì dal suo regno in primavera; Ventidio, informato dalle sue spie degli spostamenti di truppe nemiche e necessitato a riunire le sue legioni (sparse nei diversi accampamenti invernali) prima di poterle affrontare, riuscì, con un’efficace attività di controinformazione, a far pervenire a Pacoro false indicazioni di un’incipiente imboscata romana, convincendolo a intraprendere un percorso più lungo del necessario. I Parti raggiunsero così i Romani solo il 9 giugno, anniversario della battaglia di Carre, e li trovarono trincerati dietro le proprie fortificazioni sulle pendici del Monte Gindaro (nell’attuale Siria settentrionale), paralizzati dalla paura. Decisero quindi di attaccarli e gli arcieri a cavallo si gettarono contro di loro, seppure in salita; avrebbero rinovellato le epiche gesta compiute 15 anni prima. Era una trappola. Al momento opportuno le porte degli accampamenti romani si aprirono e i legionari eruppero correndo - in discesa - contro la cavalleria nemica, armi in pugno. La manovra riuscì alla perfezione; presi alla sprovvista, i cavalieri non ebbero il tempo di colpirli, né di manovrare in ritirata; presi da panico si sbandarono, ostacolandosi a vicenda, galoppando gli uni contro gli altri. Molti non sopravvissero ai gladi dei Romani e agli zoccoli dei commilitoni, gli altri tornarono verso la posizione del loro re. Nella loro travolgente marcia, le legioni raggiunsero così il nerbo dell’esercito partico dove i catafratti, che erano rimasti in attesa alla base del pendio (non potevano caricare in salita, con il peso delle loro corazze), si strinsero in una formidabile formazione difensiva con al centro il re e la guardia reale: un muro di metallo, contro cui i legionari si sarebbero sicuramente schiantati. Ma i legionari non li raggiunsero. Si fermarono e li circondarono, fuori dalla portata degli archi dei pochi arcieri rimasti, A questo punto, dagli accampamenti romani sovrastanti cominciarono a volare le pietre e le glandae plumbae (“ghiande di piombo”) scagliate dai frombolieri greci e cretesi che Ventidio aveva arruolato e portato seco proprio attendendo quell’occasione. Velocissimi, i proiettili cominciarono a tempestare cavalli e cavalieri, ancor più efficaci in quanto arrivavano da postazioni sopraelevate, ferendo gli animali e disarcionando gli uomini; circondati dalle legioni, i Parti non sapevano come reagire. Quando fu il momento, la pioggia di pietra e metallo si interruppe all’improvviso e le legioni, levato un alto grido, si gettarono da tutti i lati contro le fila dei Parti, ormai miseramente scompaginate e composte per lo più da cavalieri appiedati, impacciati nei movimenti. L’attacco romano mirò direttamente contro la guardia reale; malgrado la sua accanita resistenza alla fine essa dovette soccombere e, quando un centurione levò alta la testa del re morto, le poche sacche di resistenza partica si sbandarono definitivamente. Chi aveva ancora un cavallo fuggì nella direzione del ponte sull’Eufrate, deciso a tornare in patria; ma le soprese di Ventidio non erano ancora finite: la cavalleria romana era stata tenuta in attesa proprio in previsione di una fuga in quella direzione e sbarrò la strada ai Parti, impedendo loro di guadagnare la salvezza. Nello stesso giorno in cui i Parti avevano sconfitto le legioni di Crasso uccidendo il triumviro, i Romani avevano debellato i cavalieri di Pacoro uccidendo il re. Ventidio, tornato a Roma, il 27 novembre del 38 a.C. celebrò il trionfo. Come disse Plutarco, “Ventidio è l'unico generale romano che ad oggi abbia celebrato un trionfo sui Parti”. Lui, se lo avesse voluto, avrebbe potuto fregiarsi del cognomen Parthicus, che Labieno aveva infangato.1 punto
Questa classifica è impostata su Roma/GMT+01:00
Lamoneta.it
La più grande comunità online di numismatica e monete. Studiosi, collezionisti e semplici appassionati si scambiano informazioni e consigli sul fantastico mondo della numismatica.
Il network
Hai bisogno di aiuto?