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Contenuti più popolari

Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 04/12/26 in tutte le aree

  1. Salve, ringrazio il Centro Culturale Numismatico Milanese dell'invito a presentare gli studi più recenti (miei e di altri) su un argomento che rimane centrale nella storia monetaria del basso medioevo e in merito al quale c'è ancora dibattito e spazio per ulteriori ricerche. Spero di riuscire ad interessare e anche incuriosire chi potrà seguire sia in presenza che a distanza, oltre che di trascorrere una piacevole serata insieme a parlare di "belle" monete 😊. Un saluto a tutti/e e a martedì! MB
    7 punti
  2. Infine. Piccola monetina 15mm da 1/2 Kreuzer del 1716 austriaca in mistura(??). Visibile solo una faccia.. 🥺🥺🥺
    4 punti
  3. Da Efeso nella Ionia, un esemplare in Ae per Nerone, con al diritto suo busto laureato ed al rovescio tempio tetrastilo : particolare, in associazione al tempio, il richiamo al Neocorato, istituto di custodia del tempio . Sarà il 14 Maggio in vendita Harlan J. Berk 235 al n. 310 .
    2 punti
  4. Tre siti naturalmente non nei tre diti ½ Kreuzer - Charles VI (Graz) - Duchy of Styria – Numista
    2 punti
  5. E' diventato periocoloso portare monete di valore ai convegni. Così anche i collezionisti hanno meno motivazioni per andarci. E' un gatto che si morde la coda... Secondo me un peccato perchè il confronto diretto è utile e istruttivo. Arka # slow numismatics
    2 punti
  6. Scritto giovedì a CFN (al momento senza risposta) e scritto nuovamente poco fa a UPS per avere delucidazioni su tante cose che non mi tornano e provare a risolvere per il meglio sta situazione decisamente assurda..e che temo possa interessare tutti coloro che hanno fatto acquisti a luglio/agosto 2025. Appena ho riscontro vi aggiorno
    2 punti
  7. Si saranno accorti che all'utlimo click day l'obbligo di acquisto singolo ha funzionato troppo bene, e staranno ripristinando la vecchia modalità "speculatore mode on" 🤣🤣
    2 punti
  8. Buongiorno... ciotola da 1 euro a moneta.. 1 pengo 1926 non in buone condizioni ma cmq argento Un gettone U.I.T.E. GENOVA per l'acquisto di un biglietto per una corsa ridotta.
    2 punti
  9. Ecco un tornese 1599 di Filippo III di Spagna... Qui un confronto del 9 tra il tuo esemplare,il tornese 1599 di Filippo III e il tornese 1594 di Filippo II... Direi che la somiglianza del 9 tra il tuo esemplare e il tornese di Filippo II è lampante...
    2 punti
  10. Buongiorno a Tutti, da diverso tempo pensavo a questa moneta e così finalmente dopo il suo acquisto ( da commerciante perito NIP ) la condivido con voi, è la prima racchiusa in slab NGC che entra a far parte della mia collezione. Tra i tanti esemplari valutati ( mi sono anche avvalso dei preziosi consigli di un esperto utente del Forum 😊 che ringrazio ancora per gli insegnamenti ricevuti ); alla fine ho scelto questa moneta che mi ha colpito per la sua patina piuttosto omogenea, presumibilmente in media conservazione ( NGC MS 61 ), anche se non esente da qualche segno qui e là. Per quello che riesco a vedere nello slab, la godronatura mi sembra di I° tipo. In allegato alcune foto. Grazie per l'attenzione.
    1 punto
  11. Ragazzi posto per la prima volta in questa discussione dopo anni che la seguo...prima pescata: 2€ di tre monete (chiedeva 1€ al pezzo ma mi sono fatto fare lo sconto) Seconda pescata: chiedeva 50 cent al pezzo, poi mi ha fatto 3€ di tutto il lotto
    1 punto
  12. Sono stato al convegno il venerdì e onestamente non ho notato scarsa frequentazione o tavoli vuoti, tutt'altro a dire la verità. Era un po' che non andavo e devo dire che è stato interessante, pur con una offerta di materiale non eccezionale. Però, ce ne fossero di eventi numismatici come Bologna!
    1 punto
  13. Ciao @Ajax AE3 VOT XX MVLT XXX di Costanzo II, zecca di Alessandria (SMALB) RIC VIII Alexandria 33 https://numismatics.org/ocre/id/ric.8.alex.33
    1 punto
  14. Sono d’accordo con te, molto particolare però. Non ti nascondo che mi piacerebbe averlo nella mia serie di questa tipologia. Intanto ti ringrazio e conservo le foto in archivio. Complimenti sempre per i tuoi interventi. Saluti Alberto
    1 punto
  15. Grazie avevo trovato che è in argento o BIGLIONE che in teoria dovrebbe essere una lega molto ricca di altri metalli rispetto all'argento... Grazie!! Ecco perchè non ne trovavo immagini.. 🤣🤣🤦‍♂️
    1 punto
  16. Bella monetina, nasce proprio con una sola faccia, ma riguardo la percentuale d'argento contenuta non ho trovato nulla nei 3 diti di monete estere che conosco.
    1 punto
  17. Salve @TEO77 il 1/2 kreuzer 1716 di Carlo VI zecca di Graz è uniface 😉 https://www.acsearch.info/search.html?id=7513120
    1 punto
  18. Buonasera. Posso avere un parere su questo nomos che è stato battuto oggi da Artemide Aste? Mi sembra ricchissimo dal punto di vista iconografico. Grazie e cordiali saluti Taranto (Taras), Apulia meridionale Nomos d’argento, ca. 240–228 a.C. Magistrato: Zopyrion Dritto: Cavaliere nudo su cavallo al galoppo verso destra, in posa retrospettiva; il cavallo è reso con anatomia vigorosa e rilievi pieni. Sotto il cavallo, simbolo e legenda del magistrato (ZOPYΡΙΩΝ / variante). Conio di stile tardo-classico. Rovescio: Phalanthos cavalca un delfino verso sinistra, brandendo un tridente nella destra e reggendo un oggetto rituale (kantharos o attributo affine) nella sinistra. In esergo ΤΑΡΑΣ; nel campo simboli accessori (hippocamp, Sileno, boukranion a seconda del conio).
    1 punto
  19. Ciao @Ajax bronzo di Amisos nel Ponto. Buona domenica a te 🙂 https://www.acsearch.info/search.html?term=Ae+amisos+aegis+gorgon&category=1-2&lot=&date_from=&date_to=&thesaurus=1&images=1&en=1&de=1&fr=1&it=1&es=1&ot=1&currency=usd&order=0
    1 punto
  20. Ciao @Ajax bronzo seleucide serrato di Antioco VI zecca di Antiochia. https://www.acsearch.info/search.html?id=2831015
    1 punto
  21. Nel 1713, dopo il trattato di Utrecht, Vittorio Amedeo II fu incoronato Re, prima volta per i Savoia. Il trattato dell'Aia del 1920, invece, obbligò lo scambio Sicilia-Sardegna tra Savoia e Asburgo. Formalmente, Vittorio Amedeo I, nel 1632 già si proclamò Re di Gerusalemme e Cipro, assumendo il trattamento di Sua Altezza Reale, ma si trattava solo di titolo onorifico, non esistendo un regno. Peraltro già nel '400 Luigi di Savoia fu Re di Gerusalemme e Cipro.
    1 punto
  22. newsletter 336 del 10.04.2026 Due numismatici da ricordare Cari lettori, amici numismatici, ci sono degli studiosi che ci hanno lasciato troppo presto e che tuttavia non dobbiamo dimenticare. In questo 2026, ad esempio, ricorrono ottant'anni dalla nascita di Angelo Finetti, scomparso nel 2000, eclettico conoscitore tanto della monetazione antica che di quelle medievali - specie del Centro Italia, settore in cui eccelleva - nonché autore di monografie, saggi e articoli che ancora oggi fanno scuola. Sessant'anni fa, invece, nasceva Michale Matzke, anch'egli altissimo conoscitore di numismatica medievale e che questa settimana ricordiamo con una delle sue ultime pubblicazioni in cui - svelando il conio di una moneta per Basilea a nome dell'antipapa Felice V - lega l'area tedesca a quella italiana, i due mondi ai quali Michael sentiva di appartenere. Perché le monete, come i libri, ci aprono mondi impensabili, ci fanno vivere di più, più a lungo, più di una viata. Anche quando quella che ci è data in sorte termina troppo presto. Buona lettura da Roberto Ganganelli Basilea fu anche zecca papale? Ricordiamo l'eclettico studioso Michael Matzke a 10 anni dalla scomparsa con un articolo di grande interesse su una delle sue ultime scoperte. Continua a leggere Gli scudi "della salvezza" di Reggio Emilia Due duchi di casa D'Este fecero coniare monete simili, con al rovescio la figura del Redentore in piedi con croce e calice. Continua a leggere Atene 1896, la prima medaglia olimpica Uno dei rarissimi esemplari in argento - quelli in oro non esistevano ancora - ci riporta alle origini dei Giochi moderni di De Coubertin. Continua a leggere Sei canguri speciali per 60 anni di decimali Nel 1966 in Australia veniva introdotto il dollaro moderno che il paese ricorda con una coniazione 2026 a tiratura limitata. Continua a leggere "Pecunia non olet..." Un'importante novità bibliografica: Emanuele Latella ci parla dei Flavi - Tito, Vespasiano e Domiziano - attraverso le loro monete. Continua a leggere Astri e monete ad Assisi L'archeologo Samuele Ranucci presenta "Sidera in nummis", un'intrigante conferenza tra numismatica e astrofilia. Continua a leggere Quale futuro per i metalli preziosi? In esclusiva per l'Italia un dettagliato reportage su quanto emerso a Francoforte dal Precious Metals Future Forum 2026. Continua a leggere Cuba, arrivano i 2000 e i 5000 pesos Da L'Avana due nuove banconote di alto valore dedicate a eroine della rivoluzione castrista e legate alla galoppante inflazione nel paese. Continua a leggere La prima Sede Vacante coniata a Roma Di estrema rarità, ecco la storia dell'affascinante grosso in argento battuto nella capitale della Cristianità fra il 1415 e il 1417. Continua a leggere San Francesco, dal pennello... al tondello! In fior di conio, proof e reverse proof ha debuttato la 2 euro dedicata al patrono d'Italia che lo ritrae come lo immaginò Simone Martini. Continua a leggere La Sapienza di Tiziano esalta San Marino Magnifica la moneta dedicata dal Titano al maestro di Pieve di Cadore, che viene ricordato nel 450° anniversario della morte. Continua a leggere Rarità numismatiche e non solo per Nomisma 76 Si avvicina l'asta di primavera della ditta sammarinese, con monete e medaglie accanto a orologi, penne e accendini di pregio. Continua a leggere Buona Lettura odjob
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  23. Particolare emissione dell' ultimo periodo di Taranto, prima del " Punic standard " come censito in Rutter. Dal catalogo di vendita replico la foto e la descrizione completa, che presenta l' esemplare come " RRR Extremely rare " .
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  24. Purtroppo non è la sezione giusta. @CdC potresti gentilmente spostare la discussione nella sezione dedicata alla Magna Grecia, grazie.
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  25. Comunque ricordiamo che regole si rispettano sempre e comunque, anche se non le si condividono o non le si apprezzano!
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  26. Ottima iniziativa. Credo sarò presente l'argomento è molto interessante e la relatrice è molto importante. Forse porto anche qualche moneta in tema. Grazie Marco
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  27. Condivido con @eliodoro e sicuramente molti altri, la passione per la terra che ci ha dato i natali. Anche io infatti colleziono medaglie locali come lui fa per quelle di Caserta. L'ultima postata però è stata in grado di spronarmi ad intervenire. In pochi grammi di metallo c'è tanta storia che in parte mi coinvolge. La prima cosa che mi è saltato all'occhio la durata di questo 53° corso... dal 16 settembre al 16 novembre 1957. Due mesi. Oggi sarebbe impensabile. All'epoca la necessità di avere personale subito disponibile probabilmente ha fatto sì che i corsi durassero poco. L'esperienza e l'insegnamento si faceva poi in strada. Una nota per il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza che è finito di esistere con la riforma del 1981 e la definitiva nascita della Polizia di Stato. Quando ho iniziato io c'erano tanti "anziani", ex appartenenti all'ormai disciolto Corpo, che lamentavano la transizione rimpiangendo le stellette alle nuove mostrine. Forse però è un semplice problema ciclico dovuto all'avanzare dell'età... anche io oggi rimpiango i "vecchi tempi". Una parola poi per la Scuola Allievi di Caserta. Credo sia tra le più storiche in Italia e tra le più famose ma, non ho avuto mai il piacere di frequentarla. Ci sono stato una volta sola per un triste evento. La camera ardente di due poliziotti che hanno perso la vita in servizio diversi anni fa... uno di loro era un mio carissimo amico ed ancora oggi fatico a credere che non ci sia più. Quando ho iniziato l'avventura numismatica ho sempre guardato con "cattivo" occhio le medaglie. Non le ritenevo importanti come le monete al punto di cederne una in cambio di alcune monete che oggi chissà cosa darei per riaverla. Con il tempo mi sono reso conto invece che anche loro hanno la loro storia da raccontare. Questa postata da Eliodoro ne è l'esempio. Mi ha riportato alla mente ricordi tristi ma allo stesso tempo mi ha permesso anche di fare un salto indietro di qualche anno ed ammetto che i ricordi tristi sono stati sostituiti da quelli sicuramente migliori, non mancando qualche sorriso.
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  28. Ciao Releo, complimenti per la PVBLICE. Concordo con te. Sicuramente non aggiungono rarità ma servono a classificare i conii. In questa discussione e in altre discussioni specifiche sulle publiche @gennydbmoney ,che è il migliore su questa moneta, ha suddiviso i gruppi (gruppo A e gruppo B) facendo un match con globetti ,sigle e nome del sovrano (PHILIPP o PHILIPPVS ), quindi concordo con te, servono a qualcosa come in tutte le tirature "lunghe". Un caro saluto. Raffaele.
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  29. Ricevuta la busta contenente la Rivista Italiana di Numismatica, vol. CXXVII del 2026. Volume CXXVII (2026) Materiali B. Carroccio, Gli Enotri e la moneta. Aggiornamenti sui termini di un rapporto. G. Libero Mangieri, Matala (Creta) – Località Rigachi (proprietà Ulla): le monete. R. Kool, Y. Shivtiel, U. Berger, The Baldwin III hoard of Huqoq and more about moneta regis. Saggi Critici A. Perna, Allofoni e allografi di /f/ nel corpus osco-greco: lo studio della monetazione campana. C. Mondello, Voti pubblici per Diocleziano “Juppiter” e Massimiano Erculeo Augusti. S. Bini, B. Callegher, L. Sperti, Il pentanummo di Giustino I nel “IV cavallo” e una nuova cronologia della quadriga marciana. K. Sorochan, On the question of the routes and ways by which Byzantine coins entered the territory of Kyivan Rus’. W.R. Day Jr., Galley Tuppence? Silver grossetti of Bologna in late-medieval England. Tessere e Gettoni E. Spagnoli, Signum Tithasi. Osservazioni sulla forma di fusione per piombi monetiformi da Ercolano (scavi di Amedeo Maiuri, 1932-1934). Note L. Passera, Ritrovamento di denari papali in una necropoli longobarda presso Cerbara di San Giustino (PG). G. Carraro, Sulle tracce di Puschi: il tesoro di Verteneglio/Brtonigla del 1892. Nuove indagini e nuove interpretazioni. A.Mosca, A. Zub, Un grosso inedito del doge Tommaso Mocenigo (1414-1423). Discussioni, Recensioni e Segnalazioni T.M. Lucchelli, Osservazioni sulla storia monetaria della Fenicia (V secolo a.C. – III secolo d.C.) [A. Cattaneo, Monete fenicie del Museo Bottacin di Padova. Catalogo degli esemplari della Collezione Ravazzano, Padova 2024]. W.R. Day Jr.: M. De Benetti, I primi 100 anni del fiorino d’oro di Firenze (1252-1351): analisi e nuove prospettive di ricerca, “Bollettino di Numismatica” 61-62 (2024). L. Passera: G. Angeli Bufalini (a cura di), Scritti in memoria di Silvana Balbi de Caro. Tra ricerca e ricordo, Roma 2024 (Bollettino di Numismatica. Studi e Ricerche, 4). L. Passera: A. Aspetsberger, M. Boros, J. Hartner, A. Hylla, A. Lörnitzo, B. Prokisch (hrsg. von), Swer den pfenninc liep hât. Festschrift Für Hubert Emmerig zum 65. Geburtstag, Wien 2023. RIN2026_Abstracts.pdf.pdf
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  30. I giudizi sulla conservazione sono condivisibili. L'usura è pesante, ma abbastanza uniforme da rendere la moneta anxora gradevole. È l'esemplare più raro dei quattro coniati durante il regno di Umberto I: il Gigante riporta un grado di rarità R. Per confronto e copndivisione posto un mio esemplare:
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  31. Ciao Releo, aspettando altri pareri t faccio i miei complimenti per questa altra bella pubblica. La cosa che mi piace di più chiaramente oltre alle sigle è il punto dopo la data, è una cosa che ho notato subito, mi piacerebbe sapere se c'è in tutti gli esemplari, c'è anche da dire che in moltissimi esemplari la data è troppo a ridosso del busto del sovrano e può essere nascosta sotto. Andrebbe fatta una ricerca. Al rovescio inoltre noto due punti a chiudere la corona. Un saluto Raffaele.
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  32. A pochi giorni dalla conferenza, per chi non potrà essere presente di persona, comunichiamo i link da utilizzare per seguire la conferenza anche da remoto utilizzando google meet: CCNM - Conferenza 14 aprile Monica Baldassarri 1 Martedì, 14 aprile · 9:00 - 10:00PM Link alla videochiamata: https://meet.google.com/hxi-svsy-fij CCNM - Conferenza 14 aprile Monica Baldassarri 2 Martedì, 14 aprile · 10:00 - 11:00PM Fuso orario: Europe/Rome Informazioni per partecipare di Google Meet Link alla videochiamata: https://meet.google.com/ocw-xmgd-yvx
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  33. Ciao, Per me abbastanza comune, relativamente ai punti nello scudetto la totale mancanza(scudo completamente vuoto) è abbastanza rara ma come curiosità e non come valore commerciale. Un saluto Raffaele.
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  34. Salve, segnalo : Leghorn and the trade in thalers for the East Alberto D’Andrea, Massimo Sozzi Con la collaborazione di Manuel Ceccarelli Il dossier inedito, sul progetto di coniazione dei talleri per il Levante (1760-1761), e per la prima volta studiato e presentato in questo volume, documenta il piano del Granducato di Toscana, sotto Francesco Stefano di Lorena, per produrre una “moneta-merce” dedicata esclusivamente ai traffici con l’Oriente. Il documento funge da manuale di “intelligence economica”, raccogliendo corrispondenza segreta, analisi tecniche e dati statistici sui mercati di Smirne, Alessandria, Costantinopoli e altri porti del Levante. Il tallero toscano (o “tollero”) fu ideato per risolvere lo squilibrio commerciale con l’Impero Ottomano, fungendo da valuta forte per l’acquisto di beni primari come il grano. Grazie alla sua stabilità di peso e titolo, riuscì a sostituire le scadenti monete spagnole (“maltagliate”) precedentemente in uso. Un elemento chiave del suo successo era l’aspetto della moneta: i mercanti orientali basavano la propria fiducia sull’immagine dell’Imperatrice Maria Teresa e sulla “mole” (dimensioni e peso) dell’esemplare, preferendo specifiche rappresentazioni iconografiche e rifiutando simboli imperiali o religiosi non graditi. Il porto franco di Livorno rappresentò il cuore dell’operazione. In quanto scalo neutrale e aperto a tutte le nazioni, permetteva lo scambio agevolato tra l’economia toscana e i mercanti turchi, con fluttuazioni di valore del tallero legate principalmente alle necessità di importazione alimentare durante le carestie. 184 pagine a colori, formato foglio 22x32 cm € 60,00 https://www.edizionidandrea.com/
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  35. Complimenti per l'acquisto. Moneta di un certo livello. Saluti Marfir
    1 punto
  36. Meno male che hai consapevolezza .. numisma docet !!! Il primo che poi e' la base, e' il Sassone SPECIALIZZATO che ti suggerisce l' amico Marco1972 nel post qui sopra. Vecchi di sei o sette anni li trovi a 10€ quelli dell' anno corrente credo sui 70/80€ a volume, quindi con 10€ ti metti in libreria un ottimo specializzato. Se sei interessato a ASI e Regno puoi prendere solo quello e non repubblica se non ti interessa. Per 3/4€ di qualche anno fa io ci aggiungerei anche un Unificato SUPER (deve essere SUPER altrimenti non e' specializzato), e' un catalogo che personalmente apprezzo molto e a volte riporta cose che altri non hanno. Come vedi con 15/20€ hai già un ottima base di studio. Passiamo poi agli approfondimenti, se da come vedo ti interessi di ASI e vuoi mettere in libreria i piccoli 😎 segreti ti consiglio i volumi di Antonello Cerruti, sotto alcuni esempi che trovi sul grande sito di Vaccari editoria, .. questi costano un po' di piu' essendo lavori specialistici dai 60 ai 90€ dipende dal volume:: Questa e' una bibliografia che dovresti possedere prima di acquistare i francobolli, infatti un grande filatelico diceva, ..prima vengono i libri, poi i Francobolli e poi le buste. Con questa bibliografia sei gia' molto avanti, poi se collezioni ad esempio antichi stati tedeschi e leggi un po' di tedesco ci sono gli specializzati della Michel che sono a mio modesto parere i piu' specializzati al mondo per tutta la Filatelia mondiale. Pero' sono in tedesco. Io ad esempio per gli inglesi uso i cataloghi della Stanley Gibbons..per gli americani lo Scott, per gli svizzeri e Liechtenstein lo Zumstein .. ovviamente sempre specializzati. Per i francobolli stranieri esistono in lingua italiana solo gli Unificato che trovo comunque ottimi e a buon mercato. Ecco perché ti ho chiesto quanto volevi investire in bibliografia, perché se allarghi un pochino il tuo collezionare ne trovi di tutto e di piu'. In Filatelia i libri sono importanti quanto se non di piu' dei Francobolli in alcuni casi, e sono UNA COLLEZIONE A SE. I vecchi volumi a volte riportano spiegazioni che i nuovi forse per motivi editoriali non hanno. Ti faccio un esempio alcuni di questi volumi non piu' in stampa hanno prezzi proibitivi.. e sono a volte all'incanto in aste filateliche.. Mi auguro di averti dato idee e dei buoni consigli, se li acquisti mostraceli in un apposita discussione che ne parliamo. Per qualsiasi cosa finché il Signore vorrà siamo qui. Buona Filatelia. PS Dimenticavo una cosa molto importante, ...I LIBRI DI FILATELIA NON SI PRESTANO MAIIIII.!!!
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  37. Iniziamo chiedendoti che bibliografia possiedi al momento..e quanto vuoi approfondire gli argomenti, e quanto vuoi investire finanziariamente in bibliografia.
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  38. Diventerete dei mostri 🧐 !!! Migliora solo chi veramente lo vuole, .. consiglio sempre una dedicata bibliografia.. e' essenziale.!
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  39. Sotto mano non ne ho da scannerizzare e mostrare, ma voglio dirti i due modi (segreti 😎) principali su come riconoscere i francobolli autentici di Romagna : N1. Il primo è il segno segreto dell' incisore, cioè l’interruzione fra il cerchio centrale e quello angolare in alto a destra, nell’angolo superiore destro del francobollo. N2. Il secondo sono le due L della parola “bollo”, non hanno la stessa altezza, il tratto verticale della seconda L è sempre più basso. Queste le prime due cose da guardare per l' autenticità di questi francobolli. .. probabilmente c'è anche altro ma ora non me lo ricordo, .. poi aggiungerei di controllare la carta, il colore, gli annulli se coevi.
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  40. Si vede sui tre lati la linea tipografica di divisione, non in alto in quanto credo sia un esemplare della prima fila orizzontale del foglio. E' ben marginato. La sigla di Emilio Diena e' un plus plus valore che da al Francobollo. Per il Prof. Emilio Diena sono stati emessi dei francobolli.. ...fu un grande studioso perito e scrittore di Filatelia..
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  41. Corretto il Francobollo è quello della posizione in alto a dx... ... e questa e' la linea tipografica o di separazione che intendevo..
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  42. questi miei sono a 400 dp e il colore è naturale
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  43. Buonasera Alan, è un buon francobollo c'è tutto, sebbene la foto sia molto con tonalità al giallo rendendo il colore innaturale di questo francobollo che dovrebbe essere bruno rosso, non so se usi uno scan o il telefonino, a scan a 300 a grndezza nsturale, probabilmente verrebbe più reale, comunque buon francobollo che ha fatto come hai detto, anche un bel viaggetto. questo è il numero 3 del catalogo Unificato, allego alcuni esmpi di varianti ; il 3a carta molto azzurrata (coppia) il 3 b rosso lacca il 3 d testa d'avorio e il 3 saluti
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  44. 1 punto
  45. Grazie come sempre @PostOffice per le preziose informazioni che a poco a poco mi aggiungono tasselli e spunti!! nella foto non si percepisce bene, ma di fianco ad a.c. si percepisce anche la presenza di una s. molto sfumata!
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  46. Salve a tutti. Quest’oggi volevo proporvi una nuova discussione “trasversale”, dato che l’argomento di cui andremo a trattare ci permetterà di spaziare in situazioni storiche e numismatiche dal Mezzogiorno al Settentrione della nostra penisola. Anche questa volta, al centro del nostro dibattito troviamo un sovrano napoletano della dinastia francese degli Angioini, Roberto d’Angiò (1309-1343), autore di una coniazione molto particolare ed estremamente rara che merita di sicuro un approfondimento. Ecco la descrizione del pezzo in esame: Gigliato. D/ + ROBERTUS • DEI GRA IERLM • ET SICIL • REX Robertus Dei gratia Ierusalem et Siciliae Rex. Roberto, per la grazia di Dio, Re di Sicilia e Gerusalemme. Il Re coronato, seduto frontalmente su di un trono con protomi leonine ai lati, tiene nella mano destra lo scettro gigliato e nella sinistra il globo crucigero. R/ + IPPETUU CU SUCCESSOIB DNS TRE PRATI In perpetuum cum successoribus dominus Terrae Prati. Signore in perpetuo della Terra di Prato con i suoi eredi. Croce piana ornata, con le estremità fogliate, accantonata da quattro gigli. CNI XI, p. 345, n° 1 (tav. XXII, n° 4). AR 3,90 g. e 27 mm. (esemplare della Collezione Reale, già ex Collezione Gnecchi, n° 3515). Un altro esempio trovato in rete, dal peso dichiarato di 3,78 g.: Si sa benissimo oramai che il gigliato fu una moneta ampiamente accettata in molti luoghi diversi tra loro, non solo d’Italia, ma anche d’Europa e addirittura fu imitata e scambiata nelle zecche e negli Stati dell’Oriente Latino. Tale fama scaturisce dalla bontà della lega utilizzata per la coniazione di queste monete, molto più ricca di fino rispetto ad altri nominali, non solo italiani, che si potevano trovare in circolazione all’epoca. Era, se vogliamo, una specie di “dollaro” d’argento del Basso Medioevo, utilizzato per i commerci locali nel Regno di Napoli, ma anche per quelli di più vasta portata, tant’è che si sviluppò un vero e proprio giro d’affari intorno all’imitazione del gigliato napoletano o robertino, come veniva chiamato per via del sovrano che lo fece diventare così celebre e ben accetto. Non ci si sorprende, quindi, di trovare una moltitudine di gigliati che si differenziano anche molto da quelli coniati a Napoli durante il regno di Roberto d’Angiò, ma il gigliato “pratese” ha avuto sempre un ruolo molto particolare nella numismatica non solo napoletana, ma italiana in generale, per via della sua esimia rarità, ma soprattutto per i risvolti storici che tale moneta potrebbe rivelare. E allora è il caso di vedere meglio le circostanze storiche che portarono alla realizzazione di questo strano pezzo. Innanzi tutto occorre spiegare perché la definizione di “pratese”. La caratteristica peculiare risiede proprio nella legenda di rovescio, ampiamente sciolta e tradotta in fase di descrizione. In pratica, Roberto d’Angiò, oltre che Re di Napoli, veniva riconosciuto anche come signore della Terra di Prato, la città toscana in provincia di Firenze. Il privilegio signorile si estendeva anche ai suoi eredi, quindi, dopo la morte del sovrano angioino, i suoi successori avrebbero beneficiato della signoria di Prato. Come si configura storicamente un tale potere? Come arrivò Roberto d’Angiò a detenere i diritti su città così lontane da Napoli e dal suo Regno, coinvolte in ben altre realtà politiche? E, soprattutto, come si giunse alla coniazione di una moneta, il gigliato, appunto, che per stile e standard ponderale rientra perfettamente nei meccanismi economici napoletani, ma che è di più difficile inserimento in quelli toscani? Dobbiamo pensare ad un’Italia divisa tra due principali fazioni: i Guelfi, sostenitori del partito filo-papale, e i Ghibellini, favorevoli invece nel riconoscere all’Imperatore di Germania un potere temporale superiore a quello della Chiesa di Roma. L’autorità imperiale, inoltre, voleva anche consolidare la propria influenza in Italia, ormai solo un ricordo rispetto a ciò che era stata nel corso del XIII secolo o anche prima. Gli scontri tra le diverse fazioni nelle città dell’Italia settentrionale portarono i liberi comuni ad indebolirsi per i dissidi e le divisioni interne: sia Firenze che le città limitrofe della Toscana, infatti, erano molto deboli militarmente e non riuscivano a fare fronte alle esigenze belliche che il tempo imponeva. Tra il 1305 ed il 1310, quindi, Roberto d’Angiò, uno dei sovrani più potenti d’Italia, era stato coinvolto nelle lotte politiche toscane e si schierò dalla parte dei Guelfi: il Re di Napoli, infatti, già nel 1305, quando era solamente Duca di Calabria, fu insignito della signoria di Firenze, che mantenne pressappoco fino al 1321, e messo a capo di una lega di città toscane che si opponevano al potere ghibellino ed imperiale in Italia. Prato, la cui situazione militare non era molto diversa da quella della vicina Firenze, aveva vissuto anni migliori dopo che, alla metà del XIII secolo, si era fissato lo Statuto cittadino e il centro aveva riconosciuto la propria qualifica di libero comune. La floridezza economica di quei tempi, dovuta al grande sviluppo dell’industria della lana, era solo un lontano ricordo. Dal 1312 la situazione peggiorò ulteriormente a seguito delle guerre intestine che affliggevano le città toscane: Prato, insieme alla lega di città che facevano capo a Firenze, composta da Siena, Pistoia, Arezzo, Volterra, Colle Val d’Elsa, San Gimignano e San Miniato, si trovò contrapposta alla Pisa di Uguccione della Faggiola, condottiero ghibellino e vicario imperiale in Italia. Uguccione si rivelò una minaccia concreta per i Fiorentini i loro alleati nel 1315, quando le armate ghibelline collezionavano sempre più successi sui nemici di parte guelfa. Fu proprio in quell’anno (tra l’altro, passato alla storia come il più fulgido per il partito ghibellino in Italia) che Firenze si decise a chiedere aiuto militare a Re Roberto. Quest’ultimo acconsentì, radunando in breve tempo un congruo numero di truppe che, inizialmente, dovevano essere guidate da suo figlio, nonché erede al trono, Carlo d’Angiò (1298-1328), Duca di Calabria dal 1309 e Vicario Generale del Regno. Il comando, però, passò poi all’ultimo momento nelle mani del fratello del Re, Filippo I di Taranto (1294-1332). La colonna partì dunque per Firenze per unirsi al resto dell’esercito guelfo che la lega toscana aveva raccolto per far fronte alla minaccia ghibellina. Lo scontro sembrava giocare a favore dei Fiorentini e dei loro alleati napoletani, vista la loro superiorità numerica. Uguccione, oltre ai Pisani, poteva fare solo scarso affidamento su Lucca, perché questa città era stata presa dai Ghibellini con la forza. Il confronto armato non si fece attendere: la battaglia di Montecatini (29 agosto 1315) sancì la gloriosa vittoria dei Pisani di Uguccione che, contro ogni pronostico, misero in fuga i Fiorentini con i loro alleati. Il comandante napoletano Filippo di Taranto neanche prese parte allo scontro perché, colto da febbre, fu costretto a ritirarsi dal campo di battaglia e a rientrare precipitosamente a Firenze, la cui situazione peggiorava giorno dopo giorno. Roberto d’Angiò, da parte sua, non si mostrò molto preoccupato della sconfitta subita dalle sue truppe in Toscana: Firenze, che dal 1305 si era costituita sotto la sua protezione, rimaneva, con il suo circondario, ancora salda e sicura. Qualche anno dopo, però, tale sicurezza crollò: nel 1325 il baricentro ghibellino da Pisa si era spostato a Lucca che, sotto il suo signore Castruccio Castracani, aveva riscoperto un nuovo periodo di riscossa militare, culminato con la vittoriosa (per i Ghibellini) battaglia di Altopascio il 23 settembre di quello stesso anno. Questa volta, Roberto non aveva inviato alcun aiuto contro il Castracani per favorire i Fiorentini, così, quando questi arrivò addirittura a minacciare la città stessa, essi si rivolsero al Duca di Calabria, Carlo, figlio di Re Roberto, il quale fu eletto dai Guelfi nuovo signore di Firenze a garanzia della protezione angioina sulla città. Carlo accettò e l’anno successivo, nel 1326, il 13 gennaio, si recò a Firenze per prendere possesso del nuovo incarico che gli era stato offerto. Ma la permanenza di Carlo e del suo seguito di Angioini nel capoluogo toscano fu breve: nel 1327, il Duca fu richiamato a Napoli, poiché le truppe tedesche di Ludovico IV il Bavaro (1328-1347), allora Rex Romanorum (1314-1328), minacciavano il Regno nella loro discesa in Italia verso Roma. Si ritiene che il gigliato “pratese” fosse stato battuto intorno al 1326, quindi durante la signoria fiorentina di Carlo d’Angiò, per l’infeudamento di Prato alla casata angioina. Le legende sulla moneta, che vanno lette in modo continuo tra diritto e rovescio, comunicherebbero che Roberto d’Angiò, già Re di Napoli, era anche signore (dominus) di Prato e che il privilegio si estendeva anche ai suoi successori, cioè a Carlo Duca di Calabria. Quest’ultimo, nato dal matrimonio celebrato il 23 marzo 1297 tra Roberto e Jolanda d’Aragona (1273-1302), era l’unico figlio maschio della coppia reale e, nel 1316, contrasse una prima unione, infruttuosa, con Caterina d’Asburgo (1295-1323). Nel 1324, poi, prima di essere chiamato dai Guelfi a Firenze, Carlo sposò in seconde nozze la giovanissima Maria di Valois (1309-1332), dalla quale ebbe la figlia, futura Regina di Napoli, Giovanna I d’Angiò (1343-1381). Appena Carlo si allontanò da Firenze nel 1327, Castruccio ne approfittò per occupare molte città che prima erano cadute sotto la giurisdizione feudale angioina: in nome dell’Imperatore tedesco, il condottiero ghibellino, divenuto intanto Duca di Lucca, arrivò ad attaccare anche Pistoia e Prato. Gli abitanti di questi due centri, soprattutto i contadini che erano quelli più esposti alle scorribande ghibelline nelle campagne intorno alle città, per non subire gli attacchi nemici, scesero a patti con il Castracani: in cambio di un tributo semestrale da pagarsi in denari, i Pistoiesi ed i Pratesi evitarono attacchi e saccheggi da parte dei Ghibellini del condottiero lucchese. In realtà, fino a quando gli Angioini si ersero a garanti della sicurezza dei Guelfi toscani, Firenze e gli altri centri toscani limitrofi non subirono mai il sopravvento della parte ghibellina avversa. Il gigliato “pratese”, dunque, costituisce una moneta commemorativa (e non una medaglia, come credeva Arthur Sambon e com’è riportato anche nel CNI XI) che aveva lo scopo di manifestare la sovranità signorile degli Angioini, di Roberto e di suo figlio Carlo, sui centri guelfi toscani minacciati dall’inarrestabile potenza militare ghibellina. Si potrebbe anche pensare che la moneta circolasse nel ristretto entourage del Duca di Calabria e che difficilmente abbia interagito con la moneta e l’economia locale fiorentina, poiché, come faceva già notare il Sambon, il gigliato era sì una moneta ben accetta all’epoca (quindi magari sarà anche stata accettata in alcune transazioni tra Angioini e Fiorentini), ma era profondamente diversa per caratteristiche fisiche rispetto al sistema monetario ed economico fiorentino. Dobbiamo poi pensare che Prato patteggiò un accordo per non essere occupata dai Ghibellini di Castruccio solo nel 1327, ovvero dopo la partenza di Carlo d’Angiò da Firenze. Dato che Prato non ebbe mai una propria zecca, sembrerebbe più logico ipotizzare che il gigliato in questione fu coniato nel 1326 a Firenze, durante il breve soggiorno del Duca di Calabria in città. Forse la sua breve permanenza e il circoscritto utilizzo del gigliato “pratese”, in unione con lo scopo commemorativo dell’emissione, non consentirono la coniazione di un gran numero di pezzi, anzi, ne frenarono la produzione allo stretto indispensabile per le esigenze degli Angioini, padroni della scena politica cittadina. Dobbiamo poi notare che questa teoria non sembra priva di fondamento, se pensiamo che, a Napoli, la locale zecca incrementò la produzione di gigliati, per volere regio, proprio nel 1326! In questo anno, infatti, furono assunti nuovi manovali in zecca per la lavorazione delle monete d’argento, in vista del successo e delle attenzioni che il gigliato napoletano stava ricevendo in molte parti d’Europa e del Mediterraneo. Ma non furono solo gli Angioini ad aiutare militarmente i Guelfi toscani e ad importare a Firenze il gigliato “pratese” di stampo e peso napoletani: sotto Roberto d’Angiò, le finanze del Regno di Napoli erano quasi monopolizzate da potenti banchieri fiorentini. Pensiamo che molte Compagnie bancarie avevano filiali a Napoli che costituivano il fulcro di importanti guadagni. Proprio con il governo di Roberto assistiamo spessissimo all’affidamento dell’incarico di Maestro di Zecca, ufficio fondamentale per la gestione della stessa, ad esponenti di queste potenti Compagnie. Tra questi ricordiamo: 1. Lapo di Giovanni di Benincasa, un mercante fiorentino, fattore della Compagnia degli Acciaiuoli, fu Maestro di Zecca nel 1317. Fu proprio tra il 1317 ed il 1319 che si decise di inserire sui gigliati dei simboli per poter distinguere l’operato delle diverse maestranze, poiché in molti casi si erano verificati dei cali nel peso effettivo delle monete rispetto a quello teorico stabilito (pari quasi a 4 grammi). 2. Donato degli Acciaiuoli, Maestro di Zecca nel 1324 (al 12 febbraio si data l’appalto per il suo incarico), proseguì la battitura dei gigliati di peso accurato, com’era già stato fatto sotto l’amministrazione dei suoi predecessori, Rainaldo Gattola, di Napoli, e Silvestro Manicella, di Isernia. 3. Petruccio di Siena, Maestro di Zecca nel 1325, anch’egli esponente della Compagnia degli Acciaiuoli. 4. Domenico di Firenze, Maestro di Zecca sempre nel 1325, esponente della Compagnia degli Acciaiuoli. 5. Dopo l’intermezzo del napoletano Rogerio Macedonio, nel 1327, a dirigere la Zecca partenopea troviamo nuovamente un fiorentino, un certo Filippo Rogerio, della Compagnia dei Bardi. 6. Pieruccio di Giovanni, ugualmente fiorentino, fu Maestro di Zecca dopo il 1327 ed esponente della Compagnia degli Acciaiuoli. 7. Sempre in una data posteriore al 1327 a capo della Zecca viene annoverato il fiorentino Matteo Villani, della Compagnia dei Bonaccorsi. Tutte queste Compagnie bancarie fiorentine avevano, attraverso il controllo dell’ufficio di Maestro di Zecca, oltre a rapporti commerciali di favore tra Firenze ed il Regno, anche il sopravvento sulla gestione della moneta regnicola e sulla sua circolazione. I Bardi, presso la cui filiale di Napoli lavorò anche il padre di Boccaccio, gli Acciaiuoli e i Bonaccorsi, insieme ad altre Compagnie fiorentine, fallirono a seguito del mancato saldo del debito che i Re si Francia ed Inghilterra avevano contratto con i Fiorentini a seguito dell’allestimento degli eserciti per la Guerra dei Cent’anni. Anche Roberto d’Angiò aveva un grande debito con gli Acciaiuoli, che di fatto erano i banchieri della Casa d’Angiò e tenevano in mano le finanze di mezza Napoli, in quanto questi ricevette un primo prestito di ben 50.000 fiorini d’oro e suo figlio Carlo, Duca di Calabria, beneficiò di un secondo prestito pari a 18.500 fiorini. Dopo la mancata restituzione delle somme dovute dai sovrani francese ed inglese, Roberto non saldò il suo di debito usando come precedenti le insolvenze degli altri due Re, Filippo VI ed Edoardo III. Ma gli Acciaiuoli beneficiarono grandemente della benevolenza regia: sotto Roberto, Niccolò Acciaiuoli fu nominato prima cavaliere e con l’avvento di sua nipote, Giovanna I, fu invece creato, nel 1348, Gran Siniscalco del Regno. Fu proprio Niccolò a farsi promotore del (secondo per la sovrana) matrimonio tra Giovanna I e Luigi di Taranto (1352-1362). Quando questi morì, il 26 maggio del 1362, l’Acciaiuoli fu il principale protettore dei diritti della Regina angioina (a cui, tra l’altro, doveva tutte le sue fortune) quando altri nobili ne minavano il potere. Ma, ritornando in Toscana, Prato rimase ancora per poco tempo in mano angioina: morto Roberto a Napoli, il 16 gennaio 1343, (Carlo era già morto il 9 novembre 1328) Firenze tentò, a partire dal 1350, di conquistare con la forza la città vicina, vedendo la morsa angioina allentarsi dai comuni toscani come un’occasione di rinascita politica. Nel 1351, con un atto cancelleresco approvato da Giovanna I, la Corona di Napoli cedeva i diritti feudali di Prato a Firenze dietro pagamento di una somma ammontante a circa 17.500 fiorini. Anche dietro questo atto si nasconde un disegno politico di Niccolò Acciaiuoli che, in virtù della propria influenza sulla Regina napoletana, spinse la sovrana a concludere un accordo remunerativo con Firenze. Da allora, la città di Prato non è mai uscita più dall’orbita fiorentina.
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  47. Uno dei denarî più importanti della Repubblica, che testimonia l'effimera alleanza sorta dopo la battaglia di Filippi nel 42, fu coniato ad Efeso nel 41 e porta il nome del magistrato emittente (Barbatus Pollio, quaestor propraetor); talvolta è classificato come Gens Barbatia. Una reminiscenza dei tempi della repubblica, ormai finiti nella guerra civile. La morte di Giulio Cesare nel marzo del 44 non produsse il ritorno alle passate forme istituzionali di governo della Repubblica, ma spianò la strada alle ambizioni autocratiche dei due protagonisti ritratti sulla moneta, Marco Antonio e il giovane Ottaviano. Dopo la scomparsa del dittatore, i due stipularono nel 43 un 'allenza politica assieme a M. Emilio Lepido, che prese il nome di secondo triumvirato. Grazie alla promulgazione della "lex Titia" nel novembre dello stesso anno, l'accordo tra i triumviri divenne una magistratura ufficiale a tutti gli effetti, il cui scopo doveva essere quello di elaborare una nuova costituzione in difesa della Repubblica di potere consolare, come si può vedere nella legenda III. VIR. R. P. C. posta intorno ai ritratti, accanto alle altre cariche rivestite, come quella di Pontefice Massimo, augure e imperator. Malgrado gli sforzi comuni impiegati nella lotta contro i cesaricidi Bruto e Cassio, conclusasi nella battaglia di Filippi nel 42, i contrasti tra i due triumviri si aggravarono proprio a partire dal 41, in conseguenza allo scontro tra le due fazioni a Perugia, dove le forze militari del fratello di Marco Antonio, Lucio, furono duramente sconfitte dalle truppe fedeli a Ottaviano. La morte di Lucio venne commemorata da Marco Antonio in un altro denario coniato nel medesimo anno
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