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L. Licinio Lucullo

Denario di L. Caesius

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L. Licinio Lucullo

Belloni osserva che il monetario non è noto e la gens compare per la prima volta, nella storiografia, quando un Lucius Caesius accompagna Cicerone in Cilicia, ove l’oratore va ad assumere il governatorato.

Per l'interpretazione del D/ sono stati proposti Vejove, Apollo Vejove (ossia Apollo dopo l’assimilazione al dio italico) oppure un Giove giovanile. Il monogramma viene interpretato in tre modi: AP(ollo), Argento Publico o Roma.

Belloni osserva che Vejove “sagitta tenet” (secondo Gellio) e “fulmina nulla tenet” (Ovidio), per cui se si tratta effettivamente di questo dio (come lo studioso ritiene probabile) o quelle che ha in mano sono sagitte, oppure sono effettivamente frecce a causa di una interpretazione, non proprio ortodossa, dell’incisore (greco?).

L'attribuzione ad Apollo è debole, non essendo attestato l'uso di indicare l'identità del nume effigiato, bastando gli attributi tipici a identificarlo. Inoltre, nelle monete sicuramente attribuibili ad Apollo il monogramma non compare mai. Per altro verso, però, Belloni osserva che compare sull’emissione RRC 353/1, ove a suo giudizio è sicuramente raffigurato Apollo.

Argento publico, per altro verso, veniva abbreviato in A. PV. Più plausibile appare l'ipotesi del monogramma "ROMA", visto che, ae si osserva attentamente il simbolo, si nota un numero di linee spezzate e con direzioni differenti superiore e quelle necessarie, ad indicare la presenza di due sole lettere sovrapposte. La leggera svasatura che presenta il tratto terminale della A e la presenza di due linee convergenti a V al posto del tratto orizzontale potrebbero indicare la presenza di una M.

Questa moneta è l'unica che raffiguri, al R/, i Lari, che allignano all'esterno della domus (sono infatti appoggiati a una roccia), armati per difenderla. Il cane è simbolo dei Lares stessi (che avevano piedi di cane) e della protezione del focolare. Vulcano potrebbe costituire un richiamo al lavoro del monetiere o collegarsi al D/ (come "costruttore" dei fulmini di Giove od autore dell'attività vulcanica di Vejovis). Entrambe le facce richiamano quindi miti ancestrali (gli indigitamenta), anteriori all'introduzione delle divinità olimpiche, ancora vivi alla fine del II secolo

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Modificato da L. Licinio Lucullo
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L. Licinio Lucullo

Nelle abitazioni romane grande importanza aveva il culto dei Lari, la concreta raffigurazione degli spiriti degli antenati e delle divinità protettrici del focolare. Il tipo iconografico del giovanetto danzante è stato messo in relazione con i Lares compitales, divinità originariamente tutelari delle proprietà agricole e venerate all’aperto, soprattutto nei crocicchi (compita), dai proprietari delle terre attigue oltre che da coloro che formavano una corporazione o un collegium, nonché da gruppi omogenei, quali alcuni reparti dell’esercito o settori della città. Il loro culto fu poi introdotto anche nelle abitazioni, cosicché il Lare fu considerato più tardi il nume tutelare della casa e della famiglia a lui affidata, di cui curava il benessere. Con Augusto, tra il 14 e il 7, il culto subì un importante rinnovamento: i Lares compitales divennero i Lares Augusti che nelle edicole, nelle nicchie e nei tempietti accompagnavano, per lo più in coppia, l’immagine del Genius Augusti, così come il Lar familiaris, identificato comunemente con il Lare in riposo, per un processo analogico finì per affiancare solo o in coppia il Genius del pater familias nel larario privato, più personale, specchio della religiosità e della cultura del proprietario della casa. Da allora in poi, queste divinità acquistano, in ambito privato, una prevalenza quasi assoluta e si canonizzano nelle forme ufficiali. I Lari erano venerati in coppia e raffigurati sempre insieme nei sacelli domestici a loro dedicati, sia sotto forma di statuette che di immagini dipinte. I Lares familiares sono raffigurati come immagini di fanciulli, vestiti da una corta tunica e raffigurati ora stanti, ora in movimento, in atto di reggere nelle mani oggetti legati al rito, patere, ρυτά (corni potori), o simboli di prosperità come le cornucopie.

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L. Licinio Lucullo

Discussioni su questa emissione:

http://www.lamoneta.it/topic/3783-denario-forrado/

http://www.lamoneta.it/topic/9978-lucius-caesius/

http://www.lamoneta.it/topic/14633-strumenti-del-mestiere/

Discussione sulla figura di Vejove:

http://www.lamoneta..../67323-fonteia/

Sulle sigle che indicano l' "argento publico":

http://www.lamoneta.it/topic/100063-rrc-3441/?p=1120714

Modificato da L. Licinio Lucullo

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