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L. Licinio Lucullo

Monetazione enea imitativa

Risposte migliori

L. Licinio Lucullo

Assi, semissi e quadranti, pesanti da 1 a 23 g, per lo più coniati (ma anche alcuni fusi), furono emessi in Italia centrale, Gallia e Hispania (questi ultimi con uno stile specifico) per mancanza di numerario e, forse, per guadagno, sino alla riforma monetaria augustea. Talvolta è difficile distinguerli; in altri casi hanno stile più scadente, peso inferiore, grafia retrograda di tutte o parte delle lettere di ROMA, simboli sconosciuti (bandiera, due delfini, uno strano piede, etc.) e tipi originali (Marte, cornucopia, ROMA a tutto campo, etc.) anche al D/. Molto frequenti le prore a sinistra.

Il principale riferimento è Crawford, Unofficial imitations and small change under the Roma Republic, in "Annali dell'Istituto Italiano di Numismatica", 1982, che cataloga 128 tipi.

Altre monete sono recensite in Die Münzen der Römischen Republik im Kestner-Museum, Hannover.

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L. Licinio Lucullo
ciosky68
Supporter

bene bene, comincio lo studio...

Roberto

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rick2

quindi questi circolavano o in alta italia o in spagna che da poco erano state annesse alla repubblica o sbaglio

quindi per sopperire alla carenza del circolante si apprestano coniazioni locali

ma queste come vengono considerate , falsi ? oppure prodotti ufficiali magari di una zecca itinerante ?

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g.aulisio

Perche' itineranti? Non c'e' alcuna evidenza che lo fossero. Erano semplicemente prodotti locali, non ufficiali, tollerati. Si trovano un sacco di esempi simili, per nominali di uso corrente senza valore intrinseco, sino all'eta' moderna.

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rick2

ma se erano prodotti locali chi li produceva ?

falsari locali o una zecca ufficiale ?

e perche` eran tollerati ?

perche` comunque erano a peso e non fiduciari ?

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Caio Ottavio

Salve.

Sono d'accordo con G.Aulisio. Non c'è nulla ad oggi che ci facesse pensare alle zecche che producevano queste monete quali itineranti. Per itinerante s'intende che non avevano una sede fissa, ma gli addetti alla coniazione, alla preparazione dei conii e le casse col metallo e gli attezzi per la produzione delle monete erano costantemente in viaggio, spesso per motivi logistici come durante le guerre civili. Credo che per zecche locali non s'intende prodotti di falsari o roba del genere, ma come prodotti di zecche "supplementari", cioè il cui prodotto veniva affiancato ed accettato insieme alle monete propriamente romane. Perchè ti chiedi? La risposta l'ha già data Licinio Lucullo nel post # 2: per mancanza di numerario, principalmente. Infatti, tali monete, non tutte di stile rozzo e approssimativo e questo dovrebbe già farci riflettere sulle maestranze che vi lavoravano, si concentrano soprattutto in zone e territori appena sottomessi e annessi alla Repubblica come l'Hispania, l'Italia centro-settentrionale (a nord del Pomerium) oppure la Gallia. In queste Province, ancora in corso di romanizzazione, i nuovi conquistatori ancora dovevano approntare zecche stabili ed efficienti, così si avvalsero, nel frattempo, per sopperire alla necessità di numerario spicciolo, di maestranze locali che riproducessero tipologie ben note ai Romani non tralasciando, però, di personalizzarli con alcuni particolari quali potevano essere simboli o iconografie più vicini al mondo locale che a quello romano. Il fatto, poi, che tali produzioni durarono fino all'epoca di Augusto, quindi fino alla nascita dell'Impero, potrebbe essere giustificato con la crisi che la Repubblica andò affrontando progressivamente dal ritiro di Silla e con l'avvento degli Imperatori (comandanti militari con legioni a loro fedeli) che portarono lo Stato alla rovina. Solo Augusto, con la nota riforma monetaria, riuscì a mettere un po' d'ordine nel caos economico e monetario che aveva regnato dalla fine della Repubblica fino alla sua epoca. E in un panorama come questo un tale fenomeno si adatta molto bene, in particolar modo nelle Province più lontane da Roma.

Modificato da Caio Ottavio

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rick2

ok quindi zecche ufficiali ma messe in posti secondari che coniavano per sopperire alla mancanza di moneta

interessante !

non e` la mia specialita` questa ma mi interessa

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acraf

Concordo con la spiegazione di Caio Ottavio.

Il fenomeno degli "spiccioli" enei di imitazione era soprattutto per sopperire alla mancanza del numerario ufficiale durante la lunga fase di assestamento del potere romano nelle provincie.

Solo al tempo della riforma augustea si ha un ridimensionamento di tale fenomeno (particolarmente evidente in Spagna, dove appunto Augusto fece aprire numerose zecche ufficiali che coniarono a suo nome, proprio per aumentare il numerario eneo).

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L. Licinio Lucullo

ma se erano prodotti locali chi li produceva ?

falsari locali o una zecca ufficiale ?

e perche` eran tollerati ?

perche` comunque erano a peso e non fiduciari ?

Oltre a quel che s'è detto, aggiungo due considerazioni che riguardano la monetazione "locale" in bronzo. Certo, esisteva una monetazione locale anche in argento (in Spagna e, soprattutto, in Oriente) ma le emissioni in bronzo erano preponderanti, tanto nel settore di cui parliamo, ossia la monetazione locale "imitativa" (che copiava i tipi di quella ufficiale), quanto nel settore della monetazione locale "semi-autonoma" (che permaneva con tipi locali anche dopo la conquista romana).

Ora, si deve conto che la monetazione enea era ancora (almeno parzialmente) una monetazione "a valore intrinseco", e da questo discendevano sul piano economico due conseguenze:

1) primo, un elevato rapporto peso/valore, che comportava anche un elevato rapporto costi di trasporto/valore, rendendo antieconomico il trasporto di numerario da Roma;

2) secondo, che una produzione non-statale non fosse necessariamente anche "falsa". Infatti, chiunque batta moneta la moneta stessa non può considerarsi (economicamente parlando) "falsa", se ne è comunque garantito il valore rappresentato.

Mutatis mutandis, è lo stesso fenomeno che si presentò in Italia (non a caso, a causa di una penuria di spiccioli) con i mini-assegni: non erano emessi dallo Stato, ma non potevano per questo solo dirsi "falsi", in quanto ne era garantito (grazie alla possibilità di cambio) il valore.

Modificato da L. Licinio Lucullo

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rick2

quindi esisteva un rapporto fisso tra denario d argento e assi di bronzo in termini di quantita` cosa che poi con augusto viene a cambiare quando il rame diventa fiduciario

e l aureo dove si inserisce ?

interessante anche il fatto che poi queste zecche locali spagnoli saranno poi probabilmente quelle che producono l abbondante monetazione provinciale sotto augusto e tiberio come carthagonova , calagurris e cesaraugusta etc

monetazione provinciale che si esaurira` ancora nel I secolo.

interessante poi che da quel momento in poi sparira dall Hispania qualsiasi produzione monetaria per 5 secoli , fino al collasso dell impero

capisco poi il discorso sulle emissioni "non statali" si tratta in pratica di un token coinage , come quello che fu prodotto sotto tetrico o dopo la caduta di magnenzio o nel 1800 durante le guerre napoleoniche nel regno unito

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g.aulisio

ma se erano prodotti locali chi li produceva ?

falsari locali o una zecca ufficiale ?

e perche` eran tollerati ?

perche` comunque erano a peso e non fiduciari ?

Non so se te li ricordi i "miniassegni". Intesi a sopperire alla mancanza di spiccioli, non ufficiali, tollerati entro i limiti (in teoria) in cui non divengano attività speculativa... Ecco, siamo là.

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